domenica 30 gennaio 2011

TOSSINA PSICHICA_libro 4_episodio 119

La piccola Liz, infettata mentre si trovava nella dimensione degli incubi, reca dentro di sé una bomba ad orologeria non convenzionale. Il dottor Occulto, capo di Evolution, si rende conto che la ferita infertale da un licantropo onirico ha sicuramente lo scopo di favorire i disegni nefandi degli incubi. Evolution veglierà si di lei. La soluzione ideale consisterebbe nell'isolare la bambina, ma per quanto tempo? Occulto non ha dubbi che la cura potrebbe risultare peggiore della malattia. Liz è quindi libera di frequentare gli altri esseri umani, bambini ed adulti. Evolution non esclude che la tossina psichica possa trasmettersi contemporaneamente a molteplici soggetti. Difficilmente però riuscirà a scatenare una reazione a catena, in grado di determinare un'epidemia. La tossina è pervenuta all'organismo della bambina grazie ad un graffio di artigli licantropici. Il contagio secondario invece avverrà tramite contatto fisico; quindi l'aggressore affronterà in uno scontro diretto gli anticorpi della presunta vittima. Questa previsione si rivela esatta, infatti alcuni compagni di classe di Liz subiscono l'infezione del parassita proveniente dal mondo degli incubi, ma il loro organismo reagisce come si trattasse di influenza. Dopo una settimana di febbri alte, il nemico viene circondato e distrutto da torme di anticorpi super-attivi e super-motivati. La crisi sembra rientrata, ma non è così. La tossina aveva infatti lo scopo di rendere le vittime vulnerabili agli attacchi notturni, durante il sonno. Mary, coetanea ed amica di Liz, è appena guarita da un malanno, che i medici hanno definito “influenza”. La mamma quindi comprende come mai la bambina si senta stanca, e desideri andare a dormire prima del solito. Durante la notte, si scatena l'attacco. Gli incubi lavorano sulle paure ataviche: quasi tutti gli umani temono i luoghi bui e stretti, pervasi da fruscii e strani suoni inquietanti. È facile collocare Mary su una collinetta circondata dalla nebbia. Non si capisce se sia mattino presto o se la notte stia calando. Di sicuro, ci sono fin troppe ombre, e tutte mostrano un'insana tendenza a muoversi senza apparente motivo. Mary sente freddo, ma questo calo di temperatura reca sconforto, penetrando in profondità molto più del freddo normale. Poi arrivano i mostriciattoli: brutti come quello che, nell'episodio precedente, ha avuto la sfortuna di imbattersi in Kong. Mary non ha la super-forza del possente uomo bestia di Evolution. Lei è una piccola umana, che non ha ricevuto alcun addestramento al combattimento corpo a corpo. I mostriciattoli le mettono le manacce addosso, e lei cerca di scappare. Purtroppo i suoi vestiti si impigliano in rovi che sono spuntati all'improvviso. Quella vegetazione maledetta la graffia, facendole talmente male da indurla a sospettare che le spine siano avvelenate. Sulla Terra, Mary si agita nel letto, ma non riesce ad emettere alcun suono utile a richiamare l'attenzione dei genitori. La bambina si sente abbandonata, e piange disperata. Gli incubi viceversa ridono, perché loro si divertono così. Mary, sollevata di peso, viene trasportata per una distanza che pare infinita. I mostri sono instancabili, sia in salita, che il discesa. Attraversano luoghi disabitati, popolati solo da rovine coperte da vegetazione che mostra colori malati: nessun verde, al massimo dei viola che ricordano fetidi cimiteri. Luigi, compagno di classe di Liz e di Mary, si avvede della presenza della bambina, e si chiede cosa ci faccia nel suo sogno. Sarebbe meglio chiamarlo incubo, e non è neppure corretto ritenere che Mary e Luigi stiano sognando. È più probabile che siano sognati da una terza persona. La Maga, che quella notte si trova di pattuglia nei pressi della casa di Liz, si muove senza produrre alcun rumore. I suoi poteri psionici la stanno avvisando che il cervello della bambina manifesta un'attività a dir poco anomala. I genitori di Liz stanno dormendo. Meglio così, riflette la Maga, che in caso contrario sarebbe stata costretta a sedarli, grazie alle sue facoltà mutanti. Una lieve pressione telecinetica e la serratura della porta esterna scatta. La Maga entra nella casa di Liz, e si dirige verso la camera della bambina. Sul letto, c'è un gatto, che spaventato fugge via. La mutante si avvicina alla bimba dormiente; la sua sonda mentale inizia a scrutarla in profondità. Attraverso Liz, la Maga vede ciò che avviene nella dimensione degli incubi. Nota come questa volta siano stati aggrediti due suoi compagni di classe, ma non lei. Luigi e Mary sono vittime di una dilatazione temporale: a loro pare di essere stati catturati giorni or sono. Invece sulla Terra in tempo trascorre molto più lentamente. La Maga deduce che, grazie allo sfalsamento, gli incubi potrebbero produrre molti danni in una sola notte. Qualora non si intervenisse durante la fase del sogno, potrebbero anche non risvegliarsi. Intanto il gatto che dormiva sul letto di Liz è schizzato all'aperto. Annusa l'aria della notte, percepisce una vasta gamma di suoni, e pare intenzionato a conquistare il mondo. Nessun gatto normale coltiverebbe pensieri di conquista, rivolti ad un pianeta infestato dagli umani. Ma questo gatto non è più normale, perché è posseduto da un incubo! I piccoli felini che vivono nelle nostre case hanno perso parte della sensibilità dei loro simili, che vivono randagi. E sono proprio loro, i randagi, a fiutare qualcosa che non va. Il gatto posseduto corre velocissimo, perché l'incubo che lo ha invaso non si rende conto che così facendo il suo cuore potrebbe cedere. Ma gli incubi non hanno un cuore, né dal punto di vista sentimentale, né da quello fisiologico. Occhi acutissimi lo scrutano dalla cima di un tetto. Poi la donna leopardo di Evolution si mette in caccia. Quello strano gatto frattanto rischia due o tre volte di essere investito dalle auto in transito. Ferox non ha bisogno della telepatia della collega Maga per capire che in quel piccolo quadrupede c'è qualcosa che non funziona. Lui non la sente arrivare, come non sente arrivare l'autoarticolato che potrebbe spiaccicarlo sul selciato. Ferox lo afferra con una delle sue agilissime mani (o zampe) artigliate, strappandolo alla morte. Saltare da un balcone all'altro non è un problema per la donna leopardo; neppure adesso che ha una mano impegnata. In pochi minuti, Ferox è salita sul tetto di un palazzo di una decina di piani. Adesso però vuole capire cosa ci sia di strano in quel gatto, e lui glielo dirà! L'incubo che ha preso possesso di quel corpo, piccolo, scattante e peloso, pensava fosse una buona idea. Ora però, attorno a lui, sono assiepati altri gatti, che paiono dipendere gerarchicamente da quella strana donna coperta da una pelliccia leopardata. Osservando meglio, si nota che la pelliccia di Ferox è prodotta dal suo corpo, non sovrapposta. Uno dei gatti si rivolge a quel suo simile particolarmente stravagante, invitandolo a raccontare di sé. L'incubo si accorge che la mente, che prima coordinava quel corpo, si sforza di riprenderne il controllo. L'invasore proveniente da oltre il sogno non ha idea di cosa gli stia chiedendo quel miagoloso quadrupede, che lo guarda come se fosse in grado di scorgere in lui la consapevolezza soggiogata. Ferox, per quanto sia famosa per i suoi metodi sbrigativi e sanguinari, non intende però recare danni fisici al gatto. La donna leopardo ritiene pertanto che quello sia un lavoro per Cyberdog. Il cagnolino terrestre ed il suo simbionte cibernetico extraterrestre Transformatron formano un duo sempre più affiatato. Lo sono al punto che sembrano un essere unico. Il cagnolino non è tanto più grande del gatto di Liz, ma dispone di armi inimmaginabili. Ma il suo intento non è minacciare e men che meno uccidere. Da Cyberdog spuntano due sottili antenne di metallo vivente, duro come il titanio. Il gatto di Liz cerca di sottrarsi al contatto, ma il mugolio agghiacciante di Ferox lo convince a non muoversi ed a collaborare. Le antenne toccano delicatamente la testolina del micio, che a questo punto non può più muoversi, a prescindere dalla presenza e dalle minacce della donna leopardo. Il Transformatron sta inviando invincibili comandi al sistema nervoso centrale dell'animaletto. L'esame dura pochi secondi, che mettono a dura prova il parassita giunto da un'altra dimensione. Poi Cyberdog procede con il suo esorcismo iper-tecnologico. Come se avesse a che fare con un cervello elettronico, Transformatron ripristina le impostazioni originarie. Il parassita, un incubo abituato a spaventare bambini e bambine con apparizioni a volte anche ridicole, subisce un'estromissione forzata dal cervello e dal sistema nervoso del gatto di Liz. Né Ferox, né Cyberdog e neppure i gatti presenti vedono il corpo astrale dell'incubo, scagliato brutalmente lontano dal corpo indebitamente occupato. Urla il suo disappunto, ma nessuno lo sente o ci fa caso. Non gli resta altro da fare che tuffarsi