domenica 3 ottobre 2010

ODIO SELVAGGIO_libro 3°_102° episodio

Lukas ha sempre provato un grande odio nei confronti di chiunque. Da piccolo, era un bimbo insopportabile, che non legava in alcun modo con i coetanei. Non ebbe mai la scusa di una famiglia povera, o della mancanza di amore da parte dei genitori. Nonostante fosse un piccolo bastardo, Lukas era amato dalla mamma e dal papà. Quei due cretini non si rendevano conto che quel marmocchio avrebbero dovuto abbandonarlo nei boschi, sperando che qualche lupo lo divorasse. Solo così Lukas avrebbe fatto qualcosa di utile per il mondo: riempiendo lo stomaco di qualche carnivoro selvatico. Lukas strappava le ali alle mosche, ma il suo sogno era quello di strapparle ai passeri, ai colombi, finanche alle aquile. Quel piccolo brufoloso topo di fogna non aveva amici perché nessuno era così pazzo da stargli vicino per più di mezz'ora. Per lui era normale colpire con calci e pugni a tradimento, in maniera possibilmente dolorosa, e poi fare finta di niente. La sua faccia da angioletto funzionava quasi sempre cogli adulti. I genitori furono costretti a ritirarlo da scuola, ma non perché non fosse in grado di seguire i programmi. Lukas era sufficientemente intelligente da dedicare una minima parte del suo intelletto alla scuola, mentre la sua anima maledetta studiava nefandezze sempre più grandi. Quando i suoi compagni di classe seguivano i vaneggiamenti degli insegnanti, Lukas disegnava teschi, arti mozzati, sangue a fiumi. Ma il suo non era, come potrebbe pensare qualche stupidotto, un talento artistico dark. Lukas in classe architettava cosa avrebbe combinato nel pomeriggio, ed erano sempre carognate. I professori parlarono molte volte con i genitori di Lukas, ma quei due deficienti continuavano a circolare con gli occhi foderati di prosciutto. Due stupidi radical chic, di quelli che giustificano anche i criminali, ritenendo che tutta la colpa sia del “sistema”. Gente con un sacco di soldi in tasca ed in banca, che però ostenta una quasi povertà di facciata, per non offendere i poveri veri. I poveri veri non si offendono se regali loro dei soldi, ma i radical chic preferiscono emettere aria fritta, e tenere i soldi al caldo. Lukas viveva in una villa, non in un casermone periferico. Lukas aveva una sua camera, piena di giocattoli che pochi tra i suoi coetanei osavano sognare. Lukas, quel piccolo bastardo, faceva gli scherzi alla donna di servizio. E lei, retribuita in nero da due che sostenevano a parole il dovere civico di pagare le tasse fino all'ultimo centesimo, subiva per paura di essere licenziata. Lukas odiava anche la “serva”, come la chiamava spudoratamente; avrebbe voluto ucciderla, come aveva già fatto con tanti piccoli animaletti. Quella Caterina avrebbe voluto vederla perdere sangue da mille ferite, prima di farla morire urlando. I genitori di Lukas, per quanto imbecilli fossero, si misero finalmente in testa di portare il bastardo da uno psichiatra. Forse avrebbero dovuto portarlo da un esorcista. Lukas allora si fece furbo, e prese in giro anche quel luminare delle chiacchiere. Per Lukas fu estremamente facile rivoltare la frittata: erano gli altri a volergli male, non lui a loro. Fu così che i genitori del topo di fogna lo ritirarono dalla scuola, ma solo perché si erano convinti che tutti complottassero contro di lui. Lukas ebbe allora più tempo per andare in giro, a tagliare le gomme alle auto parcheggiate, a rompere le lampadine dei lampioni, a tirare fiondate ai gatti, a fare inciampare e cadere le donne con i bambini in braccio. Una volta, deciso a combinare qualcosa di significativo, si recò in una stazione della metropolitana. Attese che rimanesse una sola persona, in attesa del treno; poi la spinse sotto la motrice. Era un'anziana con il bastone, che si reggeva a malapena in piedi, e Lukas la uccise con gioia sopraffina. Non avrebbe osato farlo se fossero state presenti altre persone, ma la sua attesa paziente fu ricompensata dal rumore delle ruote d'acciaio che stritolavano le vecchie ossa. Un unico rammarico: la vecchia non aveva fatto in tempo ad urlare! Il conducente del convoglio non ebbe assolutamente modo di frenare, e quella scena lo sconvolse per anni. Lukas quella sera festeggiò nella sua camera, e la stupida madre fu felice di vedere e sentire l'euforia del bastardo. Aveva quattordici anni, e già si era macchiato di un omicidio premeditato. I suoi coetanei pensavano alle ragazzine ed ai videogiochi; lui sognava di ammazzare il padre e la madre, ma aveva ancora bisogno