Il bambino, seduto sul seggiolone, piange disperato. La mamma gli stava dando da mangiare, ma è stata portata via da un uomo nero. Il bambino è disperato perché ha visto la paura negli occhi e nei gesti della mamma. Piange ed il respiro si trasforma in singhiozzo. Sta male e prova quell'impotenza che tutti abbiamo sopportato quando eravamo piccoli come lui. Poi d'un tratto il bambino avverte una lieve corrente d'aria alle spalle; come quando la mamma esce sul balcone per stendere gli indumenti ad asciugare. L'aria che giunge da fuori gli porta una strana fragranza, come quella del suo gatto. Un odore che il bambino riconduce al pelo folto e pulito. Un sapore fresco, che si percepisce col naso. Il bambino pensa al suo gatto, che è tenero, giocherellone, ma è capace, se disturbato, di estrarre i suoi pericolosi artigli. D'un tratto, accanto al bambino scivola senza produrre alcun rumore una straordinaria figura che sembra umana, ma è molto di più. Lo sguardo del cucciolo d'uomo si solleva per cercare il volto di quella strana donna. Il piccolo è istantaneamente rassicurato da quella presenza, perché è una donna come sua mamma. Non è un uomo, come quello che la mamma gliel'ha portata via. Ed in più questa signora è anche una specie di gatta. Lo sguardo che Ferox volge verso il bambino è incredibilmente dolce, specie se si considera ciò che Ferox è in grado di fare quando si arrabbia. Il bambino ha assimilato correttamente il suo gatto alla donna leopardo, ma, a differenza del suo gatto, Ferox quando attacca uccide quasi sempre. La donna leopardo mormora qualcosa di rassicurante al bambino, ma non sono parole umane. I suoni modulati dall'apparato vocale della mutante assomigliano alle fusa di un gatto, ed hanno un effetto calmante sul sistema nervoso del bimbo, che ne è quasi ipnotizzato. Ora la donna leopardo può fare ciò per cui è venuta. L'uomo nero è un delinquente incappucciato, braccato dalla polizia. Ha già ucciso alcune giovani donne, dopo averle seguite e rapite. Questa sera è invece stato costretto ad agire precipitosamente. Aveva programmato di torturare anche questa vittima, prima di ucciderla, ma la polizia si sta avvicinando troppo e troppo in fretta. Ora dovrà accontentarsi di ucciderla; poi ammazzerà anche il bambino, che non dovrà crescere con il ricordo del sangue che sgorga dalla gola della madre. Lei, la vittima, ha paura per sé, ma ancora di più ne ha per il suo piccolo. Cosa gli succederà? La polizia è effettivamente molto vicina al criminale. La squadra è guidata dalla detective Lucrezia, che vive una simbiosi psicofisica con Ferox. Nulla di perverso o deviato: l'umana può diventare una sorta di Ferox, e, come contropartita, la donna leopardo può simulare le sembianze di Lucrezia. Si tratta di un rapporto magico, in quanto indotto dallo scettro di Uglux. In questo preciso istante Lucrezia sa dove si trova Ferox, ed anche quello che la donna leopardo si accinge a fare. La poliziotta ha tratto notevoli vantaggi dal rapporto simbiotico con Ferox. I suoi colleghi la guardano con rispetto, riconoscendole un grande "fiuto". Non sanno quanto sia vero: Lucrezia fiuta il male ed i malvagi. Condivide con Ferox la conversione che certi elementi siano intrinsecamente cattivi nell'anima. Ferox sa che questo difficilmente accade tra gli animali, che uccidono per mangiare ed affermarsi; non per depravazione. Lucrezia sa che, quando la sua squadra irromperà nell'appartamento del criminale, lui sarà già morto. Ma Lucrezia sa che così deve essere. Del resto adesso vede cogli occhi della mente la donna leopardo che scivola nell'ombra ed attraverso l'ombra. Il gatto di casa la vede e la ammira, come fanno tutti i gatti. L'auto con a bordo Lucrezia si ferma nei pressi del caseggiato dove si trova il criminale seriale. Ferox è nella stessa stanza dove la donna spaventata piange perché sia risparmiata la vita a suo figlio. Lucrezia non si è fatta annunciare dalla sirena, perché è un'investigatrice seria; ora sale le scale, accompagnata dalla sua squadra. Né la donna, né il delinquente vedono o percepiscono in alcun modo la donna leopardo. Verrebbe da pensare che abbia acquisito nuovi poteri mimetici, che impiega con successo anche in spazi scarsamente illuminati. Lucrezia è arrivata alla porta esterna dell'appartamento, ma si ferma perché sente che la donna leopardo è giunta dove voleva arrivare. Ferox non può proprio evitare di modulare i suoi suoni di morte, prima di attaccare. La donna ed il criminale si voltano all'unisono, sorpresi in maniera diametralmente opposta. Lei accoglie con favore qualunque cosa interferisca coll'incubo che sta vivendo. Lui, nella sua pazzia estrema, è quasi offeso dell'intrusione di chiunque nel suo piano. Lei accoglie con meraviglia la fantasmagorica presenta della mutante di Evolution. Lui decide di sgozzare istantaneamente la sua vittima, ma il mugolio di morte emesso dall'apparato vocale di Ferox gli ha quasi bloccato gli arti. Brividi discendono lungo la spina dorsale del delinquente, e la mano che impugna il rasoio esita per una frazione di secondo. Poi incontra gli occhi della mutante, e ricorda istantaneamente tutti i volti delle donne che ha torturato ed ucciso. Risente le loro implorazioni e le loro grida. Occhi negli occhi, il criminale e Ferox, si parlano per la prima e l'ultima volta. Il rasoio non intacca la pelle della gola della giovane mamma, che torna alla vita. La morte invece coglie la feccia umana, che avverte distintamente il proprio sangue scorrere sempre più copioso dalle ferite inferte dai tremendi artigli. Il freddo diventa sempre più freddo, mentre la luce abbandona gli occhi di chi non ha amato né meritato la vita. Lucrezia entra nell'appartamento quando la donna liberata apre la porta. Non ha bisogno di interrogarla, ma lo farà ugualmente, per salvare le apparenze. Ferox è uscita così com'era arrivata: un fantasma felino sgusciato fuori da una finestra al quinto piano. Il gatto ha visto tutto, ed ha gradito. Guarda negli occhi Lucrezia ed entrambi sanno di sapere. Il gatto vede l'aura di Ferox attorno alla detective, e per un istante, grazie all'innocenza dell'età, la vede anche il bambino.
sabato 30 gennaio 2010
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