domenica 2 maggio 2010

PRETI, DEMONI E MUTANTI_libro 3°_80° episodio

Il prete vestito di nero, che si aggira nella chiesa pervasa da odori di muffa ed incenso, non è vecchio. Più che altro si potrebbe definire consunto. Da decenni rivolge le sue preghiere a Dio, ed a lui dedica anche le mortificazioni della carne. Queste ultime non sarebbero necessarie, dato che al clero non è più richiesto da parecchio tempo di esternare in quella maniera il proprio amore malato. Ma lui, il prete nero, ci tiene a martoriarsi le carni, usando i rovi come frusta. Poi, coperto di sangue, prega tutta la notte fino a crollare sul freddo pavimento. I suoi superiori hanno sentito parlare di lui, e si vocifera che non sia esattamente a posto con la testa. Nonostante il prete nero eserciti in una chiesa di montagna, che è frequentata da pochi esseri viventi (quasi tutti parecchio in là cogli anni), qualcuno ha notato il peggioramento delle sue condizioni psico-fisiche. Don Lucio, questo il nome del prete nero, è costantemente preda di crisi di nervi, perché Dio non gli risponde. Non che Dio risponda ad altri preti, preferendoli a Lucio, ma lui nella sua testolina si vede come il migliore, quindi degno di un trattamento di favore. Dio evidentemente non la pensa così, e non gli telefona neppure. E don Lucio durante le messe si scatena in comizi contro la corruzione degli uomini, e naturalmente delle donne. Don Lucio non fa prediche, fa comizi, e finanche le due o tre ottuagenarie che frequentano la chiesa se ne sono accorte. Lui vorrebbe parlare a folle oceaniche. Vorrebbe salvare innumerevoli anime, ma non prima di avere bastonato i rispettivi corpi. Durante le sue auto-mortificazioni, il prete nero pensa a quelle svergognate che si vedono in tv, e si frusta più forte. Poi si rimette la tonaca sul sangue fresco, e la macchia tutta. Si sente un martire, per di più incompreso. Non gli dispiacerebbe se qualcuno gli facesse fare la fine di san Sebastiano, quello che nel quadro sembra un puntaspilli per le frecce. Lo bruciassero vivo, morirebbe felice; o forse no, perché pare che morire bruciati sia peggio che morire trafitti come il san Sebastiano di cui sopra. Le ottuagenarie scrivono al vescovo, o magari si rivolgono a qualcuno perché lo faccia. Gli raccontano che don Lucio è sempre più magro, e puzza pure; forse sarebbe il caso di farlo ricoverare tra i pazzi, e mandare in montagna un padre Ralph, tipo quello di “Uccelli di rovo”. Il vescovo riceve la supplica delle tre frequentatrici della chiesa, e si vede costretto ad adottare provvedimenti. Non ha giovani preti da inviare alle ottuagenarie, ma scrive a don Lucio di moderare la sua militanza contro le forze del male. Di pregare in silenzio, di non fare comizi, di lavarsi più spesso. Quando riceve la missiva del vescovo, il prete nero perde il residuo lume della ragione, e le tre frequentatrici della chiesa montana decidono di cambiare parrocchia. Quella notte, don Lucio si getta a terra davanti a crocifisso in dotazione alla chiesa. Grida come un pazzo, piange, batte i pugni in terra, ed anche la testa. Risultato: macchie di sangue sul pavimento, e ferite lacero contuse sulla fronte. Poi decide di digiunare, per comprendere meglio quale sia la missione che Dio ha in serbo per lui. Di certo ci deve essere una missione, dato che ormai è un martire quasi completo. Neppure quella sera Dio gli risponde, ma al suo posto lo fa un'entità che potremmo definire un demone. Da migliaia di anni, questi esseri che vivono in altri piani dell'esistenza, hanno preso ad interessarsi della Terra. Si vede che sul loro pianeta non hanno di meglio da fare, e cercano di passare il tempo contattando i terricoli. Il demone dispone di tecnologia (o magia che sia) superiore alla nostra. Ecco perché lui passa a trovare noi, e noi non siamo in grado di restituirgli la visita. I demoni in passato si sono sempre divertiti un mondo a giocare con profeti autoreferenziali. Li hanno