in una pozza d'ombra, sperando che lo conduca alla dimensione dell'incubo. Luigi e Mary stanno soffrendo a causa della loro amicizia nei confronti di Liz. Liz ovviamente non ne ha colpa, ma il sogno è il suo, anzi potremmo definirlo incubo. Ogni minuto che trascorrono in quella dimensione distrugge una parte dei loro ricordi, come se ogni nuovo evento si sovrascrivesse su quelli vissuti e memorizzati. Il dottor Occulto pensa a chi mandare nella dimensione dell'incubo, in soccorso dei due bambini. Fulminatore sarebbe in grado di sconfiggere qualunque mostriciattolo, impiegando le sue scariche potentissime. Il mutante elettrico si trova però impegnato a contrastare due sciocchi rapinatori di supermercati. I due teppisti si fermano, quando Fulminatore lascia scorrere da una mano all'altra i suoi crepitanti lampi blu. Persino loro si rendono conto della facilità con la quale potrebbe inchiodarli dove si trovano. Dapprima abbassano le pistole; poi però all'improvviso scappano fuori dall'esercizio commerciale. Fulminatore in quel momento riceve la chiamata del dottor Occulto, e perde il tempo. Non si azzarda più a scoccare i suoi lampi, che potrebbero inavvertitamente friggere qualche passante. Mentre anche lui esce sulla strada, assiste ad una tragica conclusione di quella stupida bravata. I due rapinatori sono stati intercettati da due poliziotti, che hanno intimato loro l'alt. Fieri di se stessi, per essere appena riusciti a sfuggire ad un mutante del super-gruppo Evolution, i rapinatori impugnano le pistole, puntandole contro i poliziotti. La carriera criminale dei due stupidotti si conclude così nel sangue, giacché i poliziotti accorsi sul posto erano più di due, e li tenevano già sotto mira delle loro pistole. Fulminatore relaziona in tal senso al dottor Occulto, che osserva telepaticamente l'evolversi degli eventi. Il mutante elettrico è costretto a fermarsi in loco, per riferire alla polizia ciò che ha visto. L'episodio è durato pochi minuti sulla Terra, ma presumibilmente nella dimensione dell'incubo sono passate ore e forse giorni. Kong potrebbe intervenire sollecitamente, ma il drago di Evolution desidera fortemente poter menare le mani, ed anche la coda. Kong sorride, pensando a come reagiranno gli incubi; poi torna al suo lavoro, in uno dei laboratori della base di Evolution. Il dottor Occulto invita Dragonfire a sedersi nell'apposita poltrona, strutturata per ospitare un colosso alto tre metri, pesante settecento chili, nonché munito di una coda possente. L'alieno chiude i suoi occhi sulla Terra, e li riapre nella dimensione dell'incubo, all'interno del sogno di Liz. I mostricattoli giungono finalmente ad un oscuro maniero, che i bambini immaginano abitato da vampiri e lupi mannari. Il ponte levatoio cigola e si abbatte sul terreno reso duro dal gelo. Mary e Luigi strillano e chiedono di poter tornare a casa, ma non riescono a smuovere i loschi figuri che li hanno sequestrati. Ogni grande sala del castello è più lugubre della precedente; l'ultima, la più grande, è satura del peggio che gli incubi siano riusciti a mettere assieme. Un trono in pietra, illuminato dalle fiamme di torce, si presenta vuoto. Poi improvvisamente assiso su di esso i due bambini vedono un incappucciato, che pare sia sbucato dal nulla. Sebbene nella grande sala regnino tenebre e nebbie, i bambini notano con raccapriccio che le mani dell'incappucciato sono scheletriche, e così anche il volto, o almeno la parte visibile. La scenografia dell'incubo ha ormai raggiunto l'apice, ed i bambini non osano neppure più gridare e piangere. Il terrore li inchioda sul gelido pavimento. La formidabile coda di Dragonfire percuote una gigantesca porta, che gli impedisce l'accesso nella sala. È il turno dell'incappucciato di provare sorpresa ed allarme. Si alza proprio mentre la porta esplode verso l'interno della sala. Ed il drago appare il tutta la sua gloria. Si guarda attorno quasi deluso, come se si aspettasse qualcosa di meglio studiato e costruito. Poi gli omuncoli lo assalgono da tutte le direzioni, snudando denti ed artigli. Dragonfire allarga con forza irresistibile le braccia verso l'esterno, e gli omuncoli volano via come se il loro peso fosse vicino allo zero. I suoi pugni colossali si abbattono quindi sul pavimento di pietra, frantumando grandi lastre. I muri stessi iniziano a tremare. A questo punto, sulla Terra, la Maga termina il suo incantesimo di dissoluzione, e Liz si sveglia. Mary e Luigi, suoi compagni di scuola iniziano a scomparire dal reame degli incubi. Dragonfire li solleva come fuscelli, ed inizia con loro il viaggio di ritorno. Al drago non interessa minimamente cosa stia succedendo al maniero ed all'incappucciato. Non dovessero avere imparato la lezione, tornerà per infliggere loro una distruzione ancora più duratura. I bambini si destano dall'incubo, ognuno nel proprio letto, con ancora negli occhi l'impresa di Dragonfire.

domenica 23 gennaio 2011

LA PICCOLA LIZ E GLI INCUBI_libro 4°_118° episodio

Siamo abituati a pensare che ad una data ora del giorno inizi la sera, poi la notte, poi ancora il mattino. Il fatto che sulla Terra tutte le ore del giorno e della notte coesistono e si susseguono. Se da una parte del pianeta è notte, dall'altra e giorno, con tutte le sfumature intermedie. Questo significa che da qualche parte c'è sempre la notte. C'è anche il giorno propriamente detto (il dì), ma è la notte che da tempo immemorabile ci ispira timore; le tenebre, non la luce. L'oscurità si muove come una grossa chiazza, e ruota sulla faccia del pianeta, inglobando e successivamente liberando le nostre città, le nostre case e tutti noi. La notte porta consiglio, ma solo se si dorme in un letto. Se viceversa capita di non avere una casa, la notte reca con sé incubi che possono essere tremendi. Quante volte ci è parso di scorgere cose che, nelle tenebre, scivolano via, ai margini della nostra visione periferica. Forse quelle cose non vogliono farsi vedere da noi, perché hanno paura. Oppure più probabilmente siamo degli illusi, e quelle “cose” si burlano di noi. Ci fanno intuire la loro presenza quando siamo ancora svegli, per assalirci con tutta la loro virulenza quando dormiamo. Quasi tutti i bambini hanno paura del buio, immaginando che in esso si celino mostri senza forma, o con tutte le forme più orrende, in perenne e maligno mutamento. Molti bambini richiamano l'attenzione dei genitori su ombre che non dovrebbero stare lì. Ed i genitori, scocciati e saputelli, prendono in giro i loro bimbi, lasciandoli in balia di demoni che vorrebbero varcare la barriera tra le dimensioni, ma non possono. I demoni dell'incubo allora si accontentano di plasmare le tenebre terrestri, cosicché i bambini inizino a temere l'oscurità. Queste entità maledette ritengono che prima o poi sarà loro consentito invadere la Terra, o meglio tornare su questo mondo, che un tempo era sotto il loro controllo. Poi i bambini crescono, dimenticando le ombre che sussurravano loro da sotto il letto e da dentro l'armadio. Gli adolescenti scordano (cioè allontanano dal cuore) i mostri notturni, ma i mostri non dimenticano le loro antiche vittime. Ci hanno instillato una sorta di virus a tempo, che dorme dentro di noi, riservandoci brutte sorprese quando meno ce lo aspettiamo. Ecco gli attacchi di panico, l'ira immotivata, la violenza assurda, l'irrazionalità dell'uomo delle caverne. I nostri antenati dormivano nelle grotte, accanto ad un fuoco che rimaneva acceso tutta la notte. Come mai? Per tenere lontane le belve? Anche, ma principalmente perché il fuoco lacera le tenebre, specie con il suo calore. Il fuoco è contemporaneamente la vita e la morte, ed anche le tenebre lo temono. Oggi giorno quelli che vivono nella dimensione dell'incubo sanno che sulla Terra vive Dragonfire: un possente drago extraterrestre, alto tre metri e pesante settecento chili. Dragonfire non è solo fortissimo, ma detiene il potere della fiamma cosmica, e nessuno sulla Terra può dirgli di no! Proprio adesso Dragonfire si trova nei pressi di un incendio. Lui, il super-eroe più potente del pianeta. Nessuno meglio di lui potrebbe risolvere il problema, e salvare le vite che non sono ancora state divorate. Infatti il drago avanza a grandi passi, entrando nell'edificio. Il calore avrebbe già ucciso qualsiasi umano. Forse qualche mutante potrebbe sopravvivere, ma Dragonfire si trova nel suo elemento. Le porte sono troppo piccole e strette per lui, che non perde tempo, e sfonda i muri come fossero di cartone. Materiale infiammato gli cade addosso, senza turbarlo minimamente. Le sue scaglie verdi lo proteggono facilmente da quelle poche centinaia di gradi. Il fumo, che accecherebbe occhi umani ed animali, ostacola la sua visuale, ma i suoi occhi non lacrimano neppure. Dragonfire percepisce le urla soffocate delle persone che è venuto a salvare. Le sue gigantesche mani (o qualcuno direbbe zampe) scostano e scagliano lontano travi in fiamme, mobili, tende e pareti. La mamma con i due figli