L’uomo ha cessato di essere scimmia forse da un milione di anni. Avrebbe prodotto meno danni al pianeta, se fosse rimasto sugli alberi, ma è andata così. Un milione di anni di vita è poca cosa se rapportato ai miliardi di esistenza della Terra. Tutti gli altri animali possono rivendicare una durata superiore della loro specie, eccetto forse i cani, che probabilmente prima di abitare cogli umani erano lupi. Anche ai cani non è che l’umanità abbia fatto del bene: sono stati prodotti certi piccoli, ridicoli animaletti nevrotici, che non reggerebbero un minuto in un combattimento contro un gatto. Gli umani hanno colonizzato a loro modo quasi tutta la superficie da loro abitabile. Per cui deserti, grandi foreste, paludi, superfici ghiacciate, steppe e tundre si sono salvate abbastanza dall’uomo, ed ospitano esseri meno fastidiosi e meno distruttivi. Il cosiddetto progresso industriale, con l’avvento del motore a scoppio, ha però ulteriormente accelerato la deturpazione del pianeta. Agli esplosivi convenzionali, si sono aggiunti quelli nucleari, scoperti con grande ingegno, ma impiegati con poco cervello. Ecco il punto: gli umani sono complessivamente molto poco intelligenti, fatti salvi alcuni distinti scienziati, che probabilmente umani non erano. Mutanti, presumibilmente. Un numero ridottissimo di questi bipedi presuntuosi ha fatto uscire tutti gli altri dalle caverne, e li ha, per così dire “civilizzati”. Uomini e donne sono convinti di essere indispensabili al pianeta ed all’Universo intero; ovviamente non è vero, e forse solo gli scarafaggi e le zanzare si accorgerebbero dell’estinzione di questa specie transitoria di scimmie spelacchiate. Effetto collaterale della civilizzazione sono montagne di rifiuti, prodotti dalla civiltà dello spreco. Gli incivili non producevano rifiuti, i civili sempre di più. I conti non tornano; allora si stava meglio quando si stava peggio. L’intelligenza umana diffusa è talmente scarsa che non è scontato dover distinguere gli scarti tra organici e non. Prima della civilizzazione, gli umani producevano solo rifiuti organici, come tutti gli animali. I rifiuti organici vengono naturalmente riassorbiti dall’ambiente. La plastica, sebbene derivi dal petrolio, non è biodegradabile, e sarebbe il caso di scioglierla, per poi riutilizzarla all’infinito o quasi. Lo stesso dicasi per il vetro, i metalli in genere e la carta, purché vengano trattati separatamente. Invece questa razza di inquinatori ammucchia indistintamente tutti i suoi scarti in discariche, per poi stupirsi che, dopo un po’, le medesime si saturino. Questo sarebbe un comportamento intelligente? La nostra storia inizia appunto in una discarica, dove ha luogo un processo chimico più unico che raro. Forse dipende dalla presenza di residui radioattivi, che di solito anche i più idioti tra gli uomini separano dagli altri rifiuti. Di scarto, a dire il vero, qui ci sarebbe solo la loro testaccia vuota! Emivita è una definizione riferita alla durata della radioattività di un isotopo. Di solito, la carica letale si dimezza in tempi lunghissimi. La parte che rimane continua però a contaminare ciò che la circonda. Quando un missile particolarmente costoso viene lanciato addosso a degli inermi civili, i militari lo considerano più o meno “intelligente”, in base al numero delle vittime. Tra tutti gli elementi, che per loro natura evocano l’elemento fuoco in questo stato dell’esistenza, quelli transuranici dimostrano sempre più spesso una loro perfida intelligenza. Centrali nucleari decidono, senza l'intervento umano, di scaricare velenosissimi liquidi in mare, in ossequio a imprevedibili prese di coscienza delle barre radioattive. Gli scienziati ufficiali non crederebbero mai a questa ipotesi, ma sovente le loro menti sofisticate si limitano a accertare disastri che non sono state in grado di prevedere. Nella nostra discarica, un isotopo radioattivo, particolarmente dispettoso, inizia a colloquiare con residui organici non ancora putrefatti. Cellule ancora vive, e desiderose di rimanerlo, si sentono promettere grandi imprese da una singolare presenza luminosa. Bucce di banane, olio d’oliva, pelle di pollo, torsoli di mela, e tanti altri tipi di rifiuto organico, non ancora disposti a morire, vedono la luce, e pensano si tratti del loro dio! Gli uomini hanno sempre visto luci, fiamme, apparizioni e sentito voci, che hanno voluto ricondurre a dei, dee, santi, angeli e chi più ne ha, più ne metta. Perché loro sì, e le bucce di banane no? Questa è una rivoluzione pseudo-religiosa che viene dal basso. I rifiuti organici maltrattati, ammucchiati assieme a lamiera e vetro, chiamano a raccolta anche la carta, per decidere di un comune destino. Come se non bastasse, una presenza