Per salvare un bambino, che era stato dimenticato da un genitore idiota nell’abitacolo di una autovettura, Sysform è già stata in un ospedale. L’essere umano, per come è strutturato, si presta sfortunatamente a diverse tipologie di degenerazione fisica e psichica. L’età indebolisce le ossa degli umani, ma molte altre malattie attaccano il loro corpo. I serpentoidi viceversa crescono per tutta la durata della loro vita, cambiando più volte la pelle; le loro ossa non si decalcificano, ma i serpentoidi subiscono da vecchi una specie di intorpidimento crescente. Questi rettili extraterrestri, quando non riescono più ad opporre resistenza al torpore, tendono ad infilarsi in qualche buco profondo. Dopo di che nessuno li vedrà più. I serpentoidi sul loro pianeta non hanno veri ospedali, sebbene dispongano di guaritori molto validi. Sysform è quindi molto curiosa a proposito di questa istituzione umana. Si chiede se gli ospedali siano officine di riparazione o se si limitino a provarci. Durante la notte, la serpentessa si muove con i suoi oltre tre metri, lungo i marciapiedi della città. Essendo dotata di sensi molto acuti, evita di incontrare gli umani che come lei preferiscono muoversi di notte, o sono costretti a farlo per lavoro. Cyberdog è decisamente più piccolo, ed ha meno problemi di Sysform a passare inosservato, apparendo come un cagnolino abbastanza normale. Di notte, nell’ospedale i malati dormono, perché quasi tutte le terapie sono rinviate a dopo il sorgere del sole. I medici e gli infermieri non dormono, ma si muovono con lentezza; forse, pensa la serpentessa, risentono della mancanza di luce solare. Lei usa le scale per passare da un piano all’altro; gli ascensori non le consentirebbero la mobilità necessaria, e sarebbe costretta, se scoperta, a combattere e uccidere. La sua lingua bifida percepisce vibrazioni di vario tipo: persone giovani e più vecchie, con organi vitali più o meno danneggiati. Sysform sente avvicinarsi qualcuno: un bipede decisamente rumoroso. La serpentoide schizza all’interno di una stanza, collocandosi sotto un letto. Al medico di guardia non conviene indagare troppo sullo strano odore che il suo olfatto rileva appena. Il naso del medico capta un messaggio atavico, da sempre correlato all’idea del pericolo e della morte: l’odore del serpente. Sysform potrebbe essere costretta a colpirlo con la testa, le zanne e le spire; e l’umano ne soffrirebbe non poco. Una parte dell’inconscio dell’umano probabilmente gli suggerisce di non indagare; come si suol dire: seguire l’istinto. Quando la serpentessa extraterrestre sbuca dal suo nascondiglio, scopre di essere osservata da due occhi umani, e subito si pone in posizione d’attacco. Si tratta di una bambina, dalla quale provengono segnali di vita poco convincenti. Sysform osserva attentamente quel piccolo umano affetto da una malattia invalidante. Avendo fame, il rettile calcola velocemente a quanto ammonti la massa della piccola, e ritiene possa andar bene per uno spuntino notturno. La bambina però sorprendentemente non mostra paura, forse a causa della malattia che l’affligge. Con una maturità ed una consapevolezza insolite per la sua età, la piccola creatura guarda in faccia la morte. Sysform gradirebbe divorare viva una vittima che si dibatta e che urli; non questa coraggiosa umana. Nulla a che vedere con il drogato incontrato per strada, che Sysform non ha comunque divorato per paura di infettarsi. Il drogato avrebbe implorato per la sua inutile vita; questa piccola donna coraggiosa no. La serpentessa decide allora che questa notte si nutrirà altrove. Raggiunge un grosso locale, nel quale gli umani tengono prigionieri animali per esperimenti, e lì trova di che riempirsi lo stomaco. Alcuni conigli, neppure più tanto giovani, evidenziano ferite di vario tipo. La serpentessa decide di interrompere le loro sofferenze, e di placare la sua fame. Gli altri animali tacciono, soggiogati dalla fascinazione mortale di quel grosso serpente lungo più di tre metri. Le zanne velenifere agiscono come anestesia definitiva; dopo di che finalmente Sysform si nutre. Cyberdog, che ha seguito l’aliena all’interno dell’ospedale, si è fermato nella stanza della bambina gravemente ammalata. Il cagnolino terrestre, grazie alla sua empatia, percepisce appieno la sofferenza di quella piccola forma di vita. Vorrebbe intervenire per aiutarla, non per ucciderla, come invece farebbe uno dei troppi falsi benefattori in circolazione. Il suo simbionte, Transformatron, decide di fornire alla bambina una parte di se stesso. In altri termini, Transformatron si riproduce. Una specie di piccolo ragno robot si distacca dal Transformatron e si arrampica sul letto della sua prossima ospite. L’entità prende coscienza di se stessa, agitando le antenne e scrutando il mondo circostante. Giunta in corrispondenza della nuca della bambina, il tecnoragno inizia a fondersi ed a compenetrare i tessuti umani. Subito incontra disfunzioni energetiche, che inizia a combattere grazie ad una medicina incommensurabilmente superiore a quella dei terrestri. Cyberdog è felice di aver aiutato la piccola, e si allontana alla ricerca di Sysform. La bambina gravemente malata sente che il suo corpo reagisce come mai prima, mentre il suo nuovo simbionte inizia a trasformarla in un essere più che umano. Il lupo nero frattanto ha ottenuto dalla sua amica Nancy il permesso di recarsi dalla ragazza lupo Rebecca. Nancy sa molto bene cosa significhi essere collocati ai margini della società, per effetto dei propri poteri. Lupo nero condurrà la ragazzina mannara e qualche suo compagno di branco alla ricerca di esseri umani che meritano