tentati, minacciati, spaventati; tutto per ridere loro alla spalle. Ed i terricoli ci sono sempre cascati come pere mature. Questa notte il demone ha trovato il suo pollo: il prete nero. Ed allora il demone compare dinanzi a Lucio, facendosi precedere da fumo e fuochi d'artificio. Lucio schizza in piedi, e corre a nascondersi dietro una colonna. Ma alla fine affronta coraggiosamente le forze del male, sicuro che così si meriterà il paradiso. Il demone ride sotto i baffi, ma mostra le zanne, le corna, la coda e gli zoccoli da capra. Grida al prete nero che gli concederà il potere di fare del bene e del male. Una specie di prova di fede. Il prete trema, suda, puzza, ma alla fine accetta. Il patto è siglato, ed il demone gli concede lo strumento per meritarsi il paradiso, o magari l'inferno. Un calice colmo di sangue ribollente si materializza sull'altare, mentre il demone torna a casa, perché anche lui ha le sue faccende terrene da sbrigare. Cosa fare? Si chiede il prete pazzo, ma ormai ritiene di non poter più tornare indietro. In realtà potrebbe, ma come detto in premessa, quello è proprio fuori di testa. Allora, con la massima drammaticità che riesce a mettere assieme, solleva il calice, come se celebrasse una messa blasfema. Poi inevitabilmente beve il sangue ribollente. E subito viene colto da potenti fitte di dolore: il dolore della trasformazione. Il sangue alieno, o quel che è, trasforma le cellule umane in cellule semi-demoniache. Il prete nero cessa di essere don Lucio, e diventa un vampiro! Strano che un demone abbia voluto trasformare un prete in un vampiro, ma del resto cosa ne sappiamo del senso dell'umorismo dei demoni? Gli occhi del pazzo sono rossi, ed adesso vedono benissimo nelle tenebre. Però viene contestualmente aggredito da una grande sete di sangue umano. Cerca di guadagnare l'uscita, ma scopre che la luce del sole gli produce istantanee bruciature. Forse è vero che i vampiri vengono disintegrati dalla luce solare. Al prete vampiro non resta che attendere le tenebre, rifugiandosi nelle ospitali profondità di quella che fu la sua chiesa. Peraltro l'ex don Lucio nota di non provare alcuna repulsione per il crocifisso, né per i santi e le madonne raffigurati in numerosi quadri. Mentre attende la sera, il pazzo sanguisuga deduce di essere comunque uno strumento di Dio. Il punto è che, se uno si impegna, può convincersi della fondatezza di qualunque idiozia. Sfortunatamente per lei, una delle tre ottuagenarie frequentatrici della chiesa decide di passare da quelle parti, per accendere un cero votivo. Non sospettando che si tratta dell'ultima candela della sua carriera di fervente accenditrice di candele. La tizia non si accorge del passo felpato dell'ex parroco, neo vampiro; del resto è un po' sorda. Lo stupidotto si sente una specie di Dracula, e la blocca con un braccio, prima di morderla sul collo. Il sangue vecchio e malato abbandona l'ottuagenaria, che non prova alcun dolore, a parte due piccole punture. Lucio il vampiro nota che i canini superiori gli sono cresciuti; la mandibola è altresì mutata, così da consentirgli un maggior angolo di apertura. Le unghie lunghe e pericolose completano la trasformazione. Appena la luce solare non rappresenta più un pericolo per la sua incolumità, il prete nero si allontana dalla sua vita precedente. La vittima del vampiro viene rinvenuta il mattino successivo, dalle sue colleghe di preghiera, che danno l'allarme. Lucio non ha diffuso alcun virus del vampirismo, in quanto sarebbe stato necessario indurre la vittima a bere il suo sangue. Ma il prete nero ha ben altro per la testa. Vuole ancora, e con più forza di prima, liberare il mondo dalla perdizione. Un compito decisamente impegnativo; ma lui, sebbene sia stato trasformato in un vampiro da un demone, si crede ancora uno strumento di Dio. Il suo piano è semplice: irrompere in uno studio televisivo, per uccidere ballerini e ballerine. Questo spettacolo sanguinoso dovrebbe indurre gli spettatori a