lunedì 24 settembre 2012
UOMINI MALVAGI E SERPENTOIDI AFFAMATI_207° episodio
La singolare accozzaglia comprende: un picchiatore di professione, un collezionista di armi da fuoco, un teppista da strada, un serial killer campagnolo, un rapinatore di coppiette, un cecchino, un incendiario, un dinamitardo. Si guardano attorno, con tutta la circospezione accumulata nel corso delle loro carriere criminali. Sanno di dover essere alleati, perché affronteranno nemici formidabili, ma sono tutti ferocemente individualisti. Ognuno di loro ucciderebbe tutti gli altri, senza alcuna esitazione, senza alcun ripensamento. Al momento però è meglio fingere di lavorare in squadra. L’accozzaglia si trova lì, avendo superato una specie di concorso. Erano tutti ospiti delle patrie galere, quando venne offerta loro la possibilità di guadagnarsi la libertà, combattendo una battaglia all’ultimo sangue. Il picchiatore è un tizio massiccio, brutale, che usa come unica arma una coppia di tirapugni d’ottone. Può distruggere ossa, o addirittura rompere crani, con un solo pugno. Il collezionista di armi da fuoco impugna un fucile mitragliatore dell’esercito, perfettamente oliato, carico e pronto a sparare. Il teppista da strada finora ha risolto tutto a coltellate, ma non disdegna di impugnare una pistola. Quale arma ha scelto il serial killer campagnolo? Ovviamente una motosega elettrica. Arma poco pratica in un duello, ma quel delinquente non è esattamente un guerriero. Il rapinatore di coppiette ha una specie di piede di porco, per spaccare i vetri delle auto, ed un coltello, per minacciare le sue vittime. Il cecchino guarda i suoi colleghi criminali con malcelato disprezzo, giacché si sente l’unico vero professionista del delitto. Il suo fucile di precisione è un vero gioiello della tecnologia bellica, ma deve essere usato di sorpresa e da lontano. L’incendiario è completamente fuori di testa. Di solito adopera bidoni pieni di benzina, ma oggi si accontenta anche lui della classica pistola automatica. Ultimo di questa distesa di rifiuti della società, il dinamitardo si è legato attorno al corpo numerosi candelotti di dinamite, o qualcosa di peggio. Gli altri, man mano che si accorgono di ciò, si allontanano precipitosamente. Lui è contento di rimanere solo, ma, come gli altri teppisti, non ha capito bene i termini del suo ingaggio. Essendosi tutti macchiati di crimini contro le persone, gli otto dovrebbero rimanere in galera per decenni, se non per sempre. Tuttavia, senza avvisare i media, è stato concesso loro di partecipare ad un combattimento all’ultimo sangue contro gli Hunter Killer. Ovviamente all’accozzaglia umana non è stato chiarito che gli Hunter Killer sono grossi serpentoidi extraterrestri, con il vizio di stritolare le ossa e masticare le carni dei teppisti che cacciano. Gli otto criminali sono muniti di cavigliere gps; per cui non possono allontanarsi dalla zona delimitata per lo scontro, senza incorrere nella squalifica, che consiste in un proiettile in fronte! Pistoleri dei corpi speciali si sono posizionati lungo il perimetro della zona brulla e boscosa, scelta per l’esperimento. I serpentoidi hanno ovviamente scommesso che ammazzeranno tutti i criminali, senza alcun problemi, e senza subire perdite. I profiler della polizia si sono buttati in cervellotiche riflessioni probabilistiche. Lucrezia, detective e simbionte di Ferox, ha scommesso anche lei sul successo dei serpentoidi. Li ha già visti in azione, più volte, e non pensa che dei criminali comuni siano in grado di reggere contro i poteri degli alieni serpentiformi. Sysform, l’unica femmina degli Hunter Killer, non ha ancora deciso se partecipare o meno a quell’allenamento. Di sicuro Stritolatore, Anaconda, Pitone e Boa non hanno bisogno di lei, dal punto di vista della forza bruta. Su Akros, pianeta simile alla Terra, ma su un diverso piano dell’esistenza, le protobestie sono state sconfitte da Evolution e dalla K-Force. Hanno interpretato validamente Ferox, Kong, Fulminatore e Maga, ma gli originali si sono confermati più forti. Sul cacciatorpediniere Vae Victis, che naviga su un mare sconosciuto, in un mondo non identificato, Dragonfire, Farie e Drexx attivano il teletrasportatore. Intendono riunire i due super-gruppi sulla nave, portandosi dietro le protobestie. Dopo decideranno cosa farne. La macchina, che sfrutta i wormholes nello spazio-tempo, ha agganciato i bersagli. Vi è tuttavia da considerare che il teletrasporto in questione richiede un salto tra le dimensioni. Farie è riuscita a spedire su Akros Kong, Ferox, Fulminatore e la Maga, ma Akros è il mondo natale della fata, quindi fonte del suo potere. Il portale degli wormholes è più tecnologico che magico; forse per quel motivo fallisce in parte. Il varco nello spazio-tempo riporta sulla nave i super-eroi, mentre i super-cattivi sono spariti. Sulla Terra, il picchiatore ed il teppista da strada fanno comunella, cercando di coinvolgere gli altri delinquenti in una gang improvvisata. Il cecchino ha già preso il largo, cercando un posto protetto ed elevato, dal quale sparare ai nemici ed eventualmente anche ai colleghi di sventura. Il dinamitardo, felice di avere spaventato tutti con gli esplosivi che reca sulla sua persona, mette in atto un piano che, secondo lui, è geniale: monta trappole esplosive. Il collezionista di armi da fuoco, il serial killer con la motosega, l’incendiario ed il bandito delle coppiette si aggregano di malavoglia al picchiatore ed al teppista da strada. Una banda di debosciati, che proprio adesso sono osservati con attenzione dagli Hunter Killer, che si sono mimetizzati nella vegetazione cresciuta senza controllo. L’incendiario rimane indietro, proprio perché è attratto da quelle erbe, che potrebbero prendere facilmente fuoco. Essendo un esaltato, l’incendiario adora il caos in quanto tale, ed è sicuro che le fiamme che accenderà faranno scappare tutti a gambe levate. Allora lui si sentirà il più furbo ed il più forte. Si china a raccogliere rami secchi, per predisporre numerosi piccoli fuochi. Pitone sbuca dalle erbe alte, a mezzo metro dalla sua faccia. L’incendiario è completamente bloccato dalla sorpresa e dalla paura. In un ultimo sprazzo di lucidità, pensa che la durata residua della sua vita si misuri in minuti. Ha ragione, e non riesce neppure a gridare. Pitone lo morde alla gola, con le sue enormi mascelle munite di grossi denti acuminati. L’incendiario non sente dolore, mentre muore. Pitone gli ha infatti inoculato un veleno anestetizzante e paralizzante, che gli impedisce di gridare, ora e per sempre. Il serial killer campagnolo, con la sua motosega elettrica, è convinto di trovarsi su un terreno a lui favorevole. Sysform, che si era tenuta in disparte, decide di partecipare al gioco