attenzione e studio. La notte è sovente percorsa da umani che si sentono dei predatori; il lupo nero, in sintonia con i suggerimenti del capo di Evolution, il dottor Occulto, intende mostrare ad alcuni di loro chi possa fregiarsi del titolo di predatore di uomini. Il possente animale demone annusa a grande distanza la pista di un fuoco, appiccato da un uomo malvagio. Lui, Rebecca e due giovani mannari correndo divorano le distanze, scivolando nell’oscurità, fino a giungere sul luogo del misfatto. Il piromane gode nell’accendere le fiamme, perché si sente potente come il fuoco che crede di evocare. Questa notte, ha incendiato un’auto parcheggiata: un atto di stupido teppismo, che gli serve solo per “scaldarsi”. Si allontana prima che giungano i vigili del fuoco, ed anche prima che qualcuno si affacci dalle finestre. Non vuole essere identificato, perché il suo vero obiettivo è differente e più grosso di una semplice vettura. I giovani mannari temono il fuoco, come tutte gli abitatori dei boschi. Non hanno mai affrontato le fiamme in mezzo alla boscaglia, ma i loro ricordi atavici li allarmano. Il lupo nero, data la sua natura parzialmente demoniaca, conosce un fuoco ancora più pericoloso di quello che sconvolge il mondo della materia. Il pazzo piromane si allontana a bordo di una moto; lupo nero ed i suoi amici ora sono in difficoltà. Nancy, telepate adolescente, mantiene un contatto mentale quasi inconscio con il suo amico lupo, ed in quell’istante avverte una sorta di allarme. La detective Lucrezia, che ha lasciato la base di Evolution per tornare a casa, riceve il messaggio di Nancy, e si offre di intervenire. La detective dispone di un’automobile, ed ora anche della localizzazione del lupo nero e dei giovani licantropi. Li raggiunge abbastanza in fretta, ma il piromane nel frattempo ha preso il largo. Potrebbe scappare ad un inseguitore umano, che dipende quasi esclusivamente dalla vista, ma il lupo nero lo ha fiutato. Stando in auto non riuscirebbe a dare il meglio di sé, per cui si scatena in una folle corsa attraverso le vie della città addormentata. Lucrezia ed i giovani mannari fanno il possibile per stare dietro alle sue continue svolte e cambi di direzione. Rebecca ed i suoi amici sono molto eccitati per questa corsa notturna, e lo dimostrano emettendo brontolii feroci. La detective per zittirli deve ricorrere a sua volta ad un mugolio felino particolarmente convincente. Ora i mannari la guardano con maggior rispetto, avvertendo la sua natura felina ottenuta in seguito alla simbiosi con Ferox. Il piromane finalmente è arrivato a destinazione. Lupo nero lo ha agganciato e non lo ha più perso, nonostante la velocità della moto. Quando Lucrezia ed i mannari lo raggiungono, lui ringhia per significare che le emanazioni malvagie di quel soggetto meritano un assaggio delle sue zanne acuminate. Il pazzo umano non può vedere i suoi inseguitori, che immersi nelle tenebre lo scrutano e lo fiutano. Estrae da uno zainetto ciò che gli serve ad appiccare il fuoco. Il suo nuovo bersaglio è una casa abitata da gente non particolarmente ricca. Gli odori annunciano che in quella casa alcuni bambini piccoli stanno dormendo. Il piromane sorride, pregustando la strage. Lucrezia sarebbe, in qualità di poliziotta, tenuta ad arrestarlo, ma la sua natura felina rivendica un esito differente. In perfetta sintonia mentale ed istintiva, il lupo nero ha già iniziato a muoversi alle spalle del pessimo soggetto. Ma non attacca, perché, come accade nel branco, ci sono occasioni ideali per addestrare i cuccioli alla caccia. I giovani mannari si muovono con grande circospezione, circondando il piromane. Lui, quando scorge accanto a sé alcuni ragazzini che lo guardano in maniera minacciosa, quasi ride; poi continua a versare sotto le finestre carburante per aereo. Non si vuole fare disturbare da quei bimbetti; in fondo, cosa potrebbero fargli? Rebecca è la prima a balzargli addosso, con un’agilità ed una forza sorprendenti. Il tizio rovina al suolo, urtando il volto; il primo sangue versato è il suo. Gli altri giovani mannari, trasformati in maniera quasi impercettibile, sono attratti dall’odore della vittima ferita. Il piromane incassa un numero impressionante di pugni e calci fin troppo pesanti e precisi. I suoi assalitori ringhiano come piccoli lupi, e questo lo riempie di paura. Poi, raccogliendo tutte le forze residue, si alza e scappa a gambe levate. Purtroppo per lui, accanto alla moto trova ad attenderlo un vero lupo demoniaco, di quelli che si incontrano solo negli incubi peggiori. Il vero predatore guarda il vigliacco, ed il vigliacco replica la sua fuga di pochi secondi fa. Solo che questa volta la bestia alle sue calcagna non può essere seminata, e non concede tregua. Del resto anche il lupo nero deve mangiare. Il nuovo corpo di Stritolatore deve essere testato; ecco perché il grosso serpentoide è tornato ad aggirarsi dalle parti di Base Luna. Brak e Ssax di solito si muovono in coppia, ma oggi solo il secondo presta il servizio di guardia. Non è felice di essere accompagnato da due astronauti, ma i draghi ed Evolution hanno deciso sia meglio non tentare eccessivamente la sorte, lasciando soli gli umani. I due ambasciatori dell’umanità che camminano a fianco del colosso extraterrestre ammirano la sua possanza, ed anche la stupenda armatura reptoid, che gli consente una grande mobilità, a differenza delle loro tute spaziali. Stritolatore, che ha assaggiato fin troppo in profondità gli artigli di Ferox, la donna leopardo, nota che il suo nuovo corpo semi cibernetico necessita di meno ossigeno, rispetto agli standard dei serpentoidi. Scivola sinuoso, come quando