giovedì 10 novembre 2011

IMPATTO MULTIPLO_5°libro_160° episodio

Dragonfire, balza a quattro metri sopra il suolo lunare, e colpisce uno sferoide metallico con un gigantesco destro. Il drago è alto tre metri, lo sferoide ha un diametro di almeno trenta metri. Dragonfire sulla Terra pesa settecento chili, sulla Luna poco più di cento. Lo sferoide ha una massa multipla rispetto a quella del possente alieno di Evolution, ma il pugno che lo colpisce provoca impressionanti fratture sulla sua superficie, strutturata per resistere alle piccole meteoriti. L’aggeggio metallico rimbalza all’indietro, perché le fortissime gambe di Dragonfire lo hanno irresistibilmente propulso in avanti. Il mezzo d’assalto dei serpentoidi, irto di cannoni fotonici ed armi laser, ruota su se stesso. Il pilota cerca di riprendere il controllo dell’arma d’assalto, ma Drago Nero colpisce a sua volta con la sua fiamma, che è seconda solo a quella di Dragonfire. Il plasma incandescente colpisce lo sferoide, e ad esso si salda, surriscaldandolo. La protezione refrattaria dell’arma dei serpentoidi non è studiata per reggere contro un’esposizione continuata; per cui i circuiti elettronici iniziano a risentirne. Al pilota serpentoide non resta che attivare i propulsori, per una veloce fuga da quei nemici formidabili. Brak e Ssax, ambasciatori sulla Terra dei reptoid, arrivano sul campo di battaglia a bordo di un mezzo d’assalto, proveniente dalla loro nave spaziale, in orbita attorno alla Luna. Inseguono un secondo sferoide delle forze nemiche, che intendeva prendere Dragonfire e Drago Nero alle spalle. I reptoid sparano raggi dirompenti, che colpiscono un fianco della navicella dei serpentoidi. Il campo di forza dello sferoide regge abbastanza bene, ma consuma molta dell’energia disponibile a bordo. Dragonfire emette una lunga fiammata, che raggiunge il bersaglio a centinaia di metri di distanza. Il secondo sferoide è ancora più danneggiato del primo, e non riesce ad allontanarsi velocemente. Il drago di Evolution allora strappa una enorme roccia lunare, che scaglia con energia inimmaginabile contro gli attaccanti. La parete esterna, colpita da quella meteora, cede, lasciando uscire l’aria contenuta nello sferoide. Solo le tute spaziali salvano i serpentoidi dalla morte per asfissia, diminuzione improvvisa della temperatura ed azzeramento della pressione atmosferica. Gli astronauti umani, assegnati a Base Luna, approfittano dello stordimento dei serpentoidi per catturarli. Dragonfire scruta il cielo nero della Luna, per verificare se l’attacco prosegua o meno. Pare che dall’astronave degli alieni non giungano aiuti alle truppe sconfitte, e questo è comprensibile, secondo il modo di pensare dei rettili. Il drago di Evolution è contento di essersi teletrasportato sulla Luna, attraverso un portale wormhole, in risposta alla chiamata dei suoi alleati Drago Nero, Brak e Ssax. L’automa ed i due extraterrestri rappresentano un costante baluardo dell’alleanza draghesca, sul satellite naturale della Terra. Dragonfire accorre alle loro chiamate, per sgranchirsi le zampe, ma è sicuro che loro farebbero lo stesso per lui e per Evolution. Base Luna, che è una struttura di realizzazione non umana, dotata di coscienza e capacità offensive, partecipa attivamente a questa sorveglianza congiunta. I draghi però non sanno che gli sferoidi d’attacco erano tre; due dei quali preposti a distrarre appunto le difese lunari. Il terzo sferoide, attivando tutte le misure di difesa in suo possesso, vola veloce verso la Terra. Sebbene i serpentoidi dispongano di una tecnologia spaziale decisamente superiore a quella umana, nulla possono contro i poteri mentali del dottor Occulto, fondatore e capo di Evolution. In questo momento, il potente mutante psionico galleggia nel piano astrale. Caratteristica di quel piano dell’esistenza è di consentire che la mente realizzi in maniera pressoché istantanea tutto ciò che riesce ad elaborare. Sul piano astrale, i pianeti e la gravità non sono così importanti. Neppure