Dragonfire, Evolution e la K-Force di Akros lottarono e vinsero contro i cavalieri dell'Apocalisse di Moloch. Drexx la velocista e Fulminatore furono la causa della distruzione di Carestia. Il potere dirompente del mutante terrestre si fece strada strada entro la sostanza di Carestia, ma solo dopo che la super-eroina di Akros lo ebbe infilzato con uno spuntone metallico. A differenza di ciò che accade con i mortali, questi esseri che chiamiamo genericamente “demoni” non hanno un rapporto di dipendenza assoluta nei confronti della loro manifestazione fisica. Sono difficili da uccidere, e, come se non bastasse, non muoiono veramente. Possiamo considerarli soprannaturali proprio perché risalgono con relativa facilità la china della morte, che, per gli esseri nati da un uovo o da un utero, è oltremodo ripida. Carestia dà il meglio di sé non nei combattimenti campali, come Guerra, bensì negli assembramenti di migliaia o milioni di umani, che si trascinano nel fango o nella sabbia, morendo un po' alla volta. Carestia torna alla sua demoniaca vita tutte le volte che gli umani, nella loro abissale stupidità, permettono ai loro simili di morire di fame. Si parla di carestia, con la “c” minuscola, ma lui non si offende, e continua a lavorare per distaccare la carne dalle ossa. Dovunque ci siano umani ricchi ed umani così poveri da morire di fame, là è Carestia. Potremmo forse distruggere la sua forma fisica del momento, come fecero Drexx e Fulminatore, ma Carestia si rigenererebbe subito altrove, il un luogo ove stupide madri mettano al mondo figli, destinati alla fame ed alla morte per consunzione. Finché ci saranno, sulla Terra, su Akros o su altri mondi, degli esseri, che si ostinino a tentare di vivere in posti invivibili, Carestia vincerà. Anche quest'anno, in una zona desertica ed inospitale del continente nero, le piogge non sono arrivate. In compenso, più a nord, le alluvioni hanno investito, trascinato e distrutto tutti gli insediamenti umani, realizzati con materiali da costruzione improponibili. Gente, che non è in grado di apprendere alcunché dall'esperienza, continua a scavare nella sabbia, buttando alla rinfusa semi che non cresceranno mai. Mentre le nazioni ricche disputano di finanza e di tassi d'interesse, qui il problema è riuscire a mangiare qualche cosa. Gli scorpioni ed i serpenti hanno capito l'antifona, allontanandosi da quella moltitudine di umani accampati nella sabbia. Prima che il sole aspiri tutta l'energia residua in quei corpi debolissimi, il loro istinto di sopravvivenza ordina loro di alzarsi e di camminare. Più che altro, arrancano come zombie, cadendo e rialzandosi. Dopo un po', i più debilitati non ce la fanno più, e rimangono a terra, in attesa che la terra li reclami e li aspiri. Carestia inizia a prendere forma, traendo consistenza dalle energie che sfuggono a quei viventi schiacciati dagli stenti. In quell'inferno in terra, con temperature che cuociono letteralmente la carne, Dragonfire osserva quella miseria umana. Il drago di Evolution, che è in grado di sprigionare la fiamma cosmica, non risente in alcun modo delle condizioni climatiche del deserto. Essendo un rettile alieno, Dragonfire converte i fotoni provenienti dal Sole in bio-energia. Per cui la sua forza è al massimo, oltre la comprensione umana. Il drago preferirebbe affrontare una torma di nemici, piuttosto che dover assistere a quella morte di massa. Il possente super-eroe vede i bambini, in braccio alle madri emaciate, prive di latte. I bambini paiono chiedere alle mamme per quale motivo li abbiano partoriti in simili condizioni di indescrivibile miseria. Affrontare e sconfiggere Carestia adesso gli darebbe grande soddisfazione, ma sarebbe solo una vittoria simbolica, non una rimozione delle cause del male. I demoni prosperano sulla Terra perché gli umani, che pretendono che questo mondo sia il loro, sono malvagi e stupidi. Dragonfire mostrerà a Carestia tutta la sua forza ineguagliabile, ma prima vuole fare qualcosa per attenuare le sofferenze di quella marea umana, sempre più lenta, ma sempre più grande. Carestia è già un potente fantasma, che, ben lungi dal voler confliggere con il drago, lavora per distribuire a piene mani la disperazione, che precede l'agonia e la morte. Nel suo stato d'esistenza, il potente demone dedica ogni impegno alla cura dei particolari: respiri sempre più lenti e faticosi, stomaci che si raggrumano su sé stessi, arsura che pervade ogni cellula del corpo. È una specie di demoniaco direttore d'orchestra, invitato dagli stupidi umani a dirigere la loro stessa fine. Dragonfire non dispone del potere di far crescere la vegetazione; il drago ha peraltro notato più volte come sia più facile distruggere, piuttosto che creare. Le forme di vita sono episodi nati per essere tali. La Natura non si cura della morte delle forme di vita, preferendo innovare piuttosto che riparare. Eppure Dragonfire vorrebbe contenere le sofferenze di quella enorme massa umana. Levatosi in volo, grazie al suo dragoncraft, l'alieno di Evolution scorge in lontananza una colossale diga, che delimita un lago artificiale. La zona desertica, dove si svolge la tragedia umana delle vittime di Carestia, potrebbe tornare fertile, qualora acqua e limo la invadessero. Il drago riflette che taluni popoli si scavano letteralmente la fossa perché non si ingegnano ad accumulare le acque piovane, e ad incanalare le acque dei fiumi. Chi ha costruito la diga, verso la quale Dragonfire vola, intendeva produrre energia idroelettrica. Un progetto ammirevole, ma con effetti collaterali a dir poco disastrosi. Il drago non può far crescere il grano, ma la sua forza inimmaginabile è in grado di distruggere anche una diga di quelle dimensioni. La struttura è ovviamente vigilata, e le guardie non credono ai loro occhi, quando il colosso verde si avvicina velocemente. Dragonfire ha imparato da tempo ad esprimersi con suoni comprensibili agli umani, ma, anche così, la sua voce tonante da rettile spaziale non comunica di certo rassicurazione. La richiesta del drago è di lasciare fuoriuscire dalla diga un quantitativo d'acqua tale da irrigare la zona sottostante. A queste condizioni, lui non sarebbe costretto ad abbattere l'enorme barriera. L'interlocutore è impressionante e di potere distruttivo indiscutibile, eppure la presunzione insita nella natura umana li porta sovente alla rovina. Un piccolo uomo, che si sente padrone di tutta la baracca, solleva al massimo la testa, per guardare negli occhi Dragonfire. L'umano si illude che il destino lo stia mettendo alla prova, per dimostrare che gli uomini sono sempre e comunque più formidabili dei draghi, sebbene i draghi siano la manifestazione fisica della forza indomabile. Il piccolo uomo è un pazzo, ed i suoi assistenti assistono preoccupati al suo patetico tentativo di imporre un punto di vista privo di serie argomentazioni ad un essere di potenza smisurata, che potrebbe annientarlo con un soffio. La multinazionale, padrona della diga, conta molto più delle vite di innumerevoli straccioni: questo pensa e dice il direttore dell'impianto. Dragonfire, abituato a combattere contro veri nemici, lo scruta dall'alto, come se fosse un insetto da schiacciare. Settecento chili e tre metri di drago verde e squamoso, contro una settantina di chili di debole primate bianchiccio: nessuno scommetterebbe sul secondo. Ecco perché gli addetti alla diga, guardie comprese, fiutano il disastro, ed iniziano a scappare. Ma lui no; il magro ingegnere, simbolo di una razza che si sente padrona della vita e della morte, è pronto a combattere fino alla fine. Il fuscello umano ricorda le parole del suo prete, a proposito di un dio che avrebbe donato questa Terra agli uomini, perché ne facessero ciò che vogliono. Questo dio non tollererebbe le angherie del drago verde, che pare più roccioso della montagna stessa. Il dio della razza padrona, dei bianchi che in quanto tali possono sparare in testa ai neri, non è qui, ma l'ingegnere bianchiccio si sente il suo profeta. Per cui sorride, mentre punta contro Dragonfire la sua pistola di grosso calibro. Il drago sogghigna come sanno fare quelli come lui. E continua a ridergli in faccia anche dopo essere stato colpito da due, tre, quattro proiettili, sparati a bruciapelo. Lo stupido uomo, nonostante la sua scienza, non ha calcolato il rimbalzo dei proiettili, che colpiscono le scaglie di Dragonfire, esplodendo in schegge pericolose. In pratica, gran parte delle detonazioni torna al mittente, il cui volto rimane sfigurato orrendamente. Il tizio non è ancora morto, ma il drago non ha altro tempo da perdere con i cretini. Non avendo il tempo per scavare nel cemento armato con le zampe possenti, Dragonfire carica al massimo la sua super-fiamma, e poi spara dalle fauci una scarica di plasma ad altissima temperatura. Il drago di Evolution sembra un insetto, visto a confronto con la diga, ma il suo potere provoca fratture nel cemento e fusioni nell'acciaio. Il calore incommensurabile giunge dall'altra parte della diga, prima della fiamma stessa. Quando il caldo ed il freddo si incontrano, ha luogo una deflagrazione, che sbriciola il durissimo materiale. La pressione dell'acqua, che pare desiderosa di liberarsi, contribuisce a distruggere la barriera realizzata da uomini geniali ma presuntuosi. La Natura riprende il sopravvento, come è destino che accada, ed una massa incommensurabile di acqua e fango precipita nella valle. La massa degli uomini, delle donne e dei bambini, sempre più provati dalla lunga marcia estenuante, ode il rumore terrificante, e vede giungere l'enorme fiume limaccioso. Dragonfire potrebbe avere alleviato le sofferenze degli umani, uccidendoli in massa. Potrebbe ma non è così, poiché l'enorme alieno ha calcolato che solo una minima parte di quell'acqua investirà le vittime di Carestia. Cadono, ma si rialzano, rinfrancati dal contatto con il liquido più prezioso. L'acqua uccide annegando, ma non in questo caso. Dilaga e nutre il terreno riarso, intridendolo di fango fertile. La gente finalmente beve, dopo un'arsura durata giorni. La valle fin da subito torna a vivere, e l'erba inizia timidamente a spuntare. Dragonfire osserva tutto ciò dall'alto, salutato da una moltitudine festante, alla quale ha donato una seconda possibilità. Carestia, a cavallo tra due mondi, accoglie con sommo disappunto l'intervento del drago, ed è pronto a commettere il suo errore più grande, attaccandolo. Il demone necessita di energia vitale, per manifestarsi compiutamente nel nostro piano dell'esistenza. Carestia pretende dalle sue ex vittime la cessione di tutto ciò che possono dare, ed anche di più. Si illude che gli umani, che aveva soggiogato, provino ancora nei suoi confronti la fascinazione della morte. Ma il contatto coll'acqua ha risvegliato gli animi e la volontà di vivere degli uomini e delle donne, che si alzano orgogliosamente in piedi, sfidando apertamente il loro carnefice. L'ego del demone è forse più grande della sua grande forza; ecco perché si manifesta ugualmente, in mezzo al popolo stremato, raccogliendo con il contatto diretto l'energia che la gente non gli elargirebbe più. Quei fisici indeboliti nulla possono contro Carestia, mentre lui, peggio di qualsiasi vampiro, li prosciuga senza pietà. Poi arriva Dragonfire, che, attento a non danneggiare gli umani con la sua possanza, procede come una valanga inarrestabile contro il suo nemico. Quando lo raggiunge, il demone è talmente carico di energia rubata che brilla di luce propria. Dragonfire carica uno dei suoi potenti pugni, per colpire in maniera dirompente Carestia. L'impatto crea un'onda d'urto tale da costringere a terra tutti gli umani presenti, con le mani a protezione delle orecchie. Il demone della consunzione per fame resiste al colpo del drago, ma gli costa caro in termini di forza disponibile. Attacca a sua volta, sferrando un colpo che ucciderebbe cento uomini; ma Dragonfire è fatto di materia ben più resistente. Il drago di Evolution incassa e para; poi scatta in avanti, in una presa da lotta libera. Le gigantesche braccia, coperte da scaglie pressoché invincibili, avvinghiano il nemico, che non ha quasi memoria di aver mai subito prima gli effetti di una tale forza totale. Dragonfire stringe i denti e stritola sempre più Carestia, che, sebbene non abbia bisogno di respirare, avverte segni di cedimento nella sua forma terrena. Concentrando tutta l'energia residua, prima che il drago gli spezzi la schiena, il demone esplode! Riassemblare le sue componenti non gli risulta facile, ma Carestia ci prova e ci riesce. Dragonfire lo attende a piè fermo, deciso a farla finita con lui nella sola maniera possibile. Gli umani che hanno potuto, sono scivolati lontano dalla battaglia; alcuni sono caduti per non rialzarsi più. La coda del drago sibila, tagliando brutalmente l'aria. Il suono suggerisce l'imminente impatto, che scaglia Carestia a centinaia di metri di distanza. Il drago non corre, bensì balza altissimo, sospinto dai suoi eccezionali muscoli extraterrestri. Il suo attacco non lascia tregua al nemico, contuso e confuso. Dragonfire evoca nuovamente il potere della super-fiamma, adesso che gli umani non corrono il rischio di esserne inceneriti. Carestia potrebbe tentare un attacco di diverso tipo, grazie ai suoi poteri demoniaci non ancora completamente rivelati. Ma Dragonfire ha imparato da tempo a non sottovalutare alcun nemico che ancora si regga in piedi. Subito scatena la super-fiamma, che investe il mostro e le rocce che si trovano alle sue spalle. All'inizio, Carestia non cede, nonostante le rocce inizino a liquefarsi. Poi però, giacché il drago incrementa sempre più la sua leggendaria possanza, accade che la materia della quale è fatto il mostro prende a fumare ed a fondersi. Carestia accenna a venire avanti, benché sia ormai ridotto ad una frazione di ciò che era prima che il drago lo investisse con il suo più grande potere. Infine il mostro che si nutre della distruzione altrui emette un solo, lugubre grido, ed implode su se stesso. Il drago solleva i pugni e la testa verso il cielo, e ruggisce la sua vittoria, in maniera che non possano sussistere dubbi in merito.
venerdì 12 agosto 2011
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