Il dio con la pelle blu, e sei braccia, agita contemporaneamente alcune spade ed alcune mazze. I suoi nemici hanno sempre avuto difficoltà ad entrare nella sua guardia, vista la quantità di metallo e di braccia in azione nello stesso momento e nello stesso luogo. Una gran confusione; ma le frecce e le lance riescono qualche volta a superare la sua ferrea difesa. Una lancia, proveniente da chilometri di distanza, punta decisamente verso il dio con sei braccia. La lancia solca l'aria, producendo un fischio agghiacciante. Mentre il dio volge i suoi unici due occhi verso la lancia in arrivo, due frecce volano verso di lui, a velocità ancora superiore. Una spada, impugnata con una delle mani destre del dio, cala verso la lancia in avvicinamento. La spada colpisce quasi di striscio la lancia, che devia ma prosegue. Ora tocca ad una seconda spada, impugnata da una delle mani sinistre del dio guerriero. La seconda lama prende in pieno l'asta della lancia, tagliandola nettamente in due parti. Il dio non fa in tempo a gioire che le frecce lo colpiscono ad un fianco ed alla schiena. Si tratta di frecce incantate, di quelle che si aggrappano alle ferite, e scavano in profondità. Il dio dalle sei braccia afferra la freccia infissa nel suo fianco, ed inizia ad estrarla. La freccia si oppone, ma la sostanza del dio non è carne; di conseguenza la punta frastagliata del dardo non riesce a fare presa. Dalla ferita esce una sola piccola goccia di sangue, poi lo squarcio si chiude nel giro di pochi secondi. La seconda freccia ha constatato di trovarsi fuori dalla portata di tutte e sei le mani del dio. La freccia è euforica, pensando che riuscirà nel suo compito di uccidere quel dio. L'attendente del dio dalle sei braccia non prova ad estrarre la freccia, ma le trasmette viceversa una fortissima scarica energetica. La freccia vivente soffre e si contorce, quindi decide di uscire dalla ferita per sfuggire a quella tortura. A questo punto, l'attendente del dio la estrae dalla ferita, che subito si chiude. Il dardo magico potrebbe mordere la mano che la regge, curvandosi all'indietro come un serpente velenoso. L'attendente però la butta al suolo, per poi calpestarla più volte. La coscienza della freccia cessa di esistere. Il secondo dio guerriero scende proprio adesso dal un cielo tempestoso. Viaggia su un carro trainato da animali unghiuti e cornuti, che volano senza bisogno di ali. Il cielo è tempestoso perché il secondo dio guerriero ha competenza anche sulle tempeste. Questo dio è massiccio, pelle rosa chiaro, folta barba, due sole braccia, ma decisamente muscolose. Scende dal carro, impugnando un'arma dall'aspetto pericoloso, che pare l'incrocio tra un martello da fabbro ed un'ascia da taglialegna. L'arma micidiale brilla di luce azzurra, come se fosse la diretta ispiratrice della tempesta che ora si allontana. Il carro trainato dagli strani animali precede la tempesta, come se tra carro e tempesta ci fosse un legame. Le due divinità guerriere si guardano negli occhi, poi si avvicinano l'una all'altra, e si salutano con grandi pacche sulle spalle. Ora che sul campo di battaglia le divinità sono due, possono creare un campo di forza in grado di friggere tutte le frecce incantate in avvicinamento. I nemici non si vedono, ma rumoreggiano da dietro gli alberi della foresta pietrificata. Fermi in quella pianura nebbiosa, che pare si estenda all'infinito, gli dei guerrieri vedono giungere un gigante dei ghiacci. Quelle creature non sono fatte di sangue e carne, bensì di ghiaccio e roccia. L'essere mostruoso è alto almeno sette metri, e si avvicina spavaldo. Il dio armato di martello è il primo a colpire, lanciandogli addosso la sua magica arma. I giganti dei ghiacci sono notoriamente senza cervello, ma questo si abbassa come se si fosse aspettato quella mossa. Il dio lanciatore di martello si mostra stupito, ma non considera che qualunque suo nemico sa che lui inizia i combattimenti sempre allo