domenica 10 gennaio 2010

SOTTO IL CIMITERO_libro 2°_64° episodio

I frequentatori abituali del vecchio cimitero non ci facevano quasi più caso. Pensavano che quello stato di spossatezza che si portavano dietro una volta usciti dal cimitero fosse riconducibile alla tristezza del luogo. Ed in effetti quel cimitero induceva, a prescindere dalla stagione, uno stato depressivo psico-fisico che durava per ore. I frequentatori di cimiteri facevano però un confronto tra quello ed altri camposanti, e ne parlavano tra loro. Risultato: il nuovo cimitero alla periferia risultava viceversa quasi piacevole da visitarsi. Siamo felici se i nostri defunti giacciono in mezzo al verde, in strutture ariose. Forse il vecchio cimitero centrale era troppo vetusto, con tutte quelle cripte ammuffite. Guai a trovarsi all'interno delle sue fetide mura dopo il tramonto. Anche l'uomo più coraggioso si sarebbe guardato continuamente dietro le spalle, come se si fosse aspettato di incontrare qualche spettro. Vialoni non particolarmente larghi, ombreggiati da alti alberi; chi poteva aver progettato in maniera tanto angosciosa un tale assembramento di cripte, lapidi, loculi e tombe? Cose anche di pessimo gusto, come una specie di enorme obelisco, piazzato al centro di un prato, circondato da un porticato di tombe vecchissime. Molti tra i frequentatori di cimiteri ci vanno sovente perché hanno una certa età, e pensano inconsciamente di abituarsi un po' alla volta al passo finale. Proprio loro però si abbattono più degli altri nel vedere quale luogo di sepoltura li aspetta. Meglio cambiare casa, ed allontanarsi dal centro città, che rischiare di essere tumulati in quel tempio del cattivo gusto. Un giorno la strada della Maga la conduce a visitare quel luogo nel quale neppure i morti sono contenti di stare. Anche ai super-eroi capita di voler recare un omaggio ad un amico o un parente defunto. Piove, è gennaio, e l'ora di chiusura si approssima; quindi il cimitero centrale è ancora meno ospitale del solito. Lo stato d'animo della mutante di Evolution è chiaramente adeguato all'occasione. Lei ha già assistito, veleggiando con il suo corpo astrale, al distacco delle anime dai corpi. La Maga sa che le anime si liberano dei corpi distrutti dall'età e dalla malattia. Dopo la morte, qualcosa di noi sfugge alla tomba, e questo è un bel pensiero. Ha addirittura letto di una scienziata che asserisce di aver pesato un corpo prima e dopo la morte: nell'istante del trapasso, si registra un'infinitesimale riduzione di massa. La Maga non si aspetta quindi che anime in pena si aggirino ululanti per i viali ed i sentieri di quel postaccio. La Maga ha le difese quasi abbassate quando subisce l'attacco psichico. Quasi abbassate perché la mutante è stata addestrata dal dottor Occulto, che le ha insegnato a stare in guardia sempre ed ovunque. L'attacco non è diretto verso di lei, bensì nei confronti di chiunque acceda nel cimitero: una specie di pedaggio in energia vitale. Ma la Maga si oppone, e la forza oscura ritira i suoi tentacoli; ora la forza oscura studia la mutante, cercando nel contempo di non farsi studiare. La Maga osserva circospetta ciò che la circonda, e quel che vede non le piace. Men che meno le piace ciò che sente per mezzo dei suoi poteri psionici. Reca omaggio al defunto che è venuta a ricordare, e pensa che neppure lui gradirebbe la sistemazione attuale. Esce dal cimitero all'ora di chiusura, e, voltandosi indietro, lo vede come una sorta di orrido parassita dei vivi e dei morti. Parlandone con il dottor Occulto, il capo del super-gruppo conosciuto come Evolution, la Maga giunge alla conclusione di dover fare qualcosa per il suo amico defunto. I vivi possono evitare di soggiornare in quel cimitero; i morti no. Di qualunque cosa si tratti, vi è in quel luogo una forza maligna che trae energia necromantica dai residui psichici ancora connessi ai corpi in disfacimento. Il mostro in questione cattura quelli che chiameremmo fantasmi, impedendo che si uniscano alle anime che sono già entrate nella luce. Le anime sono pertanto incomplete, e rallentano la