redimersi, ritenendo che il vampiro Lucio sia stato mandato appunto da Dio. Un piano un po' bislacco, ma il prete nero non è mai stato un genio. E non lo è di certo diventato ora; infatti, come è noto, pochi vampiri scelgono occupazioni prettamente intellettuali. Sfruttando le accresciute forza ed agilità, il maniaco si arrampica sul tetto dello studio, e spia dal lucernario. Inorridisce nel vedere tutta quella pelle nuda in movimento, gli sguardi lascivi, le pose oscene. Come se non bastasse, il suo olfatto potenziato gli riporta pure la puzza di sudore di quella marmaglia sgambettante. Pur essendo un vampiro da poco più di un giorno, l'ex sacerdote ha assunto appieno l'irruenza della sua nuova razza. Quel prete è nato per fare il vampiro! Apre il lucernario, e si precipita giù, in caduta libera. Ma non vola: cade come un masso, e quasi sfonda il palco del teatro. I presenti subito si bloccano, chiedendosi chi sia quel maledetto pazzo. A Lucio piacerebbe poter dire di non essersi fatto male, ma non è così. Si ripromette di imparare a volare, o almeno planare; non è adeguato al suo ruolo cadere come un asino ubriaco. La carne vampirica si ripara in fretta, sebbene non proprio istantaneamente. Comunque non si è rotto alcun osso: la fortuna dei dilettanti. La sanguisuga vestita di nero pensa invece che questo sia un ennesimo segno della volontà divina. Seppur traballante, Lucio riesce ad aggredire qualche ballerino, mettendo in fuga tutti gli altri maschiacci in tutù. Poi si rivolge alle svergognate, che cerca di ipnotizzare con i suoi occhi rossi. Scopre quasi subito che ipnotizzatori non si nasce, e questo vale anche per i vampiri. Le tizie starnazzano e scappano, ma una di loro inciampa e cade malamente. Il vampiro finalmente ha ottenuto la sua nuova vittima! La blocca facilmente, e subito si prepara a succhiarle il sangue in diretta. I telespettatori forse ritengono si tratti di uno scherzo, forse credono che quello sia un pazzo con i dentoni finti, forse stanno parlando d'altro. Per la ballerina sembra finita, sennonché proprio allora atterra sul palco il mutante conosciuto come Kong. Con un solo balzo, si è sollevato quasi in volo, fino quasi a toccare il soffitto dello studio. Poi è atterrato su quel palco già messo alla prova dalla precipitazione del vampiro. Il legno scricchiola, ma regge, per la gioia di Kong, che adesso squadra con attenzione il suo avversario. All'ex prete, ex essere umano, attualmente non morto, non pare vero di poter affrontare un nemico dalle fattezze così marcatamente demoniache. Naturalmente trascura il fatto che, se adesso lui è un vampiro, lo deve proprio ad un demone. Kong ed il prete nero si scontrano, ed il mutante non è per nulla impressionato dall'avversario. Aveva sentito parlare della super-forza dei non morti, ma questo gli sembra particolarmente scarso. Lucio si sforza al massimo, sbavando, digrignando i denti, emettendo grugniti e cercando di fulminare Kong con i suoi occhietti rossi. Kong afferra i polsi del vampiro nelle sue grosse zampe pelose, tenendolo fermo. Poi Kong solleva uno dei suoi grossi piedi, e spinge via il vampiro. Costui rotola per diversi metri, prima di fermarsi contro un muro: è decisamente surclassato dal punto di vista fisico, e lo ha capito pure lui. Ma, nella foga del combattimento, Lucio è riuscito a graffiare Kong. Un graffietto, che il fattore di guarigione del mutante sta riparando velocemente. Sfortunatamente per Kong, il graffio accidentale del vampiro gli ha inoculato una sorta di veleno, che rallenta di molto i suoi movimenti. Con ogni probabilità, se non fosse un mutante, ora Kong starebbe morendo, o forse sarebbe in procinto di diventare a sua volta un vampiro. Lucio riparte all'attacco, ed a Kong rimane solo la lucidità necessaria a schivare ulteriori unghiate. Però la sanguisuga nerovestita riesce alla fine a saltare al collo dell'uomo bestia di Evolution. Il fattore di guarigione del mutante sta lavorando, ma un morso