martedì 26 giugno 2012

DIFENDERE GLI INERMI_194° episodio

I super-eroi non si occupano sempre e solo di salvare il mondo e la civiltà da nemici terribili. Analogamente, gli Hunter Killer non trascorrono tutte le ore delle loro giornate ad inseguire e massacrare ricercati, da catturare vivi, o riportare morti. A volte gli esseri dotati di super-poteri o gli alieni che vivono sul nostro pianeta prestano attenzione a vicende umane più banali, nelle quali è a rischio la sola esistenza di un individuo comune, su sei o sette miliardi. Capita ad esempio che il Prisma Cosmico proponga ad Evolution o ai suoi alleati di estrarre viva una bambina, che è precipitata in un pozzo giocando. La piccola, di quattro o cinque anni, stava giocando in mezzo alla strada, perché al suo paese si usa fare così. Improvvisamente le sue urla di gioia sono state interrotte da vocalizzazioni differenti: allarme, sconcerto, spavento. La bambina è infatti precipitata in una voragine, che nessuno aveva notato, perché da quelle parti le cose funzionano in quel modo: dicesi improvvisazione criminale. Poche ore prima, su quella strada era transitata un'auto. Una delle ruote aveva impattato contro una grossa pietra piatta. Il conduttore della vettura era sceso, a rimuovere la lastra di pietra; poi si era allontanato senza rimetterla dov'era. Risultato: un pozzo inutilizzato è tornato ad essere una pericolosa trappola, per esseri sufficientemente piccoli da precipitarvi. Adesso una folla vociante e specialmente stupida si accalca inutilmente nei pressi per piccolo ma profondo abisso, gridando alla bambina cose insensate, tipo se si senta bene. Come potrebbe quella bambina sentirsi bene, dopo un volo di parecchi metri, che l'ha condotta in una fredda ed umida tomba di terra? Gli Hunter Killer si trovano ad alcuni continenti di distanza, ma il Prisma Cosmico ha fornito ad Evolution la tecnologia non terrestre del teletrasporto tramite wormholes. L'uomo bestia di Evolution, Kong, manovra con abilità i comandi del computer, per dislocare i serpentoidi. Stritolatore, Boa, Anaconda, Pitone e Sysform si materializzano alle spalle di quei sudati ed inutili umani, che da ore stazionano nei pressi del pozzo, come se partecipassero ad una festa. È chiaro che quella marmaglia non ha attività lavorative da svolgere; altrimenti si sarebbe già dispersa. La comparsa pressoché magica dei cinque extraterrestri serpentoidi innesca un'opportuna fuga di massa. Strisciando e sibilando, i quattro grossi maschi avanzano verso i due poliziotti locali, che, per dovere d'ufficio, sono rimasti impietriti sul posto. Stritolatore, il capo del team, aggira i due poveri umani, leccandosi le zanne. Non è lì per mangiarli, ma gli piace fare scena. Le sue enormi spire sono muscoli efficientissimi e letali, che cooperano con uno scheletro forte e flessibile. Sysform, la femmina del gruppo, decisamente più minuta dei colossi lunghi nove metri che l'accompagnano, ricorre subito alla sua sonda mentale, per individuare la bambina. La mente aliena della serpentoide si spinge in profondità, fino ad incontrare una giovane consapevolezza, quasi azzerata dalla paura e dalla disperazione. Sysform fa l'unica cosa logica in un caso simile: si tuffa nell'abisso, frenando la discesa grazie alla frizione che esercita contro le pareti del pozzo. Stritolatore ed i suoi Hunter Killer si guardano attorno, come a voler cercare grane. E finalmente le grane arrivano: la popolaglia è infatti tornata, armata di forconi e bastoni. Stritolatore, Boa, Anaconda e Pitone sghignazzano, come sanno fare i serpentoidi. Poi si lanciano nella mischia, al solo scopo di esercitare i loro muscoli possenti. Quasi nessun umano mette a segno una forconata, ai danni degli Hunter Killer. Questo gli salva indubbiamente la vita. Infatti i serpentoidi si sono limitati ad abbattere gli avversari come birilli. Non li hanno ancora assaliti né a testate, né li hanno morsicati con le formidabili mascelle. Mentre in superficie i maschi giocano, molti metri più sotto Sysform ha trovato la bambina. La prima cosa da fare è di calmarla con le sue facoltà ipnotiche. Sysform è un seduttrice nel senso più ampio, giacché le sue emanazioni telepatiche inibiscono ogni reazione di chi le sta di fronte. Adesso la serpentessa deve trovare il modo di portare fuori di lì la bambina. Sollevarla fino in superficie è quasi escluso, giacché Sysform non dispone della potenza muscolare dei maschi della sua specie, e nessuno di loro potrebbe manovrare in spazi così ridotti. Boa, che è lo sciamano del gruppo, ha sviluppato per quel motivo una sintonia mentale con Sysform. Si sgancia dalla battaglia in corso, certo che i suoi soci non avranno problemi con un centinaio di stupidi umani privi di armi da fuoco. Boa cerca un accesso alternativo al pozzo, dove è precipitata la bambina, per poterla condurre in salvo. Annusa l'aria, avvertendo la vicinanza di qualcosa di fetido. Trattasi di un contadino ritardatario, che arriva solo adesso sulla scena della battaglia tra serpentoidi ed umani. Il tizio è armato di un machete, brandito con furia assassina. Potrebbe ferire seriamente Boa, ma solo se lo sciamano fosse molto più lento di quel che è. Il contadino è certamente ubriaco e drogato; non si capisce altrimenti per quale motivo cerchi di farsi ammazzare da un rettile extraterrestre lungo, massiccio e cattivo. Boa, come tutti i serpentoidi, non ama le chiacchiere; gli scivola in mezzo alle gambe, per poi attorcigliarsi attorno al suo corpo. Il tutto in pochissimi secondi. Le spire bloccano braccia e gambe, ma l'Hunter Killer gliele serra ulteriormente, fino a causare sinistri scricchiolii di articolazioni lussate ed ossa fratturate. In un lampo, abbandona sul terreno quel che resta dello stupido, dolorante ed ululante. Poi Boa torna al piano iniziale: trovare un accesso alternativo al pozzo dove è precipitata la piccola umana. I suoi sensi affinati lo indirizzano verso un avvallamento, che nasconde quello che cerca. Boa si lancia nelle tenebre, causando un fuggi fuggi di topi e serpi. Grazie alla simbiosi con Sysform, giunge in breve dove la serpentessa ha trovato la bambina. I due serpentoidi studiano l'esemplare umano, forse provando nei suoi confronti un simpatia che gli adulti di solito non meritano. La piccola è ancora sotto l'effetto della fascinazione di Sysform, e segue gli avvenimenti come se sognasse. Racconterà poi ai genitori di essere stata soccorsa e salvata da due serpenti buoni, ma i genitori, sciocchi ed illetterati, non le vorranno credere. Non provengono dallo stesso mondo di Dragonfire, ma come lui i serpentoidi sono molto sensibili alla genuinità dell'infanzia. Ecco perché preferiscono non considerarli una colazione o una merenda. Dragonfire è un rettile formidabile, che lavora con i mutanti terrestri di Evolution, per difendere gli inermi. Oggi il fato gli darà la possibilità di impiegare i suoi vasti poteri in maniera diversa dal