Il veicolo spaziale proveniente da un pianeta lontano cadde sulla Terra, ma quella era una Terra diversa. La piccola astronave resse bene all'impatto, anche perché la specie che l'aveva costruita possedeva una tecnologia superiore. Solo due vecchi coniugi assistettero all'arrivo sulla Terra di quel giovane alieno. Uscirono di casa, e si recarono in un campo coltivato. Come se avesse percepito la loro presenza e le loro intenzioni, l'astronave si aprì, mostrando il suo contenuto. Chissà quanto tempo era durato il viaggio spaziale; oppure forse era durato pochissimo. Forse l'astronave era entrata nell'iperspazio appena allontanatasi dal pianeta di provenienza, e ne era scaturita nei pressi della Terra. Ovviamente queste congetture non toccarono minimamente le semplici menti dei due terrestri che ritennero di aver ricevuto un dono dal cielo. Non si può escludere che il giovane alieno fosse proprio destinato a quei due anziani coniugi. Loro videro un bellissimo bambino, con tanti capelli sulla testolina. Il bambino sorrise ai nuovi genitori. Mentre il giovane alieno cresceva, nessuno trovò strano che su un pianeta lontano lontano (un modo di dire di quegli anni) vivessero degli umanoidi esattamente uguali ai terrestri. Il bambino aveva due mani, due braccia, due mani, due piedi, e tutto il resto. Nessuna coda, nessuna scaglia, neppure le orecchie a punta. I genitori adottivi, che vivevano veramente in aperta campagna, raccontarono allo sceriffo di una lontana parente, che avrebbe lasciato da loro il pargolo, per poi sparire senza lasciare tracce. Lo sceriffo non aveva motivi per dubitare della storiella, ed il marmocchio spaziale fu registrato come nipote dal punto di vista anagrafico. I due coniugi invece lo considerarono sempre un figlio: un dono divino. La verità è che il piccolo alieno non era e non è umano; è stato spedito sulla Terra per spiarne gli abitanti. Crescendo, ha manifestato super-poteri, dovuti alla sua vera natura ed alla scienza del suo popolo. Uno di questi poteri è di mutare forma; il suo vero aspetto sarebbe molto meno rassicurante. Però il piano degli extraterrestri ha subito un grosso intoppo: il piccolo ha battuto la testa durante l'atterraggio, ed ha sempre creduto di essere un bel bimbetto buono, adottato da due terrestri splendidi. Il piccolo alieno smemorato scopre poco alla volta i suoi poteri: è molto più forte dei terrestri, e dispone di super-sensi. Copre lunghe distanze con enormi salti, ed i suoi muscoli sono così densi da permettergli di resistere a grossi proiettili. Alla fine, grazie ai genitori adottivi che lo hanno educato a credere alla giustizia, l'alieno ormai diventato uomo decide di combattere per rendere il mondo più giusto. Tralasciando l'ipotesi di abbattere regimi che potrebbe ritenere oppressivi, il superuomo aiuta la polizia a catturare criminali. La gente inizia ad ammirare quel super-eroe che salta e ferma auto e camion, che trasportano criminali. Lui non si tira mai indietro, neppure quando lo chiamano per tirare giù da un albero un gattino incapace di farlo da solo. Ma a moltissimi anni luce di distanza, c'è chi trama per ripristinare il piano originario. Lo scienziato capo di quella razza di predatori galattici inventa un cristallo, che riprogrammerà il super-eroe traditore. Lui intanto prosegue ignaro ed instancabile a meritarsi il plauso di tutte le persone oneste. Finché il cristallo maledetto arriva sulla Terra, ed inizia ad attrarre il superuomo alieno. Appena lui raccoglie il cristallo verde, una scossa lo attraversa. Il cristallo è senziente, e si rende conto di quanto ormai la morale dei mammiferi bipedi abbia contaminato quello che doveva aprire la strada all'invasione della Terra. Il super-eroe cerca di resistere con tutte le sue forze, ma alla fine capitola. Un brutto giorno per i terrestri quello in cui l'alieno, che pareva amarli, si rivolta contro di loro. A dire la verità, la personalità del superuomo non è stata completamente cancellata, e lancia un allarme attraverso lo spazio ed il tempo. Scopre in questo frangente di avere poteri mentali non indifferenti. Questi però non sarebbero sufficienti se, nel corso di una battaglia di Evolution, il loro capo dottor Occulto non ricevesse l'invocazione attraverso un varco dimensionale che si sta chiudendo. Ora Evolution si cimenterà in un'impresa nuova: accedere ad una Terra alternativa, collocata su un diverso piano dell'esistenza, per riportare all'iniziale super-eroismo l'alieno la cui storia ricorda quella di Dragonfire. Il Super, come lo chiamano da quelle parti, ride come un pazzo, ed i suoi lineamenti sono stravolti dalla malvagità che lo pervade. Non ha mai avuto problemi a saltare in cima ad un grattacielo; molti sono convinti che il Super voli. La gravità terrestre è poca cosa per i suoi muscoli non terrestri. Inoltre la sua mente produce un effetto antigravitazionale, che lo aiuta a simulare il volo. Il Super si tuffa da un grattacielo di trenta piani, raggiungendo una grande velocità, ed una enorme potenza d'impatto. Fortunatamente l'auto su cui atterra è vuota, perché la sfonda letteralmente. Poi il veicolo esplode, e la gente si allontana da quelle fiamme letali. Il Super però esce indenne da quell'inferno formato ridotto, e scaglia lontano i frammenti incandescenti del veicolo disintegrato. Nella sua mente, una specie di piovra oscura cerca di distruggere completamente la personalità originaria. Lui, l'extraterrestre buono e disponibile, è prigioniero nel suo stesso corpo. Vistosi assediato, erige un muro di pietra, preparandosi alla lotta finale per non soccombere. Il conflitto interno si manifesta in una quasi immobilità dell'alieno. La gente non osa avvicinarsi, per paura che sia una trappola. Forx, questo il nome segreto dell'alieno, nota che la piovra oscura per il momento si sta allontanando, ma si aspetta un nuovo attacco tra poco. Il dottor Occulto ha sviluppato una grande conoscenza delle porte cosmiche, in grado di condurre ovunque ed in ogni tempo. Ora chiama la sua allieva Navigatrice, che dovrà per prima, contattare Forx. Agendo sul piano astrale, Navigatrice varca la porta cosmica che Occulto le ha indicato. L'extraterrestre percepisce l'avvicinarsi di un'intelligenza disincarnata, e si concentra per attrarre la sua attenzione. Navigatrice lo vede come una piccola fiammella, e stabilisce il contatto. Ora un tenue legame energetico unisce le due Terre, quella di Dragonfire e quella di Super. Il drago è chiamato ad agire, per ripristinare il ruolo eroico del Super. Quando l'extraterrestre umanoide precipitò sull'altra Terra, e la sua testa entrò in collisione con la struttura metallica della piccola astronave, prese avvio un karma molto importante per l'intero pianeta. Non fu un caso. Ovviamente le forze avverse ritengono viceversa che il karma del Super preveda la