Nel cinquantaseiesimo episodio, Maschera di Ferro ha affrontato Dragonfire, ed ha perso. Maschera di Ferro è uno spaventoso gigante coperto di metallo vivente, ma non è stato in grado di competere con la super forza del drago di Evolution. Adesso lo psicopatico corazzato continua ad aggirarsi senza meta, camminando con passo pesante sul suolo di un mondo apparentemente disabitato. La sua residua sanità mentale è poca cosa, perché su quel pianeta non rileva punti di riferimento stabili, che possano fornirgli delle certezze. Gli esseri che popolano quel mondo, animali e piante, non sopportano più di quel pazzo che grida e cerca di prendere a calci rocce ed alberi. Loro, le rocce e gli alberi, si spostano prima che i colpi di Maschera di Ferro giungano a segno, e lui allora grida più forte, in preda ad una ulteriore esasperazione. Gli abitatori di quel mondo vorrebbero evitare che qualcuno pensi di poter scaricare da loro tutti i pazzi che i loro mondi originari non vogliono più. Se Maschera di Ferro cerca un punto di riferimento, il pianeta gliene fornirà uno. Non si tratta ovviamente di un pianeta “normale”, ma noi terrestri che ne sappiamo di cosa sia “normale” nell'universo infinito? Maschera di Ferro non mangia da mesi, o forse da anni, perché in quel luogo anche il tempo è relativo. Maschera di Ferro però non ha più bisogno di mangiare, giacché la sua carne non è più carne. Forse il pazzo in armatura è ormai diventato un cyborg, parte circuiti e metallo, parte sostanza necromantica, fornita dai demoni che hanno favorito l'attuale trasmutazione. L'armatura vivente tiene insieme ciò che resta del corpo, della mente e dell'anima del pessimo individuo. L'energia che permette a quell'abominio di deambulare e di starnazzare proviene da un piccolo reattore atomico, inserito nella sua armatura. Dopo avere incassato mazzate su mazzate, il reattore e l'armatura potrebbero presto raggiungere un grado di instabilità, e deflagrare rovinosamente. Per ora tuttavia la magia demoniaca pare ritardare il disastro. Il pianeta conosce anche questo particolare non di secondaria importanza, ed agisce per eliminare il fastidioso e pericoloso intruso. Quando la nebbia sempre presente si solleva, Maschera di Ferro scorge non a grande distanza una sorta di maniero, nero e non completamente diroccato. Dapprima Maschera di Ferro pensa si tratti dell'ennesimo inganno proposto da quel mondo mutevole. Poi, avendo poco o nulla da perdere, il semi-demone si avvia verso il castello. Nella pianura desolata, gli stivali del mostro producono un clangore assordante. I piccoli esseri gentili che vivono nel sottosuolo osservano incuriositi la disastrosa presenza che si accinge ad entrare nel castello. I piccoli autoctoni sanno che, fino a pochi minuti prima, il castello non c'era, ma sul loro mondo le cose non sono esattamente ciò che sembrano a prima vista. Una costruzione in pietra può sorgere dal suolo, come farebbe una pianta o un fungo. Maschera di Ferro trova il portone sbarrato, e subito parte all'attacco per abbatterlo. Si direbbe che, per realizzare detto portone, sino stati impiegati alberi alti e massicci. Il legno è tenuto assieme da metallo annerito, inchiodato. Il semi-demone impatta in velocità contro il portone, gridando come un pazzo. Il legno vivente, che compone il portone, si disimpegna velocemente, con la collaborazione del metallo sorprendentemente elastico ed intelligente. Per Maschera di Ferro, è come passare attraverso una cascata d'acqua. Legno e metallo si aprono, si spostano e si riassemblano dopo il suo passaggio. Le lamine chiodate percuotono l'armatura, mentre passa loro davanti ed attraverso. La corazza vivente risente dell'impatto, ma subito dopo inizia a guarire. Lo psicopatico prosegue nello slancio, fino a cadere rovinosamente al suolo. Risate soffocate accompagnano la comica scivolata del sedicente super-criminale. Lui non ci fa più caso, e si solleva con grande dignità. Poi inizia ad esplorare il castello che poco prima non c'era. Grandi stanze lo accolgono. Alte pareti sono coperte da quadri ed arazzi, che però non mostrano immagini e ritratti definiti. Il terrestre non lo sa, ma il castello si sta completando sotto i suoi occhi. Potrebbe aggirarsi per giorni, in sale in continuo mutamento ed evoluzione, ma il mondo vivente sta cercando di liberarsi di Maschera di Ferro, non di tenerlo prigioniero. La mente torturata dello psicopatico corazzato assomiglia a quella di una bestia pressoché primordiale, dominata da istinti e messaggi subliminali. Grazie a questi ultimi, il castello mutaforma attrae Maschera di Ferro nelle sue viscere, nelle segrete che sta ancora scavando nella roccia. Infine lo sguardo allucinato di quell'improponibile ambasciatore dell'umanità si posa su un enorme specchio nero, che apparentemente non riflette ciò che lo circonda. Quel nero sembra vetro pulsante, ma anche lava in perenne movimento. Lo specchio non reagisce in alcun modo alla luce che illumina la maschera del pazzo, ma ad un tratto, al suo centro, un vortice inizia a formarsi. Quel vortice cattura inesorabilmente lo sguardo degli occhi allucinati del criminale. Gli pare di essere assorbito da un abisso senza fine, ed essendo un pazzo ne è felice. Allunga una mano ricoperta da metallo stregato, ed il vetro o la lava si sollevano per accoglierla. Il nero si estende dallo specchio, fino alla mano, poi al braccio ed alla spalla. Il mostro non vuole rinunciare alla fascinazione dello specchio; non lo farebbe neppure se lo conducesse alla morte. Infine Maschera di Ferro entra completamente nello specchio, e sparisce da quel mondo. Il pianeta tutto plaude a quella dipartita, e subito il castello prende a dissolversi nel terreno. I piccoli simpatici animaletti che vivono nel sottosuolo vincono la loro timidezza naturale; escono allo scoperto e festeggiano tra canti e balli. Alberi e rocce partecipano a loro modo ai festeggiamenti spontanei. Il destinatario