Dragonfire vola alto sull’oceano, grazie al suo dragoncraft antigravitazionale. La spaventosa energia dell’alieno di Evolution viene convertita in propulsione aerea, da un supporto inventato da Kong, l’uomo bestia, scienziato del super-gruppo mutante. Dragonfire avvista a molti chilometri di distanza una baleniera, impegnata in una impari disputa con un innocente cetaceo. Nonostante le balene siano enormemente più grandi degli umani, sono questi ultimi i predatori, e loro le predate. Un tempo, gli umani cacciavano le balene a bordo di navi di legno, e gli immensi animali potevano rivoltarsi con successo. C’era la possibilità, per i grandi cetacei, di affondare le baleniere; oggi però le navi assassine sono costruite di solido metallo, in grado di resistere a qualunque carica da parte delle povere creature. Le balene non brillano per la loro intelligenza, altrimenti avrebbero imparato a rendere difficile la vita ai killer, nonostante gli umani dispongano di satelliti e di cannoni. Dragonfire riflette sul comportamento bovino di questi colossi dei mari; qualcuno ha in effetti ipotizzato che discendano da animali terrestri, ruminanti e pacifici. Il drago sfreccia accanto alla baleniera, attirando l’attenzione dei marinai, che però proseguono l’inseguimento. La balena si tuffa e riemenge, seguendo una rotta assurdamente prevedibile. Il drago di Evolution si chiede come mai il grande mammifero marino non si inabissi, facendo perdere le sue tracce. Ma Dragonfire sa che le vittime sono sovente predestinate, a causa e per colpa dei loro comportamenti irrazionali. Lui è capitato in un contesto nel quale un assassino spietato terrorizza una vittima, che non pare avere alcuna possibilità di salvezza. In natura finanche un coniglio inseguito da un cane avrebbe maggiori probabilità di sopravvivere. Dragonfire decide quindi di intervenire, frapponendosi tra la nave e la balena. I marinai conoscono le gesta del super-eroe, ma il capitano, al soldo di feroci padroni, intima alla ciurma di proseguire nella caccia. Una volta, gli arpioni venivano lanciati a mano; se raggiungevano il bersaglio, penetravano di poco nella spessa pelle del cetaceo. Ma, da quando gli arpioni sono sparati da appositi cannoni, la ferita è molto più profonda e dolorosa. La povera bestia, una volta agganciata, non può scrollarsi di dosso le piccole perfide creature assetate di sangue. Purtroppo Dragonfire arriva leggermente in ritardo, rispetto allo sparo dell’arpione. La grossa lancia uncinata colpisce la balena, squarciando pelle e muscoli. Il sangue scorre a fiumi, mentre la nave si avvicina sempre più al fin troppo pacifico abitatore degli oceani. Dragonfire si sgancia in volo dal suo craft antigravitazionale, che rimane in attesa; il colosso verde atterra con un impatto mostruoso sul ponte della nave assassina. Il metallo si piega, ma lui non ne risente minimamente. Poi avanza verso il cannone di prua; i marinai scappano, per aver salva la vita. Pensano che nessuna cifra possa giustificare uno scontro fisico con un alieno di tre metri, indicibilmente forte. Solo il capitano insiste con la sua ottusità, e spara addosso a Dragonfire. Ovviamente nessun proiettile sparato da un fucile può intaccare le scaglie naturali del drago. Dragonfire sradica il cannone dal suo alloggiamento, dopo avere troncato facilmente il cavo d’acciaio collegato all’arpione. Poi utilizza l’arma contro chi ha dato disposizione di usarla; quintali di metallo volano verso il capitano, che non ha modo di salvarsi se non gettandosi in mare. Dragonfire non intende perdere altro tempo con lui, ma gli squali, attirati dal sangue della balena ferita, la pensano diversamente. L’uomo grida mentre gli squali se lo contendono, facendolo letteralmente a pezzi. L‘alieno verde pensa a come sarà possibile estrarre l’arpione, conficcato profondamente nelle carni della balena. I suoi formidabili poteri gli precludono però la possibilità di intervenire chirurgicamente. La Maga sarebbe in grado di farlo, grazie all’accuratezza della sua forza telecinetica; ma la Maga è lontanissima, a bordo del cacciatorpediniere di Evolution, in pieno deserto. Per cui Dragonfire è costretto ad accontentarsi di aver salvato la vita al colossale animale. La balena, come se si rendesse conto dei pensieri del drago, scarica verso l’alto un enorme sbuffo di acqua parzialmente nebulizzata. Ringrazia in tal modo chi le ha salvato la vita, proteggendola da quegli stupidi umani. La balena torna dalla sua famiglia, che l’attende trepidante, perché quella montagna di carne ed ossa ha una sensibilità, e così il suo compagno ed i suoi figli. Sebbene i mutanti di Evolution si siano trasferiti dalla città dove vivevano ed agivano, Ferox ogni tanto ritorna sui suoi passi, e passa a trovare i vecchi amici. Tra la moltitudine gattesca, di tutte le tinte e dimensioni, si è sparsa la voce che la donna leopardo sia tornata in città. I gatti amano parlare con Ferox, perché comunicano con chi sappia ascoltarli, e con chi se lo meriti. Loro, durante la notte, vedono cose che ghiaccerebbero il sangue agli umani più coraggiosi. Quando Ferox atterra dolcemente sul tetto piatto di un alto palazzo, il suo pubblico, con orecchie e code ritte, si avvicina, per sentire storie entusiasmanti e raccontarne. Ci sono anche dei cuccioli, per i quali Ferox è un’entità quasi soprannaturale. Poco alla volta, alcuni di loro si avvicinano ulteriormente alla donna leopardo, passando davanti agli adulti, che si mostrano particolarmente indulgenti. La mutante di Evolution narra del drago verde, dell’uomo bestia, di Fulminatore e della Maga, senza tralasciare però di parlare dei giovani licantropi, del lupo nero e di Nancy. Se avesse più tempo, Ferox costruirebbe storie mirabolanti, nate dalla realtà già di per sé fantastica. Però la notte giunge al termine, e la mutante deve porre fine a quella bella riunione, che ha rinsaldato vecchi legami, e ne ha creati dei nuovi. Prima di andare, la donna leopardo si rivolge ai più piccoli tra il suo pubblico, invitandoli ad andare a casa a dormire, e sognare. Ferox sparisce, così come è arrivata, balzando via dal tetto. I suoi amici gatti, lentamente se ne vanno, avendo molto su cui riflettere. Tre cuccioli tornano verso la casa dove abitano, assieme ad una famiglia umana che li tratta come fossero loro figli. I gattini sono ancora imbambolati, e parlano tra loro, in un modo che sfida la comprensione ed i sensi umani. Qualcuno però non condivide i loro sentimenti, e li segue con intenti poco benevoli. Un essere che può seguire impunemente tre gatti, senza farsi notare, è un nemico di indubbia pericolosità. Quale malvagità lo anima, per fargli desiderare di spegnere tre vite innocenti? Segue i tre gattini, leccandosi i baffi e le zanne, ma c’è qualcuno che segue lui: Ferox. La donna leopardo non lascerà che quell’essere si avventi sui suoi protetti. Lei si muove nelle ombre, più silenziosa delle ombre stesse. I suoi artigli iniziano ad estroflettersi, perché il destino del predatore, che è divenuto la sua preda, è ormai segnato. Quando i tre micini sono prossimi alla loro casa, il perfido animale notturno flette i muscoli, pronto ad atterrarli, in un bagno di dolore e di sangue. Vola nell’aria notturna, ma, molto più veloce di lui, la meraviglia felina lo intercetta prima che tocchi terra. E quando lui atterra, gli artigli della donna leopardo gli hanno già strappato la vita dal corpo, che adesso pare un sacco svuotato, coperto di sangue. Solo allora i tre micini si voltano, ed in un lampo capiscono tutto ciò che è accaduto. Non c’è che dire: quella sarà una notte che ricorderanno e racconteranno a tutti gli amici. Dopo Dragonfire e Ferox, ora tocca a Fulminatore dire la sua, per salvaguardare vite innocenti. I passeggeri di un treno, apparentemente come tanti altri, non immaginano che i loro piani possano subire variazioni tanto drastiche. La motrice molto moderna parte in orario, trainando un numero ridotto di comodi vagoni. I viaggiatori odierni possono scegliere tra automobile, treno ed aereo, a seconda della distanza e dei tempi complessivi di percorrenza. Quel treno è un intercity, quindi viaggia dal centro di una città al centro di un’altra, evitando ai passeggeri cambi ed attese inutili. Sfortunatamente per loro, l’ultima carrozza non ospita passeggeri umani, bensì un carico estremamente pericoloso di gas letale. Gli utenti normali non lo sanno, ma i criminali dirottatori sì. Saliti a bordo come tutti gli altri, i criminali prendono facilmente il controllo del treno, essendo armati e pericolosi. L’intento della banda di mercenari è di chiedere ed ottenere un riscatto, per il gas e per le vite umane. Comprendendo anche tutti coloro che morirebbero nel caso in cui la teppaglia facesse deflagrare il vagone di coda. Via telefono, iniziano febbrili trattative, mentre il velocissimo treno sfreccia in mezzo alla campagna. I passeggeri sono ovviamente atterriti, ma nessuno di loro se la sente di rischiare la vita, assalendo disarmato dei professionisti nell’uso delle armi. Le autorità, contattate dalla banda, sarebbero disponibili a tentare una soluzione negoziata, dato l’alto rischio. Un imprevisto coglie però di sorpresa il capo della banda, giacché, tra i suoi uomini, si sono infiltrati alcuni estremisti, intenzionati a compiere una strage, in nome dei loro ideali distorti. Questi delinquenti non sembrano mai in grado di chiedersi cosa c’entrino i passanti o i passeggeri con le loro chiacchiere di carattere vagamente religioso. In breve, sul treno si accende una disputa feroce, all’interno della banda dei sequestratori. Poi il capo della banda viene freddato, con un colpo alla testa; questo è il segnale dell’affermazione dei terroristi kamikaze. I sopravvissuti, tra i mercenari, si adeguano, non volendo fare la fine del loro capo. Non sono d’accordo di condurre il treno fino all’arrivo, per poi farlo esplodere nel centro della città. Sono però in minoranza, e, da bravi soldati di mestiere, aspettano uno spiraglio. Nella base di Evolution, il dislocatore spazio-temporale ha appena aperto un wormhole per due dei super-eroi, che si accingono ad affrontare la grave crisi. Un buco nello spazio si apre ad alcune centinaia di metri dal treno lanciato nella sua folle corsa. Da esso, emergono, volando sui loro craft antigravitazionali, Kong e Fulminatore. Attaccare fisicamente i mercenari, all'interno dei vagoni, in presenza dei passeggeri, è sconsigliabile. Kong ritiene sia meglio entrare nel vagone di coda, per sganciarlo eventualmente dal convoglio. L'uomo bestia di Evolution non ha problemi a mantenere l'equilibrio, correndo sul tetto del treno in corsa. Fulminatore preferisce viceversa rimanere in volo, a quota e velocità costanti. Kong percepisce, grazie ai suoi super-sensi, la posizione delle due guardie armate presenti nel vagone che trasporta il gas letale. Con un pugno formidabile, sfonda il vetro della porta di collegamento, colpendo con la forza residua il cranio di uno dei due. Costui vede le stelle, poi crolla al suolo. L'altra guardia impugna la pistola, pronta a combattere. Non può minacciare i passeggeri, dato che il vagone non ne trasporta, ma potrebbe sparare ai contenitori del gas, causandone la fuoriuscita. Kong strappa letteralmente la porta dai cardini, impiegandola come uno scudo parziale. Il tizio però lo vede, e spara alcuni colpi; un proiettile ferisce di striscio il mutante, che però dispone di un potere di guarigione molto accentuato. Kong prende quindi l'offensiva, scagliandogli addosso, con un potente calcio, quel che resta della porta metallica del treno. L'uomo bestia di Evolution non frena di certo il suo impeto, considerando che l'avversario è armato, e gli ha appena sparato addosso. La botta gli frantuma diverse costole, e forse anche il cranio, come testimonia la fuoriuscita di sangue dal naso e dalle orecchie. Nel frattempo, Kong si è già quasi ripreso dai danni procuratigli dalla pallottola. Adesso a lui ed al collega Fulminatore non resta che fermare il treno. Nel frattempo, il capo dei terroristi telefona ai suoi uomini, nel vagone di coda. Non riuscendo a contattarli, inizia a sospettare che il suo piano genocida sia stato minato da qualche imprevisto. Scaccia in malo modo il mercenario che stava conducendo la motrice, assumendone il controllo. I due super-eroi di Evolution, in fondo al convoglio, rilevano subito l’incremento della velocità; ne deducono che i pazzi intendano condurre il treno al massimo della velocità all’interno della stazione d’arrivo. Una mossa disperata dei kamikaze; un’iniziativa molto pericolosa per la popolazione civile. Fulminatore, che è ancora in volo accanto al treno, raggiunge velocemente la motrice. Kong lo segue dopo pochi minuti, appena richiamato il suo craft antigravitazionale. Fulminatore, senza perdere altro tempo, si sintonizza sui flussi elettrici, che forniscono al treno un’impressionante energia cinetica. Quella moltitudine di tonnellate, spinta ad oltre duecento chilometri orari, potrebbe causare danni enormi, anche se il vagone nel quale è dislocato il gas non esplodesse. Fulminatore è pronto: come se parlasse con l’energia elettrica, e come se tessesse una rete, provoca un sovraccarico nei grandi motori. Resistono, ma alla fine cedono quasi di schianto. La velocità della motrice cala di colpo, in ognuna delle ruote del convoglio. Il capo dei militanti suicidi impreca contro il suo stesso dio; ritenendo che il disegno genocida sia completamente fallito. In quell'istante, però ammette di adorare solo l’odio, e ride istericamente. Poi apre il fuoco contro i suoi stessi uomini, prendendoli di sorpresa. Quindi rivolge la mitraglietta contro gli inermi passeggeri, che gridano per la paura. Il pazzo si sente al culmine della sua missione. In realtà è giunto solo all’epilogo della sua inutile vita, perché Kong, sebbene sia meno sanguinario della collega Ferox, decide di farla finita con quel pazzo. Sfugge ad una raffica quasi ravvicinata, con una velocità difficile da seguire con gli occhi di un umano. Quindi colpisce lo psicopatico una sola volta, con uno dei suoi indicibili pugni. A Kong non serve altro per sfondargli lo sterno, bloccandogli istantaneamente il cuore malvagio. I pochi mercenari sopravvissuti depongono le armi, felici di aver salva la vita. A migliaia di chilometri di distanza, la Maga completa ciò che Dragonfire aveva iniziato: senza bisogno di toccare la grande balena, manipola la punta del terribile arpione infisso nella schiena del cetaceo. Un minimo di resistenza, poi il metallo assassino finisce in fondo all’oceano, ed il branco delle balene esulta.
giovedì 24 novembre 2011
venerdì 18 novembre 2011
ROBOKILLER_5°libro_161° episodio
Il terzo astroglobo dei serpentoidi si allontana dalla Luna, diretto verso la Terra. Le telepati di Evolution, Nancy e la Maga, seguono, dalla lontanissima base di Evolution, la singolare missione degli alieni striscianti. Vedono, con il potere della loro mente, il manipolo di rettili extraterrestri che scende verso una postazione militare. Nessuno spara loro addosso, nonostante sia chiara la provenienza non umana del velivolo sferoidale. Quando il portellone si apre, i soldati umani puntano i loro fucili, ma hanno ricevuto l'ordine di non sparare. Si tratta di truppe molto ben addestrate, dato che resistono alla tentazione di reagire a quella che potrebbe sembrare un’invasione aliena. I serpentoidi scivolano sinuosamente dalla loro astronave, scendendo su un pianeta che non hanno mai visitato prima. Sono lunghi almeno sei metri, con un diametro che raggiunge la circonferenza della vita di un umano adulto. Guardano i soldati, tenendo le fauci semi aperte, facendo scivolare fuori la lingua bifida. La usano, come i serpenti terrestri, per raccogliere odori ed altri segnali provenienti dall’ambiente. I serpentoidi inizialmente hanno qualche difficoltà respiratoria, ma sanno che passerà presto. Il campione del corpo di spedizione, Stritolatore, e la scienziata e spia conosciuta come Sysform, hanno dimostrato come i serpentoidi possano adattarsi facilmente all’atmosfera terrestre. I visitatori, ospiti più che prigionieri, vengono invitati ad entrare in un grosso capannone. Potrebbe essere una trappola, per sterminarli con un fuoco incrociato, ma gli alieni si mostrano assolutamente indomiti. Forse la loro sicurezza deriva dal fatto di disporre di poteri mentali che trascendono la telecinesi; i serpentoidi avvertono infatti gli intenti degli avversari, ed in questo caso si fidano dei terrestri. Attorno ad un grande tavolo sono riuniti alti ufficiali e politici di varie nazioni del pianeta. I rettili non hanno ovviamente bisogno di sedie o poltrone, ma si avvicinano comunque al luogo della riunione. Il dottor Occulto è presente nella sua forma astrale, che non è rilevabile da alcuno dei presenti; neppure dai serpentoidi. Si chiede come faranno gli umani ed i rettili a comunicare, dato che quello pare lo scopo dell’incontro. Occulto si stupisce quando, a sorpresa, entra la serpentessa Sysform, che è ben nota ad Evolution. Evidentemente lei ha appreso abbastanza degli idiomi umani da poter fungere da interprete presso il suo popolo. Non sapendo parlare, però dovrà utilizzare un computer, quando si rivolgerà agli umani. I serpentoidi non hanno problemi a digitare i tasti, utilizzando i loro poteri telecinetici. Grazie a questi poteri, fanno a meno delle mani, sfatando la credenza secondo la quale una specie si possa sviluppare intellettualmente solo disponendo delle meni e dei pollici opponibili. Gli umani presenti manifestano evidentemente vedute decisamente più vaste di quelle della massa. Nessun loro elettore darebbe loro fiducia se li vedesse adesso, intenti a parlare con dei mostruosi serpenti extraterrestri. Gli umani emettono suoni articolati, ma i visitatori non sono da meno. Del resto, come si può dubitare dell’intelligenza di una razza in grado di viaggiare nello Spazio? Gli umani presenti risentono per questo di un discreto complesso di inferiorità, pur non volendolo esternare. Il dottor Occulto e le sue allieve, Navigatrice, Maga e Nancy, assistono non visti ad un incontro storico tra razze di pianeti molto lontani. Il bello è che i presenti stanno parlando di rapporti pacifici, non di minacce di genocidi e guerre. I militari ed i politici convenuti sanno delle astronavi in orbita attorno alla Luna; evidentemente gli scontri avvenuti sul satellite naturale non sono passati inosservati. I serpentoidi comunicano la loro intenzione di rinunciare alle ostilità, anche nei confronti degli occupanti di Base Luna, umani e non. In cambio, ottengono un salvacondotto per la Terra. Vogliono cercare un posto dove trasferire alcune loro attività. Chiariscono che andrebbero benissimo zone desertiche o montuose; in fondo sono serpentoidi. Il dottor Occulto, invisibile ma particolarmente attento, agisce in maniera molto sottile, inducendo un militare di alto grado a chiarire che gli umani non devono essere considerati pranzi, cene e neppure merende o colazioni. I serpentoidi, che avrebbero preferito non dover offrire garanzie in tal senso, promettono quindi di rivolgere le loro attenzioni in tal senso solo verso i criminali. Gli umani presenti alla riunione ritengono così siglato un accordo di coesistenza pacifica, ma non si fidano completamente dei serpentoidi. Sysform, che ha fatto da intermediaria, gradirebbe che i suoi simili non si attirassero le ire di Evolution; perché lei in qualche modo sospetta che i mutanti sappiano già di questo incontro super-segreto. I super-eroi in questione sono adesso nei pensieri elettronici di quello che chiameremo Robokiller. Trattasi di una realizzazione presumibilmente non umana; per quanto la sua forma sia vagamente umanoide. Il mostro di metallo, liberato ed energizzato da Uglux e Maschera di Ferro, ha da poco avuto uno scontro infruttuoso con Ferox e Kong. Robokiller ha nel proprio software di base (quello che per noi sarebbe il dna) la convinzione di dover uccidere nemici, che lui elegge come tali, volta per volta. Se non avesse assimilato la mentalità di Uglux e di Maschera di Ferro, probabilmente ora Robokiller starebbe cercando di terminare qualcun altro. Per prima cosa, l’automa decide di correggere i propri punti deboli, che hanno consentito ai nemici di indurlo alla fuga. Rafforza la sua corazzatura, nei punti dove la donna leopardo l’ha violata con i suoi artigli micidiali. Robokiller non risente delle emozioni umane, che potrebbero spingerlo a cercare vendetta contro Ferox e Kong. Adesso cerca la Maga e Fulminatore, sicuro di poterli sconfiggere, o quantomeno di apprendere da loro a sufficienza da incrementare la sua forza. Affetto dall’incorreggibile convinzione che i meccanoidi siano superiori agli esseri fatti di carne e sangue, si leva in volo, alla ricerca della prossima battaglia. Il suo obiettivo è il cacciatorpediniere, attuale base di Evolution. Mentre dall'alto avvista la grande nave, Robokiller non si chiede come mai sia finita in mezzo alle sabbie del deserto. Questa curiosità non sfiora il suo cervello elettronico. Il cacciatorpediniere è però provvisto di radar, tuttora funzionanti, grazie al genio di Kong. L’avvicinamento in volo del grosso automa mette quindi sul chi vive Evolution. La Maga e Fulminatore sono di guardia, mentre Ferox e Kong devono ancora rientrare dall'ultima missione. Robokiller potrà ottenere lo scontro che cerca. Ma imprevisto arriva l’attacco di Fulminatore. Evidentemente il suo nome da battaglia non deriva solo dal suo super-potere di scagliare scariche elettriche, ma anche dalla sua velocità operativa. Nel deserto si ode un tuono, decisamente fuori contesto. Il lampo, che si muove mille volte più velocemente, è già arrivato da qualche secondo sul bersaglio. L’automa alieno incassa la scarica potentissima. Gli piacerebbe potersi vantare di non esserne stato danneggiato, ma non è così. Perde almeno in parte il controllo dei suoi dispositivi di volo, ed atterra duramente. Fulminatore e la Maga decollano dal ponte della nave da guerra, grazie ai loro