sottomissione degli umani. Ma una forza inaspettata sta giungendo in aiuto di Forx e della sua visione delle cose. Guidato dalla Navigatrice, Dragonfire si accinge a superare lo spazio tra i mondi. La forza maligna, che occupa quasi completamente la mente del Super, muove velocemente quel corpo. Con grande forza e velocità, tramuta un intrico di ferraglia in una grossa gabbia, dove rinchiude alcuni inermi umani. La piovra oscura medita torture ed altre nefandezze, ma, senza preavviso, un pugno fortissimo annuncia l'arrivo di Dragonfire. Anche il Super dispone di un'energia colossale, se rapportata alle misure umane, ma Dragonfire ha dalla sua parte una massa di settecento chili. Il Super vola per centinaia di metri, prima di sfondare un muro, e fermarsi. Il drago approfitta della sorpresa, e riparte all'attacco. L'alieno malvagio risente della gran botta, e decide di trattare con le molle quel formidabile nemico. Salta molto in alto, poco prima che Dragonfire gli metta le zampe addosso. La contromossa del Super è fulminea: gli rovescia addosso almeno tre piani dello stesso edificio. Il drago viene investito da tonnellate di macerie, che lo seppelliscono. La sua controparte malvagia atterra lì vicino, convinto di avere facilmente avuto la meglio del mostro verde. Le macerie però prima si muovono, poi schizzano verso l'alto: Dragonfire è libero. Tocca al drago dimostrare di saper saltare, e così fa, sollevandosi di diversi metri; quando tocca il suolo, pare che un piccolo terremoto stia scuotendo le auto e le case. Il Super parte come un missile, cercando lo scontro diretto con il drago. Dragonfire aspetta. L'impatto è micidiale, e le finestre nei paraggi perdono letteralmente i vetri, ridotti in briciole dalle vibrazioni. Forse il Super ha una forza assimilabile a quella del drago verde, ma Dragonfire pesa molto di più. In uno scontro corpo a corpo, la massa premia sempre. L'alieno malvagio non riesce a dissipare altrettanto bene la forza dei colpi ricevuti, e prova quel dolore che avrebbe voluto somministrare ai terrestri suoi prigionieri. Il Super pare impazzito, e la sua umanità traballa, rivelando la natura mutaforme della sua razza d'origine. Ora adopererà la vista calorifera, nella quale convoglierà tutta l'energia residua. Anche i più sciocchi tra gli umani hanno compreso quanto sia poco saggio voler osservare da vicino lo scontro tra quei due semidei. Dragonfire sogghigna, mentre carica la sua super-fiamma. Chiunque lo voglia combattere con l'elemento fuoco dimostra di non conoscere i draghi. La vista calorifera e la super-fiamma si scontrano, dilagando. Le macerie fondono, metallo e pietra. Una colonna di fuoco si leva altissima e luminosissima, poi lentamente cala. Gli umani non potranno avvicinarsi per ore, ma il drago si muove in quell'inferno. Solleva il corpo svenuto del Super, e verifica come anche lui sia quasi immune alle fiamme. Attraverso Dragonfire, Occulto accerta che lo scontro ha ottenuto il risultato di esorcizzare la piovra oscura. Forx apre gli occhi, e riprende il controllo del suo corpo traballante. Ricorda tutto, e prova una grande riconoscenza per quel devastante colosso che lo sostiene. Ora potrà riprendere nel suo mondo quel ruolo di super-eroe senza macchia né paura. Lo stesso ruolo che sulla nostra Terra spetta a Dragonfire. Il gigante verde è ancora una volta conscio del suo ruolo nello scontro tra ordine e caos, sui diversi piani dell'esistenza.
domenica 30 maggio 2010
domenica 23 maggio 2010
MALVAGITÀ UMANA_libro 3°_83° episodio
Il sospettato pare divertirsi alle domande dei poliziotti. Lui è convinto di essere una mente superiore, di interpretare un ruolo di grande importanza nell'ordine delle cose. Ha rapito ed ucciso molte persone, ed ora gioca con magistrati e poliziotti, che cercano di fargli rivelare i suoi sanguinosi segreti. In generale, i serial killer sono dotati di intelligenza superiore alla media; questa intelligenza non è però accompagnata da una morale. Fin da piccoli, questi individui si accorgono di ragionare più in fretta e più a fondo dei compagni di classe. Se non fossero criminali nati, potrebbero trarre un profitto legale e professionale dalla loro intelligenza. Invece iniziano a torturare ed uccidere piccoli animali, per passare alle vittime umane. Spegnere vite umane soddisfa l'ego malato di questi criminali. Sanno di commettere un crimine, ma amano il brivido e la sfida. Per loro, la vita e la morte degli altri è uno strumento. I poliziotti le stanno tentando tutte, a partire dall'interrogatorio ininterrotto; ma il delinquente nato ride loro in faccia. Sono i poliziotti a perdere la pazienza e la lucidità, non il pessimo elemento. Gode nel vederli sudare ed imprecare; ogni tanto però butta lì un granello di verità, per metterli alla prova. La detective Lucrezia vorrebbe restare sola con lui per qualche minuto. Non avrebbe bisogno di troppo tempo per richiamare la sua natura felina, acquisita in seguito alla simbiosi con Ferox. Ovviamente Lucrezia dovrebbe prima pretendere che nessuno dei colleghi guardi attraverso il vetro della sala degli interrogatori. Non sarebbe bello vedere la detective che estroflette unghioni inimmaginabili. A Lucrezia piacerebbe moltissimo interrogare il criminale, per tirargli fuori tutta la verità. Forse gli tirerebbe fuori anche qualche chilo d'intestino, ma la ferocia felina ha i suoi modi di manifestarsi. Quasi senza rendersene conto, Lucrezia produce uno strano suono, molto simile al mugolio che la mutante Ferox emette prima di balzare per l’ultima volta sulla sua vittima. I colleghi di Lucrezia, tutti veri uomini armati di grosse pistole, non ammetterebbero mai di aver sentito un brivido correre loro lungo la schiena. Guardano la detective in modo strano, per poi distogliere lo sguardo appena lei si volta dalla loro parte. Qualcuno di loro potrebbe giurare che gli occhi di Lucrezia a volte assumano tonalità strane: un giallo che non sfigurerebbe nelle pupille di una belva della savana o della jungla. Lucrezia cerca di calmarsi, perché deve accogliere un'ospite di riguardo. La Maga non ha bisogno di una identità segreta, perché i suoi poteri sono psichici, ed il suo corpo non è coperto da alcuna peluria leopardata. La polizia ogni tanto ricorre a consulenti esterni, ma non è il caso che i colleghi di Lucrezia sappiano che quella bella ragazza è una mutante. Sebbene non siano presenti nell'ordinamento leggi contro i mutanti, gli umani comuni mantengono una certa diffidenza nei confronti di chi è dotato di super-poteri dalla nascita. Evolution, il super-gruppo fondato dal dottor Occulto, ha salvato molte vite umane, ma gli umani sospettano di ciò che non comprendono. La Maga non intende farsi distrarre da sterili riflessioni; lo scopo della sua venuta è sondare la mente bacata del maledetto criminale seriale. Lui non