di tanto amore veleggia nelle tenebre. Si muove e rimane fermo nello stesso tempo. Lo spazio si muove attorno a lui, per rendergli più fluido il pervenire in un luogo preordinato. Lo specchio compare sulla Terra, e, con molta meno enfasi che all'andata, lo espelle quasi brutalmente. Poi si appresta a ritornare nel vuoto tra i mondi. Maschera di Ferro precipita da qualche metro, ma l'impatto viene smorzato dall'armatura. Poi odori tipici del nostro mondo raggiungono le narici del criminale corazzato, che, per la prima volta da anni, sorride. Infatti si sente finalmente a casa; ed anche il cane più rognoso scodinzola quando può tornare nella sua fetida cuccia. Ci piacerebbe quasi poter dire che sulla Terra il ritorno di Maschera di Ferro scateni il panico. Che Evolution parta all'attacco, temendo che il vecchio nemico detenga un'arma in grado di distruggere la vita nel sistema solare. Nulla di tutto questo. Maschera di Ferro torna sulla Terra più alto e grosso di quando la lasciò, ma non riesce a mantenere le dimensioni che aveva raggiunto sul pianeta da cui è stato appena espulso. La gente lo evita, ma non scappa a gambe levate. Dato che nessun allarme mobilità i mutanti di Evolution ed il drago, Ferox si aggira per la città, alla ricerca di un criminale poco super. Qualcuno deve pur catturare anche i pazzi privi di super-poteri. Il soggetto in questione oggi si è svegliato già con cattive intenzioni. Ha sparato all'ex moglie, a due vicini, a qualche passante. La polizia lo insegue per fermarlo; Ferox lo insegue per allenarsi. Il delinquente sa di non avere scampo, quindi rientra nella tipologia di quelli che vogliono farsi ammazzare, dopo avere prodotto più danno possibile. Ferox, come è noto, ottiene molte informazioni dalla sua rete di gatti randagi. Per cui, nel giro di pochi minuti, è già sulle tracce della sua preda. Impugnando una doppietta, il teppista lascia l'auto parcheggiata, e si avvia verso un centro commerciale gremito da migliaia di persone. Sogna di morire in un fulgore di gloria, ma non sarà così. Ferox non intende permettergli di avvicinarsi agli umani inermi. Quando il criminale mostra la doppietta, molte persone si allontanano sollecitamente, e lui si sente benissimo. Poi, dietro di lui, il mugolio di morte della donna leopardo chiarisce chi sia la vittima e chi il carnefice. Non sappiamo se esista un umano in grado di ascoltare il mugolio di morte di Ferox, senza provare brividi lungo la spina dorsale. Il tizio si sente come se aghi di ghiaccio lo avessero attraversato da parte a parte. Si volta, ma senza quella spavalderia che ostentava qualche minuto fa. Lei, la donna leopardo, lo aspetta sul tetto di un'auto vicina, e lo scruta come se avesse fame. Lui forse ha capito che la durata residua della sua vita ormai si misura in minuti. Trema mentre alza la doppietta, e spara ambedue i proiettili a frammentazione. Peccato per l'auto sulla quale si trovava la mutante: i vetri scoppiano, e la carrozzeria è piena di buchi. Ma Ferox non è più lì da alcune frazioni di secondo. Troppo veloce per essere vista in tempo utile per reagire, lo investe con una delle mosse preferite dai leopardi: gli artigli delle mani affondano nelle spalle, mentre quelli dei piedi lo colpiscono al ventre, dall'alto verso il basso. Inutile indulgere in descrizioni truculente: il risultato è immaginabile. Ferox non è necessariamente contenta di avere ucciso l'ennesimo assassino: per lei è naturale trattare in maniera definitiva i nemici. Torniamo al vecchio Maschera di Ferro, che finalmente è riuscito ad attirare l'attenzione di qualche emittente tv. Quel colosso di oltre due metri, coperto di metallo opaco, grida minacce ad Evolution. La giornalista si chiede quando il super-gruppo si farà vedere. La Maga è già lì da alcuni minuti, per scrutare il cervello avariato dello psicopatico corazzato. Comprendendo le intenzioni di Maschera di Ferro, la mutante telepatica chiede l'intervento di Fulminatore. Un attacco meno fisico del solito potrebbe evitare danni a persone e cose. Maschera di Ferro intanto sfascia qualche auto parcheggiata, per confermare anche a se stesso di essere nuovamente il pericolo pubblico numero uno. La Maga dice che il loro vecchio nemico intenderebbe fare deflagrare il reattore nucleare della sua armatura. Insomma, Maschera di Ferro è pazzo almeno quanto il tizio con la doppietta. Fulminatore non perde tempo: una sua scarica molto potente, ma ad effetto concentrato, scioglie tutti i collegamenti elettrici tra l'armatura ed il piccolo reattore. Quando il fumo di solleva, l'armatura crepita, ma è pressoché priva d'energia. Il pazzo, se ne avesse il tempo, tenterebbe un piano B, che consisterebbe in qualche incantesimo di distruzione di massa. Naturalmente Evolution non intende sottovalutare troppo Maschera di Ferro, ed il drago si fa avanti tra la folla, per neutralizzare del tutto il pessimo soggetto. L'ultima volta che si erano scontrati, Dragonfire e Maschera di Ferro avevano quasi la stessa stazza, ma ora sono sulla Terra, e l'armatura del criminale è ferraglia. Dragonfire ignora ogni tentativo del nemico di combatterlo. Lo afferra con un'enorme zampa sulla testa, e lo ruota con facilità. La Maga gli ha detto dove cercare, così, mentre Maschera di Ferro sbraita e si agita invano, il drago gli stacca facilmente una grande sezione dorsale dell’armatura. Il metallo vivente grida il suo dolore, e secerne una sorta di olio acido, che nulla può contro le scaglie dell'alieno. Dragonfire strappa via il reattore nucleare, che è ancora in attività. Maschera di Ferro cade al suolo, ma adesso nessuno lo considera più una minaccia. Kong raccoglie il reattore nucleare in un apposito contenitore schermato, facendo cessare la minaccia. Ignorato da tutti, Maschera di Ferro è tuttavia felice di essere tornato sulla Terra, dove se non altro puoi tirare un calcio ad un albero o ad una roccia, senza che questi se ne vadano a spasso.
