Il capobranco annusa l'aria e fiuta la pista. Tutti gli altri voltano il muso nella direzione da lui indicata, ed iniziano a correre. Nella corsa c'è qualcosa di gerarchico, perché è la gerarchia a tenere assieme il branco. Subito dietro al maschio dominante, si posizionano i due vice, che sono grossi quasi quanto lui. Nelle posizioni intermedie della muta, trovano posto le femmine più grosse e dominanti. Chiudono la corsa i cuccioli, sorvegliati dagli anziani. Dietro ancora, il capo ha deciso di collocare un gruppetto di giovani lupi, particolarmente ardimentosi. Il capobranco non vuole correre il rischio che la retroguardia della sua muta sia troppo vulnerabile ad attacchi inattesi. Sembrano lupi, ma sono dei mutaforma. Nati come esseri umani, hanno iniziato a trasformarsi in lupi a partire dalla pubertà. La scelta della forma è stata dettata dalla tradizione del clan. Potevano diventare animali diversi, mantenendo la massa iniziale. Come lupi sono decisamente robusti, come leoni sarebbero stati piccoli. La luna piena aiuta in qualche modo la trasformazione, ma il branco ormai riesce ad organizzare le sue scampagnate in ogni periodo dell'anno. Il capoclan, un lupo nero del peso di quasi un quintale, schizza tra gli alberi, saltando con agilità e potenza ogni ostacolo presente sul terreno. I suoi vice non hanno problemi a stargli dietro, essendo più o meno bestie della sua stazza. Sono meno forti di lui, ma di poco. Comunque non lo sfiderebbero perché il carisma del capo è fuori discussione. Almeno per quest'anno. Il branco si distribuisce su una superficie molto ampia, perché i lupi meno grossi non riescono a tenere il passo del gruppo di testa. Ed allora si allargano in un ventaglio di zanne e muscoli. Il capobranco ha promesso al clan sangue caldo, e sangue caldo avrà. Il grosso cervo non intende farsi ammazzare facilmente, e distribuisce grandi cornate a quegli strani lupi. Non ha mai incontrato lupi così grossi, ma lui è più grosso di loro. L'unico problema è che è solo, mentre loro sono decine. Il capobranco mostra il suo coraggio assalendo il cervo frontalmente. Un lupo vero non lo farebbe, sapendo quanto sia forte un cervo di quelle dimensioni. Una cornata potentissima coglie il capo dei mutaforma in pieno muso, scagliandolo contro un albero, che lo accoglie con la sua lignea immobilità. Se fosse un lupo vero, ora conterebbe le ossa rotte. Per sua fortuna, i suoi muscoli sono molto forti, e le sue ossa sono elastiche. Nel frattempo uno dei vicecapi è balzato sulla groppa del grosso cervo. Lui non si lascia distrarre da quella bestia pelosa che cerca di addentargli il collo. Standogli sulla schiena ha considerevoli difficoltà ad arrivargli al collo. L'altro vicecapo invece sbaglia decisamente l'attacco, e finisce sotto gli zoccoli del cervo. Mutaforma o no, gli zoccoli gli schiacciano i tessuti molli dell'addome, e gli fanno passare la fame. Mentre il cervo pensa a come liberarsi del lupo aggrappato alla sua schiena, un grosso essere di forma scimmiesca gli atterra di fianco. Ovviamente il cervo non a cosa sia un “essere di forma scimmiesca”, e non sa come comportarsi. Kong evidentemente non ha questo problema, perché afferra il lupone per la collottola, come se fosse un gatto di novanta chili. Anche il mutaforma non sa cosa diavolo sia quell'essere che lo solleva con estrema facilità. Cerca di morderlo, ma il mutante di Evolution gli assesta uno dei suoi pugni formidabili. Solo la forma lupesca consente al mutaforma di mantenere tutti i denti attaccati alle mascelle. Poi l'uomo che si crede un lupo precipita nel mondo dei sogni. Il cervo ringrazia Kong, scuotendo la grossa testa, ed emettendo un assordante verso di vittoria. Kong è felice di avere preservato quella vita preziosa, senza essere stato costretto a spezzare le colonne vertebrali a quei tre somari pelosi. Il branco però è lanciato nella sua missione di morte, e non intende farsi fermare neppure dall'invalidità momentanea del capo e dei suoi vice. Per cui i lupi mutaforma corrono come pazzi, sbavando e latrando. I conigli ed i leprotti si sono già rintanati sotto le radici degli alberi. Di solito sono animali prudenti, specie quando una muta selvaggia come quella impazza tra gli alberi. Uno dei giovani addetti alla retroguardia parte all'attacco, rinunciando a difendere i cuccioli a lui affidati. Il capo potrebbe torcergli il collo, ma per ora il capo è impegnato a riprendersi dallo scontro con il cervo. La sete di sangue che guida il giovane rampante ha un odore umano. Il capoclan ha chiarito fin dall'inizio che uccidere