può impedirle l'accesso ai suoi pensieri, ma sarebbe meglio che qualcuno gli facesse le domande giuste, cosicché la Maga possa leggere le risposte che lui si rifiuta di dare. La Maga nota che in effetti quella mente brillante è molto ordinata, ed inizia una lenta penetrazione psionica. Forse il teppista avverte qualcosa di strano, però non ha modo di sospettare che una mutante gli stia scansionando il cervello. Lui sghignazza in faccia a Lucrezia, che gli chiede se al momento ci siano altre persone da lui rapite, se siano ancora in vita, e dove siano prigioniere. Il tizio prende a chiacchierare in maniera tale da sentirsi un genio che tratta con dei deficienti. Ma intanto ciò che pensa è passato al vaglio della Maga. Tra un'autoesaltazione e l'altra, il pessimo elemento pensa ai luoghi di detenzione, ed è sicuro di avere il coltello dalla parte del manico. Non crede che lo rilasceranno, ma in fondo è stanco di giocare. Ora ha in mente una forma diversa di malvagità. La Maga vede un sotterraneo umido e freddo, dove sono incatenate alcune ragazze. Lucrezia chiede al delinquente dove si trovi la sua base segreta, e lui non può fare a meno di visualizzare una sorta di mappa stradale. A questo punto, è la detective a ridere in faccia al criminale, ma lui non apprezza. Si chiede come mai quella donnina gongoli; non vorrebbe essersi fatto sfuggire qualche indizio. Quindi finalmente chiude quella boccaccia malata. Peccato che la Maga non possa trasferire su file o su carta ciò che ha estratto da quel cervello bacato. Peccato che nessun giudice possa condannare il sordido criminale in base alla testimonianza della Maga. Lucrezia non vuole perdere l'occasione di liberare le ragazze rapite, e stabilisce un contatto telepatico con Maga e Navigatrice, per raggiungere in fretta il luogo degli orrori. Le ragazze incatenate sono tre; sono state seviziate in vari modi, sebbene pare che non abbiano subito aggressioni sessuali. Forse dipende dal fatto che il rapitore è impotente. Altrimenti non si sarebbe certo fatto sfuggire un'occasione come quella. Lucrezia non fa in tempo a rientrare alla base che la radio della polizia segnala un nuovo rapimento in zona. Questo può significare l'attività di un altro criminale, oppure che il serial killer interrogato da Lucrezia non abbia agito da solo fin dall'inizio. Alla centrale di polizia, la detective è quasi decisa a tornare al piano che aveva congegnato d'istinto: entrare nella camera degli interrogatori e fargli sputare anche l'anima. La cosa è fattibile perché molti dei suoi colleghi si recano nella cittadina dove è avvenuto l'ultimo rapimento, per setacciare i boschi. Lucrezia si offre di rimanere in sede, sorprendendo i colleghi che la conoscono come una molto ben disposta a scendere per le strade. Lei invece questa sera ha deciso di non comportarsi da brava poliziotta. Entra nella camera degli interrogatori, e l'aria pare farsi improvvisamente più fredda. Il tizio non vorrebbe sentirsi intimidito, ma a dire la verità avverte una paura strisciante. Lucrezia lo guarda negli occhi, ed il serial killer si chiede come mai non abbia notato prima quelle pupille gialle. Il criminale è molto sveglio, e se ne vanta, ma ciò che vede non gli piace: quella donna sta esibendo una dentatura acuminata per nulla umana. Ferox e Lucrezia possono mutare le loro parvenze, ma possono anche mutare la loro sostanza. Adesso i denti della detective sono veramente quel che sembrano: un'arma utile per strappare grossi brani di carne. La voce di Lucrezia non è più la stessa, e pare provenire da una profondità quasi infernale. Il criminale si rende conto di rischiare la vita, ed ha paura, ma tenta ancora la carta della spavalderia. “Cosa ho da perdere?”, si chiede, ma subito dopo, con una velocità fenomenale, gli artigli della detective chiariscono i termini del problema. Sanguinare in quel modo induce il delinquente a capire cosa abbiano provato le sue vittime. Ma lui insiste, come se volesse sfidare la poliziotta a giustiziarlo all'interno di una stazione di polizia. Lucrezia gli sogghigna in faccia, e lui si rende conto di avere di fronte una forma di vita dotata di una crudeltà non costruita. I serial killer si sforzano di emulare e superare i loro precursori criminali, ma rimangono umani. Ferox invece è naturalmente crudele, in un modo pulito, primordiale e tremendamente efficace. Lucrezia è in simbiosi con la donna leopardo, ed adesso la sua umanità è ridotta al lumicino. Però, prima che la detective si rovini la carriera, la Maga interviene a calmarla. Il tizio continua a sanguinare, ma non morirà per quello. Anche la Maga però pretende di conoscere ciò che il criminale seriale finora si è rifiutato di rivelare, e lei non ha bisogno di unghie e denti acuminati. La sua sonda mentale entra in azione senza pietà, a massima forza, ed un dolore atroce attraversa chi ne ha somministrato tanto a troppi innocenti. Più lui accenna a resistere, più la sonda pare rimescolargli il cervello. Il trattamento dura pochi minuti, e, visti i risultati, l'ex criminale forse avrebbe preferito essere sgozzato da Lucrezia. La sonda mentale della Maga lo ha infatti trasformato in un ebete sbavante, che vive in un inferno di confusione e disperazione. La detective è d'accordo con la Maga: quello non merita di morire in maniera troppo pulita. Ora entra in scena la vera donna leopardo, che, nei boschi ove è avvenuto l'ultimo rapimento, inizia la sua caccia al secondo criminale seriale. La Maga le invia una sorta di impronta mentale, che Ferox potrà seguire come fosse una pista odorifica. In un altro punto del bosco, l'obiettivo della donna leopardo non sa di essere tracciato, quindi praticamente morto. Continua a malmenare la sua vittima, picchiando senza pietà quella inerme ragazzina di dodici anni. Lui odia le ragazzine pulite ed educate, e pensa che quella pagherà per tutte. Si sbaglia, ma solo perché la donna leopardo di Evolution corre e balza tra gli alberi come un grande felino, e presto gli sarà addosso. I poliziotti, colleghi di Lucrezia, non hanno la minima possibilità di arrivare prima della donna leopardo. Gli animali del bosco tacciono, come se presentissero la drammatica conclusione. I serial killer erano due, ma uno è già stato tolto dai giochi. Il secondo si sente una specie di demone, giustificato ad uccidere i deboli esseri umani. Gongola in maniera ridicola, mentre trascina la povera ragazzina in una zona del bosco meno battuta dai sentieri. Poi, con un unico tremendo balzo, la mutante Ferox gli piove addosso, con gli artigli snudati. L’ultima immagine impressa nelle retine della feccia umana è quella delle zanne di un vero demone felino. Il penultimo suono che percepisce è il mugolio che annuncia la sua morte. L’ultimo suono che arriva alle sue orecchie è quello degli artigli che lo squarciano a fondo.
