mercoledì 14 marzo 2012

MOSTRI MARINI_178° episodio

Un peschereccio si accinge a tirare a bordo le reti. Gli uomini di equipaggio considerano quel che fanno un lavoro come un altro; di sicuro non si soffermano a pensare alle innumerevoli vite che estinguono estraendole a forza dal loro elemento vitale. I pescatori pescano perché hanno imparato a farlo dai fratelli, dai padri e dai nonni. Quella che tirano a bordo è una carne fredda, differente da quella degli animali terrestri. Ecco perché per loro la carne ed il pesce sono due distinte categorie alimentari. Oggi le reti sembrano più cariche del solito, come se qualche divinità marina le avesse riempite di tonnellate di forme di vita, desiderose solo di essere divorate dagli umani. Oppure non sono le reti ad essere pesanti. Forse c'è qualcosa che le tira verso il fondo. L'argano a motore fatica visibilmente a svolgere il suo compito; rallenta, scoppietta e si ferma. I pescatori, superstiziosi da generazioni, si azzittiscono immediatamente. Il mare si presenta senza un'increspatura, ed è strano che gabbiani e pesci predatori non cerchino di trarre vantaggio dalla pesca degli uomini. Il silenzio si protrae a lungo, senza che i marinai si azzardino a proferire parola. Poi un colossale tentacolo sbuca dall'acqua, si innalza per decine di metri, e si abbatte sul natante. A questo punto, i pescatori gridano a squarciagola, mentre cercano di mettersi in salvo. La consapevolezza che guida i movimenti del colossale tentacolo ricorda di avere avuto a che fare con altre navi degli esseri di superficie. Quelle però erano fatte di legno; questa invece è decisamente più resistente. Nonostante l'impatto di quella mostruosità di carne, tendini e nervi, il peschereccio non si spezza in due. Il mostro decide quindi di sollevare un secondo tentacolo altrettanto impressionante, dall'altra parte della nave, in modo da cingerla in un abbraccio mortale. Non riuscendo ancora a spezzarla, il gigante degli abissi si aggrappa con tutto il suo peso al peschereccio, che presumibilmente stazza meno del colosso tentacolato. L'equipaggio si mostra molto disciplinato, data la situazione decisamente insolita. Gli uomini si accingono a mettere in mare le scialuppe: la manovra è lunga e complessa, ma coronata dal successo quasi completo. Una delle piccole imbarcazioni affonda, ma le altre sette si allontanano dal peschereccio condannato. Il metallo regge tutto sommato bene all'enorme pressione cui è sottoposto; poi però la nave inizia ad imbarcare acqua. Il mostro, che si ostina a restare sott'acqua, accentua le oscillazioni che sta imprimendo alla nave. Quando l'equipaggio del peschereccio arriva ad alcune centinaia di metri dalla nave, la vede affondare nell'abbraccio dell'incarnazione di tutte le superstizioni marinaresche del mondo. Adesso però i pescatori hanno paura che tocchi a loro, poiché si trovano a bordo di natanti molto più fragili della nave appena inabissata. Ma il mostro degli abissi pare soddisfatto della sua malefatta. I marinai lo immaginano, scendere a centinaia o migliaia di metri di profondità, avvinto al suo trofeo. Nei giorni successivi, navi militari sono inviate in quel tratto di mare, pronte a lanciare missili, cannonate e bombe di profondità contro l'insidioso predatore. Ma lui, il mostro tentacolato, non si fa vedere. I media intervistano esperti di tutto e di niente. Al termine di molte chiacchiere giungono ad una conclusione, che è la stessa di chiunque abbia un minimo di buon senso: qualunque predatore sceglie una preda più debole, non più forte. Il mostro di cui tutti parlano nuota sul fondo oceanico, incurante della pressione dell'acqua. Del resto, non ha uno scheletro che possa essere schiantato dal peso sovrastante. Dopo qualche giorno, in un tratto di mare diverso e molto lontano, un vecchio mercantile viene aggredito da una specie di serpente marino. Si tratta di un essere, con un manto sgargiante di colori vivaci e brillanti, lungo quanto la stessa nave. A differenza della piovra, che ha effettuato