giovedì 25 agosto 2011

DEMOSURT_4° libro_149° episodio

La donna è giovane, bella, nonché direttrice di banca, ma il padre di sua figlia non vive più con loro. Capita infatti sempre più spesso che unioni, scaturite da decisioni frettolose, si dissolvano altrettanto frettolosamente, per palese incompatibilità. Quella sera, la signora in questione incontra un uomo in un bar, dove peraltro si era recata per rimorchiare; il giorno dopo si vedono a cena, e le pare di avere finalmente risolto il problema della solitudine che tanto le pesa. Continua ad essere una creatura frenetica e nevrotica, in tutto ciò che fa, ma non se ne cura più di tanto, giacché ritiene che nella società dei consumi tutti corrano. Essendo molto occupata con il suo lavoro, la donna rincasa tardi; il rapporto con la figlia, di otto anni ne risente, come prevedibile. Quando la figlia le racconta di aver visto persone strane, che da fuori guardano in casa, la donna risponde con la supponenza degli adulti, negando ogni credibilità ai fatti descritti dalla figlia. Considerare poco affidabili i bambini non favorisce l’instaurarsi della complicità auspicabile tra figli e genitori. Poi, quando iniziano a crescere, è inutile piangere sul latte versato. Inoltre, i bambini fortunatamente non sono tutti preda di allucinazioni, come lascerebbero viceversa ritenere molte affermazioni dei più sciocchi tra i genitori. La sera successiva, il telefono di casa squilla, ma chi ha chiamato si nega alla comunicazione. La donna, presumibilmente colta da un sospetto o da un impulso, si avvicina alla porta a vetri, che affaccia direttamente sul giardino. Improvvisamente però un uomo mascherato irrompe in casa, non ostacolato sulla serratura quasi inesistente. La donna e la figlia strillano, ma vivono in una casa isolata, in piena campagna; una scelta ecologica, pericolosa per taluni versi. Madre e figlia sono quindi sottoposte a minacce di morte, giacché questi sono banditi da quattro soldi; ma, proprio per questo, sono pericolosi. La donna non ha ancora capito che il tizio da lei rimorchiato al bar aveva congegnato un piano per arrivare proprio a questo punto. Se ne accorge, riconoscendolo dalla voce, nonostante lui non si sia tolto la maschera; ma è troppo tardi per recriminare. In breve, i tre delinquenti pretendono, minacciandole la figlia, che la direttrice di banca compia una rapina per loro conto, nell'istituto di credito dove lavora. La donna a questo punto commette l’errore di perdere il controllo ed aggredire, seppure verbalmente, i tre individui armati, che potrebbero facilmente uccidere sia lei, che la figlia. La situazione degenera, e Ferox, la donna leopardo, che, richiamata in loco dall'istinto o da una percezione più sottile, si trova su un albero, in giardino, fiuta un pesante odore di paura e di pazzia. Decide di non entrare nella casa, sebbene, con la sua velocità, sia quasi sicura di poter uccidere i tre delinquenti in pochi secondi. Lancia invece un piccolo sasso contro una finestra, ottenendo di attirare all’esterno le sue prede. La loro spavalderia li conduce in una trappola mortale. Puntano inutilmente le pistole in tutte le direzioni, ma i loro occhi non vedono al buio. Gli occhi di Ferox viceversa luccicano, come quelli di ogni felino, provocando uno dei tre teppisti, che le esplode contro l'intero caricatore della pistola. Tempo sprecato, dato che la mutante felina si è già mossa, con una velocità incomparabile. Potrebbe stenderli, senza impiegare gli artigli, ma uno di loro decide di tornare in casa, per rivalersi sulle sue vittime. Così facendo, sancisce la sua fine, ed anche quella degli altri due. Cinque artigli percorrono dolorosamente la sua schiena, ledendo profondamente le fasce muscolari della marmaglia umana. Il sangue scorre in abbondanza, ed il primo delinquente crolla al suolo agonizzante. Nel successivo balzo, la donna leopardo piove addosso agli altri due banditi, e dieci nuove ferite profonde si originano dai punti in cui le dita di ambedue le mani di Ferox raggiungono il bersaglio. A circa un miliardo di chilometri di distanza, mentre l’astronave dell'insettoide Zzaax si allontana da una piccola luna rocciosa di Saturno, i demoni sulfurei, detti demosurt, utilizzano i loro poteri magici per tracciarne la rotta, per poterla poi seguire in un secondo tempo. I demoni sulfurei di Saturno non sono infatti in grado di eguagliare la velocità sub-luce dei nemici, ma ci sono altri modi di dislocarsi attraverso lo spazio ed il tempo. Il velivolo spaziale di Zzaax, conosciuto come la Fluttuatrice tra i Mondi, sfrutta le correnti solari, mediante vele enormi che si dispiegano nel vuoto cosmico. All’interno del sistema solare è infatti poco funzionale superare la velocità della luce: si rischierebbe di impattare contro un pianeta, un satellite o un asteroide. Clara, Rebecca e Cyberdog, assistono, dagli oblò computerizzati dell’astronave, al viaggio verso la Terra. Le immense vele cosmiche, prodotto di una tecnologia superiore, attirano tutta la loro attenzione, e lo spettacolo delle stelle, incredibilmente luminose, è incomparabile. Lo scienziato insettoide Zzaax invece è concentrato nella conduzione dell’astronave, che richiede l’osservazione e la verifica costante di numerosi display, sui quali pulsano dati espressi da simboli alieni. Il prisma cosmico, trovato in una grotta su una piccola luna rocciosa di Saturno, galleggia al centro della sala comando del veicolo cosmico, e studia gli organismi, biologici e tecnomeccanici presenti. I pensieri del prisma cosmico sono imperscrutabili; ammesso che si possa utilizzare il termine riduttivo di “pensiero” per definire le elaborazioni di quell’entità senza tempo. Zzaax vuole riportare sul loro pianeta gli ospiti, che lo hanno assistito nell’ultima missione; ma non ha preso in considerazione che i demosurt possano attuare la loro inevitabile vendetta in tempi brevi. Quando la Fluttuatrice tra i Mondi passa accanto alla Luna, i demoni sulfurei di Saturno rilevano le circostanze favorevoli ad un salto spaziale, e lo realizzano. Un varco dimensionale si apre in una zona non lontana da Base Luna, dove i due reptoid e Drago Nero stazionano da quando i serpentoidi iniziarono il conflitto con Evolution ed i suoi alleati. Base Luna, essendo essa stessa dotata di consapevolezza, ha deciso da tempo con quale fazione allearsi, optando per Evolution. I serpentoidi, quindi, per il momento si limitano ad osservare il pianeta Terra, grazie alle loro strumentazioni superiori. Inoltre, Stritolatore e Sysform si aggirano tra i terrestri, analizzando criticamente i loro costumi arretrati, evitando nel contempo di scatenare le ire dei mutanti di Evolution e del drago alieno Dragonfire. In questo contesto, si inseriscono i demosurt, il cui solo desiderio è di riprendersi il prisma, sebbene non sia mai stato veramente in loro possesso. Trattandosi di alieni, abituati a spadroneggiare su lune praticamente disabitate, i demoni sulfurei non sono in grado di quantificare il pericolo che corrono attaccando Drago Nero. L’automa, massiccio come Dragonfire, è fermo all’esterno di Base Luna, in uno degli enormi crateri, prodotti da impatti avvenuti in un passato remotissimo. Drago Nero è illuminato dalla Terra, e lo si potrebbe confondere con una statua dedicata ad una divinità terrificante. Quando però i demosurt si avvicinano troppo a Drago Nero, i suoi sensori