domenica 25 aprile 2010
domenica 18 aprile 2010
PROFEZIA_libro 2°_78° episodio
Da quando l'umanità ha iniziato a scrivere, innumerevoli pagine sono state riempite con parole destinate a trasmettere un sapere, o più semplicemente a comunicare emozioni. Recentemente l'umanità pare essersi convertita alla comunicazione non cartacea, ma probabilmente non rinunceremo mai completamente alla gioia di stendere l'inchiostro mediante una semplice penna, una matita o una biro. I giovani, o quelli che si ritengono tali, spesso disdegnano l'idea che in una antica biblioteca possano trovarsi rotoli erosi dal tempo, ma ancora in grado di trasmettere emozioni e conoscenze sconosciute alla “rete”. Troviamo ovviamente comodissimo effettuare delle ricerche mediante i computer, ma ci sono sfortunatamente informazioni che nessuno ha ancora “caricato”, e forse nessuno lo farà mai. Un esempio: proprio adesso un antico manoscritto, la cui origine si perde nella notte dei tempi, viene recapitato ad un vecchio studioso d'occultismo. Il signore in questione vive in una sorta di tana, che ben si adatta a ciò che ci si potrebbe aspettare da lui. Illuminazione a base di enormi candele, finestre coperte da pesanti tendaggi, pareti coperte quasi completamente da scaffali colmi di libri molto antichi e polverosi. Il vetusto occultista vive ovviamente nella parte vecchia della città, perché le zone più nuove male si prestano alla sua continua introspezione. Possiede un vasto appartamento, perché non è detto che un vecchio occultista debba necessariamente essere un poveraccio. Anzi ci si aspetta che i suoi studi approfonditi ed intensi gli abbiano reso qualcosa anche sul piano materiale. La casa in questione è abitata, oltre che dallo studioso, anche da un certo numero di gatti rigorosamente neri, e da un quantitativo decisamente superiore di scarafaggi, che trovano l'arredamento di loro gusto. I gatti cacciano ed uccidono gli scarafaggi, per cui gli insetti si fanno vedere in giro il meno possibile, ma ci sono. Magnus, questo il nome dell'ottuagenario, sale con una certa fatica le troppe rampe di scale che lo separano dal suo appartamento. Quell'edificio è caratterizzato dai cosiddetti piani alti, ma non è provvisto di ascensore; forse la relativa modernità dell'aggeggio rovinerebbe l'atmosfera complessiva. Magnus a volte rinuncerebbe ad una parte dell'atmosfera, e farebbe installare un ascensore, ma gli altri condomini paiono preferire arrancare su per quelle maledette scale. Giunto finalmente a casa, chiude la posta con tutti i chiavistelli a disposizione, poi provvede a sfamare i suoi amati gatti neri. Quindi si reca nel suo studio, che è tra tutte le stanze il più saturo di libri e rotoli vetusti. A questo punto Magnus si sente veramente a casa. Questa notte inizierà la lettura del documento più prezioso che gli sia capitato sotto mano da decenni. Scritto in una lingua che nessuno parla più da moltissimo tempo, il rotolo si presenta come un lungo ritaglio di pelle, presumibilmente umana. L'inchiostro adoperato conserva vagamente una colorazione tendente al rosso; Magnus sospetta che fosse sangue anch'esso umano. Impiegare pelle e sangue umani significava voler connotare magicamente il messaggio inciso sul rotolo: una specie di magia necromantica. L'occultista avvicina a sé una grossa candela nera, facendo attenzione di non lasciar cadere gocce di cera bollente sul documento. Il tempo passa, ma Magnus non se ne cura, essendo assolutamente preso dalla sua opera di traduzione. Quando il sole sorge, alcuni raggi filtrano dagli spazi in cui i tendaggi sono discosti dal muro. Il vecchio studioso trema per l'emozione, ma anche per i termini della profezia che ha appena tradotto. Le varie mitologie sono piene di madri che partoriscono bambini semi-divini, o che comunque detengono grandi poteri. Anche in questo caso, gli antichi estensori dello scritto delineano uno scenario nel quale grandi forze potrebbero essere attivate, per il bene o per il male. Si accenna ad una madre e ad un bambino, elencando le caratteristiche astrologiche dell'una e dell'altro. L'occultista immagina, grazie alla fervida fantasia, una scena che potrebbe essersi svolta prima della storia conosciuta. Vede cogli occhi della mente una congrega di maghi ed astrologi, dediti alla formulazione di profezie a lungo termine. Così come fecero i veggenti sud-americani, anche questi loro colleghi scrutarono i cieli, individuando macchinose interrelazioni tra le costellazioni note e quelle nascoste. Essendo detentori di una conoscenza matematica che consentiva di formulare calcoli molto complicati senza l'ausilio di macchine, previdero guerre e pestilenze. Al culmine di una serie apparentemente slegata di avvenimenti tragici, i maghi collocarono la nascita di questo bambino speciale. Tomi polverosi e pesanti sono il necessario ausilio a cui Magnus ricorre per verificare la corretta traduzione della profezia. L'esaltazione si mescola alla paura, mentre la sua mano cerca il telefono. Da tempo il vecchio studioso ha capito che occorre fare affidamento su quella diavoleria moderna, perché i piccioni viaggiatori non sono più affidabili come una volta. Dall'altro capo del filo, il dottor Occulto, fondatore e capo del super-gruppo conosciuto come Evolution, annuisce e promette a Magnus il suo intervento. Il vecchio studioso si rilassa sulla vecchia poltrona, e scopre di avere la fronte sudata nonostante la temperatura dello studio sia sorprendentemente fredda. La notte successiva, l'occultista crede di sentire rumori provenienti dalle finestre chiuse, ma li attribuisce al vento. Inconsciamente Magnus sa che la sua vita è in pericolo; sa di avere scoperchiato una tomba piena di mostri in agguato. Formula tutti gli incantesimi protettivi, e forse uno di essi impedisce che la maniglia della porta della camera da letto ruoti. Una forza esterna prova più volte, contorcendo addirittura il metallo, ma l'incantesimo regge, salvando la vita e l'anima allo studioso. Il mattino successivo si rende conto di aver ricevuto visite da qualcuno o qualcosa, che ha rubato il rotolo misterioso. Lo studio è a soqquadro e le finestre sono spalancate. I gatti, che sono animali decisamente furbi, sono spariti per evitare di incorrere in spiacevoli incontri. Ora, in assenza del documento originale, Magnus potrà riferire ad Occulto solo la prima sommaria traduzione della profezie. Sperando che basti. Intanto una giovane madre, di nome Beatrice, si appresta ad allattare il figlio Max, non sapendo che tra poco riceverà visite. Il dottor Occulto ha disposto le sue forze in maniera insolita; infatti tocca a