craft antigravitazionali. La mutante psionica spara una delle sue scariche, mirando alla grossa testa dell’automa. Un tale colpo, qualora penetrasse in un cervello umano, lo friggerebbe senza possibilità di recupero. Il Robokiller però non ha neuroni e sinapsi da disaggregare, ma uno o più processori prodotti da una tecnologia superiore a quella umana. L’energia della Maga provoca comunque disorientamento nell’automa assassino. Fulminatore coglie nuovamente l’attimo, e investe il nemico con tutta le sua forza elettrica. Il robot alieno, riportato all’esistenza da Uglux e Maschera di Ferro, a questo punto sarebbe battuto se i due adoratori del vudù non avessero voce in capitolo. I super-malvagi, immobilizzati fisicamente in una remota caverna, possono infatti proiettare le loro essenze nel Robokiller, prendendone il controllo. Un pugno formidabile sibila nell’aria, schivando di pochissimo Fulminatore, che deve ringraziare la Maga e la sua telecinesi. L’enorme robot ha tuttavia numerose altre armi, che intende usare contro gli odiati mutanti. Spara raggi disintegratori, in grado di frantumare l’acciaio. Fulminatore e Maga, essendo in grado di coordinare i loro super-poteri anche in chiave difensiva, intessono in risposta uno spesso schermo, in grado di deflettere l’attacco del mostro di metallo. La battaglia potrebbe proseguire a lungo, fino a che una delle due parti commetta un errore fatale. Kong, Ferox e specialmente Dragonfire determinerebbero viceversa, con il loro apporto, la sconfitta di Robokiller. Ma nessuno dei tre è lì; non ancora. Nancy, la telepate che è nata nel medioevo, ma è stata catapultata nel nostro tempo assieme al lupo nero, formula quindi un piano alternativo. Ne parla con Navigatrice, i cui talenti possono consentirle di raggiungere, a enorme distanza, le menti di Uglux e Maschera di Ferro. Navigatrice individua facilmente le tracce psichiche dei due super-criminali. Fondendo le loro menti, le due mutanti trovano i loro corpi fisici. Adesso Nancy può colpirli, a migliaia di chilometri di distanza, con i suoi poteri psichici. Il flusso di energia, proveniente dal cervello di Nancy, viene pertanto incanalato dal potere della Navigatrice, giungendo con forza inalterata a bersaglio. I due, colpiti ferocemente, si agitano, gridano e si contorcono sul pavimento della caverna. Tale è la forza del colpo, che devono immediatamente cessare l’attacco che stanno portando contro la Maga e Fulminatore. Così, il Robokiller, privo di guida, muove qualche passo avanti, ma solo per cadere rovinosamente al suolo. L’automa pesa numerose tonnellate, e sarebbe necessario l’intervento di qualcuno che disponga della forza bruta necessaria a trasportarlo all’interno del cacciatorpediniere di Evolution. Dragonfire, che rientra alla base prima di Ferox e Kong, si mostra molto interessato alla macchina assassina, sconfitta più dai poteri mentali che dai poteri fisici. Dragonfire, pur essendo più leggero del mostro metallico, dispone di una super-forza più che sufficiente a sollevarlo e trasportarlo in una delle sale della grande nave da guerra. Lì, Kong potrà studiarlo con calma, per accertarne se possibile l’origine ed i segreti tecnologici utilizzati dagli ignoti creatori. Il Robokiller però non ha rinunciato alla sua missione. Sebbene Uglux e Maschera di Ferro siano svenuti, i dispositivi interni della macchina vivente non hanno cessato di muoversi e di pulsare. La sua immobilità è riconducibile all’autorigenerazione operata dai servomeccanismi enormemente sofisticati. Come si è già visto, il Robokiller apprende dalle sconfitte, e corre subito ai ripari. Analizzando l’energia psionica della Maga, l’automa appronta una nuova schermatura, a difesa del suo cervello elettronico. Il potere di Fulminatore rimane viceversa molto pericoloso, per la sua natura elettrica. Ecco perché Robokiller si ripromette di assalirlo per primo. Sebbene nella grande sala non sia presente alcun componente di Evolution o suoi collaboratori, il Robokiller non può rialzarsi senza fare scattare numerosi allarmi. Non conoscendo i corridoi, comunque troppo stretti per lui, l’automa si muove per uscire all’aperto. La scelta del campo di battaglia è fondamentale in ogni conflitto. I mutanti di Evolution e Dragonfire, avvisati dai sistemi di sorveglianza, assecondano la mossa del loro indomabile nemico, perché all’interno del cacciatorpediniere anche loro (in particolare Dragonfire) risentirebbero degli spazi limitati. Così lo lasciano fare, finché sbuca sul ponte della nave, all’aperto. Il Robokiller decide di indurre i nemici a raggiungerlo, colpendo con un potentissimo pugno il metallo della nave, producendo un danno considerevole. Il primo a rispondere all’attacco dell’intruso è però Dragonfire, che il robot non ha ancora incontrato in combattimento. Il drago è impressionante, con la sua massa, la sua coda e le sue scaglie corazzate. Il robot è più alto e più grosso, ma l’alieno di Evolution colpisce per primo, con una delle sue famose codate. Robokiller forse non è mai stato attaccato in quel modo, col risultato di incassare pienamente il colpo devastante. Il metallo dell’armatura del robot si piega e si crepa. Poi Dragonfire lo attacca una seconda volta, questa volta con un pugno, che provoca quasi gli stessi danni del colpo di coda. Robokiller non prova dolore, e questo è un vantaggio, dato che altrimenti adesso vedrebbe le stelle, e verificherebbe l’integrità delle sue ossa. Essendo un automa, non ha neppure uno scheletro interno; forse chi lo ha costruito pensava fosse preferibile puntare su una struttura esoscheletrata, come negli insetti. Il robot attacca a sua volta, con un potentissimo calcio frontale; Dragonfire viene quindi scagliato giù dalla nave, nelle sabbie del sottostante deserto. L’alieno di Evolution ha assecondato l’impatto, per assorbirlo meglio. Ora però aspetta che il mostro lo raggiunga per restituirgli il calcio, con gli interessi. Nonostante l'impatto, il drago non è ferito, dimostrando che la sua struttura fisica è molto più elastica e dinamica di quella del nemico meccanico. Il Robokiller, attiva i suoi sostentatori di volo, dirigendosi come un missile contro il nemico, come se intendesse schiacciarlo al suolo. Dalla sua struttura metallica, fuoriescono alcune armi, pronte a vomitare torrenti di proiettili mortali. Prima di atterrare, inizia a sparare, e munizioni di diverso tipo esplodono nella sabbia, sollevando enormi quantità di materiale. Alcuni proiettili raggiungono Dragonfire, esplodendo contro la sua quasi inviolabile corazzatura naturale. Nemmeno quel munizionamento può però incrinare le scaglie del drago alieno. Giunti all’epilogo dello scontro, Dragonfire spalanca le sue fauci, lasciando fuoriuscire un plasma in grado di sciogliere i metalli più resistenti. Robokiller, avvolto dalle fiamme, riscontra subito disfunzioni crescenti in tutti i suoi sistemi interni. Non potendo più volare, precipita come una meteora incandescente, ma il drago non intende spostarsi. Decide piuttosto di colpire il nemico, ormai battuto, con uno dei suoi più formidabili pugni. Il suono dell’impatto si ripercuote all’interno del cacciatorpediniere di Evolution, fino nei locali più piccoli e defilati. Il Robokiller viene proiettato verso il cielo, a molte decine di metri d’altezza, lasciando sulla sua scia frammenti dell’armatura ormai collassata. Poi l’automa nato per distruggere si abbatte al suolo, sconfitto e frantumato.
