Un colosso para-umano, alto due metri e mezzo, si aggira sulle montagne del suo mondo natale, Akros. Non indossa un’armatura pesante, bensì una semplice cotta di maglia d'acciaio, corti calzoni, stivali da battaglia, bracciali d'ottone ai polsi ed elmo ornato da corna di toro. La sua spada, che è inguainata in un fodero che Krom porta sulla schiena, è una possente lama a doppio taglio. Akros è un pianeta quasi simile alla Terra, che esiste su un differente piano dimensionale. La specie dominante su Akros è assimilabile a quella umana, sebbene non pare provenga dalla Terra. Krom sarebbe un gigante anche sul pianeta gemello; non alieno come Dragonfire, ma certamente dotato di una super-forza impressionante. Tutti sul suo pianeta conoscono Krom ed i suoi amici e colleghi super-eroi. I pastori lo ammirano mentre passa, ed il bestiame si avvicina per farsi accarezzare da lui. Il super-eroe viaggia a piedi, come se la tecnologia non avesse provveduto a rendere accessibili le automobili, le moto, gli elicotteri e gli aerei. Krom in questo frangente rinnova il suo contatto con la Natura, madre terra di Akros. Respira a pieni polmoni gli odori degli alberi e delle erbe. Alla fine della giornata, comunque la chiamino gli abitanti di un mondo illuminato da due soli, Krom si ferma a mangiare e a riposare in una locanda, che pare risalire a parecchi secoli addietro. L’oste provvede ad apparecchiargli un tavolo fuori misura, data la statura del gigante. Krom non potrebbe mantenere un ottimo rapporto con l’ecosistema se si nutrisse di carne di animali uccisi; ecco perché, suscitando lo stupore dei commensali, mangia quasi esclusivamente frutta. Non ha necessità impellente di dormire, non come gli umani, ma è troppo rilassato per non approfittare dell’enorme ed invitante letto che lo attende, dopo un bagno caldo. Capita di rado che Krom di conceda una vacanza, e non sa che neppure in questa occasione il destino gli permetterà di differire il suo ruolo. Lui è un eroe, anzi un super-eroe, e ci sono in giro ancora troppi malvagi da bastonare. La sua spada a doppio taglio percepisce l’arrivo delle rogne, e freme in attesa di potere strappare la vita e le anime ai nemici del suo portatore. La spada spera che i nemici che Krom affronterà siano tanti, perché lei ha sempre fame. L'eroe dorme e sogna strani simbolismi. Sente che tenebrose presenze stanno giungendo, e, nel sogno estrae la spada fedele. Alcuni bambini corrono verso di lui, come fossero inseguiti da chissà quale belva. Poi improvviso un urlo tremendo scuote la notte nel mondo reale, svegliando di soprassalto Krom, che scende precipitosamente le scale, per conferire coll'oste, i suoi familiari e gli altri residenti. Tutti volgono lo sguardo verso l’alto, per guardare Krom negli occhi. Gli raccontano di bambini usciti per giocare, ed inspiegabilmente scomparsi nella campagna; forse rapiti. Il gigante chiede indicazioni dei luoghi attraversati dai bambini, ed allora nota che il tono delle voci scende. Capisce di trovarsi in presenza di contadini afflitti dalla superstizione. Anche su Akros, le religioni non hanno rimosso, o forse hanno prodotto loro stesse credenze orrorifiche. I bambini potrebbero essere scomparsi nei pressi di un antico cimitero, ma la gente del luogo, in questo particolare periodo dell’anno, non si avvicinerebbe mai a quel luogo di morte ed antica sepoltura. La grande mano di Krom afferra e stringe l’impugnatura della sua possente spada; in risposta, una scarica d’energia lo pervade, per effetto della simbiosi con quel metallo più forte di qualsiasi lega conosciuta dagli umani dei due mondi. Krom sguaina la sua arma micidiale, sollevandola verso il cielo. Il gigante e la spada brillano di energia quasi senza pari. Un silenzioso giuramento viene ripetuto, mentre gli umani abbassano lo sguardo di fronte a quella manifestazione di forza. Giunto nei pressi dell’antico cimitero, Krom usa la sua lama per individuare le tracce del male necromantico che intende affrontare e sconfiggere. Ora è pronto a lanciare la sfida. Un colpo colossale scuote il terreno: Krom ha colpito il suolo roccioso con la sua spada a due tagli. Onde d’urto investono le lapidi, provocandone il crollo. Il gigante vuole stanare i nemici, senza dover camminare in mezzo alle ossa marce ed ai residui lignei delle bare. Finalmente la risposta perviene dalle profondità del luogo di morte: un lungo lamento di cose non morte. Un umano scapperebbe a rotta di collo, in preda al terrore, ma Krom non è un semplice uomo, così come la sua spada è ben altro che una semplice spada. I due sorridono di fronte alla prospettiva della battaglia. Forse i terrestri dell’antichità hanno sognato le gesta di Krom, o di uno dei suoi gloriosi