si attivano, inducendo il robot a chiedersi chi osi disturbarlo. Il cervello elettronico dell’automa senziente analizza i dati disponibili, deducendo che sia atto un nuovo attacco a Base Luna. I demosurt sono entità semi-gassose, che riescono ad avere la meglio contro i nemici grazie alla loro attitudine di invaderne le vie respiratorie. Un demosurt, che si presenta come una nube giallastra, densa e palpitante, scivola letteralmente intorno ed addosso a Drago Nero. Subito il malvagio aggressore cerca di localizzare l’accesso alle vie respiratorie di quel colosso coperto di metallo nero. Il punto è che Drago Nero è fatto di metallo, non ne è solo ricoperto. Non ha necessità di respirare, giacché non deve ossigenare il sangue che non ha. Drago Nero tuttavia constata come l’esposizione ai gas solforosi potrebbero alla lunga danneggiare anche un'armatura come la sua. Di conseguenza, colpisce il demosurt con un pugno che avrebbe sfondato un muro di cemento armato. Come era prevedibile, il demosurt non subisce alcun danno. Drago Nero è sorpreso lui stesso di avere posto in essere quella mossa da eroe dei fumetti. Si vede, dice tra sé, che a forza di frequentare Dragonfire ed Evolution, se ne assimilano alcuni comportamenti stravaganti. L’automa, mentre pensa agli amici che stanno sulla Terra, prova uno strano calore al centro del suo enorme petto. Dragonfire, a distanza di oltre trecentocinquantamila chilometri, volge lo sguardo verso la Luna, come se avesse percepito che qualcosa sta accadendo ad un suo amico. Frattanto la Fluttuatrice tra i Mondi scende sulla Terra, dopo avere ripiegato le sue immense vele spaziali. Ad attendere Cyberdog, Clara e Rebecca, ci sono i mutanti di Evolution, inviati in loco dal dottor Occulto. L’insettoide Zzaax accoglie con interesse i mutanti, avendone studiato le gesta. Kong, l’uomo bestia di Evolution, è il primo a farsi avanti, affascinato dalle meraviglie tecnologiche contenute nell’astronave. Il prisma cosmico brilla e pulsa, mentre si rivolge a tutti i presenti contemporaneamente. Ed ognuno di loro lo sente esprimersi in maniera diversa: con le parole più adatte. Così come ha fatto il dottor Occulto, anche il maligno Uglux ha monitorato l'arrivo sulla Terra di quell'oggetto di grande potere, che tutti iniziano a conoscere come il prisma cosmico. Grossi camion arrivano velocemente, per scaricare un numero impressionante di nuovi zombie. La Maga prende in consegna le ragazzine Rebecca e Clara; questa non è la loro lotta, mentre Evolution ed il drago non cercavano di meglio. Bisogna riconoscere ad Uglux ed a Maschera di Ferro una perseverazione pressoché incrollabile. Il mago mutaforma ed il pazzo corazzato si lanciano all'attacco, seguiti dai più lenti zombie. Uglux lancia un potente incantesimo di costrizione, che in qualche modo riesce ad interferire con i motori della Fluttuatrice tra i Mondi. Lo scienziato insettoide gradirebbe tornare alle sue faccende spaziali, non essendo in alcun modo interessato ai piccoli giochi di potere tra super-eroi e super-criminali. Finché l'astronave rimane a Terra, il pessimo duo può tentare di mettere le mani sul prisma; peraltro nessuno dei due ha idea di cosa si tratti, né i rischi che corrono cercando di prenderlo con la forza. Una torma di zombie, circa una decina, tenta un attacco concentrico ai danni di Dragonfire, che, immobile, aspetta che gli si accalchino addosso. Poi iniziano a morderlo, col solo risultato di rompersi i denti marci. Ferox schizza addosso a Uglux, che nel frattempo ha incrementato le sue dimensioni, assorbendo pietre e legno. Il mutaforma estroflette dalla sua mano artificiale alcune grosse lame feroci, che bramano di bere il sangue della mutante. Però avere in mano un coltello o una spada non basta, se non si sa come adoperarli. Uglux non ha semplicemente la velocità per contrapporsi alla donna leopardo. Fulminatore se la prende con Maschera di Ferro, la cui armatura regge decisamente bene contro le sue scariche elettriche ad alto potenziale. Evolution ha dimostrato numerosissime volte di saper lavorare come un gruppo di demolitori. Kong, colpisce a piedi uniti Maschera di Ferro, distratto da Fulminatore. La Maga, sebbene stia in disparte con le ragazzine e con il cagnolino cibernetico, coglie a sua volta di sorpresa Uglux, che perde per un attimo il controllo del suo incantesimo traente. L'astronave di Zzaax riprende istantaneamente vita, staccandosi dal suolo a velocità vertiginosa. Dragonfire sceglie quel momento per liberarsi di tutti gli zombie che gli gravano addosso. È chiaro che l'alieno di Evolution aveva intenzione di usare i morti viventi come proiettili; gli zombie non possono opporsi in alcun modo alla super-forza del drago, e volano contro Maschera di Ferro ed Uglux. Il pazzo corazzato subisce il terzo impatto nel giro di pochi minuti, ed il computer della sua armatura si sovraccarica per i troppi allarmi che si attivano. La coda del drago sibila terribilmente, giungendo infine a contatto con la dura scorza di Uglux, che sembra quasi esplodere. Ferox, per non imbrattarsi con le secrezioni purulente degli zombie, li colpisce con terrificanti unghiate alle gambe. La donna leopardo usa le mani ed i piedi, provvisti di ben venti pugnali di materiale corneo più duro dell'acciaio. Rebecca, in ossequio alla sua predisposizione licantropica, ulula un suo urlo di battaglia e di vittoria. Chiara ringrazia ancora una volta il suo tecno-ragno per averle donato una nuova vita, e si ripromette di partecipare presto alle battaglie di Evolution. Cyberdog, che ha già lottato a fianco di Ferox, vorrebbe lanciarsi nella mischia, ma poi decide di proteggere le sue nuove amiche. Alcuni zombie, tenuti di riserva dal fastidioso duo, entrano in azione, con la lentezza che è la loro caratteristica distintiva. I mutanti ed il drago osservano perplessi l'iniziativa disperata di Uglux e di Maschera di Ferro, che, nel frattempo, si sono rimessi in piedi. Il mago mutaforma pensa sia il caso di disimpegnarsi, ed anche Maschera di Ferro, che di solito cerca la rissa, ammette lo svantaggio di forze. Dieci zombie in più non hanno la minima possibilità contro il solo Dragonfire; figuriamoci quanto resisterebbero se dovessero lottare anche contro Evolution. Fulminatore si prepara ad eliminarli tutti, in un colpo solo, ma la Maga, analizzati psionicamente i nuovi arrivati, lancia l'allarme bomba. Agli zombie non importa di saltare in aria, tanto sono già morti. Meglio sparpagliarsi in una volta sola, che aspettare i topi. Le uniche che potrebbero subire danni dai kamikaze zombie sono le ragazzine Rebecca e Clara. Cyberdog dispone viceversa di numerosi talenti, per sottrarsi al piano di fuga di Maschera di Ferro ed Uglux. Intanto, i morti viventi si sono avvicinati fin troppo ai loro veri bersagli. Ma ecco che Dragonfire si allontana velocemente, a bordo del suo dragoncraft, con lui ci sono Rebecca, Clara e Cyberdog. Nel preciso istante della deflagrazione, Ferox e Kong impiegano le loro super-agilità per evitare le schegge delle granate ed i frammenti dei morti scoppiati. Fulminatore e la Maga invece proiettano in avanti le loro energie, elettriche e psicocinetiche, costruendo una barriera quasi invalicabile. Maschera di Ferro e Uglux tagliano la corda, ma Dragonfire ed Evolution sono ormai abituati alle loro uscite di scena di tipo fumettistico, con tanto di minacce di vario tipo.

