domenica 29 maggio 2011

PRESENZE STRISCIANTI_4° libro_136° episodio

La detective Lucrezia viene sempre più frequentemente incaricata di indagare su casi che il dipartimento di polizia ritiene “strani”. Lucrezia sospetta che il capo di Evolution, il dottor Occulto, ci abbia messo lo zampino. Non ha tutti i torti, dimostrando di essere una brava investigatrice. In effetti, Occulto preferisce che talune situazioni, diciamo paranormali, siano indagate da una persona di fiducia. Da una persona, come Lucrezia, che con il paranormale ci convive, almeno da quando è entrata in simbiosi con la mutante Ferox. Lucrezia riesce a simulare i poteri felini di Ferox, che in cambio ha ottenuto la capacità di assumere una sembianza più umana. Tutto ciò grazie allo scettro di Uglux, che ha fornito i poteri magici necessari ad attivare la simbiosi. Uglux, mutaforma e mago, non era d’accordo a rendere disponibile il suo scettro, ma Evolution e Dragonfire lo hanno convinto a modo loro. Adesso Lucrezia sta cercando di trovare un nesso tra le dichiarazioni rilasciate da un barbone e quelle di un’infermiera. Il primo potrebbe essere liquidabile con la constatazione che l’etilismo non lo renda un testimone attendibile. L’infermiera, con le sue dichiarazioni circostanziate, costringe viceversa la polizia a prendere sul serio il caso. Quando la serpentessa extraterrestre ha trasportato un bambino in ospedale, l’infermiera era di turno, ed ha guardato Sysform negli occhi; quindi la mammifera terrestre e la femmina serpentoide si trovavano decisamente vicine. Alle domande, l’infermiera risponde escludendo di aver subito un’allucinazione. Come mai quando non si riescono a spiegare alcuni fenomeni ricorriamo alla scusa delle allucinazioni? Non è affatto simpatico accettare l’idea che la nostra mente falsifichi la realtà in maniera tanto dettagliata. Uno che in un’allucinazione veda un serpentone lungo oltre tre metri, con un bambino tra le fauci, dovrebbe preoccuparsi non poco della propria salute mentale. Specie se il bambino si rivela estremamente reale. L’infermiera è tuttavia grata a quella strana e terribile creatura, che ha salvato il bambino da una sicura morte, giacché i suoi stupidi genitori lo avevano abbandonato in un’auto sotto il sole. Lucrezia, da quando ha incontrato Evolution, è stata costretta ad aprire la sua mente alla molteplicità delle forme di vita, su questo ed altri mondi. Per cui adesso non le resta che trovare la creatura in questione, sperando che il loro primo incontro non sia anche l’ultimo. La serpentoide ha trovato la strada per l’ospedale, grazie a Navigatrice, quindi sa di essere stata tracciata da una telepate. La sua missione è comunque troppo importante, per cancellarla o rinviarla. Il suo obiettivo era e rimane la base di Evolution; le resta ancora il vantaggio di non dover incontrare i mutanti ed il drago, che sono sulla Luna. Sysform prosegue il suo veloce sgusciare serpentesco, prevalentemente attraverso le fogne della città. Nella base di Evolution, Nancy osserva i molti monitor della sala computer. Essendo nata nel medio evo, prova ancora una sensazione strana: come se assistesse ad una crescente manifestazione di una magia mai vista e mai immaginata prima. La sua giovane età però l’aiuta molto ad accettare i fatti per quel che sono, senza scervellarsi per capire come funzionino realmente quelle macchine. In fondo, la stragrande maggioranza degli umani condivide la sua ignoranza di fondo; chi di noi, nati nell’era tecnologica, sarebbe in grado di costruire un computer? Il grosso lupo nero, che ha giurato fedeltà a Nancy, reagisce ai computer come i cani ed i gatti fanno di fronte alla tv: la guardano, ma non impazziscono dalla gioia. Una persona nata nel medio evo si deve abituare alle automobili, ai telefoni, agli aerei ed ai computer; ma se noi fossimo trasportati nel medio evo, probabilmente non riusciremmo neppure a procurarci da mangiare. I sensori molto sofisticati, concepiti dalla mente scientifica di Kong, avvisano Nancy dell’approssimarsi di un intruso. Il computer centrale comunica a Nancy ed al lupo nero che si tratta di una specie di serpente, lungo oltre tre metri. Sysform esce dalle fogne nei pressi del palazzo ove si trova la sede di Evolution; è felice di avere interrotto il suo sguazzare nei liquami degli umani. I condotti dell’aria condizionata si prestano ad una veloce penetrazione nell’edificio, ma solo se non si è ostacolati da braccia e gambe. La serpentessa rileva ancora una volta la pessima abitudine umana di realizzare percorsi pieni di angoli retti. Questi condotti dell’aria condizionata hanno una sezione quadrata, e Sysform deve fare attenzione a non ferirsi con le troppe sporgenze taglienti. I poteri telepatici della spia extraterrestre la guidano verso Nancy, che possiede doti analoghe, seppure di livello superiore. Non si aspetta di coglierla di sorpresa, ma neppure di venire accolta da un grosso lupo nero, con le fauci spalancate. Sysform è più un’esploratrice che una guerriera, ma il suo popolo ha preso il controllo del pianeta di origine combattendo fisicamente contro forme di vita anche più grosse di quel lupo. Il lupo demone, che è già formidabile a vedersi, è in realtà ancora più forte di quel che sembra. La serpentessa gli scivola velocemente sotto le zampe, ma il lupo è già fuori tiro. Non sarà facile morderlo, per inoculargli il veleno paralizzante che i serpentoidi secernono dalle zanne cave. Sysform cambia velocemente direzione, spalanca le fauci, e scatta ancora una volta verso il pelosissimo avversario. A questo punto però, Nancy la colpisce con una scarica mentale quasi potente come quella della Maga. Se non fosse lei stessa una telepate, la serpentessa perderebbe conoscenza. La salva la barriera mentale che aveva eretto per non essere più seguita nei suoi spostamenti. Sysform si raccoglie su se stessa, sapendo di non poter resistere a lungo contro attacchi di quel tipo. Il lupo nero allora scatta in avanti, ma non morde l’intrusa; si accontenta di colpirla con una poderosa zampata. L’aliena comprende che avrebbe fatto meglio a tentare un approccio meno aggressivo, giacché le sta prendendo. Tuttavia i guai per lei non sono terminati. Infatti la detective Lucrezia irrompe nella vasta sala, intimando a Sysform di non muoversi. Il rettile extraterrestre non comprende la lingua, ma capisce il senso dell’intimazione. Osservando meglio la nuova arrivata, però ritiene che il suo arrivo possa consentirle di capovolgere gli esiti dello scontro. Velocissima, Sysform si porta alle spalle di Lucrezia, accennando a volerla mordere. Pensa che così facendo potrà allontanarsi da Nancy e dal lupo nero, che brontola come se avesse una gran fame di carne di serpente. Nancy trattiene l’animalone, per evitare che la serpentessa affondi le sue zanne letali nel corpo inerme della nuova arrivata. Ciò che Nancy non sa è che Lucrezia possiede abilità quasi simili a quelle della donna leopardo, Ferox. Ovviamente neppure la serpentessa ne è a conoscenza, ma sta per scoprirlo in malo modo. La magia dello scettro di Uglux rende possibile alla detective di estroflettere pericolosi artigli, che, in una frazione di secondo, lacerano la pelle coriacea di Sysform. La spia dei serpentoidi sibila per il dolore. Vorrebbe emettere un fischio di morte, e stritolare quella donnina, ma si rende conto che quella di fronte a lei non è un’essere umano. Non più almeno. Se ne accorge dalla fluidità dei movimenti, e dalla pericolosità dei suoi artigli acuminati. Lucrezia ora esterna il suo stato d’animo, come farebbe Ferox, e soffia come farebbe una gatta di cinquanta chili. Il lupo nero è perplesso, perché ora avverte in Lucrezia l’imprinting della donna leopardo. Nancy accoglie la novità con interesse, deducendo che ora il fronte sia composto da lei, il lupo e la donna felina, contro quel serpentone, che si guarda attorno alla ricerca di un buco nel quale infilarsi per scappare. Su Base Luna, Claudia e Ferox si apprestano ad una missione congiunta. Anche la mutante è