predecessori. Così probabilmente sono nate le leggende delle divinità nordiche, armate di armi di metallo invincibile. Dei con elmi ornati da corna possenti, o ali di corvo. Krom lancia il suo urlo di battaglia, mentre la lama sibila attraverso l’aria, quasi incendiandola al suo passaggio. Morti viventi sollevano le lapidi, con mani adunche e braccia scheletriche. Zombie putrescenti strisciano su piedi devastati, e gambe con le ossa rotte. Cosa possono fare le vecchie ossa per resistere al passaggio devastante della lama incantata? Possono solo disgregarsi dall’alto verso il basso. Ogni colpo di Krom distrugge uno o più aggressori, che però non possono più morire, essendo già morti. Mani e dita strisciano verso Krom, che le schiaccia in frammenti infinitesimali. Ruotando la spada da sinistra verso destra, e poi da destra verso sinistra, i due tagli della spada attraversano costole e colonne vertebrali. Nessuna possibilità da parte degli aggressori di fare stancare il super-eroe con il solo numero. Lui potrebbe mieterli per giorni interi. La spada però non è felice come al solito, visto che non riesce ad aspirare energie vitali, né anime. Gli zombie si muovono grazie alla magia, non al potere del sangue e della carne, come invece i vampiri ed i licantropi. Krom li stermina tutti lo stesso, e si avvia controvoglia verso il cimitero, poiché non ha dubbi che i piccoli rapiti si trovino lì sotto. Solleva facilmente grossi lastroni di pietra, scagliandoli lontano. La sua presenza nel cimitero è una sfida continua, che lui si diverte a rilanciare. Strappa inferriate, che cigolano e provano a ferirlo; ma sua pelle è in grado di resistere a ben altro. Anche sulla Terra, due bambini vengono rapiti, ma non da creature morte. Una specie di deviante, abitatore dei boschi. Un puzzolente soggetto, che si nutre di conigli e scoiattoli, e si lava solo quando piove. Nonostante sia zoppo, riesce a portare via i due bambini mentre il loro stupido padre raccoglie i funghi. Inutile per i piccoli gridare; il barbone dei boschi li conduce nella sua tana. Nonostante tutto ciò che la gente pensa di lui, non è una maniaco, ma una specie di drogato che vuole usare i bambini come merce di scambio. Chi li riceve è viceversa un depravato già detenuto e scarcerato più volte, per nulla pentito del male che ha fatto e che farà. Il ragazzino più grande però riesce a distrarre il bavoso soggetto, cosicché la sorellina possa fuggire e strillare nei boschi. Dovrebbe fare attenzione a dove corre e a come strilla, perché in quei boschi non circolano solo conigli e scoiattoli. A dire il vero, quei boschi non sono frequentati solo da esseri di questo pianeta. Sysform è a caccia, perché un serpentoide non può entrare in un negozio della Terra, e fare la spesa; non ancora. La bambinetta che inciampa negli arbusti, e schiva a malapena gli alberi, potrebbe costituire un sano spuntino. Sysform la segue strisciando inosservata nel sottobosco. Poi nota che qualcuno insegue a sua volta la piccola umana. Si tratta del maniaco, che è riuscito a mettere sotto chiave il fratellino, ed ora può dedicarsi a recuperare la piccola. Le forze di polizia a volte riescono ad intervenire al momento giusto e nel posto giusto; questa volta la loro comparsa tempestiva impedisce che il porco umano porti a termine il suo insano disegno. Il tizio impreca in silenzio, e si ritira. Sysform lo segue, incuriosita dagli eventi in corso. Il bambino è felice di avere fatto fuggire la sorellina; ha paura del maniaco, ma si atteggia coraggiosamente a ometto sicuro di sé. La frustrazione del pessimo soggetto è grande; è deciso a punire la piccola peste, ma non ha fatto i conti con Sysform. Il piccolo, costretto in un angolo, cerca di difendersi a calci, e qualche colpo giunge a segno. Il depravato assorbe il dolore, pregustando la violenza che intende esercitare sull'inerme cucciolo umano. Sysform osserva questa strana forma di predazione, all'interno della stessa specie. Quando lei emerge sibilando, alle spalle del maniaco, il bambino strabuzza gli occhi. Il depravato fraintende, ritenendo che la sua sia una reazione di estrema paura nei suoi confronti. Non è così: chiunque proverebbe allarme, vedendo un grosso serpente con le fauci spalancate. Un serpente peraltro strano: il diametro del corpo molto accentuato rispetto alla lunghezza; ma Sysform non è un serpente terrestre, bensì una aliena serpentoide. Quando il maniaco si volta di scatto, gli occhi feroci di Sysform catturano il suo sguardo, in un vortice allucinante. La fascinazione della serpentoide blocca la vittima, che è come congelata. Poi le fauci della predatrice si stringono attorno al collo dell'umano, che si risveglia nel dolore indescrivibile. Sebbene