stesso modo: lanciando la sua arma in faccia al nemico. Una mossa formidabile, ma, quando la ripeti migliaia di volte, manca di originalità. Qualcuno ha detto evidentemente al gigante dei ghiacci di abbassarsi al primo movimento sospetto del lanciatore di martello. L'arma incantata vola a grande velocità, poi deduce di non aver centrato alcun bersaglio, e torna indietro dal suo padrone. Una grossa zampa scagliosa segnala l'arrivo di un colosso verde, le cui parvenze sono indubbiamente quelle di un drago. L'arma del dio delle tempeste dovrebbe in teoria essere sollevata da terra solo dal suo padrone, ma l'incantesimo è vecchio di millenni, e funziona meno del solito. Dragonfire non vuole perdere lo slancio del martello, per cui ruota su se stesso per sommare la sua grande forza a quella dell'arma incantata. Il dio dalle sei braccia ed il suo collega delle tempeste mostrano grande stupore per l'arrivo dell'alieno, ma evidentemente combatte dalla loro parte. Lo dimostra scagliando l'arma devastante addosso al gigante dei ghiacci. Quando lo colpisce, il gigante si stava voltando, per cui la botta tremenda lo coglie sulla spalla destra. Non avendo ossa, l'impatto non produce alcuna frattura. Tuttavia ghiaccio e roccia nulla possono contro l'acciaio del martello-ascia e la forza di Dragonfire. Il braccio destro si stacca dal corpo del gigante, e cade al suolo, dove rimbalza. Pur non avendo cervello, il malvagio si rende conto di essere stato battuto, e convoglia tutta la sua energia residua nelle enormi gambe. Scappa ad una velocità impressionante, e non si guarda neppure indietro. L'ascia-martello torna in volo dal suo padrone, il dio delle tempeste. Lui ed il suo collega provvisto di sei braccia aspettavano un altro dio terrestre, ma il colosso verde è decisamente un alleato promettente. Dragonfire potrebbe chiedersi come sia giunto in quello stato dell'esistenza, che non è chiaramente la Terra. Ma il drago di Evolution ha sviluppato una consapevolezza cosmica che lo aiuta ad ottenere il massimo da ogni evento, anche quelli imprevisti. Gli umani paiono quasi offendersi quando capita qualcosa che causa il fallimento dei loro piccoli piani. Gli insignificanti umani, che potrebbero sparire tutti in un istante, senza danneggiare l'Universo, credono che qualche dio cospiri contro di loro! Povere bestie ridicole! Finanche gli dei dell'Olimpo, che si facevano spesso vedere dagli umani, li usavano per disegni superiori. Dragonfire, che ha un karma d'importanza cosmica, non si agita neppure ora che si trova in un mondo sconosciuto, a combattere assieme a due divinità guerriere. Dovrebbe urlare contro il cielo, perché nessuno gli ha chiesto se fosse d'accordo? Ridicolo: un rettile non lo farebbe mai, e Dragonfire è un super-rettile. Il dio azzurro, che di sicuro è riconducibile alla mitologia indiana, guarda il dio barbuto, che è stato certamente adorato dai vichinghi. Il drago non ha spade, né asce, ed il dio indiano vorrebbe offrirgliene una delle sue; Dragonfire ringrazia, grato dell'onore concessogli, ma preferisce usare le zampe, la coda e specialmente la fiamma. I tre alleati finalmente sentono arrivare i nemici, che avanzano con passo pesante e rumoroso. Una prima fila di orchi armati di lance, è seguita da arcieri che iniziano a scagliare i loro dardi, sfruttando gli spazi liberi tra un orco ed il vicino. Piovono le frecce, ma è subito chiaro che nulla possono contro le verdi scaglie del drago di Evolution. Il dio nordico ed il dio indiano si muniscono di adeguati scudi, sui quali le frecce si infrangono come legnetti. Il drago colpisce la prima fila con la sua coda, e non meno di tre orchi saltano letteralmente in aria, con le armature e le ossa in frantumi. Gli dei guerrieri non sono da meno, e, sebbene non massicci ed alti come il drago, usano le loro armi con una forza che li rende degni delle leggende. Il dio indiano invidia un po' il collega nordico, che, sebbene abbia