venerdì 18 novembre 2011

ROBOKILLER_5°libro_161° episodio

Il terzo astroglobo dei serpentoidi si allontana dalla Luna, diretto verso la Terra. Le telepati di Evolution, Nancy e la Maga, seguono, dalla lontanissima base di Evolution, la singolare missione degli alieni striscianti. Vedono, con il potere della loro mente, il manipolo di rettili extraterrestri che scende verso una postazione militare. Nessuno spara loro addosso, nonostante sia chiara la provenienza non umana del velivolo sferoidale. Quando il portellone si apre, i soldati umani puntano i loro fucili, ma hanno ricevuto l'ordine di non sparare. Si tratta di truppe molto ben addestrate, dato che resistono alla tentazione di reagire a quella che potrebbe sembrare un’invasione aliena. I serpentoidi scivolano sinuosamente dalla loro astronave, scendendo su un pianeta che non hanno mai visitato prima. Sono lunghi almeno sei metri, con un diametro che raggiunge la circonferenza della vita di un umano adulto. Guardano i soldati, tenendo le fauci semi aperte, facendo scivolare fuori la lingua bifida. La usano, come i serpenti terrestri, per raccogliere odori ed altri segnali provenienti dall’ambiente. I serpentoidi inizialmente hanno qualche difficoltà respiratoria, ma sanno che passerà presto. Il campione del corpo di spedizione, Stritolatore, e la scienziata e spia conosciuta come Sysform, hanno dimostrato come i serpentoidi possano adattarsi facilmente all’atmosfera terrestre. I visitatori, ospiti più che prigionieri, vengono invitati ad entrare in un grosso capannone. Potrebbe essere una trappola, per sterminarli con un fuoco incrociato, ma gli alieni si mostrano assolutamente indomiti. Forse la loro sicurezza deriva dal fatto di disporre di poteri mentali che trascendono la telecinesi; i serpentoidi avvertono infatti gli intenti degli avversari, ed in questo caso si fidano dei terrestri. Attorno ad un grande tavolo sono riuniti alti ufficiali e politici di varie nazioni del pianeta. I rettili non hanno ovviamente bisogno di sedie o poltrone, ma si avvicinano comunque al luogo della riunione. Il dottor Occulto è presente nella sua forma astrale, che non è rilevabile da alcuno dei presenti; neppure dai serpentoidi. Si chiede come faranno gli umani ed i rettili a comunicare, dato che quello pare lo scopo dell’incontro. Occulto si stupisce quando, a sorpresa, entra la serpentessa Sysform, che è ben nota ad Evolution. Evidentemente lei ha appreso abbastanza degli idiomi umani da poter fungere da interprete presso il suo popolo. Non sapendo parlare, però dovrà utilizzare un computer, quando si rivolgerà agli umani. I serpentoidi non hanno problemi a digitare i tasti, utilizzando i loro poteri telecinetici. Grazie a questi poteri, fanno a meno delle mani, sfatando la credenza secondo la quale una specie si possa sviluppare intellettualmente solo disponendo delle meni e dei pollici opponibili. Gli umani presenti manifestano evidentemente vedute decisamente più vaste di quelle della massa. Nessun loro elettore darebbe loro fiducia se li vedesse adesso, intenti a parlare con dei mostruosi serpenti extraterrestri. Gli umani emettono suoni articolati, ma i visitatori non sono da meno. Del resto, come si può dubitare dell’intelligenza di una razza in grado di viaggiare nello Spazio? Gli umani presenti risentono per questo di un discreto complesso di inferiorità, pur non volendolo esternare. Il dottor Occulto e le sue allieve, Navigatrice, Maga e Nancy, assistono non visti ad un incontro storico tra razze di pianeti molto lontani. Il bello è che i presenti stanno parlando di rapporti pacifici, non di minacce di genocidi e guerre. I militari ed i politici convenuti sanno delle astronavi in orbita attorno alla