loro evoluzione. La Maga decide quindi di tornare il quel cimitero posseduto da un vero vampiro psichico. Decisa a non lasciargli alcun vantaggio, la mutante cercherà di stanare il suo nemico di giorno. Il cielo è coperto da nuvole che annunciano pioggia, ed il freddo invernale si fa sentire. La Maga innalza le sue difese psichiche e magiche prima ancora di varcare il cancello del cimitero. Nota che anche il personale manifesta un aspetto tetro e poco rassicurante. Pensa a quanta energia giovanile sia stata carpita ad innocenti bimbi, venuti lì per visitare la tomba del caro nonno. Tentacoli oscuri e violacei si levano dalle cripte; la mutante li vede per quel che sono, e li respinge con uno sforzo. Poi però pare che la Natura stessa voglia aiutare questa sua figlia prediletta: il sole fora le nubi, scaricando sul cimitero una parte infinitesimale del suo potere incommensurabile. La Maga si nutre di quella luce pura e di quel calore. La Maga brilla mentre converte l'energia solare in un flusso telecinetico che attacca e frantuma i tentacoli composti di materia spettrale. Il demone nascosto urla, scaricando la sua frustrazione nel piano astrale. La Maga avanza verso il suo obiettivo, rafforzata dalle indicazioni della collega Navigatrice, che, assieme al dottor Occulto, ha proiettato la sua essenza nello spazio psichico sovrastante il cimitero. Navigatrice ha seguito i tentacoli, ed ora sa da dove provenivano. Come una dea della vendetta, la Maga raggiunge la cripta monumentale e fetida di morte. Con il suo potere telecinetico apre i cancelli di ferro, e scende nelle tenebre. Avverte una residua resistenza, ma si aspettava di più. D'un tratto, una sorta di terremoto squassa la cripta, riducendola in frantumi di pietra, metallo e vecchie ossa. Il campo di forza della Maga la protegge, ma è Messo a dura prova. Ora il pavimento stesso sprofonda, rivelando un orrido abisso, dal quale si leva una luce rosseggiante, priva di calore. In questa sorta di inferno, sguazza un'immonda figura bianchiccia, priva di una vera forma. Ecco il mostro orrendo, originato dalla commistione di numerosi corpi non morti. L'orrore assale la mutante quando si regge con fatica, per non finire nelle fauci dentute del vampiro psichico. Un colpo di forza spaventosa sbriciola quel che resta della cripta, ma non è stato il vampiro psichico a colpire. Un secondo colpo ancora più forte proietta in tutte le direzioni tutto ciò che ancora si frapponeva sulla strada del drago. Dragonfire è arrivato, ed il fuoco invincibile inizia già a fuoriuscire dalle fauci immense. Il suo sguardo promette distruzione estrema, ed è ciò che è venuto a dispensare. Un tentacolo della consistenza dell'acciaio e la flessibilità di un colossale boa coscrictor tenta di avvolgere Dragonfire, che lo afferra senza sforzo. Poi lo frantuma in mille frammenti sanguinolenti: una secrezione simile a sangue coagulato frammisto al pus. Il vampiro psichico urla, ed il suono agghiacciante si sparge per il cimitero. I succubi umani del demone scappano a gambe levate; riescono a pensare solo ad una cosa: mettere il massimo della distanza tra loro e quell'inferno in terra. Il drago sogghigna per il dolore inferto e per quello che infliggerà. Pensa alle forme di vita nate sulla Terra, ed ai non morti che dovrebbero rimanere sepolti, senza infastidire i viventi. Attende che la Maga si allontani a sufficienza prima di liberare la sua super-fiamma. Il vampiro psichico ha finalmente compreso di essere al cospetto della morte; ma questa è una morte definitiva, da cui non si risolleverà. Scruta gli occhi del drago, è l'ultima cosa che vede è il freddo assoluto dei golfi cosmici. Nessun inferno terrestre può essere altrettanto annichilente. Dragonfire scatena la sua fiamma, ed il demone urla solo una volta, brevemente. Poi tutta la sua sostanza nefanda viene vaporizzata quasi istantaneamente. Sul piano astrale, i fantasmi imprigionati si sollevano per raggiungere la luce che li attrae. Dall'altra parte, le rispettive anime non sono più in pena.


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