Cris la Navigatrice, sorella di Fulminatore, recarsi ad incontrare mamma e figlio. Ma quale scusa inventare per irrompere in casa altrui senza invito, per di più dopo il tramonto? Non c'è tempo da perdere con i sotterfugi più o meno credibili: quando Beatrice sente il campanello, e si reca ad aprire la porta, si trova di fronte la Maga. Con un leggero incantesimo della dissimulazione, la mutante dotata di facoltà psioniche rende accettabile la sua presenza e quella della collega. La mente della giovane mamma viene manipolata in maniera lieve, ma efficace. Ora le sembra naturale ricevere la visita di quelle due donne che non ha mai visto prima. La Maga si ferma per poco, dovendo pattugliare i paraggi. Navigatrice intrattiene Beatrice, mentre funge altresì da punto di riferimento per le informazioni che le giungono dai colleghi di Evolution. L'atmosfera nell'appartamento è quella tipica delle attese indeterminate. Come quando si immagina che debba capitare qualcosa, ma cosa? La presenza di Cris contribuisce a stabilizzare lo stato d'animo di Beatrice, che dimostra una sensibilità fuori del comune; Navigatrice non esclude che la giovane mamma disponga di apprezzabili poteri extra sensoriali. Evolution si aspetta che, da un momento all'altro, irrompa nell'appartamento qualche soggetto, intenzionato a rapire il bambino. Secondo la traduzione di Magnus, gli adoratori di qualche non meglio identificata entità sotterranea credono che il bimbo possa servire da catalizzatore per liberarla (o liberarle). Quindi lo vorrebbero catturare vivo, per poi eventualmente sacrificarlo in un secondo tempo. Ferox si trova sul tetto dell'edificio che fronteggia quello in cui si trovano Cris e Beatrice. Grazie alla sua acutissima vista notturna, nota un eccessivo movimento in strada. Alcuni individui vestiti di nero lanciano un rampino sul tetto della casa di Beatrice e di Max. Poi uno della congrega inizia a scalare il muro. Ferox apprezza la sua perizia e la sua velocità, ma capisce che il suo avversario è un essere umano, e si prepara a balzare. Il dottor Occulto, che segue telepaticamente ogni azione di Evolution, riceve i dati trasmessi dalla Maga: il tizio che scala il muro intende uccidere il bambino, per evitare che sia impiegato per scatenare i demoni sulla Terra. Ci mancava solo che le bande interessate al piccolo Max fossero due! Una lo vuole catturare vivo, l'altra non intende correre rischi, e lo preferisce morto. Fortuna per Beatrice e per Max che Ferox sia in grado di colpire come una belva della jungla. Navigatrice è al corrente degli sviluppi della situazione, ma non ode particolari rumori provenire dall'esterno. Ferox intercetta l'assassino prima che arrivi alla finestra dell'appartamento, nel quale lancerebbe un ordigno esplosivo. Occulto ordina “tolleranza zero”, e Ferox ne è entusiasta. Mentre piomba sulla sua preda, Ferox esegue un velocissimo movimento che spezza il collo all’aspirante assassino. Il tizio non cade, solo perché è imbragato alla fune. Quando i complici a terra capiscono che qualcosa non va, Ferox è già tra loro, e non usa mezze misure per inabilitarli in maniera definitiva. Ora però Occulto si aspetta che muova all’attacco l'altra fazione, quella degli evocatori. I tizi morti in strada e quello appeso alla corda facevano a loro modo parte dei buoni, ma Evolution ha preso sotto la sua protezione il predestinato e sua madre. Maga avverte nell'area sorvegliata alcuni pensieri che sfuggono agli standard dell'uomo comune. Non riguardano la cena, la spesa, il conto in banca, l'auto o il lavoro. Navigatrice parla tranquillamente con Beatrice, che è ancora sotto incantesimo, mentre il piccolo Max dorme. I poteri congiunti della Maga e della Navigatrice individuano i rapitori in avvicinamento. Sono anch'essi solo umani, sebbene siano addestrati ad uccidere. Kong se può farne a meno preferisce stordire gli avversari, non rovesciare i loro intestini per la strada, come viceversa Ferox predilige. L'auto dei banditi collassa, perché Fulminatore ha scelto il momento ed il posto giusto per manifestare la sua grande abilità. I tizi escono dall'auto, ma una massa pelosa li prende a manate; Kong con quei pugni ucciderebbe facilmente un semplice umano. L'ultimo ancora sveglio impugna un fucile a pompa, ma Kong è pronto a saltare. Non serve che lo faccia, dato che l'acciaio è un ottimo conduttore per una scarica a basso voltaggio proveniente dalle mani del mutante elettrico. Intanto nel luogo destinato all'evocazione una torma di pazzi fanatici aspetta l'arrivo del prescelto. Ma il prescelto, vittima di un'antichissima profezia, dorme beato, dopo avere gustato il latte della madre. Prima di salutare Beatrice, Navigatrice fornisce al più potente membro del super-gruppo le coordinate del luogo ove tutta quella marmaglia aspetta di vedere un portento. E lo vedrà. Un colpo colossale scuote tutta la vecchia muratura, ed i pazzi gridano di gioia. Un secondo colpo produce i primi crolli, ed i pazzi iniziano a preoccuparsi. Poi il drago irrompe nel grosso locale, proponendosi come alternativa ai demoni che quei tizi intendevano liberare. Vorremmo poter dire che quegli esagitati siano tutti dei fanatici, che preferiscano la morte al disonore, ma non è così. Quasi tutti gettano i cappucci, e scappano a gambe levate; si ricordano improvvisamente di avere una casa ed un lavoro a cui tornare. Dragonfire è quasi deluso di non trovare nemici seri neppure in quell'occasione. Ma un manipolo di dissociati mostra di avere fumato veramente pesante, ed attacca il drago. Cercare di avere la meglio contro un colosso di tre metri e settecento chili non è il massimo della furbizia. Così lo scontro impari ha inizio: coltelli e mazze contro l'indistruttibile armatura del drago. Quei fanatici lo accusano di avere disattivato una profezia che avrebbe cambiato il mondo. A Dragonfire ovviamente non interessa discutere con i pazzi, ma decide di voler fare un'opera buona per l'umanità tutta. Potrebbe spazzare via quei cretini con le zampe e la coda, ma pensa che si siano meritati il fuoco. I fanatici adorano il fuoco, naturalmente quando possono adoperarlo per incenerire i nemici. Non quando viene evocato contro di loro. Comunque forse, poco prima di essere investiti dalla fiamma cosmica del drago, alcuni tra quegli adoratori del demonio fanno in tempo a pensare che quello non sia per loro un brutto modo di lasciare questa valle di lacrime. Poi il calore raggiunge misure estreme, le pietre stesse si squagliano, ed all'interno di quell'inferno in Terra resta vivo e sogghignante solo il potentissimo alieno che conosciamo come Dragonfire.