scorge il colosso che si erge tra le fiamme. Ovviamente riconosce Dragonfire, ma un brivido le percorre la schiena, nonostante la temperatura spaventosa. Il drago raccoglie letteralmente l'adulta ed i bambini. Poi esce all'aperto con un balzo colossale. La donna però attira la sua attenzione, cercando di spiegargli che nella casa in fiamme si trova ancora un'altra delle sue figlie. La donna ha la gola secca, e la sua voce è un sussurro; Dragonfire comprende ugualmente e torna dentro. L'edificio sta crollando, ma l'alieno teme solo per la piccola umana, che non è protetta da alcuna armatura. Finanche Dragonfire è in difficoltà, perché le fiamme ruggiscono irritate per la sua presenza invulnerabile. Potrebbe insegnare loro chi è il più forte, ma prima deve cercare e sperare. Navigatrice, la mutante di Evolution in grado di individuare il percorso migliore, in qualunque caos o inferno, contatta mentalmente il super-eroe verde. Navigatrice ha appena avvertito un lieve richiamo telepatico, proveniente dalla bambina. La Maga, telepate allieva del dottor Occulto, unisce i suoi poteri a quelli di Navigatrice, fornendo a Dragonfire le coordinate che cerca. A pochi istanti da una morte terribile, la piccola Liz sviene. Il fuoco viene sostituito dalle tenebre, e le tenebre sussurrano. Poi percepisce dei lampi in avvicinamento, finché una luce calda e bianca si afferma. Liz non sa che entrare in quel tunnel significa iniziare a morire. Il suo corpo astrale tende a distaccarsi dal corpo, ed il dolore cessa di colpo. È investita da un'ondata di benessere. Poi improvvisamente si sveglia, ed il drago le sorride, così come sorridono i draghi. Esseri della dimensione dell'incubo osservano quel che avviene sulla Terra, e tessono una trama che qualcuno definirebbe diabolica. Dragonfire ha tuttavia una questione in sospeso, ed entra nuovamente nell'edificio in fiamme. Per gli umani che osservano, il drago di Evolution è sicuramente impazzito. I suoi amici mutanti invece sanno cosa sta per accadere. In particolare, il dottor Occulto, capo di Evolution, ha ben chiaro il quadro della situazione. Per il drago alieno, quell'incendio, come tutti gli incendi di una certa proporzione, è senziente, o almeno semisenziente. Dragonfire prima non poteva scatenare i suoi super-poteri, perché avrebbe ucciso Liz, i fratellini e la mamma. L'incendio pare intenzionato ad estendersi al altri edifici. I vigili del fuoco sanno riconoscere una “bestia” quando la incontrano; e questa fa veramente paura. Dragonfire è assalito dalle fiamme maligne, che fanno il loro peggio; ma il loro peggio non basta a fare del male al drago. Lui allarga le braccia per riunirle con forza superlativa; le due gigantesche mani impattano con uno spostamento d'aria che mette in seria difficoltà l'incendio. Ma la “bestia” si riprende, ed allora Dragonfire emette la sua super-fiamma, scaricandola verso l'alto. Distrugge ciò che c'è ancora da distruggere, dalle fondamenta al tetto. Quando si dice combattere il fuoco con il fuoco: la qualità della super-fiamma è tale che assimila e divora la fiamma terrestre. I telepati presenti e sintonizzati avvertono il grido di morte della “bestia”, che implode. L'incendio cessa magicamente di esistere, per opera del drago alieno di Evolution. Nella dimensione dell'incubo, mostri nebolosi, la cui parvenza muta di continuo alla ricerca dell'orrore supremo, si riuniscono in conclave. Quando Dragonfire ha afferrato Liz le ha in qualche modo trasmesso una piccola frazione della sua energia aliena. Dragonfire aveva in precedenza salvato la mamma ed i fratellini di Liz, ma nessuno di loro può essere considerato un mutante. Forse neppure Liz; o meglio: finora è stata una bambina quasi normale. Da adesso in avanti, grazie all'imprinting involontario del drago, Liz può servire come punto di riferimento per i mostri della dimensione degli incubi. La famigliola viene ospitata provvisoriamente in un alloggio di fortuna, dato che casa loro non esiste più. Non è facile dormire in quelle condizioni, sapendosi precari in casa d'altri. Ma mamma e figli hanno sonno, ed alla fine il suo richiamo è troppo forte per qualsiasi questione terrena. Tutti sprofondano nel reame ovattato, che dovrebbe consentire a tutti i viventi di rigenerarsi e scaricare le tossine accumulate durante il giorno. Liz tuttavia sprofonda ancora più profondamente del solito nel reame del sogno, fino a giungere alle soglie della dimensione degli incubi. La piccola entra in un bosco di piccoli alberi distanziati; nulla di spaventoso. Ma improvvisamente gli alberi crescono enormemente, fino a cancellare la luce del sole con le loro fronde. I tronchi sono nodosi, e paiono provvisti di bocche con denti pericolosi. Occhi che compaiono all'improvviso la spiano e la spaventano. Da lontano giunge un ululato spaventoso, che induce la piccola a scappare. Sulla Terra, la piccola si agita, ma non può svegliarsi; non ha ancora imparato a farlo sfruttando la sua forza di volontà. Una specie di lupo mostruoso le compare davanti, e balza su di lei. Liz inciampa in una radice, ed in mostro non riesce a metterle addosso le sue grinfie. La piccola si sente sola e disperata, ma il dottor Occulto, fondatore e capo di Evolution, ha percepito il pericolo, e le ha mandato un aiuto più che valido. Il maledetto lupo è in realtà un licantropo, che cammina a due o a quattro zampe. Convinto di essere troppo forte per qualsiasi umano, grida e ghigna pesantemente. Un mugolio di sfida giunge in risposta da oltre gli alberi, rivelando una presenza che non dovrebbe esserci. Il licantropo-incubo si guarda in giro freneticamente. Dovrebbe in teoria giocare in casa, ma questo vale solo nel caso in cui fronteggi normali esseri umani, o piccoli mutanti privi di addestramento. Ferox attacca con una frazione di secondo di ritardo. È molto strano per lei, ma occorre tener conto che la donna leopardo è stata inviata nel sogno di Liz in forma astrale. Il corpo fisico di Ferox dorme nella base di Evolution, vegliato dalla Maga. Il maledetto incubo in forma lupesca riesce quindi a ferire lievemente Liz, inoculandole una sorta di tossina psichica. Il licantropo apre la boccaccia piena di denti gialli e gocciolanti; poi ride, con un suono che ricorda più che altro il raglio di un asino. Liz rileva questa stranezza, facendo poco caso alla ferita ricevuta. Ferox invece è già balzata in alto ed in avanti. I suoi artigli sono estroflessi al massimo, e lei desidera quanto mai fare del male al suo avversario. Gli incubi di solito valgono poco nei combattimenti diretti. Più che altro sono bravi a spaventare i bimbetti. La furia felina lo investe con una forza impressionante. Gli artigli della donna leopardo strappano la pelliccia del lupo, ed anche i muscoli, i nervi ed i vasi sanguigni. L'incubo improvvisamente avverte un dolore forse mai registrato prima. Prova a reagire, ma perde troppo sangue, e la vita defluisce dal suo corpo. A questo punto, non gli resta altro da fare che dissolvere del tutto quell'ammasso di finzione, prima che il dolore lo faccia impazzire. Ferox è frustrata, perché il suo nemico ha abbandonato la lotta dopo pochi secondi. E a lei ne sarebbero bastati altrettanti per staccargli la testa e strappargli la spina dorsale. Liz osserva la sua salvatrice, non provando alcun orrore per la scena truculenta che ha appena sognato. Adesso Liz si ricorda di essersi addormentata, e si prepara a tornare sulla Terra. Il dottor Occulto in persona verifica, dal piano astrale, che il risveglio della bambina avvenga in maniera poco traumatica. Liz avverte un lieve dolore, e controlla: la ferita ricevuta in sogno è impressa nelle sue carni. Si tratta peraltro di un graffio, che tende già a rimarginarsi. Quando la bambina lascia la camera, per recarsi a scuola, un'ombra che non dovrebbe esistere prende a pulsare. Un'ombra che non dovrebbe esistere non è prodotta da un oggetto che abbia intercettato una fonte di luce. Queste ombre vivono di oscurità propria, e sono più buie del buio. Da esse, come fosse un pozzo aperto su un altro mondo, esce una mano, seguita da una testa. Una specie di nano gobbo e brufoloso si guarda attorno, meditando malefatte. Si direbbe che gli incubi siano riusciti a trovare una porta. Lo sgorbio esce indisturbato dalla casa, per nulla infastidito dalla luce del mattino. Però ad attenderlo trova Kong, il formidabile uomo bestia di Evolution, che, molto educatamente, lo saluta. Il mostriciattolo allora gli salta agli occhi, perché gli incubi difficilmente hanno senso dell'umorismo, e neppure educazione umana. Ma a dire il vero neppure Kong è umano; il mutante afferra al volo il nano biascicante, e lo scaglia contro un muro di mattoni. L'incubo esploratore avrebbe voluto morderlo, per inoculargli virus e tossine psichiche. Ora però il muro gli viene incontro a velocità fatale, e la sua avventura sulla Terra si conclude con un poco glorioso splash, ed una macchia di melma verde e viola, che evapora velocemente.