domenica 16 maggio 2010
LUPI, LEOPARDI ED ALTRE BESTIE_libro 3°_82° episodio
La notte di luna piena si presta bene all’attacco che i licantropi vogliono muovere ad Evolution. Il problema è che nessun licantropo sano di mente vorrebbe trovarsi davanti Dragonfire; men che meno affrontarlo in combattimento. Tocca quindi alle streghe occuparsi del drago. Neppure loro, riunite in congrega, sarebbero in grado di nuocere veramente al gigantesco rettile extraterrestre. In alternativa, produrranno un incantesimo studiato appositamente per condurre Dragonfire lontano dalla base di Evolution, prima che i licantropi entrino in azione. Le streghe devono fare molta attenzione al messaggio subliminale da inviare al drago. L’alieno viene convinto ad allontanarsi dalla base di Evolution, quando riceve una sorta di richiamo mentale, emesso dai suoi amati agnellini. Forse Dragonfire sospetta una trappola, ma decide di non voler perdere tempo a formulare congetture. Le streghe hanno realmente catturato alcuni degli agnellini, amici di Dragonfire, e questa mossa potrebbe costare loro molto cara. I licantropi sono già tutti trasformati, e sbavano alla luna, mostrando le loro terrificanti dentature. Nelle loro menti non più umane, solo pensieri di squartamento e di omicidio. Sognano sangue sparso sui pavimenti, e grossi bocconi di carne cruda da ingurgitare. I licantropi probabilmente non si rendono conto di volersi confrontare con quattro mutanti decisamente potenti. Chiunque abbia ingaggiato i licantropi e le streghe ha volutamente omesso di raccontare che di solito i nemici di Evolution fanno una brutta fine. Per raggiungere i locali occupati dal super-gruppo, i licantropi sbarcano sul tetto dell’edificio che ospita la sede di Evolution. Un velivolo estremamente silenzioso si allontana, confondendosi nelle tenebre. I lupi mannari sono naturalmente molto sicuri dei loro mezzi, specie quando credono di aver di fronte degli esseri umani. Probabilmente questi mannari non hanno mai sentito parlare dei mutanti, che, sebbene siano nati da genitori umani, umani non sono. Nessun allarme rompe il silenzio della notte, come se i super-eroi di Evolution vivessero nella disattenzione, sottovalutando le possibili intrusioni da parte di nemici alla ricerca di rogne e di gloria. Tutto questo incedere indisturbato fa sì che gli aspiranti assassini di eroi gongolino sempre più. Poi finalmente i licantropi entrano dalle finestra, e posano le loro zampacce unghiute sul pavimento di un enorme locale buio. I lupi mannari non dovrebbero avere problemi a vedere al buio, ma gli eroi di Evolution preferiscono una visione luminosa della situazione, prima di provvedere a bastonarli come meritano. Le luci si accendono, ed i licantropi sbavanti si trovano di fronte Evolution al completo: Kong, Ferox, Maga e Fulminatore. Kong è un colosso peloso, ancora più massiccio del più massiccio tra i licantropi presenti. Ferox è decisamente più piccola di Kong, ma i suoi artigli ed il suo ghigno promettono una battaglia dura, e ferite profonde. La Maga pare decisamente umana, ma è dotata di grandi poteri telepatici, integrati da poteri magici non indifferenti. Fulminatore sembrerebbe umano, se la piantasse di emettere in continuazione pericolosi sfrigolii di energia bluastra, che rilasciano un odore di ozono. La Maga, appena posati gli occhi sui cagnacci che camminano su due zampe, ricostruisce ciò che è successo a Dragonfire. Lo hanno distratto, per poter massacrare i quattro mutanti di Evolution. Che illusi! Condivide questo pensiero con i tre colleghi, che subito apprezzano quell’allenamento a domicilio. Sarebbe come andare in una palestra, dove si trovino dei cretini che pagano per farsi picchiare. Il massimo! I licantropi sono forti, veloci, letali, ma non esattamente degli intellettuali. Uomini che diventano dei lupastri bipedi, sono necessariamente rinunciatari di quel po’ di cervello che avevano in partenza. Il più furbo tra gli aggressori balza addosso a Ferox, ritenendo che sia la più vulnerabile, assieme alla Maga. In natura, capita che i lupi incontrino i puma, più frequentemente che i leopardi. Quando succede, i lupi, che sono più piccoli dei puma (e anche dei leopardi), cercano di trovarsi in vantaggio numerico, o saggiamente scappano. Sovvertendo il pronostico basato sull’osservazione della natura, il licantropo che balza addosso a Ferox è più grosso e pesante di lei. Il leopardo per una volta è più piccolo del lupo, ma il primo ha artigli più acuminati, ed una velocità quasi accecante. Ferox scansa agilmente il nemico, e gli somministra un primo acconto di quel che gli spetta per aver attaccato briga con lei. Il licantropo ruggisce di dolore, e cerca di colpire Ferox, ma lei schiva. Poi inizia a girargli attorno, come un felino della savana che stia braccando la sua preda. Kong anticipa uno del lupastri, atterrandogli davanti, e colpendolo con uno dei suoi pugni possenti. Le ossa dell’uomo lupo scricchiolano, inducendo l’obnubilato cervello a pensare che forse attaccare Evolution non sia stata una buona idea. Fulminatore decide per un attacco diffuso, che elettrizza gli altri quattro licantropi. Non sono feriti come i due che le hanno prese da Ferox e Kong, ma temono che il loro nemico possa fare molto di peggio, ed hanno ragione. Gli avversari si fronteggiano, cercando delle aperture nella difesa dell’altra squadra. Poi la Maga riceve mentalmente una segnalazione riguardante una rapina in corso, in una banca a pochi isolati di distanza. Ferox si disimpegna, contando sulla sua super-velocità per pervenire in fretta al suo obiettivo. Kong spara un altro dei suoi pugni, colpendo un secondo licantropo. I tre lupi mannari acciaccati e gli altri ancora in piedi scattano in avanti, con una furia sostenuta dal fatto che i loro nemici sono ora in ulteriore svantaggio numerico: tre contro sei. La Maga riesce a colpire due licantropi con una scarica mentale, ma il terzo le balza addosso e l’atterra. Ora la Maga rischia di farsi squarciare la gola da quelle zanne terrificanti. Fulminatore, resosi conto della situazione, usa un colpo di media potenza, che stordisce il nemico della Maga, bruciandogli altresì la pelliccia. I licantropi feriti o storditi sono quattro. Uno degli altri due lotta con discreta abilità contro Kong, schivando abbastanza bene i suoi colpi micidiali. L’ultimo mannaro coglie quasi di sorpresa Fulminatore, ma la Maga restituisce il favore al collega, friggendo il cervello della bestia ululante. L’avversario di Kong si distrae per un secondo di troppo, e quasi non sente il colpo che lo manda al tappeto. Ferox, nel frattempo, è penetrata silenziosamente nella banca, dove un teppista minaccia la folla, armato di un mitragliatore. Gli si avvicina alle spalle, silenziosa come un’ombra. Purtroppo il criminale si accorge della presenza dietro di lui. Probabilmente ha colto qualcosa negli occhi delle persone che ha sequestrato, che si trovavano di fronte a lui. Si volta, deciso ad uccidere chiunque, con la pazzia dipinta negli occhi. Ferox avrebbe preferito stordirlo, ma non disdegna neppure questa alternativa. Si getta sotto la scarica di pericolosissime pallottole, poi, prima che il criminale possa aggiustare il tiro, lo investe con tutta la sua velocità. Il tizio è senza fiato, ma proverebbe di nuovo a sparare, su Ferox e sui sequestrati. Ferox chiude la questione nel solito modo: i suoi artigli tagliano abiti, pelle, muscoli e visceri. Quando la polizia interviene, chiama un’ambulanza, perché il teppista respira ancora. Questo non è più un problema di Ferox, che torna alla base ed ai tre colleghi mutanti di Evolution, ancora impegnati contro i lupi mannari. I licantropi si riprendono in fretta dalle percosse e dalle ferite. Sfortunatamente per loro, tutta l'aggressività che li anima serve solo a stimolare una reazione ancora più decisa da parte di Evolution. Kong supera con enorme balzo l'intera fila dei mannari all'attacco. Si gira fulmineamente e ne colpisce due alle spalle con un devastante doppio calcio volante. Fulminatore ci va giù pesante con il lupastro a lui più vicino, e la sua scarica elettrica lo illumina come un albero di Natale. Tre licantropi decisamente al tappeto! Uno dei tre ancora in piedi affonda un'unghiata contro Fulminatore, che riporta meno danni del previsto, giacché indossa una specie di soprabito da battaglia, intessuto con fili d'acciaio. I licantropi sono riusciti a mettere a segno solo questo colpo, ma la loro sete di sangue non si è ancora assopita. Il mugolio di battaglia non ha ancora raggiunto le orecchie dei presenti, che lei ha già pareggiato il conto con il licantropo che ha ferito Fulminatore. Per evitare spargimenti di viscere lupesche, la Maga affonda un potentissimo colpo psionico nella testaccia dell'avversario di Ferox. Questo pare ballare in aria, per alcuni secondi, poi cade rovinosamente al suolo. Sono rimasti solo due licantropi, per di più acciaccati; si collocano schiena contro schiena, preparandosi a vendere cara la pelle. Fulminatore è pronto a friggerli entrambi, ma Kong anticipa tutti, piombando addosso ai lupastri come un muro di mattoni. A chilometri di distanza, Dragonfire ha trovato alcuni dei suoi amici agnellini, imprigionati da una forza magica. Le povere bestie belano per la paura, ma quasi si calmano quando il colosso verde si manifesta in tutta la sua possanza. Gli agnellini ovviamente non sanno di essere stati adoperati come distrazione, per allontanare il drago dai suoi amici. Dragonfire riceve ora un messaggio mentale dalla Maga: l'attacco dei licantropi è fallito. La polizia ha approntato celle speciali, dove contenere i mostriciattoli che da un po' di tempo imperversano in città. Quando i licantropi torneranno umani, troveranno i detectives umani pronti ad interrogarli. Dragonfire allunga una poderosa zampa, che attraversa la barriera magica come se non esistesse. Le streghe hanno simulato una cortina di fiamme, ma il drago alieno non ha alcun problema a trattare con il fuoco. Dragonfire interagisce con l'incantesimo come se si trattasse di sostanza solida. L'alieno afferra e percuote, solleva e strappa. Le streghe, che cercano di mantenere il contatto con la loro creazione, subiscono un serio contraccolpo psichico ed anche fisico. Come se un'energia tellurica attraversasse i loro corpi, le streghe interrompono la catena e crollano al suolo quasi svenute. La barriera magica cerca, come se fosse dotata di una propria mente, di aggredire Dragonfire, ma lui colpisce il suolo con la sua potentissima coda, scatenando onde d'urto che azzerano ciò che resta dell'incantesimo. Sebbene frastornati da quel dispiego di energia, gli agnellini scuotono il capo, poi si avvicinano belando teneramente al loro grande amico verde.
domenica 9 maggio 2010
IL BENE ED IL MALE_libro 3°_81° episodio
Lui è un angelo, o almeno così gli hanno fatto credere. Ora veleggia nello spazio, osservando il pianeta Terra. Non ha molta cognizione del proprio passato: sa di essersi risvegliato nella forma attuale, ma non ricorda se prima ne avesse un'altra. Gabriel, questo il nome dell'angelo, sa di lavorare per il Bene, contro il Male. Lui Bene e Male li pensa sempre con la lettera maiuscola. Gabriel sente di essere un professionista della lotta contro i demoni, che, per definizione, sono cattivissimi. L'angelo veleggia oltre i cieli della Terra, quindi è invisibile agli occhi umani. Essendo una forza del Bene, Gabriel non vorrebbe arrecare dolori e distruzione ai mortali, ma il suo datore di lavoro ha sentenziato che la Terra debba essere ripulita. Lui, il datore di lavoro dell'angelo Gabriel, in almeno un'occasione ha già cercato di azzerare, o quasi, la razza umana. Questo episodio è presente più nelle mitologie che nella storia, ma figuriamoci se proprio un angelo si mette a formulare dei dubbi in proposito. A Mosè venne detto di costruire un'arca, nella quale collocare ogni esemplare di animale (un maschio ed una femmina) e di pianta, pesci esclusi. Poi Dio scatenò il diluvio universale, o forse fu solo il Mediterraneo che colonizzò un tratto di terra emersa adeguato ai suoi disegni di espansione. Così nacque il mar Nero, quindi il diluvio universale fu più che altro un travaso locale. Oggi il datore di lavoro di Gabriel ha nuovamente deciso di non sopportare più gli umani; come dargli torto? L'angelo ha grandi poteri, che gli consentirebbero di avere la meglio sugli umani. Ma sul pianeta sottostante vivono esseri decisamente super-umani, che costringeranno Gabriel a rivedere i suoi piani. Gli eroi di Evolution non sono al corrente della venuta dell'angelo, e continuano a salvare vite umane. Questa volta si tratta di una ragazza, rapita mentre faceva jogging. Gli investigatori temono che il rapitore sia un serial killer. Quindi non chiederà un riscatto, ma ucciderà quanto prima la ragazza. La detective Lucrezia sa quando chiamare i suoi amici di Evolution. Tutte le chiacchiere degli specialisti lasciano sovente il tempo che trovano. I poliziotti non dispongono dei poteri mentali della Maga e di Navigatrice. Il dottor Occulto, capo di Evolution, è sempre ben disposto quando può aiutare la polizia a salvare un innocente. Maga e Navigatrice ascendono nel piano astrale, dove intrecciano le loro capacità di rintracciare. Gli indizi sono pochi, ma ogni forma di vita lascia tracce insospettabili, purché si disponga dei giusti super-poteri. Le due mutanti riescono in breve a produrre un'immagine quadridimensionale del rapimento: coordinate spaziali e temporali. Spostamenti e luogo di detenzione. La detective Lucrezia ringrazia le amiche mutanti, poi parte con la sua squadra, per liberare la ragazza rapita. Lucrezia è quasi sicura che Evolution si occuperà del rapitore. Ciò che non sa è che sarà la Maga a neutralizzare il delinquente. Di solito tocca a Ferox fare piazza pulita della feccia umana, ma oggi la Maga si trova un passo avanti, rispetto alla donna leopardo. La Maga, giunta di fronte alla casa del seriel killer, estende