lunedì 12 novembre 2012
QUATTRO CAMPIONI_214° episodio
Dragonfire, il campione di Evolution, si guarda attorno. Si trova in una vasta pianura, delimitata da tutti i lati da montagne sufficientemente alte da essere innevate in cima. A livello del suolo, la temperatura è calda; lo sarebbe se da quelle parti ci fosse un umano, ma Dragonfire è un alieno, in grado di emettere un plasma incredibilmente caldo. Per lui quella temperatura è irrilevante. Al momento è preso da altri pensieri; in particolare: non ricorda di avere intrapreso di sua volontà un viaggio per giungere in quel luogo. Peraltro il drago di Evolution, data la sua immensa potenza, può permettersi di attendere il divenire dei fatti. Un altro eroe, o meglio un super-eroe, condivide la perplessità di Dragonfire. Si trova anche lui in una pianura sterminata, delimitata da alte montagne. Krom, il campione della K-Force, è arrivato in quel luogo in un battere di ciglia. Anche Krom non ricorda bene attraverso quale meccanismo sia stato dislocato nello spazio e nel tempo. Il gigante appare umano nelle sue proporzioni, se si trascura il fatto che è alto due metri e mezzo. Muscoloso, come ci si aspetta da un campione portatore di una spada nera a due tagli. Una cotta di maglia metallica, calzoncini corti, stivali ed un elmo con le corna sono i suoi soli abiti. Krom non emette plasma infuocato dalle fauci, ma è quasi invulnerabile come il drago di Evolution. Il campione di Akros ed il campione della Terra si conoscono da molto tempo, e molte volte hanno combattuto assieme contro nemici fortissimi. Si trovano nello stesso posto, sullo stesso pianeta, che non è né la Terra, né Akros. Dragonfire e Krom non si vedono e non si sentono, dato che si trovano su due differenti piani dell'esistenza, contigui, ma separati. Il terzo dei campioni è conosciuto come Robokiller; è ancora più grande di Dragonfire, che è alto tre metri e pesa settecento chili. Robokiller, come suggerisce il suo nome, è un automa nato per uccidere, che però ha preso le distanze da quell'imprintig. Black Dragon è anch'esso un robot. Chi lo ha costruito pare essersi ispirato a Dragonfire, poiché Black Dragon è assimilabile al drago di Evolution per le dimensioni, il peso ed anche per la fiamma che può emettere dalle fauci. Due robot, un drago alieno ed un possente portatore della spada. Quattro piani dell'esistenza che stanno convergendo. Sono sempre più simili a tasche dimensionali, che si aprono, finché i quattro campioni si trovano l'uno di fronte o accanto agli altri. In quel frangente capiscono o meglio ipotizzano che qualcuno li abbia convocati per proiettarli in una battaglia degna dei loro poteri, e ne sono lieti, perché adorano la battaglia. Quando si dice pestilenza, si intende una malattia estremamente contagiosa ed estremamente letale. In passato, la quasi totale ignoranza dell'igiene gettò le basi per una diffusione quasi inarrestabile della pestilenza. Anche la carestia sembrerebbe un fenomeno sociale relegato ad un passato remoto, ma l'iniqua distribuzione delle risorse costringe interi popoli a cicliche carestie. La pestilenza uccide in un modo, la carestia in un altro. Ambedue non accettano di essere considerate vinte, e ciclicamente aggrediscono le masse di diseredati. La pestilenza e la carestia lavorano per la morte, che in quelle situazioni sembra interessata ad anticipare la dipartita di esseri viventi che prima o poi prenderebbe comunque. La morte manda avanti questi suoi servitori, per portarsi avanti col lavoro. Come se non bastasse, c'è la guerra, che non assale solo i poveri, ma tutti quelli che possono essere colpiti dalle armi. Grazie al progresso umano, le armi da fuoco, i cannoni, i missili e le bombe atomiche hanno reso la guerra ancora più potente. Quando le battaglie si combattevano con spade, lance e frecce, c'era modo di collocarsi fuori portata. Oggi una bomba atomica mette sullo stesso piano chi abita nei tuguri e chi abita nei grattacieli. La bomba atomica azzera tutto ciò che comprende della sua area d'azione. Se la guerra fosse personalizzabile, non sarebbe più un cavaliere corazzato, armato di ascia e spadone, bensì un ordigno nucleare. Allo stesso modo, se volessimo personalizzare la pestilenza, dovremmo immaginare il prodotto di un laboratorio di ricerca: un invisibile virus, in grado di replicarsi in maniera esponenziale. L'araldo della carestia invece rimane ciò che è sempre stato: una specie di spettro