domenica 11 aprile 2010
PROTODRAGO_libro 2°_77° episodio
Abbiamo assistito, nell'episodio 71, allo scontro tra Evolution ed i quattro protocloni. Nonostante ci abbiano provato, le copie non sono state in grado di battere gli originali. I protocloni di Kong, Ferox, Fulminatore e Maga sono quindi stati condotti in apposite celle di detenzione. Il pubblico ministero pensa a quali capi d'imputazione potrebbe individuare, per chiedere che a quei quattro replicanti sia comminata una pena adeguata. Ma, a parte i danni che il combattimento ha causato a strade ed edifici, non crede di poterli accusare di tentato omicidio o lesioni. L'opinione pubblica non vede di buon grado gli scontri tra super-eroi e super-criminali, specie quando ci vanno di mezzo auto parcheggiate, balconi, lampioni, vetri e tutto ciò che può essere frantumato. Evolution ostacola con perizia l'operato dei soggetti asociali e criminali, ma qualcuno pretenderebbe che i cattivi non sfasciassero tutto, per il gusto di farlo. Gli stessi insulsi benpensanti pretenderebbero altresì che i super-eroi catturassero i cattivi senza contribuire alla distruzione della città. I poliziotti ed i vigili del fuoco, che sanno cosa significhi affrontare le situazioni pericolose, ovviamente non condividono l'ingratitudine degli imbecilli. Purtroppo gli imbecilli sono troppi, ed il pubblico ministero avrebbe difficoltà a convincere una giuria che Evolution e Dragonfire possano essere la parte lesa in un procedimento penale e civile. In più, non è certo facile interrogare i protocloni, che, semplicemente non rispondono alle domande. Mentre la magistratura si dibatte nelle tortuosità procedurali, i replicanti vengono reclusi in celle normali. Gli altri detenuti, come prevedibile, insistono che i quattro mostri siano collocati lontani da loro, e così avviene. I protocloni presumibilmente avevano auspicato che ciò avvenisse. Si tratta di forme di vita dotate di schemi di pensiero semplici, ma efficaci; il fatto di trovarsi in una diversa ala del carcere, rispetto agli umani, gioca a favore dei super-criminali. Le celle in cui sono custodite le protobestie sono sfortunatamente inadatte a contenerle. Possibile che il direttore del carcere ed i secondini non abbiano pensato ai super-poteri che caratterizzano quelle forme di vita? Forse vivere in un carcere, e sorvegliare la feccia dell'umanità, non favorisce lo sviluppo di un pensiero brillante. Fatto sta che adesso i replicanti hanno solo l'imbarazzo della scelta su quale facoltà super-umana impiegare per uscire dalle celle e dalla prigione. Il proto Kong dispone di una forza muscolare che rivaleggia con quella del vero Kong; non è altrettanto bravo a combattere, ma non ha grosse difficoltà a strappare la porta della cella dai cardini. Il proto Fulminatore è più sottile, perché adopera i suoi poteri per azionare l'apertura meccanizzata della porta della sua cella. Rimangono le proto Ferox e Maga, che, non disponendo di sufficiente super-forza, né di talenti elettrici ed elettronici, dimostrano di ricordare ciò che erano prima di scimmiottare le due super-eroine. I due corpi paiono sciogliersi, mentre ritornano ad essere masse amorfe, pulsanti di vita. Per quelle due creature primordiali non comporta alcun problema filtrare letteralmente attraverso le sbarre delle loro celle. In meno di mezz'ora, i proto Kong, Ferox, Fulminatore e Maga hanno risolto il primo problema. Ora si muovono spavaldi attraverso i corridoi del carcere, decisi a recuperare del tutto la loro libertà. Proto Maga e proto Ferox hanno subito ripreso le fattezze delle eroine duplicate. Ma i quattro super-criminali, prima di varcare il portone principale, devono attraversare il cortile, stipato di detenuti che usufruiscono dell'ora d'aria. I delinquenti umani reagiscono in vario modo al passaggio dei quattro replicati. C'è chi preferisce mantenere le distanze, e chi invece cerca rogne. Del resto molti di quei cretini si trovano lì perché sono aggressivi oltre ogni logica. Chissà perché ritengono di poter avvicinare proto Ferox e proto Maga. Di certo, i detenuti quando vedono una donna impazziscono; il punto è che quelle non sono di certo donne! Proto Ferox è, se possibile, ancora più selvaggia e priva di scrupoli della vera donna-leopardo. I suoi occhi gialli emanano furia animale; dovrebbero pertanto sconsigliare approcci sbagliati nei suoi confronti. Non è così: due o tre stupidotti si prendono nei suoi confronti delle libertà che sono le ultime delle loro squallide vite. Proto Ferox li colpisce con completa assenza di considerazione per la vita umana. Ma, del resto, quella feccia detenuta ha fatto del poco rispetto per i propri simili una regola di vita. Visceri fumanti sgorgano da addomi squarciati con facilità estrema dagli artigli della replicante. I moribondi prendono a gridare, sentendo la vita che velocemente li abbandona. A quel punto, i secondini decidono di volgere lo sguardo annoiato verso i tumulti che avvengono in cortile. Proto Maga può sembrare più umana di proto Ferox, ma è pura dissimulazione. Il tizio che cerca di aggredirla, apprende con sommo rammarico che quella protoforma è dotata di poteri mentali in grado di friggere facilmente un cervello umano. Proto Maga riduce in pappa la materia grigia di uno stupratore grande e grosso, che, prima di cadere e di contorcersi nella polvere, prova un dolore assimilabile a quello di un cervello che, attraversato da un'ascia da guerra, si squarci ed imploda. I delinquenti prigionieri della struttura penitenziaria hanno sviluppato un istinto territoriale, come avrebbe fatto qualunque altro animale. Per cui non possono tollerare che quei quattro intrusi vengano a razzolare ed uccidere nel loro cortile. La reazione è spontanea e decisamente stupida, perché anche proto Fulminatore e proto Kong hanno ora modo di lanciare scariche energetiche fatali e non meno letali pugni e calci. Un centinaio di feroci tagliagole urla ed attacca i quattro replicanti, che non si agitano più di tanto, limitandosi ad uccidere, con artigli, pugni, fulmini e scariche mentali. Dopo meno di quindici minuti, le guardie carcerarie, che si sono saggiamente