giovedì 10 novembre 2011
IMPATTO MULTIPLO_5°libro_160° episodio
Dragonfire, balza a quattro metri sopra il suolo lunare, e colpisce uno sferoide metallico con un gigantesco destro. Il drago è alto tre metri, lo sferoide ha un diametro di almeno trenta metri. Dragonfire sulla Terra pesa settecento chili, sulla Luna poco più di cento. Lo sferoide ha una massa multipla rispetto a quella del possente alieno di Evolution, ma il pugno che lo colpisce provoca impressionanti fratture sulla sua superficie, strutturata per resistere alle piccole meteoriti. L’aggeggio metallico rimbalza all’indietro, perché le fortissime gambe di Dragonfire lo hanno irresistibilmente propulso in avanti. Il mezzo d’assalto dei serpentoidi, irto di cannoni fotonici ed armi laser, ruota su se stesso. Il pilota cerca di riprendere il controllo dell’arma d’assalto, ma Drago Nero colpisce a sua volta con la sua fiamma, che è seconda solo a quella di Dragonfire. Il plasma incandescente colpisce lo sferoide, e ad esso si salda, surriscaldandolo. La protezione refrattaria dell’arma dei serpentoidi non è studiata per reggere contro un’esposizione continuata; per cui i circuiti elettronici iniziano a risentirne. Al pilota serpentoide non resta che attivare i propulsori, per una veloce fuga da quei nemici formidabili. Brak e Ssax, ambasciatori sulla Terra dei reptoid, arrivano sul campo di battaglia a bordo di un mezzo d’assalto, proveniente dalla loro nave spaziale, in orbita attorno alla Luna. Inseguono un secondo sferoide delle forze nemiche, che intendeva prendere Dragonfire e Drago Nero alle spalle. I reptoid sparano raggi dirompenti, che colpiscono un fianco della navicella dei serpentoidi. Il campo di forza dello sferoide regge abbastanza bene, ma consuma molta dell’energia disponibile a bordo. Dragonfire emette una lunga fiammata, che raggiunge il bersaglio a centinaia di metri di distanza. Il secondo sferoide è ancora più danneggiato del primo, e non riesce ad allontanarsi velocemente. Il drago di Evolution allora strappa una enorme roccia lunare, che scaglia con energia inimmaginabile contro gli attaccanti. La parete esterna, colpita da quella meteora, cede, lasciando uscire l’aria contenuta nello sferoide. Solo le tute spaziali salvano i serpentoidi dalla morte per asfissia, diminuzione improvvisa della temperatura ed azzeramento della pressione atmosferica. Gli astronauti umani, assegnati a Base Luna, approfittano dello stordimento dei serpentoidi per catturarli. Dragonfire scruta il cielo nero della Luna, per verificare se l’attacco prosegua o meno. Pare che dall’astronave degli alieni non giungano aiuti alle truppe sconfitte, e questo è comprensibile, secondo il modo di pensare dei rettili. Il drago di Evolution è contento di essersi teletrasportato sulla Luna, attraverso un portale wormhole, in risposta alla chiamata dei suoi alleati Drago Nero, Brak e Ssax. L’automa ed i due extraterrestri rappresentano un costante baluardo dell’alleanza draghesca, sul satellite naturale della Terra. Dragonfire accorre alle loro chiamate, per sgranchirsi le zampe, ma è sicuro che loro farebbero lo stesso per lui e per Evolution. Base Luna, che è una struttura di realizzazione non umana, dotata di coscienza e capacità offensive, partecipa attivamente a questa sorveglianza congiunta. I draghi però non sanno che gli sferoidi d’attacco erano tre; due dei quali preposti a distrarre appunto le difese lunari. Il terzo sferoide, attivando tutte le misure di difesa in suo possesso, vola veloce verso la Terra. Sebbene i serpentoidi dispongano di una tecnologia spaziale decisamente superiore a quella umana, nulla possono contro i poteri mentali del dottor Occulto, fondatore e capo di Evolution. In questo momento, il potente mutante psionico galleggia nel piano astrale. Caratteristica di quel piano dell’esistenza è di consentire che la mente realizzi in maniera pressoché istantanea tutto ciò che riesce ad elaborare. Sul piano astrale, i pianeti e la gravità non sono così importanti. Neppure l’atmosfera, la luce e l’oscurità. Occulto vede cogli occhi della mente lo sferoide nemico; istantaneamente, solo desiderandolo, si trova a veleggiare nei pressi del velocissimo velivolo. Nessuno sforzo gli è richiesto per muoversi alla sua stessa velocità, né per penetrare non visto attraverso le pareti metalliche. I serpentoidi parlano ovviamente un loro idioma, ricco di sibili minacciosi; del resto, si tratta di una razza evolutasi da rettili striscianti, che hanno sviluppato poteri telecinetici. Il dottor Occulto è sempre affascinato dalla moltitudine di esistenze che popolano il Cosmo. Ha incontrato, direttamente o tramite Evolution, granchi, scarafaggi, draghi, serpenti, oltre ad entità di metallo vivente ed un cristallo senziente. Il capo di Evolution legge la mente dei serpentoidi, analizzando i simboli che stanno alla base della lingua parlata. Si sorprende quando scopre che i feroci divoratori di prede vive non intendono scendere sulla Terra per realizzare stragi o massacri. La penetrazione della sua mente in quella dei serpentoidi provoca un certo disagio in questi ultimi. Per cui Occulto si ritira il maniera molto fluida, ripiegando su un’osservazione meno invasiva. Sul cacciatorpediniere, base di Evolution, la Navigatrice tiene d’occhio lo sferoide alieno, tracciandone la rotta. La Maga e Nancy, lei stessa telepate, agganciano ognuno dei cervelli extraterrestri, mantenendo però un profilo molto basso, secondo le disposizioni del loro capo. In una caverna, che si trova ad oltre duemilacinquecento metri d’altezza, a migliaia di chilometri dalla base di Evolution, Uglux e Maschera di Ferro, incuranti del freddo e della neve, avanzano alla ricerca di un’arma di incommensurabile potenza. Per il momento, i due neo-sacerdoti del vudù hanno deciso di lasciare riposare i loro zombie; anche perché si tratta di un esercito non illimitato, che recentemente ha subito pesanti perdite. Maschera di Ferro tra i due è il più portato alla tecnologia. Uglux viceversa è un mago ed un mutaforma, che preferirebbe combattere mediante incantesimi e pugni. Maschera di Ferro, in un momento di relativa sanità mentale, è tornato ai suoi computer, e da essi ha saputo di un antico manufatto, che sarebbe stato nascosto e poi dimenticato. Sospetta che si tratti di una super-arma, creata da qualcuno che sia stato sconfitto prima di poterla scagliare contro i suoi nemici. Una gigantesca porta di pietra, alta almeno quattro metri, e larga altrettanto, conferma come quella caverna non sia solo il rifugio di qualche bestia della montagna. A dire il vero, in quella caverna una bestia ha trovato rifugio, ed adesso intenderebbe fare a pezzi gli intrusi. L’orso è molto grosso, nero, feroce, con tanti denti ed unghioni propensi a fare del male a qualcuno. Uglux è il più vicino, per cui l’animale lo assale volentieri. Il mago mutaforma si era distratto un po’ troppo; altrimenti si sarebbe accorto di essere passato troppo vicino a quel bestione. Per poco, la sua distrazione non costa ad Uglux la perdita della testa; ma il guerriero che è in lui si ridesta in fretta, per contenere i danni e contrattaccare. Maschera di Ferro osserva interessato lo scontro; potrebbe colpire l’orso con una delle sue armi, ma decide di mettere alla prova l’alleato in uno combattimento contro un formidabile nemico. Uglux nota che Maschera di Ferro desiste dall’intervenire, e si chiede se lo faccia per consentirgli una singolar tenzone; o forse spera che l’orso lo decapiti. Uglux non ha però tempo da perdere in oziose riflessioni. Inutile provare a lanciare un incantesimo, quando il nemico potrebbe divorarti il cuore in una manciata di secondi. Uglux il mutaforma inizia quindi a mimare e simulare l’orso stesso, e cresce, trasformando l’energia del nemico in materia aggiuntiva. Uglux non moltiplica le sue cellule, perché ci vorrebbe troppo tempo. Costruisce piuttosto innumerevoli strutture cristalline, che blindano e distanziano le fibre dei suoi muscoli, delle sue ossa e di