sabato 25 giugno 2011

MALATTIE E CURE_4° libro_140° episodio

Per salvare un bambino, che era stato dimenticato da un genitore idiota nell’abitacolo di una autovettura, Sysform è già stata in un ospedale. L’essere umano, per come è strutturato, si presta sfortunatamente a diverse tipologie di degenerazione fisica e psichica. L’età indebolisce le ossa degli umani, ma molte altre malattie attaccano il loro corpo. I serpentoidi viceversa crescono per tutta la durata della loro vita, cambiando più volte la pelle; le loro ossa non si decalcificano, ma i serpentoidi subiscono da vecchi una specie di intorpidimento crescente. Questi rettili extraterrestri, quando non riescono più ad opporre resistenza al torpore, tendono ad infilarsi in qualche buco profondo. Dopo di che nessuno li vedrà più. I serpentoidi sul loro pianeta non hanno veri ospedali, sebbene dispongano di guaritori molto validi. Sysform è quindi molto curiosa a proposito di questa istituzione umana. Si chiede se gli ospedali siano officine di riparazione o se si limitino a provarci. Durante la notte, la serpentessa si muove con i suoi oltre tre metri, lungo i marciapiedi della città. Essendo dotata di sensi molto acuti, evita di incontrare gli umani che come lei preferiscono muoversi di notte, o sono costretti a farlo per lavoro. Cyberdog è decisamente più piccolo, ed ha meno problemi di Sysform a passare inosservato, apparendo come un cagnolino abbastanza normale. Di notte, nell’ospedale i malati dormono, perché quasi tutte le terapie sono rinviate a dopo il sorgere del sole. I medici e gli infermieri non dormono, ma si muovono con lentezza; forse, pensa la serpentessa, risentono della mancanza di luce solare. Lei usa le scale per passare da un piano all’altro; gli ascensori non le consentirebbero la mobilità necessaria, e sarebbe costretta, se scoperta, a combattere e uccidere. La sua lingua bifida percepisce vibrazioni di vario tipo: persone giovani e più vecchie, con organi vitali più o meno danneggiati. Sysform sente avvicinarsi qualcuno: un bipede decisamente rumoroso. La serpentoide schizza all’interno di una stanza, collocandosi sotto un letto. Al medico di guardia non conviene indagare troppo sullo strano odore che il suo olfatto rileva appena. Il naso del medico capta un messaggio atavico, da sempre correlato all’idea del pericolo e della morte: l’odore del serpente. Sysform potrebbe essere costretta a colpirlo con la testa, le zanne e le spire; e l’umano ne soffrirebbe non poco. Una parte dell’inconscio dell’umano probabilmente gli suggerisce di non indagare; come si suol dire: seguire l’istinto. Quando la serpentessa extraterrestre sbuca dal suo nascondiglio, scopre di essere osservata da due occhi umani, e subito si pone in posizione d’attacco. Si tratta di una bambina, dalla quale provengono segnali di vita poco convincenti. Sysform osserva attentamente quel piccolo umano affetto da una malattia invalidante. Avendo fame, il rettile calcola velocemente a quanto ammonti la massa della piccola, e ritiene possa andar bene per uno spuntino notturno. La bambina però sorprendentemente non mostra paura, forse a causa della malattia che l’affligge. Con una maturità ed una consapevolezza insolite per la sua età, la piccola creatura guarda in faccia la morte. Sysform gradirebbe divorare viva una vittima che si dibatta e che urli; non questa coraggiosa umana. Nulla a che vedere con il drogato incontrato per strada, che Sysform non ha comunque divorato per paura di infettarsi. Il drogato avrebbe implorato per la sua inutile vita; questa piccola donna coraggiosa no. La serpentessa decide allora che questa notte si nutrirà altrove. Raggiunge un grosso locale, nel quale gli umani tengono prigionieri animali per esperimenti, e lì trova di che riempirsi lo stomaco. Alcuni conigli, neppure più tanto giovani, evidenziano ferite di vario tipo. La serpentessa decide di interrompere le loro sofferenze, e di placare la sua fame. Gli altri animali tacciono, soggiogati dalla fascinazione mortale di quel grosso serpente lungo più di tre metri. Le zanne velenifere agiscono come anestesia definitiva; dopo di che finalmente Sysform si nutre. Cyberdog, che ha seguito l’aliena all’interno dell’ospedale, si è fermato nella stanza della bambina gravemente ammalata. Il cagnolino terrestre, grazie alla sua empatia, percepisce appieno la sofferenza di quella piccola forma di vita. Vorrebbe intervenire per aiutarla, non per ucciderla, come invece farebbe uno dei troppi falsi benefattori in circolazione. Il suo simbionte, Transformatron, decide di fornire alla bambina una parte di se stesso. In altri termini, Transformatron si riproduce. Una specie di piccolo ragno robot si distacca dal Transformatron e si arrampica sul letto della sua