era solo carne ed ossa, ma ora emette un sottile rumore metallico. I sensori di Ssax, che non stanno lì per far figura, annunciano una forma solo parzialmente biologica, in rapido avvicinamento. Ssax segnala ai due terrestri di mettersi al riparo, poi estrae una sua arma, punta e spara. Stritolatore schiva di un pelo la scarica di plasma rovente. Sperava evidentemente in un combattimento più fisico contro il reptoid, che invece vuole mantenere la sua posizione di vantaggio. Un colpo sparato da considerevole distanza produce un’esplosione a pochi metri da dove si trova Ssax, distraendolo quel tanto che basta a favorire l’attacco fulmineo di Stritolatore. Il reptoid è quasi grosso come Dragonfire, ma un serpentoide di nove metri ed oltre è un bell’impegno. Stritolatore cerca subito di mantenere fede al suo nome di battaglia, e stringe con grande forza e sue spire attorno ed addosso all’armatura del reptoid. Questa razza di draghi spaziali è composta da soggetti molto forti; se non si fosse distratto e se non avesse indosso la pur leggera tuta spaziale, Ssax si libererebbe abbastanza in fretta dell’aggressore. Ciò che vuole Stritolatore non è però uccidere direttamente il reptoid, quanto esporlo all’assenza di ossigeno. Ed in effetti la tuta inizia a perdere leggermente; il serpentoide sogghigna pregustando la morte per soffocamento del nemico. In questa sua foga gladiatoria però Stritolatore ha perso ancora una volta di vista il contesto nel quale stanno combattendo. Uscendo dal suo cono di invisibilità, Brak afferra con una morsa potentissima il collo parzialmente metallico del cyber-serpentoide, che capisce subito di avere sottovalutato il nemico. In quel momento, il tiratore nascosto ricomincia a sparare, dando la possibilità a Stritolatore di smarcarsi dal pericoloso duo reptoid. Poi però il tiratore smette improvvisamente di fare il cecchino lunare, dato che una colossale zampa verde gli afferra e gli distrugge l’arma. L’aggeggio esplode, ma Dragonfire non si cura di certe piccolezze. Il robot multiruolo e multizampa accenna un attacco fisico contro le invincibili scaglie del drago di Evolution. Forse ha avuto ordine di farsi distruggere, per evitare che possano studiare le sue componenti. Dragonfire, che sta appunto pensando a come sarà felice Kong quando gli porterà questo aggeggio da studiare, lo colpisce una sola volta con la sua possente coda. Il robot incassa, vola via, cade rovinosamente, frigge e scoppietta, ma è ancora abbastanza funzionante. Dragonfire lo afferra come se fosse una borsa della spesa, portandolo dentro la base. Presagendo l’arrivo di grandissimi guai, Stritolatore ricorre ad una sorta di nebbia elettromagnetica, che dirige contro i due minacciosi reptoid. Le armature super tecnologiche ci mettono pochi secondi per compensare, ma il serpentoide nel frattempo ha già saggiamente preso il largo.
sabato 25 giugno 2011
domenica 19 giugno 2011
LUNA ROSSA_4° libro_139° episodio
Tutti i popoli della Terra hanno sempre attribuito una grande importanza agli allineamenti planetari. Noi cosiddetti “moderni” proviamo stupore ed invidia al pensiero che agli “antichi” fosse nota l’esistenza di Marte, Venere, Giove e Saturno. Forse anche Mercurio. Noi riusciamo a mala pena a vedere la Luna. Forse la colpa è dell’atmosfera inquinata, e delle troppe luci delle nostre città. O forse gli “antichi” avevano già inventato il telescopio. Se la Luna passa davanti al Sole, lo eclissa. Se la Terra passa tra il Sole e la Luna, è quest’ultima a finire nel nostro cono d’ombra. Questa sera, quelli che stanno sulla Luna vedono il Sole eclissato dalla Terra. Il fenomeno dura circa novanta minuti terrestri. I terrestri invece possono vedere la Luna rossa. Chi sono quelli che stanno sulla Luna? Ovviamente i mutanti di Evolution, accompagnati da quattro draghi e quattro astronauti umani. Sulla luna ci sono anche parecchi serpentoidi, che difficilmente si fanno coinvolgere dal lato romantico dell’eclisse. I serpentoidi pensano di afferrare questa occasione, per irrompere nella Base Luna. Credono di poter sfruttare a loro favore il cono d’ombra proveniente dalla Terra, per far fuori i terrestri ed i loro amici reptoid. Sulla Terra, c’è un vecchio nemico di Evolution, che analogamente ritiene di utilizzare per i propri fini la distrazione suscitata dall’eclisse, per vendicarsi delle mazzate collezionate in passato. I super-criminali sono così: vogliono sempre vendicarsi, perché si ricordano di tutte le botte che hanno incassato dai super-eroi. Così facendo, il più delle volte, i super-criminali ne prendono delle altre. Il nemico di Evolution, che non si vedeva in circolazione da parecchio, è Uglux, mago e mutaforma. I serpentoidi non sanno che Base Luna è un’entità a suo modo senziente, che intende punirli per essere stata recentemente colpita dai raggi sparati dall’astronave del capitano Red Snake. Mentre il manipolo di nemici si avvicina, Base Luna fornisce loro comodi accessi, per invitarli ad una festa a sorpresa. Stritolatore non c’è, dato che deve fare un po’ di pratica con il suo nuovo corpo. I serpentoidi sono cinque, tutti addestrati ad uccidere. Strisciano con un’agilità connaturata alla loro specie, e potenziata da un lungo allenamento. Appena dentro Base Luna, iniziano a fiutare l’aria; come nel caso dei rettili terrestri, anche loro sono in grado di adoperare la lingua bifida per seguire le tracce delle prede. Base Luna modifica se stessa in maniera estremamente sottile. Se fosse fatta di cemento ed acciaio, non potrebbe aprire nuovi corridoi e chiuderne altri con questa facilità. I cinque serpentoidi non hanno modo di accorgersi che le