Il ragazzino ha un talento innato per i videogiochi. I suoi riflessi, accompagnati da un intuito eccezionale, gli consentono di sconfiggere qualsiasi nemico virtuale, e di ascendere velocemente verso i più alti livelli di difficoltà. I suoi amici parlano di lui con grande rispetto; lo chiamano Dragongames, perché affronta le difficoltà, sbaragliandole come se fosse un drago potentissimo. Quando nella sala giochi arriva un nuovo software, i gestori chiamano Mattia per testarlo. Di solito Dragongames non ci mette troppo a capire come aggirare le difficoltà studiate dai programmatori. Loro impiegano mesi ad organizzare tranelli e trabocchetti, poi Mattia li scopre in meno di mezz'ora. Fortuna, per l'industria dei videogiochi, che di Mattia ce n'è uno solo; altrimenti potrebbero cercarsi un nuovo lavoro. Quel fine settimana nella sala giochi tutti attendono i nuovi arrivi, e si chiedono cosa abbiano inventato i creativi, per sedare la fame di novità che anima i giovani frequentatori di quei luoghi di battaglie virtuali. Il nuovo gioco si presenta come un pannello di controllo di un caccia militare. Sono presenti quadranti e display, con tasti che corrispondono a proiettili e missili. Tutti aspettano che Mattia prenda posto davanti alla tastiera e metta le mani sui joystick. E lui inizia fin da subito a padroneggiare il nuovo gioco, quasi lo avesse inventato lui. Gli sguardi ed i commenti sono di ammirazione, mista ad invidia: come mai quel ragazzino è così maledettamente bravo? Dragongames entra completamente nel gioco, e si sente tutt'uno con l'aereo che vola a bassa quota. I radar e gli altri sensori lo avvisano dei cannoni puntati verso l'alto, e Mattia aziona in sequenza velocissima i suoi lanciarazzi. Un elicottero sbuca all'improvviso dietro una collina, ma il ragazzo è fulmineo nelle sue risposte. I presenti nella sala giochi si lasciano trascinare dalla simulazione, sentendosi a bordo di un caccia velocissimo e possente, guidato da un individuo solo apparentemente umano. Un lungo applauso sottolinea il raggiungimento del massimo punteggio previsto dai programmatori del gioco: Dragongames ha vinto ancora! Mattia esce dalla sala giochi, attorniato da ragazzi anche più grandi di lui, che, a differenza di quello che farebbero con qualunque altro suo coetaneo, lo trattano con una certa soggezione. Il ragazzo è contento di sé, ma spera che il destino gli riservi qualcosa di più. In effetti ciò che chiamiamo destino si sta muovendo per venire incontro alla richiesta di Mattia. Ai progettisti di software per videogiochi è giunta frattanto notizia delle doti eccezionali del cosiddetto “Dragongames”. Lunghe discussioni si accendono circa la possibilità di assumerlo come consulente: è evidente che quel ragazzo ne sa più di loro. Forse non è un programmatore, ma di sicuro sarebbe in grado di fare il creativo, e di suggerire tempi e metodi differenti e migliori. Questa è l'opinione della maggior parte degli scrittori di applicazioni; uno di loro però dissente, e si ritira in un angolo a rimuginare. Un'idea sta prendendo forma nella sua testa, e non vuole condividerla con quei perdenti dei suoi colleghi. Figuriamoci, si dice, dipendere dai capricci e dai consigli di uno sciocco ragazzino! Quando si dice “avere un'idea”: questa in particolare si sviluppa come una pianta carnivora. Non che Giancarlo ne abbia mai vista una. Quella sera e quella notte non riesce a chiudere occhio, perché quel fuoco interno lo costringe a lavorare al computer finché gli occhi gli fanno male. Alla fine della notte, quando il sole inizia a diffondere la sua luminosità nel cielo, Giancarlo crolla sul divano, ma la sua opera è compiuta. Al suo risveglio la testa gli fa ancora un male esagerato; tanto male da indurlo a non andare al lavoro. Qualche piccolo ritocco al nuovo gioco, e poi la presentazione al suo