domenica 18 novembre 2012
QUATTRO CONTRO QUATTRO_215° episodio
Guerra è un demone astuto. Come Pestilenza, ha individuato uno strumento umano con un carattere adeguato. Il militare che ha lanciato i missili contro la nazione vicina avrebbe voluto farlo da tempo. Aspettava l'ordine dai suoi superiori, per poter sfogare l'odio irrazionale che prova nei confronti di gente che neppure conosce. Guerra ama questi umani. Questi idioti che odiano visceralmente anche i loro connazionali, in base a faide di campanile. I missili volano, si armano, poi scendono verso i bersagli già impostati nelle loro memorie elettroniche. Le difese antimissile della nazione aggredita entrano in azione, ma chi le ha progettate sa benissimo che è quasi impossibile intercettare e distruggere più di un certo numero di ordigni. Così accade che, su dieci missili lanciati, due raggiungano i bersagli. Otto di quei portatori di morte non riescono ad uccidere alcun umano; due di loro penetrano in due distinti edifici. Trasportando esplosivo potentissimo, i missili abbattono quasi completamente due costruzioni in cemento e mattoni. Non si tratta di centri di comando dell'esercito nemico, bensì abitazioni di uomini, donne e bambini inermi. Uccisi sul colpo, o schiacciati dai crolli, sono in molti a morire per il vile attacco. L’attacco a sorpresa non è un’invasione di terra, e neppure un bombardamento aereo. Nessun lancio di truppe oltre la frontiera. L’esercito della nazione aggredita reagisce quasi subito, rassicurato dal fatto che dopo i primi missili non ne siano arrivati altri. La nazione che ha dichiarato guerra scopre di averlo fatto guardando la tv. Tutti si chiedono come diavolo sia potuta succedere una cosa simile. La diplomazia non riesce ancora a mettere in moto la sua inutile macchina, ma del resto quelli che sono stati colpiti non intendono di certo volgere l’altra guancia. Tocca a loro usare l’artiglieria contro tutto e tutti, oltre il confine, specialmente contro obiettivi civili. Guerra, sulla cima di una collina, spazia con la sua vista soprannaturale in tutte le direzioni. Come già in passato, ha fomentato la naturale aggressività umana, ed ora può rimanere a guardare quegli stupidi bipedi che si sbudellano a vicenda. Nessuno crede che l’addetto ai missili abbia agito in trance, neppure i suoi colleghi e superiori. Un collega di Guerra, Pestilenza, ha appena indotto un ricercatore a produrre un agente patogeno pericolosissimo. Il passo successivo è di diffonderlo in maniera tale da causare il maggior numero di vittime. L’agente patogeno si riproduce in maniera esponenziale; quindi, una volta iniziato il contagio, sarà quasi impossibile arrestarlo. Carestia si materializza nel suo particolare campo di battaglia: una serie di villaggi poverissimi, dove tutti stanno ormai morendo di fame, uomini ed animali. Il maledetto cavaliere dell’Apocalisse estende al massimo il suo potere, diffondendo la rassegnazione, la disperazione, l’incapacità di trovare una ragione per tornare a vivere. Questa ondata di morte latente accende una specie di faro, visibile a mondi di distanza. Il faro diventa una specie di vortice, che attira uno dei quattro campioni, che pochi giorni or sono si sono scontrati con successo contro i cavalieri dell’Apocalisse. Black Dragon, il robot senziente amico e quasi sosia di Dragonfire, scivola attraverso i piani dell’esistenza, per raggiungere il suo nemico. Il formidabile automa compare a pochi metri di distanza da Carestia, interrompendone la concentrazione. Gli umani prostrati assistono all’attacco del drago metallico. I suoi passi pesanti scuotono la terra, mentre carica come un bisonte. Carestia potrebbe teletrasportarsi, ma Black Dragon lo colpisce con tale forza da stordirlo. Il demone non riesce a prendere l’iniziativa, mentre il drago nero continua a percuoterlo con colpi fortissimi. Pugni, calci e colpi di coda staccano frammenti di sostanza da quello che, se non fosse stato preso di sorpresa, sarebbe una specie di spettro quasi intangibile. Pestilenza controlla il corpo e la volontà del ricercatore, che esce frettolosamente dal laboratorio. I suoi modi da asociale non stupiscono i colleghi presenti, che al momento sono pochi. Sale in auto, mentre Pestilenza fruga la sua memoria per individuare un sito ove versare la soluzione contenente i pericolosissimi virus. L’auto parte in direzione di un enorme lago artificiale, che si trova a poche decine di chilometri dalla città. Se i virus inizieranno a proliferare in quel bacino chiuso, sarà quasi impossibile che non si diffondano attraverso l’acqua che defluisce verso valle. Poi, dal