mercoledì 21 novembre 2012
FERRO E SERPENTI_216° episodio
Il gruppo dei profiler ha un coordinatore, conosciuto per i suoi studi e le sue docenze. Vende libri e tiene conferenze molto seguite. Il pubblico ha evidentemente una curiosità morbosa per i morti ammazzati. Questi sfaccendati paiono non tenere conto che quello che di brutto capita agli altri può toccare anche a loro. Forse parlano delle morti altrui, per tentare di esorcizzare la morte stessa. Il coordinatore dei profiler ha però la sua croce, e gli uomini e le donne della sua squadra indagano anche su di lui, per scoprirla. Lo inducono quindi amichevolmente a rivelare che in carcere c'è un serial killer, accusato di un numero indeterminato di omicidi, ed il capo dei profiler si reca a fargli visita ogni anno. In quella occasione il perfido personaggio svela dove ha nascosto uno dei corpi delle sue vittime. Il criminale ha ottenuto di non farsi condannare alla pena capitale, proprio grazie alle informazioni che distribuisce con il contagocce. Il serial killer si diverte alquanto a prendere in giro il famoso coordinatore dei profiler. Lui, per quanto scriva di pessimi soggetti, che ne hanno fatte di tutti i colori, è un uomo civile, e questo lo frena e lo frega. Gli piacerebbe sparare in mezzo alla fronte del delinquente una pallottola che gli faccia un gran buco, ma lo uccida molto lentamente. Vorrebbe, ma la sua educazione e la sua scienza gli impediscono di ripulire il mondo da una carogna d'uomo, che di persone ne ha ammazzate più che a sufficienza per venti ergastoli. Cosa importa che ne abbia uccise altre dieci o altre cento? Dobbiamo forse adorare le statistiche a tutti i costi? La giustizia umana è principalmente una grande chiacchiera, intrisa di compromessi. La civiltà è una maschera pesante da portare. I serpentoidi invece non sono civili e non ci tengono. Stritolatore ed i suoi Hunter Killer stanno sorvegliando il capo dei profiler, che si reca per l'ennesima volta a visitare in carcere il suo nemico numero uno. Gli Hunter Killer si aggirano nei paraggi, per risolvere una volta per tutte la questione. Intanto, dopo l’ultimo scontro con i cavalieri dell’Apocalisse, Black Dragon e Robokiller stanno frugando in mezzo alla ferraglia di un demolitore. Cercano piastre, tubi, bulloni, da adattare e plasmare. Robokiller ha infatti riportato discreti danni strutturali. Nulla di fatale per un automa di quella massa e statura, ma l’apparentemente poco utile ammasso di ferraglia si rivela una miniera per chi sappia sfruttarla. Oltre a ciò, c’è il potere unico del Robokiller di assimilare intere macchine a se stesso. Questo è però il momento scelto da Maschera di Ferro per il suo attacco. Contro due nemici di tale potenza, il pazzo corazzato può solo sperare sul fattore sorpresa. In quanto ai motivi dell’aggressione, Maschera di Ferro ci ha da sempre abituati all’imprevedibilità del suo operare. Cerca vendetta contro Robokiller, sul cui aiuto contava per sconfiggere l’odiato Dragonfire. Poter lanciare ordigni esplosivi anche contro Black Dragon rende Maschera di Ferro ancora più felice. Robokiller ed il suo alleato draghesco palesano tuttavia riflessi che non sono mediati da un sistema nervoso organico. Nel momento stesso in cui rilevano lo spostamento d’aria prodotto dagli ordigni, i due possenti automi sono già in movimento. Pur non disponendo della grazia felina di Ferox o dell’agilità scimmiesca di Kong, Black Dragon e Robokiller si spostano quel tanto che basta a non essere investiti in pieno dai missili scagliati da Maschera di Ferro. Lui però questa volta si è portato qualche arma in più. Decolla quindi velocissimo, volando su una piattaforma che al suo comando estroflette pericolosi spuntoni di titanio. Robokiller, invece di spostarsi dalla traiettoria del pazzo, allontana Black Dragon. Poi assorbe tutto l’impatto della piattaforma volante e di Maschera di Ferro. Gli spuntoni si piegano e si spezzano, ma provocano anche notevoli ammaccature all’armatura appena riparata del grosso robot. Subito dopo, Black Dragon salta, sospinto dai suoi muscoli idraulici. Si scontra quindi con Maschera di Ferro, in un’assordante fragore metallico. Il drago è più grosso e pesante, per cui il pazzo corazzato ha la peggio. I due cadono al suolo, in mezzo ad auto semidistrutte, elettrodomestici dismessi ed altra ferraglia. Robokiller è ancora alle prese con la piattaforma volante di Maschera di Ferro, che, come fosse provvista di una sua volontà assassina, si accanisce contro il suo nemico. I suoi spuntoni residui ruotano, per tagliargli l’armatura e ciò che si trova sotto di essa. Robokiller invece si