sanguinario, come osservatrice ed esca. I serpentoidi, essendo predatori nati, dispongono di sensi decisamente sviluppati; per cui quando Sysform adocchia il tizio campagnolo, lui non si accorge della presenza dell’aliena. A questo punto, Sysform si muove in maniera fin troppo rumorosa, e si fa anche vedere. Il serial killer, abituato ad aggressioni vili, nonché a torturare persone legate ed imbavagliate, si spaventa alquanto, quando vede quel grosso serpente. Tuttavia si ricorda di essere armato con un’arma micidiale, che lo rende ai suoi stessi occhi un personaggio di un film dell’orrore. Accende la motosega, e corre verso Sysform. La serpentessa deve fare uno sforzo per muoversi così lentamente, ma sta giocando con quel cretino, ed un po’ si diverte. L’inseguimento dura per alcuni minuti, poi l’aliena finge di essere impossibilitata a proseguire nella sua fuga. Ciò esalta l’ego malato del serial killer delle campagne; finalmente ucciderà una creatura in uno scontro diretto, senza prima narcotizzarla ed immobilizzarla. Anaconda lo avvicina da dietro, silenzioso come un fantasma, o quasi. La sua enorme testa si erge a due metri dal suolo, sorretta senza sforzo dalle spire possenti. La bocca si spalanca, consentendo alla lingua biforcuta di allungarsi fino a toccare, umida di saliva urticante, la nuca dello sventurato. Colto di sorpresa, si volta; ciò che vede gli toglie tutta la voglia di combattere: una bestia enorme, che manifesta intenti tutt’altro che amichevoli. La reazione del criminale è scontata: non prova neppure a tagliuzzare quel colossale serpente, ma scappa velocissimo. Diciamo che lui crede di raggiungere una velocità esagerata, mentre in realtà, per i due serpentoidi, si muove quasi al rallentatore. L’attacco di Anaconda è quasi un atto di pietà, perché non lo sottopone ad alcuna tortura. Se lo meriterebbe, dati i suoi trascorsi criminali, ma, dopo di lui, ci sono altri sei cretini da ridurre in polpette. La testa di Anaconda, munita di creste ossee, colpisce la colonna vertebrale del fragile umano, spezzandogliela con facilità. A questo punto, il grosso maschio serpentoide invita la più minuta Sysform ad uno spuntino, con quelle carni ancora palpitanti. I cinque serpentoidi si incontrano quindi, per fare il punto della situazione. Il cecchino è il più pericoloso del gruppo avversario, perché non intende rischiare uno scontro diretto. Il suo fucile potrebbe però ferire anche un serpentoide forte come Stritolatore. Occorre altresì fare attenzione a non entrare nel raggio d’azione degli esplosivi del dinamitardo. Anche il fucile mitragliatore del collezionista di armi è pericoloso. Il rapinatore di coppiette è probabilmente il bersaglio meno rischioso, ma Stritolatore, capo degli Hunter Killer, rivendica per sé il picchiatore ed il teppista da strada. Spera che, gonfi di steroidi come sono, oppongano un minimo di resistenza. Il picchiatore è sempre stato aggressivo, nei confronti dei suoi simili. Forte per costituzione, il picchiatore ha praticato pugilato, lotta libera ed arti marziali. Nulla lo rende felice come ammazzare di botte qualcuno, specie se lo pagano per farlo. Gli Hunter Killer sono cacciatori di taglie, quindi anche loro somministrano dolore e morte in cambio di una contropartita. Il teppista da strada si è subito avvicinato al picchiatore, perché sono anime gemelle. Quando Stritolatore li trova, i due teppisti lo contrastano armati di spranghe di metallo. Mostrano coraggio, affrontando il colosso venuto dallo Spazio. Se non fossero entrambi strafatti di droga, probabilmente scapperebbero; ma i loro cervelli sono obnubilati, e la loro aggressività è al massimo. Schivano il primo affondo del serpentoide, ma non riescono neppure loro a colpirlo. Le spranghe fischiano nell’aria, cercando di mordere la carne durissima di Stritolatore. La sua lunghezza potrebbe giocare contro di lui, se non avesse sviluppato una strategia comune tra i sauri: adopera la coda per percuotere ambedue i nemici. Il teppista da strada è più esile del socio picchiatore; ecco perché non riesce più a sollevarsi da terra. Stritolatore gli ha spezzato una gamba, ed ora si appresta a fare lo stesso con il picchiatore. Il pazzo umano strabuzza gli occhi, poi si lancia sul serpentoide, che lo attende. Con una mossa velocissima, Stritolatore avvinghia quel bipede, finora convinto di possedere muscoli fortissimi. Le spire formidabili non gli lasciano scampo, e soffoca prima che le costole si spezzino quasi tutte sotto una pressione inimmaginabile. Stritolatore non è sazio del dolore che ha somministrato; ecco perché, appena fiutato il rapinatore di coppiette gli piomba addosso. Imprevedibilmente, costui gli spara con una pistola, ferendolo. Stritolatore si accerta di non aver subito danni ad organi vitali, ma decide comunque di ritirarsi, lasciando l’avversario a Boa. La fortuna del criminale è finita ed anche le pallottole nel caricatore. Il serpentoide non corre il rischio che l’umano estragga ed usi qualche altra arma. Le sue mascelle lo serrano attorno al collo, per spezzarglielo con una rotazione secca. Una pallottola però sibila, prima di conficcarsi a pochi centimetri da Boa: il cecchino lo ha individuato. Ricarica e spara di nuovo, ma il serpentoide è già fuori tiro. Il collezionista di armi non è furbo come il cecchino; infatti spara a raffica contro Anaconda, Pitone e Sysform. Loro dimostrano di possedere riflessi velocissimi, contenendo così i danni: qualche pallottola di striscio. Stritolatore, nonostante sia stato colpito più duramente, è ancora fortissimo, se rapportato ad un umano. E lo dimostra investendo il malcapitato con tutta la sua massa e l’inerzia prodotta dalla velocità. Il collezionista di armi perde il fucile. Si allunga per afferrarlo, ma Anaconda, Pitone e Sysform hanno fame. Lo schiacciano al suolo, poi iniziano a mangiarlo. Rimangono in vita il dinamitardo ed il cecchino. I serpentoidi in caccia trovano quasi subito il primo. Soffiano, si contorcono, ma sanno che potrebbe farsi esplodere. Stritolatore, Anaconda, Boa e Pitone lo circondano, pronti a saltargli addosso. Il cecchino li prende di mira, ma Sysform avvisa telepaticamente i suoi soci, che si mettono al riparo. Lo sparatore si accorge di essere fregato, quando, grazie al suo cannocchiale, conta solo quattro serpentoidi. Cerca di voltarsi, per sparare contro la serpentessa in rapido avvicinamento, ma lei ha già superato la sua guardia. Il grido di morte del cecchino arriva fino ai quattro serpentoidi, che guardano il dinamitardo in maniera sempre più famelica. Questo induce il pazzo a decidere di attivare gli esplosivi che reca con sé. Si uccide in maniera teatrale, schizzando i giro pezzi di carne ed ossa, per privare i nemici della gioia di smembrarlo vivo.
