domenica 26 settembre 2010

INTERFERENZE_libro 3°_101° episodio

La stagione estiva è quasi conclusa. Le giornate sono ancora limpide, ma sempre più corte. La temperatura dell'aria tende a scendere, nonostante il sole riesca a produrre un discreto tepore nelle ora centrali del giorno. La stagione degli insetti volge al termine, almeno per quest'anno. Il pulsare di vita attiva, tipico dell'estate, si appresta ad essere sostituito da una vita sonnolenta, che consente ad un numero enorme di animali di sopravvivere ai prossimi rigori del freddo. Gli insetti sono i primi, tra gli animali, ad attivare procedure che erano già antiche quando gli umani dovevano ancora scendere dagli alberi. Alveari si devono blindare contro il freddo, cosicché tutta la vita in essi contenuta possa continuare ad esistere. Un'ape solitaria, evidentemente già rallentata dal calo della temperatura, si attarda all'esterno dell'alveare. Di sicuro ha un compito da svolgere, come tutte le api, ma si trova davanti ostacoli che non riesce ad aggirare. Prova a passare attraverso fessure che sembrano tutte troppo strette per lei. Eppure l'ape è metodica, e continua a provare. La sua percezione delle cose le impedisce di vedere la soluzione. Tutti gli esseri viventi hanno una propria visione della realtà, e qualunque visione della realtà ha dei limiti. L'ape non capisce che basterebbe spostarsi di qualche centimetro per trovare un varco più che sufficiente per volare via. Un umano che osservi l'ape può cercare di aiutarla o di ucciderla. In ambedue i casi l'umano interferisce per sentirsi buono o cattivo. Molti bambini, se non tutti, ucciderebbero l'ape, come ucciderebbero una lucertola o un altro animaletto. Molti bambini, se non tutti, sono naturalmente portati a compiere atti ingiusti. Poi, crescendo, si vedrà cosa faranno della loro vita. Non potranno schiacciare gli avversari come se fossero api; se vorranno provare a schiacciarli, dovranno prima acquisire molta forza. L'ape intanto trova un varco, ma non è quello giusto, perché ora è alle prese con un vetro. Lei non capisce cosa sia un vetro, ma di certo non è in grado di attraversarlo. Meno che meno di pungerlo. Forse i bambini propensi ad uccidere i piccoli animali dovrebbero evitare quelli dotati di pungiglione. L'ape vola e si abbassa, ma improvvisamente incappa in un altro ostacolo invisibile: una tela di ragno. Il ragno in questione è molto più piccolo dell'ape, ma lei è bloccata dalla micidiale ragnatela. Il ragno aspetta una preda da un tempo lunghissimo. Si dice che i ragni abbiano una pazienza senza limiti. L'ape capisce quasi subito di essere stata catturata da un animale minuscolo, ma dotato di mobilità maggiore. Più si muove, più rimane invischiata nella rete. Dragonfire, un alieno alto tre metri e pesante settecento chili, osserva con estrema attenzione il dramma della natura. Il possente drago di Evolution sa che la natura impartisce lezioni ad ogni livello di dimensione e di forza. Riflette sul fatto che, qualora lui provasse a liberare l'ape, priverebbe il ragno dell'alimentazione che si è meritato coll'agguato. Con tutta la sua forza, Dragonfire non potrebbe liberare l'ape, senza farle del male. Inoltre, l'ape sarebbe in grado, una volta liberata, di togliersi di dosso i residui della tela del ragno? Il colosso verde osserva e riflette sulle varie implicazioni di un'eventuale sua interferenza. Intanto il ragno, che non ha tempo da perdere in riflessioni filosofiche, avvolge sempre più l'ape nella sua tela, e le inocula il suo veleno. In breve, nessun intervento è più possibile, giacché l'ape è comunque perduta, e la sua vita si spegne velocemente. Dragonfire non è frustrato, come lo sarebbe un essere umano. Dragonfire conosce molto bene in quale ambito può interferire con le esistenze altrui. Chiamiamolo destino o ordine delle cose: quando l'alieno verde giunse sulla Terra acquisì un diritto incommensurabile di interferire nelle altrui esistenze. Dragonfire decise di collaborare con il dottor Occulto e con i mutanti di Evolution. Il drago alieno scelse il bene, inteso non come intervento su interi popoli, bensì come individuazione di singolarità da preservare. Dragonfire non organizza rivoluzioni, perché si rende conto che le implicazioni sarebbero