uno dei suoi tentacoli mentali, fino a toccare la mente del soggetto ignoto. Alla mutante telepatica non interessa scrutare la mente del depravato: ha ben altro da fare che cercare giustificazioni per i suoi crimini. La Maga ordina ed il tizio, praticamente in trance, viene ad aprirle la porta. Lei entra e subito riceve le indicazioni di Navigatrice, su dove sia imprigionata la ragazza rapita. Sotto stretto controllo mentale, il criminale apre una porta che conduce in un locale sotterraneo, dove la sua vittima è prigioniera. La Maga si sincera che la ragazza stia sufficientemente bene. Poi abbassa il suo controllo sulla mente del delinquente, che reagisce come se si fosse appena svegliato. A questo punto, sentendosi ormai in trappola, il criminale seriale estrae una pistola, e la punta contro la Maga. Lei ovviamente si aspettava questa mossa, ed anzi ci contava. Veloce come il pensiero, la sonda mentale della mutante si insinua in quel cervello maligno. Il suo avversario lotta per liberarsi, ma la storia deve concludersi prima che giunga la polizia. Gli occhi della mutante psionica paiono cambiare colore, mentre il suo potere scorre, come un fiume di lava verso la feccia umana. Ferox gli avrebbe fatto sputare sangue, ma la Maga non è da meno. La pressione che esercita sul cervello del criminale è tale che i vasi sanguiferi cedono, ed il sangue fuoriesce dalle orecchie e dalle orbite. Quando Lucrezia ed i suoi irrompono, per portare via la ragazza liberata, si bloccano nel vedere l'espressione di sommo dolore dipinta sul volto dell'ormai defunto serial killer. Frattanto l'angelo Gabriel è arrivato sulla Terra, e dispiega le sue ali, mentre chiama a sé le energie che gli consentirebbero di annichilire l'umanità. Il suo atterraggio non è passato inosservato al dottor Occulto, che ha passato l'incombenza al potentissimo alieno Dragonfire. Gabriel scende in mezzo agli umani, predicando la rassegnazione ed il pentimento. Ma avverte che ormai la decisione è presa, ed un colossale disastro sterilizzerà questo pianeta. Gabriel non parla uno specifico idioma, ma impiega forme pensiero, che ognuno converte nella propria lingua. Subito si scatena il panico tra gli umani, che, condizionati dalle loro mitologie, credono veramente che quello sia un angelo della morte, mandato da Dio. Poi, mentre la gente urla e scappa, in preda alla follia, un drago di tre metri si avvicina a Gabriel. L'angelo prova un genuino stupore, nel vedere un essere che gli ricorda i demoni dell'inferno. Gabriel crede di essere una forza del Bene, quindi Dragonfire deve per forza essere una forza del male. L'angelo, che ha assunto una dimensione paragonabile e quella del drago di Evolution, estrae la sua spada, e scaglia una poderosa scarica d'energia contro Dragonfire. Simile ad un fiume di fuoco, il potere di Gabriel si avventa per distruggere, ma trova ad attenderlo la super-fiamma del drago. Si direbbe che l'elemento fuoco rappresenti per i due contendenti la mossa d'esordio. Gabriel è sicuro che la sua forza sia più grande di quella di qualsiasi demone, ma Dragonfire non è un semplice demone. Dragonfire proviene da un mondo molto diverso dal nostro; discende da una stirpe molto più antica, che non condivide le nostre visioni mitologiche. La super-fiamma del drago cresce in intensità fino a divorare il fuoco dell'avversario. Gabriel viene a sua volta investito da quella emissione ultra-potente, ed impiega tutto il suo potere per schermarsi. L'angelo ora è meno sicuro di potercela fare ad attivare la distruzione di quel mondo. Gabriel invoca il Cielo, che illumini ed uccida il demone verde. In effetti le nubi si aprono, per lasciar passare la luce solare, in quantità concentrata, forse mai vista prima sulla Terra. Gabriel ricorda che demoni, vampiri ed altri mostri maligni non hanno alcuna difesa contro la luce. L'angelo crede fermamente di rappresentare la luce, però si chiede come mai il sole non uccida il drago. Tutt'altro: Dragonfire pare brillare di luce propria, mentre assorbe tutta quell'energia. Diventa sempre più forte, perdendo completamente i residui connotati terreni: sembra un dio primigenio, che avanza verso l'angelo, afferrandolo come fosse senza peso. Dragonfire solleva Gabriel, che forse in quel frangente capisce di non aver capito: lui non è il Bene, ed il drago non è il Male. L'essere che si erge contro la distruzione della Terra è forza pura. Dragonfire, trasfigurato all'ennesima potenza dalla luce solare, è la vita stessa. Le fauci del drago si aprono, ed allora Gabriel legge in quegli occhi l'assoluta mancanza di pietà. Gabriel crede di essere un angelo, ma potrebbe sbagliarsi. Potrebbe essere immortale, o no. Nel dubbio, preferisce ricorrere all'ultimo potere a sua disposizione. Così, mentre Dragonfire colpisce ancora una volta, con la sua invincibile fiamma, l'angelo si smaterializza e si teletrasporta in un luogo nel quale potrà leccarsi le ferite, e capire come stanno realmente le cose. Evidentemente la mitologia che si trova alla base dei suoi comportamenti e delle sue riflessioni è un tantino obsoleta ed inadatta a rapportarsi con creature che detengono percezione e poteri cosmici.
domenica 2 maggio 2010
PRETI, DEMONI E MUTANTI_libro 3°_80° episodio
Il prete vestito di nero, che si aggira nella chiesa pervasa da odori di muffa ed incenso, non è vecchio. Più che altro si potrebbe definire consunto. Da decenni rivolge le sue preghiere a Dio, ed a lui dedica anche le mortificazioni della carne. Queste ultime non sarebbero necessarie, dato che al clero non è più richiesto da parecchio tempo di esternare in quella maniera il proprio amore malato. Ma lui, il prete nero, ci tiene a martoriarsi le carni, usando i rovi come frusta. Poi, coperto di sangue, prega tutta la notte fino a crollare sul freddo pavimento. I suoi superiori hanno sentito parlare di lui, e si vocifera che non sia esattamente a posto con la testa. Nonostante il prete nero eserciti in una chiesa di montagna, che è frequentata da pochi esseri viventi (quasi tutti parecchio in là cogli anni), qualcuno ha notato il peggioramento delle sue condizioni psico-fisiche. Don Lucio, questo il nome del prete nero, è costantemente preda di crisi di nervi, perché Dio non gli risponde. Non che Dio risponda ad altri preti, preferendoli a Lucio, ma lui nella sua testolina si vede come il migliore, quindi degno di un trattamento di favore. Dio evidentemente non la pensa così, e non gli telefona neppure. E don Lucio durante le messe si scatena in comizi contro la corruzione degli uomini, e naturalmente delle donne. Don Lucio non fa prediche, fa comizi, e finanche le due o tre ottuagenarie che frequentano la chiesa se ne sono accorte. Lui vorrebbe parlare a folle oceaniche. Vorrebbe salvare innumerevoli anime, ma non prima di avere bastonato i rispettivi corpi. Durante le sue auto-mortificazioni, il prete nero pensa a quelle svergognate che si vedono in tv, e si frusta più forte. Poi si rimette la tonaca sul sangue fresco, e la