vie di fuga si chiudono dopo il loro passaggio. Inoltre, Base Luna guida in qualche maniera sottile la loro avanzata sprezzante. Così, nel giro di alcune centinaia di metri, i serpentoidi perdono ogni orientamento, in quel labirinto vivente. Sulla Terra, il lupo nero e Rebecca guardano il cielo, in compagnia degli altri giovani lupi mannari del branco. La presenza di quel possente quadrupede rassicura i giovani mutaforma. Anche per il lupo nero la Luna rappresenta una fonte di mistero e fascino. Lui è il primo ad intonare un canto antichissimo, in onore dei nostro satellite naturale. Gli umani sentirebbero solo un ululato abbastanza pauroso, ma il lupo nero in realtà esprime alcuni concetti nella sua lingua natia. I mannari e Rebecca lo guardano affascinati, ed anche loro si uniscono al coro. Uglux il mago stabilisce un contatto con l’edificio dove ha sede Evolution. Essendo anche un mutaforma, trae energia e massa dal cemento e dai mattoni, diventando decisamente più grosso e difficile da ammazzare. Decide di scalare il muro, infilando le unghie possenti negli interstizi che trova, creandone alcuni nuovi. La sua ascesa è lunga, ma la gente in strada è affascinata dalla Luna, e non perde certo tempo a guardare lui. Anche la detective Lucrezia e la telepate Nancy sono distratte da quella visione spettacolare, ma l’allarme le avvisa dell’arrivo dell’intruso. Le due quasi super-eroine si trovano a fronteggiare un mago decisamente propenso a far loro del male. Il legame telepatico tra Nancy ed il lupo nero scatta in quel momento, senza che la ragazza lo attivi volontariamente. Il quadrupede peloso volge lo sguardo nella direzione della base di Evolution, ed un sordo brontolio gli attraversa il petto. Quindi scatta velocissimo, per difendere la sua amica Nancy. Rebecca vorrebbe inseguirlo, ma uno degli adulti del branco le ferma, ricordandole la sua giovane età e la mancanza di addestramento specifico. In un altro punto della città, Sysform sta incontrando difficoltà impreviste. Entrata in un negozio di alimentari per nutrirsi, ha realizzato il suo obiettivo, ma, all’uscita, ha trovato ad attenderla alcuni umani armati. I poliziotti le intimano di fermarsi; poi, guardandola meglio, impugnano le armi per ucciderla. Mai immaginerebbero che si tratti di una visitatrice da un altro mondo, e la notizia non susciterebbe in loro alcun interesse. Sysform, che non ha paura di combattere, soffia come il serpentoide che è, pronta a vender cara la pelle. Cyberdog, che ha assistito a tutta la scena, decide di intervenire. Non conosce la forza di Sysform, ma i suoi avversari sono armati e capaci di usare le armi. Il Transformatron, simbionte extraterrestre del cagnolino, estroflette alcune sottilissime antenne di un metallo duro come il titanio. Da esse inizia a sparare diverse frequenze, che fanno venir mal di testa sia agli umani, che alla serpentessa. Lei però è la prima a riprendersi, e schizza via nell’ombra. Ha adocchiato quello strano cagnolino, che in fondo l’ha aiutata. Giunta ad una discreta distanza dai poliziotti, Sysform attende Cyberdog, per guardarlo meglio. Lei è una scienziata ed una spia, quindi non uccide senza motivo. Adesso, che si trova davanti a quella piccola creatura, sente la presenza di una tecnologia non terrestre, che non riesce ad identificare. Anche il Transformatron annota la presenza di un’aliena differente da lui sulla Terra: una serpentoide. Le tre forme di vita, due organiche ed una biomeccanica, continuano quindi il loro giro notturno, come alleati. Intanto Uglux ha aperto le ostilità; per il momento impiega la forza bruta che gli deriva dalla pietra e dal cemento. Se fossero presenti i mutanti di Evolution, o Dragonfire, lo butterebbero facilmente dalla finestra. Lucrezia e Nancy sono però in maggiore difficoltà. La telepate prova a colpirlo con una sonda mentale, ma Uglux ha imparato in qualche modo a deflettere quel tipo di potere. Lucrezia, emulando Ferox, lo attacca con i suoi artigli; sfortunatamente Uglux è troppo coriaceo per poterlo ferire in quel modo. Non con artigli che siano al disotto del livello di quelli di Ferox. Poi finalmente irrompe il lupo nero, che merita immediatamente tutta l’attenzione del mago attaccabrighe. Lucrezia si ricorda di essere una poliziotta, estrae la pistola, e spara alcuni colpi contro Uglux. Il tizio, assorbendo cemento e mattoni, si è creato una discreta armatura, che si scheggia pesantemente; ma non sanguina. Lucrezia cessa il fuoco, per consentire al lupo nero di fare la sua parte. Il peloso quadrupede in due balzi è già addosso al mago mutaforma; lo investe con considerevole inerzia, abbattendolo nonostante la sua massa accresciuta. Mentre cade però Uglux tira un pugno al lupo nero, stordendolo leggermente. Nancy, che non sopporta di stare in disparte, impiega i suoi poteri mentali per inibire il senso dell’equilibrio di Uglux. Il lupo nero gli salterebbe addosso, ma le sue fauci potrebbero poco contro la materia rocciosa che lo ricopre. Il mutaforma ammette con se stesso di trovarsi in una situazione particolarmente fastidiosa. Pensa allora di scatenare conto i tre avversari uno dei suoi incantesimi; è infatti sicuro che nessuno di loro sia in grado di resistere ad un attacco magico. Sottovaluta però il lupo nero, che, invece di cercare di morderlo, prova a buttarlo dalla finestra. Uglux oppone resistenza, mentre inizia a scatenare le sue energie nefande. Il dottor Occulto, la cui attenzione finora era distratta dagli eventi in corso su Base Luna, segnala a Nancy di concentrare i suoi poteri psionici in un solo potentissimo attacco. La scarica mentale è talmente intensa da