mercoledì 28 marzo 2012

SIGNORI DELLA GUERRA_180° episodio

La Terra è un piccolo pianeta, che ruota attorno ad un piccolo sole. Nonostante ciò, sulla sua superficie ci sono immensi spazi disabitati. Troppo caldi, troppo freddi o troppo aridi. Escludendo gli oceani, che circondano ed esuberano rispetto alle terre emerse, i miliardi di umani si concentrano in alcune grosse città, come se avessero bisogno di compagnia a tutte le ore del giorno e della notte. Per contro, esistono villaggi infimi, composti da poche capanne di paglia, dove gli umani siedono seminudi, come se l'età della pietra non fosse trascorsa da centinaia di migliaia di anni. Poveri, morti di fame, ma vivono su terre che nascondono petrolio e minerali preziosi. Ecco perché la solitudine primordiale di questi uomini primitivi viene sempre più spesso turbata brutalmente da militari a pagamento. Arrivano a bordo di grossi fuoristrada, imbracciando mitragliatrici. Sparano senza pietà; attaccano per primi e massacrano adulti e bambini. Quelli che li mandano si fanno chiamare signori della guerra, perché da decine di anni riaccendono i conflitti tribali quasi sopiti, in quanto con la guerra prosperano. È facile avere a che fare con persone inermi; c'è chi si diverte moltissimo sentendo le proprie vittime pregare per avere salva la vita. È bello illudere dette vittime, per poi sopprimerle brutalmente. Questa non è caccia, bensì sterminio. Uomini che considerano i loro simili alla stregua di animali sacrificabili per un capriccio. Molto più difficile è viceversa combattere contro nemici armati e capaci di usare le loro armi. C'è molta differenza tra una donna disarmata, appena uscita da una capanna di paglia, e la donna leopardo, che inspiegabilmente è sbucata fuori dal nulla. Ferox balza talmente in alto che gli uomini in piedi sulle camionette devono sparare verso il cielo; ma non la colpiscono. Lei invece colpisce loro. I suoi artigli tagliano l'aria, con un fischio che annuncia lacerazioni di carni ed ossa, e sangue a fiumi. Solo che questa volta il sangue sarà versato dai mercenari, non dagli inermi selvaggi. Non volendo che Ferox si diverta da sola, Kong aggredisce due o tre militari alla volta. Cerca il corpo a corpo, e loro si illudono di poterlo contrastare con la forza del numero. Nulla di più sbagliato. I muscoli e la velocità del mutante di Evolution colpiscono le teste dei nemici, che rimbombano come campane. I pugni dell'uomo bestia sono come randelli di legno durissimo. Le ossa umane si frantumano per l'impatto terribile. Le ossa mutanti viceversa sono fortissime e flessibili. Alcuni mercenari puntano i loro mitragliatori contro Kong, ma, prima di sparare, gli artigli di Ferox colpiscono le canne metalliche rendendole inutili. Venire presi a pugni da Kong è un'esperienza traumatica; però è sempre meglio che farsi strappare le budella ancora calde dalle zampe di Ferox. Nel giro di pochi minuti, i teppisti assassini, giunti per massacrare sono tutti stesi al suolo. Alcuni hanno le ossa rotte, altri perdono sangue, e non vedranno il prossimo sorgere del sole. Dopo una decina di minuti di scontro unilaterale, Ferox e Kong si ergono indisturbati in un campo di battaglia divenuto decisamente silenzioso. Non troppo lontano, un altro villaggio sta per essere preso di mira da elicotteri ed aerei armati. La savana è piatta e priva di ripari, eccetto qualche albero. Ma gli abitanti del villaggio non possono certo battere in velocità mezzi meccanici che viaggiano a centinaia di chilometri orari. Il signore della guerra, che ha ordinato quel massacro, ha comprato quegli aerei a elica e gli elicotteri da un esercito nazionale, che non sapeva cosa farsene. Infatti nulla potrebbero quei residuati bellici contro i moderni cacciabombardieri jet. Viceversa, contro umani appiedati, un vecchio velivolo rappresenta un vantaggio insormontabile. Li pilotano personaggi senza scrupoli, che fino a ieri volavano a bassa quota sui campi, per irrorarli con qualche pesticida. Oggi il loro lavoro consiste nel dispensare la morte, per mezzo delle mitragliatrici montate sotto le ali degli aerei, e sul muso degli elicotteri. Sparano senza pietà, non pensando che quelli che stanno bersagliando sono esseri senzienti. Il piombo arriva sui bersagli alla velocità del suono. Le pallottole ruotano su se stesse, per meglio tagliare l'aria e le carni. Sbuffi di terra si sollevano, ad indicare la fontana di morte in veloce avvicinamento. Poi accade che uno degli aerei perda colpi; il suo motore ad elica è stato colpito da un lampo proveniente dal basso. Strano, pensa allarmato il pilota, rilevando come il cielo sia sereno. Il colpo di Fulminatore ha causato lo spegnimento del motore, ed il conseguente atterraggio di fortuna del piccolo aereo. Un elicottero si avvicina pericolosamente a due nativi in fuga, che