giovedì 21 giugno 2012
HOMUNCULUS_193° episodio
La grotta è piena di fumo e di odori indecifrabili. Fuochi sempre accesi, alimentati giorno e notte da particolari tipi di legno. Contenitori di metallo, colmi di liquidi ribollenti o in fase di raffreddamento. Alambicchi che distillano poche gocce di preparato, dopo essersi distesi in lunghissime serpentine. Candele di diverso colore, a seconda della giornata e delle fasi lunari e solari. Rituali antichissimi, ripetuti più volte, con toni di voce che suscitano brividi lungo la schiena in chi ascolta. Numerosi servi, che corrono nel vasto locale sotterraneo, recando erbe e resti animali. Bottiglie con dentro occhi ed altre parti anatomiche, non solo di natura animale. Al centro di tutto questo fervente lavoro, un uomo alto e magro, avvolto in una tonaca grigia. Il cappuccio è abbassato, lasciando scoperta una testa singolarmente appuntita, pressoché priva di capelli. Le mani, che sbucano dalle maniche di quella specie di saio, sono quasi scheletriche, ma provviste di una grande forza. Le lunghe dita, bruciate dagli acidi che hanno manipolato nei decenni, si muovono con grande maestria, come se stessero danzando sulla tastiera di un pianoforte. Gli occhi di questo strano vecchio sono parzialmente dissimulati da folte sopracciglia bianche. Però, quando la luce delle candele li illumina, quegli occhi riverberano di lampi verdastri. Sono occhi quasi senza età, dotati di una vita differente e diversa da quella del resto del corpo. Si direbbe che il tempo e le esperienze abbiano lasciato il segno in maniera diversa sulle varie parti del corpo di quel vecchio manipolatore di intrugli. A prima vista, potrebbe avere settanta oppure ottant'anni, sebbene non traballi in alcun modo quando cammina. Anzi: si direbbe che scivoli sul pavimento di pietra, senza neppure toccarlo. D'un tratto, la sua testa si volge di scatto, perché quegli occhi tremendi hanno colto in fallo uno dei suoi servi. Costui ha infatti erroneamente versato parte del contenuto del suo mortaio fuori da una pentola, che sfrigola, borbotta e fuma sul fuoco. Le erbe, macinate con un pestello di pietra, si sono istantaneamente incendiate. Verrebbe da chiedersi quali erbe reagiscano con tale violenza alle fiamme; ma nessuno dei presenti ha tempo per la sana curiosità. Tutti gli schiavi presenti devono scattare e servire il loro maestro, pena punizioni somministrate con studiata violenza. Quello che ha rovesciato parte delle erbe trema, sapendo che non la passerà liscia. Indietreggia, non osando distaccare gli occhi dal suo terrificante maestro. Tenterebbe la fuga, e nessuno degli altri schiavi lo ostacolerebbe. Correre, schivando i tavoli coperti dalle provette; evitando le casse piene di materiali provenienti da luoghi lontani e proibiti. È una tentazione che muore sul nascere, perché, con una mossa incredibilmente veloce, il maestro lancia una stella metallica da ninja. L'oggetto letale sibila, tagliando l'aria; la sua velocità pare congelare il tempo stesso. Poi, in un lampo, arriva sul bersaglio, conficcandosi nelle carni del malcapitato. Buon per lui che non abbia mirato alla testa, perché lo avrebbe ucciso sul colpo. La stella di metallo è però intrisa nel veleno di un serpente noto per essere particolarmente letale. Tuttavia il maestro degli intrugli ha in qualche modo alleggerito la potenzialità del veleno. Il risultato è che il suo schiavo cade quasi istantaneamente a terra, dove inizia a scalciare, urlare e sbavare. I suoi organi interni sono assaliti da convulsioni tali da far pensare che possa morire da un momento all'altro. Invece no: il patimento dura a lungo, lasciando la vittima stremata, disidratata, coperta di sangue rappreso e di croste, ma viva. Due schiavi allora lo sollevano con facilità, come se fosse uno straccio. Poi lo trasportano all'esterno, dove lo scagliano con violenza in un letamaio fumante. Lì potrà riprendersi e mangiare, per poi tornare strisciando dal suo padrone assoluto. Se, ben inteso, i maiali, che di quel letamaio sono i legittimi abitatori, non lo divoreranno prima. Torniamo però alle erbe, che lo schiavo disattento ha rovesciato dove non doveva. Non si tratta di spezie per cucinare o preparare tisane; si tratta viceversa di pericolosi mix di fiori ed erbe rarissime. Come tutto ciò che si trova nella tana del pazzo alchimista, anche quelle sostanze erano pregne e potenziate con incantesimi pronunciati