fiume, accederanno agli acquedotti. Se si trattasse di un veleno chimico, giungerebbe molto diluito alle case servite dalle condutture dell’acqua potabile. Trattandosi di agenti patogeni, l’effetto sulla lunga distanza sarà viceversa moltiplicato. La strada che conduce al lago è molto ripida, e l’auto del succube di Pestilenza arranca, ma alla fine arriva ad uno dei laghi presenti su quel versante della montagna. Quello che si trova alla quota minore, ma è anche quello con la maggiore portata d’acqua. Dragonfire si è appena materializzato in loco. La sua missione è di fermare Pestilenza, ma il demone ha utilizzato il ricercatore come nascondiglio. Il drago di Evolution si erge in tutta la sua massa, sulla diga che contiene il lago artificiale. Lo strumento umano di Pestilenza è talmente preso dalla sua missione genocida da non notare Dragonfire, che, in mezzo alla strada, gli impedisce di proseguire. Pestilenza allora gli ordina di accelerare, per impattare il formidabile drago con l’acciaio dell’automobile. L’automobile pesa più dei settecento chili di Dragonfire, e procede a notevole velocità, nonostante la strada stretta. Il drago però non si sposta; anzi attende che il veicolo lo investa, o quasi. Una frazione di secondo prima, il formidabile alieno abbatte uno dei suoi monumentali pugni sul cofano del fragile prodotto della tecnologia umana. Il veicolo si blocca istantaneamente, mentre il motore sfonda i sostegni, per schiantarsi sul selciato. I semiassi anteriori si piegano in uno modo che i progettisti non avrebbero creduto possibile. Il retro dell’autovettura si stacca da terra, di almeno due metri; poi ricade con un fragore di ferraglia e pneumatici scoppiati. Il carburante fuoriesce, ed una fiammella annuncia l’inizio dell’incendio che distruggerà l’auto e chi la guidava. Dragonfire però non intende lasciare morire l’innocente ricercatore; per cui strappa senza fatica la portiera anteriore sinistra, per estrarre il tizio stordito. Il piano di Pestilenza non può realizzarsi, a meno che lui stesso si getti nella mischia. Una zaffata di polvere fetida, annuncia l’attacco del demone. Le emanazioni del malvagio cavaliere dell’Apocalisse riducono in cenere ed indeboliscono gli animali nel raggio di centinaia di metri. Gli alberi, che non possono allontanarsi, lottano per sopravvivere. Forse a modo loro fanno il tifo per Dragonfire, il campione della vita. Il potere di Pestilenza provoca in effetti qualche sintomo di malanni vari anche nel grande corpo del drago di Evolution. Tuttavia la fisiologia dell’alieno è oltre la comprensione di qualunque demone terrestre, da qualunque corpus di leggende provenga. A Dragonfire non riguarda a quale mitologia Pestilenza faccia riferimento. Il drago gli sbatte sul muso la portiera dell’auto, evitando così il contatto diretto. Pestilenza risente della potenza di Dragonfire, così come, nello stesso momento, Carestia subisce la forza di Black Dragon. Allontaniamoci per il momento dai due demoni, per ritrovare il terzo: Guerra. L’avversario designato questa volta non è Krom, il campione della K-Force di Akros, bensì il Robokiller. Un demone armato ed urlante, contro un automa nato per uccidere. Il loro scontro scatena scintille e fragori di ferraglia. Robokiller dispone di numerose armi da fuoco; per cui Guerra per una volta assaggia la sua stessa medicina. Pallottole di varie dimensioni, sparate o mitragliate, traccianti o a frammentazione. Guerra è costretto a diventare parzialmente intangibile, per non soccombere alla furia del robot. Poi però il cavaliere dell’Apocalisse cede alla sua più grande debolezza: la vanità. Avrebbe potuto lasciare che Robokiller sprecasse a vuoto i suoi proiettili, ma non sopporterebbe mai che si venisse a sapere che Guerra si è negato ad uno scontro diretto. Carestia e Pestilenza agiscono in maniera infida ed indiretta; Guerra no. Vuole vedere i nemici in faccia, prima di infilzarli con la sua spada. Vuole sentirli frignare, prima di spezzarli in due con la sua ascia gigantesca. Per cui si lancia ancora una volta contro Robokiller, che accoglie con favore lo scontro all’ultimo sangue o all’ultimo bullone. Guerra sferra un gran colpo con una mazza chiodata, che sfonderebbe facilmente un muro di mattoni. Robokiller incassa il colpo, e la sua armatura presenta un’ammaccatura. Subito, i suoi dispositivi interni si mobilitano per riparare il danno. Il grosso robot registra la forza dell’impatto subito, ed attacca a sua volta. Una delle sue lunghe braccia scatta in avanti; il pugno è serrato, trasformando la mano meccanica in una degna rivale dell’arma adoperata