Un tempo, migliaia di anni or sono, un popolo di guerrieri e commercianti adorava un dio di nome Moloch. A lui dedicavano sacrifici umani; non solo giovani vergini, ma anche schiavi, condannati a morte, e prigionieri di guerra. Quel popolo credeva in un dio concreto; non in un'astrazione letta su libri. A Moloch avevano dedicato numerosi templi, ma lui, il dio, risiedeva nei sotterranei di un grosso e tenebroso palazzo, posto al centro della capitale di quella nazione ricca ed ambiziosa. Moloch non si limitava a divorare le vittime a lui sacrificate, ma forniva anche preziosi suggerimenti, che i governanti seguivano per fare bella figura; infatti la lungimiranza di quella terribile entità era incontestabile. Moloch sapeva di essere il vero re di quel popolo, e lo sapeva anche la famiglia reale. Ma il sistema funzionava: un dio vivente, che risolve molti problemi terreni (compreso quello delle esecuzioni capitali), lo vorrebbero tutti. Da un dio ci si attende che viva per sempre, o almeno per un tempo che dal punto di vista dei mortali sia “per sempre”. Nessuno ricordava come e quando quel dio-demone fosse arrivato da quelle parti. Né se fosse stato catturato, o se avesse scelto lui di fermarsi in mezzo ai suoi adoratori. Pensare che qualcuno avesse potuto catturare un dio appariva tuttavia una ipotesi blasfema. La versione diffusa ed accettata da tutti era che Moloch fosse sceso dal cielo, o presumibilmente salito dall'inferno, ed avesse pattuito con i mortali un accordo senza precedenti. Gli uomini che amano ritenersi “moderni” inorridiscono nel pensare ad un dio sanguinario, invece che buono, anzi buonissimo. Ma gli uomini moderni non riflettono sul fatto che tutti i giorni tantissimi di loro muoiono investiti da un'auto, o per incidenti sul lavoro. Essere uccisi da un'auto o da una pressa è accettabile per gli uomini “moderni”. Per le genti che adoravano Moloch era viceversa accettabile saziare il dio, per ottenere in cambio la sua protezione. I popoli vicini ci pensavano due volte prima di attaccare briga, perché sapevano di Moloch. Non si aspettavano certo di vederlo guidare le truppe, cavalcando un gigantesco cavallo nero; ma erano comunque certi che Moloch vedesse e sapesse tutto. Il dio tenebroso viveva da centinaia, se non addirittura migliaia di anni, sotto il palazzo colossale a lui dedicato. Non era prigioniero, ma usciva solo di notte, perché il sole lo avrebbe disintegrato. Poteva trasformarsi in un gigantesco pipistrello, o in un lupo, ed in quelle forme seminava ulteriori dolori e morte. Era un dio temuto più che amato, e del resto un dio amato viene preso poco sul serio, e dopo un po' tutti pensano che non esista. Nessuno osava bestemmiare Moloch, tale era la certezza che il dio-demone fosse in grado di arrivare a chiunque, ovunque. In effetti gli bastava estendere i suoi tentacoli mentali, oltre i sotterranei, per raggiungere l'incauto bestemmiatore. Quella notte sarebbe passato a trovarlo, per chiedergli spiegazioni. Poi ovviamente lo avrebbe dissanguato, lasciando quel cadavere devastato come monito. La ragazza aveva meno di vent'anni, e tremava dalla paura e dal freddo. Si trovava nei sotterranei del palazzo di Moloch, dove era stata condotta dalle guardie del gran sacerdote. La ragazza aveva commesso l'errore di negarsi a lui, ed il gran sacerdote aveva promesso che allora non sarebbe stata sposa di alcun uomo. Il gran sacerdote di Moloch non era ovviamente vincolato ad alcun voto di celibato. Il dio-demone uscì dal suo sarcofago appena calato il sole, ed aveva fame. Subito fiutò la preda, gentilmente fornitagli dal suo servo; a Moloch non importavano i motivi del gran sacerdote. A quel vampiro millenario non interessavano le spinte e le pulsioni dei mortali. Lui doveva placare la sua fame; il resto era secondario. Moloch prese a fluttuare, senza quasi toccare il freddo pavimento del sotterraneo. Il buio non gli dava alcun fastidio, essendo lui una creatura delle tenebre. La ragazza invece non lo vide arrivare. Moloch sorprendentemente rallentò il suo incedere, perché quel volto e quelle fattezze risvegliarono in lui ricordi che credeva schiacciati e scacciati dai secoli. Il dio-demone, senza pietà né anima, ricordò improvvisamente la sua umanità, ed il suo grande amore perduto. I super-sensi del vampiro si affievolirono in quel momento imprevisto ed imprevedibile di debolezza. La macchina di distruzione si inceppò per pochi secondi, ma da quello stop voluto dal destino trasse tutto