costretta ad indossare una tuta spaziale, ma Kong ha alleggerito la struttura, per permettere all’amica e collega di esercitare al meglio le sue doti letali. Claudia ha già visto in azione Ferox, e prova una grande ammirazione per la sua abilità guerriera. Tuttavia sulla superficie del nostro satellite naturale potrebbero incontrare nemici molto pericolosi. L’umana e la mutante escono all’aperto, e subito constatano la calata a picco della gravità. Ora pesano una decina di chili; saltellare viene spontaneo, ma una caduta potrebbe danneggiare la tuta spaziale, e fare uscire l’atmosfera artificiale in essa contenuta. Ferox inizia a ricalibrare suoi super-sensi, lottando contro lo scafandro. Le due donne si aggirano attentamente tra crateri più o meno grossi e profondi. Ferox si sente come un bersaglio lento e pesante, e per lei è una sensazione frustrante. Al termine della loro perlustrazione, nemici non meglio identificati sparano loro addosso. La donna leopardo cerca di capire da dove giungano i colpi, per poter trovare un riparo adeguato. Mentre Claudia inizia a provare un comprensibile panico, la mutante di Evolution le si precipita addosso, salvandole la vita. Una salva di proiettili scheggia le rocce vicine, mancando per un pelo i bersagli. Ferox è riuscita ad individuare dove si trovino gli sparatori, e salta verso di loro. Per la prima volta nella sua carriera, il balzo non è adeguato; in realtà la donna leopardo vola molto oltre la postazione degli attaccanti, tradita dalla bassa gravità. Costoro, aggeggi robotici dotati di quattro zampe motrici e due braccia, subiscono l’effetto sorpresa, e non le sparano mentre passa sopra di loro. Claudia invece imbraccia il suo fucile a raggi, sparando una raffica contro la postazione nemica. Non li colpisce, ma li induce a distogliere la loro attenzione da Ferox. Dragonfire, uscito a sua volta per una perlustrazione, giunge velocemente dove si trova la donna leopardo. Capisce quanto soffra la sua collega, perché non può mettere le zampe addosso a quei robot. Per il drago c’è una sola cosa da fare: solleva Ferox, come se fosse un fuscello, per scagliarla addosso agli aggeggi attaccabrighe. La donna leopardo comprende istantaneamente la strategia di Dragonfire. Il suo volo dura uno o due secondi al massimo; prima di giungere sui bersagli, i suoi artigli micidiali brillano della luce riflessa dalla Terra. Poi i due robot provano una furia assoluta, alla quale non possono porre rimedio o riparo. Non riescono a capire da dove giungano i colpi di Ferox, ma pezzi di metallo schizzano via. Cavi per la conduzione di energia vengono tranciati, come fossero vene ed arterie. I robot non sanguinano, ma perdono liquido lubrificante, fuoriuscito in goccioline che cadono lentamente verso il suolo roccioso. Gli aggressori iniziano ad andare in avaria già dai primi colpi di Ferox; poi inevitabilmente collassano, emettendo suoni di ferraglia, che non si trasmettono per l’assenza di atmosfera. Dagonfire e Ferox tornano verso Base Luna, assieme a Claudia, soddisfatti dall’esito della loro passeggiata. I serpentoidi incrementano la loro massa e la loro dimensione con l’età. Sulla superficie del nostro satellite naturale, nei pressi di Base Luna, si aggira un esemplare che potremmo definire mostruoso. Lungo come un grosso pitone terrestre, ma con un diametro decisamente superiore, decide di tentare la sorte con Drago Nero. Il suo nome significa “Stritolatore”, e così lo chiameremo. Normalmente i sensi di Drago Nero sono molto acuti, ma il vuoto privo di atmosfera e la gravità ridotta costringono il suo cervello elettronico a continui aggiornamenti. Quando questo accade, Drago Nero funziona con riflessi ridotti, e minore energia disponibile. Che Stritolatore lo sappia o lo auspichi, poco cambia; lui è una bestia istintiva: un gladiatore che agisce in maniera essenziale ed efficace in qualsiasi contesto. Stritolatore colpisce Drago Nero con una potentissima craniata. La cresta cornea, che nei serpentoidi inizia sopra gli occhi, e prosegue lungo tutta la linea mediana della testa, impatta contro il metallo del robot. Drago Nero è più stupito che ferito; la sua reazione non si fa attendere, mentre interrompe tutte le procedure di settaggio. Drago Nero afferra Stritolatore, lo solleva, e, con una rotazione formidabile, lo scaglia ad una distanza di oltre cento metri. Stritolatore è un pazzo che si diverte un mondo a combattere, per il gusto di farlo. La sua pellaccia è coperta di cicatrici vecchie e meno vecchie. Ognuna di dette cicatrici corrisponde a nemici che quasi sempre hanno fatto una brutta fine. Il grosso serpentoide ora ha una cicatrice in più, e riparte felice all’attacco; striscia sulle rocce lunari, producendo polvere e schegge rocciose. Drago Nero non è in alcun modo impressionato, mentre lo aspetta per somministrargli una sonora lezione. Il duello viene però interrotto dall’arrivo di alcune sonde robotiche, simili a quelle che sono appena state distrutte dagli artigli di Ferox. Muovendosi disinvoltamente in quel deserto di sassi, due di quei robot aprono il fuoco contro Drago Nero; la sua armatura regge, nonostante non sia all’altezza di quella naturale di Dragonfire, ma rileva una piccola perdita d’energia. Stritolatore, convinto che la vittoria sia bella comunque la si ottenga, coglie l’occasione per aggredirlo di sorpresa. Drago Nero adesso non ha più la possibilità di friggerlo con la sua fiamma. I robot con quattro zampe motrici avanzano, sparando addosso al drago ed al suo aggressore. I serpentoidi hanno programmato quegli aggeggi per distruggere il nemico di turno, senza preoccuparsi del rischio di colpire anche gli amici. Stritolatore peraltro corre questo rischio, senza curarsene. Finora, Brak e Ssax sono rimasti avvolti dal loro manto dell’invisibilità; potrebbe sembrare magia, ma si tratta di tecnologia reptoid. Resisi conto che i robot attaccabrighe sono distratti con il loro spara spara, Brak e Ssax ne aggrediscono uno a testa. Essendo intenzionati a finirla, senza correre il rischio di incassare a loro volta proiettili e scariche letali, i draghi danno grande prova di forza bruta. Investono i robot con tutta la loro massa, colpendoli con pugni pesantissimi, che abbattono al suolo i nemici. Poi, prima che gli aggeggi riescano a rialzarsi sulle loro quattro zampe, Brak e Ssax estraggono i loro lanciaraggi, e li friggono dove si trovano. Rimane da sistemare solo Stritolatore, che, in ossequio al proprio nome di battaglia, si affanna di soffocare Drago Nero. Trattandosi di un automa, Drago Nero non ha bisogno di respirare; ma trova comunque fastidioso che quel serpentoide lo avvolga in quella maniera. Per cui lo afferra con le sue potentissime zampe, e se lo strappa di dosso. Stritolatore è molto forte, ma Drago Nero lo è di più; per cui il serpentoide deve mollare la presa. Questa volta però il drago robot non lo scaglia lontano, ma lo sbatte con grande forza sulle rocce. Stritolatore vede le stelle, non cogli occhi ma nella testa, ed inizia a preoccuparsi. Adocchiati i due reptoid in avvicinamento, il serpentoide ordina al suo piccolo computer, posizionato in quello che sembra un collare metallico, di emettere contromisure che gli consentano la fuga. Sulla Terra, Sysform agisce allo stesso modo, quasi nello stesso momento. I servo-computer dei serpentoidi a volte si collocano in versione casco, ma non quando corrono il rischio di essere danneggiati dalla sfrenata passione di quei rettili per le testate. Nancy, il lupo nero e Lucrezia si ritrovano con un gran mal di testa; nel frattempo la serpentessa sguscia via, rinviando l’incontro a tempi migliori, per lei. Sulla Luna, Brak e Ssax subiscono gli effetti dell’attacco, giacché avevano gli schermi protettivi abbassati. Drago Nero invece non fa una piega, dato che quell’arma funziona solo sugli organismi biologici. Il calcio che molla a Stritolatore serve a ricordargli con chi ha a che fare. Il serpentoide capisce l’antifona, e si ritira a meditare sulle sue prossime strategie d’attacco.

