domenica 13 giugno 2010

TROLL_libro 3°_86° episodio

Incatenato ad una parete rocciosa, in una catacomba oscura, centinaia di metri sotto un'antica città, un essere irsuto non cessa di agitarsi. Quel gigante muscoloso avrebbe già spezzato le catene che lo vincolano alla roccia, se non fossero incantate. Solo la magia permette al metallo di rigenerarsi dagli stress prodotti dai continui strappi del gigante. Non si ricorda da quanto tempo si trova prigioniero, perché in quella catacomba non può certo calcolare il succedersi dei giorni. Lui è un troll pressoché immortale, e non ha neppure bisogno di mangiare. Se venisse liberato, divorerebbe mandrie intere, ma in questi lunghi secoli si è nutrito solo della sua rabbia costante. Un essere intelligente, nel senso stretto del termine, probabilmente sarebbe impazzito da tempo, per il solo fatto di essere costretto ad un'immobilità quasi completa. Lui non è solo incatenato, ma anche privato di luce e nutrimento. Non gli importa: è come una centrale nucleare impazzita, che continui a produrre energia per un tempo incalcolabile, nonostante i suoi creatori abbiano deciso di disattivarla. Ogni tanto il troll urla ferocemente, così per tenersi in allenamento. Forse ricorda di essere stato sconfitto in combattimento da un antico mago, che non volle o non fu in grado di distruggerlo. Il troll non lo sa, ma quell'antico mago gli risparmiò la vita in ossequio ad un'antica profezia, che sta per avverarsi. Sulla superficie, i mutanti di Evolution si occupano di questioni piccole e grandi, perché anche la vita di un bimbo può essere estremamente importante nell'ordine delle cose. I mutanti non lo sanno, ma il bambino rapito direttamente dalla culla è il settimo figlio di un settimo figlio. Al dottor Occulto, fondatore e capo di Evolution, questo fatto non è sfuggito, e gli pare estremamente improbabile che chi ha rapito il neonato abbia agito casualmente. Il grande telepate ritiene che il “caso” si configuri in una mancanza di informazioni. Un passante può essere investito per caso, ma solo dal suo punto di vista bidimensionale. Una persona affacciata ad un balcone potrebbe evitare quell'incidente, grazie all'informazione che gli deriva dal suo punto di vista privilegiato. Occulto è naturalmente dotato di una visione delle cose che gli perviene da un punto di vista privilegiato. Il sogno gli parla, e lui parla al sogno. Così ha saputo di questo settimo figlio di un settimo figlio. Ora Kong e Ferox stanno annusando la pista lasciata dalla donna che ha rapito il piccolo. Navigatrice, che possiede il potere di rivelare la via più breve per giungere ad un obiettivo, coordina la sua abilità psionica con quella fisica di Kong e Ferox. In breve, la donna leopardo e l'uomo bestia di Evolution si muovono attraverso la città, nei loro peculiari modi di procedere. Ferox balza sulle auto in movimento, per poi schizzare via prima che l'autista possa accorgersene. Kong ha scelto la via dei tetti, ed i suoi balzi colossali gli consentono di colmare abissi di decine di metri. Ferox si immobilizza, come una belva della jungla; Kong atterra a qualche metro da lei, ammortizzando la caduta con i suoi muscoli possenti. Navigatrice avverte telepaticamente che il bambino di trova nei pressi. L'uomo bestia si arrampica sulla parete di un palazzo, sfruttando ogni piccola asperità. I passanti si fermano, per ammirare l'azione dei due mutanti di Evolution. Ferox è scomparsa alla vista, perché sta già salendo le scale a velocità impressionante. La donna che ha rapito il neonato crede di avere i suoi motivi, che nulla hanno a che fare con il settimo figlio di un settimo figlio. Lei ha appena perso un figlio, ed ha pensato di “procurarsene” un altro. Qualcuno la sta manipolando, ma lei crede di muoversi in nome dell'amore materno. Ferox e Kong irrompono nello stesso istante nell'alloggio della rapitrice. Porta e finestra non sono in grado di reggere alla forza preternaturale dei due mutanti. Ferox non è qui per uccidere, ma solo per riportare il bambino alla madre naturale. La donna leopardo percepisce la confusione mentale della donna che la fronteggia; le spiace di dover infrangere il sogno di quella madre, ma quel figlio è di un’altra donna. Gli occhi della donna leopardo, che di solito trasmettono rabbia e minacce di morte, calmano sorprendentemente la rapitrice, che si lascia condurre via da Kong. Nelle catacombe sotto l'antica città, un'esile creatura pare materializzarsi nei pressi dell'iracondo troll. Il nuovo venuto è magrissimo e coperto di stracci, ma tiene in mano quella che pare essere una bacchetta magica. Il gigante incatenato grida a quella vista, e cerca di ritrarsi, perché fu grazie ad una bacchetta magica che il suo nemico lo imprigionò secoli or sono. Se qualcuno fosse presente, noterebbe l'incongruenza di quella massa di