cercano di zigzagare mentre corrono. D'improvviso i due bersagli, ormai inquadrati nel mirino, scompaiono dalla vista del pilota. Quale potere ha potuto fare scomparire un uomo ed una donna in fuga, in mezzo alle erbe basse? La mutante conosciuta come la Maga ha utilizzato per fare ciò sia le sue abilità telepatiche, sia i poteri magici che le derivano dall'allenamento. Il dottor Occulto, capo di Evolution, ha insegnato alla sua allieva come ingannare i sensi degli umani. In effetti, la Maga ha reso invisibili agli occhi del pilota dell'elicottero, i due in fuga. Loro stessi sono stupiti di essere ancora vivi, ma continuano a correre. Accanto al pilota, siede un secondo mercenario, che si sporge dal portellone laterale. In diverse occasioni, in guerre senza nome e contro gente inerme, si è divertito a vedere come i proiettili di grosso calibro distruggano il bersaglio, prima che si abbatta al suolo. Non sapendo su chi sfogare la sua rabbia repressa, il criminale punta la sua grossa arma contro quei due strani tipi, che camminano tranquilli sotto di lui. Potrebbe uccidere la Maga e Fulminatore, se loro fossero due comuni umani per di più disarmati. Fulminatore ha già perso la pazienza nei confronti di quei cretini sulle loro macchine da guerra; un lampo bluastro, più veloce di qualsiasi proiettile, colpisce la canna della mitragliatrice, fondendola all'istante. Contestualmente l'energia terrificante attraversa il corpo del teppista, cuocendolo meglio di come farebbe un forno a microonde. Probabilmente non si accorge neppure di essere morto. Poi l'elettricità di quell'unico colpo formidabile raggiunge il quadro comandi, disintegrando tutto ciò che di elettronico incontra. Adesso l'elicottero è un pezzo di ferraglia in caduta libera. Il pilota non ha modo di gettarsi, e si fracassa la testa ed altre ossa nell'impatto rovinoso. Gli aerei ad elica sono ampiamente superati dai jet, però mantengono la loro capacità di uccidere, adesso come cinquant'anni fa. L'ultimo velivolo rimasto nei paraggi, giacché gli altri piloti hanno deciso di tornare alla base, punta minaccioso verso la Maga. Una mitragliatrice per ala, con capacità di fuoco di centinaia di colpi al minuto. Piombo quasi incandescente, con la predisposizione a frammentarsi in particelle micidiali. La morte che scende dal cielo, gestita dall'ennesimo cretino che si illude che quella forza sia sua di diritto. Invece di ricorrere ad un campo di forza, la Maga invia il suo potere a cercare nel motore tutto quel che può bloccarsi. Sente il pulsare di quella vecchia macchina, e quasi le dispiace di doverla distruggere. Ma del resto non si direbbe che quei mercenari facciano i complimenti. D'un tratto, obbedendo alla Maga, il motore s'ingrippa. Non dipende dalla lubrificazione o dalla parte elettrica; semplicemente si blocca, come se qualcuno gli avesse buttato dentro una chiave inglese. L'aereo dimostra una contenuta capacità di planare, ed in questo è migliore dei moderni jet. Però la gravità lo reclama a velocità sempre crescente, finché si schianta al suolo e prende fuoco. Il drago di Evolution arriva volando in soccorso di un altro piccolo gruppo di capanne, abitate da nativi. Il colosso verde scende verso terra senza alcun rumore, dato che il suo dragoncraft trasforma l'energia vitale di Dragonfire in levitazione e propulsione. Per quanto anche in quelle remote zone del pianeta sia giunta la fama del super-eroe extraterrestre, gli uomini e le donne indietreggiano impauriti di fronte a quell'essere scaglioso alto tre metri e pesante settecento chili. I bambini invece lo osservano con sentimenti diametralmente opposti a quelli dei genitori. Sfuggono al controllo degli adulti, e si accalcano vicino a Dragonfire, per toccare con le loro manine quella corazza pressoché invincibile. Il drago si china su di loro, per ringraziarli dell'accoglienza. Poi però osserva in lontananza l'avvicinarsi di alcuni mezzi corazzati. Gli occhi di Dragonfire lampeggiano intimidendo i bambini, che però capiscono che la forza del loro nuovo amico sarà rivolta esclusivamente contro gli uomini cattivi, che giungono a bordo di sferraglianti veicoli di morte. Dragonfire decolla, salutato da tutti gli abitanti del villaggio; il loro nuovo campione vola verso il piccolo esercito dei signori della guerra. Alcuni colpi di contraerea esplodono accanto al drago volante. Lui si abbassa velocemente, per evitare che le granate danneggino il suo dispositivo di volo. Se quegli umani pensano che Dragonfire sia lento a muoversi si sbagliano di grosso. I grandi muscoli delle sue zampe posteriori gli consentono infatti di saltare in alto ed in lungo. Non è agile come Ferox e Kong, ma è molto più potente. Quando atterra, dopo il primo salto, la terra trema per l'impatto. Preferisce non farsi colpire, se può farne a meno; quindi