giovedì 18 agosto 2011

DEMONI SULFUREI DELLE LUNE DI SATURNO_4° libro_148° episodio

Quando lo scienziato insettoide Zzaax giunse sulla Terra, nel corso di una sua battaglia, incontrò il cagnolino soprannominato “Rifiuto”; impressionato dalla cattiva sorte del simpatico animaletto, l'extraterrestre gli donò il Transformatron. Mentre Zzaax riprendeva il suo viaggio attraverso le dimensioni, la nuova simbiosi tra il cagnolino e l'organismo biomeccanico originava Cyberdog. Più recentemente, fu il Transformatron ad intenerirsi per la malattia di una coraggiosa bambina terrestre. Transformatron colse allora l'occasione per replicare se stesso, nella forma di un ragno di metallo vivente, che instaurò una simbiosi molto proficua con la piccola umana. Quando l'essere senziente, prodotto per gemmazione, prese contatto con la nuca della bambina, analizzò i guasti presenti, ed agì di conseguenza. I tentacoli filamentosi giunsero ovunque in quel corpo martoriato, cercando e distruggendo le cellule traditrici. Organi praticamente inutilizzabili furono sostituiti con realizzazioni completamente ignote alla medicina ed all'ingegneria di questo mondo. La bambina, che si era sdraiata, priva di speranza di guarigione, in un letto di morte, venne sostituita da un essere più che umano. I medici, che l'avevano data per spacciata, ordinarono diversi esami diagnostici, per giustificare scientificamente l'avvenuto miracolo. Il tecnoragno però provvide ad ingannare le macchine, o meglio: si alleò con esse per evitare che gli umani scoprissero ciò che era avvenuto. La diagnostica per immagini provò a forzare quegli ostacoli, ma fornì solo referti di difficile interpretazione. I tentacoli del tecnoragno erano fantasmi, ed il tecnoragno stesso sapeva dissimularsi in maniera quasi assoluta. Clara, questo il nome della bambina simbiotica, pensa e sogna della vita che ha di fronte, e della morte che poteva coglierla. Il tecnoragno le parla nel sonno; Clara lo ha già incontrato diverse volte, mentre cammina nei contesti onirici elaborati dalla sua giovane mente. Il tecnoragno è una specie di cagnolino, che però di zampe ne ha otto. Brilla, quando i raggi del sole lo illuminano, ma questo accade solo nei sogni, giacché, nella vita reale, è molto più riservato. Cyberdog è ovviamente interessato alla nuova vita di Clara, ed il Transformatron vuole sapere come si comporta quel suo figlio biomeccanico. Il tecnoragno ha narrato a Clara di provenire da un altro mondo, molto diverso dalla Terra. Clara, la cui vita ha ripreso a scorrere con maggiore impeto, si sorprende a scrutare il cielo di notte. Una cosa che le era capitato di fare poche volte, prima della malattia, e sicuramente con un'intensità minore. Quelle che i terrestri chiamano “stelle cadenti” sono meteoriti, che si incendiano entrando nell'atmosfera. A volte però non si tratta di rocce, specie quando non si limitano a precipitare al suolo. Indubbiamente la simbiosi con il tecnoragno ha aperto la mente a quella bambina, peraltro già apprezzabilmente intelligente. Pochi tra i terrestri credono nella vita su altri mondi: che presunzione! Clara sa che l'Universo è pieno di vita, e non si tratta solo di vita organica e cellulare. Quella notte, forse il Transformatron ed il tecnoragno si sono dati un appuntamento, senza avvertire i rispettivi ospiti, o portatori che dir si voglia. Quella notte, anche Cyberdog guarda le stelle in cielo. Clara ed il super-cagnolino scorgono entrambi un corpo luminoso, muoversi in maniera del tutto originale, sullo sfondo stellato. Forse Transformatron ed il tecnoragno sanno che Zzaax sta arrivando per loro, ma non lo hanno ancora detto ai loro simbionti. Neppure Transformatron ed il tecnoragno sanno però che alcuni giovani lupi mannari scorrazzano nei paraggi. La trama del destino sta avvolgendo e coinvolgendo alcuni personaggi che hanno un legame con Evolution. Mentre ciò si verifica, il potere della Navigatrice rileva la correlazione. Il dottor Occulto, che dal piano astrale sovrintende buona parte di ciò che avviene sul pianeta Terra, registra l'attività extraterrestre in avvicinamento. A vederlo, si direbbe un meccanoide; il realtà Zzaax è uno scienziato insettoide, autoevolutosi mediante innesti di metallo senziente. Torna sulla Terra perché è convinto che Cyberdog possa assisterlo efficacemente nella sua battaglia contro i demoni sulfurei delle lune di Saturno. Zzaax arriva per Cyberdog e per il Transformatron, ma coinvolgerà nella sua missione anche Clara e la lupetta mannara Rebecca. I sei occhi sfaccettati di Zzaax, guardano contemporaneamente i numerosi display della cabina di comando della sua astronave. Le sue sei zampe, munite ognuna di tre pseudodita, gli consentono di camminare su pavimento, soffitto e pareti. Esegue manovre a velocità eccezionale, con perizia e precisione da computer di classe eccelsa. La mannara Rebecca corre a perdifiato nei campi e nei boschi, libera più di quanto avrebbe creduto possibile. Con lei, corrono i suoi amici, mannari per nascita e non per trasformazione. Il gruppetto dei ragazzini terribili si muove a due o quattro zampe, saltando ed ululando. Quando sbucano all'aperto, in un campo incolto, la nave spaziale di Zzaax sta apprestandosi ad atterrare, senza produrre alcun suono udibile, neppure dalle orecchie acute di quei giovani licantropi. Clara si è alzata nella notte, spinta da qualcosa che non saprebbe definire. Il suo tecnoragno la guida ad un incontro che le cambierà la vita, ma del resto il tecnoragno la vita a Clara l'ha già cambiata una volta, trasformandola in ciò che è. Il messaggio di Zzaax era diretto al Transformatron, ma il tecnoragno, essendone una derivazione, lo ha ricevuto a sua volta. Cyberdog non ha mai visto, né saputo di navette spaziali, come del resto gran parte dei terrestri, con due o quattro zampe. Il super cagnolino è sempre stato curioso ed intelligente; quindi non si tira indietro quando lo sportello della navetta si spalanca. Si proietta all'interno, dove incontra nuovamente Zzaax, che diede origine alla sua nuova esistenza. L'extraterrestre è felice che il cagnolino terrestre non intenda separarsi dal Transformatron. In effetti, se lo facesse, tornerebbe ad essere la povera creatura che gli stolti chiamavano “Rifiuto”. Zzaax accoglierebbe con un alzata di sopracciglio il tecnoragno e Clara, ma, pur avendo sei occhi, Zzaax è sprovvisto di sopraccigli. Finanche uno scienziato extraterrestre come lui prova un attimo di sconcerto, notando quel gruppetto di strani bipedi, che, accanto alla sua astronave, la annusano attentamente. Evidentemente il velivolo spaziale emette un buon odore, perché una lupetta si sporge a guardare dentro. Rebecca è una sorta di capo gruppo, nell'organizzare i giochi dei suoi amici. Adesso però loro non sono più così ben disposti a seguirla. L'arrivo di alcuni umani, a bordo di fuoristrada, induce i piccoli mannari a ritirarsi nel bosco. Invece Rebecca decide di nascondersi a bordo dell'astronave di Zzaax. Lui, l'insettoide extraterrestre, decide per una manovra di disimpegno rapido: il suo velivolo spaziale si allontana ad una tale velocità che gli umani sospettano di aver sofferto di allucinazioni. La scelta istintiva di Rebecca ha scombussolato i suoi amici, che però adesso devono cercare di sfuggire a quegli uomini che li inseguono. Zzaax pilota la sua astronave, che, nonostante sia di dimensioni contenute, è provvista di tutta le tecnologia necessaria a viaggiare entro il sistema solare ed oltre. Clara, Rebecca e Cyberdog sono gli ospiti di Zzaax; di conseguenza il computer di bordo provvede a fornire loro una sistemazione per il viaggio. Le due ragazzine sono ovviamente portate a stringersi l’una contro l’altra, per non farsi schiacciare psicologicamente dagli eventi a dir poco fuori controllo. Il cyber cagnolino solidarizza con loro, desideroso di un contatto fisico con esseri a sangue