venerdì 30 settembre 2011

BRACCONIERI_5° libro_154° episodio

Nel giro di una settimana, undici elefanti e nove rinoceronti neri sono stati uccisi da bracconieri nel parco del Quirimba. Quattro persone sospettate di essere implicate in questo crimine sono state arrestate dalle guardie di frontiera. Indossavano uniformi militari ed erano armati con fucili d’assalto. I cacciatori illegali sono ben equipaggiati e lavorano con organizzazioni criminali multinazionali, che vendono i corni e le zanne di questi animali nei paesi dove sono considerati una potente medicina, o elementi d’arredo, e raggiungono prezzi molto elevati. L’anno scorso, i bracconieri hanno ucciso centinaia di pachidermi, ma non si sono accontentati di massacrare i grossi animali: gazzelle, zebre, gnù, lucertole, serpenti ed uccelli. Sebbene Evolution e Dragonfire abbiano spostato la loro base a bordo di un cacciatorpediniere, trovato misteriosamente arenato nelle sabbie di un deserto, continuano a ricevere comunicazioni di fatti delittuosi commessi in tutto il mondo. La notizia di questa particolare attività criminale induce i super-eroi ad un’attenzione particolare, visto che il parco nazionale del Quirimba non è troppo lontano dalla loro nuova collocazione fisica. La Maga e Fulminatore rimangono a bordo della nave da guerra, per consentire ai loro ospiti di iniziare a conoscerla, nelle sue sale ed intricate gallerie d’acciaio. Ferox, Kong e Dragonfire invece prendono il volo, grazie ai craft antigravitazionali, progettati dall’uomo bestia. Grazie a Kong, strutture tubolari apparentemente insignificanti traggono energia dai corpi dei super-eroi, trasformandola in spinta propulsiva. Dragonfire apre la formazione, con la sua prodigiosa massa verde, di settecento chili. Leggermente arretrati, alla sua destra ed alla sua sinistra, la donna leopardo e Kong, uomo bestia e scienziato. Si allontanano dalla nave senza alcun rumore, eccetto quello dell’aria che sibila al loro passaggio. Il deserto è molto esteso, ma i gravitocraft sono estremamente veloci. Una piccola carovana li avvista, mentre si avvicinano sfrecciando a poche decine di metri da terra. I cammellieri sono persone semplici, ma non dubitano di quel che gli occhi riportano ai loro cervelli: un drago dotato di una grande coda, un essere felino flessuoso ma potente, un colosso simile ad una grande scimmia. Questa sera, davanti al fuoco del campo, nascerà una nuova leggenda, da tramandare oralmente. I mutanti ed il drago giungono in poche ore sulla foresta, che si estende a perdita d’occhio. In questa zona del pianeta, si passa dall’assenza pressoché totale di vegetazione e di acqua, all’esplosione del potere verde, che sicuramente trae nutrimento da preziose riserve idriche sotterranee. Peccato che intere popolazioni non sappiano trarne vantaggio. Uccelli variopinti si levano in volo, spaventati dai nuovi arrivati. Eppure gli animali che li osservano non li vedono come presenze aliene. Dragonfire, Ferox e Kong sono infatti molto vicini alla Natura, intesa come divinità primigenia, antica quasi quanto il pianeta stesso. L’aria è satura di odori indescrivibili. Ferox, più di tutti, si sente come fosse tornata a casa. Adesso i super-eroi, abituati a combattere super-nemici, dovranno stanare e sconfiggere chi attenta all’equilibrio di questo Eden quasi incontaminato. Il gruppo di cacciatori di frodo è costituito da ricchi professionisti: un medico, un avvocato, un banchiere ed un politico. Sono accompagnati da portatori autoctoni, come da tradizione coloniale. I quattro rispettabili personaggi si trovano in mezzo alla vastità della savana, al solo scopo di uccidere grandi animali. Ricchi da fare schifo, non sanno più cosa fare per non annoiarsi. In