risultare addirittura visibile ad occhio umano. Uglux traballa ed indietreggia. Questione di secondi e potrebbe riprendersi. Ma Lucrezia ed il lupo nero lo attaccano contemporaneamente; la detective con gli artigli, il grosso animale con i denti. Uglux precipita rovinosamente per numerosi piani. Potrebbe lasciarci le penne, sennonché si contorce durante la caduta, per non impattare contro il marciapiede. Atterra su un’auto posteggiata, sfondandola in maniera pressoché irreparabile. Il mutaforma verifica di non avere subito danni troppo ingenti, e si allontana sollecitamente prima che i suoi nemici riprendano le ostilità. Sulla Luna, uno dei serpentoidi, che credeva di essere seguito dagli altri della banda, scopre di essere solo. Base Luna lo ha isolato in una maniera talmente discreta da sfuggire alla sua pur acuta percezione. Questo serpentoide cercava la rissa, e sta per trovala, giacché Base Luna ha deciso che si confronti con Kong, l’uomo bestia di Evolution. Assieme a Kong c’è uno degli astronauti, che goffamente impugna il suo fucilone. I quattro umani sono militarmente migliorati dall’inizio della missione, ma Kong pensa sia il caso di occuparsi personalmente del rettile spaziale. L’attacco del serpentoide prenderebbe di sorpresa qualunque umano, ma Kong è un mutante che unisce la forza e l’agilità di un gorilla ad un cervello geniale. Una massa di muscoli, nervi, tendini ed ossa si proietta in avanti, come se il suo intento fosse di sfondare il torace dell’uomo bestia di Evolution. L’astronauta presente non si fa pregare, e spara una sventagliata di proiettili di plasma incandescente. Molti colpi al secondo attraversano lo spazio, cercando di scavare buchi infuocati nel maledetto serpentoide. Sparando con un mitragliatore, a distanza ravvicinata, è difficile non colpire un bersaglio così grosso. Due o tre ferite di striscio fanno infatti sussultare il serpentoide, che però è già in volo, e si ripromette di staccare successivamente la testa a morsi a quell’umano. I gorilla sono animali veramente massicci, caratterizzati da una forza enorme, se confrontati con un umano di pari peso. Un uomo di duecento chili normalmente è un grassone, pressoché incapace di nuocere, a meno che sia un colosso del sumo. Un gorilla di duecento chili potrebbe probabilmente prenderne a sberle dieci di colossi del sumo di pari peso. Kong ha le braccia lunghe e muscolose, ma le sue gambe non sono da meno. Il mutante è quindi più mobile di un gorilla. Tutto ciò per dire che, vedendo arrivare il serpentoide, Kong si limita ad abbassarsi. La testaccia dura dell’alieno prosegue il suo viaggio, seguita dai sei o sette metri di animalaccio. Con una destrezza nata da allenamenti e battaglie, il mutante terrestre afferra la coda del serpentoide, prima che il resto del corpo tocchi il suolo. Il rettile vorrebbe girarsi, per affondare le sue zanne velenifere nelle carni di Kong, ma lui gli ha già impresso un moto rotatorio che promette poco di buono per l’incolumità dell’alieno. L’astronauta si ritira frettolosamente dalla scena della battaglia, per evitare di essere investito dal bestione che Kong sta maltrattando con cura. Quando le possenti mani del terrestre lasciano andare il serpentoide, quest’ultimo si prepara al doloroso impatto contro una parete. Base Luna, che ha favorito questo combattimento, non ha certo intenzione di salvaguardare le ossa dell’invasore. Così, invece di ammorbidire la sua sostanza, la indurisce al massimo. La botta è tremenda, ed il serpentoide scivola al suolo, stordito. Gli altri quattro alieni si sono accorti di aver perso il contatto con uno di loro. Stabiliscono pertanto di rimanere vicini e a vista. Base Luna non ha però intenzione di ripetere il suo attacco, e li asseconda. I quattro si trovano in un ambiente molto ampio e alto. Tirano un sospiro di sollievo, ritenendo che sarebbe stato peggio dover combattere in un corridoio senza vie di fuga. Sfortunatamente per loro il drago alto tre metri e pesante settecento chili, che avanza verso di loro, significa per loro fratture ossee sicure, se non peggio. I serpentoidi sono un popolo coraggioso, quindi circondano Dragonfire, cercando di capire come attaccarlo. Quattro serpentoidi contro un drago. Nei paraggi, Ferox, Fulminatore e Maga scommettono tra loro non tanto sulla vittoria del drago, quanto sul tempo che ci metterà a stirarli tutti e quattro. Velocissimo, Dragonfire afferra due dei serpentoidi per il collo, ammesso che ne abbiano uno. Lascia che i due gli si attorciglino attorno alle braccia possenti, come se stesse studiando due innocui serpentelli. Poi la sua coda micidiale falcia gli altri due rettili extraterrestri. I mutanti di Evolution, davanti ad un monitor di Base Luna, notano che il colpo è stato inferto con una forza non letale, come se volesse tenerli da parte, e non spezzare loro le vertebre. I due serpentoidi, prigionieri della formidabili grinfie di Dragonfire, spalancano le fauci, mostrando zanne velenifere. I computer simbiotici, che si trovavano in corrispondenza del collo dei due alieni, sono andati in tilt, appena il drago li ha sottoposti ad una pressione indescrivibile, con le sue zampe immani. Quando i due serpentoidi prigionieri capiscono cosa intenda fare il drago, iniziano già a sentire un gran mal di testa. Infatti Dragonfire guida le due teste ad impattare l’una contro l’altra, con un rumore di ossa rotte. Fulminatore e Maga strizzano gli occhi, immaginando il dolore che i due hanno certamente provato. Ferox sogghigna, perché lei li avrebbe prima di tutto tagliuzzati con i suoi artigli tremendi. Adesso gli altri due serpentoidi fronteggiano Dragonfire, cercando