muscoli che mostra timore nei confronti di una specie di spettro, la cui massa pare essere un decimo della sua. La bacchetta pare estendersi, mentre il troll grida e strabuzza gli occhi, ma dove potrebbe scappare. Un lampo ed un rumore di metallo infranto costringono l'ottuso essere ad ammettere di essere stato liberato dalle sue catene secolari. Un urlo di esaltazione scuote le catacombe, poi il troll si ferma ad ascoltare parole che risuonano nella sua mente. Il pensiero si fa largo a fatica in quel cervello poco scattante, fino ad accendere una lampadina in profondità. Un colossale pugno colpisce la roccia viva, iniziando a scalfirla: il mostro si sta aprendo la strada verso la superficie. La carne e le ossa del troll hanno una consistenza simile a quella della roccia che colpiscono, ma, a differenza della vera roccia, le cellule del troll sono vive e si rigenerano. Quando i suoi giganteschi pugni frantumano tutto ciò che lo divide dalla superficie, lui prova dolore, ma inizia a guarire subito dopo essersi ferito. Il sangue verde di quella creatura mitologica sgorga da ferite che si rifiutano di restare aperte. Intanto il neonato liberato da Evolution è tornato dalla madre legittima. La rapitrice si mostra frastornata, come se si fosse appena svegliata da un sonno popolato da incubi. Si ricorda di avere rapito il settimo figlio di un settimo figlio, ora che l’hanno resa edotta, ma racconta di essersi vista agire come se fosse stata sbalzata fuori dal suo corpo. Occulto ora sospetta che qualcun altro proverà a rapire nuovamente il piccolo, perché la sua condizione si presta a dare un senso a molte profezie. Forse qualcuno vuole aprire una soglia verso altri mondi, o forse questo qualcuno ritiene che il settimo figlio di un settimo figlio possa innescare la fine di questo mondo. Di sicuro, pensa il dottor Occulto, chiunque intenda esercitare violenza contro il piccolo dovrà vedersela con la potenza di Evolution. Scende ancora una volta la notte, e nulla pare muoversi nella stanza d'ospedale dove si trova il neonato conteso. Gli altri bambini sono stati allontanati da quel locale, per evitare rischi. Un aliante veleggia silenziosamente, passando a qualche metro sopra il tetto dell'ospedale. Una forma silenziosa ed aggraziata si stacca dal suo supporto, ed atterra sul tetto, non producendo rumori percepibili da esseri umani. Ma la Maga non è un essere umano: le sue facoltà psioniche trascendono la trasmissione dei suoni nell'aria, e l'avvertono che qualcuno è appena entrato nell'area proibita. L'essere calatosi sul tetto dell'ospedale ora sta scendendo lungo il muro, aderendo alla parete come farebbe un insetto o una lucertola. Indossa un costume nero, per dissimularsi nelle tenebre, ma la mutante telepatica di Evolution segue ogni sua mossa prima ancora che lui la esegua. L'intruso giunge infine alla porta della camera del bambino. Un dispositivo termico o forse un potere innato gli permettono di tagliare il vetro ed il telaio. Deposita l'uno e l'altro appena dentro la camera, senza quasi muovere l'aria. Procede senza scatti, come se fosse privo di ossa, con la grazia spaventosa di un serpente predatore. Occulto non crede che questo secondo tentativo di rapimento preluda all'assassinio del neonato. Ma Evolution non si basa sulle supposizioni e sugli auspici: Evolution agisce. La Maga può sollevare lo schermo magico che aveva posizionato per impedire che l'intruso vedesse lei e Fulminatore. Ora quello strano personaggio soffia e mostra di possedere unghie e zanne. Fulminatore dimostra di meritare il suo nome, anche dal punto di vista della reattività; due scariche gemelle scaturiscono dalle sue mani, e raggiungono il bersaglio alla velocità della luce. Fulminatore ha dosato la sua forza in modo tale da scagliare lontano l'intruso. L'effetto termico è contenuto, ma l'impatto ricorda il calcio di un mulo. Il tizio nerovestito esce rovinosamente dalla finestra, dopo pochi secondi dalla sua entrata minacciosa. Tuttavia, mentre cade verso la strada, ruota su se stesso con una perizia unica, così da potersi agganciare all'aliante, che è tornato per portare in salvo il suo padrone. Ferox e Kong lo osservano, e potrebbero intervenire, ma l'obiettivo principale è la sorveglianza del bambino, che si agita nel sonno, ma solo per qualche secondo. Non troppo distante, il troll delle rocce si appresta a sbucare in superficie, dopo innumerevoli anni di prigionia. Naturalmente mai si aspetterebbe di doversi scontrare con un drago extraterrestre! La pavimentazione stradale vibra, come se fosse percossa da una mazza gigantesca, e si crepa. Un altro colpo, e frammenti di selciato volano verso il cielo. Le automobili circolanti prendono saggiamente le distanze da quella singolare eruzione. Poi spalle rocciose, sormontate da una testa non meno dura, sfondano l'ultima