domenica 31 ottobre 2010

HALLOWEEN_libro 3°_106° episodio

Le popolazioni celtiche credevano che, alla fine di ottobre, nella notte che precede la festa di tutti i santi, i morti tornassero sulla Terra. Terminata l'estate, le forze del male e della morte si scatenavano in una notte magica. Poi finiva lì. Il consumismo dei giorni nostri si è appropriato di questa tradizione non cristiana, e finanche i cinesi festeggiano Halloween. I preti storcono il naso, ma ormai nessuno o quasi dà più retta ai preti. Nei tempi moderni, i giovani escono a far festa, mascherati da zombie e streghe. Ai media non risulta che avvengano spargimenti di sangue, sabba e materializzazioni di demoni, per cui la tradizione celtica è ben accolta ed attesa. Carri allegorici attraversano questa come altre città di tutto il mondo. È l'ennesimo carnevale, grazie al quale ci si può lasciare andare a scherzi e piccole trasgressioni. Una festa notturna a tema, con travestimento obbligatorio. Il dottor Occulto, capo del super-gruppo Evolution, detiene informazioni e conoscenze precluse ai comuni mortali. Lui è il più potente telepate del pianeta, ed è anche un mago. Poteri psichici e magici permettono ad Occulto di vedere ben oltre la soglia. Gli umani non sanno dell'esistenza di altri piani dell'esistenza, coesistenti con il nostro. Gli umani sono in difficoltà con il traffico automobilistico; figuriamoci se il loro cervellino può iniziare a comprendere la complessità dell'esistente. Gli umani non occupano il più alto gradino dell'evoluzione; forse non lo hanno mai fatto. Lo hanno creduto e lo credono ancora, ma non è così. La Natura ha creato i mutanti, per correggere l'errore di avere fatto scendere talune scimmie dagli alberi. Quando la gente si trucca da vampiro e lupo mannaro, prende sotto gamba leggende antichissime, che hanno un fondamento di verità. Occulto sa che, nella notte di Halloween, i vampiri ed i licantropi si fanno una passeggiata per le strade. Per loro è bello potersi aggirare liberamente in mezzo al gregge umano. Le creature della notte guardano gli umani, e sorridono alle parodie spesso esagerate a cui assistono. Se i vampiri non avessero il senso dell'umorismo, morderebbero sul collo quelli che si vestono da Dracula. Un minimo di fantasia, ragazzi! Travestitevi da vampiro bello ed educato, come quelli delle serie cinematografiche di culto. I licantropi graffierebbero a morte quanti cercano di imitare le loro movenze ed il loro ululato. I morti viventi di solito non partecipano alle sfilate di Halloween, perché, in quanto morti, non hanno il senso dell'umorismo. La Maga si mescola alla folla festante. Gente che cammina e corre nelle strade prive di automobili. La città è bloccata per una notte, e quasi tutti sembrano contenti. Piove e non fa di certo caldo, ma questo è l'autunno. La Maga osserva anche cogli occhi della mente, perché questo è il suo potere. Cerca di localizzare particolari vibrazioni non umane. La vista della mutante di Evolution distingue nettamente le aure degli umani da quelle dei non umani. Mentre cammina, circondata da bambini vestiti da mostri assortiti, la Maga percepisce una presenza degna della sua attenzione. Sta camminando nel senso opposto al suo, ed anche lui ora la vede. Un vampiro, che, grazie ai suoi sensi sviluppati, si rende conto di avere di fronte un altro essere dotato di facoltà che trascendono di molto quelle umane. Telepaticamente la mutante interroga il succhiasangue. Evolution non è un gruppo di inquisitori, ma i suoi componenti si sono impegnati a difendere quel che di buono c'è nell'umanità. Evolution non combatte i vampiri in quanto tali, perché la maggior parte di loro si comporta in maniera tale da non provocare ritorsioni. Maga intende appurare se quel vampiro rientri nella maggioranza, o se sia un battitore libero, convinto che quella sera la gente sia scesa in strada per farsi prosciugare da lui. Il vampiro non oppone resistenza allo scanner mentale della Maga. Evidentemente le attività di Evolution sono note, e la razza vampirica residente in città non ha alcun motivo di osteggiare l'operato dei suoi componenti. Gli umani sono distratti dalla festività celtica di Halloween, ma in tutti i casi l'incontro tra la mutante ed il vampiro sembrerebbe uno tra i numerosi che si verificano quando la gente si muove in massa. Il colloquio tra i due è prevalentemente telepatico, giacché anche il vampiro possiede un talento in tal senso. I moderni succhiasangue non ci stanno ad interpretare la parte del morto vivente. Ci sono molti modi di nutrirsi, senza dover uccidere. I vampiri urbani evitano i barboni ed i drogati; i primi sono sporchi, ed i secondi hanno il sangue intossicato. Il vampiro garantisce alla Maga che altri della sua razza circolano per le strade, attenti a bloccare sul nascere pericolose iniziative di emuli del conte Dracula. I due, la mutante ed il vampiro, si salutano come vecchi amici, e continuano a godersi la festa. Questa notte più unica che rara, pare che il pericolo più grande possa provenire dagli ubriachi. La trasgressione del travestimento si accompagna a quella della bevuta libera. La polizia ha bloccato il traffico delle auto private, perché non si inserisca tra la folla vociante. Ci sono bambini piccoli, che rischierebbero più degli adulti di essere investiti. Fulminatore assiste ad un'esibizione di umana follia, quando un automobilista più intollerante, ubriaco e pazzo degli altri, forza con il suo pesante veicolo le barriere collocate dalle forze dell'ordine. L'auto sgomma, preannunciando un pericoloso aumento di velocità. Sbanda, perché il tizio ne ha perso il controllo. Alcuni bambini intorno ai quattro, cinque anni, si trovano sulla traiettoria di quel missile terrestre. Si voltano, e fanno appena in tempo a gridare. Poi un lampo bluastro colpisce il motore, collassandolo istantaneamente. Batteria, centralina, cavi: tutto cessa istantaneamente di funzionare e di trasmettere corrente elettrica. Ma il veicolo continua a procedere per inerzia. Viaggia almeno ai sessanta chilometri orari, e si trova a due metri dai bambini. L'impatto li ucciderebbe sul colpo, se Fulminatore non colpisse una seconda volta. Un lampo rosso fuoco trasmette una temperatura insostenibile per la gomma delle ruote, che non solo rilascia istantaneamente l'aria contenuta, ma si fonde completamente in una frazione di secondo. L'auto devastata si arresta definitivamente a pochi centimetri dalle teste dei bambini, che non si sono ancora resi conto del rischio scampato. L'autista pazzo ed ubriaco vola, trascinato dall'inerzia, attraverso il vetro, ed atterra ai piedi di una donna ammantata da un costume che desta l'ammirazione dei passanti. La donna leopardo si china, con grazia felina, e posiziona uno dei suoi artigli mortali sulla gola dell'ignobile soggetto. Lui ha sbollito quasi del tutto la sbornia, ed è decisamente ammaccato per la botta contro l'asfalto. Ora però la sua anima è invasa dalla paura, perché si rende conto che Ferox potrebbe prenderlo lì dove si trova. E forse la gente penserebbe ad uno scherzo. Lo rinvenirebbero cadavere tra qualche ora, ormai freddo e dissanguato. Gli occhi di Ferox promettono il peggio, senza bisogno di parole. Lui inizia letteralmente a farsela addosso. La donna leopardo toglie l'artiglio dalla sua gola, ma, con velocità accecante, gli procura un taglio superficiale ma dolorosissimo su una guancia. La cicatrice è garantita a vita, a meno di far ricorso alla plastica facciale. Lui non si azzarda neppure a gridare, per evitare che quella furia animale affondi le sue zanne nelle sue carni. Poi la donna leopardo si alza e balza lontano, con un unico movimento fluido. Solo allora i passanti capiscono che quella era la sola, inimitabile Ferox. In un altro punto della città, un essere demoniaco ha assunto fattezze sufficientemente umane. Proviene da un'altra dimensione, attraverso un varco che si è indebolito proprio grazie a tutti quegli umani, che paiono inneggiare alla fine del mondo. Il demone è un esploratore, mandato per saggiare ed assaggiare. Dovrà rendere conto al suo grande capo, che ha un carattere bruttissimo, praticamente infernale! Dovrà relazionare sulla possibilità di accedere con maggiore facilità a questo mondo. Si chiede se gli umani, mascherati e camuffati da creature mostruose, siano impazziti in massa oppure no. Il clamore di Halloween dovrebbe svegliare i morti; invece ha destato l'attenzione dei demoni. Lui, l'esploratore, è alto, con capelli bianchi ed occhi rossi. Ovviamente questo non è il suo vero aspetto, perché quello sì che farebbe urlare gli umani! Annusa e poi nota due