Luna; evidentemente gli scontri avvenuti sul satellite naturale non sono passati inosservati. I serpentoidi comunicano la loro intenzione di rinunciare alle ostilità, anche nei confronti degli occupanti di Base Luna, umani e non. In cambio, ottengono un salvacondotto per la Terra. Vogliono cercare un posto dove trasferire alcune loro attività. Chiariscono che andrebbero benissimo zone desertiche o montuose; in fondo sono serpentoidi. Il dottor Occulto, invisibile ma particolarmente attento, agisce in maniera molto sottile, inducendo un militare di alto grado a chiarire che gli umani non devono essere considerati pranzi, cene e neppure merende o colazioni. I serpentoidi, che avrebbero preferito non dover offrire garanzie in tal senso, promettono quindi di rivolgere le loro attenzioni in tal senso solo verso i criminali. Gli umani presenti alla riunione ritengono così siglato un accordo di coesistenza pacifica, ma non si fidano completamente dei serpentoidi. Sysform, che ha fatto da intermediaria, gradirebbe che i suoi simili non si attirassero le ire di Evolution; perché lei in qualche modo sospetta che i mutanti sappiano già di questo incontro super-segreto. I super-eroi in questione sono adesso nei pensieri elettronici di quello che chiameremo Robokiller. Trattasi di una realizzazione presumibilmente non umana; per quanto la sua forma sia vagamente umanoide. Il mostro di metallo, liberato ed energizzato da Uglux e Maschera di Ferro, ha da poco avuto uno scontro infruttuoso con Ferox e Kong. Robokiller ha nel proprio software di base (quello che per noi sarebbe il dna) la convinzione di dover uccidere nemici, che lui elegge come tali, volta per volta. Se non avesse assimilato la mentalità di Uglux e di Maschera di Ferro, probabilmente ora Robokiller starebbe cercando di terminare qualcun altro. Per prima cosa, l’automa decide di correggere i propri punti deboli, che hanno consentito ai nemici di indurlo alla fuga. Rafforza la sua corazzatura, nei punti dove la donna leopardo l’ha violata con i suoi artigli micidiali. Robokiller non risente delle emozioni umane, che potrebbero spingerlo a cercare vendetta contro Ferox e Kong. Adesso cerca la Maga e Fulminatore, sicuro di poterli sconfiggere, o quantomeno di apprendere da loro a sufficienza da incrementare la sua forza. Affetto dall’incorreggibile convinzione che i meccanoidi siano superiori agli esseri fatti di carne e sangue, si leva in volo, alla ricerca della prossima battaglia. Il suo obiettivo è il cacciatorpediniere, attuale base di Evolution. Mentre dall'alto avvista la grande nave, Robokiller non si chiede come mai sia finita in mezzo alle sabbie del deserto. Questa curiosità non sfiora il suo cervello elettronico. Il cacciatorpediniere è però provvisto di radar, tuttora funzionanti, grazie al genio di Kong. L’avvicinamento in volo del grosso automa mette quindi sul chi vive Evolution. La Maga e Fulminatore sono di guardia, mentre Ferox e Kong devono ancora rientrare dall'ultima missione. Robokiller potrà ottenere lo scontro che cerca. Ma imprevisto arriva l’attacco di Fulminatore. Evidentemente il suo nome da battaglia non deriva solo dal suo super-potere di scagliare scariche elettriche, ma anche dalla sua velocità operativa. Nel deserto si ode un tuono, decisamente fuori contesto. Il lampo, che si muove mille volte più velocemente, è già arrivato da qualche secondo sul bersaglio. L’automa alieno incassa la scarica potentissima. Gli piacerebbe potersi vantare di non esserne stato danneggiato, ma non è così. Perde almeno in parte il controllo dei suoi dispositivi di volo, ed atterra duramente. Fulminatore e la Maga decollano dal ponte della nave da guerra, grazie ai loro craft antigravitazionali. La mutante