l’atmosfera, la luce e l’oscurità. Occulto vede cogli occhi della mente lo sferoide nemico; istantaneamente, solo desiderandolo, si trova a veleggiare nei pressi del velocissimo velivolo. Nessuno sforzo gli è richiesto per muoversi alla sua stessa velocità, né per penetrare non visto attraverso le pareti metalliche. I serpentoidi parlano ovviamente un loro idioma, ricco di sibili minacciosi; del resto, si tratta di una razza evolutasi da rettili striscianti, che hanno sviluppato poteri telecinetici. Il dottor Occulto è sempre affascinato dalla moltitudine di esistenze che popolano il Cosmo. Ha incontrato, direttamente o tramite Evolution, granchi, scarafaggi, draghi, serpenti, oltre ad entità di metallo vivente ed un cristallo senziente. Il capo di Evolution legge la mente dei serpentoidi, analizzando i simboli che stanno alla base della lingua parlata. Si sorprende quando scopre che i feroci divoratori di prede vive non intendono scendere sulla Terra per realizzare stragi o massacri. La penetrazione della sua mente in quella dei serpentoidi provoca un certo disagio in questi ultimi. Per cui Occulto si ritira il maniera molto fluida, ripiegando su un’osservazione meno invasiva. Sul cacciatorpediniere, base di Evolution, la Navigatrice tiene d’occhio lo sferoide alieno, tracciandone la rotta. La Maga e Nancy, lei stessa telepate, agganciano ognuno dei cervelli extraterrestri, mantenendo però un profilo molto basso, secondo le disposizioni del loro capo. In una caverna, che si trova ad oltre duemilacinquecento metri d’altezza, a migliaia di chilometri dalla base di Evolution, Uglux e Maschera di Ferro, incuranti del freddo e della neve, avanzano alla ricerca di un’arma di incommensurabile potenza. Per il momento, i due neo-sacerdoti del vudù hanno deciso di lasciare riposare i loro zombie; anche perché si tratta di un esercito non illimitato, che recentemente ha subito pesanti perdite. Maschera di Ferro tra i due è il più portato alla tecnologia. Uglux viceversa è un mago ed un mutaforma, che preferirebbe combattere mediante incantesimi e pugni. Maschera di Ferro, in un momento di relativa sanità mentale, è tornato ai suoi computer, e da essi ha saputo di un antico manufatto, che sarebbe stato nascosto e poi dimenticato. Sospetta che si tratti di una super-arma, creata da qualcuno che sia stato sconfitto prima di poterla scagliare contro i suoi nemici. Una gigantesca porta di pietra, alta almeno quattro metri, e larga altrettanto, conferma come quella caverna non sia solo il rifugio di qualche bestia della montagna. A dire il vero, in quella caverna una bestia ha trovato rifugio, ed adesso intenderebbe fare a pezzi gli intrusi. L’orso è molto grosso, nero, feroce, con tanti denti ed unghioni propensi a fare del male a qualcuno. Uglux è il più vicino, per cui l’animale lo assale volentieri. Il mago mutaforma si era distratto un po’ troppo; altrimenti si sarebbe accorto di essere passato troppo vicino a quel bestione. Per poco, la sua distrazione non costa ad Uglux la perdita della testa; ma il guerriero che è in lui si ridesta in fretta, per contenere i danni e contrattaccare. Maschera di Ferro osserva interessato lo scontro; potrebbe colpire l’orso con una delle sue armi, ma decide di mettere alla prova l’alleato in uno combattimento contro un formidabile nemico. Uglux nota che Maschera di Ferro desiste dall’intervenire, e si chiede se lo faccia per consentirgli una singolar tenzone; o forse spera che l’orso lo decapiti. Uglux non ha però tempo da perdere in oziose riflessioni. Inutile provare a lanciare un incantesimo, quando il nemico potrebbe divorarti il cuore in una manciata di secondi. Uglux il mutaforma inizia quindi a mimare e simulare l’orso stesso, e cresce, trasformando l’energia del nemico in materia aggiuntiva. Uglux non moltiplica le sue cellule, perché ci vorrebbe troppo tempo. Costruisce piuttosto innumerevoli strutture cristalline, che blindano e distanziano le fibre dei suoi muscoli, delle sue ossa e di tutti gli organi ed