ragazzine, che sghignazzano di continuo. Carne fresca, pensa tra sé. Le mangerebbe anche crude, nel vero senso del termine. Il suo potere di fascinazione coglie impreparate le due giovani umane, che lo seguono con lo sguardo fisso. Le conduce all'interno di un portone poco illuminato. I passanti osservano la scena, e credono che si tratti di una seduzione di carattere sessuale. Ridacchiano, si scambiano sguardi complici, e tirano dritto. Fortuna per le due ragazze che un altro non umano si aggirava nei paraggi, ed ha seguito l'evolversi dei fatti. Il demone spalanca una bocca, che è a dir poco spaventosa, piena di denti come quelli di uno squalo. Cola bava verdastra, pregustando la carne strappata dai corpi ancora vivi e palpitanti. Non sente arrivare Kong finché non è troppo tardi. L'uomo bestia di Evolution afferra con una sola enorme mano la spalla del demone, e lo scaglia all'esterno, in mezzo alla via. Il mostro rotola e si rialza, soffiando come un gatto di settanta chili. I demoni ovviamente non porgono l'altra guancia, e questo addirittura vola addosso a Kong. Convinto di farne due o tre bocconi, non si aspetta di essere colpito da un pugno che sfonderebbe un muro di mattoni. La carne del demone è differente e più forte di quella umana, ma l'impatto è considerevole. Kong lo aspetta, fermo come una roccia. A lui non interessa se sia un demone, un vampiro o un mutante. Di sicuro non gli consentirà di affondare quelle maledette zanne nelle carni delle ragazze. La progenie dell'inferno ha però anche dei tremendi artigli avvelenati, e con essi cerca di ferire Kong. L'uomo bestia però schiva con una grazia incredibile per la sua grossa mole. Adesso il demone pensa seriamente a come smarcarsi da quella situazione troppo impegnativa, che ha probabilmente compromesso la sua missione. Con un balzo, afferra da dietro un passante, e lo usa come scudo. Si allontana lentamente, tenendo d'occhio il mutante di Evolution. Per la seconda volta nel corso di pochi minuti subisce una brutta sorpresa, ma questa volta la sorpresa è verde, alta tre metri, e pesante settecento chili. Dragonfire non lo afferra per una spalla, bensì per l'intero dorso. Lo solleva come fosse un giocattolo, e lo scaglia con facilità estrema contro un cartellone pubblicitario metallico. Il demone potrebbe sfruttare i suoi poteri per rallentare l'impatto, ma l'azione del drago è stata a dir poco fulminea. Un dolore di ossa fracassate attraversa il corpo preternaturale, che sfonda il cartellone, e piomba ad alta velocità contro il muro retrostante. Kong arriva qualche secondo prima di Dragonfire, ed entrambi assistono alla metamorfosi del demone, che perde il controllo del proprio corpo fracassato. Nell'inferno di provenienza, il suo capo capisce che ora la situazione rischia di degenerare veramente, visto che il possente drago si accinge ad incenerire l'incauto nemico. Un portale di emergenza si apre appena in tempo, ed inghiotte l'esploratore sconfitto. I demoni non sono inclini alla comprensione ed al perdono, ma questa battaglia non poteva in alcun modo essere vinta. La gente acclama i due eroi, che chiaramente non sono degli umani con un bel costume addosso (specie il drago). Tra quelli che acclamano, ci sono alcuni rettili spaziali, in visita sul pianeta Terra. Sono decisamente meno monumentali di Dragonfire, ma riscontrano in lui una lontana parentela. Inneggiano al drago, come al degno rappresentante della confraternita cosmica degli scagliosi verdi. Gli altri di Evolution si raccolgono attorno al drago, felici di aver partecipato a quella bella festa, nel corso della quale sono anche riusciti a fare un po' d'allenamento.

domenica 24 ottobre 2010

FRENESIA DELLA BATTAGLIA_libro 3°_105° episodio

La città del Giglio si affaccia sul mare interno. Il suo golfo è in grado di consentire l'ormeggio di navi di grosse dimensioni. La forma del golfo della città del Giglio è tale che le mareggiate raggiungono solo in parte la riva. Significa che tutte le operazioni di carico, scarico e riparazione delle navi possono essere effettuate anche con la brutta stagione. Più ad ovest si trova la città della Rosa, che è rivale della città del Giglio nel commercio nel mare interno. La città della Rosa non dispone di un porto assimilabile a quello della città del Giglio, ma le sue navi solcano comunque numerose il mare interno. Quelli della Rosa odiano quelli del Giglio, che sono favoriti dalla conformazione della costa. I marinai della Rosa si sentono però più forti ed abili di quelli del Giglio, visto che devono fare i conti con il mare anche quando le navi sono ormeggiate. Le città del Giglio e della Rosa sono in guerra, perché le loro rotte commerciali si sovrappongono e si intersecano troppo spesso. La città del Tulipano, si trova a centinaia di chilometri dalla città del Giglio, e, sebbene si affaccino ambedue sul mare interno, non dovrebbero sussistere motivi di attrito. Tuttavia anche la città del Tulipano ha dichiarato guerra alla città del Giglio, che pare essere in nemico da battere nel piccolo mondo che gravita sulle sponde di quel piccolo mare. Il quadro si complica ulteriormente, dato che la città della Margherita, che sorge sulla costa del medesimo mare, in un punto lontanissimo dalle città precedentemente citate, ha anch'essa dichiarato guerra alla città del Giglio. Naturalmente, per salvaguardare l'ipocrisia politica, ai popoli in guerra non è stato raccontato che dovranno versare il sangue in nome del commercio. I politicanti aggressori, della Rosa, del Tulipano e della Margherita, si sono inventati una crociata contro la città del Giglio. Arruffapopolo specializzati aizzano gli stupidi umani, sostenendo che il nemico adori idoli, che sarebbero nemici delle divinità in auge in quel contesto. Se gli esseri umani fossero intelligenti come dicono, non si imbarcherebbero mai in una crociata in nome di una divinità, contro un dio adorato da qualcun altro. Che gli dei se la sbrighino tra di loro, giacché gli uomini devono risolvere problemi ben più concreti. Gli arruffapopolo però sanno per istinto che, grazie alle grida ed alle emozioni indotte, le chiacchiere più stupide, le menzogne più orrende, le affermazioni impossibili da verificare fanno leva sui pochi neuroni in dotazione al popolino. Ed allora eserciti di straccioni si armano di forconi, di vanghe e della balestra del nonno, e partono via mare per sconfiggere il demone di turno. Messaggeri a cavallo e piccioni viaggiatori trasportano missive che coordinano le operazioni belliche. I re delle città che hanno dichiarato guerra al Giglio sperano di vincere grazie alla quantità degli armamenti. Navi a vela e galere propulse da rematori partono da un porto della Margherita, che si trova nell'estremo oriente del mare interno. Impiegano quasi un mese per giungere dove le navi degli alleati le attendono. I detenuti che remano nelle galere sperano in una vittoria, che per loro significherebbe la libertà. Nessuno degli aggressori pensa che dovrà massacrare innocenti civili. Forse qualcuno addirittura ci conta, per sfogare la sua naturale malvagità. La città del Giglio non ha scelta, ed affronta in mare aperto le forze soverchianti degli avversari. Solo alcune navi dispongono di rudimentali cannoni, che sparano grosse palle di pietra. A volte, i cannoni scoppiano in faccia agli artiglieri, appiccando nel contempo fuoco alle vele. Gli aggressori hanno adottato le bandiere rosse, per distinguersi da quelli del Giglio, le cui bandiere sono blu. I velieri rossi urtano i velieri blu, con grande rumore di fasciame frantumato. Altre navi impiegano ancora la strategia sempre valida dello speronamento. Tuttavia sovente la nave che sperona finisce sul fondo del mare assieme a quella speronata. Succede quando riposta essa stessa danni nello scontro, e non riesce a sganciarsi dalla fiancata sfondata. Fanti armati di lance e fionde scagliano le loro armi contro avversari che si trovano su velieri in rotta di collisione. Tutti gridano e si esaltano. I rossi ed i blu sono convinti di essere i buoni e di combattere contro il male. Tutti buoni e nessun cattivo. Da una parte e dall'altra gli umani pregano gli dei, sperando di non lasciarci le penne. Male che vada però tutti sperano di accedere al paradiso. Le divinità di solito non hanno tempo da perdere con l'idiozia umana. Le preghiere di quel volgo idiota finirebbero nel vuoto se uno tra gli dei non prestasse loro attenzione interessata. Chi se non il dio della battaglia e del massacro? Invisibile agli occhi di quegli stupidi mammiferi assetati di sangue, il dio scende in mezzo a loro, e trae grande godimento nel contare le