solito. Non gli sarà chiesto di disintegrare truppe corazzate, giganti, demoni o robot. Oggi salverà alcune giovani vite dagli effetti di quella che troppi stupidi chiamano “fatalità”. Tutti gli anni la parrocchia organizza una gita in cima a quella montagna. In questa stagione il caldo si fa sentire, ed i ragazzini sono invitati a portarsi dietro parecchia acqua. La partenza è prevista per le otto del mattino, quando il sole non colpisce ancora con la massima forza. Uno dei bambini non vorrebbe essere lì; preferirebbe giocare con il suo computer, ma i genitori insistono perché socializzi. Lui necessariamente si adegua; inizia così una camminata contro voglia, che dovrebbe fare tappa a metà della salita, intorno a mezzogiorno. Il caldo però si fa sentire più del previsto, e tutti i partecipanti alla scarpinata sudano e bevono. Mario, il bambino che volentieri sarebbe rimasto a casa, accusa problemi respiratori, anche a causa dell'umidità dell'aria. La pioggia caduta durante la notte è evaporata o lo sta facendo, sottoponendo i bambini ad un imprevisto bagno turco. Mario inciampa e rallenta, fino a ritardare la sua marcia rispetto al gruppo. Poi improvvisamente si sente male, e non riesce a chiamare gli altri per farsi aiutare. Fortuna che l’amico Luigi lo vede, ed accorre per soccorrerlo. Quando Luigi si accorge che Mario non riesce a ripartire, prova a chiamare gli altri, che però sono fuori portata della sua voce. Mentre si chiede cosa potrà fare da solo, solleva lo sguardo. I suoi occhi si spalancano, quando avvista un colosso verde: un drago con tanto di coda, che si erge come una statua, su una vicina sporgenza rocciosa. Dragonfire è il suo nome, e sta scrutando ciò che lo circonda, perso nei suoi pensieri dragheschi. Ammira il panorama, segue i movimenti dei leprotti e degli scoiattoli, ascolta il rumore dell'acqua che scorre. Le sue orecchie però captano anche i tenui suoni provenienti dai due bambini. Chiaramente uno dei due sta male, presumibilmente per aver assorbito troppe radiazioni solari. A differenza sua, gli umani non possono infatti trarre nutrimento e giovamento dalle molteplici emissioni della nostra stella. Con ampi balzi, che smentiscono la sua mole, Dragonfire scende verso Luigi e Mario. Giunto nei pressi di un'ampia e profonda frattura nella roccia, il drago di Evolution spicca un balzo possente. Quando atterra, il pietrisco rimbalza in tutte le direzioni; poi si avvicina ai due bambini. Pensa a ciò che potrà fare, non essendo le sue doti da guaritore. Dragonfire è più che altro un distruttore, ed in questo caso sarebbe più utile un talento come quello di Nancy, che però si trova nella base del super-gruppo, a considerevole distanza. Il drago incombe sui bambini, immobile sotto il sole; le radiazioni che hanno ferito uno dei due giovanissimi umani lo fortificano ulteriormente. Il suo pensiero raggiunge il dottor Occulto, fondatore e capo di Evolution. Il mutante telepatico, il più potente del pianeta, comunica al suo alleato extraterrestre un'ipotesi che ha appena elaborato. Occulto ritiene che il potere di Dragonfire possa assorbire il maniera differente l'energia solare. Il drago alieno si concentra quindi sulle particelle di plasma che sono penetrate nel corpo del piccolo Mario. Le visualizza come aggressori, che indeboliscono le ossa ed i muscoli della loro vittima. Sono attive ed aggressive anche se il gigantesco corpo di Dragonfire protegge i bambini da ulteriori radiazioni solari. La mente dell'alieno si è dimostrata in altre occasioni come una trappola, per chi ha avuto l'ardire di cercare di penetrarla. Questa mente aliena adesso chiama, in una lingua extraterrestre, le particelle di plasma presenti nel corpo che stanno divorando. Dragonfire è il loro padrone, e le vuole con sé. Esse, la particelle, che dovrebbero essere prive di pensiero, cedono viceversa alla lusinga del colosso alieno. Smettono di divorare le piccole deboli cellule umane, e scivolano attraverso i tessuti, come fantasmi, senza bruciare, né perforare. Infine confluiscono in massa verso Dragonfire, che le assorbe tutte senza alcun problema. Mario è ancora danneggiato dal plasma solare, ma la sua guarigione è già iniziata. Potrà farcela anche senza l'intervento di Nancy, che, in caso di necessità, sarebbe peraltro stata trasportata sul posto mediante un portale di wormholes. Durante l’azione di Dragonfire, gli altri piccoli gitanti, condotti da alcuni adulti poco affidabili si sono finalmente fermati. Si sono accorti dell’assenza di Mario e Luigi, ma qualcun altro risente dell’effetto della potente insolazione. Che le stagioni non siano quelle di una volta è una semplificazione, che però corrisponde al vero. Quella gita in passato, in quegli stessi luoghi, non aveva avuto alcuna controindicazione. Adesso i telefonini finalmente squillano, chiedendo l’intervento urgente dei soccorsi, e gli elicotteri degli ospedali più vicini si levano in volo. Dragonfire decide di trasportare in volo Mario, che si sta riprendendo, e Luigi, che lo vuole accompagnare. Il dragoncraft estrae energia dal corpo super-potente del drago, trasformandola in spinta antigravitazionale e propulsiva. Il dragoncraft, progettato e realizzato dallo scienziato del gruppo, Kong, estende due apposite imbragature metalliche per reggere i due bambini. Chi volge lo sguardo verso il cielo vede il colosso verde assieme a due figure molto più minute. Luigi e Mario dimenticano per un attimo la loro disavventura, sommersi dall’ebrezza del volo. L’avventura potrebbe concludersi in questo modo, se il destino o forse il Prisma Cosmico non ci avessero messo lo zampino. L’alieno verde non crede nel caso, e neppure si offende se i suoi poteri vengono richiesti in maniera non formale. Infatti, sotto di lui, una ragazzina è appena precipitata in un torrente, che cercava di superare appesa ad una corda. Stranezze pericolose per l’incolumità umana, suggerite da cinema e televisione. Ad un comando mentale di Dragonfire, il suo supporto super-tecnologico si sgancia dal suo corpo, pur continuando a volare. Il possente alieno precipita pertanto da almeno cento metri d’altezza, impattando l’acqua con una forza terrificante. La sua massa di oltre settecento chili lo spinge sempre più in profondità, fino a toccare il fondo roccioso. Dragonfire asseconda l’impatto, poi, flettendo i muscoli possenti delle zampe posteriori, erompe verso l’alto. Come uno squalo, punta verso la bambina che sta annegando; l’afferra ed esce dall’acqua di parecchi metri. Prima di ricadere, il suo dragoncraft riprende contatto con lui e con la bambina. Poi il sorprendente quartetto prosegue il volo verso il più vicino ospedale. Dragonfire sa o immagina che i tre piccoli umani che sta trasportando sono troppo coinvolti dalla fantastica avventura, per provare altro che un’incomparabile euforia. Tanto basta a guarirli dalle ustioni, dall’aver rischiato l’annegamento, e dalla tensione della prova.