si china per evitare un colpo di cannone sparato da un carro armato. Subito dopo il mezzo corazzato, che pesa molto più del drago, è scosso da un possente pugno; uno dei cingoli perde alcune maglie, e si spezza. Il carro armato è ora immobilizzato, o meglio potrebbe solo ruotare su se stesso. La torretta è ancora in grado di muoversi; il capo carro ordina di sparare. Dragonfire salta sul carro armato, producendo scricchiolii sinistri; quindi piega verso l'alto il cannone, senza grossa fatica. I mercenari aprono i portelli, sporgendosi all'esterno. La vista ravvicinata di Dragonfire li terrorizza, ma lui non intende prendere le loro vite. Ci sono altri carri armati da rendere inoffensivi. D'un tratto, una granata colpisce il mezzo corazzato semi distrutto. Il colpo uccide o ferisce gravemente gli umani, ma si limita ad infastidire il drago. Si direbbe che non gli lascino altra scelta che ucciderli tutti. Richiama il dragoncraft e si alza in volo. La super-fiamma si prepara ad erompere. Al primo passaggio, Dragonfire colpisce uno dei carri armati; poi, senza fermarsi tratta allo stesso modo gli ultimi due. Il plasma caldissimo brucia l'acciaio come fosse legno. Gli equipaggi vedono colare all'interno gocce di metallo a temperatura altissima. La materia vivente si carbonizza al primo contatto, in una frazione di secondo. Infine, anticipando i pochissimi sopravvissuti, le munizioni esplodono, scagliando a decine di metri frammenti piccoli e grossi delle ex macchine da guerra. La persona che ha inviato le truppe, i velivoli ed i carri armati si trova a miglia di distanza. Osserva grazie ad un potente binocolo l'esito fallimentare della sua campagna di sterminio. Il suo piccolo cervello sanguinario pensa più che mai alla vendetta contro quegli strani esseri che hanno sgominato i suoi mercenari. Gente che ha preteso ingaggi molto onerosi. Feccia proveniente da vari eserciti. Specialmente ex militari buttati fuori dagli eserciti di provenienza, per comportamenti inqualificabili, violenti ed irrispettosi della dignità umana. Quel drago verde sta ancora sfogando la sua forza incommensurabile su quel che resta delle forze corazzate di quell'ormai ex signore della guerra. Gli altri quattro, quelli che sembrano umani, hanno avuto la meglio sul resto del suo esercito. E, mentre riflette in questi termini, il sedicente signore della guerra si rende conto di quanto sia ridicolo chiamarlo così. Un esercito è un'altra cosa, ma lui in definitiva è solo un ex sergente, fattosi strada con il tradimento e le ferocia. Non ha semplicemente l'educazione per atteggiarsi ad ufficiale, e questo lo fa infuriare ancora di più. Manca di stile: era ed è un cialtrone con una divisa piena di nastrini, che si è appuntato da solo. Non gli resta che la fuga, possibilmente veloce. All'aeroporto lo attende un jet privato, che lo porterà in un paese al quale non sia possibile chiedere l'estradizione per crimini di guerra. Basta pagare; lui si è preparato molto bene anche a questa eventualità, accumulando grandi ricchezze in cassette di sicurezza in banche criminali come lui. Ma prima di andarsene, vuole sparare un'ultima cannonata contro i suoi nemici. Sarebbe probabilmente inutile provare ad uccidere il drago; gli altri però, specie adesso che si sono riuniti, costituiscono un bellissimo bersaglio. L'arma è pronta a scagliare una granata dirompente, in grado di frammentarsi in decine di altre cariche micidiali. Una cannonata sola ucciderebbe centinaia di persone. Dovrebbe bastare anche contro quattro mutanti. Il signore della guerra ordina l'introduzione del proiettile nel cannone; poi, dopo una pausa che vorrebbe essere carica di drammaticità, ordina il fuoco. Sennonché l'addetto al pezzo non obbedisce, suscitando l'ira del suo signore e padrone. Si volta, ma scopre che il suo uomo giace in un lago di sangue, con gli occhi sbarrati rivolti verso l'alto. Infissa nel corpo del morto, una spada nera, che brilla di luce ultraterrena. Il ninja grigio non ha fretta di giustiziare il signore della guerra, giacché ormai è rimasto solo. La katana scivola da sola fuori dal corpo ormai prosciugato della residua forza vitale. Nessuno può sapere se il ninja grigio stia sorridendo sotto la sua maschera. Di certo al signore della guerra importa poco. Non ha tempo neppure di estrarre dal fodero la sua pistola, che la spada lo trapassa da parte a parte. Come se scivolasse tra le ossa, cercando il percorso più agevole per attraversare quel corpo ormai condannato. Poi la spada nera riprende a nutrirsi, come uno stallone che abbia attraversato di corsa tutta la savana. Ed il ninja grigio aspetta pazientemente che abbia terminato, prima di scomparire in quelle ombre che, a rigor di logica, non dovrebbero esistere sotto il sole di mezzogiorno.

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