una sola arma, produce danni enormi ad ogni colpo. Il dio indiano comunque mette in difficoltà un gran numero di nemici, grazie alle sue sei braccia, che menano fendenti con armi da taglio di vario tipo. La prima linea delle forze demoniache lotta strenuamente, ma è chiaro che Dragonfire e le due divinità guerriere si stanno solo scaldando i muscoli. Ci vuole ben altro per impensierirli. Questo “ben altro” sta però avvicinandosi, e nel farlo ferisce e schiaccia i suoi stessi alleati. Gli orchi e gli arcieri non erano stati avvisati di dover affrontare nemici di fronte ed anche alle spalle, per cui abbandonano le armi e gli scudi, per potersi allontanare con la massima celerità. Il mostro è un drago rosso, che cammina a quattro zampe; è munito di ali adeguate alla sua mole, ed è lungo non meno di venti metri. Il dio nordico richiama in suo carro trainato dalle bestie volanti, e si innalza sopra il campo di battaglia. Il dio indiano trasforma tutte le sue armi in lance dall'aspetto minaccioso, ed inizia a tirarle addosso al nemico. Il drago quadrupede è molto più grosso di Dragonfire, ma non è altrettanto agile; per cui alcune lance magiche penetrano le sue scaglie, e lo feriscono. La bestia mitologica urla in maniera assordante, e carica Dragonfire, certo di poter agevolmente sconfiggere un avversario tanto più piccolo, per di più disarmato. Dragonfire scatta in avanti, sorprendendo il drago rosso; poi l'alieno di Evolution adopera i suoi possenti muscoli come farebbe Kong: saltando di numerosi metri. Il drago rosso apre le fauci, ma Dragonfire gli sferra un potentissimo pugno sul naso. Poi, atterrato davanti al suo avversario, il drago verde adopera la possente coda per danneggiargli una delle zampe anteriori. Il dio nordico coglie l'occasione per evocare il potere del lampo, che pervade dolorosamente il nemico comune. Dragonfire e le due divinità guerriere hanno messo a segno alcuni colpi molto forti, ma il drago rosso è ancora in grado di scatenare la sua fiamma terrificante. Inizia a sbattere le ali, lasciando intendere di voler attaccare dall'alto. Ma sei lance, scagliate quasi contemporaneamente dal dio indiano, trafiggono dolorosamente le membrane che dovevano consentire al mostro di ottenere una portanza aerea. Dragonfire è pronto alla mossa successiva, perché è la stessa che adotterebbe lui. Uno strano silenzio cala sul campo di battaglia; poi entrambi i draghi scatenano fiamme dirompenti. Le divinità guerriere ora comprendono appieno il motivo della presenza di Dragonfire. Solo un drago può contrastare la fiamma di un altro drago. Il campo di battaglia si illumina, e tutta la nebbia residua scompare. La temperatura dell'aria cresce in maniera insopportabile, ma nessuno dei due cede. La massa molto minore del drago di Evolution genera una fiamma di potenza almeno pari a quella dell'immenso avversario. Il drago rosso prova grande stupore, e prova ad intensificare la temperatura e la forza del getto, ma sorprendentemente è la fiamma di Dragonfire a crescere. Di fatto, divora ed assorbe l'energia che gli si contrappone. Con un'ultima impennata di forza cosmica, il drago di Evolution produce un'onda d'urto di plasma in grado di liquefare l'acciaio. Il suo nemico non rimane ustionato, essendo lui stesso una creatura del fuoco, ma l'impatto lo stordisce e lo abbatte. Il dio nordico atterra con il suo carro volante, e si unisce agli alleati. Ora tutti e tre si avvicinano al drago rosso, che è cosciente ma praticamente indifeso. Mentre i tre pensano a cosa farne di lui, l'essere inizia a smaterializzarsi. Dragonfire, grazie alla sua mente aliena, sente che il nemico è stupito quanto loro. Poco prima di scomparire, evidentemente teletrasportato grazie ad un incantesimo, il drago rosso esprime con il suo sguardo fiero l'apprezzamento di avere combattuto con tre avversari tanto potenti e leali.
domenica 8 agosto 2010
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