tenute fuori dalla battaglia, osservano agghiacciate i circa cento corpi umani stesi al suolo, nel loro stesso sangue. Qualcuno è ancora vivo, ma ne avrà per poco. Altri sono stati ridotti a vegetali dai poteri mentali della proto Maga. Considerando il loro magro stipendio, le guardie carcerarie si guardano bene dall'intervenire. Inoltre, durante il breve scontro, tutti i secondini avevano fatto il tifo per i quattro replicanti. Uscite dal penitenziario, le protoforme, che non parlano ma evidentemente comunicano telepaticamente, si avviano con decisione verso il loro vero obiettivo. Che le protobestie obbediscano ad un padrone occulto o meno, di certo manifestano una indiscutibile professionalità nel cercare rogne. Infatti oggi hanno deciso di scontrarsi addirittura con il possente Dragonfire. Per avere qualche possibilità, si aggregheranno per dar vita ad un protodrago. Non avendo una fisicità che li vincoli ad una forma specifica, quei quattro ammassi di protoplasma ambulante confluiscono facilmente in un'unica forma. Essendo sprovvisti di informazioni genetiche su Dragonfire, le protobestie improvvisano una connotazione approssimata, in base alle informazioni visive accumulate. Il protodrago dispone della somma delle masse dei proto Kong, Maga, Ferox e Fulminatore. Così facendo però la nuova entità si deve accontentare di una massa approssimativa di quattrocento chili, che è decisamente inferiore a quella di Dragonfire. Il protodrago decide di attirare allo scoperto i propri nemici, recando distruzione per le vie della città. La sua forza è sufficiente a danneggiare e sfasciare le automobili, ed esercita questo potere senza parsimonia. Inoltre, il protodrago continua a detenere i poteri di Fulminatore, di Ferox e della Maga. A proposito di queste ultime facoltà, c'è però da dire che il mostro manca delle conoscenze che gli consentirebbero l'esercizio dei poteri magici della mutante di Evolution. Il protodrago non emette fuoco dalle fauci, ma scariche elettriche dagli artigli. Adopera in maniera funzionale le doti psioniche della proto Maga, respingendo le pallottole dei poliziotti mediante potenti emissioni telecinetiche. La bestia protoplastica assomiglia vagamente ad un Dragonfire di due metri e mezzo, ed ha altresì imparato ad emettere ruggiti sufficientemente spaventosi. Mentre l'essere orripilante dà spettacolo, anche i più stupidi tra i benpensanti rimpiangono di aver criticato Evolution. I poliziotti fanno il possibile, ma ci vorrebbe l'esercito, con carri armati, elicotteri e lanciarazzi. Poi finalmente, come se il destino lo avesse appositamente destato e trasportato in loco, giunge Dragonfire, che manifesta subito la sua intenzione di massacrare di botte quel pocket replicante. Protodrago spara subito una serie di scariche elettriche verso il formidabile alieno, allo scopo di ammorbidirlo prima dello scontro fisico vero e proprio. Le scariche del proto Fulminatore, confluito nel protodrago ma non annullato, colgono di sorpresa Dragonfire, che si aspettava un attacco a base di fiamme. Protodrago insiste, cambiando potere: la pseudo Maga contribuisce con la sua versione della scarica mentale. Tutto ciò non fa che aumentare l'ira dell'alieno verde, che solleva un ammasso di rottami metallici. Senza apparente sforzo, Dragonfire scaglia addosso al nemico quel che rimane di un'automobile. Protodrago impiega tutta l'agilità della proto Ferox per scansarsi; poi scatta velocissimo all'attacco, sguainando gli artigli. Le scaglie di Dragonfire sono a prova di molte cose, e tra esse ci sono gli artigli del protodrago. Dragonfire si accorge della maggiore fluidità nelle movenze del nemico: come se un lottatore peso massimo affrontasse un maestro di kung fu. Il drago di Evolution invece di cercare di colpire con le zampe, lancia la sua potente coda in una rotazione di grande potenza. Protodrago vede arrivare l'attacco, e schizza via, cumulando i poteri di proto Kong e proto Ferox. Ma, pesando circa quattrocento chili, non può essere agile al punto di schivare completamente la coda del vero drago. L'impatto è minore del previsto, ma il protodrago prova un dolore che lo induce a retrocedere. Dragonfire sogghigna e stringe i colossali pugni. Il possente alieno afferra le zampe dell'avversario con le sue, ed inizia una prova di forza che da subito vede in difficoltà la copia rispetto all'originale. Protodrago non demorde, neppure quando Dragonfire lo piega verso il basso, costringendolo ad inginocchiarsi. Il proto Fulminatore che è in lui scarica tutta la sua energia, a distanza molto ravvicinata. Dragonfire è costretto a lasciare la presa, ma l'intorpidimento dura pochi secondi; il suo metabolismo super-umano ripara quasi istantaneamente i danni dell'attacco elettrico del protodrago. Allora il replicante tenta il tutto per tutto, scagliando il potere mentale della proto Maga contro il cervello del poderoso rettile extraterrestre. Come si diceva, le protoforme difettano di esperienza, ma ora dimostrano di difettare anche di conoscenza. Infatti non è la prima volta che un nemico di Evolution commette questo errore: l'errore di entrare in una mente completamente aliena. Il contraccolpo è più potente del colpo: Dragonfire accusa l'intrusione, ma la sua stessa natura reagisce ferocemente, senza l’intervento della volontà cosciente. Protodrago ha un pensiero unico ma anche quadruplice. Il potere della Maga replicante sgorga dal corpo protoplastico, colpisce Dragonfire, producendo piccoli danni. Poi però viene riflesso contro ognuna delle quattro identità, costringendole a separarsi. Mentre Dragonfire è ancora ben saldo sulle zampe, la massa del protodrago inizia a pulsare ed a scomporsi. La procedura inversa è decisamente più traumatica di quella che aveva fuso assieme le quattro protobestie. Si separano emettendo suoni che corrispondono ad un dolore profondo e diffuso. Nel giro di pochi minuti, quattro ammassi indistinti giacciono al suolo, davanti al potente drago di Evolution. I liquidi che rilasciano vengono assorbiti dalla terra, e non è chiaro se le proforme si stiano stabilizzando e riprendendo, o se la morte le stia chiamando a sé.