tenue barriera che impediva al troll di tornare sulla Terra. Quando il colosso esce dalla fossa, che lui stesso ha scavato, ha luogo un fuggi fuggi. Quell'affare è alto come due uomini, ed è mostruosamente tozzo e muscoloso. Grida al cielo la sua felicità, ma tutti odono il ruggito di una belva mai vista prima. La Maga si porta nei paraggi, per poter meglio usare la sua sonda mentale, ed accerta che anche il troll ha avuto l'incarico di prelevare il bambino dall'ospedale. Occulto pensa che si tratti di una mossa disperata, giacché il mostro non pare in grado di controllare la sua brutalità. Dovesse mettere le zampe sul bimbo, equivarrebbe ad assassinarlo. I mutanti di Evolution non attaccano il troll, perché Occulto ha deciso si tratti di un lavoro degno di Dragonfire. Ferox, Kong, Fulminatore e Maga sorridono e sogghignano quando il drago entra nel campo visivo del mostro scavatore. Con un cervello come il suo, il troll non può perdere tempo a provare stupore. Invece, attacca come una furia, con una specie di pugno che provoca un gran spostamento d'aria. Dragonfire si limita a pararlo, infliggendogli un colpo di taglio all'interno del braccio che avanza. Il bruto ulula per il dolore e la sorpresa: non ha mai combattuto con qualcuno che si limitasse a parare. Il braccio gli fa male, e così ripete il colpo dall'altra parte; identico. Dragonfire potrebbe controbattere anche dormendo con un occhio solo, ma è ben sveglio. Il drago si chiede dopo quante parate di quel tipo il troll cambierà attacco. In effetti il mostro si ripete ottusamente per altre due volte, poi le braccia indolenzite, più che la poca materia grigia, lo convincono a cercare uno scontro tipo abbraccio dell'orso. Il troll è molto pesante, ma lo stesso si può dire di Dragonfire; in più l'alieno impiega la coda come freno per non farsi spingere indietro. Un nuovo stupore si disegna su quel volto che pare scolpito nella roccia. Dragonfire ha trovato un nemico veramente forte, ma privo di ogni tecnica. L'extraterrestre non è il classico super-bruto dei fumetti, che tira un pugno e ne incassa un altro. Lo fanno ridere quei super-eroi di cartone che arrestano tutti i colpi con la faccia! Basta sbilanciarsi su un lato, e ruotare, per sfruttare la forza del troll contro di lui. Il suo muso impatta contro un muro, e lo sfonda facilmente. L'animalone è frustrato, ed i mutanti di Evolution si sono seduti nei paraggi, per gustarsi lo spettacolo. Ferox ridacchia con Kong, mentre Fulminatore e la Maga si chiedono da dove arrivi quella stupida bestia bipede. Dragonfire non assale il troll, intuendo che sarà lui a corrergli incontro come un treno. Come ipnotizzato dalla guardia del drago, il troll non si accorge della tremenda codata che lo investe su un fianco. Gli eroi di Evolution si chiedono quale organo sia stato quasi spappolato: milza o fegato? Il mostro si piega di lato, privo di fiato. Il suo sistema di rigenerazione è formidabile, ma tutte quelle botte lo stanno mettendo in crisi. Per riequilibrare l'incontro, qualcuno dovrebbe tirare una tonnellata di mattoni in testa a Dragonfire, ma nessuno si fa avanti. Tuttavia il troll trova l'energia necessaria a percuotere il terreno con uno dei suoi giganteschi piedoni. I mutanti di Evolution schizzano via, per evitare di essere coinvolti in crolli. Dragonfire oscilla appena, e si chiede cosa voglia combinare il suo nemico. Forse il cervello del troll ha attivato il turbo, o forse è stato solo fortunato; fatto sta che è lui a sprofondare nel terreno dissestato. Ora può tentare di riprendere il fiato, mentre il drago lo aspetta senza fretta. La voce che aveva sentito nella sua testa gli consiglia però di tagliare la corda, vista l'impossibilità di completare la missione. Il troll è un valoroso a suo modo, però ha capito che quello strano essere verde è troppo... non trova la parola. Nella sua testolina appare un concetto nuovo, per lui che ha sempre abbattuto i nemici a testate. Il concetto di abilità. I troll non sono mai stati conosciuti per la loro abilità; nulla a che spartire con gli elfi, ad esempio. Allora il troll tornato libero da poco decide di rimanere tale, e di apprendere dall'esperienza. La roccia e la terra sono ancora frammentate e non compattate, per cui scavare in profondità gli risulta relativamente facile. Dragonfire potrebbe inondare tutto lo scavo con la sua super-fiamma, ma gli sembrerebbe eccessivo, sia nei confronti del suo valoroso avversario, sia nei confronti della città. Il dottor Occulto non è mai felice quando riceve richieste di risarcimento, a causa dell'esuberanza dei suoi. Dragonfire si chiede come mai nei fumetti questo aspetto collaterale sia poco trattato: tutti si tirano addosso pezzi di palazzi, sfondano il selciato, tirano giù i ponti, ma chi paga?

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