patria, hanno già ucciso innocenti caprioli, cerbiatti, coniglietti, volatili di tutti i tipi, ma anche cinghiali. I caprioli ed i cerbiatti, per loro natura non oppongono molta resistenza a chi voglia ucciderli. Non è che abbiano poca voglia di vivere: sono troppo mansueti per reggere il confronto con la marmaglia umana assassina. Un cinghiale ha però combattuto contro i suoi persecutori, colpendo con le sue sue zanne, dal basso verso l’alto. Quella volta, uno dei quattro criminali in giacca e cravatta venne seriamente ferito nella sua virilità. Il cinghiale fu poi ucciso da decine di fucilate, sparate dai tre ometti isterici, terrorizzati di poter fare la fine del loro amico. Ci volle un po’ a riprendersi da quella disavventura, specie per chi aveva fatto conoscenza diretta con le zanne del cinghiale. Adesso tutti e quattro si sentono più gradassi che mai; dipende forse dalla cocaina che hanno sniffato in grande quantità. Si sono appostati per sparare ad un grande ed innocente elefante. Un pacifico colosso erbivoro, che attacca solo se attaccato. Per i quattro ricchi ed annoiati, quell’elefante è solo un bersaglio, al quale strappare le zanne. Dal punto di vista dell'ecosistema, l'elefante conta di più dei quattro che, senza provocazione, vorrebbero porre fine alla sua esistenza di divoratore di erba. L'elefante mangia quantitativi enormi di vegetali, che assimila in forma di energia vitale. Poi espelle urina ed escrementi, in enorme quantità. Innumerevoli stercorari sono felici di potersi nutrire di quella montagna di materiale fumante, che agli umani sembrerebbe maleodorante. Tutti perfettamente integrati nell'habitat gli animali della savana, anche se corrono il rischio di essere assaliti dal predatore di turno. Esiste comunque una differenza sostanziale tra la predazione naturale e quella condotta da quei quattro figuri, armati di grossi fucili. Come stupidi bambini, prendono di mira la grossa testa di un maschio che pesa alcune tonnellate. Qualora il proiettile penetrasse in un'altra parte del corpo, ferirebbe gravemente il pachiderma, che però avrebbe forse il tempo ed il modo di caricare. I portatori indigeni, pagati in valuta sonante, non hanno alcun rispetto per la bellezza dell'ecosistema, e si prestano a fare da servi alla marmaglia proveniente dalla cosiddetta “civiltà”. L'elefante non sa di rischiare la vita, proprio ora. La sua salvezza perviene però da una fonte inaspettata. Le sue orecchie raccolgono uno strano suono, che cresce di tonalità, pur rimanendo inudibile dagli umani in agguato. La donna leopardo Ferox emette un suono di minaccia, che induce il possente animale in agitazione. Così facendo, costringe gli ignobili bracconieri a sollevare al cielo le canne dei loro spropositati fucili. L'elefante conosce i felini della savana, e non li sottovaluta. Gli pare tuttavia strano che uno di loro, in cui peso potrebbe essere un ventesimo del suo, osi pensare di nuocergli. In effetti, Ferox non ha alcuna intenzione di aggredire il simpatico bestione. Il suo scopo, al contrario, è di salvargli la pellaccia, e ci riesce, almeno per ora. Un elefante agitato suggerisce la massima discrezione; ecco perché i quattro loschi figuri ed i loro servitori rimandano a tempi migliori l'uccisione tanto desiderata. Scende la notte, in maniera veloce ed inequivoca. Le belve escono dalle tane, per cacciare le loro prede; lo fanno per mangiare, in risposta all'istinto di sopravvivenza, ed anche per nutrire i loro piccoli. A grande distanza, in una città del cosiddetto “mondo civilizzato”, c'è viceversa un umano che pensa ad uccidere, per il solo gusto di farlo. Un criminale seriale, che, braccato dalla polizia, dopo i molti delitti commessi, minaccia di morte un'innocente. La scena è strana, agli occhi di Stritolatore, il campione dei serpentoidi. Da quando è sulla Terra, il rettile alieno ha ravvisato molte singolarità nei comportamenti umani; poche di dette singolarità depongono favorevolmente ai suoi occhi feroci. Gli sembra strano che i tutori dell'ordine esitino ad aprire il fuoco sull'assassino. Stritolatore nota che il sordido umano sta minacciando con un coltello di tagliare la gola al suo ostaggio, ma, ad una distanza di pochi metri, una pistola dovrebbe arrivare a bersaglio in tempo utile. Non capisce come mai il criminale sogghigni, ed i poliziotti non sappiano cosa fare. A Stritolatore non importa dell'ostaggio, né dei poliziotti, né ancora del criminale. Stritolatore stava seguendo il criminale, prima che entrasse nell'appartamento, e prima che giungessero i poliziotti. Il grosso serpentoide ha fame, ed è ora di fare merenda! Veloce come una saetta, o quasi, Stritolatore scivola tra le gambe dei poliziotti, schizzandoli letteralmente in aria. Il serial killer è atterrito da quel mostro serpentiforme di enormi proporzioni. L'ostaggio è preso tra due fuochi: un pazzo armato di coltello ed una “cosa” scaturita da qualche incubo. La mossa successiva di Stritolatore è di strisciare dietro la schiena del criminale; poi, prima che costui pensi a girarsi, lo colpisce con il cranio possente, togliendogli il fiato, e scaraventandolo a metri di distanza. I poliziotti si risollevano a fatica, ma, nel frattempo, il possente serpentoide ha catturato il fetido umano, che, tra le sue spire, non riesce più a respirare. Tale è la forze dell'alieno che gli ottanta chili del criminale vengono sbatacchiati in movimento tra scale e finestre. Un salto di alcuni metri conduce Stritolatore e la sua vittima semi-svenuta in un cortile interno; poi in una cantina, dove il serpentoide fa perdere le sue tracce. A questo punto il serial killer conosce la paura, che spesso ha somministrato a piene mani. Stritolatore fissa i suoi occhi tremendi negli occhi della vittima. L'ultimo pensiero cosciente della merenda del serpentoide è come la morte per stritolamento sia decisamente dolorosa. L'alieno non ha più tempo da perdere. Uccide in maniera relativamente veloce, poi si appresta ad inghiottire la vittima. La sua mandibola pare distaccarsi dal resto del corpo, mentre, boccone dopo boccone, lo ingerisce intero. Poi si arrotolerà su se stesso per digerire. Un campione della feccia umana si è finalmente reso utile; non all'umanità, ma ad un esploratore extraterrestre affamato. Nella savana, Dragonfire, Ferox e Kong si aggirano senza alcun timore nel territorio dei grandi felini e delle iene. I pericolosi quadrupedi avvertono la grande forza dell'uomo bestia e la ferocia della donna leopardo. Poi c'è Dragonfire, la cui massa prodigiosa e la coda possente disincentivano ogni ipotesi d'aggressione. Ferox inizia a colloquiare a suo modo con i suoi cugini felini, come già fa con i gatti cittadini. Lei è più piccola, ma non meno pericolosa delle belve che camminano spavalde nella notte. Le iene guaiscono il loro disappunto, per l'intrusione nell'esclusivo circolo dei predatori, ma la possanza di Kong suggerisce loro di partecipare pacificamente al singolare scambio di informazioni. Dragonfire osserva tutto con curiosità. Apprezza la genuinità di quei predatori per necessità, e loro percepiscono che la sua natura non è di questa Terra. Collocati oltre la portata della percezione notturna degli umani, il drago, i due mutanti ed i loro nuovi amici a quattro zampe ascoltano il vociare nervoso dei bracconieri. Si vantano delle loro armi, delle pallottole letali, dei cannocchiali, ma non riescono a capire come sia potuto scappare loro l'elefante che