prime vittime dello scontro tra i due eserciti. A lui non interessa chi abbia ragione, purché si ammazzino reciprocamente di botte e mazzate. Pervade l'anima di questo e di quello, che si scagliano avanti incuranti delle ferite subite ed inferte. Poi i corpi perdono letteralmente i pezzi e muoiono; così il dio ne invasa altri. La carneficina continua per un giorno intero; i ponti delle navi ancora a galla sono resi scivolosi dal sangue. Alla fine, la stanchezza prende il sopravvento, e la battaglia navale cessa. Le navi del Giglio si allontanano verso la città, per prepararsi alla difesa estrema. Gli aggressori contano le vittime, che finiscono in pasto ai pescecani, accorsi in massa a quella festa tra idioti. Buttano in mare anche i feriti, perché questa è la volontà del dio della guerra. Non è finita: bisogna prepararsi per l'assedio, che, data la consistenza delle mura della città, si preannuncia lungo e sanguinoso. Il dio della guerra è fondamentalmente un demone del sangue, che esiste da quando queste stupide scimmie sono scese dalle piante, ed hanno iniziato ad uccidersi reciprocamente per un motivo o per l'altro. Tutti gli idioti che si sono massacrati hanno reso più forte il dio della guerra, che pregusta il seguito, come se avesse appena assaggiato l'antipasto. In un altro punto dello spazio-tempo, il formidabile Dragonfire avverte il richiamo del destino; non gli è chiaro in cosa consista, ma lo scoprirà presto. Il drago verde, amico dei mutanti terrestri di Evolution, percepisce la realtà in una maniera estremamente sottile. È ben conscio del suo ruolo nell'ordine delle cose, ed è sicuro che sarà presto chiamato a combattere le forze del male. Il drago alieno flette i muscoli senza pari, mentre la sua super-fiamma pare pregustare il momento in cui sgorgherà invincibile dalle fauci. Nella città del Giglio, tutti corrono a presidiare le mura, a rifornire di frecce gli arcieri, a fare bollire l'olio da buttare addosso agli scalatori. Chiuse le porte, tra la città ed il mare rimangono alcuni piccoli insediamenti. I pescatori ed i contadini cercano di scappare, ma la città è loro preclusa. Si trovano tra due fuochi, in un luogo dove non vorrebbero mai stare. Poi inizia lo sbarco, e la marmaglia semi impazzita dei rossi corre verso le mura della città del Giglio. Sulle mura, i difensori si preparano a vendere cara la pelle, ma per ora non intendono sprecare le frecce su quei cretini privi di armatura. Gli arcieri hanno l'ordine di abbattere i cavalieri, e, se dovessero non farcela a superare l'acciaio delle armature, toccherebbe ai poveri destrieri mordere la polvere, e morire nel sangue. Come una marea di fango, l'avanguardia si precipita contro le povere casupole, depredando ed uccidendo. Gli uomini resistono, vendendo cara la pelle, ma le donne ed i bambini non hanno scampo. Non è chiaro in nome di quale divinità quella gentaglia intenda uccidere degli innocenti. Lavorano tutti per il dio della guerra, ma non lo sanno, e lui non si cura degli insetti. Un bimbo si trova abbandonato in mezzo al caos, perché la madre è stata aggredita da un sordido individuo che intende violentarla. Nel giro di pochi secondi il piccolo umano potrebbe essere calpestato ed ucciso senza pietà. Potrebbe accadere se il ruggito del drago non attraversasse le barriere dimensionali, preannunciando la venuta di Dragonfire. Una paura atavica corre lungo la spina dorsale della feccia umana intenta a seviziare ed uccidere. Nessuno, per parecchi minuti, osa muovere un muscolo. Finché, con un fragore di tuono, un portale dimensionale frantuma il tessuto dello spazio-tempo, permettendo l'arrivo del drago. Il portale si richiude, mentre le poderose zampe del potentissimo rettile affondano nel terreno. I cavalieri sono ancora lontani, ed i fanti devono fare affidamento sulle loro forze. Si chiedono se quelli sia uno degli idoli adorati dalla città del Giglio. Allora è vero ciò che si dice sul loro conto. Dragonfire raccoglie da terra il piccolo umano, che nella sua zampa formidabile quasi scompare. Il bambino non mostra paura, perché l'alieno ispira la massima sicurezza nelle forme di vita più fragili ed inermi. Solo uno dei pazzi aggressori osa scagliare la sua lancia addosso al drago; ma nulla può quel debole acciaio, propulso da deboli muscoli. Senza neppure degnarlo di uno sguardo, Dragonfire scaglia verso di lui una codata di immane potenza. L'umano comprende, seppur in ritardo, di avere commesso un suicidio, sfidando il demone in forma di drago. La coda non lo raggiunge, ma lo spostamento d'aria lo scaglia a decine di metri di distanza. I fanti si danno alla fuga urlando. Mentre loro si girano per scappare, il loro simile interrompe il suo volo contro una capanna. Attraversa come un proiettile una parete di fango disseccato, e si frantuma numerose ossa, comprese le vertebre cervicali. Dragonfire si avvicina a grandi passi alla porta della città del Giglio. Dalle mura hanno assistito alla manifestazione della sua forza, e nessuno prova a mettere alla prova la sua pazienza. Il drago, reggendo il bimbo in una zampa, usa l'altra per bussare. Il rimbombo è tale che nessuno può ignorare quella gigantesca presenza verde e scagliosa. Dopo una rapida consultazione, gli addetti alla porta aprono i battenti. Si sono detti che il drago ha bussato per pura cortesia; avrebbe benissimo potuto, con pochi colpi super potenti, frantumare il legno spesso e stagionato. La folla mantiene una distanza di sicurezza dal gigante verde, che entra nella città. Giunto in uno spiazzo, Dragonfire deposita a terra il piccolo a cui ha salvato la vita. Il bambino non piange perché capisce che l'alieno ora ha altro di cui occuparsi. Numerose donne accorrono, per rifocillare la piccola creatura, che segue con lo sguardo il drago che si allontana. La venuta di Dragonfire suggerisce numerose riflessioni, subito interrotte dall'attacco delle truppe rosse. I difensori riversano sugli aggressori pietre, olio bollente e frecce. Gli attaccanti schierano catapulte, con le quali lanciano massi contro il muro e la città stessa. Chi ha costruito la città del Giglio ha scelto una collinetta, per cui gli attaccanti si trovano in ulteriore svantaggio. L'assedio potrebbe durare mesi, se non fosse per un passaggio segreto, che passa sotto le mura. Si tratta di un canale fognario abbandonato e non occluso. Gli aggressori hanno corrotto e pagato profumatamente l'ex capo degli sbirri della città. Anche in questo caso, il tradimento riesce dove falliscono le armi. Truppe scelte irrompono in città, scatenando un fuggi fuggi generale. Si trovano alle spalle delle truppe regolari dei difensori. Gli incursori rossi abbattono i pochi coraggiosi, che cercano di fermarli. Poi si dirigono verso il palazzo ducale. Il loro obiettivo è di prendere come ostaggi le donne ed i bambini, per costringere i militari ad arrendersi. Il traditore ha infatti rivelato dove si trovano i figli e le mogli dei soldati della città. L'idea di concentrare in un solo posto le persone più vulnerabili si ritorce contro chi l'ha concepita. I difensori nel frattempo hanno chiuso il varco attraverso il quale le truppe rosse sono entrate in città. I difensori non sanno ancora quale sia il piano delle truppe d'assalto. Gli invasori sono certi dell'effetto sorpresa, ma non si sarebbero mai immaginati di trovare una tale accoglienza. Dragonfire, che sembrava scomparso, si frappone tra gli inermi e coloro che vorrebbero far loro del male. Essendo coraggiosi, al di là del torto o della ragione, i soldati rossi ingaggiano battaglia contro il drago verde. Lo bersagliano di frecce, ma lui rimane immobile come se a colpirlo fossero fuscelli. Le lance non cambiano i termini della questione. Non rimane che lo scontro fisico, e quegli umani si lanciano contro il drago, colti da una frenesia di morte. Il dio della battaglia è dietro di loro, invisibile ai mortali, e li spinge all'estremo sacrificio. Dragonfire è un rettile extraterrestre, che non ha mai elaborato le cervelloticità degli umani. È attaccato e risponde di conseguenza. Non dice: “peccato per loro”, perché non è stato lui a cercare lo scontro. Dragonfire si trova in un quadrante dello spazio-tempo che non è il suo, per difendere gli inermi dall'ingiustizia della guerra. Tornerà a casa, dagli amici di Evolution, ma non prima di avere debellato il male. Non si è schierato per il Giglio, ma a difesa degli innocenti. Il drago è assolutamente efficiente in tutti i suoi movimenti: pugni, calci, colpi di coda, che frantumano armature ed ossa. In breve, la grande sala si riempie di corpi abbattuti, che sono morti o stanno per farlo. Dragonfire