macchia tutta. Si sente un martire, per di più incompreso. Non gli dispiacerebbe se qualcuno gli facesse fare la fine di san Sebastiano, quello che nel quadro sembra un puntaspilli per le frecce. Lo bruciassero vivo, morirebbe felice; o forse no, perché pare che morire bruciati sia peggio che morire trafitti come il san Sebastiano di cui sopra. Le ottuagenarie scrivono al vescovo, o magari si rivolgono a qualcuno perché lo faccia. Gli raccontano che don Lucio è sempre più magro, e puzza pure; forse sarebbe il caso di farlo ricoverare tra i pazzi, e mandare in montagna un padre Ralph, tipo quello di “Uccelli di rovo”. Il vescovo riceve la supplica delle tre frequentatrici della chiesa, e si vede costretto ad adottare provvedimenti. Non ha giovani preti da inviare alle ottuagenarie, ma scrive a don Lucio di moderare la sua militanza contro le forze del male. Di pregare in silenzio, di non fare comizi, di lavarsi più spesso. Quando riceve la missiva del vescovo, il prete nero perde il residuo lume della ragione, e le tre frequentatrici della chiesa montana decidono di cambiare parrocchia. Quella notte, don Lucio si getta a terra davanti a crocifisso in dotazione alla chiesa. Grida come un pazzo, piange, batte i pugni in terra, ed anche la testa. Risultato: macchie di sangue sul pavimento, e ferite lacero contuse sulla fronte. Poi decide di digiunare, per comprendere meglio quale sia la missione che Dio ha in serbo per lui. Di certo ci deve essere una missione, dato che ormai è un martire quasi completo. Neppure quella sera Dio gli risponde, ma al suo posto lo fa un'entità che potremmo definire un demone. Da migliaia di anni, questi esseri che vivono in altri piani dell'esistenza, hanno preso ad interessarsi della Terra. Si vede che sul loro pianeta non hanno di meglio da fare, e cercano di passare il tempo contattando i terricoli. Il demone dispone di tecnologia (o magia che sia) superiore alla nostra. Ecco perché lui passa a trovare noi, e noi non siamo in grado di restituirgli la visita. I demoni in passato si sono sempre divertiti un mondo a giocare con profeti autoreferenziali. Li hanno tentati, minacciati, spaventati; tutto per ridere loro alla spalle. Ed i terricoli ci sono sempre cascati come pere mature. Questa notte il demone ha trovato il suo pollo: il prete nero. Ed allora il demone compare dinanzi a Lucio, facendosi precedere da fumo e fuochi d'artificio. Lucio schizza in piedi, e corre a nascondersi dietro una colonna. Ma alla fine affronta coraggiosamente le forze del male, sicuro che così si meriterà il paradiso. Il demone ride sotto i baffi, ma mostra le zanne, le corna, la coda e gli zoccoli da capra. Grida al prete nero che gli concederà il potere di fare del bene e del male. Una specie di prova di fede. Il prete trema, suda, puzza, ma alla fine accetta. Il patto è siglato, ed il demone gli concede lo strumento per meritarsi il paradiso, o magari l'inferno. Un calice colmo di sangue ribollente si materializza sull'altare, mentre il demone torna a casa, perché anche lui ha le sue faccende terrene da sbrigare. Cosa fare? Si chiede il prete pazzo, ma ormai ritiene di non poter più tornare indietro. In realtà potrebbe, ma come detto in premessa, quello è proprio fuori di testa. Allora, con la massima drammaticità che riesce a mettere assieme, solleva il calice, come se celebrasse una messa blasfema. Poi inevitabilmente beve il sangue ribollente. E subito viene colto da potenti fitte di dolore: il dolore della trasformazione. Il sangue alieno, o quel che è, trasforma le cellule umane in cellule semi-demoniache. Il prete nero cessa di essere don Lucio, e diventa un vampiro! Strano che un demone abbia voluto trasformare un prete in un vampiro, ma del resto cosa ne sappiamo del senso dell'umorismo dei demoni? Gli occhi del pazzo sono rossi, ed adesso vedono benissimo nelle tenebre. Però viene contestualmente aggredito da una grande sete di sangue umano. Cerca di guadagnare l'uscita, ma scopre che la luce del sole gli produce istantanee bruciature. Forse è vero che i vampiri vengono disintegrati dalla luce solare. Al prete vampiro non resta che attendere le tenebre, rifugiandosi nelle ospitali profondità di quella che fu la sua chiesa. Peraltro l'ex don Lucio nota di non provare alcuna repulsione per il crocifisso, né per i santi e le madonne raffigurati in numerosi quadri. Mentre attende la sera, il pazzo sanguisuga deduce di essere comunque uno strumento di Dio. Il punto è che, se uno si impegna, può convincersi della fondatezza di qualunque idiozia. Sfortunatamente per lei, una delle tre ottuagenarie frequentatrici della chiesa decide di passare da quelle parti, per accendere un cero votivo. Non sospettando che si tratta dell'ultima candela della sua carriera di fervente accenditrice di candele. La tizia non si accorge del passo felpato dell'ex parroco, neo vampiro; del resto è un po' sorda. Lo stupidotto si sente una specie di Dracula, e la blocca con un braccio, prima di morderla sul collo. Il sangue vecchio e malato abbandona l'ottuagenaria, che non prova alcun dolore, a parte due piccole punture. Lucio il vampiro nota che i canini superiori gli sono cresciuti; la mandibola è altresì mutata, così da consentirgli un maggior angolo di apertura. Le unghie lunghe e pericolose completano la trasformazione. Appena la luce solare non rappresenta più un pericolo per la sua incolumità, il prete nero si allontana dalla sua vita precedente. La vittima del vampiro viene rinvenuta il mattino successivo, dalle sue colleghe di preghiera, che danno l'allarme. Lucio non ha diffuso alcun virus del vampirismo, in quanto sarebbe stato necessario indurre la vittima a bere il suo sangue. Ma il prete nero ha ben altro per la testa. Vuole ancora, e con più forza di prima, liberare il mondo dalla perdizione. Un compito decisamente impegnativo; ma lui, sebbene sia stato trasformato in un vampiro da un demone, si crede ancora uno strumento di Dio. Il suo piano è semplice: irrompere in uno studio televisivo, per uccidere ballerini e ballerine. Questo spettacolo sanguinoso dovrebbe indurre gli spettatori a redimersi, ritenendo che il vampiro Lucio sia stato mandato appunto da Dio. Un piano un po' bislacco, ma il prete nero non è mai stato un genio. E non lo è di certo diventato ora; infatti, come è noto, pochi vampiri scelgono occupazioni prettamente intellettuali. Sfruttando le accresciute forza ed agilità, il maniaco si arrampica sul tetto dello studio, e spia dal lucernario. Inorridisce nel vedere tutta quella pelle nuda in movimento, gli sguardi lascivi, le pose oscene. Come se non bastasse, il suo olfatto potenziato gli riporta pure la puzza di sudore di quella marmaglia sgambettante. Pur essendo un vampiro da poco più di un giorno, l'ex sacerdote ha assunto appieno l'irruenza della sua nuova razza. Quel prete è nato per fare il vampiro! Apre il lucernario, e si precipita giù, in caduta libera. Ma non vola: cade come un masso, e quasi sfonda il palco del teatro. I presenti