capo. Un campo di battaglia nel quale i nemici da battere sono gli eroi di Evolution: che idea! Qualche collega di Giancarlo storce il naso: i giovani dovrebbero immedesimarsi nei difensori della giustizia, non in quelli che li vorrebbero uccidere. Ma il business prima di ogni altra cosa. Non rimane che fare provare il gioco a quel Mattia che ormai è diventato un divo tra i giovani, e non solo tra loro. Nella sala giochi sono presenti addirittura delle emittenti televisive, pronte ad intervistare il cosiddetto “Dragongames”, che accetta con calma e distacco la nuova sfida. L'inizio della partita è preceduto da alcuni minuti di silenzio, necessari alla concentrazione del giovane talento dei videogiochi. Nella prima inquadratura si vede Kong, l'uomo bestia di Evolution, che sta completando uno dei suoi esperimenti, in uno dei laboratori della base del super-gruppo. Non si aspetta di certo che un velivolo silenziosissimo irrompa attraverso i vetri blindati di una delle finestre. Il mortale aggeggio è manovrato direttamente da Mattia, che, con grande prontezza di riflessi, punta e spara. Il super-udito di Kong lo aveva già avvisato dell'intrusione, ma non si era ancora voltato. Ora voltarsi sarebbe una perdita di tempo; per cui il velocissimo mutante schizza verso l'alto, spinto da muscoli potentissimi. Due piccoli missili lo schivano di pochissimo, proseguono e esplodono contro una complicata e preziosa strumentazione. Grande disappunto per il giovane Dragongames, che sorprendentemente ha toppato! Kong, che alcuni istanti or sono era balzato fino al soffitto alto cinque metri, ricade come una bomba, colpendo con un pugno colossale l'aggeggio volante. Il quadro comandi di Mattia segnala l'avaria, ed il giovane si muove freneticamente per salvare il suo strumento di morte dalla furia del formidabile uomo bestia. Il progettista del gioco, presente alla dimostrazione, ridacchia, perché la sua creazione ha messo in difficoltà l'odiato moccioso. Mattia prova stupore per la velocissima reazione di quel Kong. Mai aveva assistito ad una simile interattività: un software che propone velocissime contromisure. Nei videogiochi precedenti, gli avversari erano soldati lenti e graficamente mal definiti; in questo, Kong ha reagito ad una velocità veramente super-umana. Il soprannome “Dragongames” inizia a scricchiolare, e qualcuno tra il pubblico azzarda qualche risatina. Mattia non intende darsi per vinto, e, ripreso il controllo del suo aggeggio di morte, lo allontana dal pericoloso Kong. Chiunque abbia fatto quel software è un genio, pensa il ragazzo, mentre le immagini sullo schermo riportano i corridoi e le stanze della base di Evolution. Quale nitidezza di particolari! Ma ora il piccolo messaggero di morte entra in una specie di palestra, dove si sta allenando Ferox, la donna leopardo. Tutti quelli che assistono alla sfida si chiedono come diavolo abbia fatto il progettista di quel gioco a definire in quella maniera splendida la mutante. Ammirano le evoluzioni della super-eroina, che salta, rotola, atterra e riparte, come se per lei non comportasse alcuno sforzo muoversi a quella velocità. Mattia non vuole rischiare altre brutte figure, per cui adotta una strategia di avvicinamento lento e circospetto. Si direbbe che la gattona non si sia accorta del pericolo che corre, mentre continua a schizzare e saltare, ed arrampicarsi come un leopardo umano. Le mani di Dragongames sono velocissime, e tutti vedono partire i micro-missili. Un nuovo imprevisto è rappresentato da un potentissimo urlo, che induce il ragazzo a ruotare il suo velivolo, per cambiare inquadratura. Tale è la velocità dei piccoli missili, che arrivano sul bersaglio un istante prima del grido di avvertimento lanciato dal mutante peloso. Ma Ferox non è più lì; Mattia ruota freneticamente il suo dispositivo volante, alla ricerca del suo