il vantaggio possibile un uomo, che recava come arma un semplice paletto di legno. L'amante della ragazza: il motivo per cui lei si era negata al gran sacerdote di Moloch, abbatté con tutta la sua forza l'arma apparentemente inadeguata. Il legno penetrò abbastanza facilmente nella schiena del mostro, che conobbe il sommo dolore della ferita mortale. L'uomo però non sopravvisse alla sua vittoria, dato che Moloch lo incenerì con la forza del pensiero, poco prima di iniziare a morire. La ragazza invece riuscì a liberarsi ed a scappare. Grazie a lei, questa leggenda attraversò i millenni. Non aveva solo un bel faccino, ma era predestinata alla distruzione del dio-demone; fu il catalizzatore della caduta di uno status quo durato un tempo superiore alla memoria umana. Moloch morì quella notte, millenni or sono, grazie all'incantesimo del legno. L'uomo che lo uccise sapeva che arma usare, ed anche che probabilmente sarebbe morto a sua volta. Quell'eroe sconosciuto agì per amore, ma ottenne solo la morte. Moloch morì, ma il suo spirito si rifiutò di abbandonare la Terra. Si rintanò in una piccola parte della sua sostanza aliena, pervadendola con gli ultimi residui della sua forza quasi divina. Poi Moloch dormì, mentre il mondo cambiava. Millenni dopo lo abbiamo trovato su Akros, dove aveva rinnovato il suo potere. Evolution e la K-Force sconfissero i suoi cavalieri dell'apocalisse, e Dardo Assassino lo uccise, con una freccia nel cranio. Tutto ciò nel ricordo di Moloch, che sa di non essere morto, non del tutto. Ancora una volta, è riuscito a rintanarsi in una goccia del suo sangue immortale. Questa goccia è finita sulla pelliccia del mutante Kong. Ed ora Moloch è tornato sulla Terra. Questa volta il vampiro non intende dormire per millenni, bensì procurarsi al più presto un nuovo corpo. E quale corpo è migliore di quello del mutante terrestre che lo ha attaccato nel suo maniero oscuro, assieme a Dardo Assassino? La goccia di sangue, di colui che venne adorato come un dio e temuto come un demone, giunge a contatto con la pelle di Kong, penetrandola. Ora la materia necromantica potrebbe espandersi come un cancro, e distruggere quel corpo super efficiente. Potrebbe se Kong, come altri mutanti, non fosse nato con un potente sistema di autorigenerazione. Gli anticorpi del mutante identificano subito l'intruso, e lo mettono sotto assedio. Moloch non aveva ancora avuto a che fare con mutanti, ma solo con esseri umani. La consapevolezza del mostro circonda con un campo di forza la goccia di materiale biologico alieno. Di fatto, il cancro che doveva dilagare nell'organismo dell'eroe di Evolution è stato isolato sul nascere. Moloch non vuole però rinunciare alla sua vendetta, e riesce a produrre potenti neurotossine, che giungono al cervello di Kong. I colleghi di Evolution notano in lui qualcosa di strano; tanto più che, come si è detto, il fattore di guarigione di Kong lo ha sempre posto al riparo da qualsiasi malattia umana. L'uomo bestia di Evolution ritiene a torto (ma non del tutto) di risentire degli effetti della recente battaglia, su Akros. Confida pertanto in una notte di sonno, per recuperare tutte le sue forze. Durante la notte, Kong sogna di essere prigioniero in un sotterraneo senza fine, e senza via di fuga. L'immagine onirica simboleggia l'aggressione a cui è sottoposto. Nessuno tra i suoi amici e colleghi ha mai saputo che Kong fosse sonnambulo, ma ora devono ricredersi. Il primo a notarlo è Fulminatore, che quella notte si trova di guardia nella stanza del computer centrale. Fulminatore, quasi preso di sorpresa dall'arrivo di Kong, si volta e gli chiede per quale motivo non sia riuscito a dormire. Ma Kong non può rispondere, dato che la sua consapevolezza è bloccata dall'attacco del vampiro, che contemporaneamente riesce a muovere, seppur goffamente, il corpo del mutante. Quello che balza contro Fulminatore è quindi un Kong sotto tono, ma è comunque molto veloce. Il mutante elettrico lo schiva a malapena. Fulminatore nota solo in quel frangente gli occhi dell'amico: uno sguardo privo di vita, ma colmo di minaccia. Kong cerca di colpire nuovamente, ma Fulminatore risponde con una scarica stordente. Moloch, che dirige le azioni del corpo di Kong, si avvede dell'enorme potenza che risiede nel mutante dall'aspetto umano. Pensa che forse i poteri di Fulminatore si presterebbero meglio ai suoi disegni di sottomissione dei popoli e di conquista dell'intero pianeta. Per possedere Fulminatore, Moloch deve prima sconfiggerlo, e la cosa gli sembra un tantino improbabile. Il vampiro ordina al corpo dell'uomo bestia di allontanarsi velocemente da quell'inutile conflitto. Ma Fulminatore gli si para davanti, deciso ad impiegare tutti i suoi poteri, per riportare alla ragione il suo amico Kong. La scarica energetica di Fulminatore ha avuto un altro effetto, oltre a bruciacchiare la pelliccia di Kong. L'uomo bestia di Evolution comincia a vedere la luce, e non per modo di dire. Una parte del soffitto del sotterraneo è franata, rivelando una luminosità lontana. Nel sogno, Kong è ardimentoso come nella vita reale, e decide di scoprire se sia anche in possesso della super-forza che gli compete per diritto di nascita. Il mutante inizia a spostare grossi massi, avvicinandosi sempre più verso l'uscita. Moloch, sulla Terra, sospetta di essersi imbarcato in un'impresa difficile da realizzare. Ulteriore conferma di ciò perviene dall'arrivo in sala computer di Ferox e Maga. La donna leopardo fiuta subito la presenza ostile, ed i suoi artigli si estroflettono spontaneamente. Ora Ferox è puro istinto, e potrebbe uccidere Kong, posseduto dal demone vampiro. Maga però le chiede di fermarsi, mentre si concentra per scatenare la sua sonda mentale. Kong, nel sogno, avverte di correre un pericolo reale; accelera quindi la sua azione di rimozione dei macigni che lo separano dalla luce. Ad ogni macigno spostato, Moloch avverte una fitta nel corpo che non ha. Né Fulminatore, né Ferox, né la Maga possiedono la forza fisica di bloccare il grosso mutante. Ferox ritira gli artigli, non volendo danneggiare il corpo del compagno di molte battaglie. Moloch potrebbe sfruttare questa impasse per allontanarsi; un pareggio è meglio di una sconfitta. Eppure il dio demone spodestato non ha tenuto conto del drago di Evolution, che, incredibilmente silenzioso, è entrato nella sala. Se Kong fosse in sé, Dragonfire non riuscirebbe a bloccarlo, prendendolo di sorpresa. Moloch accenna a saltare da una finestra, contando sull'agilità innata in quel corpo eccezionale. Flette le possenti gambe, ma non riesce a staccarsi dal suolo, giacché due mani eccezionalmente forti lo bloccano completamente. O forse dovremmo dire “zampe”, giacché ora si trova nelle grinfie di Dragonfire. Moloch, che si è sempre creduto una specie di dio, ora avverte una forza che sfida ogni descrizione. Alza lo sguardo, ed incontra gli occhi dell'alieno. Capisce quindi che il gioco è finito. La Maga coglie l'attimo giusto per attaccare, con tutte le sue energie psioniche e magiche. Moloch cerca di resistere, ma perde la presa con il cervello di Kong. Si vede roteare in uno spazio vuoto, senza punti di riferimento. L'uomo bestia di Evolution contestualmente solleva e scaglia via, con uno sforzo erculeo, l'ultimo masso, quello che lo separava dalla luce. La consapevolezza del mutante riprende velocemente possesso del suo corpo, e si trova protetto ed imprigionato da Dragonfire. Il drago capisce subito che la forza che controllava il corpo dell'amico mutante è stata allontanata. Anche i super sensi di Ferox l'avvisano che la battaglia è vinta. Ad essere precisi, è quasi vinta, poiché la Maga ha individuato l'intrusione fisica, causata dal sangue del vampiro. Si tratta di una neoformazione dorsale, mantenuta superficiale dal fattore di guarigione del mutante. L'intervento deve avvenire a grande velocità: occorre asportare il tumore, prima che torni a crescere. Kong non capisce come mai l'alieno verde lo abbia nuovamente immobilizzato. Ancor meno comprende per quale motivo la donna leopardo abbia snudato gli artigli mortali, e si prepari ad uno dei suoi balzi mortali. La Maga indica mentalmente a Ferox dove si trovi il tumore chiamato Moloch. A Kong non resta che fidarsi dei suoi amici, perché ormai la donna leopardo si è mossa, ed, in una frazione di secondo, i suoi artigli hanno squarciato la pellaccia dell'amico. Sebbene Ferox non abbia adoperato un bisturi, il tumore è stato efficacemente rimosso. Ancora una volta la consapevolezza di Moloch si trova scagliata in uno spazio caotico e tenebroso. Precipiterà di sicuro all'inferno, se non troverà al più presto un appiglio per tornare nel mondo della materia. La ferita inferta da Ferox inizia a far male, e la donna leopardo si scusa con Kong. È quindi la volta di Fulminatore, che, con un colpo di calore, cauterizza la ferita, distruggendo eventuali residui dell'intruso.
domenica 28 novembre 2010
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