domenica 16 gennaio 2011

PIRATI SOTTOMARINI_libro 3°_117° episodio

A bordo del sommergibile la paura lascia il posto alla rabbia. Il capitano Balorr e la sua ciurma adesso gridano e sfidano il drago di Evolution. Sanno benissimo che lui se ne è andato, e se tornasse si butterebbero in mare piuttosto che affrontarlo nuovamente. Eppure il loro ego malvagio pretende uno sfogo immediato, poiché il colosso extraterrestre li ha umiliati facilmente, ed avrebbe potuto affondare la loro “invincibile” nave. Balorr, che è il degno capobranco di quei caproni idrofobi, strabuzza gli occhi, e sbava come un cane pazzo. I suoi uomini, pendagli da forca come lui, vogliono sentirgli dire che presto si vendicheranno. Che verseranno il maledetto sangue verde del drago, che distruggeranno la leggenda vivente. Solo i pesci notano quei muggiti e quei ragli, provenienti da gole che dovrebbero essere umane. I pesci però dopo un po' tornano alle loro faccende: cosa interessa loro dei pazzi bipedi terricoli? Balorr sta cercando di farsi venire un'idea, pressato da denti, artigli e coltelli sguainati. Non è un genio del male, come vorrebbe; la sua è più una furbizia da topo di fogna. È veloce nell'affondare la lama, quando l'avversario non guarda; poi gli piace vederlo annegare nel suo stesso sangue. Ora però quel lumicino, che gli si è acceso al fondo di quella caverna vuota che chiama cervello, deve essere rinfocolato. Molla un grosso pugno in faccia ad uno dei suoi sgherri immondi, e lui quasi lo ringrazia, mentre sputa sangue ed anche un dente mezzo marcio. La tensione si allenta, nel sottomarino che puzza di fumo, sudore, odio e letame umano. I benpensanti, che sostengono che ogni criminale sia recuperabile, dovrebbero dare un'occhiata a questa feccia rivoltante. Gli stupidi ometti con occhialini e calvizie durerebbero tre secondi, in mezzo ai degenerati agli ordini del capitano Balorr. L'equipaggio di quel sottomarino, i maledetti pirati che hanno abbattuto lo stormo del prode Graak, convincerebbero quasi chiunque della necessità di mantenere la pena di morte tra le pene comminabili ai delinquenti incalliti. Balorr pare improvvisamente risplendere di luce propria, e sorprende l'intera sua marmaglia. Gli è venuta un'idea! Adoperare contro Dragonfire la super-arma, che è stata affidata affinché la collaudassero. Balorr ricorda molto bene di essere stato avvicinato da un tizio dal fare misterioso. Come avesse saputo di lui, dove e come trovarlo, rimane un mistero. Fatto sta che lo strano tizio offrì svariati milioni in valuta pregiata, per sperimentare su forme viventi, un'arma dichiaratamente mortale. Balorr è una maledetta bestia in vesti d'uomo; è privo di ogni morale, come si confà ad un vero pirata! Il tizio lo sapeva, quando gli affidò il micidiale aggeggio. Potrebbe però addirittura pagare di più, se l'arma dovesse abbattere ed uccidere il maledetto Dragonfire. Ci sarebbero altre implicazioni e troppe sottigliezze. In fondo questo Balorr, pur essendo un vero topo di fogna (di quelli grossi), non perde tempo in chiacchiere. Al suo ordine, il sottomarino pirata punta verso terra. L'intenzione del pirata è di risalire il fiume, per portarsi a distanza di tiro utile dalla base di Evolution. Il dottor Occulto ed i suoi discepoli non hanno mai inteso nascondere la base di Evolution. Tutti sanno dove si trova, perché i mutanti ed il drago extraterrestre non hanno alcun bisogno di nascondersi. Che i nemici attacchino pure, di giorno o di notte; Evolution li sconfiggerà, rimandandoli a casa con le ossa rotte, e la coda tra le gambe. Il fiume che attraversa la metropoli, dove sorge il palazzo che ospita la base di Evolution, è perfettamente navigabile. Amministratori lungimiranti hanno infatti ritenuto vitale il trasporto di merci e persone anche lungo il grande fiume. Dalla base di Evolution si vede il suo placido scorrere, ma non si nota il periscopio che spunta dall'acqua. Il capitano Balorr non può sparare con la sua super-arma, se prima non emerge. Inoltre il pirata non è sicuro che il raggio letale possa manifestare il suo massimo potere a quella distanza. Quando spararono contro lo stormo inerme, il sottomarino era emerso, e gli uccelli lo stavano sorvolando a quota sufficientemente bassa. Bisognerà stazionare a quota periscopica, tenendo d'occhio il bersaglio. Forse, pensa Balorr, qualche demone ci aiuterà in qualche modo. La ciurma attiva pertanto turni di sorveglianza periscopica, ventiquattro ore su ventiquattro. Evolution non sa di essere osservata, ma francamente sospetta che non un solo criminale, ma molti, aspettino il momento buono per attaccare briga. Quello che Balorr non sa, essendo una povera bestia assurda, è che il capo di Evolution è il più potente telepate del pianeta. Come se non bastasse, la Maga e Navigatrice, mutanti sue allieve, intessono continue trame psioniche attorno alla loro base, per un raggio di diversi chilometri. In questa occasione sono però i gatti ad accorgersi per primi della stranezza, rappresentata da quello strano pesce metallico. I gatti della città, amici e confidenti della donna leopardo Ferox, si muovono secondo i loro ritmi imperscrutabili. Parlano tra loro, con gesti e suoni che gli umani non capiscono e non capiranno mai. I gatti si sono dati appuntamento al fiume. Si siedono tranquilli, come se si trovassero lì per caso. Tre o quattro miciotti, di colore diverso, disposti attorno al loro capo, rispettando la gerarchia del clan. Scende la notte, ed i gatti rimangono in paziente attesa. Il sottomarino si azzarda ad emergere, ritenendo che nessuno possa accorgersene. Grande errore: nessun umano, forse; ma occhi in grado di perforare le tenebre non si perdono la scena. Questi pirati, come tutti i loro simili, non brillano per disciplina ed autocontrollo. In uno scontro diretto con truppe scelte lascerebbero sul terreno tutte le loro inutili pellacce. Pirati e terroristi sono predatori di inermi, non guerrieri; tutt'altro. La loro natura, che nega ogni legge scritta, riconosce necessariamente la legge della forza. Una squadra di incursori specializzati avrebbe rispettato la consegna del silenzio; la marmaglia in questione no. Il loro capo dovrebbe passare il suo tempo a percuotere quei testoni vuoti e pidocchiosi. Solo così eviterebbe comportamenti controproducenti e pericolosi. Ad esempio: un lercio individuo, che si fa chiamare Sgozzatore, è salito sul ponte del sottomarino, e si erge in tutta la sua altezza, come se fosse sul ponte di uno yacht. Qualcuno, meno ubriaco e drogato di lui, cerca di contenere un'esuberanza che potrebbe metterli tutti nei guai. Sono a bordo di un sottomarino pirata, al centro di un fiume, in piena metropoli; per di più a breve distanza dalla base di Evolution. Ma Sgozzatore è un pazzo, ed anzi minaccia di morte tutti quelli che lo invitano a desistere. Sale a bordo di un canotto, poi rema verso la riva del fiume. Ha deciso di avere il diritto di scendere a terra; vuole una donna, da convincere con le buone o con le cattive a soddisfare la sua lussuria. Si immagina grosso, tatuato e cattivo, mentre sottomette una povera donnina piangente, che lo implora di lasciarla vivere. Lei cederebbe a qualunque violenza, pur di tornare a casa dai suoi figli. Lui, lo Sgozzatore, glielo lascerà credere. Otterrà ciò che vuole, somministrandole tutto il dolore possibile, poi la ucciderà. Felini a quattro zampe si spostano senza produrre alcun suono rilevabile da orecchio umano. Ma non sono allarmati per lo sbarco di quel pezzo di mota; sono onorati che la loro regina sia scesa tra loro. Ferox, la donna leopardo di Evolution, è bellissima sia per i gatti che per gli umani. È altresì pericolosissima, ma non certo per i suoi piccoli e simpatici fan. Loro studiano ogni suo movimento liquido e possente. Sanno che per lei quel pagliaccio umano è già carne morta. Per loro, per i gatti, è assolutamente normale ed inevitabile che Ferox sia scesa in caccia. Chiaramente quegli sciocchi, pesanti e puzzolenti umani sono pervenuti in mezzo al fiume per nuocere a Ferox ed ai suoi amici. I gatti sanno anche degli amici di Ferox. Sanno dell'uomo bestia, alto, grosso, peloso e potente, eppure genuino come Ferox. Sanno della mutante Maga, il cui sguardo scruta oltre le tenebre che pervadono anche la luce del giorno. I gatti vedono cose che farebbero impazzire gli umani; queste cose però non fanno impazzire né Ferox, né i suoi amici. Di Fulminatore i gatti hanno un po' paura, perché sembra padroneggiare forze in grado di annientare facilmente ogni forma di vita mortale. Infine c'è il drago; i gatti hanno riportato e narrato molte leggende sul suo conto. Lui è semplicemente fuori scala e fuori misura: non esiste un termine di paragone: è semplicemente Dragonfire. Come potrebbero esseri tanto potenti temere una ciurma di fetidi assassini vigliacchi? Ferox potrebbe prendere la vita di Sgozzatore in qualsiasi momento. Gli si avvicina da dietro, poi scivola via. E Sgozzatore incomincia a sentire strani brividi lungo la schiena. Ferox decide di lasciare a lui la prima mossa. Ferox sta giocando al gatto con il topo, ma questo topo puzza più del dovuto. Sgozzatore vuole dimostrare a se stesso di non essere un bambino che ha paura del buio. Uscito da un vicolo, si guarda indietro nervosamente, e scorge solo un gatto, che cammina in lontananza. Lui odia i gatti, e quanto prima si ripromette di mangiarsene due o tre arrosto. Possibilmente giovani ed inermi, di quelli che vorrebbero solo essere coccolati. Invece lui li sgozzerà, e si cospargerà del loro sangue caldo. Forse Ferox percepisce i pensieri dello Sgozzatore, perché inizia ad emettere il suo brontolio di morte imminente. Lui, la feccia, accelera il passo, per portarsi in una zona della città dove poter assalire una donnina inerme. Crede di non essere seguito, ma si sbaglia. La donna leopardo è capace di mimetizzarsi anche nella mezza luce, come i grandi felini delle foreste. Sgozzatore adocchia finalmente la sua preda: una donna che cammina svelta lungo il viale. La donna scorge il tipo, che le viene incontro, ma, non essendo dotata di una percezione subliminale, non lo correla ad alcun pericolo. Si sbaglia, poiché il pirata la lascia passare solo per balzarle addosso da dietro. La strada è deserta, e Sgozzatore chiude la bocca alla sua vittima, con la sua manaccia unta. Ora le ride in faccia, inondandola del fetore delle schifezze di cui si ciba. Lei è disgustata, oltre che spaventata. In questo istante di massimo trionfo, Sgozzatore sente il respiro della morte a pochi centimetri dal suo orecchio. Ferox emette il suo mugolio ferale, ed un terrore atavico congela tutte le articolazioni del pirata. Facendosi forza, si volta, solo per trovarsi di fronte la mutante felina di Evolution. I suoi artigli estroflessi agognano di bagnarsi nel sangue dell'empio figuro. Lui, terrorizzato a morte, estrae un lungo coltello, e Ferox lo lascia fare. Poi però il pirata commette l'errore di puntarlo alla gola della donna inerme; sicuro di potere in tal modo contrattare la propria incolumità. Sgozzatore non si accorge neppure della mossa di Ferox, che lo salta da fermo, ruota durante il salto, e lo colpisce,con gli artigli di entrambe le mani prima ancora di toccare terra. La mano che regge il coltellaccio non ha più forza, perché la vita gli sfugge inarrestabile, assieme al sangue che sgorga dalle tremende ferite che già gli si aprono sulla schiena. Strabuzza gli occhi, vorrebbe dire qualcosa di furbo, o di stupido, o di spiritoso, ma si limita a morire. Il capitano Balorr ha scoperto che Sgozzatore è sceso a terra, ma non sa che il fetido pirata è presumibilmente in viaggio per l'inferno. Balorr impugna la super-arma che doveva testare, ed esce anche lui sul ponte del sottomarino. Pensa che, per concludere la faccenda, dovrà seguire l'esempio di quel caprone di Sgozzatore. Un secondo canotto si stacca dal sottomarino, e giunge sulla sponda del fiume. Balorr pensa che, se Dragonfire osasse comparirgli davanti, lo distruggerebbe con un raggio alla massima potenza. Molti dicono che a volte ci viene concesso ciò che abbiamo chiesto nelle preghiere; ma quel che otteniamo è più di ciò che possiamo masticare. Dragonfire si erge improvvisamente di fronte a Balorr, in tutta la sua altezza di tre metri, con tutta la sua massa di settecento chili. Sulla spalla del colosso verde, un uccellaccio guarda con sguardo maligno il pirata. Balorr scapperebbe veloce come un lampo, ma non ha questo potere. Ma si ricorda delle sue stesse vanterie, e si ricorda anche di avere in pugno una super-arma. Così punta il fucilone avveniristico e spara a piena potenza, centrando in pieno il petto di Dragonfire. Energie fatte per distruggere i sistemi nervosi di volatili e bipedi terrestri tentano di penetrare le scaglie del colosso extraterrestre. Radiazioni mortali per ogni forma di vita terrestre cercano di fare impazzire il sistema immunitario di Dragonfire, ma il drago attinge la sua super-forza dal cosmo stesso, e non cadrà vittima della pazzia umana. Infine il fucile spararaggi si surriscalda e cessa di funzionare, ma il drago rimane in piedi, invincibile. Balorr, il capo dei pirati, è semplicemente atterrito. Di certo non è preparato alla furia alata che cala dal cielo, strappandogli ambedue gli occhi, con due possenti colpi di becco. Rokk ha così vendicato il prode Graak, e l'intero stormo abbattuto dal cane umano, che ora si rotola urlante nella polvere e nel suo stesso sangue immondo. Balorr è accecato e sconfitto oltre ogni misura, ma è pure pazzo, per cui punta nuovamente l'arma a raggi nella direzione dove ritiene si trovi Dragonfire. Il drago di Evolution afferra allora, con una zampa possente, la canna dell'arma letale, impedendo all'energia di fuoriuscire. La deflagrazione provoca un globo di fuoco verde, che consuma Balorr tra atroci patimenti. Rokk ha preso il volo, ed osserva allarmato, temendo che Dragonfire sia rimasto ferito. Ma il gigante verde ha già dimostrato di non temere quel tipo di energia, e lo conferma, uscendo indenne, sebbene leggermente fumante, da quel piccolo e sopravvalutato inferno terrestre.

domenica 9 gennaio 2011

CYBERDOG E LA MORIA DEI VOLATILI_libro 3°_116° episodio

La notizia è stata data di sfuggita, e non in tutti i tg. Come se la strana moria di varie specie di uccelli non potesse in alcun modo interferire con le nostre esistenze. Evidentemente l'effetto congiunto della scuola e dei media fa sì che gli umani si illudano di trovarsi ormai oltre la natura. Ennesima dimostrazione della stupidità grossolana che contraddistingue i piagnucolosi mammiferi terricoli. Eppure la Natura (con la maiuscola) ci mostra continuamente la sua forza soverchiante. Basta una nevicata leggermente più intensa del solito, e le più grandi città del pianeta si fermano. Non solo i giganteschi fuoristrada urbani non servono ad altro che a bloccare ulteriormente le strade; si arrestano anche i trasporti sotterranei, perché ghiacciano le rotaie. Gli stupidi giornalisti dei tg e dei giornali affermano che la natura (con la minuscola) sia impazzita. Quanta presunzione, da parte di questi piccoli assembramenti di cellule mortali! Accusano la Natura di comportamenti distruttivi nei nostri confronti. Ma la Natura neppure sa della nostra esistenza! Forse lo sospetta, ma non ci ha ancora individuati per quell'infestazione che siamo. Nonostante i danni prodotti al pianeta, siamo in circolazione da circa un milione di anni. Il pianeta che chiamiamo Terra esiste da miliardi di anni, quindi noi siamo meno che formiche, perché le formiche esistono da molto più tempo di noi e di tutte le maledette scimmie. La Natura ha prodotto i mutanti umani, ma questo suo operare non è insolito: lo ha sempre fatto, con tutti gli animali e tutte le piante. Alcuni mutanti umani, Ferox, Kong, Fulminatore, Maga, Navigatrice e lo stesso dottor Occulto, sono forse una risposta della Natura alla stupidità della specie umana. Se è così, il dottor Occulto, che ha creato il super-gruppo mutante Evolution, teme che madre Natura abbia loro affidato un compito immenso. Fortuna o destino hanno però voluto che sulla Terra arrivasse Dragonfire, che ha trovato logico allearsi con Evolution per salvare l'umanità dalla sua stessa idiozia. Il cagnolino Cyberdog è diventato quel che è grazie al Transformatron: una forma di vita non biologica extraterrestre. Cyberdog è sempre stato un animaletto sensibile; anche quando lo maltrattavano, a causa dei suoi difetti fisici. Non è strano che una forma di vita sia maltrattata perché è nata con difetti fisici? Non sarebbe più logico aiutare chi è meno fortunato di noi? Eppure gli umani professano, ma solo a parole, religioni che invitano alla condivisione delle sofferenze altrui. Il cagnolino che era, prima di diventare Cyberdog, non serbava comunque rancore verso chi lo maltrattava. Il cagnolino non era cristiano dal punto di vista formale, ma sostanzialmente lo era molto più di innumerevoli biasciconi e baciapile da chiesa. Transformatron non era lui stesso cristiano, ma neppure islamico o ebreo o buddista. Non sapeva e non sa cosa significhino quei termini. Lui però, l'extraterrestre metallico ed elettronico, senza sangue nelle vene (e neppure vene), condivise il dolore fisico del cagnolino, e lo trasformò in Cyberdog! Ora la simbiosi tra l'animaletto terrestre e la cibernetica di mondi lontani ha creato una nuova forma di vita. Ben lungi dal volersi vendicare dei torti subiti, il nostro eroe gira per la città, osservando ed intervenendo. Proprio adesso il destino lo chiama all'azione. Un volatile, nero e chiaramente male in arnese, si appresta ad un atterraggio d'emergenza. Cyberdog ed il Transformatron notano subito che la traiettoria tende a condurlo in acqua. Il fiume, specie in questa stagione fredda, non è indicato per un uccello che non sia un gabbiano, un cormorano o un altro abile pescatore con le ali impermeabilizzate. L'uccello nero in caduta quasi libera sembra più un trasvolatore, o almeno lo era. Cyberdog lo deve intercettare mentre sorvola la terra, e bloccarlo con un salto. Nessun cagnolino di quella stazza potrebbe tentare un tale gesto atletico, ma lui è un cagnolino cibernetico che non dimentica mai di ringraziare il Transformatron alieno. Infatti solo un cervello elettronico potrebbe calcolare quanta forza utilizzare, ed in quale momento saltare. Solo l'istinto di una bestia potrebbe incanalare quel salto, con la somma di esperienze di milioni di vite precedenti. Il povero volatile si crede ormai spacciato, e rimette l'anima allo spirito della sua specie. I muscoli delle ali non ce la fanno più, e non rispondono ad alcun tentativo di correzione di rotta. Poi arriva quel piccolo bolide volante, o per meglio dire saltante. Il cagnolino afferra la creatura tra le sue fauci potenziate. Con quei denti, rafforzati da un metallo duro come il titanio, il cagnolino potrebbe spezzare facilmente ossa molto grosse. Invece agisce con una dolcezza estrema, ed il malcapitato uccello si trova a terra in un batter d'occhio, e senza particolari scossoni. Cyberdog si siede ed osserva la creatura caduta dal cielo. Il Transformatron intanto cerca di stabilire un contatto con il volatile: una sorta di telepatia che aggira il linguaggio dei suoni e dei gesti. Dopo qualche tentativo, l'uccello riesce a rimettersi sulle zampe. Sembra più che altro stanco, ma di sicuro il suo fisico è minato da una malattia che tende ad estendersi. Cyberdog non disturberebbe Evolution con un problema che potrebbe essere risolto da un veterinario, ma la scansione mentale sta rivelando aspetti e situazioni a dir poco interessanti e gravi. Il pennuto rivela di essere stato improvvisamente colpito da un malore, mentre volava ad alta quota. Si trovava assieme a centinaia di uccelli del suo stormo, guidato dal più forte di tutti: l'indomito Graak. D'improvviso, una vibrazione nell'aria ha provocato disordine nella formazione altrimenti perfetta. Graak ha iniziato a lanciare ordini, chiamando i suoi vice, addetti alle estremità di destra e di sinistra. Tutti hanno fatto il possibile, battendo più velocemente le ali, ma il malessere ha iniziato a mietere le prime vittime. Per prime sono cadute le femmine in attesa di deporre le uova. I maschi hanno cercato di aiutarle, ma precipitavano troppo in fretta. Un massacro. Quindi forse quello che si trova davanti a Cyberdog è l'unico sopravvissuto di un grande stormo di migratori, colpiti da un fenomeno per nulla riconducibile alla Natura. Cyberdog deve recarsi urgentemente alla base di Evolution, portando con sé il volatile a cui ha salvato la vita. Non potendo trasportarlo per chilometri nelle fauci, il Transformatron estroflette alcuni tentacoli di metallo senziente, che avviluppano saldamente il pennuto. Lui lascia fare, avendo capito di essere nelle mani, o meglio nei tentacoli, di amici fidati, che lo aiuteranno a ritrovare ciò che resta del suo stormo. Cyberdog parte a gran velocità, verso l'edificio dove ha sede Evolution. I sensori sono all'opera, per calcolare il percorso ottimale, meglio di qualsiasi navigatore gps. Infatti Cyberdog ed il Transformatron si arrampicano su muri, sfruttando ogni minimo appiglio; poi i muscoli potenziati del super-cane gli consentono di saltare da un tetto all'altro. Giunti di fronte al loro obiettivo, Cyberdog inizia la scalata della parete dell'edificio. Ferox, di turno alla sorveglianza, lo vede arrivare, ed esce ad accoglierlo. L'incontro avviene a molti piani sopra la strada, ma i soggetti in gioco sono decisamente fuori dal comune. Cyberdog ha già incontrato la donna leopardo, ma prova nei suoi confronti ancora un sano timore. Il nero volatile, imbrigliato dal Transformatron, si preoccupa molto di più, e si chiede se quello strano quadrupede lo stia conducendo ad una fine certa, nelle fauci di quella formidabile bestia che cammina eretta. Poi Cyberdog entra nei locali della base di Evolution, e Ferox lo invita a narrare la sua storia. Il volatile, liberato dai tentacoli metallici, osserva con soggezione il grande locale. La narrazione di Cyberdog calamita l'attenzione della donna leopardo, che è molto sensibile alle tematiche ambientali. La mutante ha un rapporto strettissimo con madre Natura, rappresentando un suo riuscitissimo esperimento genetico. Cyberdog è felicissimo di essere riuscito a convincere Evolution ad aiutarlo, anche perché si tratta di agire in un'area geografica decisamente lontana dalla città che il super-cagnolino presidia. Ferox non è sola nella base, e l'arrivo di Dragonfire introduce nella vicenda una presenza terribile e fantasmagorica. Il pennuto ora è completamente congelato da quella manifestazione di forza estrema. Ma Dragonfire non impiega i suoi super-poteri ai danni degli inermi, bensì in loro difesa. Si rende subito disponibile ad accompagnare i visitatori alla ricerca degli eventuali sopravvissuti dello stormo del volatile che chiameremo Rokk. Dragonfire decolla, subito dopo l'alba, e vola grazie all'imbragatura tecnologica denominata dragoncraft. La sua grande energia diventa antigravità, grazie al genio dell'uomo bestia Kong. Sulle sue grandi spalle scagliose trovano un comodo appoggio il super-cane, con Transformatron annesso, e Rokk, che sperimenta un diverso modo di volare. Come abbiamo già avuto modo di evidenziare, il volatile ha avuto modo di comunicare dati ed impressioni a Cyberdog. Quattro esseri molto differenti collaborano ora in una missione che gli umani riterrebbero assurda, ma il drago, il cane, il volatile ed il simbionte elettromeccanico non perderebbero mai tempo a convincere alcun umano dei loro intenti. Dopo alcune ore di volo a velocità di ricognizione, Dragonfire giunge nella zona che tutti i sensori indicano come quella in cui lo stormo di Rokk è stato attaccato. Come prevedibile, nessun volatile abbattuto, vivo o morto, è visibile sulla superficie delle acque. Pesci ed altre creature marine attaccano e divorano qualunque fonte di cibo, per cui la speranza dei nostri eroi è che alcuni sopravvissuti siano riusciti ad evitare di cadere in mare. Resta tuttavia da accertare la causa della moria dei volatili, e Dragonfire gradirebbe mettere le zampe sugli autori di un tale scempio. Il drago può contare sulla collaborazione delle telepati del gruppo, Maga e Navigatrice, oltre che sui poteri psionici e magici del dottor Occulto. I tre mutanti, pur agendo da una distanza considerevole, accertano la presenza di attività umana ostile sotto la superficie marina. Più precisamente, trattasi di pirati, in possesso di armi non convenzionali. Dragonfire ritiene di avere trovato il degno bersaglio per la sua giusta ira, e, affidato il dragoncraft alle cure di Cyberdog, salta verso le sottostanti acque profonde. I rettili, in questo mondo e negli altri, hanno colonizzato le acque senza alcun problema. Le loro scaglie li proteggono adeguatamente, e la loro capacità respiratoria consente loro lunghe apnee. Il drago pesante settecento chili cade come una bomba di profondità, provocando uno spostamento d'aria ed un suono che suscita allarme nelle strumentazioni del sottomarino. I pirati si chiedono di cosa si tratti, ed il capitano, un vero pendaglio da forca, ordina l'immediata immersione. Purtroppo per loro, Dragonfire una volta colpita l'acqua la penetra con potenza immane; poi impatta con il metallo del sottomarino. Le possenti zampe del rettile extraterrestre strappano intere sezioni del natante, causando allagamenti interni. Per ora Dragonfire decide di non distruggere completamente sottomarino ed equipaggio. In fondo questo dovrebbe bastare come lezione, e le vite umane riservano per Dragonfire un certo valore. Il periscopio riesce ad inquadrare le fauci del drago, ed i suoi occhi terribili. I pirati immaginano di essere spacciati, specie quando il drago utilizza il sottomarino come base per spiccare un colossale balzo fuori dall'acqua, dove riprende possesso del dragoncraft. La sua spinta verso l'alto causa una reazione che non migliora di certo la navigabilità del mezzo, ma alla fine la marmaglia umana stabilizza le perdite di aria, e chiude le falle. Il sottomarino acciaccato si dirige verso il porto più vicino. Cosa passerà nella mente bacata dei pirati e del loro capo? Cercheranno la vendetta contro il formidabile Dragonfire? Il drago ed i suoi amici si allontanano in volo, pensando semmai alla possibilità di trovare vivo qualche pennuto dello stormo abbattuto. Il genio dell'uomo bestia Kong viene messo nuovamente alla prova, quando accerta una degenerazione nervosa ancora in atto nel loro amico volatile. Tuttavia la base di Evolution è provvista di quanto serve a contenere e far regredire quella strana sindrome. Kong, dopo un impegno durato alcune ore, dichiara Rokk fuori pericolo. Nel frattempo raccoglie dati molto utili, che gli consentiranno di individuare e quantificare l'energia letale impiegata per abbattere vigliaccamente lo stormo.

domenica 2 gennaio 2011

GRANCHI DA UN ALTRO PIANETA_4_libro 3°_115° episodio

I quattro granchi spaziali si sono dimostrati all'altezza della situazione. Ognuno di loro, affiancato ad un super-eroe di Evolution, ha combattuto con impegno e poteri da non disdegnare. Ferox, Maga, Fulminatore e Kong non hanno neppure più fretta di rimandarli a casa, ma il dottor Occulto, capo e fondatore di Evolution, ritiene che i quattro extraterrestri non siano pronti a trasferirsi stabilmente sul nostro pianeta. Intanto, a centinaia di anni luce dalla Terra, è in corso una riunione che potremmo definire “consiglio di classe”. Ci sono gli insegnanti ed i genitori degli alunni, e sono tutti granchi decisamente grandi. Se potessimo tradurre in uno dei nostri molti idiomi ciò che dicono, capiremmo che alcuni genitori stanno accusando gli insegnanti di avere omesso di sorvegliare i loro cuccioli. Gli insegnanti, per una volta d'accordo tra loro, si scusano per l'accaduto, ma evidenziano come i quattro granchi cuccioli in questione siano sempre stati particolarmente esuberanti. Gli occhi peduncolati di quella moltitudine di granchi si agitano, guardando in più direzioni contemporaneamente. Questi esseri non conoscono lo strabismo: come i camaleonti terrestri hanno una visione delle cose molto creativa. Tutti i granchi presenti agitano le chele, producendo un gran fracasso. Nessuno tuttavia mette le zampe addosso agli avversari, perché la loro specie distingue in maniera inequivocabile la discussione dalla battaglia. Se i presenti nella grande sala non fossero tutti provvisti di otto zampe a testa, si potrebbe pensare di assistere ad una riunione di condominio particolarmente pacata. Finalmente il preside della scuola, un granchio grigio e nero, non particolarmente grosso, riesce a zittire i presenti. Tutti hanno capito come sono andate le cose: i quattro esuberanti “ragazzi”, non ancora adulti ma non più cuccioli, hanno abbandonato le aule di lezione, per salire sul velivolo spaziale di proprietà del preside. Alcune mamme, che come tali si sentono in dovere di difendere i figli ad oltranza, accusano il preside di avere ostentato una macchina fuori serie; quindi i “poveri piccoli” sarebbero stati “praticamente costretti” a farci un giro. I papà non possono avallare una tale assurdità, ma neppure si contrappongono come vorrebbero alle loro compagne. A questo punto, le quattro mamme granchio iniziano a fare comunella tra loro, lasciando i quattro padri ed il preside a guardarsi in faccia (sebbene a dire il vero della faccia siano tutti sprovvisti). Il preside chiama a sé i poveri papà, in attesa che le mammine la finiscano di agitare le chele e di cambiare colore. Gli altri insegnanti si sentono leggermente colpevoli di non avere monitorato il via vai dei giovani delinquenti, ma tutto sommato sono contenti che si siano persi nello spazio. Nessuno dei presenti ritiene che i “piccoli” corrano rischi seri, dato che la loro specie è dotata di facoltà che la pongono tra quelle più potenti, nell'ambito dei pianeti conosciuti. C'è ovviamente la possibilità che le quattro carognette si siano spinte a grande distanza, nello spazio infinito. Ora tutti guardano male il preside, che in effetti poteva evitare di recarsi a scuola con quella super-navetta. Ma, alla fine del chiacchiericcio, è proprio il preside che decide cosa fare: lui e uno dei papà granchio partirà alla ricerca dei giovinastri. I papà esultano, mentre provano ad immaginare chi sarà il “fortunato”: avrebbero preferito che il preside fosse partito accompagnato da un insegnante. Loro sono padri, e i loro figli teppisti stanno diventando una fonte di scocciature. Le mamme viceversa emettono stridii più fastidiosi del solito, giacché ognuna di loro partirebbe anche subito, per “salvare” la propria creatura. Il preside, per non impazzire, seleziona un papà ed una mamma, e stabilisce che la partenza avverrà in tempi brevissimi. La mamma ed il papà sono genitori di due distinti granchi fuggitivi. Il preside ha giustamente pensato che portarsi dietro una coppia sarebbe stato troppo anche per la sua sopportazione, che per contratto di lavoro è decisamente superiore alla media. La navetta spaziale non viene sparata nello spazio da un razzo vettore alto come un grattacielo, e neppure portata in orbita da un aereo. Più semplicemente la navetta spaziale dei granchi annulla la gravità di quel mondo, e schizza oltre l'atmosfera, come se nulla le impedisse di accelerare fino a velocità che noi terricoli riteniamo erroneamente impossibili! Nello spazio interplanetario, la macchina ultra-sofisticata e semi-senziente si mette ad “annusare”, come un cane da tartufi. Ovviamente non cerca un prato dove scavare, ma seleziona le tracce lasciate dal passaggio dei quattro bamboccioni a otto zampe. All'interno della navetta, nessuno dei granchi ha indossato tute spaziali o respiratori, visto che il computer di bordo ha predisposto un'atmosfera ed una gravità artificiali. Noi terricoli non sapremmo come cominciare a raccogliere tracce nello spazio, perché il più delle volte non ci riesce di farlo neppure a terra. Crediamo di detenere una super-tecnologia, ma ci muoviamo peggio degli indiani d'America: loro sì che sapevano cercare le tracce, a terra ovviamente. Come faccia quella piccola navetta a fare tutte quelle cose assieme potrebbe essere oggetto di lunghissime e sterili discussioni tra astrofisici e filosofi umani, che alla fine continuerebbero a non capire alcunché. Ci basti dire che quei granchi sono talmente avanti, rispetto a noi, che dovremmo smettere di mangiare i loro simili che camminano sui fondi dei nostri mari. I granchi spaziali non hanno mai impattato nella relatività, e mai hanno creduto che l'Universo fosse finito. Forse tutte quelle zampe, le chele e gli occhi peduncolati li rendono in partenza troppo più furbi di noi. Fossimo discesi dai granchi, invece che dalle scimmie, ora non urleremmo per ogni stupida piccola controversia. E specialmente non muoveremmo continuamente guerra ai nostri simili, con scuse quasi sempre bislacche. Proprio per evidenziare quanto siamo dispersivi noi bipedi, implumi, mammiferi e terricoli, nel tempo necessario a questa piccola dissertazione, i tre granchi adulti sono già nei pressi della Terra. La navetta in avvicinamento avverte la sorella, che si trova nella base di Evolution. La “sorella” risponde con gioia al saluto, cambiando colore e luminosità. Kong, che stava sonnecchiando nei paraggi, schizza verso l'alto con un salto di parecchi metri. Il suo granchio, Granchio-bestia, inizia a sentire odore di bruciato, sebbene non abbia un naso e sebbene non ci sia alcun odore da sentire. Come tutti i ragazzotti dei pianeti più progrediti, anche i quattro granchi sono esperti nelle comunicazioni in tempo reale. I teenager terrestri usano gli sms; i granchi adolescenti ricorrono ad una particolare telepatia criptata, che è, come gli sms dei ragazzotti terrestri, incomprensibile agli adulti. Ora anche Granchio-Gandalf, Granchio-gatto e Granchio-lampo sanno che due dei loro genitori sono venuti a “rompere”. Granchio-bestia volge lo sguardo di ambedue i suoi occhi telescopici verso Kong. Lo scienziato di Evolution non è ancora riuscito a decodificare l'idioma dei super-granchi, ma Granchio-bestia si aiuta con il suo potere telepatico. Gli sta chiedendo di viaggiare con lui a bordo della navetta spaziale. Il mega crostaceo alieno non spiega al mutante terrestre di non volersi far trovare dagli adulti del suo pianeta. Kong sospetta che il suo assistente ometta alcuni particolari, ma pensa di dover cogliere l'occasione al volo; quando gli ricapiterà di viaggiare a bordo di una simile meraviglia tecnologica? La navetta, che finora si è rifiutata di collaborare con i terricoli, risponde docilmente ai comandi mentali di Granchio-bestia. I due, l'extraterrestre e l'uomo bestia di Evolution, salgono sulla navetta, che subito vola velocissima attraverso una grossa vetrata che Kong aveva preventivamente rimosso. Se i vicini di casa di Evolution osservano con apprensione quel viavai, di esseri strani e velivoli ancora più strani, non lo danno a vedere. La seconda navetta aliena non passa completamente inosservata, ma desta solo una minima attenzione. È proprio vero che per nascondere le cose bisogna collocarle sotto gli occhi di tutti. Le due astronavi si inseguono nell'atmosfera terrestre, ingannando facilmente i nostri primitivi sistemi di monitoraggio dei cieli. Le navette sono a loro modo senzienti, e si scambiano informazioni sugli intenti dei loro equipaggi. Granchio-bestia non intende condurre il preside e gli altri due adulti dai suoi tre amici; inizia quindi quella che secondo lui dovrebbe essere una manovra di depistaggio. Ma il preside non intende diventare vecchio ad inseguire il teppistello; per cui ordina alla navetta di tracciare gli altri tre bamboccioni. Kong si rende conto, prima che lo faccia il suo granchio, che gli inseguitori hanno perso contatto. Coll'ottimismo della gioventù, Granchio-bestia esulta, battendo rumorosamente le chele una contro l'altra. Coll'esperienza della maggiore età, viceversa Kong ritiene che chiunque guidi la seconda navetta abbia cambiato obiettivo, a ragion veduta. L'uomo-bestia di Evolution non dispone di proprie attitudini telepatiche, ma può contare sul continuo monitoraggio psichico operato dalle colleghe Navigatrice e Maga. Loro sono in grado di confermare che i tre super-granchi ancora sulla Terra stanno per ricevere visite. Granchio-Gandalf, Granchio-lampo e Granchio-gatto sono già corsi ai ripari, e stanno spiegando al colossale Dragonfire di essere inseguiti da cacciatori di taglie. Il drago li guarda perplesso, ma neppure lui può scrutare le espressioni di volti, se i volti non ci sono. A complicare la situazione già ingarbugliata contribuisce uno scienziato pazzo, alla ricerca di notorietà. Costui ha recentemente combattuto contro Kong e Granchio-bestia, che gli hanno ridotto a mal partito il suo mirabolante robot. Non ci si chieda come facciano questi scienziati pazzi a riprendersi tanto in fretta dalle batoste. E neppure dove trovino il tempo ed il materiale per costruire sempre nuovi aggeggi, sempre più strampalati. Se non ci fossero gli scienziati pazzi, i super-eroi passerebbero troppi pomeriggi davanti alla tv, a mangiare patatine. Meglio i mostri meccanici che minacciano malattie contagiose e genocidi, piuttosto che deprimersi davanti allo stupidario di massa! Dragonfire è non a caso felicissimo di prendere a pugni il nuovo aggeggio meccanico dello scienziato pazzo alla ricerca di notorietà. Dragonfire pensa a quanto siano strani questi terrestri, che combinerebbero qualunque cosa per apparire un minuto in tv. Lui ne farebbe a meno, ma non può evitarlo. L'aggeggio guidato a distanza dallo scienziato pazzo spara di tutto addosso a Dragonfire, ma non avrebbe dovuto attaccare il membro più forte del super-gruppo. Il drago di tre metri e settecento chili aspetta di vedere di quali altre armi disponga quel mucchio di ferraglia cigolante. I proiettili gli rimbalzano addosso, senza scalfire più di tanto le sue super-scaglie. I tre granchi spaziali però non ci stanno a fare da spettatori, e si lanciano sul grosso robot cingolato. La scena che si presenta agli occhi dei tre super-granchi adulti, sopraggiunti in questo istante, suscita in loro emozioni discordanti. La femmina, essendo una mamma, teme che suo figlio sia uno dei tre; e spera che questo nuovo gioco non sia troppo pericoloso per i “ragazzini”. Granchio-Gandalf, Granchio-lampo e Granchio-gatto si offenderebbero moltissimo se sapessero di essere considerati “ragazzini”. I due granchi maschi adulti invece adocchiano subito il gigante verde, e tirano un sospiro di sollievo quando capiscono che si tratta di un alleato, piuttosto che un nemico. Granchio-bestia e Kong intanto sono tornati indietro, lungo la traccia fornita da Navigatrice. Granchio-bestia non vuole che i suoi amici si divertano da soli, e si lancia anche lui all'attacco della grande invenzione semovente dello scienziato pazzo. Lui, lo scienziato pazzo, osserva da lontano la battaglia. Non si aspettava di dover affrontare ben quattro super-crostacei, ma il suo robot è più forte del precedente. Granchio-lampo lo colpisce con una scarica elettrica in grado di bloccare il motore di qualsiasi automobile. Però l'aggeggio regge bene l'impatto, e prosegue l'avanzata. Granchio-gatto e Granchio-bestia emulano a loro modo l'attacco combinato di Ferox e Kong. Mancano di esperienza, ma l'effetto scenico è garantito. Peccato che le loro chele e le loro zampe non riescano a perforare l'armatura dell'aggeggio. Lo scienziato pazzo sta già ridendo, immaginando che ora la sua arma finale farà a pezzi quei maledetti granchi. Granchio-Gandalf, che si è tenuto in disparte, si dimostra però il più attento ed efficace del gruppo, attaccando non il burattino, ma il burattinaio. I poteri psionici dell'alieno risalgono allo scienziato pazzo, che viene colto da un tale mal di testa da non potersi descrivere. Uscito di scena l'emicranico personaggio, il suo robot inizia a sparare a casaccio, producendo più che altro danni alle auto in sosta. I quattro giovani super-granchi si divertono come matti. Gli altri tre (gli adulti) un po' meno, sebbene siano orgogliosi delle abilità guerriere dei loro pargoli; anche la femmina, ma non lo ammetterebbe mai! Kong aggredirebbe il grosso aggeggio, ma con uno sguardo d'intesa rivolto a Dragonfire, lascia che sia lui a fare pulizia. Il drago non vuole adoperare la super-fiamma, per non ferire i suoi amici, per cui carica fisicamente il pesantissimo aggeggio dello scienziato pazzo. Una corsa che fa tremare la terra, e poi l'impatto! La botta è tale che il rumore di ferraglia fracassata giunge a considerevole distanza. Il grosso robot, irrimediabilmente devastato, si agita, ruota le antenne ed i sensori, poi precipita al suolo in un crepitare di circuiti elettrici collassati. Un disastro per chi dovrà far pulizia! I quattro granchietti festeggiano Dragonfire come il loro eroe. Agitano le chele e gli occhi; cambiano colore e saltellano su tutte le otto zampe. Giunge infine il momento del commiato, ed i giovani eroi devono loro malgrado lasciare Evolution e la Terra. Il preside ed i due adulti che lo hanno accompagnato nel viaggio interplanetario inviano messaggi telepatici di ringraziamento agli eroi terrestri ed al formidabile drago. Mentre le due navette si sollevano e schizzano verso il cielo, il dottor Occulto saluta personalmente i quattro membri ad honorem di Evolution. Il preside risponde al più potente telepate della Terra che ai quattro super-granchi adolescenti verrà condonata ogni sanzione, per meriti super-eroistici acquisiti su un pianeta lontano. I quattro fantastici in questione convengono che il loro preside sia un “drago”, sebbene non proprio come Dragonfire.