bersaglio. Ad un tratto, gli occhi di Ferox compaiono in primissimo piano, come se si fosse avvicinata alla camera, e stesse guardando dentro. Il giocatore è fortemente contrariato, visto che sta perdendo la partita. I presenti invece sono entusiasti ed emozionati: mai visto un gioco così bello e realistico. La donna leopardo ha serrato i suoi artigli su quella specie di quadricottero. Interessante come le quattro eliche disposte a quadrato, che ruotano ognuna entro un cerchio di metallo, rendano estremamente maneggevole quel piccolo robot lanciamissili. Peccato per il robot che Ferox non sia animata dalla stessa curiosità scientifica che guida i comportamenti di Kong. Se l'aggeggio fosse capitato tra le zampe di Kong, ora probabilmente sarebbe ancora intero. Invece Ferox lo ha già smontato in maniera difficilmente reversibile. Game over: questo è il messaggio che compare sullo schermo di Mattia, e tutti i presenti sono quasi orripilati che sia potuto accadere proprio a lui. Buttato fuori dal gioco! A dire il vero, il giovane si è appena giocato una delle vite virtuali che aveva a disposizione. Nei giochi si vive due o tre volte, a differenza della realtà. Dragongames suda dalle mani e dalla fronte, anche perché la sala giochi è piena all'inverosimile: tutti vogliono assistere alla sua caduta, ma lui non vuole perdere concentrazione. Un sensore indica l'attivazione della seconda vita; nuovi bersagli Fulminatore e la Maga. Mattia ritiene che questi avversari siano meno ostici dei precedenti, che hanno vinto grazie all'istinto ed all'imprevedibilità animale. L'attacco è fulmineo, ma a quanto pare i due mutanti se lo aspettavano. Viene da pensare che i poteri psionici della Maga non siano solo leggenda. In realtà, è stato il dottor Occulto, capo di Evolution, a contattare la Maga dopo il fallito attacco a Kong e Ferox. A questo punto, Mattia potrebbe capire di essere stato manipolato: quello che sta conducendo è un attacco reale, non un gioco. Nessuna simulazione grafica, nessun database ricavato dall'osservazione dei super-eroi mutanti. Dragongames ha veramente attaccato Kong e Ferox, ma fortunatamente per lui loro non sanno ancora dove trovarlo per restituirgli la visita. Fulminatore e Maga sono meno veloci dei colleghi, ma i loro poteri elettrici e telecinetici sono in grado di erigere un valido campo di forza contro i mini-missili che il secondo robot lancia loro addosso. Il display luminoso e ricco di quadranti attribuisce i primi punti a Mattia, perché l'attacco ha comunque stordito leggermente Fulminatore e Maga. Dragongames ha ora la possibilità di recuperare parte del terreno perduto, e la sua mano si prepara all'attacco finale. Poco prima che il tasto fatale sia digitato, accade però un fatto che nessun giocatore di battaglie virtuali potrebbe preventivare: la vittima designata inonda le menti di tutti i presenti con uno dei suoi incantesimi della confusione. Quindi Mattia, ma non solo lui, perde istantaneamente il controllo delle proprie articolazioni. La Maga gesticola, mentre i suoi occhi lampeggiano di una luce gialla. Il tempo pare fermarsi, ed il computer stesso tende ad ingolfarsi come se fosse saturo di programmi pesanti ed obsoleti. Poi è la volta di Fulminatore, che, individuato il nemico in un quadricottero (uguale a quello impiegato contro Kong e Ferox), lo colpisce con una scarica non potentissima, ma sufficiente a cortocircuitarlo. Secondo game over nel giro di pochi minuti. Mattia ormai non è più il Dragongames, di cui si parlava per le strade ed in tv. Gli estimatori e gli adulatori sono diventati denigratori. Non sa di avere combattuto e perso contro Evolution, ma sa che da oggi in poi dedicherà molto meno tempo a quell'insana passione per la vita virtuale. Corre a casa, ed esce da questa storia. Se da domani dedicherà veramente più tempo allo studio, e