lunedì 5 aprile 2010
PAESE CHE STAI SULLA COLLINA_libro 2°_76° episodio
La data fatidica si avvicina. Urge organizzare qualcosa di memorabile. I giovani della città fremono, in attesa di ricevere proposte interessanti. Gli anni precedenti, la ricorrenza era stata festeggiata in maniera adeguata. Quest'anno però le cose non procedono in maniera altrettanto spedita. Sembra che quelli individuati e riconosciuti come capo branco siano intorpiditi nel cervello. Tuttavia non si può lasciar trascorrere la data senza reagire, anche correndo il rischio di fare un mezzo buco nell'acqua. Meglio un flop che nessun tentativo. Poi finalmente la rete è attraversata dalla notizia che in un vecchio borgo collinare si terrà una grandiosa festa in maschera. A dire il vero, pochi tra i giovani della città sarebbero in grado di dire dove si trovi quel paesino. Ed i giovani veri sarebbero anche giustificati nella loro ignoranza; il problema è semmai che neppure gli ex giovani ne sono a conoscenza. Nell'epoca del consumismo, le aziende continuano a rivolgersi prevalentemente ad un pubblico giovane. Questo però taglierebbe fuori quelli che giovani non sono più. Ecco allora la trovata di continuare a chiamare “ragazzi” tutti i consumatori fino ai quaranta ed oltre. Definiamoli giovani, e loro in cambio compreranno qualunque cosa possano permettersi, in contanti o il più delle volte a rate. Ventenni, trentenni e quarantenni della città iniziano a scalpitare, ed a contare le ore. Potranno travestirsi da mostri, da vampiri, da licantropi e da zombie. Almeno due generazioni mescolate assieme in una sana frenesia giovanilista. Pochi cinquantenni sono coinvolti nella follia festaiola, ma, a differenza dei più giovani, rammentano storie poco simpatiche a proposito delle rovine che sorgono su quella particolare collina. Ricordano di essere passati da quelle parte decenni prima, e di avere ricevuto una sensazione talmente poco simpatica da decidere di non passare più di lì. In un passato non lontanissimo, su quella collina poco frequentata si aggiravano sedicenti adoratori del demonio, che accendevano fuochi ed ammazzavano innocenti animali a due ed a quattro zampe. Non che il paese fosse più brutto di tanti altri; era semmai il suo abbandono a renderlo spettrale. Case prive di tetto, con porte sfondate. Travi marcite, tegole disintegrate, muri pericolanti. Ora però qualcuno aveva deciso di andare ad abitare proprio in mezzo a quel cumulo di macerie. Strano che si possa decidere di trasferirsi in un posto privo di luce elettrica, acqua corrente, gas, linee telefoniche, strade degne di tale nome, condotti fognari. Eppure era successo che uno straniero avesse acquistato dal Comune ciò che rimaneva del vecchio castello, decisamente in rovina. Altri stranieri giunsero in quel luogo, pieno di sterpaglie e di serpenti, forse perché amavano il panorama desolato. Ora evidentemente i nuovi arrivati hanno deciso di guadagnarci qualcosa, per riprendersi dalle spese sostenute. Non che il castello sia stato ricostruito, ma ora sembra almeno in parte abitabile. La sola strada di accesso al paese che sta sulla collina è purtroppo ridotta male, perché il Comune si è guardato bene dal farla riparare. Vorrà dire che i partecipanti alla festa in maschera dovranno impiegare veicoli fuoristrada. Questo non è tuttavia un gran problema, giacché il città i suv si sprecano, e sarebbe il caso di usare qualche volta le loro quattro ruote motrici su percorsi differenti dalle strade del centro cittadino. Il problema è semmai che quella strada sterrata e piena di buche deriva da una mulattiera, ed un mulo è decisamente meno largo di un suv. Un mulo riuscirebbe a fare manovra sulla mulattiera; un suv no. Ma i partecipanti alla festa non si curano di quei piccoli particolari. Sono tutti giovani (quasi) e quel che conta e divertirsi. Alcune mamme sono comunque apprensive, come se i loro figli dovessero affrontare una scalata dell'Himalaya; i loro semplici cervelli sono più vicini alla realtà dei fatti di quanto immaginino. Internet con tutti i suoi social network annuncia la grande festa, in occasione dell'equinozio d'autunno. Tutti sono invitati a bere ed a ballare, per esorcizzare le forze del male, proprio nella notte in cui le forze del male sono libere di aggirarsi per il mondo. Le credenze pagane affascinano i cristiani, che sono troppo presi dalla loro mitologia per prendere sul serio quelle altrui. Nessuno o quasi tra i partecipanti si cura di accertarsi delle convinzioni degli antichi druidi. I giovani d'oggi, qualunque sia la loro età, non hanno paura dei fantasmi, dei mostri e dei vampiri. Anzi molti si truccano proprio da vampiri, perché i succhiasangue sono tornati di moda, nelle edicole e nelle sale cinematografiche. I vampiri non sono più esseri tremendi, che tramano per strappare la vita e l'anima ai mortali. Oggi gli emuli di Dracula sono pervasi da sentimenti e sensibilità superiori a quelli umani. Si accoppiano con le donnine in cerca di avventure, soffrono, piangono, si commuovono e raccontano le loro sofferenze passate. Basta avere paura dei cimiteri nebbiosi, tanto più che i vampiri di oggi abitano calde e luminose abitazioni. Travestirsi da vampiri è come interpretare il ruolo di un super-eroe che faccia il turno di notte. I bamboccioni della città, con le facce imbrattate di bianco e i rosso sangue, arrancano lungo la stretta mulattiera, entusiasti di poter accedere al tetro maniero che si erge sull'oscura collinetta. Bello essere bamboccioni, e vivere con babbo e mamma, che ti mantengono e ti lasciano spandere tutti i soldi che guadagni. E se non ne guadagni abbastanza, babbo e mamma sono felici di privarsi delle loro pensioni per mantenere i vizi del loro unico bamboccione. Mentre i suv comprati a rate si sforzano di non scivolare oltre i bordi dell'orrida stradaccia, passa loro accanto una moto solitaria, che scivola nelle tenebre come se fosse condotta da qualcuno che nelle tenebre si trova a proprio agio. Ed in effetti il ninja grigio rientra nella categoria di quei super-eroi che preferiscono fare il turno di notte. Il ninja grigio si è presentato con il suo costume e con la sua spada. Chi lo vede riconosce che quello è un gran bel travestimento; solo che quello è il suo abito da lavoro. Ha saputo della festa, ed ha fiutato, a differenza di tutti gli altri, puzza di morto vivente. Forse questa notte la sua spada nera appurerà se è vero che i vampiri siano sprovvisti d'anima. Il grande salone del castello è illuminato da torce; l'atmosfera è decisamente