domenica 22 maggio 2011

SYSFORM LA SERPENTESSA_4° libro_135° episodio

Un umano maschio che pesi una cinquantina di chili, viene considerato un peso leggero. Se è una donna, rientra nella norma. Se a pesare cinquanta chili è un serpente, siamo in presenza di un pericolo ambulante. I serpentoidi non sono provvisti di enormi masse corporee, come i draghi, ma i loro corpi sono agilissimi e veloci. Noi pensiamo che gli arti siano indispensabili; loro no. Sysform, serpentessa proveniente dallo Spazio, cerca di studiare la Terra ed i terrestri, per capire cosa fare con noi e di noi. Lunga più di tre metri, sarebbe probabilmente in grado di stritolare qualunque essere umano, se le capitasse di doverlo fare. Potrebbe quasi certamente inghiottire un uomo o una donna di peso pari al suo. Poi però, come i serpenti costrictor, dovrebbe restare in una sorta di letargo per mesi, mentre digerisce. Ecco perché Sysform preferirebbe mangiare un braccio o una gamba, piuttosto che l’intero umano. Gironzola per la campagna, sfruttando il potere di mimetizzarsi. I cani forse non la vedono, ma, sentendone l’odore, si mettono ad abbaiare. Sysform divorerebbe facilmente cani di media taglia, ma decide di non attaccarli se sono accompagnati da umani. Non cerca complicazioni, almeno per adesso. Un povero coniglio si attarda troppo a lungo, a rimirare quegli occhi ipnotici, e la serpentessa gli balza addosso, uccidendolo all’istante. Un lavoro pulito, senza alcuna malvagità. Inutile e stupido somministrare sofferenze inutili. Lei deve nutrirsi come tutti, ma decide di farlo in maniera veloce e relativamente indolore. Percepisce l’odore di animali diversi dai cani, e, all’interno di una brutta costruzione piena di angoli retti, scopre un allevamento di maiali. I serpentoidi odiano gli angoli retti, perché interferiscono con il loro corretto strisciare. I maiali sono animali tutto sommato di buon carattere, molto forti, ma poco furbi. Sysform scivola accanto alle celle di detenzione, avvertendo la sofferenza emessa da quelle bestie sensibili, eternamente preda della fame. Quando sente avvicinarsi qualcuno, la serpentessa extraterrestre si raccoglie su se stessa, mimetizzandosi con una tinta color fango. L’umano che entra non la vede e non la sente. Sysform lo osserva da vicino, ma non gli pare che quell’essere promani una particolare aura d’intelligenza. Questi deboli bipedi rappresenterebbero il più alto livello raggiunto dall’evoluzione sul pianeta? Il tizio, senza alcun motivo apparente, inizia a colpire gli inermi maiali con un bastone. Le povere bestie emettono grida di dolore, e l’umano pare goderne. Sysform non è scesa sulla Terra per aiutare i maiali, ma quello stupido bipede la indispone. Così decide di avvicinarsi a lui, giungendogli alle spalle. Poi spalanca al massimo le sue fauci, emettendo nel contempo un fortissimo sibilo. Gli umani temono istintivamente i serpenti, anche quelli piccoli. Di fronte ad una bestia lunga tre metri, il piccolo uomo schizza letteralmente via, gridando parole incomprensibili. La serpentessa allora chiude le fauci, guarda i maiali, e sorride. Loro, che non hanno mai visto un essere simile, l’annusano, non palesando alcun timore. Poi Sysform scivola via, perché la sua missione è un’altra. Nel corso della loro evoluzione, i serpentoidi hanno sviluppato poteri mentali, che consentono loro di fare a meno delle mani, ed anche di alcune apparecchiature elettroniche. Noi pensiamo che lo sviluppo tecnologico non possa prescindere dall’elettronica. I serpentoidi comunicano senza telefonini, ed i loro computer sono più senzienti dei nostri. Sysform si concentra, per contattare il suo capo, Red Snake. Lui le comunica degli scontri avvenuti su Base Luna, tra la squadra d’assalto dei serpentoidi ed alcuni umanoidi super-potenti, e quattro draghi! La missione di Sysform è di rintracciare il luogo d’origine dei mutanti, perché sovente la guerra si vince attaccando le retrovie. La serpentessa ode un feroce sferragliare, e si volta per assistere al passaggio di un treno. Un simile mezzo di trasporto, a trazione elettrica, conferma come i terrestri siano molto distanti dallo scoprire ed applicare l’antigravità. Ecco perché una enorme massa sicuramente molto aggressiva di bipedi è rimasta relegata al pianeta d’origine. Se gli umani scoprissero le applicazioni dell’antigravità, potrebbero se non altro infestare il loro sistema solare. Sysform decide di prendere un treno, per raggiungere la destinazione che Red Snake le ha indicato con precisione. Ovviamente non intende recarsi in stazione, ad acquistare un biglietto. Non saprebbe come pagare, non saprebbe come parlare la lingua dei nativi, ed alla fine sarebbe costretta a morderne e stritolarne almeno una decina. La serpentessa extraterrestre attende che passi un treno merci, nel quale sia più facile entrare e camuffarsi. Quando un vagone, con un portellone aperto, le passa accanto, Sysform scatta verso l’alto. Penetra all’interno del vagone, e subito ritrae la coda. Poi si raccoglie in posizione di combattimento, perché il suo olfatto molto potente ha rilevato un effluvio ancora più pesante di quello registrato nell’allevamento dei maiali. Il barbone è semplicemente atterrito: un serpente lungo più di tre metri è appena volato dentro al “suo” vagone. L’altra brutta notizia è che il serpente lo sta fissando negli occhi, con uno sguardo che comunica mal di testa e voglia di dormire. Ma come si fa a dormire con un serpente di più di tre metri che ti fissa come se fossi la sua merendina? A Sysform passa subito la fame. In fondo lei è una spia e una scienziata, che non mangerebbe mai una cosa tanto puzzolente. Il barbone si butterebbe dal treno in corsa, ma Sysform la pensa diversamente. Scivola a grande velocità, ponendosi tra il barbone e l’unica via di fuga. Lui si appoggia alla parete del vagone, atterrito a dir poco, poi semplicemente inizia a dormire. Crolla su se stesso, non potendo reggere alla pressione mentale della serpentessa extraterrestre. Non lo mangerà, ma, durante il viaggio, scruterà quel cervello avvizzito, per ottenere informazioni che potrebbero rivelarsi utili. Sulla Luna, Dragonfire sta portando a spasso i quattro astronauti. Il drago ritiene che gli umani debbano perfezionare parecchio il controllo sui propri fisici. Sono sicuramente dei “cervelloni”, secondo i parametri umani, ma nel combattimento diretto si sono dimostrati a dir poco carenti. Dragonfire reca con sé un piccolo respiratore; gli umani sono coperti integralmente da tute blindate. All’interno di Base Luna, la gravità è molto simile a quella terrestre; un gentile dono della Base, che è chiaramente ben più di una semplice struttura inerte. Base Luna è senziente, ma all’esterno non è in grado di venire incontro alle esigenze dei suoi ospiti. Dragonfire deve controllare la colossale forza dei muscoli delle sue gambe, per evitare di saltare troppo in alto. Anche gli umani saltellano, ma continuano a muoversi goffamente. Dovessero nuovamente incontrare i serpentoidi, lo scontro finirebbe fin troppo in fretta, e gli umani perderebbero di sicuro. Dragonfire, la cui corazza lo rende praticamente invulnerabile, si offre come bersaglio ai suoi allievi. Consentirà loro di cacciarlo, perché, se li attaccasse, loro non avrebbero speranza. I quattro umani iniziano così quella specie di gioco a nascondino, sulla Luna. Il drago si nasconde dietro una formazione rocciosa, immobilizzandosi come se ne facesse parte. Purtroppo gli astronauti non lo vedono, ma sono anche totalmente sprovvisti di quell’istinto che permette a tutti gli animali di guardarsi in giro, prima di muovere in una direzione o nell’altra. Dragonfire si chiede come mai gli esploratori di una razza violenta siano così lenti di riflessi. Poi, veloce come il rettile che è, il drago attacca! Con un solo balzo, atterra in mezzo ai quattro astronauti; l’impatto con il terreno provoca un terremoto sufficiente a farli cadere a terra. Sono frastornati: ci mettono troppo tempo a capire cosa sia accaduto. Dragonfire non saprebbe proprio come impiegarli; di sicuro non in combattimento, forse nelle cucine. Come