incalcolabili. Non esiste un giusto ed uno sbagliato, ma solo punti di vista. Per l'ape sarebbe stato giusto scappare dalla rete del ragno. Per il ragno sarebbe stato ed è giusto mangiarsi l'ape. Si dice che la storia sia scritta dai vincitori, e loro narrano i fatti in maniera tale da risultare ancora più meritevoli. Il ragno non ha velleità di storico, e continua il suo lavoro, incurante della presenza del drago. Il drago non si offende, perché ognuno ha un ruolo da svolgere, e sente che presto sarà chiamato ad agire. Oggi ha osservato, domani determinerà la storia. Il destino ha deciso che Dragonfire dovrà vedersela con una banda di nichilisti, decisi a distruggere il mondo. Nella loro pazzia, pensano che il mondo possa essere distrutto da cretini come loro, e chiacchierano a dismisura. Dragonfire sente che gli eventi si stanno allineando, come pare facciano i pianeti; in realtà l'allineamento dei pianeti è solo un punto di vista. I pazzi di turno non hanno paura di morire, anzi ne sarebbero lieti. Ma prima intenderebbero distruggere qualunque cosa. Il loro capo è il più pazzo della banda, ma anche il meno ignorante. Lui sa di poter fare danno, di uccidere, di bruciare, ma fino ad un certo punto. Ai suoi però racconta che nella loro azione finale faranno sfracelli cosmici, ma del resto certa gentaglia non merita di conoscere la verità. Sfortunatamente per gli abitanti della città, la setta dei nichilisti si è in qualche modo procurata un ordigno nucleare, piccolo, ma in grado di abbattere numerosi edifici, e di saturare di radiazioni un'area molto più vasta. Dragonfire non conosce ancora la tipologia dei suoi prossimi nemici, ma è pronto come sempre a sbaragliarli. Questa non sarà un'interferenza, perché il suo ruolo cosmico è appunto quello di fermare il male. I nichilisti mesi fa iniziarono a cercare una bomba atomica. Potrebbe sembrare una barzelletta o una faciloneria, ma è possibile comprare addirittura una bomba atomica. In certe nazioni, c'è la libera vendita delle armi da fuoco di piccolo calibro, ma anche dei fucili d'assalto; basta pagare, e raccontare di avere necessità di difendersi. Certo: un fucile d'assalto dovrebbe stare in tutte le case, nel caso in cui capitasse di essere assaliti da un commando di terroristi! In nessun paese è possibile comprare liberamente gli ordigni nucleari, però su internet molti siti spiegano come costruirne uno. Si tratta di ordigni sporchi, che rilasciano enormi quantità di radiazioni, ideali per un attacco terroristico. Come se non bastasse, ci sono militari senza scrupoli, in grado di trafugare dagli arsenali le componenti di una rudimentale bomba atomica. I nichilisti hanno rapinato banche, prevalentemente in cittadine di provincia; con i proventi di quei crimini ne hanno finanziato uno molto più grosso. I media danno poco risalto agli assalti alle piccole banche, specie quando sembrano episodi isolati. La setta era composta da decine di accoliti votati alla morte, e molti di loro effettivamente riuscirono a farsi ammazzare nel corso delle rapine suddette. Il capo ed alcuni fidati pazzi furiosi hanno quindi rapito un fisico nucleare. La setta disponeva di tutte le componenti della bomba atomica, ma essere pazzi non presuppone la capacità tecnica di costruire armi efficienti. Per progettare ed assemblare armi letali occorrono persone a loro modo geniali, sebbene disturbate. Tra minacce e botte, il fisico nucleare rapito finisce di montare la bomba. Pensa che ora lo lasceranno libero, ma evidentemente la sua genialità non è equamente diffusa in tutto il cervello. Altrimenti come potrebbe credere ad una simile fandonia? Il capo in persona prima lo ringrazia, poi gli taglia la gola. Il fisico nucleare pensa, mentre la vita lo abbandona velocemente, che forse avrebbe dovuto scegliere una professione differente. La bomba atomica non è grandissima, ma è troppo pesante per essere trasportata da una persona sola. Poco male: basta caricarla su un furgone, ed il gioco è fatto. Finora i terroristi sono riusciti a mantenere il massimo riserbo sulle loro azioni, ma adesso si sentono in dovere di gridare al mondo il loro delirante messaggio. Se avessero patto deflagrare la bomba atomica all'interno di un garage sotterraneo, sarebbero riusciti nel loro