di trovare una via d’uscita possibilmente diversa da quella che ha condotto i loro colleghi a giacere esanimi sul pavimento di Base Luna. Sulla superficie fredda ed inospitale del satellite naturale della Terra, Drago Nero ed i due reptoid Brak e Ssax hanno assistito al passaggio della Terra davanti al Sole. Sospettavano che i serpentoidi avrebbero tentato un assalto, giovandosi del cono d’ombra proiettato dalla Terra. Finora non si sono accorti che un manipolo di nemici è già entrato in Base Luna. Drago Nero, che è un automa senziente, dispone di poteri simbiotici nei confronti del computer della base. D’improvviso avverte che i suoi alleati sono stati attaccati, e balza in loro soccorso. I reptoid lo seguono, sperando che ci sia ancora qualcuno di quei serpentacci da bastonare. I due serpentoidi ancora svegli tentano il tutto per tutto, in un attacco diretto: chiaramente una mossa dettata dalla scarsa attitudine alla strategia militare. Dragonfire però non si muove, come se non avesse notato quei due alieni in pericolosa rotta di collisione. I tre di Evolution, davanti ai monitor, si guardano e sorridono. Inutile proseguire con le scommesse; non vogliono approfittare esageratamente degli sprovveduti umani, che sono quantomeno perplessi. Il motivo dei sogghigni di Evolution si rivela in un rumore di materiale corneo che impatta contro scaglie di drago. In quel momento, Drago Nero, Brak e Ssax irrompono nell’ampia sala, ma capiscono subito che il divertimento è toccato tutto a Dragonfire. Semmai a loro spetterà far pulizia. I due serpentoidi non hanno capito il piano del drago di Evolution, finché non è stato troppo tardi. Dragonfire è rimasto semplicemente fermo, sapendo che la sua massa e la sua armatura si sarebbero dimostrate inviolabili. Così facendo, ha memorizzato il picco della forza fisica dei nemici, senza rimanerne in alcun modo impressionato.
domenica 12 giugno 2011
RAPITA DAI LUPI MANNARI_4° libro_138° episodio
domenica 5 giugno 2011
STRITOLATORE CONTRO I MUTANTI_4° libro_137° episodio
Sentirsi un campione invincibile è molto gratificante per il proprio ego. Nel caso di Stritolatore, però il massiccio serpentoide è stato appena stato preso a calci da Drago Nero. Rimugina su come possa essere successo a lui, che è uno tra i più forti del corpo di spedizione. Drago Nero non è viceversa rimasto particolarmente impressionato dal serpentoide attaccabrighe, che non ha capito di essersi scontrato con un automa senziente, immune alle armi studiate per ferire gli esseri biologici. Evolution ed i suoi alleati per il momento non hanno affondato più di tanto i colpi: sia sulla Terra, che sulla Luna, si sono limitati a sconfiggere i nemici, senza ucciderli. I serpentoidi, e Stritolatore in particolare, però ritengono che non porre fine alla vita di uno sconfitto sia sempre un segno di debolezza. Questa convinzione induce Drago Nero ad invocare una rivincita che potrebbe costargli cara. Cercando la rissa con Ferox, Stritolatore si contrappone ad un essere che non ha mai rinunciato alla sua natura selvaggia ed assassina. La donna leopardo attinge ad una natura essenziale e feroce, che non è stata in alcun modo intaccata dalla civilizzazione. Ferox non è una super-eroina dei fumetti, che abbia acquisito le sue facoltà in seguito ad uno strano incidente. Lei è nata così. Base Luna fin dall’inizio ha manifestato una personalità propria. Ora decide, per motivi suoi, di consentire a Stritolatore di penetrare nei suoi enormi ed intricati spazi. Forse Base Luna agisce come un burattinaio, che gioca con le vite degli umani, dei serpentoidi, dei mutanti e dei loro alleati. I mutanti di Evolution hanno convinto i quattro astronauti umani a rinunciare al servizio di guardia notturna. I nemici extraterrestri sono troppo forti e veloci, per i riflessi e la capacità offensiva di quei quattro scienziati. Gli umani sono anche dei militari, ma occorrerebbero delle truppe speciali super addestrate, per iniziare a contrastare i serpentoidi. Stritolatore, entrato in Base Luna, inizia il suo attacco, impiegando al massimo le potenzialità del suo computer simbiotico. Le emanazioni elettromagnetiche, che nulla hanno potuto contro Drago Nero, esplodono all’improvviso a poca distanza dai mutanti di Evolution. Il serpentoide, invece di sparare brevi raffiche, preferisce scaricare tutta la batteria del suo dispositivo in un solo colpo fortissimo. Maga, Fulminatore, Ferox e Kong subiscono tutti una formidabile pressione cerebrale. La tecnologia dei serpentoidi è talmente raffinata da risparmiare gli umani, che pure si trovano nei paraggi. Stritolatore non è diventato improvvisamente buono: semplicemente non vuole sprecare energie contro esseri che pensa di poter sistemare facilmente a morsi, testate e codate. Ma solo dopo avere sconfitto Evolution. Maga e Fulminatore, sprovvisti della forza brutale di Kong e della carica nervosa di Ferox, cadono in ginocchio. Stritolatore potrebbe facilmente ucciderli, se fossero soli. Sia Fulminatore che la Maga sarebbero in grado, in condizioni normali, di friggergli la testa e non solo quella. Ora però, colti di sorpresa, fanno il possibile per allontanarsi dal luogo della battaglia, per riprendersi e contrattaccare. Kong li soccorre, stringendo i denti; vorrebbe aiutare Ferox, ma lei è più portata per gli spargimenti di sangue. L’uomo bestia di Evolution auspica infatti che la collega faccia molto male al maledetto aggressore. Stritolatore e Ferox si confrontano. Possono entrambi contare solo sulle proprie forze, sulle zanne e sugli artigli. Il computer simbiotico del serpentoide lo avverte che la mutante si sta riprendendo