limita ad utilizzare il suo potere per colonizzare le componenti del micidiale aggeggio. Al suo comando, la piattaforma si scompone, ed i pezzi migrano verso il loro nuovo padrone. In breve, della pesante piattaforma rimane molto poco. Robokiller non solo l’ha domata: l’ha anche disassemblata e reintegrata completamente. Non molto più in là, Maschera di Ferro sfrutta la magia insita nella sua armatura, per bloccare le funzioni di Black Dragon; ma il robot ha sviluppato abilità ignote al pazzo metallico. Grazie ad esse, resiste alla sua magia. Lentamente, ma decisamente, si libera dalle catene invisibili, per contrattaccare con tutta la sua potenza residua. Un gigantesco colpo di coda proietta Maschera di Ferro contro un grosso mucchio di rottami, che gli crollano addosso, seppellendolo. Intanto il capo dei profiler ha raggiunto il suo obiettivo. Il maniaco ridacchia sfrontatamente; ha aspettato per un anno quella visita, ed ora vuole sfruttare al massimo l’ora che trascorreranno assieme. Si fa pregare per rivelare dove ha seppellito l’ennesima vittima, ma alla fine cede. Così anche oggi, come troppe volte in precedenza, il capo dei profiler esce strascicando i piedi. È inseguito dalle risate del pazzo, che si immagina come una specie di pericoloso elaboratore di intrighi criminali. Il poliziotto è giunto quasi ad odiarsi per la credito che riconosce ad un maledetto pazzo, meritevole di agonizzare sulla forca. Non è difficile per un serpentoide raggiungere una finestra, che si affaccia su uno strapiombo di decine di metri. Questi alieni sono molto pesanti, ma potenti. Per cui, mentre Anaconda si cala dal tetto della prigione, Boa, Pitone e Stritolatore si avvinghiano reciprocamente, creando un appiglio per il loro socio. Sysform, l’unica femmina del gruppo, osserva le manovre dei maschi come se fossero dei ragazzotti non particolarmente svegli. Lei preferisce la discrezione all’assalto muscolare. I condotti dell’areazione forse sono troppo stretti per gli altri Hunter Killer, non per lei. Così Anaconda e Sysform arrivano quasi contemporaneamente alla cella del pazzo. L’enorme serpentoide deve però arrestarsi di fronte alle sbarre collocate alla finestra della cella. Digrigna i denti, prova ad infilare la testa, ma l’acciaio gli resiste. Potesse fare leva, potrebbe strappare quell’ostacolo, fatto per resistere alla forza umana. Il pazzo lo vede, ma crede si tratti di un miraggio della sua mente malata. In carcere girano infatti diversi tipi di droga, compresi gli allucinogeni. Quel mostro è però reale: un gigantesco serpente desideroso di morderlo, per avvelenarlo o per mangiarlo vivo. Poi il criminale si rende conto delle difficoltà dell’alieno, perché di quello deve trattarsi. Anaconda sibila all’indirizzo dei suoi soci; loro rispondono, come vecchi amici brontoloni che si diano la colpa a vicenda. Il serial killer per un attimo è sicuro di essere protetto dal diavolo in persona; però un istante dopo si accorge di essere stato giocato, forse dal suo stesso dio del male. Prova finanche a maledirlo, ma che senso può avere maledire un dio o un diavolo? Sysform non si cura dei pensieri degli idioti; lei è lì per risolvere velocemente la questione. La sua testa corazzata, munita di micidiali creste ossee, scatta e lo colpisce in pieno petto. Le costole scricchiolano, mentre cedono verso l’interno, invadendo lo spazio cardiaco. Il criminale avrebbe voluto vivere per sempre, anche se recluso, ma oggi una serpentoide ha detto la parola fine ai suoi crimini ed alle sue pagliacciate. Maschera di Ferro ha fin troppo spavaldamente sfidato Black Dragon e Robokiller, ed ha perso. Sembra comunque strano ai due super-eroi che un pazzo come lui si sia comportato anche da stupido. Non sono quindi stupiti quando Uglux si lancia nella battaglia. Il mago mutaforma ed il pazzo corazzato sembrano avere ricostituito il loro vecchio sodalizio criminale. Non si sono fatti accompagnare dagli zombie; può darsi abbiano abbandonato la loro infatuazione per la necromanzia. Uglux trae sostanza dai rottami ferrosi, che nel deposito sono ammassati a tonnellate. La sua pelle si ricopre di piastre d’acciaio, mentre la sua massa si moltiplica. Black Dragon lo sfida apertamente, inducendolo a caricare. Uglux forse adesso pesa più del drago robot, ma è Black Dragon a mettere a segno per primo un pugno di indicibile potenza. Il mutaforma, colto in pieno petto, si piega in due. Si rende allora conto di avere commesso un errore: i suoi organi interni non sono di ferro, e neppure le ossa. Il drago nero invece è un blocco coeso e dinamico, che al primo colpo ne fa seguire un secondo, altrettanto