intento, ma le teatralità dove la mettiamo? I criminali seriali sovente vengono fermati solo perché si sentono in dovere di fare i pagliacci, e telefonano alle tv ed ai detective che indagano su di loro. I nichilisti, sopravvissuti alla loro stessa follia, riescono pertanto a trasportare l'ordigno micidiale all'ultimo piano di un grattacielo. Il montacarichi sobbalza, ma arriva alla fine della corsa. A questo punto, i nichilisti, asserragliati in cima al grattacielo, annunciano al mondo la loro decisione di bruciare l'intera città nel fuoco nucleare. La città non brucerebbe interamente, ma il danno sarebbe comunque impressionante. Il capo dei pazzi è al corrente dei limiti della bomba, ma, come si è detto, non perde tempo a spiegarlo alla marmaglia esagitata, che sogna una fine del mondo biblica. Ammesso che nella bibbia se ne parli. Da questo momento in avanti, Evolution si pone in allarme rosso. La Maga sonda a distanza le menti dei nichilisti, e le trova in preda ad un'esalazione al massimo stadio. Sono quasi tutti drogati persi, pronti a distruggersi e distruggere in qualsiasi momento. Le forze di polizia entrerebbero in azione, ma la situazione è senza precedenti. Non si tratta di liberare degli ostaggi, bensì di impedire ai criminali di attivare la reazione a catena di una bomba atomica. Poi la situazione precipita, ma solo Evolution, grazie ai poteri psionici del dottor Occulto e della Maga, ne è al corrente: la reazione a catena è già stata attivata. Radiazioni micidiali escono dalla macchina di morte, trasformando i nichilisti in zombie, con pochi minuti da vivere. Dolori atroci attraversano i corpi devastati, dimostrando quanto poco poetico sia morire. Il capo della setta forse fa in tempo a rinsavire, forse no. Lui e la sua amante muoiono mano nella mano, ma non fa meno male. Le forze naturali si stanno scatenando, con la loro cieca potenza. Nessun mutante di Evolution potrebbe intervenire, senza lasciarci le penne. Nessun componente del super-gruppo, eccetto Dragonfire, potrebbe mettere le zampe sulla bomba e sopravvivere. Dragonfire fa molto di più: Kong lo trasporta in volo, mediante il suo velivolo multifunzione, poi il drago salta. Kong si allontana velocemente, per evitare le radiazioni in rapida ed incontrollata crescita. Il drago alieno cade sempre più velocemente; grazie al potere di Navigatrice sa dove si trova la bomba. L'impatto è a dir poco devastante: Dragonfire sfonda con estrema facilità il tetto ed il solaio, e solo la sua coda gli impedisce di proseguire oltre. La drammaticità del momento è massima. Gli occhi ciechi dei terroristi defunti sono volti verso l'alto, come ad accogliere l'angelo della morte. Dragonfire non è un angelo e neppure un demone, bensì una forze della natura. Le radiazioni tentano invano di avere la meglio anche su di lui. La bomba atomica sembra essere diventata senziente, e si prepara a cantare un inno al fuoco divoratore. I drago non è particolarmente impressionato, e spalanca le fauci per mostrare alla bomba in cosa consista un vero fuoco cosmico. Nessuno sulla Terra potrebbe fare ciò che Dragonfire fa con naturalezza. La fiamma cosmica del possente alieno scaturisce con una tale energia da annichilire la reazione nucleare stessa. Il tempo pare arrestarsi, mentre tutto ciò che si trova all'ultimo piano del grattacielo, e sopra, cessa semplicemente d'esistere. Eccetto ovviamente Dragonfire, il cui elemento naturale è appunto il fuoco. Nessuna esplosione nucleare ha luogo quella sera, sostituita da una luminosità ultraterrena. In cima ed in mezzo a tutto ciò, il colossale Dragonfire, che ripensa al concetto di interferenza, ed anche al piano del destino che ha voluto che lui si trovasse nel posto giusto al momento giusto. Il piccolo ragno, incurante di tutte le considerazioni cosmiche, prosegue con il suo lavoro. Quell'ape è veramente grossa, ma lui la mangerà tutta, oppure dovrà conservarla nella sua dispensa. Nell'alveare, l'ape regina si rende conto che ormai la sua suddita è defunta. La scintilla di consapevolezza, che animava l'ape, torna alla mente collettiva dell'alveare, recando con sé nuove istruzioni da annotare nel manuale di comportamento durante le missioni all'esterno.

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