caldo. Mentre la navetta spaziale si innalza fin oltre l’atmosfera terrestre, le tre creature terrestri osservano con meraviglia il passaggio dall’azzurro del cielo al nero dello Spazio. Poi Zzaax accelera, dopo aver rilevato una traccia gravitazionale in grado di condurre la navetta nella direzione voluta: Saturno. A questo punto, Rebecca, Clara e Cyberdog avvertono, ognuno a proprio modo, una modificazione nella percezione del tempo. Non saprebbero più dire se sia giorno o notte, né se stiano trascorrendo ore o giorni. Il cyber cagnolino ha naturalmente un’idea del passaggio del tempo legata al succedersi delle albe e dei tramonti. Rebecca, che è una licantropa acquisita, è molto sensibile alle fasi lunari. Clara, sebbene potenziata dal tecnoragno, è ancora sostanzialmente umana. Durante il viaggio verso Saturno, mancano le albe ed i tramonti, giacché la Terra è lontana. Per lo stesso motivo, i sensori licantropici di Rebecca non hanno idea di cosa stia facendo la Luna. Clara invece riesce a mantenere una serenità d’animo sorprendente, che contagia poco a poco Cyberdog e Rebecca. Sul pianeta Terra, i tizi armati fino ai denti, che hanno messo in fuga i giovani mannari, si aggirano per la boscaglia. Mercenari, ai quali è stato promesso un lauto pagamento per la cattura di licantropi vivi, vorrebbero scaricare i loro fucili con proiettili di gomma addosso a qualcuno. Non visto, perché non vuole farsi vedere, il lupo nero li osserva e li tiene d’occhio. Le sue zanne possenti sono pronte a chiudersi su braccia e gambe, se quei maiali bipedi oseranno ferire i giovani mannari. Rebecca non pensa ai suoi amici, essendo immersa in una profusione di suoni ed immagini che il suo cervello cerca di ordinare. Saturno ha oltre sessanta satelliti naturali, con diametri che vanno da meno di un chilometro a oltre cinquemila! Saturno nel nostro sistema solare è un gigante, secondo solo a Giove, ed è talmente grosso che può permettersi un proprio sistema di lune ed anelli. Zzaax non intende coinvolgere le ragazzine terrestri e neppure il cyber cagnolino nella sua guerra contro i demoni sulfurei. Lui stesso non intende attaccare frontalmente e da solo i terribili avversari. Il motivo del coinvolgimento di Cyberdog è che, essendo il simbionte del Transformatron, doveva necessariamente partecipare ad una ricerca, possibilmente molto discreta su una delle lune di Saturno. Il manufatto che Zzaax cerca, si trova in una profonda ed inospitale caverna, su un piccolo mondo desolato. Cyberdog viene provvisto di una tuta spaziale adeguata alle insidie dell’ambiente a dir poco avverso. Come si è già visto più volte, il cagnolino cibernetico è la manifestazione del coraggio. Moltissimi terrestri conservano un buon ricordo di piccoli amici a quattro zampe, che non si sono mai tirati indietro di fronte ad una nuova avventura. Cyberdog è quello ed anche di più. Rebecca e Clara provano una certa invidia per lui, quando scende spavaldo dalla navetta, ed inizia a saltellare su quelle rocce infide. Ma i demoni sulfurei, che infestano le lune di Saturno, si sono accorti dell’insolita attività, ed iniziano a muoversi verso Cyberdog, con intenti per nulla benevoli. Il planetoide roccioso non ha una gravità apprezzabile, e neppure un’atmosfera, respirabile o meno. La tuta fornita da Zzaax supplisce a tutto ciò, grazie anche alle capacità di adattamento dei Transformatron ed ovviamente di Cyberdog. Rebecca e Clara seguono l’evolversi della missione sui monitor dell’astronave. Tra loro iniziano a parlare dei motivi per i quali un esploratore spaziale come Zzaax abbia bisogno di qualcun altro per una camminata insolita su un mondo lontano, ma apparentemente priva di pericoli. Sbagliano a ritenere che il cagnolino cibernetico non corra rischi, e se ne avvedono quasi subito, con la comparsa di alcune formazioni di fumo giallo, che convergono in maniera inequivoca verso il piccolo esploratore. Tansformatron incita il suo simbionte canino a procedere più velocemente, mentre l’olfatto di Cyberdog, che non dovrebbe funzionare in assenza di aria, rileva viceversa una traccia di ciò che Zzaax cerca. Lo scienziato insettoide si colloca di fronte ad una strumentazione, che si rivela essere un lanciaraggi di precisione. Ma non prima di avere coinvolto le due ragazzine terrestri in un videogame estremamente realistico. Loro due, Clara e Rebecca, non hanno il tempo di pensare alle loro mamme ed alla Terra, altrimenti forse non asseconderebbero con quella sollecitudine i desideri dell’alieno. I demoni sulfurei, in forma gassosa volano sulla superficie del piccolo mondo desolato. Si direbbe che il vento li spinga, ma in realtà la loro forza motrice è più simile alla magia. Quando Cyberdog si avvede delle presenze incombenti, potrebbe essere troppo tardi; sennonché i raggi sparati dalla nave spaziale di Zzaax iniziano a bersagliare i demoni delle lune di Saturno. Sebbene i raggi li attraversino, le entità ne risentono in qualche modo, a livello di coesione. Il tecnoragno fornisce a Clara indicazioni sull’ottimizzazione del tiro al bersaglio, che le permettono di centrare più volte i bersagli. Rebecca cerca di fare altrettanto, ma la sua potenzialità licantropica in questo frangente non le è di aiuto. Cyberdog ed il Transformatron intanto si sono infilati in una fenditura di piccole dimensioni; e questo spiega in parte il motivo del loro coinvolgimento da parte di Zzaax. Mentre all’esterno infuria la battaglia tra la navetta spaziale ed i demoni sulfurei, i computer di bordo guidano il formidabile duo simbiotico sul bersaglio. L’oggetto della ricerca è una forma geometrica forse più che tridimensionale, in continuo mutamento: le sue facce passano da un minimo di quattro ad una quantità incalcolabile, nel giro di un secondo, o meno. Il prisma emette una luminosità intermittente, di colori che paiono quasi trasmettere suoni musicali e molto altro. Cyberdog non ha mai visto una cosa simile, e neppure il Transformatron, giacché il prisma è unico nel sistema solare. I demoni sulfurei sapevano del prisma, ma non osavano avvicinarsi troppo ad esso, conoscendo le leggende sul suo conto. Ora però il prisma si solleva spontaneamente dal suo letto di roccia, orbita su se stesso come un sole di puro cristallo di inimmaginabile fattura, ed infine ordina a Cyberdog ed al Transformatron di guidarlo all’astronave. Come se quella manifestazione difficilmente definibile avesse scelto da che parte stare nel conflitto in corso, segue i due simbionti all’esterno. I raggi sparati da Zzaax, Rebecca e Clara hanno disperso i nemici, ma non li hanno distrutti; il rischio è che ora arrivino i rinforzi, i loro ovviamente. Ma il prisma ha disposto diversamente, perché trasporta se stesso, Transformatron e Cyberdog nel velivolo spaziale, senza neppure attendere l’apertura delle porte a tenuta stagna. Ora a Zzaax non resta che allontanarsi alla massima velocità da quella piccola luna del gigantesco pianeta Saturno. Sulla Terra, ignaro del destino della sua protetta Rebecca, il lupo nero decide di intervenire contro i mercenari, che, in quanto tali, attribuiscono ad ogni vita un prezzo, più che un valore. Come avvoltoi si lanciano sul gruppo dei giovani mannari in fuga, brandendo armi che potrebbero facilmente ucciderli. I mercenari sono protetti da cotte di maglia metalliche, contro gli artigli e le zanne dei quasi lupi. Sfortunatamente per loro, il lupo nero è una sorta di demone benigno, che trae la sua forza dalla Natura stessa; quindi nei boschi è ancora più forte. Il suo balzo è veloce, improvviso e sconvolgente. L’intero gruppo dei mercenari si trova a terra, con un grosso lupo nero a distanza di pericolo certo. Con la testolina che si ritrovano, potrebbero cercare di sparargli, ma il suo sguardo di fuoco induce in loro un tale terrore che si immobilizzano, senza però riuscire a bloccare quel tremore nelle gambe, che salva loro la vita.