l'attacco contro il peschereccio, questo altro gigante degli abissi non accenna ad abbracciare il natante. Lui punta direttamente agli uomini. Il suo intento è chiaramente quello di mangiarne il più possibile. Sebbene le murate della nave siano molto alte, il tremendo rettile prende la rincorsa, si inarca, poi scivola sul ponte. Spalanca l'enorme bocca, per inghiottire chiunque incontri; quindi ripiomba in mare, sollevando alti spruzzi. Al suo primo passaggio, il serpente investe alcuni uomini dell'equipaggio, ferendoli. Per loro fortuna, non riesce a serrare bene le fauci; quindi torna al suo elemento con la bocca vuota. Irritato, ma deciso, il rettile continua i suoi attacchi. Adesso però deve fare i conti con il fuoco dei fucili e delle pistole. Difficile ferire una bestia di tal fatta, con armi più piccole di un lanciagranate, ma i marinai intendono vendere cara la pelle. Nella base di Evolution, Kong manovra il dispositivo di teletrasporto. Dragonfire è pronto a volare attraverso il portale ed al wormhole. Il drago travalica migliaia di chilometri in un batter d'occhio. Esce nei pressi della nave assediata dall'enorme serpente marino. L'alieno di Evolution dispone di un apparato di volo, che converte l'enorme energia vitale dell'extraterrestre in antigravità e spinta propulsiva. Piccolo rispetto allo sgargiante animale marino, il drago lo sottopone ad un leggero trattamento della sua fiamma caldissima. Proprio perché l'enorme animale proviene dagli abissi marini, risente ancor di più del contatto con quel plasma quasi infernale. Si contorce, dimenticando subito la sua decisione di divorare tonnellate di umani. Volge la testa, grande come un autobus di linea, verso il nuovo arrivato; apre completamente le fauci, esibendo la sua lingua biforcuta. Il sibilo dell'animale marino riempie le orecchie di tutti gli uomini dell'equipaggio. Il drago gli va incontro, come se volesse infilarsi in quella bocca smisurata. Poco prima dell'impatto, Dragonfire si sgancia in volo dal suo dispositivo antigravitazionale, che risponde ai comandi mentali del suo padrone. Il drago prosegue per inerzia, fino a scontrarsi con l'immane nemico. Come è già accaduto contro il gigante del gelo, la densità molecolare del drago determina il vincitore dello scontro. L'impatto è fortissimo ed estremamente rumoroso. L'alieno di Evolution mette a segno ambedue i fortissimi pugni, con un colpo dall'alto verso il basso. Le ossa della testa del serpente marino risuonano, e così il suo cervello. Stordito, l'animale scivola velocemente sotto la superficie delle onde. Anche il drago subisce gli effetti della gravità, ma in suo aiuto giunge il dispositivo di volo. Il dottor Occulto, capo di Evolution, sospetta che il duplice attacco a due navi umane sia parte di un fenomeno più ampio. Ed in effetti il terzo attacco arriva, sotto forma di enormi aragoste, che emergono dal mare in prossimità di una spiaggia molto frequentata. L'attacco di forme di vita simili a quelle che gli umani considerano un cibo prelibato, ma molto più grosse, provoca un fuggi fuggi diffuso. Le aragoste si prendono la rivincita sugli uomini e sulle donne. Non li uccidono, immergendoli nell'acqua bollente, ma li assaggiano mentre sono ancora vivi. L'attacco si è svolto senza alcun preavviso, per cui non ci sono nei paraggi né poliziotti, né soldati in grado di sparare sui nemici. Chi giunge è invece un trio di mutanti del super-gruppo Evolution: Ferox, Kong e Fulminatore. L'assenza della Maga è giustificata dal fatto che si trova nella base operativa di Evolution; lì, in simbiosi con la Navigatrice e la telepate Nancy, rileva i fenomeni premonitori degli attacchi dei mostri marini. Sono state Navigatrice, Maga e Nancy ad avvisare per tempo i colleghi dell'attacco delle gigantesche aragoste. Adesso Ferox, Kong e Fulminatore affrontano esseri caratterizzati da una moltitudine di zampe, con antenne ed esoscheletro. La donna leopardo salta sulla schiena della prima colossale aragosta, ma rimbalza sulla successiva. Così