magrissimo, coperto di stracci, in grado di aspirare l'energia vitale con un solo tocco. Pestilenza, Carestia e Guerra sono tre dei quattro cavalieri dell'Apocalisse. Il quarto è ovviamente Morte: un cavaliere scheletrico, che monta un cavallo analogamente scheletrico. Morte non ha bisogno di cambiare look; la moda non gli interessa. In alternativa compare come un mietitore, ma non quando è in compagnia di Guerra, Pestilenza e Carestia. Lo scalpitare dei destrieri induce Dragonfire, Black Dragon, Robokiller e Krom a voltarsi. I quattro cavalieri dell’Apocalisse sono comparsi dal nulla, o meglio, come i quattro campioni, sono stati evocati in quella enorme piana. Morte frena il suo avanzare, come un capitano che voglia mettere prima alla prova i suoi sudditi. Guerra ovviamente è il primo a farsi avanti, ed attacca briga con Krom. Forse Guerra non è quell’ardimentoso che vuol sembrare, dato che evita di scontrarsi con i due draghi e specialmente con Robokiller, che è il più massiccio del quartetto dei campioni. Vede in Krom un avversario sufficientemente umano, sebbene sia alto due metri e mezzo. Guerra avanza con la sua ascia insanguinata, per tagliare in due l’avversario, come fosse un immobile pezzo di carne. Krom invece schiva agilmente il grossolano assalto, ruota su se stesso e colpisce di striscio Guerra con la sua spada incantata. Nessuna arma umana potrebbe fare del male a quella specie di demone, che è in grado di guarire quasi istantaneamente. Tuttavia la spada nera di Krom è cosa ben diversa da una lama forgiata da mano umana. Il potere di quella spada a due tagli è tale che anche un demone come Guerra ne risente, e la sua rigenerazione è molto più lenta del solito. Pestilenza scende dal suo cavallo; poi avanza lentamente verso Black Dragon. Il robot lo attende, immobile come una roccia. Quando Pestilenza giunge a contatto con Black Dragon scatena su di lui tutti gli innumerevoli malanni che costituiscono la sua essenza. Virus, bacilli e batteri mordono l’armatura del drago metallico, ma non possono di certo infettare i materiali non organici. Gli invisibili aggressori cercano affannosamente qualcosa da penetrare e dissolvere; è però Black Dragon a colpire efficacemente. Solleva Pestilenza, e lo scaglia senza particolare sforzo a decine di metri di distanza, dove si abbatte al suolo. Carestia evidentemente non apprende dalle esperienze altrui; ma del resto lui si è sempre solo occupato di far morire di fame esseri già indeboliti. Robokiller si nutre di energia solare e, volendo, anche di energia elettrica. Come Black Dragon, non ha carni sensibili agli assalti di Carestia. Robokiller riporta il suo nemico alla realtà, trasmettendogli una scarica elettrica da fare invidia a Fulminatore. Guerra si è fatto più attento, mentre continua a combattere contro Krom, che pare divertirsi a dargli lezioni di scherma. A questo punto, Morte decide di farsi avanti, per eliminare quei quattro colossi. Dragonfire però non aspetta che il suo avversario prenda l’iniziativa. La sua fiamma è pronta da alcuni minuti, ed ora investe uno sconcertato demone. Chi osa attaccare Morte? Tutti fuggono solo a sentire il suo nome! Invece questo drago extraterrestre lo aggredisce con una potenza incommensurabile, alla quale nessuna sostanza può resistere. Ecco perché Morte deve, seppure momentaneamente, morire, in una ben poco gloriosa implosione. Pestilenza e Carestia non sono tuttavia sconfitti. Si rialzano, pronti a riprendere la battaglia. Questa volta sembrano decisi a non sprecare le loro nefaste energie contro i campioni non organici. Krom sta ancora combattendo contro Guerra, ma corre il rischio di dover lottare anche contro Pestilenza e Carestia. Ma Dragonfire si schiera accanto al super-eroe di Akros, pronto a scagliare la super-fiamma contro gli altri demoni dell’Apocalisse. Morte si sta già rigenerando, ma al momento i suoi sudditi sono in svantaggio numerico. Per cui elabora istantaneamente un piano di riserva. Carestia, Pestilenza e Guerra scompaiono dalla pianura, sottraendosi allo scontro con i quattro campioni, per il momento. Guerra ricompare sulla Terra, in una regione dove gli umani combattono stupidamente tra loro, in nome di Dio; il punto tragico è che i due popoli adorano la medesima divinità. La stupidità diffusa induce quei popoli a litigare da anni; ma ora, con Guerra presente, la situazione precipita. Carestia si materializza nello stesso continente, ma