molto in fretta, decisamente prima del previsto. Il fattore di guarigione della donna leopardo disperde sempre più agevolmente le tossine prodotte dall’aggressione elettromagnetica di Stritolatore. Il serpentoide dispone di una massa decisamente più imponente, e non è in alcun modo definibile lento. Ma Ferox è la prima a scattare, e la prima a versare il sangue del nemico. Evitando accuratamente le zanne avvelenate dell’alieno, la mutante di Evolution lo salta, nel senso della lunghezza. Mentre passa come un lampo, in un balzo che sembra un volo, Ferox lo pugnala ferocemente e a fondo. Nonostante la pelle del mostro sia molto spessa, si apre in modo sorprendentemente facile, lasciando uscire il sangue nerastro. Anche il serpentoide è provvisto di un potere di rapida guarigione, che entra in azione, per evitare il dissanguamento. Stritolatore vuole tenere fede al suo nome, e questo lo espone ad ulteriori dolori. Invece di provare a sfondare il petto o la schiena della nemica a testate, l’alieno la circonda per avvolgerla nelle sue spire mortali. Ferox comprende la sua strategia, e subito evidenzia quanto sia scadente, schizzando via. Stritolatore è valoroso, ma adesso si sta lasciando guidare da almeno due insane passioni: la volontà di rivincita e la presunzione fine a se stessa. Non gli sembra possibile che quella piccola creatura possa ferirlo; forse non ricorda che Ferox lo ha appena fatto. La donna leopardo molto spesso gioca con i suoi nemici, ma questa volta sa di dover vincere o morire. Poi, dopo di lei, il mostro attaccherebbe i suoi colleghi. Un ringhio feroce attraversa il volto della donna felina. I suoi artigli brillano, al massimo dell’estensione. Come un cultore dell’arte della spada, Ferox attende il momento giusto per scatenare l’unico attacco definitivo. Tutto in un solo colpo di potenza assoluta. Stritolatore allenta la sua concentrazione per una frazione di secondo, iniziando così a scavarsi la fossa. Apre la bocca al massimo e scatta come una molla d’acciaio; il veleno è pronto ad uccidere, prima che lo faccia l’impatto. Ferox, a differenza del serpentoide, ha però mantenuto una concentrazione granitica. è passata dall’immobilità alla velocità accecante, ed arriva per prima sul bersaglio. Colpisce dove ritiene si collochi la giunzione tra il cranio ed il resto del corpo. Quello che sarebbe il collo per un umano. Gli artigli passano e devastano, mentre Stritolatore capisce di essere giunto ad un passo dalla morte. Con un ultimo sprazzo di energia, colpisce Ferox con la coda, poi si lancia verso una delle uscite. Non vuole assolutamente che il suo corpo rimanga in balia dei nemici, che lo sezionerebbero per scoprire la vera natura dei serpentoidi. Quando Ferox si rialza, il rettile extraterrestre non è più lì; la donna leopardo è leggermente ferita e molto stanca, ma il suo nemico sta molto peggio. Kong giunge da lei, per accompagnarla da Maga e Fulminatore, che si sono ripresi quasi completamente. All’esterno, nel freddo della superficie lunare priva di atmosfera, Stritolatore utilizza ogni forza residua per tornare dai suoi. Se non si fosse fatto guidare dalla foga della battaglia, adesso troverebbe ad attenderlo una navetta a breve raggio, con la quale volerebbe velocemente sull’astronave madre. Il grosso serpentoide non può fare altro che strisciare faticosamente verso il piccolo dispositivo di volo, con il quale è arrivato nei pressi di Base Luna. La ferita infertagli da Ferox causa un indebolimento crescente. Inoltre Stritolatore ha esaurito nell’attacco anche l’energia che al suo computer simbiotico ora potrebbe servire per mantenerlo in vita. Finalmente riesce a salire sul dispositivo di volo, che, senza attendere indicazioni da parte sua, decolla. Sull’astronave madre, i sistemi di avvistamento annunciano il rientro di Stritolatore; ma quello che scivola sul pavimento di metallo è l’ombra del campione partito poche ore fa. I medici imputano il suo pessimo stato di salute non solo agli artigli di Ferox, ma anche all’eccessiva esposizione ai rigori del vuoto cosmico. La cosa migliore da fare è di ibernarlo, per prendere tempo; la cura non sarà facile, ammesso che non ci lasci le penne. Stritolatore si è comportato da stupido, ma tre suoi amici e colleghi ritengono che chi lo ha ridotto in quello stato la debba pagare con la vita. Dragonfire si trova all’esterno di Base Luna; osserva le stelle, che spiccano nitide sullo sfondo nerissimo. I suoi pensieri trascendono la situazione attuale, e la rabbia che guida i tre serpentodi non avrebbe per lui alcun significato. Se si trovasse contro quei serpentoidi offesi e desiderosi di vendetta, li prenderebbe tutti per il collo, e riderebbe loro in faccia. I tre, grossi quasi come Stritolatore, sono lottatori professionisti e guerrieri; per cui non ci si deve attendere che i loro pensieri siano particolarmente raffinati. Ragionano solo in termini di vittoria o di morte. Dragonfire li vede arrivare, con la loro navetta, e li guarda come se fossero una seccatura da eliminare in fretta. La sua super-fiamma scalpita per erompere dalle fauci possenti, ma il drago aspetta il momento più adatto. I tre serpentoidi puntano il piccolo velivolo spaziale contro Dragonfire, sicuri di riuscire a schiacciarlo come un verme. Quei tre sono dei pazzi, perché la densità dell’alieno verde è tale che la navetta gli si sfascerebbe contro come un uovo. Ma non accadrà, dato che la fiamma del drago impatta contro il mezzo dei serpentoidi, rallentando drasticamente la sua corsa. L’energia cinetica del mezzo dei serpentoidi viene assorbita dal plasma emesso dal drago di Evolution. Tutti i sistemi di bordo