avevano puntato. Subito dopo l'alba, daranno la caccia ad un rinoceronte, il cui grosso corno è un trofeo ambito come le zanne degli elefanti. I leoni, i leopardi e le iene annusano l'aria notturna, scambiandosi sguardi nei quali traspare il loro intuito. Ringhiano in maniera sorda, poiché hanno capito che quei deboli bipedi, seduti attorno al fuoco sono il male. Le belve hanno altresì capito che spetterà ai tre nuovi arrivati risolvere il problema. Ecco perché adesso sentono il bisogno di consolidare il loro rapporto con Ferox e Kong strusciando i reciproci fianchi pelosi. Dragonfire è però troppo alieno per suscitare quei sentimenti, e peraltro non è provvisto di pelliccia, bensì di scaglie cornee. Il medico, l'avvocato, il banchiere ed il politico si addormentano a tarda ora, dopo aver bevuto birra, ed essersi raccontati raccapriccianti barzellette. Cogli occhi ancora intrisi di sonno, i quattro campioni della classe medio-alta imbracciano i loro fucili. I portatori hanno trovato le tracce di un grosso rinoceronte. I fuoristrada rombano, disturbando la quiete dei luoghi. Dragonfire, Ferox e Kong li seguono a distanza, volando con i loro craft antigravitazionali. I rinoceronti sono più di uno. Il più grosso ed irascibile attira subito l'attenzione dei quattro figuri, che si appostano. Kong, nel frattempo, decide di revisionare a modo suo i loro fuoristrada. Silenziosamente, manipola i motori dei mezzi. Poi, non soddisfatto, sfruttando la sua super-forza, li rovescia tutti e tre su un fianco. Il carburante fuoriesce dalle macchine, intridendo il terreno. Dragonfire entra in azione in una maniera molto meno discreta: con passi lunghi e decisi si interpone tra gli aspiranti assassini di pachidermi ed i rinoceronti. L'arrivo del drago è preannunciato da un marcato tremore del terreno. I quattro bracconieri reagiscono in maniera differente alla provocazione dell'alieno. Il medico osserva preoccupato la corazza naturale di Dragonfire, e decide di non rischiare la pelle. L'avvocato ed in banchiere, ambedue abituati a scegliere l'opzione meno perigliosa, seguono l'esempio dell'amico. Il politico invece, convinto di poter prendere in giro tutto e tutti, punta il fucile e spara contro Dragonfire. Non ha appreso alcunché dall'esperienza; infatti fu lui ad essere quasi sventrato dal cinghiale. La sua presunzione diventa palese quando il proiettile perforante scalfisce una scaglia dell'armatura del drago, lasciandolo però sostanzialmente illeso. Non è facile danneggiare Dragonfire, e quando succede l'alieno si ricorda di essere un rettile terrificante. Il politico si accorge troppo tardi dell'errore commesso, e cerca di scappare. Il drago allora colpisce il suolo con un pugno potentissimo, che, a distanza di cinque metri, provoca onde d'urto che abbattono lo sciocco bipede. Il bracconiere balbetta, cercando appoggio negli amici. Loro però sono già arrivati alle auto, ma non hanno avuto modo di accendere i motori. Prima che scenda la notte dovranno trovar modo di allontanarsi di lì, onde evitare che i nuovi amici dei mutanti e del drago venga a far loro visita. Dragonfire solleva il politico con una sola possente zampa, e lo scaglia lontano, come se fosse un insetto molesto. Il lancio non è casuale, visto che i rinoceronti infastiditi iniziano a rincorrerlo con i corni puntati alle sue terga. Il politico scappa come un coniglio, rinunciando a cercare di imbonire il gigante. La speranza del piccolo umano non è di battere il rinoceronte nella corsa, quanto di ingannare la sua debole vista. Purtroppo per lo sciocco chiacchierone, intruso in un mondo che non è il suo, l'olfatto dei rinoceronti funziona molto bene, e lui se l'è fatta sotto.

Nessun commento:

Posta un commento