venerdì 12 agosto 2011

CARESTIA VIVE, GLI UMANI MUOIONO_4° libro_147° episodio

Dragonfire, Evolution e la K-Force di Akros lottarono e vinsero contro i cavalieri dell'Apocalisse di Moloch. Drexx la velocista e Fulminatore furono la causa della distruzione di Carestia. Il potere dirompente del mutante terrestre si fece strada strada entro la sostanza di Carestia, ma solo dopo che la super-eroina di Akros lo ebbe infilzato con uno spuntone metallico. A differenza di ciò che accade con i mortali, questi esseri che chiamiamo genericamente “demoni” non hanno un rapporto di dipendenza assoluta nei confronti della loro manifestazione fisica. Sono difficili da uccidere, e, come se non bastasse, non muoiono veramente. Possiamo considerarli soprannaturali proprio perché risalgono con relativa facilità la china della morte, che, per gli esseri nati da un uovo o da un utero, è oltremodo ripida. Carestia dà il meglio di sé non nei combattimenti campali, come Guerra, bensì negli assembramenti di migliaia o milioni di umani, che si trascinano nel fango o nella sabbia, morendo un po' alla volta. Carestia torna alla sua demoniaca vita tutte le volte che gli umani, nella loro abissale stupidità, permettono ai loro simili di morire di fame. Si parla di carestia, con la “c” minuscola, ma lui non si offende, e continua a lavorare per distaccare la carne dalle ossa. Dovunque ci siano umani ricchi ed umani così poveri da morire di fame, là è Carestia. Potremmo forse distruggere la sua forma fisica del momento, come fecero Drexx e Fulminatore, ma Carestia si rigenererebbe subito altrove, il un luogo ove stupide madri mettano al mondo figli, destinati alla fame ed alla morte per consunzione. Finché ci saranno, sulla Terra, su Akros o su altri mondi, degli esseri, che si ostinino a tentare di vivere in posti invivibili, Carestia vincerà. Anche quest'anno, in una zona desertica ed inospitale del continente nero, le piogge non sono arrivate. In compenso, più a nord, le alluvioni hanno investito, trascinato e distrutto tutti gli insediamenti umani, realizzati con materiali da costruzione improponibili. Gente, che non è in grado di apprendere alcunché dall'esperienza, continua a scavare nella sabbia, buttando alla rinfusa semi che non cresceranno mai. Mentre le nazioni ricche disputano di finanza e di tassi d'interesse, qui il problema è riuscire a mangiare qualche cosa. Gli scorpioni ed i serpenti hanno capito l'antifona, allontanandosi da quella moltitudine di umani accampati nella sabbia. Prima che il sole aspiri tutta l'energia residua in quei corpi debolissimi, il loro istinto di sopravvivenza ordina loro di alzarsi e di camminare. Più che altro, arrancano come zombie, cadendo e rialzandosi. Dopo un po', i più debilitati non ce la fanno più, e rimangono a terra, in attesa che la terra li reclami e li aspiri. Carestia inizia a prendere forma, traendo consistenza dalle energie che sfuggono a quei viventi schiacciati dagli stenti. In quell'inferno in terra, con temperature che cuociono letteralmente la carne, Dragonfire osserva quella miseria umana. Il drago di Evolution, che è in grado di sprigionare la fiamma cosmica, non risente in alcun modo delle condizioni climatiche del deserto. Essendo un rettile alieno, Dragonfire converte i fotoni provenienti dal Sole in bio-energia. Per cui la sua forza è al massimo, oltre la comprensione umana. Il drago preferirebbe affrontare una torma di nemici, piuttosto che dover assistere a quella morte di massa. Il possente super-eroe vede i bambini, in braccio alle madri emaciate, prive di latte. I bambini paiono chiedere alle mamme per quale motivo li abbiano partoriti in simili condizioni di indescrivibile miseria. Affrontare e sconfiggere Carestia adesso gli darebbe grande soddisfazione, ma sarebbe solo una vittoria simbolica, non una rimozione delle cause del male. I demoni prosperano sulla Terra perché gli umani, che pretendono che questo mondo sia il loro, sono malvagi e stupidi. Dragonfire mostrerà a Carestia tutta la sua forza ineguagliabile, ma prima vuole fare qualcosa per attenuare le sofferenze di quella marea umana, sempre più lenta, ma sempre più grande. Carestia è già un potente fantasma, che, ben lungi dal voler confliggere con il drago, lavora per distribuire a piene mani la disperazione, che precede l'agonia e la morte. Nel suo stato d'esistenza, il potente demone dedica ogni impegno alla cura dei particolari: respiri sempre più lenti e faticosi, stomaci che si raggrumano su sé stessi, arsura che pervade ogni cellula del corpo. È una specie di demoniaco direttore d'orchestra, invitato dagli stupidi umani a dirigere la loro stessa fine. Dragonfire non dispone del potere di far crescere la vegetazione; il drago ha peraltro notato più volte come sia più facile distruggere, piuttosto che creare. Le forme di vita sono episodi nati per essere tali. La Natura non si cura della morte delle forme di vita, preferendo innovare piuttosto che riparare. Eppure Dragonfire vorrebbe contenere le sofferenze di quella enorme massa umana. Levatosi in volo, grazie al suo dragoncraft, l'alieno di Evolution scorge in lontananza una colossale diga, che delimita un lago artificiale. La zona desertica, dove si svolge la tragedia umana delle vittime di Carestia, potrebbe tornare fertile, qualora acqua e limo la invadessero. Il drago riflette che taluni popoli si scavano letteralmente la fossa perché non si ingegnano ad accumulare le acque piovane, e ad incanalare le acque dei fiumi. Chi ha costruito la diga, verso la quale Dragonfire vola, intendeva produrre energia idroelettrica. Un progetto ammirevole, ma con effetti collaterali a dir poco disastrosi. Il drago non può far crescere il grano, ma la sua forza inimmaginabile è in grado di distruggere anche una diga di quelle dimensioni. La struttura è ovviamente vigilata, e le guardie non credono ai loro occhi, quando il colosso verde si avvicina velocemente. Dragonfire ha imparato da tempo ad esprimersi con suoni comprensibili agli umani, ma, anche così, la sua voce tonante da rettile spaziale non comunica di certo rassicurazione. La richiesta del drago è di lasciare fuoriuscire dalla diga un quantitativo d'acqua tale da irrigare la zona sottostante. A queste condizioni, lui non sarebbe costretto ad abbattere l'enorme barriera. L'interlocutore è impressionante e di potere distruttivo indiscutibile, eppure la presunzione insita nella natura umana li porta sovente alla rovina. Un piccolo uomo, che si sente padrone di tutta la baracca, solleva al massimo la testa, per guardare negli occhi Dragonfire. L'umano si illude che il destino lo stia mettendo alla prova, per dimostrare che gli uomini sono sempre e comunque più formidabili dei draghi, sebbene i draghi siano la manifestazione fisica della forza indomabile. Il piccolo uomo è un pazzo, ed i suoi assistenti assistono preoccupati al suo patetico tentativo di imporre un punto di vista privo di serie argomentazioni ad un essere di potenza smisurata, che potrebbe annientarlo con un soffio. La multinazionale, padrona della diga, conta molto più delle vite di innumerevoli straccioni: questo pensa e dice il direttore dell'impianto. Dragonfire, abituato a combattere contro veri nemici, lo scruta dall'alto, come se fosse un insetto da schiacciare. Settecento chili e tre metri di drago verde e squamoso, contro una settantina di chili di debole primate bianchiccio: nessuno scommetterebbe sul secondo. Ecco perché gli addetti alla diga, guardie comprese, fiutano il disastro, ed iniziano a scappare. Ma lui no; il magro ingegnere, simbolo di una razza che si sente padrona della vita e della morte, è pronto a combattere fino alla fine. Il fuscello umano ricorda le parole del suo prete, a proposito di un dio che avrebbe donato questa Terra agli uomini, perché ne facessero ciò che vogliono. Questo dio non tollererebbe le angherie del drago verde, che pare più roccioso della montagna stessa. Il dio della razza padrona, dei bianchi che in quanto tali possono sparare in testa ai neri, non è qui, ma l'ingegnere bianchiccio si sente il suo profeta. Per cui sorride, mentre punta contro Dragonfire la sua pistola di grosso calibro. Il drago sogghigna come sanno fare quelli come lui. E continua a ridergli in faccia anche dopo essere stato colpito da due, tre, quattro proiettili, sparati a bruciapelo. Lo stupido uomo, nonostante la sua scienza, non ha calcolato il rimbalzo dei proiettili, che colpiscono le scaglie di Dragonfire, esplodendo in schegge pericolose. In pratica, gran parte delle detonazioni torna al mittente, il cui volto rimane sfigurato orrendamente. Il tizio non è ancora morto, ma il drago non ha altro tempo da perdere con i cretini. Non avendo il tempo per scavare nel cemento armato con le zampe possenti, Dragonfire carica al massimo la sua super-fiamma, e poi spara dalle fauci una scarica di plasma ad altissima temperatura. Il drago di Evolution sembra un insetto, visto a confronto con la diga, ma il suo potere provoca fratture nel cemento e fusioni nell'acciaio. Il calore incommensurabile giunge dall'altra parte della diga, prima della fiamma stessa. Quando il caldo ed il freddo si incontrano, ha luogo una deflagrazione, che sbriciola il durissimo materiale. La pressione dell'acqua, che pare desiderosa di liberarsi, contribuisce a distruggere la barriera realizzata da uomini geniali ma presuntuosi. La Natura riprende il sopravvento, come è destino che accada, ed una massa incommensurabile di acqua e fango precipita nella valle. La massa degli uomini, delle donne e dei bambini, sempre più provati dalla lunga marcia estenuante, ode il rumore terrificante, e vede giungere l'enorme fiume limaccioso. Dragonfire potrebbe avere alleviato le sofferenze degli umani, uccidendoli in massa. Potrebbe ma non è così, poiché l'enorme alieno ha calcolato che solo una minima parte di quell'acqua investirà le vittime di Carestia. Cadono, ma si rialzano, rinfrancati dal contatto con il liquido più prezioso. L'acqua uccide annegando, ma non in questo caso. Dilaga e nutre il terreno riarso, intridendolo di fango fertile. La gente finalmente beve, dopo un'arsura durata giorni. La valle fin da subito torna a vivere, e l'erba inizia timidamente a spuntare. Dragonfire osserva tutto ciò dall'alto, salutato da una moltitudine festante, alla quale ha donato una seconda possibilità. Carestia, a cavallo tra due mondi, accoglie con sommo disappunto l'intervento del drago, ed è pronto a commettere il suo errore più grande, attaccandolo. Il demone necessita di energia vitale, per manifestarsi compiutamente nel nostro piano dell'esistenza. Carestia pretende dalle sue ex vittime la cessione di tutto ciò che possono dare, ed anche di più. Si illude che gli umani, che aveva soggiogato, provino ancora nei suoi confronti la fascinazione della morte. Ma il contatto coll'acqua ha risvegliato gli animi e la volontà di vivere degli uomini e delle donne, che si alzano orgogliosamente in piedi, sfidando apertamente il loro carnefice. L'ego del demone è forse più grande della sua grande forza; ecco perché si manifesta ugualmente, in mezzo al popolo stremato, raccogliendo con il contatto diretto l'energia che la gente non gli elargirebbe più. Quei fisici indeboliti nulla possono contro Carestia, mentre lui, peggio di qualsiasi vampiro, li prosciuga senza pietà. Poi arriva Dragonfire, che, attento a non danneggiare gli umani con la sua possanza, procede come una valanga inarrestabile contro il suo nemico. Quando lo raggiunge, il demone è talmente carico di energia rubata che brilla di luce propria. Dragonfire carica uno dei suoi potenti pugni, per colpire in maniera dirompente Carestia. L'impatto crea un'onda d'urto tale da costringere a terra tutti gli umani presenti, con le mani a protezione delle orecchie. Il demone della consunzione per fame resiste al colpo del drago, ma gli costa caro in termini di forza disponibile. Attacca a sua volta, sferrando un colpo che ucciderebbe cento uomini; ma Dragonfire è fatto di materia ben più resistente. Il drago di Evolution incassa e para; poi scatta in avanti, in una presa da lotta libera. Le gigantesche braccia, coperte da scaglie pressoché invincibili, avvinghiano il nemico, che non ha quasi memoria di aver mai subito prima gli effetti di una tale forza totale. Dragonfire stringe i denti e stritola sempre più Carestia, che, sebbene non abbia bisogno di respirare, avverte segni di cedimento nella sua forma terrena. Concentrando tutta l'energia residua, prima che il drago gli spezzi la schiena, il demone esplode! Riassemblare le sue componenti non gli risulta facile, ma Carestia ci prova e ci riesce. Dragonfire lo attende a piè fermo, deciso a farla finita con lui nella sola maniera possibile. Gli umani che hanno potuto, sono scivolati lontano dalla battaglia; alcuni sono caduti per non rialzarsi più. La coda del drago sibila, tagliando brutalmente l'aria. Il suono suggerisce l'imminente impatto, che scaglia Carestia a centinaia di metri di distanza. Il drago non corre, bensì balza altissimo, sospinto dai suoi eccezionali muscoli extraterrestri. Il suo attacco non lascia tregua al nemico, contuso e confuso. Dragonfire evoca nuovamente il potere della super-fiamma, adesso che gli umani non corrono il rischio di esserne inceneriti. Carestia potrebbe tentare un attacco di diverso tipo, grazie ai suoi poteri demoniaci non ancora completamente rivelati. Ma Dragonfire ha imparato da tempo a non sottovalutare alcun nemico che ancora si regga in piedi. Subito scatena la super-fiamma, che investe il mostro e le rocce che si trovano alle sue spalle. All'inizio, Carestia non cede, nonostante le rocce inizino a liquefarsi. Poi però, giacché il drago incrementa sempre più la sua leggendaria possanza, accade che la materia della quale è fatto il mostro prende a fumare ed a fondersi. Carestia accenna a venire avanti, benché sia ormai ridotto ad una frazione di ciò che era prima che il drago lo investisse con il suo più grande potere. Infine il mostro che si nutre della distruzione altrui emette un solo, lugubre grido, ed implode su se stesso. Il drago solleva i pugni e la testa verso il cielo, e ruggisce la sua vittoria, in maniera che non possano sussistere dubbi in merito.