a migliaia di chilometri di distanza. Le sue vittime predestinate sono uomini e donne che non hanno imparato alcunché dalla vita, dalla morte, dai libri e dai computer. Tutti gli anni, il loro raccolto è scarso; quest’anno è anche peggio. Sono inevitabilmente destinati a morire di fame, dopo una lunga agonia. Le piogge hanno riempito gli stagni, e la gente non morirà di sete. Dovrà litigare con gli animali per l’acqua, ma si trascinerà per molti giorni, prima di soccombere per la fame. Carestia è lì, che organizza tutto per il peggio. Pestilenza compare su Akros, pianeta di origine della K-Force. Il perfido demone non si formalizza nel voler distruggere le vite con la peste di questo o di quel colore. Utilizzerà un virus prodotto sinteticamente dai pazzi umani. Con esso, diffonderà un’epidemia uguale o superiore a quelle degli anni bui della razza umana. Anche Akros attraversò un periodo di centinaia di anni, assimilabili al medioevo terrestre. Pestilenza in quegli anni si fece in due, seminando morte su ambedue i mondi. Morte non si vede ancora, ma i suoi tre servitori si sono già messi al lavoro per servirlo. I quattro campioni intuiscono che la forza che li ha trasportati su quel mondo sconosciuto continuerà a contrapporli ai cavalieri dell’Apocalisse. Dragonfire, Black Dragon, Krom e Robokiller hanno infatti sviluppato, in modi differenti, una particolare sensibilità per quello che gli umani chiamano destino. Sentono che le trame complicate si stanno sviluppando. Poi, uno a uno, i quattro campioni scompaiono da quel mondo. Inizia il secondo tempo della battaglia contro i cavalieri dell’Apocalisse. Pestilenza non è uno sciocco demone, che punta tutto sullo scontro fisico. Cerca piuttosto qualcuno da manipolare, per massimizzare la sua opera genocida. Indaga, grazie a poteri affinati nei millenni ed oltre. Gli serve qualcuno che sia sufficientemente fanatico da lavorare giorno e notte. Uno abbastanza geniale da scoprire ed intuire, ma abbastanza stupido da confondere il bene con il male. Su Akros, in un laboratorio all’avanguardia, Pestilenza è presente nella sua forma più intangibile; si aggira nei corridoi e nelle stanze, ove operano biologi e chimici. Legge i pensieri più reconditi di tutti loro, perché la persona che vuole è denotata da un alto tasso di frustrazione e fanatismo. Buone intenzioni, accompagnate dalla convinzione maniacale che il fine giustifichi i mezzi. L’immortale demone della malattia conosce molto bene gli umani, e sa dove e come collocare la leva che li induce a fare quel che lui vuole. Un brillante biologo, strumento inconsapevole del signore della malattia, cerca un rimedio contro l’influenza. Una patologia che colpisce quasi tutti gli umani, con grande frequenza. Il biologo non si sta cimentando in una crociata contro virus mortali, ma contro aggressori più blandi, a grandissima diffusione. Abbiamo già visto come la vittima di Pestilenza sia a suo modo geniale, ed anche come lavori troppo. Una persona che si interessa della salute altrui, senza curarsi troppo del suo equilibrio. Pestilenza non ha alcuna intenzione di manifestarsi fisicamente, per il momento. Gli basta suggerire discretamente allo studioso una piccola modifica alla metodica che conosce a memoria. Tanto basta ad innescare una pericolosa mutazione genetica in un organismo unicellulare, che avrebbe dovuto combattere a sostegno delle difese immunitarie dei malati di influenza. Adesso quell’organismo invisibile ad occhio nudo ha invece il potere di aggirare ed ingannare il sistema immunitario umano. Ben lungi dal curare, può uccidere come il più pericoloso dei killer. Guerra è molto più diretto; sotto la sua influenza, un militare, addetto ad una postazione missilistica, si addormenta. Poi, in stato di trance, lancia una salva di missili, che distruggono un villaggio nella nazione confinante. Il terzo dei fedeli assistenti di Morte, Carestia, ricorre ad una strategia già collaudata migliaia di volte. Agisce sui centri nervosi delle sue vittime, costringendole ad un’alternanza selvaggia ed incontrollata di fame smodata e perdita totale dell’appetito. In breve, gli affamati distruggono le scarse riserve alimentari collettive, mentre gli altri si abbattono al suolo, come se avessero perduto ogni interesse per la vita. I cavalieri dell’Apocalisse minacciano l’umanità della Terra e di Akros, ma questa volta fanno sul serio.
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