psionica spara una delle sue scariche, mirando alla grossa testa dell’automa. Un tale colpo, qualora penetrasse in un cervello umano, lo friggerebbe senza possibilità di recupero. Il Robokiller però non ha neuroni e sinapsi da disaggregare, ma uno o più processori prodotti da una tecnologia superiore a quella umana. L’energia della Maga provoca comunque disorientamento nell’automa assassino. Fulminatore coglie nuovamente l’attimo, e investe il nemico con tutta le sua forza elettrica. Il robot alieno, riportato all’esistenza da Uglux e Maschera di Ferro, a questo punto sarebbe battuto se i due adoratori del vudù non avessero voce in capitolo. I super-malvagi, immobilizzati fisicamente in una remota caverna, possono infatti proiettare le loro essenze nel Robokiller, prendendone il controllo. Un pugno formidabile sibila nell’aria, schivando di pochissimo Fulminatore, che deve ringraziare la Maga e la sua telecinesi. L’enorme robot ha tuttavia numerose altre armi, che intende usare contro gli odiati mutanti. Spara raggi disintegratori, in grado di frantumare l’acciaio. Fulminatore e Maga, essendo in grado di coordinare i loro super-poteri anche in chiave difensiva, intessono in risposta uno spesso schermo, in grado di deflettere l’attacco del mostro di metallo. La battaglia potrebbe proseguire a lungo, fino a che una delle due parti commetta un errore fatale. Kong, Ferox e specialmente Dragonfire determinerebbero viceversa, con il loro apporto, la sconfitta di Robokiller. Ma nessuno dei tre è lì; non ancora. Nancy, la telepate che è nata nel medioevo, ma è stata catapultata nel nostro tempo assieme al lupo nero, formula quindi un piano alternativo. Ne parla con Navigatrice, i cui talenti possono consentirle di raggiungere, a enorme distanza, le menti di Uglux e Maschera di Ferro. Navigatrice individua facilmente le tracce psichiche dei due super-criminali. Fondendo le loro menti, le due mutanti trovano i loro corpi fisici. Adesso Nancy può colpirli, a migliaia di chilometri di distanza, con i suoi poteri psichici. Il flusso di energia, proveniente dal cervello di Nancy, viene pertanto incanalato dal potere della Navigatrice, giungendo con forza inalterata a bersaglio. I due, colpiti ferocemente, si agitano, gridano e si contorcono sul pavimento della caverna. Tale è la forza del colpo, che devono immediatamente cessare l’attacco che stanno portando contro la Maga e Fulminatore. Così, il Robokiller, privo di guida, muove qualche passo avanti, ma solo per cadere rovinosamente al suolo. L’automa pesa numerose tonnellate, e sarebbe necessario l’intervento di qualcuno che disponga della forza bruta necessaria a trasportarlo all’interno del cacciatorpediniere di Evolution. Dragonfire, che rientra alla base prima di Ferox e Kong, si mostra molto interessato alla macchina assassina, sconfitta più dai poteri mentali che dai poteri fisici. Dragonfire, pur essendo più leggero del mostro metallico, dispone di una super-forza più che sufficiente a sollevarlo e trasportarlo in una delle sale della grande nave da guerra. Lì, Kong potrà studiarlo con calma, per accertarne se possibile l’origine ed i segreti tecnologici utilizzati dagli ignoti creatori. Il Robokiller però non ha rinunciato alla sua missione. Sebbene Uglux e Maschera di Ferro siano svenuti, i dispositivi interni della macchina vivente non hanno cessato di muoversi e di pulsare. La sua immobilità è riconducibile all’autorigenerazione operata dai servomeccanismi enormemente sofisticati. Come si è già visto, il Robokiller apprende dalle sconfitte, e corre subito ai ripari. Analizzando l’energia psionica della Maga, l’automa appronta una nuova schermatura, a difesa del suo cervello elettronico. Il potere di Fulminatore rimane