demoniaca, che puzza di zolfo saturnino, decide proprio in quel momento di partecipare all'insurrezione. Il prisma cosmico è il vero motivo della presenza dei demosurt sulla Terra. Recentemente, il prisma cosmico ha introdotto Evolution alle potenzialità dei wormholes, che permettono di viaggiare in maniera quasi istantanea attraverso lo spazio-tempo. L’alieno cristallino si trova ancora nei pressi della nuova base di Evolution, in pieno deserto. Non essendo limitato ad una sola collocazione fisica, oggi il prisma cosmico si trova anche sopra la discarica, per assistere alla nascita di una particolare forma di vita. Il demosurt non percepisce la sua presenza, perché il prisma decide di osservare indisturbato dalla fastidiosa entità. Il demone, proveniente dalle lune di Saturno, è composto principalmente da gas di zolfo, ma possiede una grande energia coesiva, che in questo caso può creare. Come un antico alchimista, il demosurt manipola una certa quantità di residui organici, mentre la radioattività dell’isotopo realizza la rete neuronale del nuovo corpo. Una specie di ameba globosa e nerastra inizia a pulsare, pur non disponendo di un sistema circolatorio, né di un cuore. Il demone sulfureo prova una sensazione assimilabile a quella di un padre umano, che assista alla nascita di un bambino. L’ameba sbuca in cima alla discarica, ed ammira tutta quella degenerazione biologica, che per lui è cibo e materiale da costruzione. Quel grande ammasso traboccante di materiali di tutti i tipi, in putrefazione e non, è il luogo di ritrovo di molti spazzini naturali. Per i gabbiani, i topi ed i vermi, quella robaccia non è tale, ma gli umani non possono pretendere che mangino anche la plastica, il vetro e l’alluminio. Qualche batterio ci prova, a dire il vero, ma attacca quantità infinitesimali di rottami, rispetto al totale in perenne crescita. Un gabbiano affamato nota l’ameba, e la scambia per qualcosa da mangiare. I gabbiani volano bene ed hanno sicuramente molte doti, ma tra esse l’intelligenza non si afferma. Il pennuto si tuffa di becco in quella roba pulsante, perché forse odora di cose commestibili. L’ingordigia determina pertanto il destino del gabbiano, che non riesce più ad uscire dalla sabbia mobile vivente. L’ameba trova che il pennuto sia simpatico, e non vorrebbe mangiarlo. Il demosurt invece, avendo per natura un brutto carattere, insiste perché l’uccello gradasso sia il primo tra tanti a fornire la sua carne e le sue ossa alla causa. Così il gabbiano muore, ma solo per rinascere quasi subito in una mente collettiva fremente dal desiderio di estendersi. I colleghi del gabbiano, compari di mangiate e di volate, capiscono che tuffarsi nella melma nera non sia una bel modo di concludere il pomeriggio, e si mantengono a distanza. Invece, un topo di fogna bello grosso, di quelli che spaventano e mangiano anche i gatti, si crede il più furbo di tutta la discarica. Lui ed il suo seguito circondano l’intruso nerastro e ribollente. Poi, con i denti pronti a mordere, saltano in quel marasma appiccicoso. L’ameba adesso è anche un po’ gabbiano, e si prepara a diventare topo, anzi topi. Nessuna volontà di genocidio planetario. Piuttosto una nuova religione dell'essere del tutto; ma non a parole, come gli umani! Poi la grossa ameba inizia a muoversi, dopo avere estroflesso alcuni pseudopodi e tentacoli. I demone sulfureo ha deciso di conferire la sua sostanza gassosa alla nuova gioiosa avventura di conquista. Lui continua a vedere il mondo come un posto abitato da esseri inferiori, ma, da quando condivide la mente con un gabbiano ed alcuni topi, il demosurt pensa più a mangiare a dismisura che non ad uccidere senza provocazione. Gli altri demoni sulfurei non lo riconoscerebbero più: una specie di pacifista, che pensa solo ad ingrassare. È questa adesso la politica comune a tutte le componenti psichiche e fisiche dell’ameba: conquistare la discarica, e poi andare in giro per il mondo, a vedere cosa succede. Il prisma cosmico, o meglio una delle sue manifestazioni, galleggia nei paraggi. Forse neppure lui si aspettava che un demosurt degenerasse verso l’obesità crescente, o forse il prisma lo immaginava. Con un pensiero lieve, e senza troppo impegno, l’alieno di cristallo cangiante raggiunge l’altro se stesso, che si trova nei pressi del cacciatorpediniere di Evolution. Di lì, il pensiero rimbalza pigramente a cercare una mente in grado di raccogliere il messaggio, che è anche un suggerimento. La Maga visualizza quasi istantaneamente l’input, e ne rende partecipe Nancy, anche lei telepate, recentemente aggregatasi al super-gruppo mutante. Si direbbe un lavoro adatto ai potere di Dragonfire ed Evolution! Infatti la Maga pensa subito di recarsi in