se avesse sentito i pensieri di Dragonfire, una delle due astronaute solleva il fucilone a raggi, e spara addosso al colosso verde. La ragazza vuole dimostrare di non essere un peso morto; una rabbiosa volontà di rivincita la anima, mentre desidera colpire per fare del male. Il raggio colpisce in pieno petto Dragonfire, danneggiando il supporto per la respirazione, null’altro. Il drago volta l’enorme testa, mentre assume la posizione di combattimento. I suoi occhi sono imperscrutabili, e gli umani pensano che nessuno saprà mai della loro ingloriosa fine per mano di un drago scatenato. Ma Dragonfire apre le fauci solo per ridere; una risata che, nel vuoto, nessuno sente, ma sudori freddi scendono lungo le schiene dei quattro astronauti, felici di poter tornare agli accoglienti locali di Base Luna. Sysform scende dal treno, velocemente come era salita. Un addetto alla verifica del convoglio vede da lontano uno strano movimento fluido, ma pensa di avere le traveggole: sulla Terra non esistono cose simili. Quando si sveglia, il barbone subisce l’interrogatorio della polizia ferroviaria; si tratta di una operazione rituale, che però fornisce rivelazioni insolite. I poliziotti si guardano, scuotendo il capo. Quel maledetto ubriacone sta cercando di far credere loro di essere stato ipnotizzato da un gigantesco serpente. Il barbone non sa per quale motivo il serpentone non lo abbia addentato e divorato, ed i poliziotti si convincono di perdere il loro tempo a parlare con lui. Tuttavia sono costretti a stendere un verbale, che finisce nel server delle forze dell’ordine. Il primo avvistamento terrestre di Sysform finirebbe nel dimenticatoio se la detective Lucrezia non venisse messa sul chi vive dal capo di Evolution: il dottor Occulto. La serpentessa nel frattempo si avvicina sempre più alla base del super-gruppo mutante. I centri abitati dagli umani sono, a parere di Sysform, una manifestazione della loro confusione mentale diffusa e radicata. Macchine puzzolenti e pesanti, che producono surriscaldamento e combustione di liquidi fossili. Tutto in nome di una mobilità urbana inibita dall’enorme numero di mezzi in circolazione. Il mezzo di trasporto dovrebbe pesare ed ingombrare meno di ciò, o di chi, trasporta. Gente che gira in automobile a tutte le ore del giorno e della notte, senza meta apparente; solo per sporcare ulteriormente l’aria. Sysform preferisce muoversi nelle fogne; sono piene dei liquami prodotti dai pessimi bipedi, ma non corre il rischio di essere investita da quegli accidenti metallici su ruote. La serpentessa è un essere intellettualmente evoluto, ma i rettili non smettono mai di essere delle bestie adattabili, anche a sguazzare nelle deiezioni altrui. Ovviamente Sysform spera di fare in fretta; per cui sfrutta al massimo i suoi poteri per individuare la tana del nemico. Nelle fogne, i topi di tutte le dimensioni schizzano via appena la serpentessa si avvicina; un fuggi fuggi generale, che dà origine a nuove leggende metropolitane, tramandate dai topi medesimi. Lungo il tragitto, Sysform rallenta, perché uno strano suono raggiunge le sue delicatissime orecchie: si direbbe un’emissione sonora proveniente da corde vocali umane, non ancora sviluppate. L’emissaria dei serpentoidi si guarda in giro, mentre tutti i suoi sensi scandagliano l’ambiente alla ricerca di un varco verso l’esterno. Quando lo trova, i topi tirano un sospiro di sollievo. Sysform sguscia all’esterno, e si trova in un appezzamento di terreno pieno di erbacce. Il fetore della città umana si sostituisce a quello delle fogne. Lo strano rumore proviene da un piccolo essere umano, inspiegabilmente prigioniero di una di quelle orribili automobili. Se non fosse un serpente femmina probabilmente lascerebbe perdere. A chi importa se gli umani lasciano i loro cuccioli prigionieri di lamiere surriscaldate dal sole? Forse gli umani cercano in tal modo di contenere la loro espansione demografica. Se prima si riproducono e poi ammazzano i loro piccoli, gli umani sono più pazzi del previsto. Ma Sysform è una serpentessa, e quel cucciolo pare sollecitare un suo intervento. Non dovrebbe farsi vedere dagli umani, ma non può lasciarlo morire. Una volta estratto quel piccolo umano dalla macchina surriscaldata potrebbe mangiarselo; Sysform sa benissimo di mentire a se stessa. Poi decide di agire, e la durissima cresta ossea triangolare che costituisce la sua fronte distrugge con facilità il cristallo posteriore della vettura. Come un fulmine di muscoli ed ossa flessibilissime il rettile spaziale penetra in quella camera di tortura, afferra il bambino con le sue mascelle possenti, ed esce da dove era entrata tre secondi prima. Ha ritirato le zanne velenifere, per non uccidere chi vuole salvare. Ora però deve capire dove portare la piccola creatura, affinché qualcuno se ne faccia carico. I passanti gridano e scappano, vedendo una colossale bestia strisciare attraverso la città con un bambino in bocca. Sapendo di rischiare la pelle, la serpentessa scappa nelle fogne. I topi, che pensavano di essersi liberati di lei, emettono suoni di disapprovazione. Navigatrice, mutante sorella di Fulminatore, finalmente aggancia la presenza aliena, ed avvisa il dottor Occulto. Un veloce scanner telepatico da parte del potente mutante svela la delicatezza della situazione. Il potere di Navigatrice può servire ad aiutare quello strano alieno a salvare una piccola vita umana. In maniera molto sottile, la mutante insinua nella mente di Sysform le informazioni necessarie ad emergere all’interno di un ospedale. La serpentessa accoglie con soddisfazione quell’intervento, rinviando ulteriori riflessioni; inizia quindi a muoversi con maggiore velocità e sicurezza entro i condotti fognari. Il bambino, nelle fauci della serpentessa, esce dal torpore causato dal calore dell’abitacolo dell’automobile. Potrebbe urlare, ma, nella sua genuinità, sente che quel coso strisciante non vuole recargli danno. Ovviamente il piccolo non sa che, se Sysform non fosse emersa dalle fogne, il suo stupido padre sarebbe stato accusato di omicidio. Aveva tanto da fare che si è dimenticato il figlio in auto! Le infermiere gridano a loro modo, anche più rumorosamente dei topi. La serpentessa non ha tempo da perdere, e ricorre ancora una volta al suo potere ipnotico. Una delle donnine urlanti si ferma contro la sua volontà. Si volta perché Sysform le ordina di farlo. Vorrebbe scappare a grande velocità, invece si avvicina a quell’orrore verde smeraldo. Neppure lei peraltro appare particolarmente bella agli occhi dell’aliena. La serpentessa apre le fauci, consegnando all’infermiera il bambino. Rumori crescenti indicano l’arrivo di numerosi umani, per cui la serpentoide si allontana con un unico movimento fluido e velocissimo. L’infermiera si risveglia dall’ipnosi; vorrebbe gridare, ma il senso del dovere le suggerisce di prestare le prime cure al piccolo. Anche questo episodio finisce nei verbali della polizia, e nel server. Lucrezia avrà altre informazioni su cui riflettere. Sulla Luna, Dragonfire assiste al rientro nella base dei quattro astronauti. Crede che forse, lavorandoci su, ci sia la possibilità di insegnare loro a sopravvivere. Dietro di lui, silenzioso come la morte, giunge un piccolo caccia robot. I serpentoidi non vogliono perdere questa occasione di provare a danneggiare o uccidere il colosso verde. Tuttavia, all’interno di Base Luna, la Maga osserva la scena sul monitor. Il suo pensiero si muove ad una velocità che trascende lo spazio ed il tempo; Dragonfire riceve il messaggio, e si sposta fulmineo. Una scarica energetica scava un altro cratere sulla crosta del satellite della Terra. L’astronave madre dei serpentoidi ordina il rientro immediato del caccia robot, ma il drago non è d’accordo. Sfruttando la bassa gravità, Dragonfire si volta e decolla letteralmente verso l’aggressore. L’azione dell’alieno dura pochissimi secondi: giunto al vertice del suo balzo incredibile, colpisce l’aggeggio metallico con un solo terribile pugno. Il caccia robot non può fare altro che esplodere in mille frammenti, che nulla possono contro le possenti scaglie del drago verde.

domenica 15 maggio 2011

SERPENTOIDI_4° libro_134° episodio

L’astronave dei serpentoidi si avvicina alla Luna. A bordo, un frenetico movimento strisciante, tipico della loro specie. Vi sono serpentoidi più o meno lunghi, più o meno grossi, colorati di verde, rosso, viola, fucsia, ed altri colori. Come molti altri rettili, anche loro crescono per tutta la durata della loro esistenza. Trattandosi di una razza molto civilizzata, in grado di costruire astronavi e di usarle, i serpentoidi hanno perfezionato anche gli studi medici. Ora vivono molto più a lungo di quando, milioni di anni or sono, erano delle bestie che si accontentavano di mangiare i topi. Sebbene non abbiano mai smesso di essere aggressivi, i serpentoidi si sono organizzati, per poter unire le loro forze. Un tempo erano individui che si incontravano solo per riprodursi, poi i maschi da una parte, e le femmine incinte dall’altra. Adesso tutti i piccoli sono allevati assieme, per la gloria della razza egemone sul loro pianeta. Un serpentoide rosso striscia lungo i corridoi dell’astronave; chi lo incontra accenna ad un saluto fischiato, che equivale al cenno rispettoso che i soldati terrestri rivolgono ai loro ufficiali superiori. Data la loro forma, i serpentoidi si scivolano addosso, senza danneggiarsi reciprocamente. I corridoi della nave spaziale hanno una sezione circolare, perché la loro specie odia gli angoli a novanta gradi. Le abitazioni dei serpentoidi, sul loro pianeta natale, sono costituite da corridoi cilindrici, che cambiano continuamente direzione, e conducono a grossi locali preferibilmente sferici. Il serpentoide rosso è molto grosso e quindi molto vecchio. Loro invecchiando non provano gli acciacchi dei mammiferi bipedi, giacché sono naturalmente molto più snodati e molto più muscolosi di noi. Nella grande sala di comando dell’astronave dei serpentoidi tutti sibilano e fischiano nel loro idioma unificato. Una volta anche loro parlavano tante lingue diverse, poi però, essendo esseri molto ragionevoli, hanno capito che avrebbero ottenuto molto di più parlando, o fischiando, tutti un solo idioma. Un loro esploratore è stato mandato in avanscoperta all’interno di Base Luna. Tornato acciaccato, riferisce di essersi scontrato con alcuni bipedi mammiferi. Lui avrebbe volentieri fatto una scorpacciata dell’umana che montava la guardia. Purtroppo per lui, sono intervenuti altri due mammiferi bipedi, non propriamente umani. Costoro, un maschio ed una femmina, hanno percosso seriamente il serpentoide esploratore. La femmina saltava come una bestia della jungla o della savana; il maschio si è limitato a sparare dolorosissime scariche elettriche. Il serpentoide rosso, che è evidentemente un generale o qualcosa di simile, sibila atrocemente, apprendendo tutto ciò. Quindi sulla Terra non ci sono solo i lenti e deboli mammiferi bipedi, ma altri bipedi molto più pericolosi. Buono a sapersi. I serpentoidi hanno ovviamente seguito, sui monitor della loro nave stellare, lo scontro tra quattro draghi ed un ancora più grosso robot mutaforma. Due dei draghi sono stati riconosciuti come reptoid; i serpentoidi conoscono i reptoid. Tra le loro due specie corre la stessa simpatia che c’è tra i varani ed i pitoni: si ammazzerebbero reciprocamente. I reptoid non erano i draghi più grossi. Quello nero e quello verde erano addirittura più massicci. Il drago nero ha cercato di prendere il controllo del processore dell’insettoide robot. Il drago verde ha addirittura colpito l’avversario con una fiamma terrificante. Poi però lo ha lasciato andare via. Strano, pensano i serpentoidi, che di solito non praticano né la pietà, né il perdono. L’astronave, piena di quei rettili sibilanti, scende all’interno di un cratere lunare, sufficientemente lontano da Base Luna. Un manipolo di serpentoidi delle forze speciali scivola fuori da una serie di buchi che si aprono nella fusoliera del velivolo. Si schierano a semicerchio, davanti al capo squadra, pronti all’attacco. Questi rettili spaziali non portano addosso armi pesanti e neppure protezioni antiproiettili. I terrestri li definirebbero “nudi”, ma come può essere nudo un serpente. L’unica concessione alla loro tecnologia consiste in una specie di casco, munito di lenti. Trattasi di un aggeggio molto sofisticato: un computer ultra-piatto, collegato direttamente ai cervelli dei serpentoidi. Con un semplice pensiero, possono attivare una visione binoculare a lunga distanza, o agli infrarossi, o altre applicazioni in continuo sviluppo. Sembrano dei serpentoni con in testa delle cuffie metalliche e gli occhiali, ma si tratta di una pericolosa e ben addestrata élite guerriera. Dai caschi fuoriescono erogatori di gas respirabili: una miscela a base di metano, che stroncherebbe qualsiasi animale terrestre. Mancando una bombola visibile, si deduce che i gas espirati siano riciclati, per rigenerare la miscela di partenza. Le truppe speciali terrestri, quando operano sott’acqua, adottano un sistema analogo, ma loro non respirano metano. La dura scorza di quei rettili regge sufficientemente bene al freddo lunare, ed anche al contatto con le pietre presenti sulla superficie del satellite. Il manipolo di incursori è composto da cinque serpentoidi, che scivolano in maniera molto professionale e silenziosa verso Base Luna. Chissà se le truppe speciali terrestri si rendono conto di allenarsi tantissime ore per riuscire ad assomigliare ai serpenti! Mammiferi, che si ritengono il massimo dell’evoluzione, che si riducono a strisciare sulla pancia come umili bisce. Il capo pattuglia entra per primo, in uno dei varchi che Base Luna ha deciso di lasciare aperti, per i suoi imperscrutabili motivi. Come in una scena già vista, i serpentoidi si muovono lungo i corridoi della struttura, alla ricerca degli umani che in essa stazionano. Il primo incursore scorge in lontananza la sagoma di un umano, che gli volge a schiena. Ritiene si tratti dell’incaricato al turno di guardia. Dall’odore si direbbe sia un vero umano, e non uno degli altri strani bipedi dotati di poteri alquanto pericolosi. Un serpentoide in missione, all’interno di una postazione nemica, non dovrebbe pensare allo stomaco, ma l’odore di essere umano è troppo appetitoso per resistergli. Come se un umano fiutasse l’odore del suo piatto preferito, ed avesse una fame terribile. Inoltre questi strani esseri, che camminano eretti ma in maniera incerta ed incespicante, paiono invitare il predatore a divorarli in pochi bocconi. Kong, l’uomo bestia di Evolution, si è travestito da umano, indossando l’uniforme di uno degli astronauti. Il serpentoide ha fiutato l’abito, non chi lo indossa. Come se avesse gli occhi anche sulla nuca, Kong salta agilmente verso il soffitto, che dista parecchi metri dal pavimento. I denti del rettile affamato lo schivano di poco, mentre si chiudono nel tentativo di afferrarlo. Poi l’uomo bestia ricade quindi ad una velocità che conferma come Base Luna abbia regolato la gravità al suo interno in maniera tale da duplicare quella terrestre. Il serpentoide non è ancora arrivato al termine del suo slancio che la sua schiena muscolosa è percossa dalla massa considerevole di Kong. Il mutante non intendeva spezzargli la spina dorsale, ma solo dargli una lezione. Il serpentoide ruota velocemente la grossa testa all’indietro, per individuare la causa di tanto dolore. Kong è però già saltato per assestargli un possente gancio alla mascella. L’extraterrestre strisciante vede le stelle, sebbene non si trovi all’aperto. Ferox non aspetta che gli altri aggressori si facciano avanti, e li attacca in un turbine di artigli che lacerano e tagliano. Poi la donna leopardo si sgancia, e torna velocissima sui suoi passi, sparendo dietro un angolo. I quattro malconci e sanguinanti serpentoidi la inseguono, desiderosi di farle assaggiare le loro zanne, ma le scariche elettriche di Fulminatore, ed i poteri psionici della Maga li colgono in pieno muso. Kong ha lasciato andare il primo dei serpentoidi, che si è riunito al gruppo. Gli incursori striscianti non sono più così sicuri di farcela, contro gli occupanti di Base Luna. Davanti a loro, pronti ad infliggere nuove e più grandi batoste, ci sono i quattro mutanti di Evolution. Ferox, la donna leopardo, apprezza l’aggressività dei nemici, ma i suoi artigli finora hanno raggiunto il bersaglio, non le loro zanne. Kong, l’uomo bestia, è forte come un gorilla, forse anche di più; ma è molto più agile, essendo le sue gambe più lunghe e scattanti. Per Fulminatore lo scontro fisico è un’eventualità più remota, giacché le sue scariche elettriche possono colpire uno o più avversari alla velocità della luce. La Maga si azzarda a scrutare quelle menti aliene, giusto per accertare che per loro gli alieni siamo noi, bipedi mammiferi. Quasi esclusi finora dai combattimenti, accorrono i quattro astronauti umani, che imbracciano grossi fucili lanciaraggi. Evolution comprende la singolarità del momento, e consente agli umani di confrontarsi con i serpentoidi affamati del loro sangue e delle loro carni. I mutanti però rilevano come ancora una volta gli umani siano troppo lenti a reagire. Gli astronauti iniziano a sparare con qualche secondo di ritardo. Forse dipende dal fatto che i serpentoidi sono guerrieri, mentre gli umani sono più che altro scienziati. Si vede che l’attitudine alla ricerca ed alla riflessione inibisce almeno in parte la reattività necessaria nel corso di una battaglia. I raggi sparati dagli umani saettano nel corridoio; solo in un caso, un serpentoide viene colpito di striscio. Gli altri quattro sono praticamente già arrivati sui rispettivi bersagli. Ovviamente Evolution non intendeva mandare allo sbaraglio i quattro umani; voleva testare la loro attitudine al combattimento, e lo ha fatto. Il piano B dei super-eroi mutanti prevedeva una preventiva intrusione mentale da parte della Maga, ed è avvenuto. Le cinque piccole mine psioniche, impiantate pochi secondi fa dall’allieva del dottor Occulto, esplodono contemporaneamente. I cinque serpentoidi non ne sono danneggiati in maniera letale, ma un grosso mal di testa fa desiderare loro di trovarsi da qualche altra parte, a fare cose differenti da quelle che stanno facendo. I cinque incursori alieni si contorcono al suolo; gli umani se ne tengono alla larga, visto che potrebbero ancora far loro male con le zanne, e le spire in continuo movimento. Richiamato dai rumori della battaglia, ecco entrare Dragonfire, che blocca ogni via di fuga ai serpentoidi. Non essendo sua intenzione infierire, afferra due di loro, uno per zampa, e li trascina all’esterno della base. Drago Nero, che nel buio dei corridoio era pressoché invisibile, emula l’amico drago verde. Dell’ultimo incursore strisciante se ne occupa Kong, che lo cinge in una presa strangolante; l’alieno capisce l’antifona, e si lascia condurre all’esterno di Base Luna. Kong trattiene il fiato, poi rientra subito, perché la sua folta pelliccia non è sufficiente a garantirgli la sopravvivenza sul suolo lunare. Il capo squadra dei serpentoidi ritiene che attaccar briga con quei due draghi, il verde ed il nero, equivarrebbe ad un suicidio, specie dopo averle appena prese in quel modo dai mutanti terrestri. Dragonfire e Drago Nero sono assolutamente blindati contro i rigori dello Spazio, essendo ciò che sono: un alieno ed un robot. I due draghi, osservando i cinque nemici, prendono nota che anche loro non abbisognano di tute protettive. In realtà l’autonomia del serpentoidi, in un ambiente a temperature bassissime, è molto limitata. Sono comunque molto più resistenti di qualunque umano, e dei mutanti in generale. La scelta dei serpentoidi di allontanarsi è stata particolarmente saggia, dato che i due reptoid Brak e Ssax si trovavano subito dietro Dragonfire e Drago Nero. I reptoid erano avvolti dal manto di invisibilità tecnologico prodotto dalle loro tute spaziali. Se i serpentoidi avessero cercato rogne, i reptoid li avrebbero fatti fuori volentieri con le loro armi letali. L’attacco della squadra incursori dei serpentoidi è servita da parte loro a comprendere meglio le forze nemiche. Hanno rischiato la pelle, nel vero senso del termine, ma il loro stratega ha concepito un piano leggermente più articolato. Il capo delle forze d’invasione, che chiameremo Red Snake, intendeva distrarre i reptoid e la loro tecnologia di avvistamento, per inviare sulla Terra una piccola navetta. Camuffata da meteora, la capsula conduce sul suolo del nostro pianeta una serpentessa estremamente letale. Sysform è una scienziata ed una spia; come combattente è eccezionale, ma sua arma più grande è il cervello. La prima cosa da fare, dopo essere giunti in un ambiente alieno, è di nascondere il veicolo che potrà servire in caso di fuga. La piccola navetta sembra una roccia, e dall’esterno è quasi impossibile notare il portello di accesso. Sysform si trova adesso in una zona del pianeta nella quale la notte è fonda, e durerà ancora per alcune ore. La serpentessa inizia a muoversi agilmente in mezzo alla sterpaglia ed agli alberi. Gli animaletti del bosco la evitano, spaventati dalla sua forma, ma anche dalle sue emanazioni non terrestri. L’arrivo di alieni sul pianeta Terra non passa mai inosservato, giacché innumerevoli forme di vita avvertono un’intrusione di forme pensiero troppo differenti da quelle di chi sia nato sulla Terra. Il più potente telepate del pianeta, il dottor Occulto, inizia a percepire un’anomalia nel piano della materia, che si ripercuote fin sul piano astrale. Navigatrice, sorella di Fulminatore ed allieva lei stessa del dottor Occulto, estende a dismisura il suo campo di rilevazione psionico. Navigatrice tuttavia non detiene la stessa potenza mentale del suo maestro, e non riesce a reggere a lungo la pressione di un campo di rilevazione troppo esteso. Il dottor Occulto la invita a desistere per ora; lui è convinto che l’anomalia presto assumerà forme e dimensioni più definite. Sull’astronave dei serpentoidi, in orbita attorno alla Luna, il generale Red Snake chiama il suo attendente. Una specie di topolone con i baffi bianchi si appresta a sganciare dalla testa del suo signore il casco con tutti gli aggeggi connessi. Sul pianeta di origine dei serpentoidi, i topoloni costituiscono normalmente il pranzo e la cena per i loro striscianti signori. Alcuni topoloni vengono però mantenuti in vita per servire i serpentoidi, che su di loro esercitano il potere di vita e di morte. Nulla di spaventoso, se pensiamo che gli umani hanno sempre fatto lo stesso con i propri simili, ridotti in schiavitù. I serpentoidi sono carnivori per nascita e sistema digerente. I topoloni sono lenti, rispetto ai serpentoidi; per cui finiscono i più delle volte nelle loro fauci. La razza dei topoloni non si è estinta proprio grazie alla loro riduzione in schiavitù. Inoltre esistono topoloni rivoluzionari, che sognano di ammazzare tutti i serpentoidi, o di schiavizzarli. Nulla di nuovo per noi terricoli, che queste cose le abbiamo sempre fatte; per di più ai danni dei nostri simili.

domenica 8 maggio 2011

Quattro draghi_4° libro_133° episodio

Quattro umani, quattro mutanti, quattro draghi si aggirano nelle sale di Base Luna. I mutanti, Ferox, Kong, Fulminatore e Maga, sono abituati a frequentazioni super-umane, essendo super-umani loro stessi. Il loro drago, Dragonfire, è un extraterrestre che ha deciso di difendere gli umani da loro stessi. Con la sua forza immane e la fiamma cosmica potrebbe distruggere cose e persone, ed imporre la sua volontà ed i suoi disegni, ma ha deciso di perseguire la via dell’eroe. Drago Nero è un robot completamente senziente; nulla a che spartire con quei robot rigidi nei movimenti e nel pensiero che popolavano la vecchia fantascienza. Gli altri due draghi, Brak e Ssax, sono reptoid, una tra le tante razze di rettili che popolano con successo e gioia di vivere il Cosmo. Gli umani, uomini e donne, appartengono a popoli diversi, non completamente amici; ma, data la situazione, sono costretti a fare fronte comune. Partiti dalla Terra, diretti alla base orbitale, gli umani sono stati trasportati a sorpresa sulla Luna. Essendo prima di tutto scienziati, gli astronauti iniziano a chiedersi chi abbia costruito Base Luna. Escludono si tratti di opera delle genti che popolano il nostro mondo. Grandi sale scavate nella roccia avrebbero richiesto energie incommensurabili, che sfortunatamente i terrestri non sanno mettere in campo. Come accade sovente, in presenza di edificazioni antichissime, gli uomini si rendono conto della propria inadeguatezza. Noi non saremmo di certo in grado di costruire piramidi complesse come quelle egiziane, ma neppure gli altri immensi ed antichissimi edifici in pietra, sparsi sul pianeta. Base Luna, scavata nella roccia del nostro satellite naturale, ricorda ai quattro terrestri che ciò che si costruisce oggi non è fatto per durare. Non siamo capaci di usare la pietra; ecco perché gli eventi naturali ci sconvolgono più oggi di quando abitavamo le caverne. Dragonfire, Drago Nero, Brak e Ssax si muovono agevolmente in quei grandi spazi, non rischiando di urtare il soffitto con la testa, come accadrebbe in gran parte degli edifici umani. Tra i mutanti di Evolution, il più interessato all’aspetto architettonico è Kong. Sebbene si occupi prevalentemente di meccanica ed informatica, trova infatti stimolante riflettere sugli autori degli scavi e delle edificazioni che permettono ai terrestri di affermare di essere davvero arrivati sulla Luna. I reptoid, disponendo di una tecnologia superiore, attivano un traduttore simultaneo, che sfrutta i simboli mentali precursori di ogni linguaggio. Umani, mutanti e draghi adesso si capiscono perfettamente. Non parlano questa o quella lingua specifica, ma ognuno continua ad esprimersi adoperando la propria. Kong aveva ipotizzato che quella fosse una base dei reptoid, ma ora i due rettili spaziali chiariscono di averla trovata, non realizzata. La deduzione del brillante mutante è che una differente razza extraterrestre stia osservando o spiando l’umanità da parecchio tempo. Le sale della Base Luna presentano originali unioni tra una pietra antica miliardi di anni e manufatti tecnologici decisamente più recenti, che l’uomo bestia di Evolution inizierebbe a studiare anche subito. Anche Evolution ha i suoi metodi per trasmettere i pensieri e le informazioni. La Maga ha appena stabilito un ponte mentale con il dottor Occulto, che si trova sulla Terra. I due mutanti, il capo e fondatore di Evolution e la sua allieva telepate, stanno dimostrando che le onde pensiero viaggiano in un loro spazio, differente da quello materiale. Ciò che la Maga riferisce al dottor Occulto non percorre i più di trecentocinquantamila chilometri tra la Terra e la Luna, perché sul piano astrale lo spazio è differente; come del resto lo è il tempo. I dodici protagonisti di questa avventura ripartiscono tra loro i compiti, tenendo presenti le rispettive competenze e capacità. I draghi costituiscono evidentemente la prima linea del fronte, in caso di scontro. Ferox, Fulminatore, Kong e Maga rimarranno prevalentemente all’interno della base, dove potranno sfruttare al meglio la loro agilità, senza dover indossare pesanti scafandri. Tre dei quattro draghi non hanno problemi a trattenere il fiato a lungo; Drago Nero, essendo un robot, non respira. I quattro umani resistono alla tentazione di sentirsi schiacciati dalla super-potenza degli alleati. Lo shuttle contiene strumentazioni che sanno usare al meglio, ma sfortunatamente non armi. La Maga, che come lettrice di pensiero è seconda solo al dottor Occulto, coinvolge Ferox e Fulminatore nella ricerca di qualche aggeggio che possa adattarsi alla situazione. Kong invece segue Dragonfire, per tentare di comprendere il funzionamento di alcuni tra i molti mirabolanti apparati elettronici che luccicano e ronzano un po’ dappertutto all’interno della base. Nel giro di qualche ora, la donna leopardo, accompagnata da Maga e Fulminatore, si presenta dagli astronauti terrestri. Ferox comprende molto bene la necessità di impugnare armi in grado di nuocere. Lei ha già i suoi artigli letali, Fulminatore le sue scariche elettriche, e la Maga i poteri psionici; gli umani ora dispongono di quattro grossi fucili a raggi. Nonostante le armi siano veramente massicce, i loro progettisti non umani hanno di certo impiegato materiali