prossima ospite. L’entità prende coscienza di se stessa, agitando le antenne e scrutando il mondo circostante. Giunta in corrispondenza della nuca della bambina, il tecnoragno inizia a fondersi ed a compenetrare i tessuti umani. Subito incontra disfunzioni energetiche, che inizia a combattere grazie ad una medicina incommensurabilmente superiore a quella dei terrestri. Cyberdog è felice di aver aiutato la piccola, e si allontana alla ricerca di Sysform. La bambina gravemente malata sente che il suo corpo reagisce come mai prima, mentre il suo nuovo simbionte inizia a trasformarla in un essere più che umano. Il lupo nero frattanto ha ottenuto dalla sua amica Nancy il permesso di recarsi dalla ragazza lupo Rebecca. Nancy sa molto bene cosa significhi essere collocati ai margini della società, per effetto dei propri poteri. Lupo nero condurrà la ragazzina mannara e qualche suo compagno di branco alla ricerca di esseri umani che meritano attenzione e studio. La notte è sovente percorsa da umani che si sentono dei predatori; il lupo nero, in sintonia con i suggerimenti del capo di Evolution, il dottor Occulto, intende mostrare ad alcuni di loro chi possa fregiarsi del titolo di predatore di uomini. Il possente animale demone annusa a grande distanza la pista di un fuoco, appiccato da un uomo malvagio. Lui, Rebecca e due giovani mannari correndo divorano le distanze, scivolando nell’oscurità, fino a giungere sul luogo del misfatto. Il piromane gode nell’accendere le fiamme, perché si sente potente come il fuoco che crede di evocare. Questa notte, ha incendiato un’auto parcheggiata: un atto di stupido teppismo, che gli serve solo per “scaldarsi”. Si allontana prima che giungano i vigili del fuoco, ed anche prima che qualcuno si affacci dalle finestre. Non vuole essere identificato, perché il suo vero obiettivo è differente e più grosso di una semplice vettura. I giovani mannari temono il fuoco, come tutte gli abitatori dei boschi. Non hanno mai affrontato le fiamme in mezzo alla boscaglia, ma i loro ricordi atavici li allarmano. Il lupo nero, data la sua natura parzialmente demoniaca, conosce un fuoco ancora più pericoloso di quello che sconvolge il mondo della materia. Il pazzo piromane si allontana a bordo di una moto; lupo nero ed i suoi amici ora sono in difficoltà. Nancy, telepate adolescente, mantiene un contatto mentale quasi inconscio con il suo amico lupo, ed in quell’istante avverte una sorta di allarme. La detective Lucrezia, che ha lasciato la base di Evolution per tornare a casa, riceve il messaggio di Nancy, e si offre di intervenire. La detective dispone di un’automobile, ed ora anche della localizzazione del lupo nero e dei giovani licantropi. Li raggiunge abbastanza in fretta, ma il piromane nel frattempo ha preso il largo. Potrebbe scappare ad un inseguitore umano, che dipende quasi esclusivamente dalla vista, ma il lupo nero lo ha fiutato. Stando in auto non riuscirebbe a dare il meglio di sé, per cui si scatena in una folle corsa attraverso le vie della città addormentata. Lucrezia ed i giovani mannari fanno il possibile per stare dietro alle sue continue svolte e cambi di direzione. Rebecca ed i suoi amici sono molto eccitati per questa corsa notturna, e lo dimostrano emettendo brontolii feroci. La detective per zittirli deve ricorrere a sua volta ad un mugolio felino particolarmente convincente. Ora i mannari la guardano con maggior rispetto, avvertendo la sua natura felina ottenuta in seguito alla simbiosi con Ferox. Il piromane finalmente è arrivato a destinazione. Lupo nero lo ha agganciato e non lo ha più perso, nonostante la velocità della moto. Quando Lucrezia ed i mannari lo raggiungono, lui ringhia per significare che le emanazioni malvagie di quel soggetto meritano un assaggio delle sue zanne acuminate. Il pazzo umano non può vedere i suoi inseguitori, che immersi nelle tenebre lo scrutano e lo fiutano. Estrae da uno zainetto ciò che gli serve ad appiccare il fuoco. Il suo nuovo bersaglio è una casa abitata da gente non particolarmente ricca. Gli odori annunciano che in quella casa alcuni bambini piccoli stanno dormendo. Il piromane sorride, pregustando la strage. Lucrezia sarebbe, in qualità di poliziotta, tenuta ad arrestarlo, ma la sua natura felina rivendica un esito differente. In perfetta sintonia mentale ed istintiva, il lupo nero ha già iniziato a muoversi alle spalle del pessimo soggetto. Ma non attacca, perché, come accade nel branco, ci sono occasioni ideali per addestrare i cuccioli alla caccia. I giovani mannari si muovono con grande circospezione, circondando il piromane. Lui, quando scorge accanto a sé alcuni ragazzini che lo guardano in maniera minacciosa, quasi ride; poi continua a versare sotto le finestre carburante per aereo. Non si