li osserva con distacco, ma è certo che l'attacco non sia terminato. Infatti il furente dio della battaglia decide di materializzarsi, per contrapporre la sua forza divina a quella del demone verde. La divinità che gode della sciagura e della morte in battaglia è fortissima, avendo tratto energia da quanti sono morti in suo nome. Schiaccia coloro che agonizzano, per nutrirsi ancora. Quindi si scontra, muscoli contro muscoli, con Dragonfire. Donne e bambini scappano dalla sala, che è diventata il luogo più pericoloso della città. Il dio della battaglia colpisce con la sua ascia insanguinata, ma Dragonfire la intercetta a mezz'aria con un colpo della sua invincibile coda. La mano che regge l'ascia perde la presa, e l'arma vola attraverso la sala, distruggendo ciò che incontra. I due esseri ultraterreni si scambiano colpi eccezionali, che mettono in seria difficoltà l'architettura del palazzo di pietra. Difficile dire quanto duri realmente un confronto tra esseri che sono dotati di poteri in grado di distorcere spazio e tempo. Dragonfire nota che il nemico sembra accrescere la propria forza, e non capisce da dove tragga quella forza aggiuntiva. Il dio della battaglia non ha mai incontrato un essere come Dragonfire, che incassa i suoi colpi più forti, e li restituisce. Nel frattempo, cessato l'influsso della divinità maligna, gli aggressori hanno interrotto il loro attacco, e stanno tornando alle loro navi. Sono frastornati, come se si svegliassero da un incubo. Dragonfire decide di chiudere l'incontro, e, con un ruggito assordante, colpisce l'avversario con un pugno simile ad una meteora. Il dio della battaglia indietreggia, ma non cede ancora. È ferito, ma inizia quasi subito a guarire. Però si accorge di non poter attingere altra energia al suo esercito, perché l'esercito si è sciolto. Viceversa Dragonfire scopre di poter usare a proprio vantaggio le emozioni di quanti stanno facendo il tifo per lui. Il dio impazzito balza in avanti, feroce come una tigre, ma la super-fiamma del drago lo blocca e lo costringe ad arretrare. Quella divinità è, all'interno del suo pantheon, seconda solo al re degli dei, ma ora tutte le sue certezze si sbriciolano. Il drago non intende perdere il vantaggio acquisito, ed intensifica il potere che gli dà il nome. La forma fisica del dio della battaglia è più dura della pietra, ma la super-fiamma di Dragonfire la tramuta in lava. Il dio grida un'ultima volta, poi la sua sostanza fisica collassa, e lui viene scagliato in un altro piano dell'esistenza. Una scintilla di quel che era un dio compare in uno spazio terribilmente alieno. La sua consapevolezza è messa a dura prova da quel che vede e specialmente da ciò che non vede. Sulla Terra era un dio, qui è una sorta di piccolo insetto, che rischia continuamente di essere schiacciato. Forse imparerà cosa significhi sentirsi inermi. La sala del palazzo ducale è distrutta dal potere del drago, ed i cadaveri sono stati inceneriti. Di Dragonfire nessuna traccia, perché la sua missione è compiuta. Come commiato, giunge però da una distanza siderale il ruggito del drago verde, che suggella la sua vittoria. Il ruggito di Dragonfire è un monito verso chi crede che gli innocenti siano sempre facili vittime.

domenica 17 ottobre 2010

MASOCHISTI, SADICI ED ALTRI PAZZI_libro 3°_104° episodio

Il poliziotto Och non ride mai: è sempre sotto pressione. I suoi uomini devono sopportarlo così com'è, perché in azione è un fulmine di guerra, e li guida quasi sempre al successo. Lui, come tutte le figure tragiche ed eroiche, ha ovviamente un segreto, che spiega il suo brutto carattere. E come tutte le figure tragiche ed eroiche non vuole condividerlo neppure con i più stretti collaboratori. Nel passato di Och, uno spettro in forma di uomo. Un maledetto pazzo, sadico e masochista, che, prima di uccidere le sue vittime, le tortura in maniera terrificante. Bull, che sia un nome o un soprannome del delinquente, sperimenta prima su di sé ciò che può fare con il suo coltello. Si è pugnalato più volte, evitando gli organi interni di un soffio. Sa quanto faccia male, ma ha valutato di persona come quelle ferite, per quanto profonde siano, non conducono alla morte. Almeno non nel breve periodo. Il maledetto pazzo Bull a forza di tagliarsi e bucarsi ha tuttavia danneggiato forse in maniera irreparabile il suo fisico, una volta prestante. Poco male: il porco ha iniziato ad ingurgitare antidolorifici, droghe ed altro ancora. Ora non riesce a dormire sdraiato, per i dolori lancinanti che gli scoppiano dentro all'improvviso. Ma è contento così, giacché non intende di certo morire vecchio, men che meno nel suo letto! Bull si vede come un eroe oscuro: una specie di ripulitore della società. Och non è riuscito a catturarlo anni or sono, perché allora era troppo ligio ai regolamenti. Gli avevano detto di intimare l'alt ai criminali, prima di iniziare a sparare. Och ha intimato l'alt al criminale seriale Bull, e Bull gli ha sparato addosso. Och se l'è cavata grazie alla fortuna ed al giubbetto antiproiettili, ma alcuni proiettili gli hanno colpito una gamba ed un braccio. Ora Och se ne frega del regolamento, anche se finge di osservarlo. Sa che prima o poi metterà le mani addosso a Bull, ed allora uno dei due non si rialzerà più. Dopo di che i passacarte potranno anche disquisire per anni sulla teoria e sulla pratica dell'arresto, in generale ed in particolare. Nessuna chiacchiera riporterà in vita Bull, se Och riuscirà a puntargli in faccia la pistola per almeno due secondi. Forse è vero che i nemici per la pelle sono legati da un rapporto telepatico. Infatti, mentre Och pensa a quanto gli piacerebbe sparare in testa a Bull, Bull pensa che ucciderà Och, ma prima di allora dovrà vederlo piangere. Gli sbirri hanno vantaggi e svantaggi, rispetto ai criminali. Gli sbirri si muovono in gruppi, e dieci uomini sparano meglio di uno, o meglio sparano più colpi di pistola. Ma questo fa testo solo se anche il delinquente usa la pistola. Il criminale però può sorprenderli con una mitraglietta, e vendere cara la pelle. Gli sbirri tendono ad avere la faccia da sbirro, e le movenze da piedipiatti. Non possono farne a meno: negli anni sviluppano uno sguardo inquisitorio, che ormai spaventa solo più i polli. I serial killer sono mediamente molto più sottili degli sbirri: non circolano su auto colorate e piene di lucine, ma spesso i loro agguati sono mortali. I serial killer non hanno la faccia da serial killer. Ecco perché Bull non ha difficoltà ad avvicinarsi alla casa dove vivono l'ex moglie ed il figlio di Och. A Bull sembra fin troppo facile; come mai Och non ha messo al sicuro i suoi cari? A volte gli sbirri sembrano cercarsele proprio le rogne. Il serial killer, con la sua faccia da persona normale e perbene, si presenta con una scusa alla porta della ex di Och, e lei apre. I serial killer a differenza degli sbirri non abbattono le porte. Può darsi che i piedipiatti credano anche da grandi di giocare a guardie e ladri. Dovrebbero darsi una regolata, se vogliono veramente fermare i criminali seriali. Bull negli ultimi anni ha ammazzato molte persone, poi si è allontanato indisturbato. Chi dice che il delitto perfetto non esiste? In fondo Bull desidera morire, perché non ha mai amato troppo la vita. Ora però soffre, ma non vuole ammetterlo con se stesso. Farà il possibile per trascinare all'inferno il suo nemico Och. Bull si è fatto troppo male con e sue stesse zampe; altrimenti cercherebbe di vivere, non di morire. Ma si troverebbe un nemico meno scemo di questo. Il ninja grigio sta meditando nella sua tana. Ha un'identità segreta, come ogni super-eroe che si rispetti, ma ogni giorno si allena ad impersonare il nemico di ogni male. Non è escluso che il ninja grigio sia un mutante, come i quattro super-eroi di Evolution. Il ninja grigio dispone di poteri telepatici differenti da quelli della Maga e di Navigatrice. Lui è un portatore della spada nera, e la sua percezione mentale è finalizzata a scovare il male ed estirparlo. Non sente i pensieri della gente, bensì le intenzioni. Grazie a questa facoltà, la sua spada nera colpisce e distrugge. Il dottor Occulto, capo di Evolution, studia da tempo l'operato del ninja grigio. Non gli ha proposto di aggregarsi ad Evolution perché è convinto che agisca meglio da solo. Il ninja medita profondamente, e la sua mente spazia lontano. Il dottor Occulto, che è il più potente telepate del pianeta, coglie il momento più adatto per instillargli un pensiero, che il ninja accoglie favorevolmente. Il guerriero mascherato apre gli occhi, e, come sempre, il suo corpo è pronto a balzare, schivare ed affondare, come un cobra. Conosce la mutante Ferox, ed ovviamente rispetta la sua capacità combattiva. Il ninja grigio tuttavia non invidia il felino che è in Ferox, così come Ferox non invidia il cobra che vive nelle mosse del ninja grigio. Un criminale seriale deve ad un certo punto della sua carriera sbandierare i suoi successi, e dire alla polizia. “catturatemi se ci riuscite”. Entrato nella casa della ex moglie di Och, Bull non può limitarsi ad uccidere lei ed il bambino di quattro anni. Gli piacerebbe sgozzarli e farli a pezzi, ma deve prima rispettare il rituale della sfida. Telefona a Och, gli fa sentire la voce della donna e del bambino, ed immagina la sofferenza dell'odiato nemico. Bull dice ad Och di non portarsi dietro alcun collega, e lui promette. Och però non è così stupido, e due altri piedipiatti lo seguono a distanza. Bull ovviamente sa che Och non si presenterà da solo, ma non può fare a meno di interpretare la parte del cattivaccio un po' stupido. Al ninja grigio non è chiaro come abbia fatto a giungere a quell'indirizzo un attimo prima che Bull si facesse aprire dalla ex moglie di Och. Merito di Navigatrice, che, per ordine di Occulto, gli ha instillato le coordinate come e meglio di un gps. Il ninja grigio non è uno sbirro, neppure nella sua identità segreta. Non è ovviamente rumoroso, altrimenti non sarebbe un ninja. Si muove meglio nelle tenebre, ma, anche in un locale non particolarmente illuminato, riesce ad avvicinarsi al suo bersaglio senza essere visto. Come se ordinasse a Bull di guardare da un'altra parte, e comunque di non guardarlo che di sfuggita. La ex di Och è ovviamente sconvolta, e teme più per suo figlio che per se stessa. Lei non vedrebbe il ninja grigio neppure se le camminasse ad un metro di distanza. Il bambino viceversa nota qualcosa di strano, ma, essendo un bambino intelligente, coglie il lampo negli occhi del ninja grigio, e sta zitto. Ora è il bambino di quattro anni a rassicurare la madre di trenta. Bull percepisce che in quel bambino c'è qualcosa di speciale, ma pensa che lo ucciderà tra pochi minuti, cosicché Och lo possa vedere immerso in un lago del suo stesso sangue. Esiste un momento magico e karmico per estrarre la katana e colpire. Né prima, né dopo. La spada giapponese ha una sua mistica. La spada nera è addirittura stregata o forse necromantica. Il ninja grigio produce volontariamente un lievissimo rumore, mentre estrae la katana di un solo centimetro dal fodero. L'allarme si dipinge sul volto e nell'anima del criminale. In questa stanza c'è qualcun altro. Si volta di scatto, pronto a tutto, ma questo è ciò che crede lui. È un assassino di donne indifese, non un guerriero. È solo un vigliacco, e lo sa benissimo. Il ninja grigio si muove come un cobra, ed il figlio di Och nota che Bull pare al confronto quasi fermo. La spada nera, che è a suo modo senziente, si integra perfettamente alla formidabile presa del guerriero delle ombre. I due, uomo e spada, colpiscono una sola volta quel pazzo maledetto, poi la spada inizia a nutrirsi. Il bimbo e la mamma osservano con emozioni diverse la spada infissa nel corpo del maniaco. L'ex moglie di Och non gli perdona di essere stata ad un passo dalla morte. Il figlio ammira l'eroe in grigio e quella sua spada nera, che canta una canzone di morte, che solo lui ed il ninja ascoltano. L'anima maledetta si dibatte, perché la magia della katana la sta letteralmente smembrando. Un portale, visibile solo al ninja grigio, si apre alle spalle di Bull: è l'inferno che reclama la consapevolezza del criminale morente. E lui grida nella mente, dato che il corpo non risponde più ai suoi ordini. La spada nera ha separato la consapevolezza dalla forza propulsiva. Questa carica è malvagità pura, ma anche energia che la katana si appresta ad assorbire. Il ninja grigio e la sua spada non lavorano per l'inferno, e l'ingordo portale si chiude non completamente soddisfatto. Bull sprofonda in abissi che non immaginava esistessero; amava la sofferenza, ma questa è un'altra cosa: questo è l'inferno! Sulla Terra, Och irrompe nella stanza, con la pistola spianata e lo sguardo allucinato. In qualche modo però interferisce con il rito di trasferimento, che si interrompe. Invisibile agli umani non iniziati, la forza propulsiva dell'ex serial killer balza addosso ad Och, e lo pervade. Il ninja grigio estrae la katana dalle viscere squarciate del cadavere, che scivola al suolo, mentre la decomposizione inizia a manifestare i primi segni della sua attività. Quel bastardo era una fogna in vita, ma anche nella morte non scherza. Guardando attraverso gli occhi del ninja grigio, Occulto, capo del super gruppo Evolution, si rende conto della gravità della situazione. Och è posseduto dalla malvagità allo stato puro. Nel suo caso, quella forza propulsiva non agisce rendendolo un freddo assassino, bensì un pazzo furioso. La katana nera riprende la sua canzone di morte, felice di poter uccidere nuovamente un adepto del male. Alla spada necromantica non interessa chi sia stato Och fino a pochi minuti fa: ora è una preda. Il ninja però frena l'impeto del suo strumento di morte. La lotta silenziosa dura pochi secondi, che bastano però al mostruoso Och per balzare sul figlio. Lo solleva come un fuscello, e scappa come fosse inseguito da mille diavoli. A questo punto, il ninja grigio, che ha la capacità di sapere quale sia il suo posto nell'ordine delle cose, rinfodera la spada e scompare nelle ombre. Ha avvertito che ora entrerà in azione un attore differente, più adatto di lui a risolvere per il meglio l'intricata situazione. Och vede le cose come in sogno; sta trasportando di peso il figlio, ma non sa per quale motivo lo faccia. L'ex moglie telefona alla polizia, poi crolla sul divano, in preda ad una crisi di nervi. La forza oscura che ha invasato il poliziotto non ha alcuna considerazione per la vita del piccolo. Potrebbe gettarlo sotto un camion in arrivo, solo per ritardare gli inseguitori. Poi però quel semi demone ambulante si trova di fronte una donna; è disarmata, ma lo guarda come se dovessero prendersi a pugni. Il bimbo viene posato al suolo, in malo modo, e subito si allontana da quello che non è più il suo papà. Ora la Maga punta le mani verso Och, a braccia tese; energie psioniche raggiungono il corpo posseduto, e lo avvolgono. Il nuovo e malvagio Och è più forte di un umano, ma ha di fronte una mutante telepatica, con un potere di interdizione mentale che probabilmente è secondo solo a quello del dottor Occulto. Il mostro si muove come se nuotasse nella melassa. Le vene si gonfiano, il cuore pulsa in maniera folle, ma i piedi rifiutano di staccarsi dal suolo. Gli occhi della Maga paiono allargarsi a dismisura. La sonda mentale della mutante entra nel cervello dell'uomo mostro. Och prova un dolore spaventoso, come se gli avessero piantato un pugnale di fuoco nel cervello. In effetti la Maga lo sta operando senza neppure toccarlo. Agisce sulla mente non sulla carne. La mutante psionica gesticola, e la confusione pervade ed obnubila sia l'uomo, sia il mostro. La maga li separa con relativa facilità, costringendo la forza propulsiva tremendamente malvagia ad allontanarsi dalla sua vittima umana. Quel grumo di male tornerebbe volentieri all'inferno, da cui giunse chissà quando. La Maga vede che l'opera di possessione del suo nemico non si è limitata al solo Bull. Prima di lui ce ne furono altri, ma Bull accolse il male infernale come si ospita un amico. Erano in perfetta simbiosi, il delinquente e la forza propulsiva maligna. Pur non comparendo sul suo volto, la stanchezza inizia a scendere sulla mutante. Occulto nella sua mente le dice di concludere, e lei conclude. Un'ultima scarica di energia luminosa, ed il grumo di male esce completamente dal corpo di Och, che cade in ginocchio stremato. La forza demoniaca non può vivere senza un corpo ospite, e già si indebolisce secondo dopo secondo. Vorrebbe possedere il figlio di Och; si rintanerebbe in lui per riposare e riprendersi. Ma la Maga ed Evolution hanno altri piani, e, con le sue ultime energie psichiche e magiche, la potente mutante congela letteralmente a mezz'aria il grumo maligno. La luce solare fa il resto, dissociando con estrema facilità la materia oscura, che perde ogni coesione e forza. Rimane solo nebbia e fumo; poi sparisce anche quello. La Maga è stanca, ma vittoriosa. Si volta e nota che il figlio di Och ha assistito ad un combattimento che si è svolto oltre le soglie del visibile. Evidentemente in quel piccolo umano c'è più di quel che sembra. Nella mente della Maga risuona la voce psichica del suo maestro, che le dice: “Umano? Ne sei sicura?”.

domenica 10 ottobre 2010

INSEGUIMENTO_libro 3°_103° episodio

La donna leopardo annusa l'aria della sera. Le pervengono odori di vegetazione lontana; ora che il traffico cittadino è calato, l'aria della città tenta di ripulirsi. Ferox dispone dei super sensi di una belva della jungla, ed ora seleziona la pista che stava cercando. Emette un mugolio di soddisfazione, poi scatta come una molla d'acciaio. Non pare quasi toccare il terreno, ma la sua forza la proietta oltre il tetto. Senza sforzo apparente, la donna leopardo atterra ad una decina di metri di distanza. Si guarda attorno, solleva la testa ad annusare nuovamente l'aria, quindi riprende la sua corsa, correggendo di qualche grado la traiettoria iniziale. Chiunque la veda, mentre si muove in questa maniera peculiare, ammira senza riserve l'operato della Natura. Non tutti quelli che vedono Ferox correre sui tetti sanno che è una mutante. Quasi tutti in città viceversa sanno che la donna leopardo è una componente del super gruppo Evolution. Tra chi è al corrente della connotazione genetica di Ferox c'è indubbiamente Kong, che è a sua volta un mutante. La sua parvenza scimmiesca non deve trarre in inganno circa la sottigliezza del suo intelletto. Kong è il genio inventivo di Evolution, che ha realizzato alcuni velivoli singoli e collettivi. Questa notte ha però deciso di sfruttare i suoi muscoli, per seguire Ferox nella sua corsa sui tetti. Kong si muove in maniera diversa dalla donna leopardo, ma riesce a seguirla agevolmente. Dove Ferox è agile, Kong è potente. Lei scatta e pare scivolare nell'aria. Lui salta in alto ed in avanti; decolla con grande energia, ed atterra con impatti che denunciano la sua grande massa corporea. In strada, altri due mutanti di Evolution, Maga e Fulminatore, si muovono in auto. Seguono un segnalatore di posizione che Kong porta con sé. La pista è solo olfattiva, perché la Maga non ha avuto modo di stabilire un contatto mentale con il loro bersaglio. Ad alcuni chilometri di distanza, all'interno di una multisala cinematografica, sono in corso le proiezioni degli ultimi spettacoli della serata. La gente si reca in quei luoghi per vivere, seduta comodamente in poltrona, due ore d’avventura. Non si aspettano ciò che accadrà tra pochi minuti. Uno strano aggeggio volante, che pare una slitta, sfonda rovinosamente una vetrata, che si trova a parecchi metri dal piano stradale. Pericolosi frammenti di vetro piovono sulla folla. La slitta volante sfiora pericolosamente la gente assiepata, che abbassa la testa. Fulmini crepitano velocissimi, ad intercettare le schegge provenienti dalla vetrata infranta. La Maga crea un ombrello telecinetico, per rallentare ed arrestare i pezzi più piccoli. Fulminatore dirige con grande maestria energie che potrebbero uccidere come il più pericoloso tra i frammenti in caduta libera. L'elettricità scaturita dalle mani del mutante di Evolution crepita, frigge, disintegra. Il pubblico, resosi conto dell'accaduto, applaude i due super-eroi, che però hanno già ripreso la caccia. Ferox si avvicina ulteriormente alla slitta volante ed al suo conducente. La donna leopardo non è nello stato d'animo di fare sconti, ed i suoi artigli bramano il sangue. Usa un tetto come piattaforma dalla quale tentare un salto al limite delle sue forze. La slitta volante però accelera ulteriormente; Ferox, che non ha ancora imparato a volare, precipita verso terra. Forse la sua natura felina le consentirebbe di assorbire gli effetti di una caduta da oltre trenta metri d'altezza, ma Kong la toglie d'impaccio, afferrandola al volo. Lui è aggrappato ad una parete di un vicino edificio; si sporge, estendendo al massimo le sue lunghe braccia, e l'afferra con una sola delle sue potentissime mani. Nello strappo, anche Kong perde la presa, ma si rivolta su se stesso fino ad afferrare saldamente la ringhiera di un balcone. Il metallo geme, inizia a piegarsi, Ma alla fine regge. Nella strada sottostante sfreccia la vettura con a bordo Maga e Fulminatore. La mutante psionica è evidentemente riuscita a stabilire un contatto mentale con la loro preda. Il tizio inseguito con particolare foga da Evolution si guarda indietro, felice di essere sfuggito all’assalto di Ferox. Lui è un ladro particolarmente abile, che ha rubato su commissione quel particolare velivolo. Non conosce chi gli ha commissionato il furto, ma non è nato ieri, quindi non ha dubbi sulle applicazioni militari e terroristiche dell’aggeggio volante. Il ladro non sa che la slitta volante è stata concepita da Kong, che l’aveva prestata ad una struttura governativa. Kong intendeva fornire in prestito un velivolo agile e veloce, da impiegarsi nelle azioni contro criminali di vario tipo. Kong ha quindi dei motivi personali per recuperarlo. La Maga ormai è arrivata a distanza sufficiente per adoperare la sua sonda mentale. Anche Fulminatore potrebbe facilmente abbattere la slitta volante, ma il ladro, precipitando, potrebbe distruggere automobili ed uccidere passanti. Il ladro si rende conto di non avere possibilità di combattere contro i mutanti di Evolution, ed uscirne senza le ossa rotte. L’unica via di fuga consiste nel creare altri diversivi. La slitta volante è in grado di lanciare piccoli missili caricati con esplosivo particolarmente potente. Così Maga e Fulminatore assistono in diretta ad un’applicazione pratica dei lanciamissili della slitta volante. I piccoli ordigni volano e colpiscono due distinte automobili: due missili, due auto distrutte. Per la seconda volta il ladro ha scientemente messo in pericolo la vita di innocenti. Questo significa che anche Evolution passa ad un livello più alto di ingaggio. Kong pare cadere dal cielo, ma in realtà ha eseguito uno dei suoi lunghissimi salti. Il suo bersaglio per ora non è la slitta volante, bensì le persone imprigionate nelle auto in fiamme. La portiera di uno dei veicoli oppone scarsa resistenza ai muscoli del mutante bestiale, che impiega ogni oncia della sua energia. Un rumore di metallo lacerato e l’autista dell’auto è ora in grado di uscire prima che il serbatoio esploda. Ferox giunge subito dopo, e sfonda il parabrezza della seconda auto, per estrarre le due persone altrimenti destinate a morire. La Maga si ferma nei pressi; poi il suo potere telecinetico viene impiegato per soffocare le fiamme, ed impedire pericolose deflagrazioni. La caccia riprende, seguendo la pista mentale del criminale. La pista olfattiva è ormai compromessa dal fumo levatosi dagli incendi. La slitta volante funziona meravigliosamente, come Kong sa benissimo; proprio per questo non intende in alcun modo consentire che finisca in mano a criminali e terroristi. Il ladro si volta indietro, quasi sicuro di avere distanziato i pericolosissimi mutanti. Per sua sfortuna, in Evolution non ci sono solo mutanti, e non sono tutti al suo inseguimento. Rispondendo ad un messaggio mentale della Maga, Dragonfire osserva la slitta volante. Il drago si colloca in mezzo ad una strada fino a poco prima trafficata. Si trova parecchie decine di metri sotto la slitta, ma non avrebbe problemi a colpirla ed abbatterla con la sua super fiamma. La gente che ancora circolava in auto si è fatta da parte senza alcun bisogno di essere sollecitata a farlo. Un drago verde, alto tre metri e pesante settecento chili, convince a farsi da parte anche quando non parla, o non ruggisce. Dragonfire non è un super-eroi dei fumetti; di quelli che tirano addosso ai super-criminali lampioni ed auto parcheggiate. Potrebbe farlo agevolmente, poi però il dottor Occulto, capo di Evolution, dovrebbe rifondere i danni al municipio. Se Dragonfire colpisse la slitta volante con la