meno alle simulazioni, lo scoprirà vivendo. La gente esce dalla sala giochi, chiacchierando animatamente. Un gioco superlativo, dicono; peccato che non sappiano distinguere la realtà dalla finzione. Giancarlo, il perfido ideatore di quel gioco fin troppo reale, ridacchia nel buio. Qualcuno ha collaudato al suo posto un'arma tremenda. Qualcuno rischierà eventuali ritorsioni al posto suo. Il perfido programmatore si era chiesto, prima di porre in essere il suo capolavoro, per quale motivo inventare realtà alternative quando la vita è semplicemente imprevedibile? Il suo gioco, il vero Dragongames, non è altro che guerra a distanza, senza rischiare in prima persona. Bisogna essere dei pazzi per attaccare briga con Ferox, Kong, Fulminatore e Maga. Mediante Dragongames è invece possibile aggredire a sorpresa, opzionando la vittoria. Ora però il perfido soggetto cede alla fascinazione della sua stessa trappola, ed attiva la terza ed ultima vita, che corrisponde al pericolo ed al premio maggiore. Il possente Dragonfire si aggira sulle colline, in una ridente giornata di sole. Respira gli odori della natura, ed è felice. Non abbatte alberi e non distrugge rocce; non calpesta neppure i fiori. Però il micro-missile che lo colpisce alle spalle disturba oltremodo il suo stato d'animo. Gli occhi del possente alieno si riducono a due fessure, rivelando la sua natura di rettile cosmico. Il terzo quadricottero spara ancora, fino ad esaurire le munizioni, ma il drago non ne risente in modo visibile. Il perfido programmatore percepisce il grosso limite del suo piano: non è in grado di ferire Dragonfire, ma solo di farlo arrabbiare. I quattro mutanti di Evolution hanno lottato per evitare i micro-missili sparati a tradimento. Dragonfire li ha semplicemente ignorati, ma ora cerca di capire chi debba ringraziare per il disturbo. La sua coda possente sibila passando accanto al quadricottero, che oscilla come impazzito a causa dello spostamento d'aria. Poi Dragonfire scatta all'attacco, cercando di afferrare l'aggeggio volante. Giancarlo viene preso dal panico, quasi si trovasse effettivamente nei pressi del colosso verde. Manovra il dispositivo per evitare la cattura: non è escluso che uno studio dei meccanismi e dei circuiti possa condurre a chi lo ha progettato. La scena potrebbe essere definita surreale, se solo ci fosse qualche essere umano presente: Dragonfire insegue a balzi un oggetto volante, che non pare in grado di sfuggirgli a lungo. La caccia dura un tempo apparentemente interminabile, ma solo dal punto di vista di Giancarlo, perché il drago appare assolutamente instancabile. Dragonfire non è più solo nel suo inseguimento, dato che una forma velocissima e flessuosa converge verso di lui. Il quadricottero si infila tra gli alberi di un boschetto, e schiva a fatica i rami ed i cespugli. Il drago rallenta, per non danneggiare gli alberi con un impatto accidentale. Poi sbuca in una radura, dove pascolano placidamente alcuni piccoli ed innocenti agnellini. La collisione tra l'arma volante ed uno degli inermi quadrupedi appare inevitabile e fatale, ma Dragonfire non osa impiegare la sua super-fiamma, che produrrebbe più danni dello scontro medesimo. La fine di uno dei teneri erbivori pare segnata, quando un lampo vivente di pelliccia leopardata piomba sul quadricottero. Artigli pericolosi sono estroflessi in un arco di distruzione. Ferox non tocca il suolo, ma la sua precisione è assoluta: l'aggeggio maledetto schizza in mille pezzi. Prima di spegnersi per l'ultima volta, il ricevitore audio trasmette il mugolio che la donna-leopardo emette prima di sopprimere le sue vittime. Il suono terrificante raggiunge a chilometri di distanza il perfido programmatore di videogiochi, che sente lungo la schiena la fredda promessa di una morte dolorosa.

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