domenica 16 settembre 2012
PROTOBESTIE SU AKROS_206° episodio
Il primo a subire l'attacco è Aroo, l'uomo lupo della K-Force. Quella specie di Ferox gli piomba addosso, saltando da un tetto, con gli artigli sguainati. Perplesso, ma sempre attento a salvaguardare la sua integrità, il super-eroe evita per un pelo di farsi strappare la pelliccia e la pelle sottostante. I lupi hanno un olfatto formidabile, quindi la falsa Ferox non lo ha ingannato neppure per un istante. Mentre flette i muscoli per balzare, Aroo si chiede chi sia quello strano essere. Non lontano di lì, le difese magiche della fata Farie subiscono una violazione ad opera di un aggressore che amalgama poteri psionici ed abilità magiche. Prima ancora di localizzarla visivamente, Farie riconduce la matrice vibrazionale a quella della Maga; ma un'indagine più approfondita esclude che si tratti dell'alleata di Evolution. Dardo Assassino e Drexx, contemporaneamente ad Aroo e Farie, evitano di farsi percuotere da una simulazione di Kong, e di farsi friggere da una copia carbone di Fulminatore. Gli originali: Ferox, Maga, Kong e Fulminatore si trovano nella loro base galleggiante, il cacciatorpediniere Vae Victis, che ha misteriosamente ripreso il mare, pur trovandosi da oltre settanta anni immerso nelle sabbie del deserto. Dardo Assassino non può controbattere la super-forza di Kong, e neppure quella di questa sua copia; ma il mutante di Akros non è disarmato. Drexx è la velocista del super gruppo, però i fulmini sparati dal suo aggressore sono più veloci di lei. La sua unica possibilità consiste nel correre in maniera imprevedibile, cambiando direzione all'improvviso. Dardo Assassino, prese le distanze dal suo assalitore, lancia una delle sue frecce, apparentemente a caso. Poi il proiettile di legno prende vita, guidato dalla mente del suo signore e padrone. Sibila, punta vertiginosamente verso il cielo, torna precipitosamente verso terra, scivola sotto le auto in sosta, sempre senza perdere energia. Il vero Kong conosce Dardo Assassino, e sa quanto sia grande la sua abilità. Non starebbe mai fermo come un pollo, sperando di saltare un attimo prima che la freccia lo raggiunga. La simulazione ha i poteri dell'uomo bestia di Evolution, ma non certo il suo cervello, né la sua strategia. Ecco perché la freccia di Dardo Assassino lo ferisce ad un polpaccio, versando il primo sangue. La finta Ferox compie un balzo enorme, mirando alla schiena dell'uomo lupo della K-Force. Lui la sente arrivare, grazie al suo super-udito, e si muove velocemente. Tuttavia riceve un'unghiata di striscio, sul fianco, ma questo serve solo ad accentuare la sua naturale ferocia. Drexx cerca un'arma, da impiegare contro un avversario difficilmente aggredibile sul piano fisico. Quando il falso Fulminatore vede arrivare una pietra di piccole dimensioni, si illude che le sue emissioni la possano intercettare e distruggere. Vero solo in parte: i lampi del nemico di Drexx colpiscono il proiettile diretto contro di lui, però, data la velocità a cui procede, non riescono a disintegrarlo in tempo. L'impatto non è pesante, ma il braccio sinistro del finto Fulminatore resta intorpidito e dolente. Il combattimento di Farie, contro la finta Maga, è viceversa meno acceso. Le telecinesi e la magia richiedono esercizio e moltissima disciplina. Proiettare le proprie forze alla rinfusa serve solo ad esaurirle in fretta. Ecco perché la fata Farie aspetta con calma che la pessima imitazione della Maga si scopra; poi affonda con precisione una lama psionica, che costringe la nemica in ginocchio. Aroo intende evitare che la sua nemica lo attacchi nuovamente dall’alto; per cui salta su un basso muretto e di lì raggiunge il tetto piatto di un vicino edificio. Se la pseudo Ferox vuole continuare lo scontro, dovrà raggiungerlo. In alternativa, sarà lui a muovere da una posizione di vantaggio. Nota però che il graffio ricevuto gli fa più male del previsto. Non si è ancora accorto di essere stato avvelenato, perché inconsciamente pensa alla sua nemica come ad una copia identica della donna leopardo. La verità è invece che si tratta di una delle protobestie, che parecchio tempo fa combatterono contro Evolution. Il metabolismo lupesco di Aroo entra subito in funzione al massimo dell’efficienza. Il mutante si rintana in un angolo a ringhiare e sudare, per circoscrivere e sconfiggere il veleno inoculatogli dagli artigli della proto Ferox, che però è sparita. Il suo obiettivo è di rispondere alla chiamata telepatica della proto Maga, che si trova nei paraggi, quasi completamente sconfitta dalla più esperta Farie. Rispetto ai suoi simili: il proto Fulminatore, il proto Kong e la proto Maga, quella specie di donna leopardo interpreta al meglio la sua parte. Si avvicina di soppiatto alle spalle di Farie, per somministrarle molto più male di quel che sia riuscita a dare ad Aroo. La pseudo Ferox ritiene, a ragione, che Farie disponga di minore forza fisica e di minore resistenza di lei. Vero, ma la fata possiede molti incantesimi; uno dei quali l’avverte delle intenzioni della pseudo Ferox. Potrebbe colpirla durante il balzo, se non avesse a che fare anche con la proto Maga, che si è lanciata nuovamente all’attacco. Farie appartiene ad una razza non umana, che non ha mai subito il discutibile fascino dell’onore in battaglia; per cui si circonda con una nebbia improvvisa ed impalpabile, e scompare. Dardo Assassino, richiama la sua freccia ammaestrata, che ha appena lesionato una gamba della simulazione dell’uomo bestia di Evolution. Dardo Assassino non ha dubbi che quello non sia Kong, giacché non ha ancora aperto bocca, neppure per grugnire. Nessun dubbio però sulla sua forza bruta; infatti quella specie di scimmione ha ripreso a saltare come se nulla fosse. Il mutante della K-Force ritiene di non poter scherzare con un tale nemico. Rischia di farsi torcere il collo, e Dardo Assassino è un nome di battaglia meritato in combattimenti all’ultimo sangue. Il gorilla che gli sta correndo dietro non è Kong, e Dardo Assassino non ha quindi remora alcuna ad ammazzarlo, prima che lo faccia lui. Tende l’arco e scaglia la freccia, con un unico movimento fluido. Poi si abbassa appena in tempo che non essere investito dallo pseudo Kong, che lo carica come un toro. Purtroppo per lui, Dardo Assassino subisce un impatto sufficiente a scagliarlo contro un muro. Però, poco prima di perdere conoscenza, riesce a direzionare la sua freccia contro la grande schiena del suo assalitore, che crolla a terra ferito o addirittura morto. Continuando il suo scontro contro il proto Fulminatore, la velocissima Drexx si sforza al massimo di evitare le scariche elettriche, che si avvicinano sempre più. Forse lo pseudo Fulminatore crede di giocare come fa il gatto con il topo, ma non si aspetta che un banco di nebbia magica rapisca Drexx. Dentro la nebbia, Farie prende per mano la collega, concentrandosi per un teletrasporto dimensionale. Tramite la sua magia, ha infatti individuato la posizione spazio-temporale di Evolution. Pensa che se c’è qualcuno in grado di battere quelle simulazioni, quelli sono i super-eroi di Evolution. Quando Farie e Drexx compaiono sul ponte della Vae Victis, che naviga su un mare apparentemente illimitato e molto poco invitante, incontrano Dragonfire, occupato nel suo turno di guardia. Il colosso verde riconosce e saluta le amiche, provenienti dal pianeta Akros. Drexx è sicuramente impressionata dalla massa imponente dell’alieno, e lo è anche Farie, nonostante provenga da un reame incantato. Dragonfire seguirebbe volentieri le super-eroine, e non avrebbe problemi a sgominare le brutte copie dei suoi amici terrestri. Tuttavia il potere di teletrasporto della fata funzionerebbe meglio su individui con una massa meno impressionante. Farie può inviare sulla Terra un super-eroe alla volta; ciò significa che, per ora, lei e Drexx rimarranno a fare compagnia a Dragonfire. La fata della K-Force rileva oltretutto una forte interferenza verso i suoi incantesimi. Il suo potere magico è infatti al massimo quando opera nel suo reame o nei pressi di esso. Ferox è la prima a partire, ma non affronterà la sua simulazione, per evitare che la protoforma riesca a perfezionare la sua abilità combattiva, assimilando le energie psichiche della donna leopardo. Ferox scompare dal ponte della Vae Victis, e viene teletrasportata dove lo pseudo Fulminatore si aggira estremamente arrabbiato per la sparizione di Drexx. La donna leopardo lancia la sfida alla protobestia, con uno dei suoi mugolii, ma subito schizza via, per evitare un attacco pericolosissimo lanciato dall’avversario. Ferox è felice di poter affrontare un nemico così difficile da trattare; dovrà adottare strategie nuove ed adeguate. La sfida la eccita, ed i suoi artigli non vedono l’ora di scoprire di che colore sia il sangue dello pseudo Fulminatore. Sul cacciatorpediniere di Evolution, Kong si prepara a sua volta a compiere un balzo dimensionale, grazie alla magia di Farie. La Maga, che partirà per ultima, aiuta la collega, trasmettendole parte delle sue energie mutanti. Tocca a Kong affrontare la pseudo Ferox, che ha steso l’uomo lupo Aroo, grazie al veleno dei suoi artigli. Kong non è al corrente di questo potere della sua avversaria, ma non intendeva comunque farsi tagliuzzare da quelle unghie micidiali. Fulminatore viene dislocato dove si trova lo pseudo Kong, apparentemente colpito a morte da Dardo Assassino. Alla Maga non rimane altro avversario che l’altra se stessa: Maga contro pseudo Maga. Dopo avere attivato i quattro incantesimi di teletrasporto dimensionale, Farie adotta una posizione di riposo, per recuperare le energie impiegate, in una trance. Drexx rimane assieme al possente Dragonfire, a scrutare quello strano mare. La protobestia, che ha assunto le sembianze ed i poteri di Fulminatore, è particolarmente propensa a scagliare grandi quantità di energia. Ferox provoca l’avversario, ma, grazie ai suoi super-sensi, si muove sempre una frazione di secondo prima di essere investita da quelle energie devastanti. Un duello a distanza, che vede la donna leopardo avvicinarsi impercettibilmente allo pseudo Fulminatore, che è disorientato di fronte a quella tattica. Ferox aspetta che il suo nemico si indebolisca ulteriormente; non ha fretta, come ogni grande felino in agguato. Kong conosce molto bene Ferox, e con lei si è allenato molte volte. Lui è più forte, ma lei dispone di un’agilità che la rende sfuggente in una maniera pericolosissima. Mai distrarsi neppure per una frazione di secondo, quando si combatte contro la donna leopardo: potrebbe essere l’ultimo secondo della nostra vita. Il vero Kong apprezza la velocità della sua nemica; eppure nota alcune piccole manchevolezze della copia rispetto all’originale. La pseudo Ferox è una belva, ma non ha duplicato l’anima della vera ed unica donna leopardo di Evolution. Fulminatore raggiunge Dardo Assassino, che si trova accanto al corpo dello pseudo Kong. Il mutante della K-Force sta cercando di rilevare il battito cardiaco del nemico caduto, quando lui, che evidentemente non è morto, lo afferra in una stretta possente. Potrebbe spezzargli la schiena, e se Fulminatore dovesse lanciare uno dei suoi lampi, friggerebbe l’amico ed il nemico contemporaneamente. La Maga e la sua simulazione stanno già scambiandosi attacchi telecinetici, che sarebbero quasi impossibili da parare per chiunque altro, o quasi. La mutante di Evolution ha appena conferito parecchia energia a Farie; motivo per cui opta per una tattica difensiva. Nel frattempo studia la nemica. Ferox salta sul tetto di un’auto in sosta, ed il suo nemico sogghigna, pensando di poterla fulminare facilmente. Le belve della savana non dispongono di una sola strategia di combattimento; c’è anche quella di fingersi inermi ed indifesi. Anche questa protobestia attacca guidata da un istinto feroce ed assassino. Però, mentre la sua scarica elettrica distrugge l’auto, la donna leopardo è già in volo. Un balzo di parecchi metri, ma un leopardo ce la può fare. Con i suoi riflessi ultra-veloci, Ferox atterra il nemico, ma si limita a stordirlo. Molto strano. Kong si prepara a stordire la sua nemica, con un solo pugno potente. Preventiva di incassare un graffio o due, ma solo per portarsi alla distanza giusta. Aroo, che ha già provato il veleno della pseudo Ferox, riprende i sensi giusto il tempo per anticipare Kong. Le mandibole dell’uomo lupo cambiano forma, rendendolo in grado di addentare una gamba della sua avversaria. La protobestia urla, per il dolore improvviso. Kong cambia la sua strategia, ed il suo pugno serve a salvare la sua nemica da lesioni gravissime. La pseudo Ferox crolla svenuta, ed Aroo desiste dai suoi intenti assassini. Il falso Kong non conosce il potere di Dardo Assassino; infatti non immagina che possa indurre a volare una freccia, senza bisogno di lanciarla coll’arco. Uscendo dalla faretra, la freccia oscilla, si allontana, ruota e torna, colpendo la protobestia ad una spalla. Fulminatore aspettava che i due non fossero più a contatto, ed in una frazione di secondo investe lo peudo Kong con una scarica che lo abbatte. Rimangono solo le due Maghe, ma l’imitazione ha sprecato troppa energia, e non conosce la tecnica della lama mentale. Così, come doveva essere, la maestra sconfigge l’allieva presuntuosa, che nulla aveva appreso dal recente combattimento con Farie.