viceversa molto pericoloso, per la sua natura elettrica. Ecco perché Robokiller si ripromette di assalirlo per primo. Sebbene nella grande sala non sia presente alcun componente di Evolution o suoi collaboratori, il Robokiller non può rialzarsi senza fare scattare numerosi allarmi. Non conoscendo i corridoi, comunque troppo stretti per lui, l’automa si muove per uscire all’aperto. La scelta del campo di battaglia è fondamentale in ogni conflitto. I mutanti di Evolution e Dragonfire, avvisati dai sistemi di sorveglianza, assecondano la mossa del loro indomabile nemico, perché all’interno del cacciatorpediniere anche loro (in particolare Dragonfire) risentirebbero degli spazi limitati. Così lo lasciano fare, finché sbuca sul ponte della nave, all’aperto. Il Robokiller decide di indurre i nemici a raggiungerlo, colpendo con un potentissimo pugno il metallo della nave, producendo un danno considerevole. Il primo a rispondere all’attacco dell’intruso è però Dragonfire, che il robot non ha ancora incontrato in combattimento. Il drago è impressionante, con la sua massa, la sua coda e le sue scaglie corazzate. Il robot è più alto e più grosso, ma l’alieno di Evolution colpisce per primo, con una delle sue famose codate. Robokiller forse non è mai stato attaccato in quel modo, col risultato di incassare pienamente il colpo devastante. Il metallo dell’armatura del robot si piega e si crepa. Poi Dragonfire lo attacca una seconda volta, questa volta con un pugno, che provoca quasi gli stessi danni del colpo di coda. Robokiller non prova dolore, e questo è un vantaggio, dato che altrimenti adesso vedrebbe le stelle, e verificherebbe l’integrità delle sue ossa. Essendo un automa, non ha neppure uno scheletro interno; forse chi lo ha costruito pensava fosse preferibile puntare su una struttura esoscheletrata, come negli insetti. Il robot attacca a sua volta, con un potentissimo calcio frontale; Dragonfire viene quindi scagliato giù dalla nave, nelle sabbie del sottostante deserto. L’alieno di Evolution ha assecondato l’impatto, per assorbirlo meglio. Ora però aspetta che il mostro lo raggiunga per restituirgli il calcio, con gli interessi. Nonostante l'impatto, il drago non è ferito, dimostrando che la sua struttura fisica è molto più elastica e dinamica di quella del nemico meccanico. Il Robokiller, attiva i suoi sostentatori di volo, dirigendosi come un missile contro il nemico, come se intendesse schiacciarlo al suolo. Dalla sua struttura metallica, fuoriescono alcune armi, pronte a vomitare torrenti di proiettili mortali. Prima di atterrare, inizia a sparare, e munizioni di diverso tipo esplodono nella sabbia, sollevando enormi quantità di materiale. Alcuni proiettili raggiungono Dragonfire, esplodendo contro la sua quasi inviolabile corazzatura naturale. Nemmeno quel munizionamento può però incrinare le scaglie del drago alieno. Giunti all’epilogo dello scontro, Dragonfire spalanca le sue fauci, lasciando fuoriuscire un plasma in grado di sciogliere i metalli più resistenti. Robokiller, avvolto dalle fiamme, riscontra subito disfunzioni crescenti in tutti i suoi sistemi interni. Non potendo più volare, precipita come una meteora incandescente, ma il drago non intende spostarsi. Decide piuttosto di colpire il nemico, ormai battuto, con uno dei suoi più formidabili pugni. Il suono dell’impatto si ripercuote all’interno del cacciatorpediniere di Evolution, fino nei locali più piccoli e defilati. Il Robokiller viene proiettato verso il cielo, a molte decine di metri d’altezza, lasciando sulla sua scia frammenti dell’armatura ormai collassata. Poi l’automa nato per distruggere si abbatte al suolo, sconfitto e frantumato.

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