apparati. L’orso non sa di offrire al nemico la forza per sconfiggerlo, e continua ad aggredirlo. Finché Uglux diventa ancora più grosso e pesante dell’orso, che perplesso si sgancia, come a chiedere un time out. L’animale è grosso e possente, ma non stupido. Capisce che lì c’è poco da mangiare, specie perché inizia a fiutare l’odore della magia. La memoria atavica lo soccorre, fornendogli l’informazione necessaria a scegliere di interrompere subito l’attacco. Uglux vorrebbe uccidere l’orso, per giustificare lo sforzo che ha fatto per gonfiarsi, ma il plantigrado è più veloce di lui, e gli scappa sotto il naso. Ancora una volta Maschera di Ferro evita di intervenire; anzi si lascia andare ad una risata metallica, ben poco rispettosa dell’alleato. Che Uglux sia infuriato, a Maschera di Ferro non interessa minimamente. Gli passa accanto, quasi a sfidarlo; poi si avvicina alla enorme porta, che è il loro vero obiettivo. Il pazzo corazzato cerca di non smentirsi mai, e sferra un fortissimo pugno contro la roccia, che non si scheggia neppure. Per contro, il guanto metallico di Maschera di Ferro si incrina. La sua armatura dispone di sistemi di rigenerazione, che intervengono a riparare il danno, ma la brutta figura rimane. Quella porta di pietra pesa molte tonnellate, e sembra irridere i tentativi di forzarla in questo modo. Uglux, che ha ancora le dimensioni assunte per allontanare l’orso, si avvicina a sua volta alla barriera che rimane poco disponibile a concedere l’accesso al locale che protegge. Desideroso di mostrarsi superiore, il mago mutaforma inizia a pronunciare formule antichissime, in lingue estinte. A Maschera di Ferro non resta che aspettare; non sa se sperare in un successo del socio e rivale, o se auspicare che anche lui faccia un buco nell’acqua. La magia di Uglux si rivela però sufficiente, giacché il pesantissimo portale ruota molto lentamente sui cardini nascosti. Dimenticate per il momento le rivalità, i due pessimi soggetti si addentano in una seconda caverna, scavata da esseri viventi e non dall’erosione naturale. Al centro della grande cavità, si erge un colosso apparentemente metallico, di parvenza e dimensioni decisamente inumane. Le gambe sono tozze e terminano in grossi zoccoli che ricordano quelli di animali che vivono sulle vette. Le braccia sono molto più lunghe, e toccano terra, con le mani deformi, provviste di sole tre dita. La testa, infine, provvista di un grosso corno centrale, si collega direttamente alle spalle, senza collo. Si tratta di certo della macchina da guerra che cercavano; costruita da ignoti esseri presumibilmente non umani. Uglux e Maschera di Ferro ridono, pensando di scagliare quel grosso mostro contro gli odiati nemici di Evolution. Stanno pensando che forse potrebbe mettere in difficoltà finanche Dragonfire, quando l’automa apre i suoi occhi elettronici. I suoi ignoti costruttori lo hanno progettato per risvegliarsi in presenza di sufficiente forza vitale e malignità. I due raggi, che scaturiscono dai suoi occhi, colpiscono i due sacerdoti del vudù, riducendoli come i loro zombie, ma senza la possibilità di muoversi. Fatto ciò, l’aggeggio infernale esce dalla caverna, iniziando la sua ricerca; il suo nuovo scopo è di distruggere Evolution. Uglux e Maschera di Ferro non sono invitati, ma temono che dopo toccherà a loro. Il mostro metallico inizia a staccarsi dal suolo, dimostrando di essere provvisto di dispositivi antigravità. Avendo estratto quasi tutta la forza vitale e la memoria dai due più vecchi nemici di Evolution, il mostro metallico elabora i dati che gli occorrono per scovare i mutanti. Non li conosce, ma il suo scopo è di uccidere chiunque gli capiti a tiro, non di stabilire differenze tra il bene ed il male. Decolla come un missile da quella zona pressoché disabitata; poi imposta la rotta, in base alle ultime notizie sugli avvistamenti dei super-eroi. Mentre viaggia a velocità subsonica, naviga in internet; così facendo, rileva l’ultimo avvistamento di Kong e Ferox in una città distante