sua fiamma, l’aggeggio precipiterebbe ed esploderebbe. Il drago non subirebbe alcun danno, ma gli umani sono molto più delicati. Il velivolo procede a velocità non elevata, ma sta superando la zona pericolosa. Il ladro è quasi sicuro di essere riuscito a farcela. Poi però gli piove addosso una massa di muscoli bestiali: Kong si era ripromesso di bloccare il velivolo, e lo sta facendo. Saltando e rimbalzando, è finalmente giunto sul bersaglio. Ferox staziona nei paraggi, desiderosa di dire la sua. Il ladro della slitta è stato fortunato: difficilmente quelli che assaggiano gli artigli di Ferox riescono a raccontarlo. Kong invece si limita a colpirlo con un pugno talmente forte da sbatterlo giù dalla slitta, e contro una parete distante diversi metri. Il tizio indossava il casco, buon per lui; per il resto delle ossa, fratture multiple guaribili in parecchi mesi. Resta solo da risolvere il problema della slitta ormai in caduta libera. Kong non è in grado di prendere i comandi, ma era previsto che accadesse. Dragonfire non era immobile in mezzo alla strada per mancanza di idee, bensì in attesa che Kong facesse la sua mossa. La slitta pesa due tonnellate, e precipita al suolo. La folla cerca di allontanarsi correndo; invece Dragonfire apre le braccia all’aggeggio in caduta libera. L’impatto è fortissimo, ma le scaglie del drago verde assorbono facilmente tutta l’energia cinetica. Le zampe posteriori di Dragonfire affondano nel duro selciato, lasciando una traccia decisamente concreta della formidabile azione. La slitta è pressoché intatta, per la gioia del suo creatore, Kong. Il drago la deposita dolcemente al suolo, come se quella meraviglia dell’inventiva mutante fosse una bambina bisognosa di cure.


domenica 3 ottobre 2010

ODIO SELVAGGIO_libro 3°_102° episodio

Lukas ha sempre provato un grande odio nei confronti di chiunque. Da piccolo, era un bimbo insopportabile, che non legava in alcun modo con i coetanei. Non ebbe mai la scusa di una famiglia povera, o della mancanza di amore da parte dei genitori. Nonostante fosse un piccolo bastardo, Lukas era amato dalla mamma e dal papà. Quei due cretini non si rendevano conto che quel marmocchio avrebbero dovuto abbandonarlo nei boschi, sperando che qualche lupo lo divorasse. Solo così Lukas avrebbe fatto qualcosa di utile per il mondo: riempiendo lo stomaco di qualche carnivoro selvatico. Lukas strappava le ali alle mosche, ma il suo sogno era quello di strapparle ai passeri, ai colombi, finanche alle aquile. Quel piccolo brufoloso topo di fogna non aveva amici perché nessuno era così pazzo da stargli vicino per più di mezz'ora. Per lui era normale colpire con calci e pugni a tradimento, in maniera possibilmente dolorosa, e poi fare finta di niente. La sua faccia da angioletto funzionava quasi sempre cogli adulti. I genitori furono costretti a ritirarlo da scuola, ma non perché non fosse in grado di seguire i programmi. Lukas era sufficientemente intelligente da dedicare una minima parte del suo intelletto alla scuola, mentre la sua anima maledetta studiava nefandezze sempre più grandi. Quando i suoi compagni di classe seguivano i vaneggiamenti degli insegnanti, Lukas disegnava teschi, arti mozzati, sangue a fiumi. Ma il suo non era, come potrebbe pensare qualche stupidotto, un talento artistico dark. Lukas in classe architettava cosa avrebbe combinato nel pomeriggio, ed erano sempre carognate. I professori parlarono molte volte con i genitori di Lukas, ma quei due deficienti continuavano a circolare con gli occhi foderati di prosciutto. Due stupidi radical chic, di quelli che giustificano anche i criminali, ritenendo che tutta la colpa sia del “sistema”. Gente con un sacco di soldi in tasca ed in banca, che però ostenta una quasi povertà di facciata, per non offendere i poveri veri. I poveri veri non si offendono se regali loro dei soldi, ma i radical chic preferiscono emettere aria fritta, e tenere i soldi al caldo. Lukas viveva in una villa, non in un casermone periferico. Lukas aveva una sua camera, piena di giocattoli che pochi tra i suoi coetanei osavano sognare. Lukas, quel piccolo bastardo, faceva gli scherzi alla donna di servizio. E lei, retribuita in nero da due che sostenevano a parole il dovere civico di pagare le tasse fino all'ultimo centesimo, subiva per paura di essere licenziata. Lukas odiava anche la “serva”, come la chiamava spudoratamente; avrebbe voluto ucciderla, come aveva già fatto con tanti piccoli animaletti. Quella Caterina avrebbe voluto vederla perdere sangue da mille ferite, prima di farla morire urlando. I genitori di Lukas, per quanto imbecilli fossero, si misero finalmente in testa di portare il bastardo da uno psichiatra. Forse avrebbero dovuto portarlo da un esorcista. Lukas allora si fece furbo, e prese in giro anche quel luminare delle chiacchiere. Per Lukas fu estremamente facile rivoltare la frittata: erano gli altri a volergli male, non lui a loro. Fu così che i genitori del topo di fogna lo ritirarono dalla scuola, ma solo perché si erano convinti che tutti complottassero contro di lui. Lukas ebbe allora più tempo per andare in giro, a tagliare le gomme alle auto parcheggiate, a rompere le lampadine dei lampioni, a tirare fiondate ai gatti, a fare inciampare e cadere le donne con i bambini in braccio. Una volta, deciso a combinare qualcosa di significativo, si recò in una stazione della metropolitana. Attese che rimanesse una sola persona, in attesa del treno; poi la spinse sotto la motrice. Era un'anziana con il bastone, che si reggeva a malapena in piedi, e Lukas la uccise con gioia sopraffina. Non avrebbe osato farlo se fossero state presenti altre persone, ma la sua attesa paziente fu ricompensata dal rumore delle ruote d'acciaio che stritolavano le vecchie ossa. Un unico rammarico: la vecchia non aveva fatto in tempo ad urlare! Il conducente del convoglio non ebbe assolutamente modo di frenare, e quella scena lo sconvolse per anni. Lukas quella sera festeggiò nella sua camera, e la stupida madre fu felice di vedere e sentire l'euforia del bastardo. Aveva quattordici anni, e già si era macchiato di un omicidio premeditato. I suoi coetanei pensavano alle ragazzine ed ai videogiochi; lui sognava di ammazzare il padre e la madre, ma aveva ancora bisogno di loro. Li odiava, quei due fessi, e godeva quando si bevevano tutte le sue frottole su buone azioni che, se si fossero concretizzate, lo avrebbero costretto a vomitare. Figlio unico di due liberi professionisti benestanti, Lukas si sentiva blindato. Nella peggiore delle ipotesi, se fosse finito in galera, avrebbero speso tutto pur di pagargli il più costoso tra gli avvocati. Meglio tenerli ancora in vita; meglio sopportarli ancora per qualche anno. Poi finalmente il salto di qualità tanto auspicato: Lukas si accorse di potere produrre danni con il pensiero. La sciocca serva correva continuamente al cesso, perché Lukas scatenava in lei coliche feroci. Una volta tuttavia Lukas temette di avere fatto il passo più lungo della gamba. Il padre lo aveva irritato con la sua disgustosa benevolenza nei confronti degli zingari, ed allora un fiume di nera energia era scaturita dalla testa di Lukas. Aveva colto il padre mentre camminava; subito cadde in ginocchio, a causa di una fitta micidiale al cuore. Lukas aveva scatenato un infarto con il solo pensiero, ed era felicissimo di possedere questo potere terribile. Sennonché fece violenza contro se stesso, per interrompere la pressione mentale che avrebbe facilmente ucciso lo stupido ometto. Per molte notti sognò di averlo ucciso: di aver ammazzato suo padre. Per molte notti Lukas pianse dalla rabbia, per non averlo