sottovoce, in luoghi dai quali la gente comune si tiene lontana. Elementi naturali e soprannaturali entrano in contatto con il fuoco, ma invece di incenerirsi si trasmutano all'istante in qualcosa di imprevisto. Neppure l'alchimista, nonostante la sua conoscenza e la sua esperienza, sa cosa stia accadendo, ma se ne accorgerà presto! Gli uomini moderni credono che gli antichi studiosi perdessero il loro tempo, mescolando ingredienti improbabili. Ma anche gli scienziati di oggi di solito scoprono le cose per caso, come facevano i loro predecessori maghi ed alchimisti. In particolare, tutti vorrebbero sapere come accendere la scintilla della vita, e magari come rinfocolarla in un corpo morto. Se vogliamo credere al caso, diciamo che quasi sempre gli imprevisti complicano il lavoro, ma, in pochissime situazioni, lo agevolano. Tutto ciò come premessa, per dire che quella specifica sbadataggine ha compiuto un miracolo. Una combinazione difficilmente ripetibile, che però ha acceso la scintilla della vita in sostanze che, abbandonate nell'ambiente, sarebbero andate in putrefazione. Non sappiamo se la scintilla sia puramente chimica e meccanica, o se invece abbia attratto a sé un'anima desiderosa di tornare a vivere. Di certo, la scintilla adesso cerca un simulacro fisico nel quale risiedere. Inosservata dagli schiavi, che continuano a lavorare, e dall'alchimista, che continua a dare ordini, la scintilla vitale si muove raso terra. Come ogni piccolo animale appena nato, sa che non vuole farsi schiacciare. Ha appena iniziato ad assaporare la vita, e desidera evolversi. La sua ricerca la conduce in breve ad imbattersi in un corpo, che subito le risulta congeniale. Si tratta di una statuetta di bronzo, raffigurante un umanoide disarmonico: testa e mani molto più grosse della norma. Eppure alla scintilla quell'homunculus pare addirittura bello, a suo modo. Essendo immateriale (o forse pura energia), la scintilla, non ha problemi a fondersi con il bronzo, rendendolo istantaneamente plastico. L'homunculus è nato, e si stira le membra, come se l'aria riempisse i polmoni che non ha ancora sviluppato. I suoi grandi occhi vedono e scrutano con attenzione ciò che avviene attorno a lui. Le grosse orecchie catalogano una miriade di suoni diversi. La magia della scintilla vitale ha deciso di formare due polmoni, più per altro per rendere possibile all'homunculus l'esercizio dell'odorato. La lingua, adeguata alla misura della testa, è già in grado di gustare. L'alchimista non è però privo di abilità soprannaturali; infatti avverte subito la presenza di un'attività a dir poco insolita. Ecco perché, prima che l'homunculus se la dia a gambe levare, il terribile padrone di quel laboratorio lo imprigiona in una trama di energia necromantica. L'essere neonato lotta contro barriere che non vede, ma il potere del vecchio alchimista è troppo anche per lui. Si avvicina circospetto all'homunculus di bronzo vivente, quasi non credendo ai suoi occhi. Non gli è chiaro come sia successo, ma lui è pronto a prendersi il merito di aver creato la vita. Gli manca solo la pietra filosofale, poi potrà andare in pensione. Adesso però i suoi occhi riflettono il freddo calcolo. Come impiegare quell'homunculus di bronzo? Sicuramente sarebbe in grado di penetrare dappertutto, come spia o assassino. Il vecchio si ritiene uno studioso indefesso, ma le erbe e le pozioni costano. Per non parlare del fuoco sempre acceso, in più punti della sua caverna. Gli schiavi non li paga, ma qualcosa mangiano quei maledetti! Ecco cosa farà: cercherà una commissione ben pagata, e spedirà il suo piccolo sicario a lavorare per la causa dell'alchimia. Alcuni giorni dopo, due mutanti di Evolution partecipano ad un noiosissimo convegno. Questo almeno è ciò che pensa la Maga, che accompagna Kong, l'uomo bestia nonché scienziato del gruppo. Essendo la curiosità del mutante sempre accesa, ed alla ricerca di nuovi spunti, ha insistito con la Maga perché lo accompagnasse a quella che per lui è una splendida occasione di incontri ed approfondimenti. Lei, la mutante telepatica di Evolution, avrebbe declinato volentieri tale onore, ma Kong ha bisogno di qualcuno che lo faccia sembrare un umano quasi normale. Se fosse alto tre metri come Dragonfire, l'uomo bestia potrebbe nascondere ben poco. Invece, pur essendo imponente come pochi, grazie agli incantesimi della sua amica può passare quasi inosservato. A dire il vero, molti lo guardano