forte. Uglux rimbalza all’indietro, fino a scontrarsi con il mucchio di rottami sotto i quali è imprigionato Maschera di Ferro. I due super-criminali si scambiano uno sguardo d’intesa, che vorrebbe significare che adesso tocca a loro somministrare mazzate. Maschera di Ferro aziona dei propulsori nascosti, che lo proiettano a velocità crescente contro Robokiller. Un uomo indemoniato, avvolto da un’armatura stregata, che si scontra contro un robot, molto più grosso. La strategia di Maschera di Ferro si rivela inadeguata, giacché la massa che cercava di spostare ha assorbito con facilità tutta la sua energia cinetica. Robokiller afferra l’avversario in una stretta, che mette a dura prova il metallo temprato dell’armatura. Uglux riparte all’attacco di Black Dragon, evitando però lo scontro diretto. Gli lancia infatti contro una tonnellata di vecchia auto. Il drago nero si abbassa e si sposta, evitando quasi del tutto l’impatto. Il contatto residuo tra l’auto ed il robot causa rumore e scintille, come del resto ogni brutale impatto tra i quattro ferrei contendenti. Black Dragon si è avvicinato a circa cinque metri da Uglux, che si prepara ad usare i suoi poteri magici. Il drago però lo anticipa, proiettandogli contro la sua fiamma caldissima. Il mutaforma ha esternamente la consistenza dell’acciaio, che mal sopporta il micidiale e repentino incremento della temperatura. Ad Uglux non resta che tentare la fuga, mentre si concentra per spegnere le fiamme che stanno aggredendo la carne che si trova sotto il metallo. Anche Robokiller anticipa le mosse del suo nemico, estendendo una delle sue braccia di parecchi metri. Il grosso pugno metallico arriva in pieno viso a maschera di Ferro, che, sollevato da terra, vola contro un muro. Il pazzo corazzato capisce quando è il momento di tagliare la corda, tanto più che è rimasto solo a combattere due nemici formidabili. Uno dei due basterebbe a metterlo in difficoltà; due significano fratture, lividi ed armatura ridotta a pezzi. Maschera di Ferro aziona quindi i razzi d’emergenza, agganciati al dorso dell’armatura, e sfreccia verso il cielo. Robokiller potrebbe seguirlo, ma ritiene che per oggi il loro nemico abbia subito abbastanza. Proprio in seguito ai colpi incassati, il processore che regola i marchingegni di Maschera di Ferro inizia a perdere i colpi. Di conseguenza, anche il dispositivo di volo registra un calo di potenza. Lo psicopatico precipita quindi a velocità crescente verso un gruppo di case. Si ripiega su se stesso, per contenere i danni dello scontro imminente. Poi, con fragore di mura sfondate, il bolide ferroso abbatte un muro esterno, un pavimento, un muro non portante, e si ferma in una stanza di un appartamento. Controlla i danni, riscontrando che tutto sommato può allontanarsi sulle sue gambe. Maschera di Ferro non ha alcuna animosità nei confronti di chi vive in quell’edificio, ma alcuni di loro ne hanno nei suoi. Tre o quattro fuori di testa decidono di attaccare briga con il super-criminale, incuranti della sua armatura e delle sue armi. A Maschera di Ferro pervengono le grida soffocate di una donna. Lui non lo sa, ma si tratta di una ragazza rapita da una banda di balordi drogati. Il super-criminale non ha alcuna considerazione per la vita umana; quindi non interverrebbe in difesa della ragazza, se non fosse indotto a farlo dai cretini che lo assalgono. Hanno deciso di essergli nemici, quindi li percuoterà come meritano. Non li ucciderà, ma li umilierà liberando la loro preda. I tizi nel frattempo, arrancando in mezzo alle macerie, gli saltano addosso, colpendolo con bastoni e bottiglie. Maschera di Ferro non può che ridere dell’ironia della situazione: costretto a fare l’eroe, per una volta nella sua vita! Non adopera neppure le armi, accontentandosi di fracassare nasi, clavicole, avambracci, ginocchia e mascelle con le sue mani guantate di una lega di titanio. Forse se i cretini si fossero portati un fucile, e gli avessero sparato a distanza ravvicinata, Maschera di Ferro sarebbe stato sbalzato indietro. Invece adesso è solo lui a picchiare con foga i rapitori. Quando Maschera di Ferro interrompe la sua azione, i quattro stupidi sono a terra, in un lago del loro stesso sangue. Abbatte quindi la porta, suscitando allarme nella giovane umana. Si ferma un attimo, per chiedersi cosa fare. Alla fine si rassegna a completare la sua buona azione. Libera la ragazza, che suscitando il suo stupore lo abbraccia. Dopo mezz’ora, ripensandoci, Maschera di Ferro ammette con se stesso di non aver trovato spiacevole quell’esternazione di riconoscenza.
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