collassano nel giro di pochissimi secondi; poi la sua folle corsa si arresta del tutto, e precipita. Tale è la tecnologia dei serpentoidi che i tre gladiatori si trovano scagliati lontano, poco prima che il fuoco cosmico di Dragonfire disintegri completamente la navetta. Pazzi, ma fino ad un certo punto, si guardano bene dal tornare ad attaccare il possente nemico. Preferiscono invece cercare prede a loro parere più facili, introducendosi nella Base Luna. Dragonfire li lascia fare, perché anche i suoi amici mutanti hanno diritto a divertirsi. I serpentoidi gladiatori non hanno problemi a scovare Evolution, anche perché i quattro mutanti speravano appunto che qualcuno passasse da loro a cercare rogne. Fulminatore, memore dell’attacco a sorpresa di Stritolatore, lancia una serie di scariche elettriche, per disturbare i computer simbiotici dei nuovi arrivati. La Maga, invece, colpisce direttamente i cervelli dei serpentoidi, causando loro un mal di testa che potremmo definire lunare. Appena i computer simbiotici accennano a scatenare controffensive, Fulminatore individua la lunghezza d’onda giusta per castigarli. Gli aggeggi super-tecnologici iniziano a sovraccaricarsi; poi decidono di spegnersi, per evitare di fondere. I tre serpentoidi sono soli con i loro muscoli ed il loro veleno. Di fronte hanno i quattro mutanti di Evolution, da alcuni giorni in trasferta su Base Luna. Cyberdog, cagnolino che vive in simbiosi con l’alieno Transformatron, si trova aggrappato ad un muro dell’edificio dove si trova la base di Evolution, a decine di metri di altezza. Grazie ai suoi sensi bio-tecnologici, il super-cagnolino assiste allo scontro tra Sysform, da una parte, e Nancy, Lucrezia ed il lupo nero, dall’altra. Ammira le movenze e la pericolosità della serpentessa, che però è stata costretta a smarcarsi dai nemici in superiorità numerica. Cyberdog inizia quindi a seguire, a distanza di sicurezza, quello strano essere, chiaramente non di questa Terra. Sulla Luna, Kong intercetta al volo uno dei grossi serpentoidi. Il rettile, lungo circa nove metri, è schizzato avanti di testa, per sfondare e mordere a morte. L’uomo bestia di Evolution, che è fisicamente fortissimo, avvolge l’attaccabrighe con le sue braccia muscolose, e stringe. All’animalaccio strisciante manca il fiato, e si agita mordendo l’aria. Un secondo serpentoide punta direttamente alle gambe di Kong, e sembra che la sua strategia sia vincente. Però, a rovinargli la festa, giunge la Maga, con la sua dirompente scarica mentale. Nella testa del serpentoide si accendono flash di tutti i colori; poi la perdita del senso dell’equilibrio lo abbatte al suolo. L’ultimo dei tre aggressori cerca di apprendere dall’esperienza; sfrutta la sua forma strisciante per infilarsi in cunicoli che dovrebbero consentirgli di aggirare i nemici. Ferox fiuta il suo arrivo, come farebbe un leopardo nella foresta. Identificato il marchio olfattivo dei serpentoidi, la mutante potrebbe rintracciarlo ad occhi chiusi. I serpentoidi si vantano della loro fisicità e dell’essere rimasti in contatto con la loro natura primordiale; Ferox non ha alcun bisogno di vantarsi, giacché lei è nata selvaggia. All’ultimo extraterrestre rifila una sola unghiata, relativamente poco profonda, ma molto dolorosa. Fulminatore decide di accorrere in aiuto di Kong, che capisce di dover interrompere il contatto con il serpentoide, per evitare di essere a sua volta colpito dal potere elettrico del collega. Kong, manifestando forza e velocità assieme, induce il suo nemico ad urtare con la testaccia contro una delle pareti del corridoio di Base Luna. Il rettile rimane solo lievemente stordito, giacché la sua cresta cornea assorbe il grosso dell’impatto. L’attacco di Fulminatore giunge in quell’istante, ed il rettile si agita nell’aria, brilla per un breve istante, fuma, spalanca le fauci, e crolla rovinosamente. L’unico serpentoide ancora in grado di nuocere è quello che sanguina copiosamente, dopo l’unghiata ricevuta da Ferox. Il tizio, che sembra il meno esagitato dei tre rettili extraterrestri, non ha più alcuna voglia di provare il morso degli artigli della donna leopardo; e come dargli torto. In quell’attimo di distrazione, Kong rimbalza tre o quattro volte contro le pareti, poi gli rifila un pugno formidabile. La perdita di conoscenza viene accolta con favore, giacché interrompe il forte dolore alla mascella. Stanco di dover raccattare in giro i suoi prodi serpentoidi, bastonati da draghi e mutanti, Red Snake ordina un attacco direttamente contro Base Luna. La struttura senziente grida per il dolore improvviso, e si apre in risposta ai raggi sparati dall’astronave dei serpentoidi. Nei pressi della base, Dragonfire, Drago Nero ed i reptoid Brak e Ssax si dispongono in attesa di uno sbarco da parte dei serpentoidi. Il capo del corpo di spedizione, Red Snake, ha però deciso di impiegare la tecnologia della sua nave per teletrasportare a bordo i tre serpentoidi. I computer di bordo individuano i dispositivi individuali, che si riaccendono. In questo modo, raggi di grande potenza possono modificare la vibrazione essenziale degli obiettivi, ancora incoscienti. I tre serpentoidi precipitano in un piano dell’esistenza prossimo al nostro; poi la nave madre li reclama. Giunti a destinazione, il processo di smaterializzazione viene invertito, e Red Snake aspetta che si risveglino per chiarire con loro alcune questioni di una certa importanza. Base Luna inizia lentamente a rigenerarsi, per tappare le falle prodotte dall’assalto dirompente dei serpentoidi. Medita di abbandonare il suo ruolo di osservatore neutrale, che a questo punto non è più sostenibile.