di loro. Li odiava, quei due fessi, e godeva quando si bevevano tutte le sue frottole su buone azioni che, se si fossero concretizzate, lo avrebbero costretto a vomitare. Figlio unico di due liberi professionisti benestanti, Lukas si sentiva blindato. Nella peggiore delle ipotesi, se fosse finito in galera, avrebbero speso tutto pur di pagargli il più costoso tra gli avvocati. Meglio tenerli ancora in vita; meglio sopportarli ancora per qualche anno. Poi finalmente il salto di qualità tanto auspicato: Lukas si accorse di potere produrre danni con il pensiero. La sciocca serva correva continuamente al cesso, perché Lukas scatenava in lei coliche feroci. Una volta tuttavia Lukas temette di avere fatto il passo più lungo della gamba. Il padre lo aveva irritato con la sua disgustosa benevolenza nei confronti degli zingari, ed allora un fiume di nera energia era scaturita dalla testa di Lukas. Aveva colto il padre mentre camminava; subito cadde in ginocchio, a causa di una fitta micidiale al cuore. Lukas aveva scatenato un infarto con il solo pensiero, ed era felicissimo di possedere questo potere terribile. Sennonché fece violenza contro se stesso, per interrompere la pressione mentale che avrebbe facilmente ucciso lo stupido ometto. Per molte notti sognò di averlo ucciso: di aver ammazzato suo padre. Per molte notti Lukas pianse dalla rabbia, per non averlo fatto. Intanto suo padre era ricoverato in terapia intensiva coronarica, dove lottava tra la vita e la morte. Ora Lukas ha diciotto anni, ed è un adulto in grado di ereditare dai genitori. Il piano pensato a lungo prende vita. Di prima mattina, un ragazzo agitato si presenta ad una stazione di polizia. Non sembra in grado di descrivere razionalmente quel che gli è accaduto. I poliziotti lo invitano a sedere, e con calma cercano di ricostruire i fatti. Lukas, perché di lui si tratta, racconta di essere tornato a casa, dopo una notte in discoteca, e di avere trovato ambedue i genitori orrendamente assassinati. Il potere mentale che lui ha imparato a padroneggiare ammanta di verità ogni dichiarazione quantomeno sospetta. Quando un figlio trova i genitori assassinati, i poliziotti di solito lo smascherano in ventiquattro ore. Non è detto che tutti i figli che scoprono l'assassinio dei genitori siano stati loro ad ucciderli, ma le statistiche depongono in tal senso con percentuali molto alte. Idem per il marito che rincasa e trova la moglie impiccata, o svenata, o accoltellata. Idem per la moglie che paga dei sicari, e si procura un alibi per essere da qualche parte mentre lo eliminano. I dilettanti non resistono all'interrogatorio degli sbirri: cadono subito in contraddizione. Lukas no; il sordido elemento ha superato tutti gli esami universitari raccontando cose senza senso ai docenti, che però hanno creduto che stesse rispondendo come un libro stampato. Così la procura apre un'indagine, che chiude quasi subito, attribuendo l'omicidio ad ignoti. Lukas collauda il suo potere in pubblico, risultando affranto ed inconsolabile. Tutti quelli che lo incontrano non si accorgono che sta ridendo loro in faccia; tutti si commuovono per il suo lutto. Ora finalmente ha la casa tutta per sé, e tanti soldi a disposizione. La sua pazzia si scatena al massimo, allestendo nelle cantine delle vere sale di tortura. Ricorda la faccia dei suoi genitori poco prima che schiattassero. Un attimo prima che li ammazzasse a rasoiate. Forse solo allora hanno compreso quale mostro avessero messo al mondo. Da giorni, ragazze spariscono con frequenza preoccupante; poi i loro corpi seviziati e squartati vengono trovati nelle discariche e nel fiume che attraversa la città. Il delinquente non cerca neppure di allontanare da sé i sospetti, perché ormai il suo potere mentale gli ha creato attorno un ombrello molto vasto di rispettabilità. La gente si rifiuta anche solo di ipotizzare che lui non sia un “gran bravo ragazzo”. Una notte offre un passaggio ad una bella ragazza, e lei naturalmente non lo rifiuta. Mentre la conduce nella sua tana, lei si domanda come abbia potuto accettare di salire in auto con uno sconosciuto. Non sa rispondersi, ma ormai è come una mosca nella tela di un ragno: si muove, e pensa di muoversi, sempre meno. La ragazza è uno splendore, ma Lukas odia lei come odia chiunque. A lui non interessa emulare i serial killer che identificano le vittime con la madre, e confondono l'amore con la morte. Lukas vuole solo infliggere dolore; meglio ancora se per farlo deve distruggere la bellezza. In un barlume di lucidità, la