giovedì 21 giugno 2012

HOMUNCULUS_193° episodio

La grotta è piena di fumo e di odori indecifrabili. Fuochi sempre accesi, alimentati giorno e notte da particolari tipi di legno. Contenitori di metallo, colmi di liquidi ribollenti o in fase di raffreddamento. Alambicchi che distillano poche gocce di preparato, dopo essersi distesi in lunghissime serpentine. Candele di diverso colore, a seconda della giornata e delle fasi lunari e solari. Rituali antichissimi, ripetuti più volte, con toni di voce che suscitano brividi lungo la schiena in chi ascolta. Numerosi servi, che corrono nel vasto locale sotterraneo, recando erbe e resti animali. Bottiglie con dentro occhi ed altre parti anatomiche, non solo di natura animale. Al centro di tutto questo fervente lavoro, un uomo alto e magro, avvolto in una tonaca grigia. Il cappuccio è abbassato, lasciando scoperta una testa singolarmente appuntita, pressoché priva di capelli. Le mani, che sbucano dalle maniche di quella specie di saio, sono quasi scheletriche, ma provviste di una grande forza. Le lunghe dita, bruciate dagli acidi che hanno manipolato nei decenni, si muovono con grande maestria, come se stessero danzando sulla tastiera di un pianoforte. Gli occhi di questo strano vecchio sono parzialmente dissimulati da folte sopracciglia bianche. Però, quando la luce delle candele li illumina, quegli occhi riverberano di lampi verdastri. Sono occhi quasi senza età, dotati di una vita differente e diversa da quella del resto del corpo. Si direbbe che il tempo e le esperienze abbiano lasciato il segno in maniera diversa sulle varie parti del corpo di quel vecchio manipolatore di intrugli. A prima vista, potrebbe avere settanta oppure ottant'anni, sebbene non traballi in alcun modo quando cammina. Anzi: si direbbe che scivoli sul pavimento di pietra, senza neppure toccarlo. D'un tratto, la sua testa si volge di scatto, perché quegli occhi tremendi hanno colto in fallo uno dei suoi servi. Costui ha infatti erroneamente versato parte del contenuto del suo mortaio fuori da una pentola, che sfrigola, borbotta e fuma sul fuoco. Le erbe, macinate con un pestello di pietra, si sono istantaneamente incendiate. Verrebbe da chiedersi quali erbe reagiscano con tale violenza alle fiamme; ma nessuno dei presenti ha tempo per la sana curiosità. Tutti gli schiavi presenti devono scattare e servire il loro maestro, pena punizioni somministrate con studiata violenza. Quello che ha rovesciato parte delle erbe trema, sapendo che non la passerà liscia. Indietreggia, non osando distaccare gli occhi dal suo terrificante maestro. Tenterebbe la fuga, e nessuno degli altri schiavi lo ostacolerebbe. Correre, schivando i tavoli coperti dalle provette; evitando le casse piene di materiali provenienti da luoghi lontani e proibiti. È una tentazione che muore sul nascere, perché, con una mossa incredibilmente veloce, il maestro lancia una stella metallica da ninja. L'oggetto letale sibila, tagliando l'aria; la sua velocità pare congelare il tempo stesso. Poi, in un lampo, arriva sul bersaglio, conficcandosi nelle carni del malcapitato. Buon per lui che non abbia mirato alla testa, perché lo avrebbe ucciso sul colpo. La stella di metallo è però intrisa nel veleno di un serpente noto per essere particolarmente letale. Tuttavia il maestro degli intrugli ha in qualche modo alleggerito la potenzialità del veleno. Il risultato è che il suo schiavo cade quasi istantaneamente a terra, dove inizia a scalciare, urlare e sbavare. I suoi organi interni sono assaliti da convulsioni tali da far pensare che possa morire da un momento all'altro. Invece no: il patimento dura a lungo, lasciando la vittima stremata, disidratata, coperta di sangue rappreso e di croste, ma viva. Due schiavi allora lo sollevano con facilità, come se fosse uno straccio. Poi lo trasportano all'esterno, dove lo scagliano con violenza in un letamaio fumante. Lì potrà riprendersi e mangiare, per poi tornare strisciando dal suo padrone assoluto. Se, ben inteso, i maiali, che di quel letamaio sono i legittimi abitatori, non lo divoreranno prima. Torniamo però alle erbe, che lo schiavo disattento ha rovesciato dove non doveva. Non si tratta di spezie per cucinare o preparare tisane; si tratta viceversa di pericolosi mix di fiori ed erbe rarissime. Come tutto ciò che si trova nella tana del pazzo alchimista, anche quelle sostanze erano pregne e potenziate con incantesimi pronunciati sottovoce, in luoghi dai quali la gente comune si tiene lontana. Elementi naturali e soprannaturali entrano in contatto con il fuoco, ma invece di incenerirsi si trasmutano all'istante in qualcosa di imprevisto. Neppure l'alchimista, nonostante la sua conoscenza e la sua esperienza, sa cosa stia accadendo, ma se ne accorgerà presto! Gli uomini moderni credono che gli antichi studiosi perdessero il loro tempo, mescolando ingredienti improbabili. Ma anche gli scienziati di oggi di solito scoprono le cose per caso, come facevano i loro predecessori maghi ed alchimisti. In particolare, tutti vorrebbero sapere come accendere la scintilla della vita, e magari come rinfocolarla in un corpo morto. Se vogliamo credere al caso, diciamo che quasi sempre gli imprevisti complicano il lavoro, ma, in pochissime situazioni, lo agevolano. Tutto ciò come premessa, per dire che quella specifica sbadataggine ha compiuto un miracolo. Una combinazione difficilmente ripetibile, che però ha acceso la scintilla della vita in sostanze che, abbandonate nell'ambiente, sarebbero andate in putrefazione. Non sappiamo se la scintilla sia puramente chimica e meccanica, o se invece abbia attratto a sé un'anima desiderosa di tornare a vivere. Di certo, la scintilla adesso cerca un simulacro fisico nel quale risiedere. Inosservata dagli schiavi, che continuano a lavorare, e dall'alchimista, che continua a dare ordini, la scintilla vitale si muove raso terra. Come ogni piccolo animale appena nato, sa che non vuole farsi schiacciare. Ha appena iniziato ad assaporare la vita, e desidera evolversi. La sua ricerca la conduce in breve ad imbattersi in un corpo, che subito le risulta congeniale. Si tratta di una statuetta di bronzo, raffigurante un umanoide disarmonico: testa e mani molto più grosse della norma. Eppure alla scintilla quell'homunculus pare addirittura bello, a suo modo. Essendo immateriale (o forse pura energia), la scintilla, non ha problemi a fondersi con il bronzo, rendendolo istantaneamente plastico. L'homunculus è nato, e si stira le membra, come se l'aria riempisse i polmoni che non ha ancora sviluppato. I suoi grandi occhi vedono e scrutano con attenzione ciò che avviene