sabato 8 settembre 2012
AMMAZZASBIRRI_205° episodio
La detective Lucrezia non riceve notizie dei suoi amici di Evolution da troppo tempo, ed è preoccupata; ma non saprebbe come raggiungerli. Ciò che a Lucrezia non è noto è che la sua attività di poliziotto le ha procurato un nemico deciso ad eliminarla. Il criminale, arrestato da lei in passato, è stato scarcerato. Non è un pericolo pubblico, o un killer seriale; è solo un pazzo che ha deciso di fare un salto di qualità, uccidendo uno sbirro. Ci si potrebbe chiedere che fine abbiano fatto i poteri felini, che Lucrezia ha ottenuto entrando in simbiosi con Ferox. Una belva della jungla dovrebbe avvertire l'avvicinarsi di un pericolo mortale? È vero fino ad un certo punto: un leopardo ha tutti i sensi molto più sviluppati di quelli umani, ma se non fiuta odori, non scorge movimenti, o non ode rumori sospetti, può cadere vittima di una trappola. Quello che ha deciso di uccidere la detective non è un mostro di furbizia, eppure organizza l'agguato sfruttando l'elemento sorpresa. La fortuna dei dilettanti, che potrebbe costare la pelle ad una professionista della lotta contro il crimine. Sarebbe ridicolo se Lucrezia, che ha avuto modo di confrontarsi con minacce super-umane, dovesse cadere sotto i colpi della feccia della società. Come se avesse tenuto conto di tutte queste rimostranze, il colpo di fucile, indirizzato al cuore della detective, manca di poco il bersaglio. In una città caotica, non è facile raccogliere le testimonianze di chi abbia assistito all'esecuzione di un delitto. C'è chi ha notato un furgone allontanarsi a grande velocità, subito dopo lo sparo. Qualcuno ricorda la marca del furgone medesimo, ed il suo colore. Nessuno è però in grado di dire quale fosse la sua targa. La polizia inizia la caccia all'uomo, ma il teppista, come da copione, ha abbandonato il furgone, che peraltro risulta rubato. Un vicolo cieco. Uno tra i troppi delitti perfetti, dei quali non si parla mai sui media, per non spaventare troppo l'opinione pubblica. Gli elementi d'indagine sono pochissimi, ed i profiler non sanno che pesci pigliare. Si rivolgono allora al super-computer Galadriel, che, essendo molto più senziente della media degli umani, decide di impegnarsi con grande foga nella ricerca dell'attentatore. Galadriel ha un'anima elettronica, che prova emozioni elettroniche; queste emozioni la spingono a cercare vendetta! Nel frattempo, Lucrezia viene portata in ospedale, in arresto cardiaco. I medici rilevano alcune tracce residue di vita, che non riescono a spiegare, dato che non si intendono di magia. Lo scettro di Uglux ha infatti correlato la sua forza vitale a quella di Ferox, che è decisamente super-umana. Nel momento in cui il colpo quasi mortale ha precipitato Lucrezia nel coma, la donna leopardo ne ha risentito, nonostante si trovi in un'altra dimensione. Galadriel ha circoscritto quelli che sono stati arrestati da Lucrezia; all’interno di questo gruppo, il super-computer individua gli ex galeotti. Il tentato omicidio potrebbe essere stato commissionato da qualcuno che sia ancora detenuto, ma questa è una seconda linea d’indagine. Galadriel a questo punto ricorre ad altre variabili, che nessun poliziotto sano di mente prenderebbe in considerazione. Ma gli umani quasi mai capiscono cosa significhi essere sani di mente. La lista dei sospettati, che Galadriel ha elaborato in pochi secondi, abbisogna di verifiche sul campo; gli Hunter Killer sono i più indicati, ma stanno occupandosi di un altro caso. I profiler della polizia sono stati allertati da una serie anomala di suicidi. Si riuniscono di continuo, per parlarsi addosso. Non sanno che pesci pigliare, leggono e rileggono grossi libri, scritti da gente che non aveva mai prestato servizio di pattuglia. In questo frangente, i serpentoidi si introducono nei locali ove i profiler si scervellano. Gli umani dovrebbero essere abituati a quegli alieni, ma Stritolatore, Anaconda, Boa e Pitone sono più grossi del più grosso serpente terrestre. Sysform è più piccola dei colleghi, ma nessun umano può tenerle teste. La serpentessa considera i quattro maschi come fratelli un po’ gradassi, ma non ha dubbi sul loro valore in battaglia. Gli Hunter Killer assistono, ridacchiando tra loro, alle chiacchiere dei profiler; poi si mettono alla ricerca del pazzo di turno. I segni di vita di Lucrezia si sono ulteriormente affievoliti; la poliziotta rischia quindi che l’ospedale completi il lavoro del delinquente che le ha sparato, staccando le macchine che la tengono in vita. Avendo perso la connessione con la realtà, Lucrezia sogna di trovarsi nella stazione di polizia. I suoi colleghi però la scrutano in maniera strana, non riuscendo a capire le sue parole. Si chiede se siano diventati tutti sordi, per quanto strano possa sembrare. Galadriel, per poter inviare gli Hunter Killer a cercare l’attentatore della detective, deve aiutarli a chiudere in fretta il caso in corso. Il sospetto “suicidatore” ha lasciato molte più tracce, quindi i serpentoidi avranno modo di arrivare a lui relativamente in fretta. Una corsa contro il tempo per salvare Lucrezia. I profiler hanno capito che quel fesso, che si crede un angelo della morte, pesca le vittime nei gruppi di esauriti, che si trovano a tarda sera per piangersi addosso. Trova dei depressi, e poi li “aiuta” a morire; con ogni probabilità loro cercano di opporsi, ma il criminale ha già deciso cosa sia meglio per loro. Meglio diffidare di tutti quelli che sbandierano le buone intenzioni! Come distinguere un finto suicidio da uno vero? La premeditazione lascia sempre tracce, ma ci vuole un super-cervello per sapere dove cercarle. Per Galadriel è un gioco da bambini, e, per quanto non sia mai stata piccola, lei lo gioca benissimo. I profiler stanno ancora parlandosi addosso, mentre i serpentoidi sono già sulla strada. Il criminale si sta lavorando l’ottava vittima. Lo ha drogato, lo ha steso su un letto, ed adesso lo ammazza con le chiacchiere, prima di sparargli in testa. L’ottava simulazione di suicidio, di genitori e congiunti di bambini morti nell’incendio della loro scuola. La stampa dirà che non hanno retto alla sofferenza, ma solo il sedicente angelo della morte conoscerà la verità: li ha aiutati lui a lasciare questa valle di lacrime! Ciò che i profiler dovrebbero imparare dai criminali è che non si ritengono veramente cattivi, bensì giusti. Un lieve fruscio alle spalle del serial killer annuncia l’arrivo di Stritolatore, il campione del contingente dei serpentoidi sulla Terra. Spalanca la sua enorme bocca, munita di zanne lunghe e spesse. Da esse gocciola saliva corrosiva verdastra, mista ad un veleno che la sua specie rielabora a seconda delle situazioni. La mancata ottava vittima del criminale è talmente rimbambita da non rendersi conto dell’arrivo dell’alieno. Non capisce di trovarsi in una posizione