ben più leggeri dell’alluminio. I mitragliatori fabbricati sulla Terra tengono conto della forma delle nostre braccia e delle nostre mani. Quei fucili extraterrestri dimostrano che forse “loro” non sono troppo differenti da noi. Per quello che concerne l’emissione delle energie, in luogo dello sparo di proiettili, Kong riesce a formulare alcune deduzioni che si dimostrano corrette. Lui stesso prova uno dei fucili alieni contro una lontana parete rocciosa: l’arma emette un raggio simile ad un laser, che provoca una scalfittura visibile. Non è chiaro quanta energia sia disponibile, né per quanti colpi; per ora è sicuro che le armi funzionano, ed è un passo avanti. La parete rocciosa, colpita dal laser, si ripara nel giro di alcuni secondi. L’ennesima dimostrazione di una tecnologia superiore non sfugge ai presenti. Gli umani, i mutanti ed i draghi non hanno problemi a trovarsi locali adatti a risiedere e riposare. I quattro astronauti scelgono camere spaziose, ma comunicanti, e stabiliscono turni di guardia. Sanno che presto dovranno affrontare ignoti pericoli, e non si tireranno indietro; in fondo sono tutti dei militari addestrati a pensare e reagire in fretta. O almeno così credono. Claudia, maggiore dell’aeronautica ed astrofisica, monta la guardia nel corridoio della zona dove gli altri suoi colleghi riposano. Adesso sarebbe notte, se fossero sulla Terra e non dentro una caverna immensa sulla Luna. Il corridoio è molto ampio e lungo; l’illuminazione è garantita da una fonte non ancora identificata, che percepisce i bisogni degli esseri viventi, assecondandoli. Nelle camere, Base Luna ha realizzato una penombra che si presta ottimamente al bisogno degli occupanti di dormire per recuperare energie. Claudia è molto attenta a dove punta il suo nuovo fucilone spaziale; non vorrebbe per sbaglio sparare addosso ad uno dei suoi formidabili alleati disumani. Base Luna ha molte entrate, di differenti dimensioni, collocate nel vari punti della montagna che la ospita. Evolution ha rinunciato a mappare tutte le possibili vie di accesso alla base. Kong e Dragonfire più degli altri hanno capito che la postazione non è semplicemente una serie di scavi arditi e profondi. Intuiscono che Base Luna potrà decidere, per motivi suoi, di lasciare entrare qualcun altro oltre a loro, che sono evidentemente ospiti bene accetti. Il perlustratore serpentoide ha trovato un comodo accesso in un punto lontano da dove lo shuttle è entrato nella base. La sua forma muscolosa è molto veloce e silenziosa. Fiuta una presenza umana, ma anche diverse piste: draghi! Il serpentoide non è lì per attaccar briga con colossi corazzati, con il vizio di sputare fiamme dalle fauci. Gli umani viceversa si prestano a diversi impieghi; non ultimo quello commestibile. Arriva alle spalle di Claudia, cogliendola di sorpresa; poi scatta su di lei, con i denti veleniferi pronti ad inocularle una dose per paralizzarla o ucciderla. La scienziata umana non si accorge del grosso serpente dietro di lei, ma abbassa il grosso fucile, avendo scorto un movimento sospetto. Ferox si avvede forse in quel frangente dei vantaggi della gravità artificiale. Non riuscirebbe a saltare come salta di solito, se pesasse un sesto di quello che pesa sulla Terra. Arriverebbe più lontano, però non è questo il suo scopo. La donna leopardo di Evolution colpisce il fucile di Claudia, disarmandola. Poi, con movenze che stupiscono il pur velocissimo serpentoide, lo colpisce con i suoi artigli, abbastanza a fondo da convincerlo a ritirarsi. L’animale alieno sanguina roba gialla e verde dal muso, ma non intende darsi per vinto. Si avvolge in spire, pronto ad uccidere. Ferox lo aspetta, pronta a farlo a fette. Ma arriva Fulminatore, che pensa sia il caso di sperimentare sul nuovo venuto una sua scarica a media potenza. Il coso strisciante, fin troppo concentrato su Ferox, viene istantaneamente percorso da una potenza che gli farebbe rizzare tutti i peli, se ne avesse. Un’occhiata ai nemici gli consiglia una ritirata molto sollecita: una umana armata passi, ma gli altri due hanno un odore decisamente diverso e pericoloso. I due mutanti potrebbero inseguirlo, ma sono certi che presto l’azione verrà a cercare loro. Ferox è sicura che quel grosso e strano serpentone sia molto veloce nella corsa ad ostacoli, e le piacerebbe sfidarlo prima o poi. All’esterno di Base Luna, immerso nell’ombra, quindi praticamente invisibile, Drago Nero scruta il cielo. L’assenza di atmosfera, impedisce colorazioni azzurre o di altri colori, ma le stelle si stagliano molto più definite su uno sfondo di oscurità totale. Una di dette stelle si sta muovendo in maniera insolita, quindi esclude si tratti di una cometa. Drago Nero, che essendo un robot non respira, contatta i suoi alleati draghi, avvisandoli dell’arrivo di visitatori non invitati. Dragonfire, prima di uscire dalla base, si munisce di un respiratore leggero. I due reptoid optano per tute che vincerebbero il primo premio ad un concorso di moda per astronauti. In grado di deflettere la luce, le tute dei reptoid possono renderli invisibili; oltre a ciò contengono un gran numero di aggeggi che farebbero schiattare di invidia qualsiasi scienziato terrestre. Dragonfire, Brak e Ssax raggiungono Drago Nero, che indica il cielo e la navicella in arrivo. I due reptoid attivano i loro dispositivi di volo e di invisibilità, per potersi avvicinare velocemente ed inosservati al luogo dell’atterraggio. Dragonfire, che non ha dimenticato a casa il suo dragoncraft, dà un passaggio a Drago Nero, e li segue. L’aggeggio che alluna davanti ai loro occhi dragheschi non espelle alcun tizio in tuta spaziale, ma si trasforma in una specie di insetto pieno di zampacce ed antenne. Drago Nero, che riconosce gli altri automi a prima vista, comunica ai colleghi che quella navetta è un robot. L’insettone metallico pare indeciso sula forma da assumere: si allunga, estroflette altre quattro o sei zampe, drizza la testa come se annusasse. Ovviamente c’è poco da annusare, non essendoci aria in grado di trasportare gli odori. L’aggeggio però pare seguire una pista precisa, e prende a zampettare in direzione della Base Luna. Giunto a pochi metri dal grosso portone metallico a tenuta stagna, l’insetto spaziale espelle dalla parte frontale delle grosse lamine. Le sue intenzioni sono chiare e poco amichevoli. Dragonfire ritiene sia loro dovere salvaguardare l’integrità di quella struttura senziente, che ha accettano di ospitarli senza chiedere alcunché in cambio. Ma non è lui il primo a prendere a codate il mostruoso automa; Brak e Ssax escono infatti dalla loro invisibilità, comparendo dietro all’aggeggio. Subito affettano due delle zampacce, come per strapparle dalla loro sede. Tale è la forza dei reptoid che quasi riescono nel loro intento. L’insettone, allarmato, ruota su se stesso, scaricando una specie di brodaglia liquida e fumosa addosso agli attaccanti. Le tute spaziali degli extraterrestri in forma draghesca segnalano numerose avarie, lampeggiando ed emettendo allarmi di vario tipo. Ai reptoid non resta che allontanarsi in fretta, lasciando a Dragonfire e Drago Nero l’onere del combattimento. Il robot insettoide ha zampe lunghe almeno cinque metri, che fuoriescono da un corpo lungo almeno il doppio. Dragonfire non è in alcun modo impressionato, e lo dimostra colpendo uno dei grossi arti con un pugno formidabile, rendendolo pressoché inservibile. Peccato che sulla Luna i suoni non si propaghino, perché questo avrebbe meritato una registrazione da conservare in archivio. I quattro mutanti di Evolution, Ferox, Fulminatore, Maga e Kong, osservano sui monitor lo scontro tra il loro drago ed il ben più grosso intruso metallico. Anche gli astronauti si fanno trascinare dall’euforia, ed accettano di scommettere su chi vincerà il combattimento. I quattro di Evolution si guardano negli occhi e sogghignano, perché gli umani non conoscono bene il drago verde. Gli umani ritengono che Drago Nero e Dragonfire riusciranno a scacciare l’insettoide robot, ma non credono che l’invasore cederà facilmente. Drago Nero tenta una tecnica diversa: prova a sintonizzarsi con il processore che guida l’aggeggio maledetto. In pratica, Drago Nero cerca di leggergli la mente, ma si espone al rischio che l’altro faccia lo stesso con lui, o che gli trasmetta un virus informatico. Drago Nero non può essere stato costruito da terrestri, giacché non solo è senziente, ma è anche in grado di concepire ed attuare sofisticati attacchi di questo tipo. Sotto gli occhi di Dragonfire, l’insettoide inizia a traballare, come se cercasse di imparare a ballare. Poi però Drago Nero si porta le zampe alla testa, manifestando un dolore improvviso. Nietzsche aveva detto che, se guardi troppo nell’abisso, l’abisso guarderà in te. è ciò che sta accadendo a Drago Nero. Con i due reptoid alle prese con quella robaccia acida che cerca di mangiare le loro tute, tocca a Dragonfire risolvere la disputa. I quattro astronauti capiscono di avere perso la scommessa quando il drago di Evolution investe con la sua fiamma cosmica il colossale nemico metallico. Lui cessa subito l’attacco contro Drago Nero, ed emette un suono acuto, che trasmette, su quel mondo senza aria, una sensazione di grande dolore. L’insettoide si alza sulle quattro zampe posteriori, e si impenna come un cavallo con le altre quattro. Fuma e sfrigola, sottoposto ad uno stress superiore a tutti quelli calcolati dai suoi progettisti. Sta per soccombere, quando Dragonfire blocca improvvisamente l’emissione del suo plasma caldissimo e micidiale. Il drago di Evolution sta ascoltando le parole del dottor Occulto, che gli parla dal piano astrale. Acconsente a non distruggere il nemico, perché ormai è sconfitto e non può più nuocere a Base Luna. L’insettoide pare stupito di essere ancora vivo, perché in fondo lui vive nella sua roboticità, come lo stesso Drago Nero. Il drago robotico e l’insettoide alieno mettono allora in campo la loro versione del “guardarsi negli occhi, e capirsi senza bisogno di parlare”. Poi, un po’ traballante, il secondo aggressore alieno della giornata si allontana sulla desolata superficie del nostro satellite naturale.