attorno a lui. Le grosse orecchie catalogano una miriade di suoni diversi. La magia della scintilla vitale ha deciso di formare due polmoni, più per altro per rendere possibile all'homunculus l'esercizio dell'odorato. La lingua, adeguata alla misura della testa, è già in grado di gustare. L'alchimista non è però privo di abilità soprannaturali; infatti avverte subito la presenza di un'attività a dir poco insolita. Ecco perché, prima che l'homunculus se la dia a gambe levare, il terribile padrone di quel laboratorio lo imprigiona in una trama di energia necromantica. L'essere neonato lotta contro barriere che non vede, ma il potere del vecchio alchimista è troppo anche per lui. Si avvicina circospetto all'homunculus di bronzo vivente, quasi non credendo ai suoi occhi. Non gli è chiaro come sia successo, ma lui è pronto a prendersi il merito di aver creato la vita. Gli manca solo la pietra filosofale, poi potrà andare in pensione. Adesso però i suoi occhi riflettono il freddo calcolo. Come impiegare quell'homunculus di bronzo? Sicuramente sarebbe in grado di penetrare dappertutto, come spia o assassino. Il vecchio si ritiene uno studioso indefesso, ma le erbe e le pozioni costano. Per non parlare del fuoco sempre acceso, in più punti della sua caverna. Gli schiavi non li paga, ma qualcosa mangiano quei maledetti! Ecco cosa farà: cercherà una commissione ben pagata, e spedirà il suo piccolo sicario a lavorare per la causa dell'alchimia. Alcuni giorni dopo, due mutanti di Evolution partecipano ad un noiosissimo convegno. Questo almeno è ciò che pensa la Maga, che accompagna Kong, l'uomo bestia nonché scienziato del gruppo. Essendo la curiosità del mutante sempre accesa, ed alla ricerca di nuovi spunti, ha insistito con la Maga perché lo accompagnasse a quella che per lui è una splendida occasione di incontri ed approfondimenti. Lei, la mutante telepatica di Evolution, avrebbe declinato volentieri tale onore, ma Kong ha bisogno di qualcuno che lo faccia sembrare un umano quasi normale. Se fosse alto tre metri come Dragonfire, l'uomo bestia potrebbe nascondere ben poco. Invece, pur essendo imponente come pochi, grazie agli incantesimi della sua amica può passare quasi inosservato. A dire il vero, molti lo guardano in maniera strana, forse perché a livello subliminale si accorgono che quello che sta di fronte a loro non è il classico professore di provincia, leggermente in carne. La Maga non può neppure assopirsi, in quel mare di chiacchiere, perché perderebbe il controllo sul suo incantesimo. Il relatore principale è un noto fisico, innamorato dei misteri irrisolti. Ha scritto numerosi libri, anche piuttosto grossi, sui maghi e gli alchimisti. Le rivelazioni che ha promesso dovrebbero sollevare il velo sulla credenza diffusa che si trattasse di ciarlatani, che perdevano il loro tempo a biascicare stupide filastrocche. Il professor Kahn asserisce che le scienze occulte fossero edificate su solide fondamenta. Tanto solide da aver consentito a pochi iniziati di continuare la loro pratica anche nel nostro periodo di perdurante materialismo. A questo punto, la Maga capisce per quale motivo il dottor Occulto abbia sorriso in maniera particolare, quando Kong le propose di accompagnarlo. Qui si parla di magia, e lei ne sa qualcosa; certo più di gran parte dei presenti. Oolasr, questo l'impronunciabile nome dell'alchimista, sedicente padrone dell'homunculus, ha inviato la sua riluttante quasi creazione da quelle parti, per uccidere Kahn, onde evitare che la smetta di raccontare cose vere. Come si dice, a proposito del diavolo, il suo maggior successo è di averci convinto che non esiste. Oolasr la pensa allo stesso modo. Non vuole certo concedere interviste a sciocchi giornalisti. L'homunculus preferirebbe non ammazzare il vecchio professore; non che gli stia simpatico, ma cerca di opporsi all'incantesimo che lo vincola. Quella sera stessa, il piccolo assassino bronzeo entra da una delle finestre della camera d'albergo di Kahn. Non ha avuto problemi a scalare il muro esterno, e neppure a sollevare la finestra di quel poco che gli serve per entrare. Il professore gli volge le spalle, intento a consultare antichi tomi. L'homunculus, decide in quel momento di obbedire al suo malvagio padrone, ma solo per risparmiare energie. Questo gli consentirà di liberarsi prima del previsto dell'incantesimo di costrizione, e di fargliela pagare. Il piccolo ma letale assassino è quindi pronto ad affondare i suoi piccoli pugni metallici nella fragile teca cranica di quell'umano. Non ha però notato quanto sia largo di spalle il suo bersaglio. Mentre l'homunculus salta, Kong si volta velocissimo. La Maga ha addormentato Kahn, ed ora l'uomo bestia di Evolution, che ha preso il posto, afferra in volo il suo aggressore, stringendolo in una morsa formidabile. L'homunculus reagisce però, con una forza che potrebbe mettere in difficoltà un essere umano, non certo un mutante con la potenza muscolare di un gorilla. Inoltre il pessimo Oolasr non lo ha lasciato senza difese. Per cui quella forma di vita indotta dall'alchimia aumenta la propria temperatura corporea, e questo significa portare il bronzo di cui è costituito quasi alla temperatura di fusione. Kong è molto più intelligente di un gorilla, che probabilmente non si sarebbe liberato in tempo dell'homunculus. L'uomo bestia di Evolution è dotato di una perspicacia superiore a quella umana, che accoppiata ai suoi riflessi fulminei, lo salva dall'ustione. Tuttavia non si limita a lasciare cadere il minuscolo teppista, ma lo scaglia con forza contro una parete della stanza. Sebbene sia fatto di bronzo, l'impatto lo scombussola non poco. Oltre tutto, la forza di Kong lo ha incastrato tra i mattoni, che hanno ceduto nell'urto. L'homunculus è prigioniero, e Kong si avvicina, dopo essersi protetto le mani con alcuni asciugamani. L'alchimista Oolasr interviene ancora una volta a distanza, inducendo una trasformazione nel bronzo che costituisce il corpo dell'homunculus. La Maga, che si era tenuta in disparte per non ostacolare Kong, lo avvisa di una trasmutazione in atto. I due mutanti escono quindi velocemente dal locale, per recarsi nella stanza dove si trova il professor Kahn. Avvertono quindi distintamente un'esplosione, proveniente da dove si trovavano pochi secondi prima. Quando la polvere sollevata consente una perlustrazione, notano però l'assenza di frammenti metallici riconducibili all'homunculus. Escludendo che si sia completamente disintegrato, Maga e Kong deducono che abbia colto quell'opportunità per defilarsi. Ciò significa che l'incolumità del professor Kahn è tuttora a rischio.

lunedì 11 giugno 2012

DIAVOLI IN VACANZA_192° episodio

La donna strepita, rotolandosi per terra. Suda, puzza e si agita in maniera per nulla sensuale. Sembra voglia strapparsi gli abiti di dosso, ma nessuno dei presenti tenta di approfittare della sua disponibilità. Tutti i presenti pensano infatti che quella donna non abbia alcun bisogno di farsi possedere da un essere umano, perché è già preda di un diavolo! Il prete che sta arrivando a quella fattoria isolata, viaggia faticosamente lungo una strada assolata ed isolata. Se non fosse un prete bestemmierebbe, ma lui oltretutto è un esorcista, o quasi. Arranca faticosamente attraverso la campagna, a bordo di un carro trainato da due asini, per combattere la sua battaglia contro il male. I suoi superiori gli hanno detto: “vai tu, perché il tuo maestro è indisposto”. Così, pronto o meno, il prete si è mosso, in ossequio al suo credo, o forse al suo contratto di lavoro. Quando entra in quella fattoria, che, data la puzza, sembra una tana di maiali selvatici, il sacerdote ripassa a mente le parole magiche che gli hanno insegnato. Si è portato l’acqua santa, vari simboli magici e l’incenso, che non guasta mai. Gli uomini selvatici come i loro maiali, che osservano la donna rotolarsi per terra, non sono esattamente religiosi. Potremmo definirli più che altro superstiziosi. Il prete sa che dovrà guadagnarsi il loro favore fin dall’inizio; con gente simile non si scherza e specialmente non si ragiona. È come entrare in una capanna di frasche, abitata da selvaggi della jungla; il sacerdote è un guaritore, ma se non guarisce la tizia rotolante rischia ben altro che semplici insulti. La chiesa insegna che la prima cosa da verificare, nei casi di sospetta possessione, è lo stato mentale della persona “posseduta”. Potrebbe essere semplicemente fuori di testa, senza scomodare il diavolo in persona. Il prete non vorrebbe esprimere il pensiero successivo, che gli sorge spontaneo: “cosa se ne farebbe il principe delle tenebre di una simile cretina?”. Tenta quindi di raggiungere la mente chiaramente ottenebrata della donna che persiste nel rotolarsi assurdamente a terra, sudando e puzzando. Ma lei bada solo alle proprie urla. Il prete si rende conto che l’esagitata potrebbe finanche staccarsi la lingua a morsi, ma questa non sarebbe una brutta idea. Inutile anche colloquiare con i suoi simili, che assistono allo show con atteggiamenti indecifrabili. Poi al prete viene in mente una definizione popolare di queste contadine fuori di testa: “tarantolate”, giacché il popolo bue ama pensare che, in alternativa al diavolo, siano i ragni velenosi ad innescare l’insanità mentale. Ovviamente il più delle volte la tarantola non c’entra proprio. Forse quell’altro ragnetto che la segue da vicino, per farle la colpa delle sue malefatte. Certo che trovare una minuscola ferita, prodotta da un ragno di piccolissima taglia, sul corpo di una esagitata, è un’ipotesi da scartare. Tanto vale stare al gioco di quei pazzi, e recitare qualcosa in latino. Il sacerdote di un dio per nulla guerriero recita pertanto le filastrocche che gli hanno insegnato, e che non capisce. Possibile che i diavoli capiscano il latino, e si facciano spaventare da uomini in sottana nera? La pazza intanto continua a tarantolarsi e la puzza del suo sudore ammorba l’aria. Il prete suda, sperando che il suo dio gliela mandi buona, per una volta. Poi accade un miracolo, perché quella maledetta befana spettinata rallenta. Che sia stanca? Forse un infarto? Succede l’imprevedibile: il demonietto che è veramente in lei prova curiosità per quel prete, comprende ciò che dice, e decide di rispondergli. La tarantola ha avuto il suo ruolo, cioè si è fatta vedere ed additare. Il ragno più piccolo ha in effetti inoculato il suo veleno nella donna; un veleno che agisce sul sistema nervoso e sul cervello. Tanto più piccolo e sottoutilizzato è il cervello, tanto più agevole è l'azione della neurotossina. L'abbattimento delle difese psichiche della donna ha tuttavia favorito l'azione di un essere extradimensionale, che possiamo definire demone o diavolo. Lui non sta facendo proseliti per organizzare una grande battaglia tra il bene ed il male, dato che la donna posseduta sarebbe effettivamente poco utile in qualsiasi disputa. Tornando al prete, lui nota una strana luce negli occhi della tarantolata, e viene colto da un timore superstizioso. Forse non aveva mai affrontato prima il problema della sua fede. Aveva deciso di farsi prete, perché è un lavoro sicuro: somministrare qualche sacramento qua e là è sempre meglio che lavorare in campagna o in fabbrica. Ora però teme di aver fatto il passo più lungo della gamba. La sua voce è titubante, quando ordina al diavolo di abbandonare subito il corpo di quella pia donna. La conseguente risata del demonietto non lo aiuta di certo a ricostruirsi una fiducia in sé e nel suo lavoro. Di colpo, il prete si trova da solo, assieme alla donna non più tarantolata, ma chiaramente strumento del male. Tutti quelli che erano presenti nella camera sono infatti scappati sull'aia, assieme ai polli. Bisbigliano tra loro, annichiliti dalle ataviche credenze. Vigliacchi oltre ogni aspettativa, lasciano il sacerdote al suo destino. Il prete afferra la donna per le spalle, agitandola. Forse crede che, mostrandosi forte, il diavolo se la darà a gambe. Ma, lei (o per meglio dire lui) gli ride in faccia, con voce roca e maschia. Il prete allora si ricorda di dover evitare che il diavolo lo raggiri, essendo per definizione il maestro degli inganni. Non essendo in grado di ragionare dei massimi sistemi con il nemico del suo dio, il sacerdote si mette in ginocchio e prega. Il vero motivo per cui tutto ciò avviene è da ricercarsi in un indebolimento delle barriere tra questo stato dell'esistenza e quello dal quale provengono i cosiddetti "diavoli". Una torma di esseri umanoidi, ma non solo, cammina o corre verso il portale, dal quale si riverseranno sulla Terra. Potrebbero andare in gita su altri pianeti, ma questo nostro globo blu e verde li ispira molto. Dipende probabilmente dalle qualità intrinseche negli umani. I diavoli si trovano ovviamente bene in mezzo a gente che trae grande godimento nel somministrare dolore ingiustificato al prossimo. I diavoli non vengono da noi per insegnarci a commettere il male, bensì per vivere in un contesto a loro congeniale. Per loro è come andare in vacanza in un villaggio turistico, dove tutti possono fare di tutto, senza dover pulire o pagare per