particolarmente delicata; vuole solo dormire, e così dorme. Stritolatore si erge ben più alto della testa dell’umano, che piange e ride contemporaneamente: se non è pazzo, gli manca poco. Al campione dei serpentoidi spiace che non tenti di resistergli, ma chiude in fretta la missione, con un solo morso alla gola del serial killer. Poi, visto che nessuno lo vede, se lo smangiucchia un po’! Questo è ciò che avviene sulla Terra; ma che fine ha fatto la detective Lucrezia? Sta camminando in una landa nebbiosa, senza punti di riferimento. Non ci sono luci che la chiamino verso l’aldilà, non ancora. Un mugolio giunge da lontano, ma si avvicina. Lucrezia non la vede arrivare, ma riconosce Ferox quando ode i suoi agghiaccianti richiami. La donna leopardo è lì, grazie al potere del dottor Occulto. Si ricongiunge alla sua amica, per condurla verso la vita. Come hanno reagito i media alla notizia dell’attentato alla poliziotta? Hanno scatenato giornalisti non sempre perspicaci, alla ricerca di notizie; e la notizia che vorrebbero riferire per primi è quella del decesso, o, come seconda opzione, della sua uscita dal coma. Apparentemente dimenticato da tutti, il mancato killer si aggira nei pressi dell’ospedale dove è ricoverata Lucrezia. È intenzionato a completare il suo sporco lavoro, dovesse costargli la vita. Scoprire dov’è ricoverata non è un problema, dato appunto il via vai dei giornalisti. Fingersi uno di loro non è così difficile, come non lo è ingannare gli sbirri che dovrebbero proteggerla. Ferox e Lucrezia si aggirano per le strade di una città diversa da ogni altra vista prima. Le strade stesse ricordano i percorsi mutevoli di un labirinto. Il dottor Occulto ha avvisato la donna leopardo del rischio di smarrirsi lei stessa in un caos inestricabile. Sulla Vae Victis, la Maga, Fulminatore, Kong e Dragonfire vegliano sul corpo addormentato della loro collega. Al momento, dall’oceano nebbioso non giungono rumori che possano fare pensare all’ennesimo attacco. È come se tutti rispettassero una pausa, in attesa che Ferox salvi la sua amica. Il dottor Occulto, Nancy e la Navigatrice sforzano i loro poteri mentali, per mantenere un seppur tenue contatto con Ferox. Nel reame intermedio tra la vita e la morte, una torma di strane bestie attacca le due eroine. Ferox estrae i suoi artigli, felice di poter fare ciò che le riesce meglio: squarciare e dilaniare. Il suo sorriso è in realtà un’esibizione di zanne acuminate, proprie della sua natura bestiale. Lucrezia, che si ricorda di essere stata ferita a morte, comprende che quello è un sogno, ma si tratta anche dell’ultima possibilità di tornare ad abitare il suo corpo. Estroflette anche lei gli artigli, effetto della simbiosi felina, e parte all’attacco. La detective non è forte ed agile come la donna leopardo, ma nelle sue mani compare la fida pistola, con allegata la licenza di uccidere. E la battaglia inizia, con l’umana e la mutante pronte a dare tutto ed anche di più, per uscirne vincitrici. Sulla Terra, il super-computer Galadriel può finalmente fare affidamento sul suo braccio armato: gli Hunter Killer. Non è però il caso che intervenga tutta la banda; sarà sufficiente, secondo le proiezioni di Galadriel, che Sysform si collochi in agguato. La serpentessa è infatti molto più discreta dei suoi colleghi maschi, molto più grossi ed ingombranti. Galadriel ha identificato quasi con certezza matematica lo sparatore. Ha avvisato anche i profiler della polizia, che lo cercano dappertutto, meno che dove si trova realmente. La mente elettronica sopraffina ha viceversa elaborato un piano di battaglia molto più lineare: il tizio cercherà di uccidere del tutto Lucrezia, ed allora Sysform gli spezzerà il collo e la schiena. Posti di blocco compaiono un po' dovunque, ma è come cercare un ago in un pagliaio. I media, che non perdono occasione per parlare a sproposito, hanno già rivelato la notizia che sarebbe dovuta rimanere riservatissima: l'identità del killer. Lui ora sa di avere le ore contate, ma, essendo un pazzo maledetto, non ha più alcuna considerazione per la sua stessa incolumità personale. Non esclude di uccidersi con le sue stesse mani, ma solo dopo avere terminato l'odiata detective. Lei, Lucrezia, sta sparando a più non posso a figure incappucciate, armate di mannaie e ganci da macellaio. Ogni colpo un centro. Ferox non si fa pregare, in qualunque stato dell'esistenza operi, per dimostrare di essere tra le migliori assassine in circolazione, se non la migliore in assoluto. L'ospedale è presidiato da poliziotti che pensano a tutto fuorché a fare la guardia. Parlano di calcio e di donne, mentre sotto il loro naso passa chiunque, compreso il killer. Sysform invece, essendo un alieno serpentoide lungo almeno tre metri, si deve accontentare di seguire il circuito fognario. I topi non si fermano neppure a salutarla, e scappano al massimo della velocità. Poi Sysform si infila nei condotti di condizionamento, sopportando la corrente d'aria e la polvere in movimento. Non ha bisogno di una piantina, per trovare la stanza di Lucrezia. Dispone di poteri telepatici innati, ed ha registrato le onde cerebrali della detective. Quando scivola accanto al letto, il teppista non è ancora arrivato, ma, dopo pochi minuti, la porta si apre lentamente. Il pazzo gongola, sapendo che gli sbirri impazziranno vedendo l’esito di ciò che sta per fare. Lucrezia è assolutamente immobile, con sondini che le escono dal naso, e flebo che le nutrono endovena. Il pazzo estrae un affilatissimo coltello, con il quale si accinge a recidere tutti i grossi vasi sanguiferi del collo. Immagina già di rotolarsi in qual sangue appena spillato, tiepido al punto giusto, e di berlo avidamente. Quell'incompetente non si rende conto che una serpentoide, nata su un pianeta del quale lui non ha mai sentito parlare, è pronta ad ucciderlo in due o tre modi diversi. In questo istante, trascendendo lo spazio, il tempo e gli stati dell'esistenza, il dottor Occulto, capo di Evolution, lancia l'allarme. Le telepati Maga, Navigatrice e Nancy gli prestano la forza per fare comparire un portale dimensionale di fronte a Lucrezia disincarnata. Così, mentre Ferox affronta da sola tutti i rimanenti ectoplasmi assassini, la detective salta nel varco. Sysform si ferma una frazione di secondo prima di staccare il collo a morsi al delinquente, perché ha percepito che Lucrezia è tornata. E la detective, decisa a non subire più le offese di quella feccia umana, affonda i suoi artigli simbiotici nella gola biancastra del malvagio. Lo stupore sul volto del maiale scompare quasi subito, perché Sysform attacca a sua volta, per nutrirsi di tutto quel sangue, che altrimenti sarebbe sprecato. A missione compiuta, anche Ferox si risveglia, sul cacciatorpediniere di Evolution. Il suo sorriso felino rende felici tutti i mutanti ed il drago, che si complimentano con lei.