in maniera strana, forse perché a livello subliminale si accorgono che quello che sta di fronte a loro non è il classico professore di provincia, leggermente in carne. La Maga non può neppure assopirsi, in quel mare di chiacchiere, perché perderebbe il controllo sul suo incantesimo. Il relatore principale è un noto fisico, innamorato dei misteri irrisolti. Ha scritto numerosi libri, anche piuttosto grossi, sui maghi e gli alchimisti. Le rivelazioni che ha promesso dovrebbero sollevare il velo sulla credenza diffusa che si trattasse di ciarlatani, che perdevano il loro tempo a biascicare stupide filastrocche. Il professor Kahn asserisce che le scienze occulte fossero edificate su solide fondamenta. Tanto solide da aver consentito a pochi iniziati di continuare la loro pratica anche nel nostro periodo di perdurante materialismo. A questo punto, la Maga capisce per quale motivo il dottor Occulto abbia sorriso in maniera particolare, quando Kong le propose di accompagnarlo. Qui si parla di magia, e lei ne sa qualcosa; certo più di gran parte dei presenti. Oolasr, questo l'impronunciabile nome dell'alchimista, sedicente padrone dell'homunculus, ha inviato la sua riluttante quasi creazione da quelle parti, per uccidere Kahn, onde evitare che la smetta di raccontare cose vere. Come si dice, a proposito del diavolo, il suo maggior successo è di averci convinto che non esiste. Oolasr la pensa allo stesso modo. Non vuole certo concedere interviste a sciocchi giornalisti. L'homunculus preferirebbe non ammazzare il vecchio professore; non che gli stia simpatico, ma cerca di opporsi all'incantesimo che lo vincola. Quella sera stessa, il piccolo assassino bronzeo entra da una delle finestre della camera d'albergo di Kahn. Non ha avuto problemi a scalare il muro esterno, e neppure a sollevare la finestra di quel poco che gli serve per entrare. Il professore gli volge le spalle, intento a consultare antichi tomi. L'homunculus, decide in quel momento di obbedire al suo malvagio padrone, ma solo per risparmiare energie. Questo gli consentirà di liberarsi prima del previsto dell'incantesimo di costrizione, e di fargliela pagare. Il piccolo ma letale assassino è quindi pronto ad affondare i suoi piccoli pugni metallici nella fragile teca cranica di quell'umano. Non ha però notato quanto sia largo di spalle il suo bersaglio. Mentre l'homunculus salta, Kong si volta velocissimo. La Maga ha addormentato Kahn, ed ora l'uomo bestia di Evolution, che ha preso il posto, afferra in volo il suo aggressore, stringendolo in una morsa formidabile. L'homunculus reagisce però, con una forza che potrebbe mettere in difficoltà un essere umano, non certo un mutante con la potenza muscolare di un gorilla. Inoltre il pessimo Oolasr non lo ha lasciato senza difese. Per cui quella forma di vita indotta dall'alchimia aumenta la propria temperatura corporea, e questo significa portare il bronzo di cui è costituito quasi alla temperatura di fusione. Kong è molto più intelligente di un gorilla, che probabilmente non si sarebbe liberato in tempo dell'homunculus. L'uomo bestia di Evolution è dotato di una perspicacia superiore a quella umana, che accoppiata ai suoi riflessi fulminei, lo salva dall'ustione. Tuttavia non si limita a lasciare cadere il minuscolo teppista, ma lo scaglia con forza contro una parete della stanza. Sebbene sia fatto di bronzo, l'impatto lo scombussola non poco. Oltre tutto, la forza di Kong lo ha incastrato tra i mattoni, che hanno ceduto nell'urto. L'homunculus è prigioniero, e Kong si avvicina, dopo essersi protetto le mani con alcuni asciugamani. L'alchimista Oolasr interviene ancora una volta a distanza, inducendo una trasformazione nel bronzo che costituisce il corpo dell'homunculus. La Maga, che si era tenuta in disparte per non ostacolare Kong, lo avvisa di una trasmutazione in atto. I due mutanti escono quindi velocemente dal locale, per recarsi nella stanza dove si trova il professor Kahn. Avvertono quindi distintamente un'esplosione, proveniente da dove si trovavano pochi secondi prima. Quando la polvere sollevata consente una perlustrazione, notano però l'assenza di frammenti metallici riconducibili all'homunculus. Escludendo che si sia completamente disintegrato, Maga e Kong deducono che abbia colto quell'opportunità per defilarsi. Ciò significa che l'incolumità del professor Kahn è tuttora a rischio.
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