i danni. Arrivati sulla Terra, si mantengono pressoché incorporei, così da poter convivere nei corpi degli uomini e delle donne: una goduria pilotarli come autoscontri. La folta messe dei diavoli però rallenta all’improvviso, come se avessero rilevato un ostacolo sulla loro strada. Ed in effetti un drago sputafuoco, alto tre metri e pesante settecento chili, li scruta con occhi che promettono cose poco simpatiche. Dragonfire si schiera come barriera contro l’accesso selvaggio dei diavoli sulla Terra. I diavoli, essendo tali, attaccano subito briga. Loro, per professione di fede, non possono prendere in considerazione il dialogo e la mediazione. Attaccano, perché il loro DNA lo prescrive, ammesso che abbiano un DNA. Inizia quindi una battaglia tra diavoli prevalentemente rossi ed drago verde. Lui è molto più massiccio di ognuno degli avversari, ma loro sono molti di più. I diavoli mordono, graffiano e scalciano, ma la loro forza non impressiona Dragonfire, che li scaglia da parte con i giganteschi pugni, la coda ed i calci possenti. Loro non possono ferirlo, ma lui non frena di certo le botte che somministra. In fondo, non essendo umani, non è così facile ucciderli. Quello che il drago sta difendendo è il fronte più grosso, in questa battaglia per dilagare sul nostro pianeta. I diavoli hanno infatti aperto altri varchi dimensionali, più piccoli. Mentre l’instancabile Dragonfire continua il suo allenamento, un manipolo di diavoletti irrompe sulla Terra in un punto diverso del pianeta. Quello che i diavoli non sanno è che il capo di Evolution, il dottor Occulto, ha percepito l’apertura anche di questo secondo accesso. Ecco perché ha inviato a riceverli Ferox, la donna leopardo, e Kong, l’uomo bestia, nonché scienziato di Evolution. I diavoletti rossi schizzano fuori dal buco nello spazio, che si èa aperto nel bel mezzo di un mercato rionale. Donne che litigano con i pescivendoli, gridando più di loro. Pensionati che manipolano la frutta esposta, con le loro luride mani, nonostante sia stato detto loro più volte di non farlo. Venditori di stracci, che spacciano per abiti, affascinano sciocche passanti. I diavoletti si sentono a casa loro, in mezzo a quella marmaglia vociante ed irrazionale. Gli invasori potrebbero rendersi invisibili, ma la loro teatralità innata impone loro di esibirsi sfrontatamente. Sono certi che nessun umano potrà impedire loro di possedere chiunque vogliano. Uno di loro punta su una bella ragazza, concentrata su capi d'abbigliamento incredibilmente succinti. Il diavoletto si prepara alla procedura di possessione. Già pregusta gli scherzi che potrà porre in essere grazie a quel corpo appetitoso. Sennonché Ferox lo intercetta in volo, ferendolo incredibilmente con i suoi artigli. Dal diavoletto scaturisce una sorta di sangue di colore verdastro. Lui prova un dolore insolito, chiedendosi come sia stato possibile per quella strana creatura lo abbia ferito, come se fosse fatto di comune carne e sangue. La donna leopardo non è famosa per il suo umorismo, ma questa volta sorride mentre mostra al suo avversario i bracciali super tecnologici che indossa. Poi si volta verso Kong, con un cenno d'intesa, giacché è stato lui ad ideare quei sincronizzatori energetici. Adesso gli artigli di Ferox sono pervasi da un'energia in grado di lacerare anche la carne necromantica. Kong però non rimane con le mani in mano, essendosi lui stesso munito di analoghi bracciali. Uno dei suoi grossi e possenti pugni colpisce in pieno un secondo diavoletto in vena di possessioni. Il gitante, proveniente da un altro stato dell'esistenza, incassa la botta, riflettendo sulla situazione particolarmente ingarbugliata. Il primo dei diavoli giunti sulla Terra, nel frattempo ha stremato il prete a forza di chiacchiere. L'uomo in tonaca nera non è ferito, ma ha un tremendo mal di testa. Il suo avversario è un parlatore terrificante, che si è divertito un mondo a distruggere quasi tutte le convinzioni religiose del sacerdote. Adesso la donna ex tarantolata esce all'aperto. I suoi parenti ed amici notano i suoi occhi più strani del solito, ed indietreggiano. Il diavoletto al suo interno amerebbe farsi un bel giro su quel pianeta abitato da deboli individui. Fulminatore e la Maga atterrano però in quel momento davanti alla casa. Il loro arrivo convince i presenti a scappare a gambe levate. Tutti eccetto la ex tarantolata ed i due mutanti di Evolution. Il possessore percepisce subito i poteri mentali della Maga, e, temendoli, la attacca fisicamente. Quel corpo non è certo dotato di muscoli addestrati alla velocità, ma il piccolo demone conta sull'effetto sorpresa. Fulminatore però detiene un potere che gli consente di bloccare sul nascere quell'attacco. Una piccola scarica elettrica è sufficiente a scagliare indietro di oltre un metro la donna posseduta. Poi la Maga attiva le sue doti uniche, per estromettere l'intruso, senza danneggiare troppo l'ospite. Nel mercato rionale, il diavoletto che ha assaggiato gli artigli di Ferox reagisce, emettendo fiamme bluastre. La donna leopardo schiva quasi completamente l'attacco, ma la sua pelliccia rimane leggermente bruciacchiata. Come se condividessero i pensieri del gitante incendiario, i suoi colleghi, che affrontano Dragonfire, lo colpiscono all'unisono con la loro calda dotazione diavolesca. Il drago extraterrestre viene quindi avvolto dalle fiamme, che brucerebbero qualsiasi uomo o animale terrestre. Ferox è già balzata addosso all'intruso extradimensionale che ha cercato di bruciarla. Nel corpo a corpo, questi piccoli demoni non si mostrano particolarmente brillanti. Kong partecipa alla rissa, in mezzo alle bancarelle del mercato rionale. Lancia cassette di frutta e verdura contro i diavoletti, colpendoli con forza. Ferox prende a pugni il suo avversario, reso fin troppo tangibile dai bracciali sintonizzatori, inventati dall'uomo bestia di Evolution. I mutanti le danno, ed i demoni le prendono. Il portale dimensionale torna pertanto ed inevitabilmente ad aprirsi, per consentire una rapida ritirata ai diavoletti vacanzieri. Dragonfire non solo è illeso, ma anche rafforzato dal fuoco demoniaco. Ora si prepara a restituire il colpo, ma i demonietti, vista la situazione, tagliano la corda, di corsa. Maga scaglia la sua sonda mentale contro la ex tarantolata. A questo punto, il primo arrivato, della comitiva dei diavoletti vacanzieri, capisce anche lui che è ora di fare le metaforiche valigie, e di tornarsene nel rassicurante inferno che chiamano casa.