facendo, produce una distrazione che favorisce l'arrivo di Kong. L'uomo bestia di Evolution atterra sulla prima aragosta, appena Ferox è schizzata via. L'impatto è micidiale, per quanto il crostaceo sia protetto da una corazza naturale. Le zampe cedono, ed i mostro finisce quasi insabbiato. Fulminatore sceglie un bersaglio, poi gli scarica sul muso una fortissima corrente, che lo stordisce. Ferox, che solitamente affonda i suoi artigli senza pietà, non vuole infierire su questi esseri, che paiono pilotati da un nemico nascosto. Ferisce le bestie, ma evita di troncare loro le zampe e le antenne. Kong piomba a terra, ma subito salta verso l'alto, per colpire un'aragosta con uno dei suoi potentissimi pugni. La grossa bestia si rovescia, muovendo le zampe come uno scarafaggio ferito. Per grosse che siano, quelle abitatrici dei fondali marini non riescono a mettere a segno un solo colpo ai danni dei mutanti di Evolution. Fulminatore spara alcuni fulmini non letali, ma assai dolorosi. Colpisce le antenne dei crostacei, inducendoli ad una veloce ritirata verso il loro elemento naturale. Sulla sabbia rimane un liquido proveniente dalle ferite degli invasori respinti, che si allontanano con le zampe ancora al loro posto. Nel frattempo, alla base di Evolution giunge un nuovo allarme. Dragonfire, Ferox, Fulminatore e Kong sono ancora fuori; quindi la Maga decide di intervenire. Grazie agli wormhole, raggiungibili dal portale del teletrasporto, il super-gruppo può teletrasportarsi in pochi secondi in ogni punto del pianeta. La Maga parte all'attacco, mentre Nancy e Navigatrice rimangono a guardia della base, a bordo del cacciatorpediniere insabbiato. Alcuni grossi squali hanno risalito il fiume di una città costiera, per portare il loro attacco a battelli carichi di turisti. I predatori di solito non si allontanano troppo dai terreni di caccia loro più congeniali. Questi squali viceversa lo fanno, dimostrando di essere manipolati, ma non meno pericolosi. Un battello fluviale oppone ben poca resistenza ad un pescecane lungo otto metri, che lo colpisce per affondarlo. Un'altra stranezza: le balene colpiscono di testa, gli squali prediligono l'uso dei loro incomparabili denti. Le piccole imbarcazioni non recano a bordo personale armato, dato che viaggiano lungo un corso d'acqua finora privo di difficoltà. I turisti capiscono quasi subito di allontanarsi dalle murate, e ciò impedisce che gli squali li rapiscano o li decapitino. Mentre i battelli si dirigono verso il più vicino attracco, uno dei mostri pinnati atterra sul ponte di una delle piccole navi. Le sue mascelle scattano, alla ricerca di braccia e gambe da divorare. La Maga intanto arriva sul ponte di un altro battello. Non perde tempo, e proietta la sua lama mentale verso lo squalo, che ha quasi afferrato la sua vittima. Per quanto il cervello del grosso pesce sia differente da quello umano, non è immune dal potere telecinetico della mutante di Evolution. Si contorce, mentre cerca di affrontare un nemico che non vede; ma la Maga insiste. Non potendo reggere a lungo alla pressione mentale, lo squalo si tuffa nel fiume. La mutante di Evolution, per quanto potente, incontra difficoltà crescenti ad avere a che fare con tanti animali spinti da una formidabile carica vitale. Seguendo le indicazioni provenienti dalla Navigatrice, Fulminatore esce da un portale di teletrasporto, e subito si unisce alla lotta. I suoi poteri elettrici sono già stati in precedenti occasioni combinati con i talenti telecinetici della Maga. I due super-eroi adesso sono in grado di individuare contemporaneamente tutti i bersagli, per quanto gli squali nuotino a differenti distanze e profondità dai battelli. La Maga realizza una serie di percorsi indirizzati ai centri nevralgici dei pescecani. Seguendo questi tragitti guidati, le scariche di Fulminatore colpiscono quasi contemporaneamente, paralizzando tutti gli squali, che affiorano storditi. Nel giro di due ore, gli animali si risvegliano dal torpore indotto dalle scariche elettriche. Poi, cessata