venerdì 5 agosto 2011

RIPRODUZIONE ZOMBIE_4° libro_146° episodio

Il carcere di massima sicurezza sorge in una zona poco popolata di un'isola che, nei mesi estivi, diventa meta di molti turisti. Gli altri mesi dell'anno, i residenti pascolano le pecore o cercano di fare il possibile perché l'economia locale non vada del tutto in malora. Un barcone carico di morti viventi prende il largo nella notte, diretto verso l'isola. Sarebbe troppo chiedere agli zombie di saper remare in maniera ordinata; per cui il malvagio mago mutaforma Uglux ha munito il natante di un motore teleguidato. Il corpo di spedizione del sedicente maestro del vudù deve dare l'assalto al carcere, per fornire manodopera al perfido nemico pubblico. Durante la traversata, gli zombie continuano ad agitarsi, ma solo perché, se dovessero fermarsi, rischierebbero di dare una mano alla putrefazione che li accompagna. I morti ambulanti sono stipati in maniera selvaggia in poco spazio, ma le loro esigenze sono minime, come pure le loro sensibilità. Il barcone procede attraverso il mare e le tenebre, fino a giungere alla meta; dopo parecchie ore, si arena infine sulla spiaggia, consentendo a quell'orrido drappello di scendere. Prendono subito a marciare instancabili verso la prigione, in ossequio alle direttive ricevute. Gli animali dei boschi si zittiscono tutti, cercando di capire chi o cosa siano quei cosi, che sembrano umani, ma puzzano ancor di più. I cinghiali, di solito irascibili, li lasciano passare, senza provare ad infilzarli con le loro zanne. Se lo facessero, scoprirebbero che gli zombie non sanguinano, non provano dolore, ed hanno un cattivo carattere. Un altro animale, di solito poco disposto alla trattativa, specie se infastidito, scatta ed azzanna il polpaccio di uno dei morti semoventi di Uglux. La vipera inocula un'apprezzabile dose di veleno, in tessuti privi di circolazione sanguigna: un vero spreco. Lo zombie non rallenta neppure, trascinandosi però dietro la vipera, ancora agganciata alla sua gamba. La prigione di massima sicurezza si erge alla fine del bosco. Le guardie notano la strana processione degli zombie, che si avvicinano, con passo strascicato e costante, ad un edificio dal quale la gente di solito si tiene alla larga. Le guardie chiamano il capo turno, che, con il suo cannocchiale, scruta attentamente i nuovi venuti. Avendo visionato numerosi film horror, il capo delle guardie viene colto da grande agitazione; perché quelli che stanno arrivando sono dei fottuti morti viventi! Che vorranno quei maledetti? Intima un inutile alt, con il megafono; poi ordina ai suoi uomini di sparare per uccidere. Facile a dirsi, giacché quegli affari reggono bene le fucilate, eccetto quando spezzi loro le gambe; in quel caso continuano a muoversi, ma rimangono a terra. I detenuti sentono sparare, e, come belve in gabbia, saltano da una parte all'altra della cella. Mai immaginerebbero di essere destinatari della visita da parte dei morti vudù. Molti tra i detenuti, del vudù, non hanno neppure mai sentito parlare. A considerevole distanza, Uglux concentra tutti i suoi poteri, accresciuti dal recente patto con le divinità oscure. Deve riuscire ad aprire il cancello; altrimenti il suo drappello mortuario non potrebbe completare la sua missione. I pistoni delle massicce serrature si muovono da soli, o almeno così pare a quelli che si trovano nel forte sotto assedio. Poi gli zombie si lanciano contro il portone, spalancandolo. Alcune guardie provano a bloccare i mostri, colpendoli con fucile o con bastoni. Gli zombie reagiscono, come sanno fare loro, azzannando i vivi, per nutrirsi e rigenerare le ferite subite. Il cortile della prigione è un vero macello, con sangue viscido, mescolato a pus e deiezioni putride di vario tipo. Il capo delle guardie rileva come la paga che riceve sia troppo scarsa per morire, e conduce di corsa i suoi uomini ad un'uscita secondaria. Il fuggi fuggi è totale, compresi i pochi civili presenti nella struttura. Infine gli zombie, decimati dalle fucilate, entrano nella zona progettata per la detenzione. La marmaglia sotto chiave è ovviamente spaventata a morte, ma può solo gridare. Uglux ordina allora ai suoi zombi di entrare nelle celle, ed assalire i delinquenti. Il maestro del vudù ha infatti bisogno di rafforzare il suo esercito, e quali migliori candidati di quei cani urlanti, molti dei quali già privi d'anima? I truffatori e gli stupratori sono i primi a cadere sotto l'assalto dei morti viventi. I rapinatori e gli assassini resistono più a lungo, ma, disarmati, possono fare molto poco contro nemici che non sentono paura, né dolore. Il veleno secreto dallo zombie è insito nella sua saliva purulenta, mista a ciò che resta del sangue ristagnante. Il potere del vudù, concesso dalle divinità oscure che osservano dietro la soglia, rende possibile il contagio e la riproduzione dei morti viventi. I mortali morsicati e graffiati gridano per le orribili ferite, che subito si infettano. Poi i loro cuori iniziano a galoppare, pompando il sangue alla massima pressione. Così facendo, i loro corpi provano a combattere contro un nemico sovrannaturale. Il processo di riproduzione dei morti viventi funziona quasi al 100% sugli umani. Nessun intervento della medicina ufficiale potrebbe peraltro invertire la trasformazione, una volta avviata. I detenuti muoiono uno alla volta, con sguardi stravolti e pupille dilatate al massimo. Il parassita necromantico invade a grande velocità i corpi, espellendo le anime. Poi una parvenza di vita si propone in maniera prepotente, ed il nuovo esercito di Uglux marcia fuori dal carcere. Centinaia di servi fedelissimi a costo zero. Sacrificabili, lenti ed ottusi al punto giusto. Gli zombie si disperdono nei boschi, giacché all'aperto basterebbe un solo missile aria-terra per bruciarli tutti. Uglux, esaltato dal successo ottenuto, ordina loro di assalire e divorare chiunque incontrino. Il malvagio mago mutaforma lascia il suo covo, per meglio coordinare quella marea di morte ambulante. L'assalto al carcere di massima sicurezza mette in allarme la polizia e l'esercito, che inviano uomini armati. Ovviamente non sono attrezzati psicologicamente a combattere i morti; questo significa che le fucilate ottengono risultati minimi se non azzoppano o non distruggono le teste degli zombie. Loro, i morti viventi, manifestano una furbizia operativa inaspettata, attaccando in gruppo. Molti militari, isolati dai colleghi, sono schiacciati dal peso numerico dei cadaveri sbavanti. Le zanne dei mostri strappano grossi brani di carne, causando ferite terrificanti, diffondendo nel contempo il contagio. Fulminatore lancia il suo attacco, scaricando un fiume di energia addosso ad uno zombie, che inizia a friggere, ma non cade. Il mutante di Evolution si rende subito conto che i morti viventi possono incassare scariche tremende, continuando a muoversi. Modifica subito la sua strategia d'attacco, utilizzando il suo craft per allontanarsi dai pericolosi