lunedì 4 giugno 2012

I MIGLIORI AMICI_191° episodio

Il cane si muove nella notte, annusando l'aria. Odori di campagna, che superano la puzza del gasolio e della benzina bruciati. La città ferve di attività anche ad ora tarda, specie adesso che si avvicina la data dell'inizio dei giochi olimpici. Ai cani non dovrebbero interessare più di tanto le attività umane, ma in questi giorni devono proteggersi da un nuovo pericolo. Le autorità hanno infatti legalizzato la caccia spietata a cani e gatti, perché “deturpano l'ambiente”. Il cane sente avvicinarsi i passi veloci degli inseguitori, e corre con il fiato in gola. Non sa cosa si possa intendere con “deturpare l'ambiente”, ma di sicuro intende fare il possibile per mantenere viva e vitale la sua pelliccia. Il cane è un randagio denutrito, quindi non riesce ad esprimere tutta la velocità che vorrebbe. In breve, gli inseguitori gli piombano addosso, armati di randelli. Con la nuova legge, è inutile che la gente si affacci alle finestre; inutile che gridino o che chiamino la polizia. Gli assassini di cani e di gatti agiscono nella legalità, e chi li ostacola rischia di essere denunciato. Il cane reagisce mordendo, ma incassa alcune bastonate, inferte con furia assassina. Sarebbe spacciato, se in suo aiuto non accorressero alcuni suoi compagni di sventura, che, pur non essendo né grossi, né pericolosi, riescono ad imporre la forza del numero. I due delinquenti umani scappano imprecando; non sono guerrieri, solo vigliacchi. La muta dei cani randagi ulula alla luna, festeggiando questa piccola vittoria in una guerra impari. Il cane, che chiameremo Rufus, segue i nuovi amici, che conoscono le ombre meglio di lui. La muta si nasconde nelle ombre, per allontanarsi da altri spietati assassini, ubriachi e, fortunatamente per i cani, molto rumorosi. La fuga prosegue per parecchio tempo e molti chilometri. Alla fine, quando i fuggitivi si fermano, la puzza di una discarica si sovrappone a qualsiasi odore, naturale e chimico. Rufus ha ora la possibilità di mangiare qualcosa: robaccia mezza marcia, ma la fame è una brutta cosa. Forse tra un po' i cani vomiteranno, ma in assenza di meglio bisogna adattarsi. Potrebbero dare la caccia ai moltissimi topi, che vivono da quelle parti, e non solo lì. Sennonché quelle bestie non sono di certo i topolini delle fiabe, bensì dei mostri forti ed aggressivi. Nella discarica ci sono anche dei gatti, guidati da Conan: un gattaccio tigrato, con un occhio solo. Per il momento è il più forte del suo branco, ed anche i cani lo rispettano. In un'altra parte di questo vasto pianeta, Cyberdog dorme, perché anche i super-eroi devono riprendere le energie. Ogni tanto sogna di quando era un cagnolino tartassato da tutti: lo chiamavano Rifiuto. Cyberdog si agita ancora, nel sonno, quando rivede le persecuzioni che subì prima che l'alieno Transformatron si fondesse con lui. Adesso è molto più forte di quel che sembra, e combatte a fianco dei mutanti di Evolution, ed anche di Dragonfire. Il Prisma Cosmico, che non dorme mai, induce questo sogno nel cagnolino cibernetico, per motivi suoi. In pratica, gli sta suggerendo di accorrere in difesa di Rufus, Conan e degli altri cani e gatti vessati dagli ignobili cacciatori di randagi. Cyberdog infatti adesso vede cosa succede ad animali meno fortunati, che non riescono a scappare ai sordidi umani. Gli innocenti quadrupedi, che forse ritenevano che gli umani volessero loro bene, cercano di rimanere in vita, ma soccombono in maniera dolorosa. Cyberdog non ha dubbi, mentre si sveglia: andrà ad aiutare quei cani e quei gatti, come il Transformatron aiutò lui. Il portale di teletrasporto si aziona senza l'intervento di alcun operatore. Il varco accoglie il cagnolino cibernetico, che affronta coraggiosamente la nuova sfida. Altri attori della nostra vicenda, stanchi di guardare le serie poliziesche in tv, osservano dal vivo i loro amici profiler. In realtà i serpentoidi trovano molto divertenti le gesta di quei pensatori della criminologia. Questa notte, sei o sette investigatori aspettano, pistole spianate, che il criminale di turno si faccia impallinare. I serpentoidi, componenti degli Hunter Killer, sono quasi sicuri che questo non se lo lasceranno scappare sotto il naso. Gli Hunter Killer si sono nascosti, perché i serpentoidi non suscitano immediata simpatia negli umani. Finalmente il criminale sfonda una porta, ed esce all'aperto. I profiler sono costretti a sparare, e finalmente si guadagnano lo stipendio. Il criminale accenna a reagire, ma è evidente che la sua è un'uscita di scena calcolata. Certa marmaglia ci tiene a suicidarsi con quello che ritiene essere “stile”. Adesso però i serpentoidi non sanno come trascorrere la serata. Speravano in una caccia all'uomo, ma quel cretino è ormai ridotto come un colabrodo; sanguina, anzi ormai ha finito di fare anche quello. Come se sapesse della voglia dei serpentoidi di menare le spire, il Prisma Cosmico invia un portale di wormholes agli alieni, che, sapendo di cosa si tratta, si lanciano volentieri nella nuova missione. Stritolatore, Pitone, Boa, Anaconda e Sysform si materializzano in quella terra selvaggia, dove i cani ed i gatti vengono cacciati ed uccisi. Ai serpentoidi non interessa dell'incolumità di questi animali, ma sanno che si divertiranno alquanto a spezzare la schiena ai cacciatori umani. Si mettono pertanto al lavoro, scivolando con le loro spire possenti per le strade. Rimangono in contatto telepatico tra loro, grazie alle facoltà telepatiche della femmina del gruppo: Sysform. Anaconda si annida sotto le auto in sosta, pronto a scattare all'inseguimento dei cretini di turno. Pitone preferisce la via degli alberi, sebbene non ce ne siano tanti in quell'habitat freddo ed insidioso. Stritolatore, nonostante la mole, sale sui tetti più bassi, dai quali scruta le strade. Boa invece, disponendo di un'attitudine sciamanica, entra in una sorta di trance, così da trovare qualche traccia interessante. Ed è proprio Boa a chiamare a raccolta tutti gli Hunter Killer, grazie alla rete telepatica di Sysform. Lo sciamano del gruppo ha rilevato emissioni di sofferenza, riconducibili alla tortura. Adesso i serpentoidi sanno a chi fare visita, per somministrare la loro ricetta contro chi caccia senza onore e senza necessità. Nella discarica, Cyberdog ed i suoi nuovi amici si aggirano tra materiali di tutti i tipi. Ci sono metalli pesanti e leggeri, vetro, plastica, carta, liquidi putrescenti, veleni di ogni tipo. In quella città, come in molte altre, gli umani preferiscono ammucchiare alla rinfusa ciò che a loro non serve più, senza fare alcuno sforzo per recuperare i materiali. Questa gente è veramente stupida. L'aggressione contro cani e gatti ha però prodotto un effetto insolito: animali, che tradizionalmente vengono ritenuti nemici giurati, si guardano le spalle