subito si bloccano, chiedendosi chi sia quel maledetto pazzo. A Lucio piacerebbe poter dire di non essersi fatto male, ma non è così. Si ripromette di imparare a volare, o almeno planare; non è adeguato al suo ruolo cadere come un asino ubriaco. La carne vampirica si ripara in fretta, sebbene non proprio istantaneamente. Comunque non si è rotto alcun osso: la fortuna dei dilettanti. La sanguisuga vestita di nero pensa invece che questo sia un ennesimo segno della volontà divina. Seppur traballante, Lucio riesce ad aggredire qualche ballerino, mettendo in fuga tutti gli altri maschiacci in tutù. Poi si rivolge alle svergognate, che cerca di ipnotizzare con i suoi occhi rossi. Scopre quasi subito che ipnotizzatori non si nasce, e questo vale anche per i vampiri. Le tizie starnazzano e scappano, ma una di loro inciampa e cade malamente. Il vampiro finalmente ha ottenuto la sua nuova vittima! La blocca facilmente, e subito si prepara a succhiarle il sangue in diretta. I telespettatori forse ritengono si tratti di uno scherzo, forse credono che quello sia un pazzo con i dentoni finti, forse stanno parlando d'altro. Per la ballerina sembra finita, sennonché proprio allora atterra sul palco il mutante conosciuto come Kong. Con un solo balzo, si è sollevato quasi in volo, fino quasi a toccare il soffitto dello studio. Poi è atterrato su quel palco già messo alla prova dalla precipitazione del vampiro. Il legno scricchiola, ma regge, per la gioia di Kong, che adesso squadra con attenzione il suo avversario. All'ex prete, ex essere umano, attualmente non morto, non pare vero di poter affrontare un nemico dalle fattezze così marcatamente demoniache. Naturalmente trascura il fatto che, se adesso lui è un vampiro, lo deve proprio ad un demone. Kong ed il prete nero si scontrano, ed il mutante non è per nulla impressionato dall'avversario. Aveva sentito parlare della super-forza dei non morti, ma questo gli sembra particolarmente scarso. Lucio si sforza al massimo, sbavando, digrignando i denti, emettendo grugniti e cercando di fulminare Kong con i suoi occhietti rossi. Kong afferra i polsi del vampiro nelle sue grosse zampe pelose, tenendolo fermo. Poi Kong solleva uno dei suoi grossi piedi, e spinge via il vampiro. Costui rotola per diversi metri, prima di fermarsi contro un muro: è decisamente surclassato dal punto di vista fisico, e lo ha capito pure lui. Ma, nella foga del combattimento, Lucio è riuscito a graffiare Kong. Un graffietto, che il fattore di guarigione del mutante sta riparando velocemente. Sfortunatamente per Kong, il graffio accidentale del vampiro gli ha inoculato una sorta di veleno, che rallenta di molto i suoi movimenti. Con ogni probabilità, se non fosse un mutante, ora Kong starebbe morendo, o forse sarebbe in procinto di diventare a sua volta un vampiro. Lucio riparte all'attacco, ed a Kong rimane solo la lucidità necessaria a schivare ulteriori unghiate. Però la sanguisuga nerovestita riesce alla fine a saltare al collo dell'uomo bestia di Evolution. Il fattore di guarigione del mutante sta lavorando, ma un morso del vampiro potrebbe complicare la situazione. Quando Kong si chiede che fine abbia fatto la collega, che lo aveva accompagnato in teatro, Ferox compare in scena a modo suo, mollando una poderosa unghiata sulla schiena del non morto. Lui prova un dolore considerevole, mentre il suo sangue nero fuoriesce dalle numerose ferite. Kong coglie l'occasione per scrollarsi di dosso il maledetto parassita. La donna leopardo gradirebbe liquidare a suo modo quel presuntuoso mostriciattolo, ma non vuole privare Kong della gioia di spezzargli qualche osso. Il vampiro pare impazzito, e scatta avanti come se Ferox dovesse temerlo. La pazienza della mutante felina è una delle sue doti minori, per cui reagisce quasi subito infliggendo al nemico altre dolorose e sanguinose ferite. Mentre Lucio pensa che forse si sarebbe dovuto cercare nemici più alla sua portata, Kong gli compare davanti, in tutta la sua possanza. Lo colpisce con un solo montante, che gli dissesta la mandibola, e lo solleva da terra di almeno un metro. Potenza della diretta televisiva, due o tre vampiri, che stavano guardando le sgambettanti ballerine, irrompono nello studio, per difendere quello che ritengono sia uno della loro specie. Lucio è steso al suolo, stordito, e rimira il soffitto. I due mutanti di Evolution colgono al balzo la possibilità di allenarsi, senza risparmiare i colpi. Mentre distribuiscono unghiate, calci e pugni micidiali, pensano che anche Fulminatore, Maga e Dragonfire gradirebbero trovarsi lì. Se torniamo indietro nel tempo di alcune decine di minuti, vediamo il drago di Evolution alle prese con un'auto bomba. La strada è stata sgomberata, perché si teme che il veicolo sia colmo di esplosivi e carburante. Il drago decide di aiutare i poliziotti, così da raggiungere in fretta Kong e Ferox in teatro. Conscio della sua grande forza, Dragonfire strappa uno sportello della vettura, come se fosse di carta. L'alieno sa benissimo di non essere delicato nei suoi approcci, ma si piace così. L'auto bomba esplode, investendo il drago con schegge e fiamme. Le schegge metalliche rimbalzano sulle scaglie verdi, mentre le fiamme non lo riscaldano neppure. Quando il fumo si solleva, l'invulnerabile alieno consegna ai poliziotti ciò che resta dell'auto bomba. Dragonfire solleva con una sola zampa il motore e pezzi di telaio; poi si allontana alla ricerca di qualche emozione più forte. Circa mezz'ora dopo, nel teatro, i vampiri giocano la loro carta più forte: una specie di gigante, più grosso di Kong, e molto più brutto. Ferox e Kong, che fino a quel momento hanno dispensato mazzate su mazzate, pensano sia finalmente arrivato il momento di impegnarsi un po' di più. Sfortunatamente per il loro allenamento, il drago è arrivato a prendersi la sua parte di gloria. Mentre il vampiro mostruoso si fa largo tra i suoi tartassati e doloranti colleghi, una colossale zampa verde prorompe da sotto il palco, afferrando il succhiasangue. Lui mai si sarebbe aspettato di incontrare un colosso di quelle dimensioni, che lo tira giù, tra schegge di legno frantumato. In quel momento, il prete nero, o quel che ne resta, decide di tagliare la corda, promettendo a se stesso che un giorno si vendicherà. Dicono tutti così... Poi un colpo spaventoso scuote il teatro, e subito dopo il mostruoso vampiro viene scagliato verso l'alto, attraverso il palco ormai ridotto in macerie. Vola contro il soffitto ed oltre, e ricade a dir poco acciaccato su qualche povera auto in sosta, schiacciandola. Kong e Ferox si scambiano un'occhiata d'intesa: solo Dragonfire poteva mettere a segno un tale colpo nei confronti di un mezzo demone del peso di almeno trecento chili (che naturalmente ritiene di averne prese abbastanza per quella sera). Concluso lo show, rigorosamente in diretta e recitato ad istinto, Kong e Ferox salutano il drago sorridente, che emerge il tutta la sua statura dal sottopalco anch'esso ridotto in macerie.