tutti gli organi ed apparati. L’orso non sa di offrire al nemico la forza per sconfiggerlo, e continua ad aggredirlo. Finché Uglux diventa ancora più grosso e pesante dell’orso, che perplesso si sgancia, come a chiedere un time out. L’animale è grosso e possente, ma non stupido. Capisce che lì c’è poco da mangiare, specie perché inizia a fiutare l’odore della magia. La memoria atavica lo soccorre, fornendogli l’informazione necessaria a scegliere di interrompere subito l’attacco. Uglux vorrebbe uccidere l’orso, per giustificare lo sforzo che ha fatto per gonfiarsi, ma il plantigrado è più veloce di lui, e gli scappa sotto il naso. Ancora una volta Maschera di Ferro evita di intervenire; anzi si lascia andare ad una risata metallica, ben poco rispettosa dell’alleato. Che Uglux sia infuriato, a Maschera di Ferro non interessa minimamente. Gli passa accanto, quasi a sfidarlo; poi si avvicina alla enorme porta, che è il loro vero obiettivo. Il pazzo corazzato cerca di non smentirsi mai, e sferra un fortissimo pugno contro la roccia, che non si scheggia neppure. Per contro, il guanto metallico di Maschera di Ferro si incrina. La sua armatura dispone di sistemi di rigenerazione, che intervengono a riparare il danno, ma la brutta figura rimane. Quella porta di pietra pesa molte tonnellate, e sembra irridere i tentativi di forzarla in questo modo. Uglux, che ha ancora le dimensioni assunte per allontanare l’orso, si avvicina a sua volta alla barriera che rimane poco disponibile a concedere l’accesso al locale che protegge. Desideroso di mostrarsi superiore, il mago mutaforma inizia a pronunciare formule antichissime, in lingue estinte. A Maschera di Ferro non resta che aspettare; non sa se sperare in un successo del socio e rivale, o se auspicare che anche lui faccia un buco nell’acqua. La magia di Uglux si rivela però sufficiente, giacché il pesantissimo portale ruota molto lentamente sui cardini nascosti. Dimenticate per il momento le rivalità, i due pessimi soggetti si addentano in una seconda caverna, scavata da esseri viventi e non dall’erosione naturale. Al centro della grande cavità, si erge un colosso apparentemente metallico, di parvenza e dimensioni decisamente inumane. Le gambe sono tozze e terminano in grossi zoccoli che ricordano quelli di animali che vivono sulle vette. Le braccia sono molto più lunghe, e toccano terra, con le mani deformi, provviste di sole tre dita. La testa, infine, provvista di un grosso corno centrale, si collega direttamente alle spalle, senza collo. Si tratta di certo della macchina da guerra che cercavano; costruita da ignoti esseri presumibilmente non umani. Uglux e Maschera di Ferro ridono, pensando di scagliare quel grosso mostro contro gli odiati nemici di Evolution. Stanno pensando che forse potrebbe mettere in difficoltà finanche Dragonfire, quando l’automa apre i suoi occhi elettronici. I suoi ignoti costruttori lo hanno progettato per risvegliarsi in presenza di sufficiente forza vitale e malignità. I due raggi, che scaturiscono dai suoi occhi, colpiscono i due sacerdoti del vudù, riducendoli come i loro zombie, ma senza la possibilità di muoversi. Fatto ciò, l’aggeggio infernale esce dalla caverna, iniziando la sua ricerca; il suo nuovo scopo è di distruggere Evolution. Uglux e Maschera di Ferro non sono invitati, ma temono che dopo toccherà a loro. Il mostro metallico inizia a staccarsi dal suolo, dimostrando di essere provvisto di dispositivi antigravità. Avendo estratto quasi tutta la forza vitale e la memoria dai due più vecchi nemici di Evolution, il mostro metallico elabora i dati che gli occorrono per scovare i mutanti. Non li conosce, ma il suo scopo è di uccidere chiunque gli capiti a tiro, non di stabilire differenze tra il bene ed il male. Decolla come un missile da quella zona pressoché disabitata; poi imposta la rotta, in base alle ultime notizie sugli avvistamenti dei super-eroi. Mentre viaggia a velocità subsonica, naviga in internet; così facendo, rileva l’ultimo avvistamento di Kong e Ferox in una città distante meno di mille chilometri. Non volendo rischiare che i due si allontanino, il distruttore metallico accelera fino a mach tre, provocando un assordante boom sonico. L’oggetto in avvicinamento a quella velocità non può sfuggire ai sensori collocati sulla navetta che Kong e Ferox hanno usato per la loro missione. I due super-eroi non hanno problemi ad attendere l’arrivo di quello che pare essere un nemico irruente; vorrebbero però evitare che la loro lotta produca danni alle abitazioni ed alle persone. L’aggeggio metallico crede erroneamente di averli spaventati, giacché li vede allontanarsi in volo verso la periferia della città. Il primo raggio, sparato dall’aggressore, schiva di poco la navetta di Evolution, che, essendo stata progettata e costruita da Kong, reagisce in maniera quasi automatica, cambiando rotta. L’uomo bestia di Evolution imposta quindi la guida automatica random, che rende praticamente molto difficile, se non impossibile, colpire l’agilissimo velivolo. Ferox e Kong sparano a loro volta addosso all’automa, colpendolo con i loro fucili laser. L’armatura del mostro metallico incassa il colpo, con danni minimi. Poi i due super-eroi lasciano la navetta al computer di bordo, catapultandosi in aria grazie ai loro craft antigravitazionali. Puntano direttamente verso il nemico, molto più grosso di loro; poi, giunti a poche decine di metri da lui, rompono la formazione. Lo attaccano da destra e da sinistra contemporaneamente. Ferox si sgancia dal suo craft, che continua a volare ai suoi comandi. Impatta contro quella massa di metallo, ammortizzando grazie ai suoi superbi muscoli felini. Poi i suoi artigli mutanti dimostrano di saper mordere anche la sostanza durissima di cui è rivestito l’enorme aggeggio. Velocissima, la donna leopardo colpisce in retro della grossa testa, dove si congiunge direttamente con le spalle. Poi schizza via, evitando agilmente il monumentale braccio destro dell’automa. Nessun problema per Ferox riprendere al volo il suo craft antigravitazionale. Adesso tocca a Kong, che è particolarmente desideroso di abbattere l’insolito avversario. Sfruttando lo slancio del dispositivo di volo, Kong si proietta con i grossi piedi in avanti (qualcuno direbbe zampe). Il robot non è abbastanza veloce, o forse sottovaluta l’energia potenziale del mutante. L’impatto è molto rumoroso, ed il nemico di Evolution traballa. Kong, per reazione, schizza indietro; poi, afferrato al volo il suo craft antigravitazionale, scende verso terra. L’automa, che ha interiorizzato le energie vitali di Uglux e di Maschera di Ferro, segue Kong. Atterrati entrambi, si mettono in guardia, ma Ferox non intende lasciare che il collega si diverta da solo. Il robot inizia a sparare energie dirompenti, allo scopo di eliminare i fastidiosi mutanti. La donna leopardo, scivolando al di sotto delle proiezioni letali, giunge a portata di tiro dei suoi pericolosissimi artigli. Colpisce una delle gambe del mostro meccanico, penetrando la corazzatura in un punto di spessore ridotto. Le scintille che si levano dallo squarcio inducono a pensare che Ferox sia riuscita a danneggiare uno dei dispositivi interni. Coordinando la sua azione, con una velocità ed una forza impressionanti, è l’uomo bestia di Evolution ad atterrare il nemico, con un doppio calcio al petto. Il software bellico del mostro meccanico gli suggerisce a questo punto di adottare una tattica diversiva. Ha memorizzato informazioni preziose, a proposito di questi due mutanti di Evolution, ma adesso deve ripiegare, per ripararsi e studiare un nuovo attacco. Il gas che il robot emette convince Kong e Ferox ad indietreggiare, non sapendo se sia letale. In realtà si tratta prevalentemente di una cortina fumogena, dietro la quale l’automa attiva i suoi razzi, e decolla al massimo della velocità. Uglux e Maschera di Ferro, ancora immobilizzati nella caverna dove il meccanoide giaceva inattivo, percepiscono per l’ennesima volta l’amaro sapore della sconfitta.
venerdì 4 novembre 2011
CLARA ed il TECNORAGNO_5° libro_159° episodio
Quando Clara rientra in classe, i compagni non possono fare a meno di bisbigliare tra loro, visto che si era sparsa la voce che fosse prossima a morire, a causa di una gravissima malattia. Chi la visitò in ospedale, la vide magra e quasi irriconoscibile; però Clara non perse mai la voglia di vivere. Per questo, il Tecnoragno entrò in simbiosi con lei, distruggendo tutte le cellule deviate, che stavano cospirando per ucciderla. Adesso Clara deve fingere di non sapere ciò che avvenne. Né potrebbe raccontare, neppure alla sua migliore amica, che il simbionte di metallo vivente vive dentro di lei. Sua madre e suo padre forse adesso credono ai miracoli; certo non sarebbero contenti se sapessero del suo recente viaggio fino alle lune di Saturno, a bordo di un'astronave extraterrestre. Clara è una ragazzina molto sveglia, non ancora offuscata dalla cosiddetta “normalità”. Il Tecnoragno che è in lei le parla, raccontandole come vede il mondo. Questo alieno biomeccanico è ancora relativamente giovane, giacché nacque per gemmazione dal Transformatron di Cyberdog alcuni minuti prima di entrare in lei e guarirla, trasformandola. Clara si rende conto di poter seguire agevolmente le lezioni di qualunque materia scolastica, senza sforzarsi troppo. In fondo, il Tecnoragno presta attenzione al suo posto, perché è molto curioso di conoscere quel che gli umani considerano scienza. Lui è una macchina vivente: una cosa che gli umani cercano affannosamente di costruire, senza avvicinarsi minimamente alla soluzione del problema. Da ciò che ha capito di questa razza di bipedi, il Tecnoragno ritiene sia meglio così: macchine viventi assemblate da creature così violente produrrebbero solo grossi guai. Clara vorrebbe combattere assieme ai mutanti di Evolution ed al drago verde, Dragonfire. Però, per il momento, è ancora troppo piccola; così le hanno detto quegli adulti dotati di mirabolanti poteri. Forse, pensa Clara, se si mettesse d’accordo con la lupachiotta Rebecca, potrebbero formare un duo di super-ragazzine, e girare per la città a combattere i cattivi. Rebecca gironzola già assieme ai suoi coetanei licantropi, specie di notte, a bordo di un’auto scoperta. A Clara dispiace ammettere che i suoi genitori non sarebbero contenti se raccontasse loro di voler frequentare dei licantropi; neppure se li rassicurasse dicendo che sono dei ragazzini quasi normali. Quasi. Di solito non si trasformano in esseri pelosi, con zanne, orecchie lunghe e code, ma corrono nei boschi per tutta la notte. No, i suoi genitori non capirebbero, ma il Tecnoragno la aiuterebbe a star loro dietro. Clara deve seguire le lezioni scolastiche, rimandando per il momento i sogni che derivano dai suoi nuovi poteri. Durante la ricreazione, Clara si affaccia ad una finestra della scuola, perché il Tecnoragno l’ha avvisata dell’arrivo di Cyberdog. Il cagnolino cibernetico, trasformato in quel che è dal Transformatron, scala facilmente il muro liscio, fino al terzo piano. Grazie ai dispositivi del suo simbionte biomeccanico, Cyberdog si è reso pressoché invisibile a chiunque decidesse di alzare lo sguardo. Transformatron dissimula il cagnolino cibernetico con una proiezione olografica, che replica il muro della scuola. Il Tecnoragno è figlio del Transformatron, nel senso che da lui ha preso sostanza. Le due macchine viventi si incontrano e parlano a loro modo, scambiandosi i molti dati raccolti. Clara accarezza Cyberdog, che con lei ha viaggiato a velocità sub- luce fino alle lune di Saturno. La ragazzina deve ancora abituarsi al suo nuovo stato, ed ha bisogno di amici che la capiscano. Su un altro piano dell’esistenza, esseri pressoché inimmaginabili dalla mente umana, osservano ciò che avviene sulla Terra. Questi fantasmi giungono a noi quando ci muoviamo nel reame del sogno. Non attaccano direttamente chi dorma un sonno non indotto da droghe o incantesimi. Cercano piuttosto di condizionare in modo estremamente sottile la vita che si svolge durante la veglia. Quando Clara si addormenta, entità subdole e striscianti iniziano a seguirla modificando in maniera sottile il suo sogno. I mostri nebulosi sono particolarmente incuriositi dal Tecnoragno, la cui natura esula finanche dalla loro conoscenza millenaria. Clara cammina tranquilla nel suo sogno; si dice che le immagini oniriche rispecchino la serenità dell’anima, o i suoi turbamenti. La ragazzina vede attorno a sé erba, alberi ed animaletti di tutti i tipi che le sorridono. Le malvagie creature nebulose attuano allora il loro attacco, scatenando contro Clara l’immagine della morte a cui lei è sfuggita grazie al Tecnoragno. I brutti ricordi fanno in fretta a tornare ad assillarci, e così avviene. La ragazzina si avvicinò troppo alla morte, per non rammentare ora di averla visualizzata incombente ed inesorabile. Scappa, ma il sogno la rallenta, neutralizzando l’agilità superiore che Clara ha acquisito grazie alla simbiosi con l’alieno di metallo vivente. Il Tecnoragno è vincolato al corpo fisico di Clara, non alla sua immaginazione. Adesso però nota variazioni nei parametri vitali della sua protetta, e decide di tentare di entrare in un reame a lui sconosciuto. Gli organismi biomeccanici non sognano come gli organismi biologici. Forse lo fanno in maniera diversa, forse no. Il Tecnoragno è piccolissimo di fronte al gigantesco spettro della morte, che assomiglia ad uno scheletro armato di falce, ed ammantato di nero. L’alieno è perplesso, giacché per lui quella specie di ologramma è privo di consistenza, quindi di pericolosità. Decide però di attaccarlo, per difendere la sanità mentale di Chiara. Il Tecnoragno, costruito con un metallo vivente più duro del titanio, potrebbe inoculare sostanze letali con un brevissimo contatto. Sfortunatamente questa immagine della morte è un vero fantasma. L’alieno non intende però lasciare che la sua amica continui a subire l’aggressione. Essendo lui stesso un sofisticatissimo cervello elettronico, il Tecnoragno si chiede chi detenga il potere a lui negato. In una frazione di secondo, risolve il problema: certamente i mutanti di Evolution potranno fornire la risposta al quesito. Pervenendo alla base di Evolution, attraverso i computer di bordo, l’alieno trova chi possiede il potere necessario e la capacità di usarlo. La Navigatrice è in grado di tracciare chiunque sulla Terra, ed evidentemente anche oltre. Infatti, lavorando in team con la Maga, ottiene le coordinate cosmiche del piano dell’esistenza ove si sta svolgendo il dramma. Chiara si è fermata, essendosi accorta dell'arrivo nel sogno del suo amico extraterrestre. Intende combattere contro l’aggressore con qualunque mezzo; fosse anche costretta a lanciare sassi e lottare corpo a corpo. La morte è però su di lei ed attorno a lei, come a volerla reclamare nuovamente: la volta che sarebbe definitiva. Clara nota all’improvviso una mano sulla spalla; da essa proviene un calore rivitalizzante, che la ricarica nella decisione di lottare fino alla fine. La Maga è lì, ed emette fiamme come fosse la fata Farie. Nel mondo dei sogni, la mutante di Evolution decide di prendersi tutte le licenze che può e vuole. L'orrida forma fantasmatica ha ora di fronte tre nemici, invece di una; si ferma solo un attimo, ma riparte per completare la sua missione. Una luce ignota a quel mondo scaturisce dalla Maga; adesso evoca una fiamma più simile a quella di Dragonfire. Il drago sicuramente capirebbe e gliela presterebbe volentieri. Un fuoco che consuma anche la forma immateriale, che è solo una brutta copia del demone chiamato Morte, che Evolution e la K-Force sconfissero. Il sogno stesso collassa, restituendo Clara al nostro piano dell’esistenza. Il corpo astrale della Maga rientra nel corpo fisico, ritornando a sua volta alla realtà che conosciamo. La mutante psionica comunica con il suo capo e maestro, il dottor Occulto; convengono che questo è il primo attacco, contro Clara, ma presumibilmente non l'ultimo. È doveroso proteggerla, perché Evolution non