del vampiro potrebbe complicare la situazione. Quando Kong si chiede che fine abbia fatto la collega, che lo aveva accompagnato in teatro, Ferox compare in scena a modo suo, mollando una poderosa unghiata sulla schiena del non morto. Lui prova un dolore considerevole, mentre il suo sangue nero fuoriesce dalle numerose ferite. Kong coglie l'occasione per scrollarsi di dosso il maledetto parassita. La donna leopardo gradirebbe liquidare a suo modo quel presuntuoso mostriciattolo, ma non vuole privare Kong della gioia di spezzargli qualche osso. Il vampiro pare impazzito, e scatta avanti come se Ferox dovesse temerlo. La pazienza della mutante felina è una delle sue doti minori, per cui reagisce quasi subito infliggendo al nemico altre dolorose e sanguinose ferite. Mentre Lucio pensa che forse si sarebbe dovuto cercare nemici più alla sua portata, Kong gli compare davanti, in tutta la sua possanza. Lo colpisce con un solo montante, che gli dissesta la mandibola, e lo solleva da terra di almeno un metro. Potenza della diretta televisiva, due o tre vampiri, che stavano guardando le sgambettanti ballerine, irrompono nello studio, per difendere quello che ritengono sia uno della loro specie. Lucio è steso al suolo, stordito, e rimira il soffitto. I due mutanti di Evolution colgono al balzo la possibilità di allenarsi, senza risparmiare i colpi. Mentre distribuiscono unghiate, calci e pugni micidiali, pensano che anche Fulminatore, Maga e Dragonfire gradirebbero trovarsi lì. Se torniamo indietro nel tempo di alcune decine di minuti, vediamo il drago di Evolution alle prese con un'auto bomba. La strada è stata sgomberata, perché si teme che il veicolo sia colmo di esplosivi e carburante. Il drago decide di aiutare i poliziotti, così da raggiungere in fretta Kong e Ferox in teatro. Conscio della sua grande forza, Dragonfire strappa uno sportello della vettura, come se fosse di carta. L'alieno sa benissimo di non essere delicato nei suoi approcci, ma si piace così. L'auto bomba esplode, investendo il drago con schegge e fiamme. Le schegge metalliche rimbalzano sulle scaglie verdi, mentre le fiamme non lo riscaldano neppure. Quando il fumo si solleva, l'invulnerabile alieno consegna ai poliziotti ciò che resta dell'auto bomba. Dragonfire solleva con una sola zampa il motore e pezzi di telaio; poi si allontana alla ricerca di qualche emozione più forte. Circa mezz'ora dopo, nel teatro, i vampiri giocano la loro carta più forte: una specie di gigante, più grosso di Kong, e molto più brutto. Ferox e Kong, che fino a quel momento hanno dispensato mazzate su mazzate, pensano sia finalmente arrivato il momento di impegnarsi un po' di più. Sfortunatamente per il loro allenamento, il drago è arrivato a prendersi la sua parte di gloria. Mentre il vampiro mostruoso si fa largo tra i suoi tartassati e doloranti colleghi, una colossale zampa verde prorompe da sotto il palco, afferrando il succhiasangue. Lui mai si sarebbe aspettato di incontrare un colosso di quelle dimensioni, che lo tira giù, tra schegge di legno frantumato. In quel momento, il prete nero, o quel che ne resta, decide di tagliare la corda, promettendo a se stesso che un giorno si vendicherà. Dicono tutti così... Poi un colpo spaventoso scuote il teatro, e subito dopo il mostruoso vampiro viene scagliato verso l'alto, attraverso il palco ormai ridotto in macerie. Vola contro il soffitto ed oltre, e ricade a dir poco acciaccato su qualche povera auto in sosta, schiacciandola. Kong e Ferox si scambiano un'occhiata d'intesa: solo Dragonfire poteva mettere a segno un tale colpo nei confronti di un mezzo demone del peso di almeno trecento chili (che naturalmente ritiene di averne prese abbastanza per quella sera). Concluso lo show, rigorosamente in diretta e recitato ad istinto, Kong e Ferox salutano il drago sorridente, che emerge il tutta la sua statura dal sottopalco anch'esso ridotto in macerie.

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