fatto. Intanto suo padre era ricoverato in terapia intensiva coronarica, dove lottava tra la vita e la morte. Ora Lukas ha diciotto anni, ed è un adulto in grado di ereditare dai genitori. Il piano pensato a lungo prende vita. Di prima mattina, un ragazzo agitato si presenta ad una stazione di polizia. Non sembra in grado di descrivere razionalmente quel che gli è accaduto. I poliziotti lo invitano a sedere, e con calma cercano di ricostruire i fatti. Lukas, perché di lui si tratta, racconta di essere tornato a casa, dopo una notte in discoteca, e di avere trovato ambedue i genitori orrendamente assassinati. Il potere mentale che lui ha imparato a padroneggiare ammanta di verità ogni dichiarazione quantomeno sospetta. Quando un figlio trova i genitori assassinati, i poliziotti di solito lo smascherano in ventiquattro ore. Non è detto che tutti i figli che scoprono l'assassinio dei genitori siano stati loro ad ucciderli, ma le statistiche depongono in tal senso con percentuali molto alte. Idem per il marito che rincasa e trova la moglie impiccata, o svenata, o accoltellata. Idem per la moglie che paga dei sicari, e si procura un alibi per essere da qualche parte mentre lo eliminano. I dilettanti non resistono all'interrogatorio degli sbirri: cadono subito in contraddizione. Lukas no; il sordido elemento ha superato tutti gli esami universitari raccontando cose senza senso ai docenti, che però hanno creduto che stesse rispondendo come un libro stampato. Così la procura apre un'indagine, che chiude quasi subito, attribuendo l'omicidio ad ignoti. Lukas collauda il suo potere in pubblico, risultando affranto ed inconsolabile. Tutti quelli che lo incontrano non si accorgono che sta ridendo loro in faccia; tutti si commuovono per il suo lutto. Ora finalmente ha la casa tutta per sé, e tanti soldi a disposizione. La sua pazzia si scatena al massimo, allestendo nelle cantine delle vere sale di tortura. Ricorda la faccia dei suoi genitori poco prima che schiattassero. Un attimo prima che li ammazzasse a rasoiate. Forse solo allora hanno compreso quale mostro avessero messo al mondo. Da giorni, ragazze spariscono con frequenza preoccupante; poi i loro corpi seviziati e squartati vengono trovati nelle discariche e nel fiume che attraversa la città. Il delinquente non cerca neppure di allontanare da sé i sospetti, perché ormai il suo potere mentale gli ha creato attorno un ombrello molto vasto di rispettabilità. La gente si rifiuta anche solo di ipotizzare che lui non sia un “gran bravo ragazzo”. Una notte offre un passaggio ad una bella ragazza, e lei naturalmente non lo rifiuta. Mentre la conduce nella sua tana, lei si domanda come abbia potuto accettare di salire in auto con uno sconosciuto. Non sa rispondersi, ma ormai è come una mosca nella tela di un ragno: si muove, e pensa di muoversi, sempre meno. La ragazza è uno splendore, ma Lukas odia lei come odia chiunque. A lui non interessa emulare i serial killer che identificano le vittime con la madre, e confondono l'amore con la morte. Lukas vuole solo infliggere dolore; meglio ancora se per farlo deve distruggere la bellezza. In un barlume di lucidità, la ragazza pensa che non avrebbe dovuto indossare quel vestito bianco, che copre molto poco del suo corpo appetitoso. In effetti Lukas è stato attratto dal bianco, poi ha notato il resto, ma il sesso non c'entra. Coltelli affilati sono pronti a sezionare le carni delicate. Il potere del malvagio soggetto dovrebbe riuscire a mantenerla zitta e viva fino all'alba. Poi neppure un miracolo potrà impedire che la morte la tragga a sé. Lukas ha progettato trattamenti inenarrabili, e si lecca le labbra pregustando il sangue, il dolore e la distruzione emotiva, che precederà quella fisica. Questo è però il momento in cui nella storia interviene un fattore esterno inaspettato. Qualcuno suona alla porta, costringendo il criminale a deporre il primo coltello della serie. Oltremodo infastidito, si chiede chi abbia potuto superare la sua barriera psichica, e come abbia fatto. Lukas apre la porta allo scocciatore, che si rivela essere una scocciatrice. Lo sguardo della Maga affonda in quello di Lukas, bloccando ogni suo movimento. Ciò che lui ha fatto molte volte agli umani, ora la Maga lo sta facendo a lui. La mutante psionica di Evolution capisce che chi le sta di fronte è lui stesso un non umano. Lo sciocco individuo ha ritenuto di poter produrre uno scudo psichico di quelle dimensioni, senza renderne conto agli altri mutanti dotati di super-poteri mentali. Come poteva sperare di sfuggire alla percezione del dottor Occulto, della Maga e di Navigatrice? La risposta risiede probabilmente nella grande presunzione che pervade ogni comportamento di Lukas. Il pazzo si sente una specie di anticristo, ma è solo un dilettante. Tuttavia la Maga nota che il suo avversario dispone di molta energia, che gli consente di scivolare lentamente fuori dalla presa psichica da lei evocata. Lukas sfrutta l'odio feroce che riempie il suo corpo, la sua mente ed anche la sua anima. La Maga si è distratta, e Lukas si volta e scappa. Ora però la mutante ha preso le misure dell'avversario, ed il suo prossimo attacco lo ridurrà ad un vegetale. La Maga allarga la sua percezione sottile, per capire in quale stanza si sia nascosto il nemico. Lui corre in cantina, dove afferra un pugnale, deciso ad uccidere la ragazza sua prigioniera. Poi cambia idea: catturerà anche quell'altra stupida, e le ucciderà entrambe. O forse costringerà l'una ad aggredire l'altra, con la promessa di aver salva la vita. Il potere di Lukas è più grande di quanto lui stesso immagini. Se si disciplinasse, potrebbe ottenere risultati superiori alle più sanguinarie aspettative. La Maga si muove cautamente all'interno della casa del criminale. Lui viceversa rimane fermo, sfruttando tutta la sua forza per diventare invisibile a chiunque. In uno scontro diretto, la Maga lo sconfiggerebbe abbastanza facilmente, ma ora Lukas intende attaccarla con un'arma fisica, non con poteri che non sono ancora sviluppati ed affidabili. La Maga rischierebbe la vita se il dottor Occulto avesse commesso l'errore di sottovalutare Lukas. La mutante psionica è stata apparentemente gettata allo sbaraglio, e Lukas si prepara ad ucciderla. Preferirebbe ferirla e poi torturarla, ma un coltellaccio da caccia non è un'arma chirurgica. La Maga mostra di non essere una sprovveduta, scartando di lato, evitando di poco il fendente micidiale. Lukas capisce di essere stato buggerato, ma il ghigno dipinto sul suo volto dice che per lui il combattimento è solo iniziato. La Maga potrebbe friggergli il cervello, ma sorprendentemente si rilassa, come se si offrisse al coltello dell'assassino. Lui allora urla e scatta in avanti. Si sente veloce come una belva della jungla, ma non è così, perché la vera belva della jungla è appena entrata in scena, con una velocità decisamente non umana. Si ode il suono spaventoso di tessuti e carni sezionati in profondità: taglio e risucchio assieme. Lukas regge ancora il coltellaccio, ma il suo corpo non vuole saperne di muoversi. Si chiede come mai le gambe non rispondano ai suoi ordini, ed abbassa lo sguardo. Ciò che vede è un disastro di visceri fumanti, che traboccano da una ferita enorme. Colano al suolo, accompagnati dal sangue nero che lui abbia mai visto. Poi Lukas cade in ginocchio, ed il pugnale sfugge alla sua mano morente. La Maga e Ferox guardano con distacco ciò che resta di quel sordido individuo. Poi escono precipitosamente per sfuggire al tremendo fetore prodotto dai gas che fuoriescono da quell'addome disintegrato dai formidabili artigli della donna leopardo.