un essere umano significherebbe diventare lupi mannari, cioè esseri veramente pericolosi e poco amati. Il giovane è forte della sua età e della stupidità compresa nel pacchetto. Alla sua età, la stupidità sorge spontanea, come fosse lava che erompe da un vulcano attivo. Il gruppetto dei giovani teppisti si sgancia dal branco, perché l'odore di carne umana è troppo forte per resistere. Tre coppie di adolescenti si sono appartate in quel bosco, nei pressi di un laghetto. Stanno facendo il bagno ed amoreggiando, felici di quello che la natura dona loro. Sbagliano naturalmente, perché la natura non elargisce doni, bensì opportunità di breve durata. Se non si fossero attardati attorno al laghetto, ora non dovrebbero fare i conti con quei lupi grossi e feroci, appena sbucati tra gli alberi. I maschi umani vorrebbero difendere le loro femmine, ma di fronte non hanno dei loro simili. O meglio: non sanno di avere di fronte dei loro coetanei trasformati in lupi quasi soprannaturali. Inutile provare a scappare: l'uomo più veloce del mondo corre ad una velocità che è la metà di quella espressa da molti predatori di media taglia. Senza scomodare i ghepardi, che viaggiano nella savana ad una velocità tripla di quella che un atleta umano super allenato mantiene per dieci o venti secondi, su pista. Quei mutaforma sono lupi maggiorati, con zampe più grosse, più lunghe e più veloci. Uno dei lupi abbatte facilmente una ragazza, che grida a squarciagola. Gli altri tre ragazzi e le due ragazze si trovano circondati da belve assetate di sangue. Nella loro testolina ormai il salto di qualità è fatto: berranno sangue umano e diventeranno dei licantropi. Si aggireranno per le vie delle città addentando gli umani, estraendo grosse quantità di sangue e visceri fumanti. Parlando di esseri non umani, gli aspiranti licantropi stanno per fare conoscenza con una forma di vita che è decisamente più aliena di qualsiasi mutaforma. Il drago annuncia il suo arrivo con un ruggito che farebbe scappare una torma di leoni. La potenza del suono emesso dalle fauci extraterrestri corrisponde ad una massa di settecento chili, incommensurabilmente forte. Il lupo che stava per affondare le zanne nelle tenere carni della biondina semi nuda si blocca atterrito. Credeva di essere lui il simbolo della morte in agguato. Ora però molla a presa sulla preda, perché Dragonfire è entrato nella radura, e la sua statura di tre metri, il suo colore verde, la sua coda enorme, ed il suo sguardo di fuoco annunciano sfracelli. Dragonfire emette un secondo ruggito, che ricorda quello dei tirannosauri nei vari film di ambientazione post-giurassica. La testa del drago di Evolution squadra con attenzione quelle bestie insolite, per capire cosa farne di loro. Forse il capo dei teppisti proverebbe ad aggredire quella montagna di muscoli e scaglie invincibili. Forse la sete di sangue lo condurrebbe ad una rapida morte per smembramento. Il drago pare ascoltare una voce nella sua mente, quindi si ferma, e con lui si fermano tutti i presenti, attaccanti ed attaccati. Tutti gli animaletti del bosco osservano quella strana scena. In particolare ammirano e temono quell'essere senza pari, verde e colossale. La voce nella testa di Dragonfire gli riferisce che quelli in forma lupesca sono esseri umani. La notizia ha evitato loro di essere sparpagliati ed arsi, ma la loro presenza infastidisce il formidabile alieno. La sua coda colossale si solleva e poi si abbatte al suolo, producendo una vibrazione che induce tutti gli spettatori ad allontanarsi sollecitamente. Il messaggio è estremamente chiaro: filate o il prossimo colpo dissesterà le vostre vertebre. Le vostre zampe saranno ridotte in frantumi difficilmente utilizzabili, e, se sopravvivrete, le teste vi faranno una male cane fino alla fine dei vostri giorni. Esempio di messaggio non verbale recepito al volo: il gruppetto di mutaforma teppisti scappa come fossero conigli, uggiolando come cagnolini spaventati da un padrone terribile. Il drago guarda i giovani umani che ha salvato, e loro hanno l'occasione più unica che rara di osservare gli straordinari occhi di Dragonfire. Scrutare quegli occhi induce a pensare allo spazio profondo, solcato da comete e da forme di vita che si muovono agevolmente dove la vita terrestre non potrebbe sussistere. Il capo del clan dei mutaforma aveva collocato i giovani teppisti a difesa dei cuccioli, che però ora si trovano, come temeva, in una situazione di vulnerabilità. Il branco si è allargato molto, e solo adesso inizia a riaggregarsi. I cuccioli hanno sentito il richiamo