permette che i suoi amici subiscano attacchi da parte delle forze del male. Alcuni giorni dopo, arriva puntuale Halloween, una festa nella quale i ragazzini e le ragazzine si travestono da mostri e da streghe. Clara, desiderosa di mescolarsi ai suoi coetanei, ottiene l’autorizzazione da parte dei genitori ad uscire di sera. L’atmosfera è magica, con bambinette che portano cappelli conici, e si atteggiano a streghe cattive. Le loro madri fanno il possibile per trattenerle dal correre in mezzo alle strade percorse dalle auto. In mezzo a quella strana festa pagana, c’è chi non si diverte. Uno zombie, di quelli veri, sta cercando di mettere le grinfie su una particolare ragazzina, che guarda caso è Clara. Gli zombie sono le armi preferite di Uglux e Maschera di Ferro, che però di solito mobilitano plotoni di morti viventi. I due sacerdoti del vudù sembrano preferire una strategia minimalista, oppure non sono stati loro a mandare quel raccapricciante morto semovente. In qualsiasi altra notte dell’anno, uno zombie a spasso per la città susciterebbe allarme; forse anche a carnevale. Invece ad Halloween bisogna strafare, e tutti gridano di gioia, ammirando quello che credono sia un travestimento. Il morto vivente in questione non condivide l’euforia, essendo costretto a fare il segugio; lui preferirebbe stare in una bara, anche se i topi lo prenderebbero di mira. Non potrebbe mai rintracciare la sua preda, se qualcuno non lo guidasse attraverso la calca umana. Infatti, accanto a lui procede un individuo così magro da far sospettare che sia lui stesso un mezzo morto. Si tratta di un sacerdote di divinità cimiteriali, contento di poter recare danno ad una ragazzine innocente. Lui ovviamente non sa del Tecnoragno, ma non capirebbe comunque: ha passato gran parte della sua vita fiutando incensi semi-velenosi, ed adesso il suo cervello è a dir poco annebbiato. La strana coppia finalmente Clara, che non si avvede di essere seguita. Gli zombie non sono famosi per la loro strategia d’attacco: si buttano addosso alla preda, contando di spaventarla a morte. Poi mordono o graffiano, o ci pensa la loro puzza a fare dei danni. Gli zombie sono fortemente infetti: ecco perché bisogna evitarli come la peste. Clara però non è sola, giacché la Maga ha insistito per farla accompagnare dalla lupacchiotta Rebecca e dai suoi amici: Sonia, David e Pedro. I quattro ragazzotti lupi iniziano ad ululare piano, pregustando le mazzate che distribuiranno a quel lento e fastidioso cadavere ambulante. Poi però sono costretti a farsi da parte per l’arrivo del lupo nero, che per loro è una specie di maestro di cattive maniere. I giovani licantropi lo adorano, ma sperano che non faccia a pezzi lo zombie tutto da solo. Nel frattempo, il cadavere semovente è quasi giunto alla distanza giusta per mettere le mani addosso a Clara. Il Tecnoragno, la cui sostanza metallica coesiste con la carne e con le ossa della ragazzina, percepisce la massa in avvicinamento rapido. Il suo allarme induce Clara a voltarsi in tempo per evitare il fetido ed infetto contatto. Contemporaneamente il lupo nero si scaglia, come una valanga pelosa, sullo zombi, atterrandolo. Sfortunatamente per lui, quel cadavere è sorprendentemente reattivo, e, mentre cade, lo colpisce con un pugno. Il lupo nero è leggermente stordito, ma lo zombie ha perso un grosso brano della sua materia putrida, strappata con un solo morso. La sputa subito, dato il saporaccio di roba avariata; poi si gira e digrigna i denti. La popolazione festaiola di Halloween capisce in quel frangente che la lotta in corso non è una finta, ed indietreggia. Rebecca, in ossequio alla sua natura pseudo-licantropica, balza addosso al mostro; i suoi amici si guardano sui musi pelosi, e seguono il suo esempio. Ne segue una zuffa di unghiate e pugni da parte dei lupacchiotti, che si divertono sul serio. Il carnefice, diventato vittima, incassa tutti i colpi, limitandosi a schizzare un po’ di pus in giro; sangue non ne ha più da tempo. Bloccato dai giovani licantropi, lo zombie agita le braccia, ma non riesce a fare leva per rialzarsi. Il lupo nero risolve il suo problema, una volta per tutte, serrandogli le possenti mascelle attorno al collo; poi, con una torsione brutale, glielo spezza. Una faccia bianca, che si direbbe una bella maschera di Halloween, osserva tutto, ma non interviene. Quel vampiro non è un umano mascherato, bensì anche lui un iscritto al folto club dei non morti. Non gli interessa che il lupo nero abbia staccato la testa allo zombie: non lo conosceva neppure. Adesso però decide di stare in disparte, dato che la ragazzina Clara ha avuto troppa fortuna per i suoi gusti. Il lupo nero sembra abbastanza pericoloso; i ragazzini lupo decisamente meno. Si vede che sono ancora apprendisti. ll Tecnoragno ha intanto estroflesso delle vere antenne, che sbucano dalla testolina di Clara. Rebecca ed i suoi amici trovano che le donino parecchio. Loro si accontentano di farsi crescere le orecchie, per sentirci meglio. Lo strano gruppo, composto da un lupo mostruoso, ed alcuni ragazzini più o meno mascherati, raccoglie gli applausi dei passanti, che ora sono nuovamente convinti che lo show sia stato organizzato appositamente per loro. Lo zombie con il collo rotto rimane dove si trova. Che sia morto del tutto? Sembra che a nessuno interessi particolarmente. Tecnoragno sonda l’aria attorno a Clara per rilevare in tempo utile un eventuale nuovo attacco. L’alieno biomeccanico rileva una vibrazione diversa da quelle umane, che però si mantiene a distanza. Clara è grata ai suoi amici di averla aiutata, ma intende diventare una super-eroina, non una vittima da salvare. Ai suoi genitori risulta che sia in giro per la città, ma non da sola e non troppo lontano. Si fidano di Clara, ma uscire da sola di sera è sconsigliabile a quell’età. Mamma e papà sono contenti quando i suoi amici la riaccompagnano a casa in auto. Il lupo nero preferisce non farsi vedere; i giovani licantropi invece risultano addirittura simpatici, a causa della loro vitalità animalesca. Il vampiro aspetta il momento giusto per aggredire la ragazzina, senza sapere che il Tecnoragno ha già trasmesso alla base di Evolution le rilevazioni dei suoi sensori. Il vampiro è quindi il secondo aggressore, di cui il dottor Occulto aveva ipotizzato la presenza. Impiega al massimo il suo potere di fascinazione, per indurre una pesante sonnolenza nei genitori della ragazzina. Poi, con una fluidità di movimenti quasi da rettile, il succhiatore di sangue raggiunge la finestra del bagno, al secondo piano, ed entra. Il buio gioca a suo favore, ma Clara è stata potenziata dall’alieno biomeccanico; lo sente arrivare prima ancora che abbia girato l’angolo. Il Tecnoragno raggiunge, con i suoi filamenti sottilissimi, una presa elettrica. La corrente viaggia quasi alla velocità della luce, attraverso il Tecnoragno stesso, che, avvolte le sue terminazioni attorno alle mani di Clara, si accinge a duplicare parzialmente il potere di Fulminatore. Colpito da una scossa improvvisa, il mostro retrocede sbavando e soffiando. La ragazzina affronta il suo primo super-nemico, grazie al Tecnoragno. Il vampiro soffre, ma non demorde; purtroppo la pressione danneggia l’impianto elettrico, che inizia a scoppiettare ed emettere fumo. Il portale, che si è attivato un
secondo fa sul cacciatorpediniere di Evolution, ha dislocato un ospite decisamente grosso, convinto sul da farsi. Non è Dragonfire, bensì l’uomo bestia, nonché scienziato, Kong. Sorride con tutti i suoi numerosi denti a Clara, cercando di mostrarsi rassicurante; poi, afferrato il vampiro per una spalla, lo solleva e lo colpisce con un gigantesco pugno. La botta è tale che almeno una decina di ossa del succhiasangue si frantumano. Per effetto dell’impatto, il vampiro vola attraverso una finestra, sfondando il telaio metallico. Mentre precipita rovinosamente al suolo, capisce che la sua missione è fallita. Ne ha già prese troppe: la scarica elettrica ed il pugno di Kong; meglio scappare prima che scendano a cercarlo.