vicendevolmente. Ed è proprio questo patto che consente alla strana muta, o branco che sia, di disperdersi al primo colpo di fucile. Ogni cane e gatto della discarica sa dove rintanarsi, per evitare di lasciarci le penne. Poi, individuati gli sparatori, si allontanano silenziosamente nella direzione opposta. I serpentoidi invece non scappano quasi mai, e sicuramente non questa notte che hanno trovato prede adeguate alle loro aspettative sanguinarie. La struttura di cemento armato è massiccia, ma i vetri sono stati quasi tutti distrutti a sassate. All'interno, una banda di teppisti fuma, beve, impreca e tortura cani e gatti, piccoli e grossi. Non hanno rispetto neppure per le femmine incinte; del resto, grazie alla legge sulla caccia indiscriminata, possono uccidere mamme e figli, nati o nascituri. La più sensibile a questo scempio è Sysform la serpentessa. In passato ebbe modo di spiare i terrestri per conto del suo popolo; quindi non è esattamente una femminuccia delicata. Ed infatti la sua intenzione non è di piangere e commuoversi, bensì di uccidere. Il capo della teppaglia solleva un cagnolino piccolissimo e con gli occhi ancora chiusi. Ridendo sguaiatamente lo scaglia verso un muro, coll'intenzione di fracassargli il cranio. Però, come una furia, Stritolatore scatta e lo afferra nella sua enorme bocca. Poi lo posa a terra incolume, sebbene il contatto gli abbia suscitato un discreto appetito. Peggio per gli umani! Anaconda attacca da destra, Pitone da sinistra. Avvolgono le loro vittime nelle spire possenti. Si odono dei rumori, riconducibili a vertebre che si dislocano irrimediabilmente. L'azione è durata pochi secondi, e due dei teppisti sono già a terra, spezzati nel corpo e nell'anima. Boa e Sysform attaccano dal basso, prendendo di mira altri due delinquenti, che vengono colpiti da violentissime testate in pieno petto. Il sangue erompe dalle bocche e dal naso, segno di emorragie interne in atto. Stritolatore, che è il capo degli Hunter Killer, sceglie il più grosso ed il più brutto tra i nemici. Costui, probabilmente drogato, non mostra paura. Spara con una mitraglietta, ma il grosso serpentoide è molto veloce, e si mette al riparo. I pochi sopravvissuti potrebbero utilizzare le loro armi, se Boa non impiegasse i suoi poteri mentali per precipitare nella confusione il capo della banda degli assassini di cani e gatti. A Stritolatore bastano quindi due soli secondi per raggiungerlo e serrargli il collo con le sue possenti mascelle. Le stesse mascelle che hanno trattato gentilmente il cucciolo, ora affondano grossi denti nella gola dell'umano, che grida. I serpentoidi se vogliono possono inoculare veleno, per mezzo delle loro zanne cave. Stritolatore lo sta facendo; questo significa che all'umano rimangono pochi attimi di vita. Nella discarica, il cane Rufus, il gatto Conan ed i loro accoliti stanno tenendo una riunione, assieme a Cyberdog. Si tratta di rinunciare alla relativa tranquillità attuale per cercare di salvare alcune vite a rischio. Non tutti gli uomini e le donne assecondano la malvagità dei loro simili, per i quali cani e gatti randagi devono morire. Un gruppo di persone di coscienza ha infatti deciso di rischiare ritorsioni, ricoverando nelle loro case quanti più cani e gatti possono. Hanno salvato in particolare animali molto vecchi e molto giovani, oltre a femmine incinte o che hanno appena partorito. Prendersela con i neonati è da vero bastardi, ma questi cacciatori urbani sono esattamente quello. I gestori del ricovero non si aspettano rinforzi, ma essi risulteranno molto utili nello scontro che avverrà tra breve. Infatti verso il rifugio si stanno dirigendo anche alcuni sanguinari soggetti, decisi a sterminare, se sarà il caso, anche uomini e donne che cercassero di proteggere gli animali innocenti. La muta della quale adesso Cyberdog fa parte avvista le auto fuoristrada, dalle quali scendono dei soggetti di bassa moralità, predisposti alla violenza, e sostanzialmente stupidi. Rufus guida i suoi cani e Conan guida i suoi gatti su per le scale, anticipando di pochissimo l'esercito invasore. Cyberdog ed il Transformatron impiegano le loro abilità tecnomeccaniche per aprire la porta chiusa a chiave, giacché i buoni non possono attendere che qualcuno risponda educatamente al suono del campanello. Le poche persone, che vivono nelle stanze stipate di animali sofferenti, subiscono uno shock quando una torma selvaggia si riversa in casa. Poi inizia l'assedio. Umani buoni contro umani malvagi: una battaglia senza fine; ma adesso gli animali vogliono dire la loro. Non ci stanno a farsi massacrare in nome di un discutibile senso estetico. I banditi prendono d'assalto la porta, che non potrà reggere per più di mezz'ora. Nel frattempo, tutti i cani ed i gatti più delicati e feriti vengono allontanati dalla prima linea. Così, quando i criminali drogati irrompono, si trovano di fronte i cani più forti ed i gatti più feroci. Il Transformatron e Cyberdog sono una cosa sola: una macchina da guerra senza pietà. Il cagnolino ha muscoli potenziati, artigli retrattili, tentacoli di metallo vivente. E la battaglia inizia. Gli assalitori usano i fucili come fossero mazze, colpendo in faccia le donne e gli uomini che cercano di proteggere i loro animali. I cani di Rufus addentano le caviglie dei malvagi, che però calzano pesanti stivali ed anfibi militari. I gatti di Conan invece balzano, artigli sguainati, sulle teste e sui colli dei nemici. Il sangue sgorga, e la marmaglia grida di dolore e di rabbia. A questo punto, i cacciatori sono decisi a sparare ad altezza d'uomo. Si annuncia un bagno di sangue, prodotto da nuvole di micidiali pallettoni. Però, alcuni secondi prima, sul cacciatorpediniere di Evolution, Kong aveva azionato il teletrasportatore, spedendo rinforzi a Cyberdog ed ai suoi alleati. Così, quando il capo dei teppisti ordina di puntare i fucili e di sparare, dalle sue spalle giunge un suono che difficilmente si può raccontare, perché difficilmente si può sopravvivere allo scontro con la donna leopardo. Il mugolio di morte di Ferox produce brividi lungo la schiena dei malvagi. I gatti presenti sollevano le testoline, per ammirare le gesta della mutante felina, come fossero suoi ammiratori da tempo, sebbene non l'abbiano mai incontrata prima. Cyberdog esulta, scodinzola ed abbaia. Poi si scatena l'inferno: in spazi ridotti Ferox non può balzare in lungo, ma non ne ha bisogno. I suoi artigli arrivano dappertutto contemporaneamente, strappando viscere, muscoli, pelle, nervi ed ossa. Un turbine di sangue: una nebbiolina rossa, che impedisce agli uomini di vedere ed agire, ma non a Ferox. Conan e Rufus vorrebbero partecipare al massacro, ma Cyberdog li trattiene: Ferox non ha bisogno d'aiuto. Chi avrebbe bisogno d'aiuto sono i cacciatori. Poi però l'improvviso silenzio annuncia il loro totale sterminio.