la spinta contro natura che li aveva costretti a risalire il fiume, si dirigono verso il mare, che è la fonte del loro sostentamento. Gli attacchi della gigantesca piovra, del serpente marino, delle aragoste e degli squali sono correlabili, ed il dottor Occulto ne è sempre più convinto. Astratto dal suo corpo fisico, si libra nel piano astrale, dal quale percepisce segnali altrimenti invisibili. Animali di misure mai viste prima, a parte gli squali che sono già enormi per natura, lanciati in missioni quasi suicide. Il disegno comune riconoscibile è quello di terrorizzare gli umani, per allontanarli dal mare. Peraltro quegli animali, per quanto grossi, non sarebbero un problema contro le navi militari. Ciò che rimane è una specie di terrorismo contro la navigazione civile. Al termine della sua deduzione, il capo di Evolution vuole anticipare un eventuale quinto attacco, che potrebbe trarre giovamento dalle esperienze precedenti. Il dottor Occulto, possiede abilità magiche, che, sommate alle sue facoltà mutanti, gli permettono di raccogliere l'indizio che cercava. È come tradurre un linguaggio cifrato, composto di simboli non verbali. Immagini-pensiero che rivelano la probabilità molto alta che l'ultimo attacco avvenga nel porto di una delle città più grandi del pianeta. Kong, uomo bestia e scienziato di Evolution, manovra personalmente il portale di teletrasporto presente sul cacciatorpediniere del super-gruppo. Invia, sulla base delle coordinate calcolate dalla Navigatrice, Dragonfire, Ferox, Fulminatore e la Maga nel luogo dove avverrà lo scontro più grande. I mostri non sono ancora sbucati dall'oceano, ma gli eroi sono sicuri che presto lo faranno. I crostacei guidano l'attacco. Invertebrati protetti da spessi esoscheletri dimostrano di sapersi muovere con disinvoltura sia negli abissi, sia in superficie. Unici o tra i pochi animali conosciuti, respirano disinvoltamente anche fuori dall'acqua. Sottomarini robot degli umani li hanno scovati anche nelle fosse oceaniche, dove paiono ignorare pressioni ciclopiche. Altri giganti delle profondità seguono i crostacei, ma non dovrebbero essere capaci di sopravvivere respirando nell'atmosfera, che, come se non bastasse è inquinata da fumi di idrocarburi bruciati. Invece un manipolo di anguille, lunghe una ventina di metri, striscia sulla sabbia delle spiagge, spingendosi fin sull'asfalto. Pesci carnivori, per nulla docili, che agiscono come volessero vendicare innumerevoli loro simili fatti a pezzi e cotti ancora vivi per deliziare il palato dei piccoli bipedi. Tentacoli enormi, seguiti da corpi immensi, emergono dal mare. Questi esseri sono dotati di occhi, nei quali pare leggere una consapevolezza vecchia di secoli, se non di millenni. Una delle mega anguille si lancia contro un'auto di passaggio, puntando contro il guidatore. La portiera metallica impedisce tuttavia al predatore di fare un solo boccone dell'umano, ma il cristallo laterale crolla in frantumi. Solo l'intervento di Ferox, che ferisce l'anguilla con i suoi possenti artigli, distrae il terribile pesce serpentiforme. Un'aragosta grande quanto un suv viene investita da un camion, mentre attraversa la strada. Liquidi e frammenti organici si disperdono nei paraggi. I lampi di Fulminatore spaventano la prima linea degli aggressori marini, che si fermano. La battaglia potrebbe protrarsi per delle ore, se Dragonfire non agisse a modo suo. Volando sulle acque, brulicanti di vita, l'alieno di Evolution emette dalle fauci il suo plasma caldissimo. La superficie dell'oceano viene coperta quasi istantaneamente da una coltre infiammata, che rende impossibile la permanenza alle piovre, che sono le prime ad immergersi. Come avessero ricevuto un segnale di ritirata, aragoste, anguille ed altri animali di dimensione spropositata attuano un dietro front, e si precipitano in mare. Scivolano appena possibile sotto il pelo dell'acqua, che continua a ribollire per effetto del potere incomparabile del drago.

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