meno di mille chilometri. Non volendo rischiare che i due si allontanino, il distruttore metallico accelera fino a mach tre, provocando un assordante boom sonico. L’oggetto in avvicinamento a quella velocità non può sfuggire ai sensori collocati sulla navetta che Kong e Ferox hanno usato per la loro missione. I due super-eroi non hanno problemi ad attendere l’arrivo di quello che pare essere un nemico irruente; vorrebbero però evitare che la loro lotta produca danni alle abitazioni ed alle persone. L’aggeggio metallico crede erroneamente di averli spaventati, giacché li vede allontanarsi in volo verso la periferia della città. Il primo raggio, sparato dall’aggressore, schiva di poco la navetta di Evolution, che, essendo stata progettata e costruita da Kong, reagisce in maniera quasi automatica, cambiando rotta. L’uomo bestia di Evolution imposta quindi la guida automatica random, che rende praticamente molto difficile, se non impossibile, colpire l’agilissimo velivolo. Ferox e Kong sparano a loro volta addosso all’automa, colpendolo con i loro fucili laser. L’armatura del mostro metallico incassa il colpo, con danni minimi. Poi i due super-eroi lasciano la navetta al computer di bordo, catapultandosi in aria grazie ai loro craft antigravitazionali. Puntano direttamente verso il nemico, molto più grosso di loro; poi, giunti a poche decine di metri da lui, rompono la formazione. Lo attaccano da destra e da sinistra contemporaneamente. Ferox si sgancia dal suo craft, che continua a volare ai suoi comandi. Impatta contro quella massa di metallo, ammortizzando grazie ai suoi superbi muscoli felini. Poi i suoi artigli mutanti dimostrano di saper mordere anche la sostanza durissima di cui è rivestito l’enorme aggeggio. Velocissima, la donna leopardo colpisce in retro della grossa testa, dove si congiunge direttamente con le spalle. Poi schizza via, evitando agilmente il monumentale braccio destro dell’automa. Nessun problema per Ferox riprendere al volo il suo craft antigravitazionale. Adesso tocca a Kong, che è particolarmente desideroso di abbattere l’insolito avversario. Sfruttando lo slancio del dispositivo di volo, Kong si proietta con i grossi piedi in avanti (qualcuno direbbe zampe). Il robot non è abbastanza veloce, o forse sottovaluta l’energia potenziale del mutante. L’impatto è molto rumoroso, ed il nemico di Evolution traballa. Kong, per reazione, schizza indietro; poi, afferrato al volo il suo craft antigravitazionale, scende verso terra. L’automa, che ha interiorizzato le energie vitali di Uglux e di Maschera di Ferro, segue Kong. Atterrati entrambi, si mettono in guardia, ma Ferox non intende lasciare che il collega si diverta da solo. Il robot inizia a sparare energie dirompenti, allo scopo di eliminare i fastidiosi mutanti. La donna leopardo, scivolando al di sotto delle proiezioni letali, giunge a portata di tiro dei suoi pericolosissimi artigli. Colpisce una delle gambe del mostro meccanico, penetrando la corazzatura in un punto di spessore ridotto. Le scintille che si levano dallo squarcio inducono a pensare che Ferox sia riuscita a danneggiare uno dei dispositivi interni. Coordinando la sua azione, con una velocità ed una forza impressionanti, è l’uomo bestia di Evolution ad atterrare il nemico, con un doppio calcio al petto. Il software bellico del mostro meccanico gli suggerisce a questo punto di adottare una tattica diversiva. Ha memorizzato informazioni preziose, a proposito di questi due mutanti di Evolution, ma adesso deve ripiegare, per ripararsi e studiare un nuovo attacco. Il gas che il robot emette convince Kong e Ferox ad indietreggiare, non sapendo se sia letale. In realtà si tratta prevalentemente di una cortina fumogena, dietro la quale l’automa attiva i suoi razzi, e decolla al massimo della velocità. Uglux e Maschera di Ferro, ancora immobilizzati nella caverna dove il meccanoide giaceva inattivo, percepiscono per l’ennesima volta l’amaro sapore della sconfitta.

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