martedì 4 settembre 2012
BATTAGLIA NAVALE_204° episodio
Nel corso dell'ultimo conflitto mondiale, le potenze che avevano aperto le ostilità lanciarono sui campi di battaglia le loro macchine da guerra. I carri armati degli aggressori, molto più grossi e potenti di quelli degli aggrediti, disintegrarono facilmente le schiere nemiche. I carristi attaccanti credettero di essere invincibili, solo perché avevano attaccato per primi, ed avevano sbaragliato dei poveri pellegrini che speravano di fermarli con una carica di cavalleria. In seguito, quando gli aggrediti misero in moto le loro industrie belliche, lo scontro fu più equilibrato, con morti da ambo le parti. Gli oceani divennero a loro volta terreno di scontro per mostri metallici di dimensioni molto superiori. Quando iniziò il conflitto mondiale, il secondo, le navi di legno erano state ormai sostituite completamente da vascelli in acciaio. Le industrie estrattiva e siderurgica lavoravano a pieno regime, fornendo il materiale da costruzione ai cantieri navali. Gli strateghi che pianificarono la guerra lampo fecero assemblare navi da battaglia fornite di corazzatura massiccia e cannoni di grosso calibro. Sul mare, gli uomini si ammantarono di acciaio ancor più che sulla terra. I carri armati ebbero sempre bisogno della fanteria, e la fanteria dei carri armati. In un ambiente ostile come il mare, invece, i marinai si rintanarono nelle viscere delle loro case metalliche. I sottomarini, vascelli fatti per navigare sotto le onde, accolsero marinai destinati a non vedere quasi più la luce del sole. Un sacrificio, forse, ma agli umani piace più di ogni altra cosa disporre del potere di distruggere i loro simili. Quando uscì dal cantiere navale, la nave protagonista di questa storia era all'avanguardia come armamento e corazzatura, ma anche dal punto di vista della propulsione e dei dispositivi di avvistamento. Ingegneri veri si erano sforzati, con notti insonni, di individuare i punti deboli del progetto, per rimuoverli prima della sua realizzazione pratica. Menti selezionate, votate a realizzare un'opera superiore, erano state costrette alla vita monastica, perché non dovevano subite distrazioni. Come i maestri forgiatori di spade, che infondono in ognuna delle loro creature una vita propria. Non grandissima, ma comunque enorme, a metà tra un incrociatore ed una corazzata, la nave doveva essere più veloce e possente di entrambe. Un sacrificio al dio della guerra, che di sicuro fu presente al suo varo, e versò per lei lacrime di commozione. Furono peraltro lacrime di sangue, giacché il tremendo vascello prese a solcare i mari, distruggendo ogni avversario che le capitasse di incrociare sulla sua strada. Gli uomini d'equipaggio furono selezionati tra i più tremendi della marina: veri fanatici pronti a tutto, specie ad uccidere. E “La lancia di Odino”, questo il nome della nave, sparò sui mercantili, che portavano rifornimenti ai nemici. Neppure i sommergibili riuscirono a mettere a segno contro di essa un buon lancio di siluri. La tecnologia di avvistamento, fantascientifica per quel periodo, consentiva infatti alla nave di schivare tutti i colpi. Poi iniziava la caccia vera a propria, e l'audace che aveva osato aggredire quella meraviglia della tecnica navale veniva inseguito come il gatto fa con il topo. Il comandante della nave, tremendo tra uomini tremendi, godeva infatti nell'infliggere sofferenze. Come raggiungere questo obiettivo? Facendo credere al nemico di essere riuscito a scappare, per poi piombargli nuovamente addosso. La caccia durava delle ore, perché il comandante ordinava ai suoi di non distruggere il sottomarino, ma solo di danneggiarlo un po' di più. Altrimenti una sola bomba di profondità avrebbe posto fine quasi istantaneamente a oltre cento vite. Ma così non sarebbe stato divertente. Meglio tirarla per le lunghe, annientando le anime prima dei corpi. La nave divenne leggenda e terrore di tutti i convogli mercantili, che vennero affiancati da incrociatori e corazzate. Neppure questo fu sufficiente a frenare la bramosia di sangue della distruttrice e dei demoni umani che vivevano al suo interno. Attaccavano comunque, a prescindere dal numero dei nemici, e parevano protetti da qualche demone maligno. Diverse volte la nave venne colpita, ma l'acciaio con il quale era costruita resistette tenacemente. Poi però i nemici ne ebbero abbastanza, e furono loro a prendere l'iniziativa. Trovarono la nave nemica, che disdegnava di associarsi con altri vascelli battenti la medesima bandiera. La circondarono e, a prezzo di danni, morti ed affondamenti, la colpirono con tutto ciò che avevano. Il mare prese fuoco, a causa del carburante versato. I morti bruciavano a pelo d'acqua, ed anche i vivi caduti in mare. Il fumo avvolse la nave micidiale, mentre i nemici continuavano a colpire alla cieca, anche con i bombardieri. Alla fine, quando il fumo venne dissipato dalla brezza marina, la Lancia di Odino era sparita, e si disse che fosse affondata, giacché dove sarebbe potuta scappare? Dove e quando sono molto relativi quando ci si trova a navigare su un oceano tra le dimensioni dell'esistenza. Adesso, dal punto di vista di Evolution, la prima cannonata della Lancia di Odino scaglia un proiettile ad alto potenziale a pochi metri dalla prua del loro cacciatorpediniere. Alcune ore dopo la sua ultima battaglia, dal punto di vista dell'equipaggio della nave da guerra, la nebbia si è diradata. Sulla Terra sono trascorsi quasi settanta anni. I marinai assetati di sangue e di vittoria hanno aperto il fuoco sul primo bersaglio disponibile, che non batte alcuna bandiera, quindi per loro è un nemico. Dragonfire si trova sul ponte del cacciatorpediniere di Evolution, che, mosso da forze inesplicabili, volge la prua verso il nemico, molto più grosso e meglio armato. Il drago sorride, con tutte le sue tremende zanne, pregustando un vero scontro. Il cacciatorpediniere di Evolution rivendica in quel frangente il suo nome: “Vae Victis”, guai ai vinti, e parte all'attacco. Il capitano della Lancia di Odino ordina di aprire il fuoco, con tutti i cannoni disponibili, contro quella nave che, invece di scappare, avanza verso lo scontro. Quasi subito gli addetti ai pezzi scatenano una bordata micidiale. Uomini accaldati e sudati, ma felici di poter fare del male al prossimo. La loro vita è una continua battaglia, e ne sono entusiasti. Sarebbero felici di morire e di finire negli abissi, con la loro amata nave, dopo aver recato danni spaventosi a uomini e cose. Adorano le divinità della guerra, ma anche quelle della distruzione. I proiettili, grossi e dotati di grande potere esplosivo, volano verso la Vae Victis, ma la nave reagisce orientando le sue torrette antiaeree, ed aprendo il fuoco. Dragonfire osserva estasiato l'iniziativa del loro cacciatorpediniere, che evidentemente non ci sta a fare la