all'altezza della situazione. Gridolini eccitati si levano dalla folla, quando il barone, proprietario del maniero, saluta tutti i partecipanti. Poi la folla si scatena in balli sfrenati e spensierati, che nelle loro intenzioni dovrebbero durare fino al sorgere del sole. Il ninja grigio invece ritiene che, se da quelle parti ci sono dei veri vampiri, dovranno avere finito il loro festino molto prima che la notte lasci posto all'alba. Il barone, fedele al personaggio che interpreta, balla un lento con la sua nera baronessa. I due sono incuranti degli schiamazzi dei festaioli. Tra la folla vociante si insinuano altri soggetti che appaiono molto ben mascherati. Uno di essi, alto e magro, prende da parte una ragazzotta già strafatta, e, dopo averla fatta girare alcune volte su se stessa, prende a baciarla sul collo. O almeno ai presenti pare che la stia baciando; solo i più attenti rilevano che viceversa il tizio la sta mordendo sul collo. Che sia un vampiro vero o che finga, non fa troppa differenza per l'individuo massiccio che decide di intervenire a tutela del collo della stupida ragazza. Una mano veramente grossa più che altro una zampa pelosa, afferra il succhiatore per la collottola, e lo solleva di peso. Essere interrotto in quel frangente evidentemente fa infuriare il vampiro, che si volta e soffia in faccia all'intruso. Pensa che per spaventare quell'umano basterà mostrare i suoi canini allungati, ed i suoi occhi rossi. Ma davanti non si trova un umano, bensì il sorridente uomo-bestia di Evolution, Kong. Il vampiro probabilmente dorme sotto terra, e non guarda il telegiornale. Non sa chi sia quel tizio grosso e peloso, ma ritiene di poterlo abbattere facilmente. Errore: la tanto vantata forza sovrumana dei vampiri non è all'altezza dei muscoli dell'eroe di Evolution, che schiva il goffo attacco dell'avversario, per poi colpirlo una sola volta, in pieno petto. L'impatto è tale che il succhiasangue si stacca letteralmente da terra, e vola attraverso la sala. La scena non passa inosservata, ed il ninja grigio è contento di aver fiutato giusto. Attaccati in casa loro, gli organizzatori della festa in maschera si vedono costretti a combattere per mantenere la presa su quelli che considerano la loro cena. Giovani di tutte le età, o quasi, si allarmano finalmente, alcuni cercano di guadagnare le uscite, ma tizi dall'aspetto vampirico sbarrano loro la strada. Il ninja grigio colpisce con un fendente della sua spada nera uno di detti soggetti. Sangue nero sgorga dal torace e dall'addome del non morto, che avverte il grande potere di quella spada nera. Se il ninja grigio avesse affondato il colpo, probabilmente il potere di rigenerazione del vampiro sarebbe servito a poco. Le creature della notte iniziano a mostrarsi preoccupate, di fronte a Kong ed al ninja grigio. Ma Kong non si è recato da solo alla festa: lo accompagna una dama bella e flessuosa, ma anche terribilmente pericolosa. Ferox è stata ammirata dal momento che ha messo piede nella sala; tutti, umani e non, hanno pensato che il suo travestimento fosse il massimo. Sfortunatamente per i succhiasangue, quello di Ferox non è un travestimento: i suoi artigli sono veri e fanno veramente male! A quel punto, il barone di nero vestito perde la pazienza, ed era ora che lo facesse. Mette in mostra le sue zanne, mentre il volto perde ogni sembianza umana; poi salta, come se volasse, addosso a Kong. L'uomo bestia di Evolution ammira la velocità del suo nemico, ma i suoi riflessi sono super umani, come la sua forza. Per cui il barone in caduta libera va a sbattere contro il formidabile montante di Kong. Si dicono tante cose sui poteri dei vampiri, ma di certo si tratta di descrizioni fatte dal punto di vista di un essere umano. Kong è un mutante fortissimo ed allenato al combattimento. Forse il barone nell'impatto perde qualche dente, ma incassa con un certo stile. Ferox ha inevitabilmente iniziato a combattere con la vampira che ballava col barone; una baronessa? La donna leopardo si accorge di avere a che fare con una vera belva, che molla unghiate a raffica. La vampira tuttavia non è in grado di saltare come un leopardo; semmai la vampira mette in scena una sorta di levitazione, che però la rende un bersaglio non impossibile per Ferox. Ed infatti gli artigli della mutante versano il sangue nero della non morta, e costei capisce che sta correndo il rischio di morire di nuovo e del tutto. Qualcuno dice che i vampiri non abbiano un cuore che pulsa; allora ci dovrebbero spiegare come fa quel sangue nero a circolare nel loro corpo. La vampira prova a restituire il colpo, ma Ferox vorrebbe evitare di scoprire se quelle creature secernano il loro veleno dalle unghie, oltre che dalle zanne. Il barone ha ingaggiato una prova di forza con Kong, che lo sovrasta come statura e massa. Quel vampiro è coraggioso ed anche forte, ma l'uomo bestia di Evolution pare incrementare miracolosamente la sua forza, e costringe l'aristocratico succhiasangue in ginocchio. Ed il ninja grigio? Si sta occupando senza grossa fatica di alcuni vampiri di rango inferiore. La sua spada gli consente un allungo superiore, ed i suoi nemici sembrano fare bene attenzione a quella lama che trasuda magia. Poi all'improvviso uno degli avversari del ninja grigio cerca di prenderlo di sorpresa, piombandogli addosso da dietro. Il ninja grigio pare avere occhi sulla nuca, perché la sua spada nera trafigge il vampiro prima che costui tocchi terra. La battaglia si arresta a causa dell'agghiacciante grido di morte del succhiasangue. La spada magica del ninja grigio non si limita ad uccidere il vampiro, ma gli aspira altresì l'anima, dimostrando che anche alcuni non morti ne hanno una. Nulla possono i poteri di rigenerazione di quella creatura delle tenebre, che soffre terribilmente mentre avvizzisce e muore. Il barone a quel punto capisce di dover abbandonare sollecitamente il campo; contro quegli avversari si rischia di lasciarci la pelle. L'idea della festa era geniale, ma ora è meglio pensare ad una fuga veloce. Una nebbia improvvisa invade la grande sala, rendendo improponibile continuare lo scontro. Ferox e Kong non hanno voglia né bisogno di inseguire il barone, la vampira e gli altri due loro sodali, che svolazzano veloci fuori dalle finestre aperte. Kong si volta nella direzione dove pochi secondi prima si trovava il ninja grigio, ma il ninja grigio, fedele alla tradizione di quei guerrieri misteriosi, non è più lì. Ferox guarda Kong negli occhi e sorride, perché quella in fondo è stata una serata spesa bene.