loco, accompagnata dal drago alieno. Nessuno meglio di lui sarebbe in grado di risolvere i problemi connessi ad un'ameba ad espansione continua. Un portale di accesso ad un wormhole si trova in una delle stive del cacciatorpediniere. Aperto dal prisma cosmico, è tuttora attivo. Kong, lo scienziato del super-gruppo, ha realizzato una cornice tecnologica adeguata alle potenzialità del mezzo. Il varco nello spazio-tempo si presenta quindi come un grande specchio, nel quale le immagini cambino di continuo. Il dottor Occulto, capo di Evolution, crede che ciò che si vede rappresenti la destinazione del salto, senza trucchi e senza inganni. Il prisma cosmico, che i demoni sulfurei di Saturno credevano fosse solo un oggetto di grande potere, si dimostra un alleato imperscrutabile per chi operi dalla parte dell'ordine. Dragonfire non ha problemi ad entrare nel varco dimensionale, data la sua quasi invulnerabilità. La Maga sonda con i suoi poteri telepatici il varco dimensionale, e decide anche lei di accettare la sfida lanciata dal prisma cosmico. Senza alcuna sensazione di movimento, i due super eroi sbucano nel cielo sopra la discarica. Volano grazie ai gravitocraft, senza produrre emissioni inquinanti. L'ameba nerastra ha raggiunto dimensioni spaventose, diluendo in sé metalli, vetro, legno, carta, topi morti, vermi, larve e volatili poco furbi. Secerne un acido organico che dissocia i derivati del petrolio: la plastica per essa non è un problema. Probabilmente, adesso che ne ha inglobata in quantità industriale, potrebbe resistere anche ai colpi di cannone. Gli umani, che si sono accorti del proliferare di quella mostruosità, hanno inviato poliziotti armati di fucili. Non avendo ricevuto indicazioni su come agire, si schierano ed aprono il fuoco. Come era prevedibile, l'ameba li limita a mangiare il piombo, che non le avvelena di certo il sangue che non ha. Tentacoli si spingono verso i poliziotti, per invitarli alla festa della grande ameba che vuole ripulire il mondo. Gli uomini saggiamente scappano a gambe levate. La mente del mostro nerastro e ribollente è frutto della commistione di cervelli di volatile, roditore e demone sulfureo. Non si offende, ma prende atto dell'allontanamento di quei bipedi. Poi succede qualcosa che costringe la Maga e Dragonfire ad intervenire: l'ameba sviluppa un fine senso dell'odorato, ed apprezza l'olezzo che proviene dai fuggitivi. La percezione degli odori era stata preclusa e sconsigliata dall'ambientazione fin troppo puzzolente. Adesso però l'ameba, che ha un diametro di almeno cento metri, sembra decisa a far visita alla vicina città. I messaggi che la Maga riceve depongono in tal senso: il mostro trabocca d'amore verso tutte le forme di vita. Il suo sentimento è integralista, e non ammette che qualche scarafaggio o umano la pensi diversamente. Il demosurt, all'interno dell'ameba, non si è mai divertito tanto quando era sulle lune di Saturno. Si divertirà sicuramente molto meno a condividere il dolore dell'enorme organismo, quando la super-fiamma di Dragonfire lo ridurrà in cenere o poco più. Il drago extraterrestre vola accanto alla Maga, che gli riferisce ciò che la sua sonda mentale ha scoperto del mostro mangiarifiuti. I due super-eroi pensano sia un peccato distruggere un essere che è la soluzione ad un problema causato dalla stupidità umana. Tuttavia l'esuberanza dell'ameba è tale da costringere all'azione Dragonfire. La sua super-fiamma scaturisce in maniera crescente, colpendo ed incendiando l'enorme globo pulsante, che, pur non provando dolore, inizia a bruciare. Le componenti che furono materiali di scarto non possono reggere alla temperatura estrema, ed iniziano ad evaporare. Il demosurt, allarmato per la sua stessa esistenza, si sgancia dalla colossale mole, e scivola verso il basso. L'ameba quasi completamente squagliata mantiene un briciolo di coscienza. Disaggrega plastica, vetro e metalli, in blocchi separati, dimostrando una coscienza ecologica superiore a quella della media dell'umanità, anche nella crisi. Memorizza nella sua sostanza residua gli schemi mentali degli animali che ha assimilato; poi segue l'esempio del demosurt, scivolando via da quell'inferno di fiamme devastanti. La Maga, che vola sul suo gravitocraft accanto a Dragonfire, si accorge del disimpegno di quel che resta dell'ameba mangiarifiuti, ed è convinta che anche il drago ne sia conscio. Dragonfire cessa il suo attacco, mostrando rispetto per un nemico, sconfitto sul campo ma non intrinsecamente malvagio. Per il demone sulfureo il discorso è differente. Ci saranno nuovi scontri, che Dragonfire ed Evolution sapranno combattere adeguatamente e vincere.
mercoledì 5 ottobre 2011
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