vuole fare disturbare da quei bimbetti; in fondo, cosa potrebbero fargli? Rebecca è la prima a balzargli addosso, con un’agilità ed una forza sorprendenti. Il tizio rovina al suolo, urtando il volto; il primo sangue versato è il suo. Gli altri giovani mannari, trasformati in maniera quasi impercettibile, sono attratti dall’odore della vittima ferita. Il piromane incassa un numero impressionante di pugni e calci fin troppo pesanti e precisi. I suoi assalitori ringhiano come piccoli lupi, e questo lo riempie di paura. Poi, raccogliendo tutte le forze residue, si alza e scappa a gambe levate. Purtroppo per lui, accanto alla moto trova ad attenderlo un vero lupo demoniaco, di quelli che si incontrano solo negli incubi peggiori. Il vero predatore guarda il vigliacco, ed il vigliacco replica la sua fuga di pochi secondi fa. Solo che questa volta la bestia alle sue calcagna non può essere seminata, e non concede tregua. Del resto anche il lupo nero deve mangiare. Il nuovo corpo di Stritolatore deve essere testato; ecco perché il grosso serpentoide è tornato ad aggirarsi dalle parti di Base Luna. Brak e Ssax di solito si muovono in coppia, ma oggi solo il secondo presta il servizio di guardia. Non è felice di essere accompagnato da due astronauti, ma i draghi ed Evolution hanno deciso sia meglio non tentare eccessivamente la sorte, lasciando soli gli umani. I due ambasciatori dell’umanità che camminano a fianco del colosso extraterrestre ammirano la sua possanza, ed anche la stupenda armatura reptoid, che gli consente una grande mobilità, a differenza delle loro tute spaziali. Stritolatore, che ha assaggiato fin troppo in profondità gli artigli di Ferox, la donna leopardo, nota che il suo nuovo corpo semi cibernetico necessita di meno ossigeno, rispetto agli standard dei serpentoidi. Scivola sinuoso, come quando era solo carne ed ossa, ma ora emette un sottile rumore metallico. I sensori di Ssax, che non stanno lì per far figura, annunciano una forma solo parzialmente biologica, in rapido avvicinamento. Ssax segnala ai due terrestri di mettersi al riparo, poi estrae una sua arma, punta e spara. Stritolatore schiva di un pelo la scarica di plasma rovente. Sperava evidentemente in un combattimento più fisico contro il reptoid, che invece vuole mantenere la sua posizione di vantaggio. Un colpo sparato da considerevole distanza produce un’esplosione a pochi metri da dove si trova Ssax, distraendolo quel tanto che basta a favorire l’attacco fulmineo di Stritolatore. Il reptoid è quasi grosso come Dragonfire, ma un serpentoide di nove metri ed oltre è un bell’impegno. Stritolatore cerca subito di mantenere fede al suo nome di battaglia, e stringe con grande forza e sue spire attorno ed addosso all’armatura del reptoid. Questa razza di draghi spaziali è composta da soggetti molto forti; se non si fosse distratto e se non avesse indosso la pur leggera tuta spaziale, Ssax si libererebbe abbastanza in fretta dell’aggressore. Ciò che vuole Stritolatore non è però uccidere direttamente il reptoid, quanto esporlo all’assenza di ossigeno. Ed in effetti la tuta inizia a perdere leggermente; il serpentoide sogghigna pregustando la morte per soffocamento del nemico. In questa sua foga gladiatoria però Stritolatore ha perso ancora una volta di vista il contesto nel quale stanno combattendo. Uscendo dal suo cono di invisibilità, Brak afferra con una morsa potentissima il collo parzialmente metallico del cyber-serpentoide, che capisce subito di avere sottovalutato il nemico. In quel momento, il tiratore nascosto ricomincia a sparare, dando la possibilità a Stritolatore di smarcarsi dal pericoloso duo reptoid. Poi però il tiratore smette improvvisamente di fare il cecchino lunare, dato che una colossale zampa verde gli afferra e gli distrugge l’arma. L’aggeggio esplode, ma Dragonfire non si cura di certe piccolezze. Il robot multiruolo e multizampa accenna un attacco fisico contro le invincibili scaglie del drago di Evolution. Forse ha avuto ordine di farsi distruggere, per evitare che possano studiare le sue componenti. Dragonfire, che sta appunto pensando a come sarà felice Kong quando gli porterà questo aggeggio da studiare, lo colpisce una sola volta con la sua possente coda. Il robot incassa, vola via, cade rovinosamente, frigge e scoppietta, ma è ancora abbastanza funzionante. Dragonfire lo afferra come se fosse una borsa della spesa, portandolo dentro la base. Presagendo l’arrivo di grandissimi guai, Stritolatore ricorre ad una sorta di nebbia elettromagnetica, che dirige contro i due minacciosi reptoid. Le armature super tecnologiche ci mettono pochi secondi per compensare, ma il serpentoide nel frattempo ha già saggiamente preso il largo.

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