dal suo nemico. Questa volta è Guerra a subire l’urto doloroso; il demone non si sarebbe comunque spostato, essendo convinto che il combattimento sia quasi tutta questione di forza bruta. La mazza chiodata del cavaliere dell’Apocalisse colpisce Robokiller danneggiandolo superficialmente. Nessuno dei due avversari pare intenzionato a cedere, né ad indietreggiare di un solo passo. La loro competizione produce rumori di ferraglia percossa e di acciaio che colpisce una fibra biologica di pari durezza. Ad ogni colpo dell’uno o dell’altro, scintille simili a quelle della lavorazione del ferro schizzano a metri di distanza. Il terreno su cui i due combattono si frantuma a causa delle loro masse e della potenza dispiegata. Morte decide però che sia giunto il momento di raggruppare tutte le sue truppe. In un battito di ciglia, Carestia, Pestilenza e Guerra vengono trasportati nella grande pianura, dove lo scontro è iniziato. Anche Dragonfire, Black Dragon, Robokiller e Krom subiscono la medesima dislocazione. Krom, che probabilmente è il più agile tra i presenti, assale Guerra. La spada a doppio taglio del gigante della K-Force impatta sulla spalla del demone coperto di sangue. L’armatura di Guerra cede, lasciando penetrare la spada, che oggi vorrebbe dissetarsi coll’energia vitale di questo essere di grande potenza. Robokiller punta uno dei suoi cannoncini contro Morte, il cui corpo, sebbene insensibile al dolore, può essere danneggiato. La coda di Dragonfire sibila e si abbatte contro le gambe di Carestia, spezzandogliele. Black Dragon, in una singolare sintonia, esegue la stessa mossa contro Pestilenza. Anche il corpo del demone della malattia riporta danni, che gli impediscono di stare in piedi. I quattro campioni della Terra e di Akros vedono avvicinarsi la vittoria. Balzano all’unisono contro Guerra e Morte, per colpirli con tutto quel che hanno. Dragonfire assesta un pugno fortissimo a Morte, che per una volta è spiazzato dall’evolversi della situazione. Per millenni incalcolabili ha distrutto chiunque senza bisogno di fare a pugni, ma il drago di Evolution è alieno anche per lui. Le cellule del colosso verde assorbono direttamente la luce solare, e non hanno alcuna programmazione genetica che le conduca verso l’invecchiamento. Krom affonda la sua spada assetata nel corpo già danneggiato di Morte. La spada nera, a suo modo ultraterrena, non ha alcuna considerazione per Morte e per gli altri sedicenti cavalieri dell’Apocalisse. Morte urla, mentre inizia a morire. Robokiller carica Guerra come fosse un rinoceronte. Il corno metallico del robot assassino sfonda l’armatura del malvagio cavaliere. Black Dragon completa il quadro, con un pugno simile ad un maglio. L’armatura di Guerra tenta di rigenerarsi, ma Robokiller e Black Dragon lo incalzano senza pietà. Del resto, quel pessimo demone ha per principio sempre negato la tregua e la pacificazione. Morte però è ancora il più forte tra i cavalieri dell’Apocalisse. Ecco perché riesce a strapparsi la spada di Krom dalle viscere. Non era mai successo, ma la spada non aveva mai osato trarre energia da un nemico di potenza pressoché divina. Morte emette due scariche di pura energia, che proiettano indietro Krom ed anche lo stesso Dragonfire. I due super-eroi però sono pronti a ripartire all’attacco; sennonché Pestilenza si trascina fino ad afferrare una gamba di Krom. Il potere del demone in questo caso funziona, e l’eroe di Akros si abbatte al suolo. Guerra sfrutta la distrazione di Black Dragon e Robokiller per colpire il secondo con la sua ascia micidiale. Il robot riporta seri danni, crollando sulle ginocchia. A questo punto, Dragonfire conclude la disputa, ricorrendo al suo potere più grande: la super fiamma avvolge prima Morte e poi Guerra. L’altro drago apre a sua volta le fauci, per somministrare il potere delle sue fiamme a Carestia e Pestilenza. I quattro cavalieri a questo punto non possono far altro che abbandonare i loro simulacri fisici, troppo danneggiati per essere salvati. Le essenze dei quattro demoni si allontanano sconfitte. Nelle menti di Dragonfire, Black Dragon, Robokiller e Krom risuonano le minacce dei nemici, ma sono voci in allontanamento, che spariscono in fretta. Black Dragon sta già aiutando Robokiller a ripararsi, ed i due si fermano in un vicino deposito di rottami, vera fonte di pezzi di ricambio. Krom è ancora alle prese con i postumi dell’attacco di Pestilenza, ma a soccorrerlo ci pensa la sua spada nera. È ironico che il potere strappato a Morte serva a rigenerare un campione dell’umanità e della vita.
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