cannibali. Singole scariche dirompenti possono recare molto più danno di una fulminazione diffusa. Non ci sono più sistemi nervosi da distruggere, ma le articolazioni sono molto più vulnerabili. Kong assesta ad un cadavere semovente un pugno gigantesco, che lo scaglia a molti metri di distanza. Il mutante velocissimo assesta calci ad altri due zombie, che a paragone suo sembrano quasi fermi. Anche in questo caso, le costole rotte non sono rilevanti, come non lo sono i nervi fulminati. I morti si rialzano, pur muovendosi più lentamente di prima. La soluzione è semplice, sebbene quasi improponibile nel caso in cui si affronti un nemico umano: spezzargli la colonna vertebrale. La grande forza dell'uomo bestia di Evolution spinge i suoi granitici pugni contro le schiene, che letteralmente si frantumano. Una schiena rotta è comunque invalidante, per cui in breve tempo un discreto numero di orridi nemici striscia al suolo, invece di camminare. Kong si allontana sollecitamente da quelle trappole ancora in grado di afferrare e di mordere. Sebbene sua provvisto di un considerevole fattore di guarigione, il mutante non intende testarlo contro i virus magici e necromantici. L'attacco di Ferox è ancora più veloce, sebbene la donna leopardo non sia forte come Kong. Usare gli artigli contro quella carne marcescente non è gratificante come farlo contro un nemico vivo. In breve, le mani ed i piedi della mutante felina si ricoprono di una disgustosa melma infetta. Il dottor Occulto ordina alla formidabile guerriera di allontanarsi da quella bolgia disgustosa, in attesa di capire se le secrezioni degli zombie possano farsi strada attraverso la pelle e la pelliccia. La Maga, forte dell'esperienza dei colleghi, non si avvicina ai morti viventi, ma individua psionicamente una piccola area attiva al centro dei cervelli degli zombie. A questo punto è relativamente facile per la Maga sparare onde d'energia psicocinetica, direttamente contro i piccoli bersagli invisibili. Gli zombi colpiti sussultano, si fermano, provano a muovere un passo, ma precipitano faccia contro terra. Fulminatore non dispone della capacità di individuare le piccolissime aree attive, nei cervelli semi putrefatti, ma la Maga le visualizza per lui, trasmettendogli le coordinate esatte, ove scagliare la sua grande forza. Lavorando in coppia, Maga e Fulminatore iniziano ad operare una vera strage di zombie. Lampi fuoriescono dalle mani del mutante; non proseguono in linea retta, ma pervengono tutti a bersaglio. Le minuscole aree cerebrali ancora attive vengono attraversate con brutalità, e senza possibilità di scampo. Ferox e Kong, decisi ad evitare il contatto fisico con i liquami secreti dagli zombie, impiegano le loro abilità superiori per indirizzare i morti viventi verso la Maga e Fulminatore, che li aspettano per disattivarli. La strage è a senso unico, ma solo perché Evolution ha compreso in fretta e bene come non affrontare gli insoliti nemici. Quelli che cadono al suolo, iniziano un processo di putrefazione rapida. I mutanti del dottor Occulto non stanno uccidendo detenuti evasi, bensì dei non morti pericolosi. Gli zombie che dovessero scappare dall'isola, sarebbero più difficili da rintracciare e sopprimere. Accertata l'impossibilità di invertire la necromanzia che ha trasformato i vivi in non morti, meglio spazzarli via dalla faccia della Terra. Forse gli zombie bramano la pace, forse no; ciò che è certo è che non sarà loro concesso di diffondere l'infezione. Maschera di Ferro decide allora di buttarsi nella mischia, ritenendo a torto che i suoi vecchi nemici di Evolution siano distratti e quindi più vulnerabili. Muovendosi in maniera sorprendentemente silenziosa, il pazzo corazzato si porta alla spalle di Fulminatore, che, ignaro, continua a sparare le sue scariche distruttive contro gli zombie. Maschera di Ferro potrebbe ferire a morte il mutante elettrico, senza preavvisarlo del suo attacco. Kong però se ne avvede, e compie un poderoso balzo, che lo porta alcuni metri sopra le teste della massa dei morti viventi. Il pazzo criminale viene allertato dai sensori della sua armatura, che nel contempo iniziano una manovra di disimpegno. Troppo tardi per resistere ad una valanga mutante che gli piove addosso, sbattendolo a terra. Maschera di Ferro non è ferito; per cui inizia subito a lanciare dardi avvelenati e dirompenti in tutte le direzioni. Kong li schiva, ma preferisce non avvicinarsi troppo al pericoloso nemico. Lo psicopatico coperto di metallo si troverebbe in effetti nelle condizioni di produrre dei danni, essendo gli altri di Evolution impegnati a massacrare quel che resta degli zombie. L'arrivo di Stritolatore rivela però un punto debole nel ragionamento di Maschera di Ferro. Il suo attacco è così veloce che l'armatura non riesce a reagire in tempo. Il serpentoide extraterrestre esercita con le sue possenti spire la massima pressione, per alcuni secondi; e il suo esoscheletro alieno evidenzia una superiorità tecnologica rispetto all'armatura di Maschera di Ferro. Stritolatore colpisce, con tutta la sua forza, per poi scivolare alla massima velocità fuori tiro. L'armatura del pazzo mascherato dispone di grandi capacità di rigenerazione, ma questa volta la battaglia per lui è terminata. Kong lo lascia perdere solo perché deve aiutare i suoi colleghi a ripulire la zona dai cadaveri ambulanti. A quanto pare però alcuni di loro sono riusciti a scappare, e sono arrivati in riva al mare. Alcuni fuorilegge, al soldo di Uglux, sono pronti a traghettarli in salvo dal massacro che avviene alle loro spalle. Il natante si stacca dalla riva, prendendo velocità. Gli zombie non sono particolarmente espressivi, neppure adesso che pare si siano evitati una brutta fine. Eppure qualcuno di loro mostra segni di agitazione quando dall'acqua del mare emerge una colossale creatura verde, che si pone in rotta di collisione con il natante. Dragonfire sembra una roccia minacciosa, in grado di spezzare con facilità la barca carica di morti viventi. Gli sgherri di Uglux provano a sparargli, ma le scaglie del drago di Evolution respingono con facilità le pallottole. Dragonfire afferra la prua del piccola natante, con le sue potentissime zampe. Le dita del drago affondano nel metallo, dilaniandolo. Subito l'acqua marina irrompe nella barca, riempiendola in brevissimo tempo. Gli zombie, che presumibilmente non respirano, non dovrebbero temere l'acqua, ma è anche vero che di solito non sanno nuotare. Silenziosi fino alla fine, scompaiono nelle profondità del mare. Giunti sul fondo, potrebbero anche provare a camminare, sennonché molti sono gli animali interessati ed in grado di divorarli, vivi o morti che siano. Dragonfire esce dall'acqua, tornando sull'isola; mentre passa loro accanto, afferra i due servi di Uglux, gli unici ancora vivi. Li solleva con facilità, e li scaglia lontano. Non annegheranno, ma al termine del volo che stanno compiendo li aspetta un doloroso impatto con il duro terreno dell'isola.