ragazza pensa che non avrebbe dovuto indossare quel vestito bianco, che copre molto poco del suo corpo appetitoso. In effetti Lukas è stato attratto dal bianco, poi ha notato il resto, ma il sesso non c'entra. Coltelli affilati sono pronti a sezionare le carni delicate. Il potere del malvagio soggetto dovrebbe riuscire a mantenerla zitta e viva fino all'alba. Poi neppure un miracolo potrà impedire che la morte la tragga a sé. Lukas ha progettato trattamenti inenarrabili, e si lecca le labbra pregustando il sangue, il dolore e la distruzione emotiva, che precederà quella fisica. Questo è però il momento in cui nella storia interviene un fattore esterno inaspettato. Qualcuno suona alla porta, costringendo il criminale a deporre il primo coltello della serie. Oltremodo infastidito, si chiede chi abbia potuto superare la sua barriera psichica, e come abbia fatto. Lukas apre la porta allo scocciatore, che si rivela essere una scocciatrice. Lo sguardo della Maga affonda in quello di Lukas, bloccando ogni suo movimento. Ciò che lui ha fatto molte volte agli umani, ora la Maga lo sta facendo a lui. La mutante psionica di Evolution capisce che chi le sta di fronte è lui stesso un non umano. Lo sciocco individuo ha ritenuto di poter produrre uno scudo psichico di quelle dimensioni, senza renderne conto agli altri mutanti dotati di super-poteri mentali. Come poteva sperare di sfuggire alla percezione del dottor Occulto, della Maga e di Navigatrice? La risposta risiede probabilmente nella grande presunzione che pervade ogni comportamento di Lukas. Il pazzo si sente una specie di anticristo, ma è solo un dilettante. Tuttavia la Maga nota che il suo avversario dispone di molta energia, che gli consente di scivolare lentamente fuori dalla presa psichica da lei evocata. Lukas sfrutta l'odio feroce che riempie il suo corpo, la sua mente ed anche la sua anima. La Maga si è distratta, e Lukas si volta e scappa. Ora però la mutante ha preso le misure dell'avversario, ed il suo prossimo attacco lo ridurrà ad un vegetale. La Maga allarga la sua percezione sottile, per capire in quale stanza si sia nascosto il nemico. Lui corre in cantina, dove afferra un pugnale, deciso ad uccidere la ragazza sua prigioniera. Poi cambia idea: catturerà anche quell'altra stupida, e le ucciderà entrambe. O forse costringerà l'una ad aggredire l'altra, con la promessa di aver salva la vita. Il potere di Lukas è più grande di quanto lui stesso immagini. Se si disciplinasse, potrebbe ottenere risultati superiori alle più sanguinarie aspettative. La Maga si muove cautamente all'interno della casa del criminale. Lui viceversa rimane fermo, sfruttando tutta la sua forza per diventare invisibile a chiunque. In uno scontro diretto, la Maga lo sconfiggerebbe abbastanza facilmente, ma ora Lukas intende attaccarla con un'arma fisica, non con poteri che non sono ancora sviluppati ed affidabili. La Maga rischierebbe la vita se il dottor Occulto avesse commesso l'errore di sottovalutare Lukas. La mutante psionica è stata apparentemente gettata allo sbaraglio, e Lukas si prepara ad ucciderla. Preferirebbe ferirla e poi torturarla, ma un coltellaccio da caccia non è un'arma chirurgica. La Maga mostra di non essere una sprovveduta, scartando di lato, evitando di poco il fendente micidiale. Lukas capisce di essere stato buggerato, ma il ghigno dipinto sul suo volto dice che per lui il combattimento è solo iniziato. La Maga potrebbe friggergli il cervello, ma sorprendentemente si rilassa, come se si offrisse al coltello dell'assassino. Lui allora urla e scatta in avanti. Si sente veloce come una belva della jungla, ma non è così, perché la vera belva della jungla è appena entrata in scena, con una velocità decisamente non umana. Si ode il suono spaventoso di tessuti e carni sezionati in profondità: taglio e risucchio assieme. Lukas regge ancora il coltellaccio, ma il suo corpo non vuole saperne di muoversi. Si chiede come mai le gambe non rispondano ai suoi ordini, ed abbassa lo sguardo. Ciò che vede è un disastro di visceri fumanti, che traboccano da una ferita enorme. Colano al suolo, accompagnati dal sangue nero che lui abbia mai visto. Poi Lukas cade in ginocchio, ed il pugnale sfugge alla sua mano morente. La Maga e Ferox guardano con distacco ciò che resta di quel sordido individuo. Poi escono precipitosamente per sfuggire al tremendo fetore prodotto dai gas che fuoriescono da quell'addome disintegrato dai formidabili artigli della donna leopardo.

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