non sia lunghissima, Sysform avvolge le sue spire attorno al corpo della feccia umana, ed inizia a nutrirsi. Non intende certo tentare di inghiottirlo; si accontenterà di strappare grossi brani della sua carne sanguinolenta. Così, annegato nel suo stesso sangue, il predatore predato trapassa. Su Akros, il prode Krom ha sbaragliato una moltitudine di zombie, ed è sceso dove si trovano i piccoli rapiti. All'esterno però i pezzi tagliati e strappati di membra di morto si stanno riassemblando in un mostro colossale, pieno di braccia, gambe, volti ed occhi. Il potere necromantico, che consente a quell'abominio di muoversi, gli attribuisce anche la facoltà di emettere lugubri lamenti. Sulla Terra, a bordo del cacciatorpediniere di Evolution, il portale dei wormholes chiama Dragonfire. Il messaggio è molto più sottile di quello che riporterebbe una voce di qualunque tipo. Il drago alieno scruta nelle profondità del portale spazio-temporale, e vede il cimitero nel quale Krom sta combattendo strenuamente. Vede anche l'enorme mostro, che sta attaccando alle spalle l'amico guerriero. Dragonfire sorride, come sorridono i draghi come lui, con una moltitudine di zanne spaventose. Poi varca in un istante lo spazio, il tempo e le dimensioni. I suoi sensi alieni lo avvertono che quello è Akros, pianeta difeso dalla K-Force, super-gruppo alleato di Evolution. Il drago ruggisce la sua sfida a tutte le cose morte, che dovrebbero rimanere sotto terra ad imputridire. Il mostro orrendo ruota su se stesso, sibila, digrigna i denti, sputacchia, agita tutti i suoi arti cadaverici; striscia avanti, coll'intento di sommergere il nuovo venuto con la sua soverchiante massa immonda. Il drago lo colpisce con la sua coda, facendolo rotolare via come fosse un'oscena palla di rifiuti necrotici assemblati da uno stregone pazzo. L'ammucchiata selvaggia è quasi priva di nervi, però l'impatto della possente coda di Dragonfire produce effetti innegabili e dirompenti. Sotto terra, Krom debella gli ultimi zombie, che sono a guardia dei bambini rapiti. È giunto in tempo per evitare che strappassero loro il cuore, o che ne bevessero il sangue. Anche questi zombie sono troppo morti per la spada del super-eroe, che però si presta anche gratis a distruggere, frantumare, trafiggere, strappare e fratturare. Le catene che bloccano i bambini sono poca cosa per le grandi mani e per la super-forza di Krom. Li libera da quella fetida prigione, e li conduce in superficie. Krom ovviamente è molto sorpreso che Dragonfire si trovi su Akros, ma afferra al volo la situazione: è lì per aiutarlo. I bambini osservano con stupore il gigante scaglioso di tre metri: il drago alieno che è contento che la missione di Krom sia stata coronata dal successo. I due giganti sono leggermente distratti, ed il mostro assemblato con i cadaveri frantumati muove all'attacco con velocità ed impeto sorprendenti. Punta chiaramente ai bambini, che sono il bersaglio più facile. Un sommesso suono alieno proviene dalla spada a due tagli di Krom. La spada si sguaina praticamente da sola, inducendo la forte mano del guerriero ad afferrarla ancora una volta. L'arma magica emette bagliori azzurrini, con scariche che ricordano il potere di Fulminatore. Krom capisce al volo, che la sua spada ha finalmente trovato qualcosa da mangiare. Sotto gli occhi di Dragonfire, il mostro attaccante viene trafitto in profondità. La spada trova una forza vitale, seppure necromantica. Questo mostro è a suo modo vivo! Chiunque lo abbia assemblato con pezzi di morto, gli ha donato una forza motrice che pulsa di vita. In effetti, il mostro si muove molto più velocemente degli zombie. A dire il vero, si muoveva, giacché adesso è inchiodato dalla spada vampira, che lo costringe a versare fiumi di liquor putrido e di pus. Poi quell'accidente necromantico schizza via, subito inseguito dal fendente della lama a due tagli. Una grossa ferita rivela ossa distrutte, organi putrescenti, ma anche un'attitudine alla ricomposizione. Sebbene la spada abbia assorbito molta della sua energia, la nefandezza cimiteriale è pronta ad un nuovo assalto. Dragonfire, dietro cui trovano riparo i bambini appena liberati, scosta lievemente il collega super-eroe, per evitargli scottature fastidiose. Ha infatti intenzione di scatenare la sua super-fiamma. Il mondo di Akros non è avvezzo a quello specifico dispiego di plasma incandescente. La Natura del pianeta illuminato da due soli ammutolisce, mentre il calore indicibile annichilisce il mostro che è sia morto, sia vivo. Finché, al termine del trattamento di Dragonfire, è chiaro che di vivo e pulsante in quella massa incenerita non resti alcunché.
venerdì 14 ottobre 2011
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento