L'annuncio comparso su molti giornali a tiratura internazionale è molto chiaro: un committente non identificato offre grosse somme a chi sia disposto a combattere anche contro creature non umane. Guerrieri a pagamento ce ne sono sempre stati, ed anche ai giorni d'oggi l'umanità ha prodotto una élite di assassini spregiudicati. Non si tratta di serial killer, che organizzano sevizie ed uccisioni ai danni di inermi, bensì di ex militari che di civili ne hanno ammazzati molti di più. Che differenza passa tra un criminale seriale ed un guerriero a pagamento? Il primo viene considerato a ragione la feccia dell'umanità. Il secondo invece può anche atteggiarsi ad eroe. Prendiamo un bambino particolarmente portato per la violenza, ed addestriamolo militarmente; otterremo un eroe o un mercenario. Comunque sia non sarà un delinquente, nel senso che non violerà il codice penale, agendo in un contesto bellico. A questo punto i margini si allargano, giacché non ci sono più le guerre dichiarate, che vedevano contrapposti eserciti di lancieri a cavallo. Nessun senso dell'onore; solo denaro in grossi quantitativi. C'è chi afferma di dover mantenere la famiglia, ma parecchi mercenari una famiglia tradizionalmente intesa non ce l'hanno. L'annuncio desta l'interesse di uomini grossi e piccoli, e anche di qualche donna pericolosa nei modi e nell'aspetto. Corpi tonici ed abbronzati, con riflessi pronti; nessuna remora nell'utilizzare un mitragliatore contro nemici armati o civili “sacrificabili”. Gente nata per uccidere e per morire, con un fucile in mano ed il coltello tra i denti. Gente che si vede ammantata di uno strano eroismo, che i libri di storia mitizzeranno o smonteranno. Aspiranti capitani, colonnelli e generali; senza cavallo bianco o nero, solo perché non si usa più. Oggi gli ingaggi di mercenari si realizzano tramite Internet, che tutti noi scriviamo con la maiuscola, per rispetto. Una volta si contattava una casella postale, rispondendo ad un fantomatico intermediario. Poi il mercenario riceveva un acconto ed un biglietto ferroviario, navale o aereo. Seguiva le istruzioni, per trovarsi in un posto abbastanza sperduto. Il mercenario, oggi come prima di Internet, non riesce a dissimularsi bene tra la folla, perché cammina in maniera baldanzosa e marziale. Bull, detto il sergente, ha risposto tramite e-mail all'annuncio pubblicato sul giornale. Il committente non ha avuto problemi ad informarsi sul suo curriculum: in rete trovi di tutto. Fatto il primo passo, Bull si è recato sul luogo dell'appuntamento, ed adesso aspetta la mossa successiva. Un bar malfamato è il posto giusto per sottoscrivere contratti di morte. Postacci fumosi, in paesi privi di legge, oppure schiacciati da una dittatura assillante. Bull da queste parti c'è già stato, ed ha combattuto per chi lo pagava di più. Il regime raccontava di controrivoluzionari, ma erano solo contadini affamati. Bull e gli altri, a bordo di fuoristrada scoperti, spararono senza pietà sugli inermi: una carneficina. Bull sogghigna, mentre ci pensa; più che un toro, sembra una jena. L'uomo che si siede al suo stesso tavolino unto si è mosso in silenzio. I due si guardano in faccia, ma entrambi portano occhiali da sole. Il nuovo venuto beve una birra da mezzo litro, come se fosse acqua; poi allunga a Bull una busta chiusa. Mentre il mercenario apre la busta, per leggere il messaggio in essa contenuta, il tizio si alza ed esce, senza neppure traballare. Regge bene l'alcol. La sera stessa, Bull si reca in un diverso quartiere di quella specie di città del terzo mondo. È euforico, il sergente, perché finalmente potrà iniziare la caccia. Un tizio decisamente grosso, coperto da una specie di lungo impermeabile, attraversa la strada. Da queste parti, in questa stagione, piove quasi tutti i giorni; poi però l'umidità pervade l'aria, rendendola quasi irrespirabile. Il tizio grosso se ne frega, e continua ad indossare il suo impermeabile. Bull lo segue con discrezione. Lui è un militare, un sergente, per cui non usa pistole con il silenziatore. Bull si è portato una doppietta a canne mozze, con proiettili caricati a grossi pallettoni. Ridacchia tra sé, pensando a come ridurrà l'impermeabile e chi lo indossa. Kong non vede l'ora di tornare a casa. Il dottor Occulto, capo di Evolution, gli ha affidato un incarico, da svolgere in quel postaccio. Kong, lo scienziato di Evolution, capisce che il suo maestro non poteva fidarsi di un normale corriere per trasportare ciò che adesso trova posto in una tasca dell'impermeabile. Kong non ha bisogno di calzare scarpe: non è un umano con i piedi delicati. Adesso però è costretto ad indossarle, provando un fastidio indescrivibile. Se non gli facessero male le zampe, si sarebbe accorto già da alcuni minuti di essere seguito. Bull è in missione di morte ai danni del mutante Kong. Forse non lo sa, ma forse la cosa non gli interesserebbe comunque. Il sergente Bull vuole solo raggiungere la sua vittima in un vicolo oscuro, per poterla freddare con una doppia scarica del suo fabbricante di vedove. Così chiama affettuosamente la doppietta a canne mozze. Kong non si guarda neppure attorno; si direbbe sia distratto, e questo potrebbe costargli caro. Bull allarga le falde del suo spolverino da Matrix, come ha visto fare in troppi film. Il sergente, a differenza di tanti scemotti, però sa quello che fa, e spara molto bene. Non perde neppure tempo a mirare: sa che il suo bersaglio è lì, a dieci passi di distanza. Il suo bersaglio è spacciato. Il quella città abbandonata, se non addirittura maledetta, da Dio, se la gente sente colpi di arma da fuoco si chiude in casa, e non chiama la polizia. Serrande si abbassano, mentre tutti i residenti, che hanno finestre che si affacciano sul vicolo, cambiano stanza. Bull sta già contando i soldi che gli hanno promesso, quando si accorge di aver scaricato i suoi preziosi pallettoni in aria e contro i muri. Dove diavolo può essere andato quel maledetto? Questo si chiede il mercenario, pochi istanti prima di essere sollevato da terra, e sbattuto contro una serranda. Il nuovo e diverso rumore continua a non suscitare l'interesse dei residenti, che continuano a farsi gli affari loro. Bull vede le stelle, ed il sangue gli cola dal naso e da una ferita al cuoio capelluto. Da bravo soldato, non ha mollato il fucile, sebbene sia scarico. Ora lo lancia addosso a quell'accidente d'uomo che incombe su di lui. Secondo errore: quello non è un uomo. Kong prenderebbe al volo quel fucile anche se si fosse appena svegliato e stesse bevendo il caffè. Lo afferra, lo soppesa, poi lo spezza in due, come fosse un fuscello. Bull urla come un pazzo, per darsi un contegno, e farsi coraggio. Scatta come una molla, o almeno lui crede di essere un fulmine di guerra. Kong, che per sfuggire alla fucilata si era liberato delle scarpe, ferma la carica del mercenario con un calcione neppure troppo forte. Per il sergente è come sbattere contro un muro di mattoni: che botta; tutte le costole scricchiolano, ed il fiato è a zero. Bull capisce quando il suo nemico è troppo forte. Capisce anche cosa intendesse l'annuncio che si riferiva a nemici “non umani”. Bull preferirebbe vivere, non essendo un fanatico, ma la sua mano corre al coltello stile Rambo. Kong pare ascoltare qualcosa che Bull non può sentire. Il mercenario suda come un maiale, e puzza altrettanto. Poi sorprendentemente il mutante si gira e si allontana. Il sergente si chiede se sia il caso di infilargli il coltello nella schiena. Una breve esitazione, poi l'esaltazione criminale ha il sopravvento. In fondo quel mostro se l'è cercata. La mano si solleva, bilancia in grosso coltello, poi con un movimento fluido il braccio arretra. Questione di un secondo e la missione sarà compiuta. In molto meno di un secondo, un lampo attraversa il vicolo, raggiungendo il coltello tenuto dal mercenario. La scarica di Fulminatore colpisce la lama, attraversandola assieme alla mano che ora non può più smettere di reggerla. I capelli radi di Bull si rizzano e prendono fuoco. Le pupille si allargano, ed il sangue inizia a sgorgare dalle orbite. Il cervello frigge, trasmettendo il suo disappunto all'intero sistema nervoso. Bull non lo sa ancora, ma è già clinicamente morto. Forse lo scoprirà mentre scende all'inferno. Kong si volta e saluta il collega Fulminatore, che gli ha levato di dosso quella fastidiosa zecca umana. Zara è uno strano tipo di donna: muscolosa, fanatica di armi da fuoco, collezionista di armi da taglio. Rave è la sua amica inseparabile: con lei ha condiviso missioni pericolose, rischiando numerose volte la vita. Zara è più magra e scattante. Rave è più bassa e più tozza, ma è quella che svolge volentieri il lavoro più sporco e pesante. Anche loro hanno letto l'annuncio, che prometteva un sacco di soldi per chi non disdegnasse di confrontarsi con nemici diciamo “insoliti”. Bravissime a districarsi nelle jungle infestate da insetti e serpenti, le due mercenarie sono quasi offese per essere state schierate in un parco cittadino. Con chi pensa di avere a che fare il loro datore di lavoro? Rave ringhia, fedele al personaggio che si è creata: la bestia umana. Le piace uccidere i suoi nemici con le sue mani, aiutandosi magari con un laccio da strangolatore o con un nunchaku di legno durissimo. Zara strattona la socia, per riportarla alla realtà. La donna che cammina lungo i percorsi sterrati di quel parco cittadino rappresenta per le mercenarie un bel mucchio di bigliettoni. A loro non interessa chi sia, e di certo non pare possedere alcuna qualità extra. Il talento di Navigatrice non è in effetti appariscente come quelli delle colleghe e dei colleghi di Evolution. Il suo super potere è psichico, e consiste nell'individuare sempre il miglior percorso possibile. Un potere utilissimo quando si viaggia tra le dimensioni; non da sottovalutare neppure quando ci si muove nello spazio ordinario, come tutti i mortali. A questo punto c'è da chiedersi come mai Navigatrice stia invece seguendo un itinerario a dir poco pericoloso per la sua incolumità. Possibile che il più potente telepate della Terra, il dottor Occulto, sia ignaro del rischio che corre la sua allieva? Zara e Rave sono lì per prendere di sorpresa, ma le prede in realtà sono loro. Navigatrice sembra inerme, e la sua finzione ha lo scopo di stanare le nemiche. Rave vorrebbe balzare sulla sua preda, per ucciderla a mani nude; ne trarrebbe grande godimento. La sera inoltrata aiuta le belve umane, in agguato dietro gli alberi di quella piccola ed insignificante jungla urbana. Navigatrice potrebbe camminare ad occhi chiusi, lungo quel sentiero che i suoi poteri indicano con il rosso del pericolo estremo. Invece gli occhi li tiene ben aperti, per assistere alla venuta delle due mercenarie. Loro sono convinte di suscitare nella loro vittima tutte le paure del mondo; lei trattiene a stento una risata. Zara, che, come abbiamo detto, è la più furba tra le due, fiuta la trappola. Ha sviluppato una sorta di istinto animalesco, che molte volte le ha salvato la pelle. Tra le due, Zara è quella con il cervello, sebbene i muscoli non le manchino. Trattiene per un braccio la socia, che però parte in quarta, emettendo suoni inarticolati. La Maga si trova all'esterno del parco cittadino, ma non ha alcuna difficoltà a seguire l'evolversi degli eventi. Anche a distanza di due chilometri, il suo potere mentale è in grado di friggere qualsiasi cervello umano. Non volendo correre rischi, dato che Navigatrice è una sua amica, la Maga scarica nel cervello poco usato di Rave un'energia forse eccessiva. La nerboruta mercenaria riesce tuttavia a fare ancora un passo, come un pachiderma dopo essere stato ferito a morte. Poi però crolla e scalcia due o tre volte. Morta o meno, sarà difficile cavare qualcosa da quel cervello ridotto in pappa. Zara capisce all'improvviso cosa significhi avere a che fare con dei super-umani, sebbene non abbia capito bene cosa sia accaduto. La sua amica è chiaramente terminata, come direbbero in un film, per cui Zara converte tutte le sue energie nella velocità delle gambe, e fila via tra gli alberi. Dubita che qualcuno possa trovare una come lei, in grado di dissimularsi perfettamente tra la vegetazione tropicale. Quasi spera che qualcuno ci provi ad inseguirla; estrae il suo coltellaccio, mollando qualche fendente di prova. Ora si sente rassicurata, ma continua a scappare. Ferox non è abituata a contenere la sua naturale esuberanza, diciamo così. Solo che questa volta il dottor Occulto si è raccomandato di catturarne una viva. Sapendo ciò che la Maga ha fatto al cervello della cicciona, la donna leopardo è costretta suo malgrado a non estrarre gli artigli. Compare quindi all'improvviso e senza alcun rumore davanti alla fuggitiva, come se il teletrasporto fosse il suo potere. La mercenaria avverte subito la pericolosità di quella creatura, che la guarda come se volesse invitarla a pranzo. Zara teme però di aver capito che le toccherebbe fare la parte del secondo piatto. La mercenaria non è stupida, ma nel suo mestiere le riflessioni troppo lunghe sono deleterie. Scatta quindi in avanti, protendendo in braccio destro, con in pugno quella lama di solido acciaio. Ferox l'ammazzerebbe volentieri più e più volte, ma dopo tante missioni con Evolution ha imparato a controllarsi, almeno un po'. Zara allora vede una gran quantità di stelle; le vede direttamente nella testa. La testa che è stata colpita una sola volta dal pugno di Ferox. Poi le stelle si spengono una a una, e lo svenimento prende il sopravvento sulla coraggiosa ma inadeguata umana.
domenica 6 marzo 2011
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