del capo, ma le loro forze sono già state messe a dura prova. Pre-adolescenti umani, che hanno appena iniziato a trasformarsi: non sono ciò che ci si aspetta da un licantropo. Si guardano attorno smarriti, mentre fiutano l'aria alla ricerca di una traccia chiara. Si comportano ancora troppo come esseri umani, e poco da lupi. Rimangono indietro rispetto agli stessi anziani, che, pur non essendo al massimo delle energie, hanno l'esperienza dalla loro parte. Quattro cuccioli mutaforma si stringono uno contro l'altro, perché ora risentono anche del freddo e dell'umidità. Al buio ci vedono decisamente meglio di quando sono in forma umana, ma il buio per loro rappresenta ancora un'incognita. Crescendo in famiglia, la mamma ha raccontato loro del lupo cattivo e dell'uomo nero. I quattro non hanno paura del lupo cattivo, essendo loro stessi dei lupi per di più sovradimensionati. L'uomo nero viceversa occupa ancora un posto nel loro immaginario. Quando sono in forma umana, i quattro lupacchiotti girano di notte, senza alcuna paura. Ma ora non sono in città, e neppure a bordo di un'auto. Mentre la convinzione di essersi persi nel bosco si fa strada in loro, ecco arrivare proprio l'uomo nero! Il losco figuro è un bracconiere spietato, armato fino ai denti. Coperto di strati di tessuto e pelliccia, sembra ancora più grosso. In quattro potrebbero assalirlo e ridurlo a mal partito, ma l'uomo nero è armato di una pericolosa doppietta. Lui è convinto di avere scovato ben quattro lupi in una sola volta, e l'esaltazione gli fa tralasciare il singolare comportamento delle suo vittime, che non ringhiano e non assumono la posizione d'attacco. Lui però non ha problema ad aprire il fuoco, avendo a disposizione un'intera cartucciera di proiettili dal calibro mortale. Punta il fucile alla testa di uno dei cuccioli: una ragazza che, in punto di morte, rivede tutta la sua breve vita. Uno del gruppo, un ragazzo, si interpone tra la doppietta e la ragazza che segretamente ama. Se il bracconiere conoscesse la storia d'amore che sta per interrompere, riderebbe ancora più forte. Ribadisce con se stesso che la natura premia i forti, poi preme il grilletto. Colpito da una forza spaventosa, si trova a volare per diversi metri. La scarica elettrica di Fulminatore gli ha fuso il dispositivo di sparo. Il mutante non intendeva ucciderlo, ma solo impedirgli di fare strage di quegli inermi mutaforma. La Maga lo ha avvisato che si tratta di giovani umani alla prima o alla seconda trasformazione. Il bracconiere è preda di un grande dolore, ma riesce a rialzarsi. Fulminatore lo osserva, come se studiasse un coleottero. Il bracconiere stupidamente avanza verso il mutante elettrico di Evolution, che non vorrebbe terminarlo, ma potrebbe essere costretto a farlo. I quattro mutaforma tirano un sospiro di sollievo, perché l'uomo nero non riesce quasi a camminare eretto. Ma la sua malvagità lo sorregge, inducendolo ad estrarre un grosso coltello. Fulminatore alza un braccio, facendo crepitare possenti energie in attesa di essere proiettate. Poi entra in scena Ferox, la donna leopardo, che inizia a girare attorno al losco individuo, come farebbe un grande felino della savana all'ora di colazione. Il tizio deve essere un po' fuori di testa, perché scaglia il suo coltello addosso a Ferox. Per lei, quell'oggetto rotante si muove al rallentatore, e potrebbe schivarlo anche a distanza più ravvicinata. Non passa un secondo che Ferox è già balzata addosso al bracconiere. Solo i tessuti e le pellicce sovrapposte lo salvano dal contatto con gli artigli micidiali, ma lei non li ha ancora estratti del tutto. Ferox lo annusa, e sente l'odore della paura, per cui non lo uccide ma si limita ad affondare gli artigli, che finalmente raggiungono la carne ed il sangue. Lui griderebbe, ma spera che contenendo il suo grande dolore lei gli faccia grazia della vita. Ferox lo guarda per l'ultima volta, a distanza molto ravvicinata, e gli propone il suo mugolio di morte direttamente all'orecchio. Poi si allontana, con passo regale, lasciando l'uomo nero con la schiena a terra e gli occhi chiusi. I quattro mutaforma azzarderebbero strusciarsi contro la pelliccia della donna leopardo, per mostrarle la loro riconoscenza, ma decidono di non forzare la fortuna. Quando il bracconiere si alza, attorno a lui il bosco è silenzioso, ma molti animaletti adesso sanno che non è invincibile. Lui però ha altro a cui pensare: andare a casa a cambiarsi d'abito, perché teme di essersela fatta addosso.
domenica 22 agosto 2010
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento