giovedì 24 novembre 2011

VITE STRAPPATE ALLA MORTE_5°libro_162° episodio

Dragonfire vola alto sull’oceano, grazie al suo dragoncraft antigravitazionale. La spaventosa energia dell’alieno di Evolution viene convertita in propulsione aerea, da un supporto inventato da Kong, l’uomo bestia, scienziato del super-gruppo mutante. Dragonfire avvista a molti chilometri di distanza una baleniera, impegnata in una impari disputa con un innocente cetaceo. Nonostante le balene siano enormemente più grandi degli umani, sono questi ultimi i predatori, e loro le predate. Un tempo, gli umani cacciavano le balene a bordo di navi di legno, e gli immensi animali potevano rivoltarsi con successo. C’era la possibilità, per i grandi cetacei, di affondare le baleniere; oggi però le navi assassine sono costruite di solido metallo, in grado di resistere a qualunque carica da parte delle povere creature. Le balene non brillano per la loro intelligenza, altrimenti avrebbero imparato a rendere difficile la vita ai killer, nonostante gli umani dispongano di satelliti e di cannoni. Dragonfire riflette sul comportamento bovino di questi colossi dei mari; qualcuno ha in effetti ipotizzato che discendano da animali terrestri, ruminanti e pacifici. Il drago sfreccia accanto alla baleniera, attirando l’attenzione dei marinai, che però proseguono l’inseguimento. La balena si tuffa e riemenge, seguendo una rotta assurdamente prevedibile. Il drago di Evolution si chiede come mai il grande mammifero marino non si inabissi, facendo perdere le sue tracce. Ma Dragonfire sa che le vittime sono sovente predestinate, a causa e per colpa dei loro comportamenti irrazionali. Lui è capitato in un contesto nel quale un assassino spietato terrorizza una vittima, che non pare avere alcuna possibilità di salvezza. In natura finanche un coniglio inseguito da un cane avrebbe maggiori probabilità di sopravvivere. Dragonfire decide quindi di intervenire, frapponendosi tra la nave e la balena. I marinai conoscono le gesta del super-eroe, ma il capitano, al soldo di feroci padroni, intima alla ciurma di proseguire nella caccia. Una volta, gli arpioni venivano lanciati a mano; se raggiungevano il bersaglio, penetravano di poco nella spessa pelle del cetaceo. Ma, da quando gli arpioni sono sparati da appositi cannoni, la ferita è molto più profonda e dolorosa. La povera bestia, una volta agganciata, non può scrollarsi di dosso le piccole perfide creature assetate di sangue. Purtroppo Dragonfire arriva leggermente in ritardo, rispetto allo sparo dell’arpione. La grossa lancia uncinata colpisce la balena, squarciando pelle e muscoli. Il sangue scorre a fiumi, mentre la nave si avvicina sempre più al fin troppo pacifico abitatore degli oceani. Dragonfire si sgancia in volo dal suo craft antigravitazionale, che rimane in attesa; il colosso verde atterra con un impatto mostruoso sul ponte della nave assassina. Il metallo si piega, ma lui non ne risente minimamente. Poi avanza verso il cannone di prua; i marinai scappano, per aver salva la vita. Pensano che nessuna cifra possa giustificare uno scontro fisico con un alieno di tre metri, indicibilmente forte. Solo il capitano insiste con la sua ottusità, e spara addosso a Dragonfire. Ovviamente nessun proiettile sparato da un fucile può intaccare le scaglie naturali del drago. Dragonfire sradica il cannone dal suo alloggiamento, dopo avere troncato facilmente il cavo d’acciaio collegato all’arpione. Poi utilizza l’arma contro chi ha dato disposizione di usarla; quintali di metallo volano verso il capitano, che non ha modo di salvarsi se non gettandosi in mare. Dragonfire non intende perdere altro tempo con lui, ma gli squali, attirati dal sangue della balena ferita, la pensano diversamente. L’uomo grida mentre gli squali se lo contendono, facendolo letteralmente a pezzi. L‘alieno verde pensa a come sarà possibile estrarre l’arpione, conficcato profondamente nelle carni della balena. I suoi formidabili poteri gli precludono però la possibilità di intervenire chirurgicamente. La Maga sarebbe in grado di farlo, grazie all’accuratezza della sua forza telecinetica; ma la Maga è lontanissima, a bordo del cacciatorpediniere di Evolution, in pieno deserto. Per cui Dragonfire è costretto ad accontentarsi di aver salvato la vita al colossale animale. La balena, come se si rendesse conto dei pensieri del drago, scarica verso l’alto un enorme sbuffo di acqua parzialmente nebulizzata. Ringrazia in tal modo chi le ha salvato la vita, proteggendola da quegli stupidi umani. La balena torna dalla sua famiglia, che l’attende trepidante, perché quella montagna di carne ed ossa ha una sensibilità, e così il suo compagno ed i suoi figli. Sebbene i mutanti di Evolution si siano trasferiti dalla città dove vivevano ed agivano, Ferox ogni tanto ritorna sui suoi passi, e passa a trovare i vecchi amici. Tra la moltitudine gattesca, di tutte le tinte e dimensioni, si è sparsa la voce che la donna leopardo sia tornata in città. I gatti amano parlare con Ferox, perché comunicano con chi sappia ascoltarli, e con chi se lo meriti. Loro, durante la notte, vedono cose che ghiaccerebbero il sangue agli umani più coraggiosi. Quando Ferox atterra dolcemente sul tetto piatto di un alto palazzo, il suo pubblico, con orecchie e code ritte, si avvicina, per sentire storie entusiasmanti e raccontarne. Ci sono anche dei cuccioli, per i quali Ferox è un’entità quasi soprannaturale. Poco alla volta, alcuni di loro si avvicinano ulteriormente alla donna leopardo, passando davanti agli adulti, che si mostrano particolarmente indulgenti. La mutante di Evolution narra del drago verde, dell’uomo bestia, di Fulminatore e della Maga, senza tralasciare però di parlare dei giovani licantropi, del lupo nero e di Nancy. Se avesse più tempo, Ferox costruirebbe storie mirabolanti, nate dalla realtà già di per sé fantastica. Però la notte giunge al termine, e la mutante deve porre fine a quella bella riunione, che ha rinsaldato vecchi legami, e ne ha creati dei nuovi. Prima di andare, la donna leopardo si rivolge ai più piccoli tra il suo pubblico, invitandoli ad andare a casa a dormire, e sognare. Ferox sparisce, così come è arrivata, balzando via dal tetto. I suoi amici gatti, lentamente se ne vanno, avendo molto su cui riflettere. Tre cuccioli tornano verso la casa dove abitano, assieme ad una famiglia umana che li tratta come fossero loro figli. I gattini sono ancora imbambolati, e parlano tra loro, in un modo che sfida la comprensione ed i sensi umani. Qualcuno però non condivide i loro sentimenti, e li segue con intenti poco benevoli. Un essere che può seguire impunemente tre gatti, senza farsi notare, è un nemico di indubbia pericolosità. Quale malvagità lo anima, per fargli desiderare di spegnere tre vite innocenti? Segue i tre gattini, leccandosi i baffi e le zanne, ma c’è qualcuno che segue lui: Ferox. La donna leopardo non lascerà che quell’essere si avventi sui suoi protetti. Lei si muove nelle ombre, più silenziosa delle ombre stesse. I suoi artigli iniziano ad estroflettersi, perché il destino del predatore, che è divenuto la sua preda, è ormai segnato. Quando i tre micini sono prossimi alla loro casa, il perfido animale notturno flette i muscoli, pronto ad atterrarli, in un bagno di dolore e di sangue. Vola nell’aria notturna, ma, molto più veloce di lui, la meraviglia felina lo intercetta prima che tocchi terra. E quando lui atterra, gli artigli della donna leopardo gli hanno già strappato la vita dal corpo, che adesso pare un sacco svuotato, coperto di sangue. Solo allora i tre micini si voltano, ed in un lampo capiscono tutto ciò che è accaduto. Non c’è che dire: quella sarà una notte che ricorderanno e racconteranno a tutti gli amici. Dopo Dragonfire e Ferox, ora tocca a Fulminatore dire la sua, per salvaguardare vite innocenti. I passeggeri di un treno, apparentemente come tanti altri, non immaginano che i loro piani possano subire variazioni tanto drastiche. La motrice molto moderna parte in orario, trainando un numero ridotto di comodi vagoni. I viaggiatori odierni possono scegliere tra automobile, treno ed aereo, a seconda della distanza e dei tempi complessivi di percorrenza. Quel treno è un intercity, quindi viaggia dal centro di una città al centro di un’altra, evitando ai passeggeri cambi ed attese inutili. Sfortunatamente per loro, l’ultima carrozza non ospita passeggeri umani, bensì un carico estremamente pericoloso di gas letale. Gli utenti normali non lo sanno, ma i criminali dirottatori sì. Saliti a bordo come tutti gli altri, i criminali prendono facilmente il controllo del treno, essendo armati e pericolosi. L’intento della banda di mercenari è di chiedere ed ottenere un riscatto, per il gas e per le vite umane. Comprendendo anche tutti coloro che morirebbero nel caso in cui la teppaglia facesse deflagrare il vagone di coda. Via telefono, iniziano febbrili trattative, mentre il velocissimo treno sfreccia in mezzo alla campagna. I passeggeri sono ovviamente atterriti, ma nessuno di loro se la sente di rischiare la vita, assalendo disarmato dei professionisti nell’uso delle armi. Le autorità, contattate dalla banda, sarebbero disponibili a tentare una soluzione negoziata, dato l’alto rischio. Un imprevisto coglie però di sorpresa il capo della banda, giacché, tra i suoi uomini, si sono infiltrati alcuni estremisti, intenzionati a compiere una strage, in nome dei loro ideali distorti. Questi delinquenti non sembrano mai in grado di chiedersi cosa c’entrino i passanti o i passeggeri con le loro chiacchiere di carattere vagamente religioso. In breve, sul treno si accende una disputa feroce, all’interno della banda dei sequestratori. Poi il capo della banda viene freddato, con un colpo alla testa; questo è il segnale dell’affermazione dei terroristi kamikaze. I sopravvissuti, tra i mercenari, si adeguano, non volendo fare la fine del loro capo. Non sono d’accordo di condurre il treno fino all’arrivo, per poi farlo esplodere nel centro della città. Sono però in minoranza, e, da bravi soldati di mestiere, aspettano uno spiraglio. Nella base di Evolution, il dislocatore spazio-temporale ha appena aperto un wormhole per due dei super-eroi, che si accingono ad affrontare la grave crisi. Un buco nello spazio si apre ad alcune centinaia di metri dal treno lanciato nella sua folle corsa. Da esso, emergono, volando sui loro craft antigravitazionali, Kong e Fulminatore. Attaccare fisicamente i mercenari, all'interno dei vagoni, in presenza dei passeggeri, è sconsigliabile. Kong ritiene sia meglio entrare nel vagone di coda, per sganciarlo eventualmente dal convoglio. L'uomo bestia di Evolution non ha problemi a mantenere l'equilibrio, correndo sul tetto del treno in corsa. Fulminatore preferisce viceversa rimanere in volo, a quota e velocità costanti. Kong percepisce, grazie ai suoi super-sensi, la posizione delle due guardie armate presenti nel vagone che trasporta il gas letale. Con un pugno formidabile, sfonda il vetro della porta di collegamento, colpendo con la forza residua il cranio di uno dei due. Costui vede le stelle, poi crolla al suolo. L'altra guardia impugna la pistola, pronta a combattere. Non può minacciare i passeggeri, dato che il vagone non ne trasporta, ma potrebbe sparare ai contenitori del gas, causandone la fuoriuscita. Kong strappa letteralmente la porta dai cardini, impiegandola come uno scudo parziale. Il tizio però lo vede, e spara alcuni colpi; un proiettile ferisce di striscio il mutante, che però dispone di un potere di guarigione molto accentuato. Kong prende quindi l'offensiva, scagliandogli addosso, con un potente calcio, quel che resta della porta metallica del treno. L'uomo bestia di Evolution non frena di certo il suo impeto, considerando che l'avversario è armato, e gli ha appena sparato addosso. La botta gli frantuma diverse costole, e forse anche il cranio, come testimonia la fuoriuscita di sangue dal naso e dalle orecchie. Nel frattempo, Kong si è già quasi ripreso dai danni procuratigli dalla pallottola. Adesso a lui ed al collega Fulminatore non resta che fermare il treno. Nel frattempo, il capo dei terroristi telefona ai suoi uomini, nel vagone di coda. Non riuscendo a contattarli, inizia a sospettare che il suo piano genocida sia stato minato da qualche imprevisto. Scaccia in malo modo il mercenario che stava conducendo la motrice, assumendone il controllo. I due super-eroi di Evolution, in fondo al convoglio, rilevano subito l’incremento della velocità; ne deducono che i pazzi intendano condurre il treno al massimo della velocità all’interno della stazione d’arrivo. Una mossa disperata dei kamikaze; un’iniziativa molto pericolosa per la popolazione civile. Fulminatore, che è ancora in volo accanto al treno, raggiunge velocemente la motrice. Kong lo segue dopo pochi minuti, appena richiamato il suo craft antigravitazionale. Fulminatore, senza perdere altro tempo, si sintonizza sui flussi elettrici, che forniscono al treno un’impressionante energia cinetica. Quella moltitudine di tonnellate, spinta ad oltre duecento chilometri orari, potrebbe causare danni enormi, anche se il vagone nel quale è dislocato il gas non esplodesse. Fulminatore è pronto: come se parlasse con l’energia elettrica, e come se tessesse una rete, provoca un sovraccarico nei grandi motori. Resistono, ma alla fine cedono quasi di schianto. La velocità della motrice cala di colpo, in ognuna delle ruote del convoglio. Il capo dei militanti suicidi impreca contro il suo stesso dio; ritenendo che il disegno genocida sia completamente fallito. In quell'istante, però ammette di adorare solo l’odio, e ride istericamente. Poi apre il fuoco contro i suoi stessi uomini, prendendoli di sorpresa. Quindi rivolge la mitraglietta contro gli inermi passeggeri, che gridano per la paura. Il pazzo si sente al culmine della sua missione. In realtà è giunto solo all’epilogo della sua inutile vita, perché Kong, sebbene sia meno sanguinario della collega Ferox, decide di farla finita con quel pazzo. Sfugge ad una raffica quasi ravvicinata, con una velocità difficile da seguire con gli occhi di un umano. Quindi colpisce lo psicopatico una sola volta, con uno dei suoi indicibili pugni. A Kong non serve altro per sfondargli lo sterno, bloccandogli istantaneamente il cuore malvagio. I pochi mercenari sopravvissuti depongono le armi, felici di aver salva la vita. A migliaia di chilometri di distanza, la Maga completa ciò che Dragonfire aveva iniziato: senza bisogno di toccare la grande balena, manipola la punta del terribile arpione infisso nella schiena del cetaceo. Un minimo di resistenza, poi il metallo assassino finisce in fondo all’oceano, ed il branco delle balene esulta.

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