vittima sacrificale di quei teppisti dei mari. Fulminatore si affianca al drago verde, che si appresta a prendere il volo sul suo dragoncraft. Attaccherà dall'alto la Lancia di Odino, ma prima occorre evitare che le cannonate sventrino la nave, che è anche la loro base galleggiante. Ne è passato del tempo da quando il mutante elettrico era in grado di lanciare solamente scariche rettilinee; dopo molte battaglie, ha infatti appreso l'arte di dare quasi vita ai suoi lampi. La Vae Victis spara a più non posso, ricaricando i suoi cannoncini con proiettili che paiono quasi materializzarsi dal nulla. In realtà giacciono stipati nei suoi capaci magazzini, ma nessun servente umano li trasporta sui montacarichi. La nave fa tutto da sola. Eppure anche questa magia ha dei limiti, specie perché l'avversario è veramente formidabile. La Vae Victis, se fosse sola perirebbe, ma Fulminatore sta già dicendo cosa ne pensa in proposito. I proiettili in arrivo viaggiano quasi alla velocità del suono, quindi per i fulmini del mutante elettrico sono praticamente fermi. L'energia elettrica ad alto potenziale gioca con il metallo volante, irridendolo. Lo aggira, lo studia, ed infine lo penetra con tentacoli sottilissimi; a questo punto, obbedendo agli ordini di Fulminatore, i suoi emissari distruggono dall'interno gli ordigni. Non importa se esplodano o meno, dato che, se capita, avviene a distanza di sicurezza dalla Vae Victis. La Maga non può adoperare al meglio le sue doti psioniche contro i proiettili in arrivo, non disponendo essi di un sistema nervoso biologico. Eppure la lunga esperienza di gruppo coordina al meglio i suoi poteri con quelli di Kong e di Ferox. I due mutanti sono naturalmente velocissimi di riflessi, ma, grazie alle doti della Maga, raddoppiano la loro reattività. Gli ultimi proiettili della salva micidiale finiscono così preda dei cannoncini manovrati a velocità sconvolgente dall'uomo bestia e dalla donna leopardo di Evolution. Il decollo di Dragonfire avviene senza suoni dirompenti, perché il dragoncraft, inventato da Kong, converte la sua super-energia in levitazione e spinta propulsiva. Si innalza oltre la parabola di tiro impostata nei cannoni della Lancia di Odino, e vola deciso verso il ponte della grande nave nemica. I marinai che lo vedono arrivare in volo non credono ai loro occhi: un drago verde, alto tre metri, con tanto di coda! Stanno cercando di capire come mai nessuna delle loro cannonate abbia raggiunto la Vae Victis, ma Dragonfire è già su di loro. Adottando una strategia collaudata, il possente alieno ordina al suo supporto di attenderlo in volo stazionario. Lui invece salta, da considerevole altezza, sul ponte principale della Lancia di Odino. L'atterraggio è decisamente più impressionante del decollo, e la nave non ringrazia. La massa di Dragonfire. settecento chili accelerati dalla forza di gravità, mette a dura prova l'acciaio progettato per resistere alle bombe. Tutti gli uomini disponibili salgono in coperta, armati fino ai denti, ed iniziano a sparare contro l'invincibile alieno. Non sanno, ma lo stanno scoprendo in diretta, quanto scarso sia l'effetto delle pallottole di piccolo calibro contro le scaglie della sua armatura naturale. Anzi, i colpi rimbalzano, ferendo gli stessi sparatori. Il capitano urla, cercando di superare il clamore collettivo. Ordina un assalto all'arma bianca, con baionette e coltellacci. Il primo manrovescio del colosso di Evolution scaglia lontano un manipolo di acciaccati assalitori. In altre occasioni Dragonfire ha frenato il suo potere, ma non oggi. Ha intuito che quelli che lo attaccano non temono le ferite e la morte, e le somministra quindi entrambe a piene zampe. Ardimentosi, o forse pazzi, pugnalano la corazza verde, ma i loro coltelli scivolano o si spezzano. Il drago avanza, con colpi di coda, che spazzano il ponte e le gambe della fragile umanità. La lezione che sta impartendo è la seguente: per adorare la distruzione, bisogna essere adeguatamente attrezzati, e lui lo è. I cannoni della Lancia di Odino non sparano più, e questo induce Ferox e Kong a decollare con i loro craft antigravitazionali. Ferox insiste per partecipare alla festa; Kong l'accompagna, più che altro desideroso di indagare la natura della nave nemica e del suo equipaggio di pazzi scatenati. Ferox e Kong non sono ovviamente forti come Dragonfire, ma lo affiancano abilmente in uno scontro a senso unico contro centinaia di umani vocianti, desiderosi di farsi massacrare. La donna leopardo e l'uomo bestia di Evolution sono incredibilmente agili, veloci e dotati di un fattore di guarigione quasi istantaneo. I pugni ed i calci di Kong riducono a mal partito le fragili ossa umane. Gli artigli della donna leopardo fanno di peggio: scavano, tagliano, squarciano, versano sangue ed ogni altro liquido che si possa versare. Le grida, che avevano accompagnato l'attacco contro Dragonfire, sono ormai state sostituite dai lamenti di dolore. Centinaia di membra più o meno vive strisciano nella poltiglia rossastra che copre il ponte principale della nave. Non è quindi la pietà che induce Dragonfire, Kong e Ferox ad interrompere la loro azione, quanto il desiderio di non imbrattarsi troppo con quella fanghiglia già in via di degradazione batterica. A bordo della Vae Victis, Fulminatore e la Maga vedono Kong e Ferox che prendono il volo dalla Lancia di Odino, dopo la battaglia. Dragonfire decolla per ultimo, per guardare le spalle ai colleghi; questa è la strategia che Evolution adotta per evitare che i super-eroi siano colpiti alle spalle, da nemici nascosti. Il dragoncraft risponde ai comandi mentali dell’alieno verde, e scende verso il ponte della nave da guerra. Ciò che Dragonfire si lascia dietro è un campo di battaglia, ma non un cimitero; parecchi marinai hanno saggiamente evitato di gettarsi nella mischia. Un lieve fruscio attrae però l’attenzione del drago, che rileva un movimento sospetto in una delle torrette. Altrettanto lentamente, uno dei cannoni sta regolando l’alzo. Evidentemente sta preparandosi a sparare contro la Vae Victis; un colpo di sorpresa adesso potrebbe cogliere di sorpresa la Maga e Fulminatore, ma Dragonfire non lo permetterà. Il plasma che risiede in lui inizia a pulsare, pronto ad erompere attraverso le fauci. L’azione è pressoché immediata: la super-fiamma del drago avvolge il cannone e la torretta girevole. Il metallo raggiunge nel giro di pochi secondi la temperatura di fusione, ma prima si dilata e si deforma. Il plasma risale la canna del cannone, come un predatore assetato di distruzione. L’operatore umano muore in una frazione di secondo, quando le munizioni stipate esplodono, distruggendo la torretta ed una buona sezione del ponte della Lancia di Odino. Terminato il suo lavoro, Dragonfire vola via, senza voltarsi indietro.
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