domenica 1 maggio 2011

BASE LUNA_4° libro_132° episodio

Subito dopo il secondo grande conflitto mondiale, i terrestri si lanciarono verso la “conquista dello Spazio”. Forse la fantascienza influenzò in maniera importante la convinzione diffusa che, entro una cinquantina d’anni, i pianeti del nostro sistema solare sarebbero stati tutti esplorati e conquistati. La colonizzazione del pianeta Terra era stata completata da tempo. La civiltà occidentale si era imposta su quelle dell’emisfero sud e dell’oriente. La corsa allo Spazio richiese grandi risorse, e chi le deteneva non aveva alcuna intenzione di accontentarsi dell’esplorazione fine a se stessa. Gli scrittori di fantascienza di quel periodo storico erano fin troppo ottimisti sulle motivazioni che spingono gli esseri umani. Poi, con il passar del tempo, scrittori più giovani e meno idealisti compresero che esplorare senza colonizzare era un’utopia. Chi diede impulso ai primi programmi spaziali bramava i metalli preziosi, da estrarre da miniere su pianeti ed asteroidi, e trasportare sulla Terra. I militari programmavano di collocare, nell’orbita terrestre e su altri pianeti, postazioni irte di super-armi. Dopo la seconda guerra mondiale, c’era ancora una folle rincorsa alle super-armi, in grado di massacrare innumerevoli nemici in un colpo solo. E ci sembrava giusto pensare e lavorare in tal senso. I tremendi bombardamenti convenzionali e nucleari sui civili non ci avevano insegnato alcunché. Milioni di persone erano morte invano; la stupidità di fondo della razza umana non era stata rimossa. Non andò come previsto, perché la scienza missilistica umana rimase vincolata ai carburanti fossili. Grandissimi missili consumavano quantità spaventose di carburante, per portare in orbita qualche tonnellata di materiale, compreso il carico umano. Un po’ alla volta, tutti (o quasi) sulla Terra capirono che non avremmo conquistato lo Spazio. Almeno non entro l’inizio del terzo millennio (secondo la cronologia della cultura occidentale). Oggi, invece di viaggiare verso Marte, andata e ritorno nel week end, ci accontentiamo pertanto di mandare in orbita dei velivoli parzialmente riutilizzabili, invece di quei razzi usa e getta del secondo dopoguerra. Col senno del poi, ci rendiamo conto di essere stati fregati dalla nostra stessa euforia post bellica. Su quali basi tecnologiche e scientifiche ci siamo illusi di superare agevolmente distanze di milioni e miliardi di chilometri? Non abbiamo mai avuto motivi seri per credere che, in una cinquantina d’anni, saremo arrivati oltre la Luna. Forse, essendo sopravvissuti alla nostra stessa mania autodistruttiva, avevamo erroneamente dedotto di avere acquisito un bonus illimitato nei confronti dell’Universo e del Destino. Una palese idiozia. Lo shuttle che decolla oggi, destinazione base orbitale internazionale, è giunto alla fine della sua carriera. Non decolla da solo, bensì agganciato ad un aereo più grosso, che lo porta più in alto che può. Questi shuttle sono per metà dei razzi, che consumano quasi tutto il carburante per fare l’ultimo tratto di strada. Poi tornano planando. Forse la gente comune non si rende conto della pochezza della nostra tecnologia “spaziale”. Gli shuttle escono dall’orbita, e, nel rientro, prendono quasi fuoco, non avendo energia sufficiente a frenare. Quando l’extraterrestre Dragonfire giunse sul nostro pianeta, si trovava a bordo di una navicella costruita dalla sua razza di draghi. In quell’astronave individuale c’era molta più tecnologia che in tutti i programmi spaziali terrestri. Ovviamente i militari e gli scienziati umani cercarono di comprendere i segreti del volo spaziale, mettendo le mani sulla navicella di Dragonfire, ma ciò che videro sfuggì alla loro comprensione. Poi, una volta cresciuto, Dragonfire prese sotto braccio la sua piccola astronave, e la portò al sicuro nella base di Evolution. Non si può escludere che il genio mutante conosciuto come Kong abbia appreso alcune nozioni scientificamente importantissime da quella navetta. Evolution non intende in alcun modo rendere noto il segreto dell’anti-gravità, nonostante i governi esercitino grandi pressioni in tal senso. I craft impiegati da Evolution e Dragonfire generano un campo di anti-gravità, traendo forza dalle energie dei mutanti e del drago. Il popolo terrestre ha avuto conferma dell’esistenza degli extraterrestri, quando Dragonfire si rivelò al mondo. Il cittadino medio della Terra però non ha ancora metabolizzato il fatto che gli extraterrestri che sono giunti sulla Terra sono di certo molto più evoluti di noi, almeno dal punto di vista scientifico. Forse l’umano medio crede che Dragonfire sia una specie di leggenda, come il Babbo Natale che grazie alla magia scende dai camini per portare i doni ai bambini buoni. Invece Dragonfire è molto più concreto di qualsiasi leggenda, e dai camini proprio non ci passerebbe. Il drago di Evolution è la dimostrazione evidente della inadeguatezza della nostra tecnologia. Uno di “loro” è venuto da noi, ma noi non siamo in grado di andare da “loro”. Meno male che c’è la fantascienza a consolarci; ma neppure essa è ottimistica come lo era agli inizi. In una postazione quasi segreta dell’esercito, sono custoditi i resti di altri extraterrestri e di altre astronavi. Questa consapevolezza risolleva il morale degli umani, convinti che li abbiamo abbattuti noi. Quando quegli extraterrestri (che hanno ispirato ET) iniziarono a farsi vedere in giro, dei caccia militari ad elica li inseguirono, ma non fu di certo un Mustang, uno Spitfire o uno Zero ad abbattere un’astronave in grado di resistere all’impatto con le meteoriti. Lo shuttle finalmente decolla per il suo ultimo volo, o meglio decolla l’aereo che solleva da terra lo shuttle. Nessuna partenza ad ipervelocità; solo una serie di cigolii e velocità decisamente inferiori a quella del suono. A bordo dell’aggeggio, alcuni astronauti terricoli. Occorre un bel po’ di tempo per arrivare a quota di sgancio; e parecchio di più per raggiungere l’orbita terrestre. Ma finalmente ecco l’obiettivo: la base orbitale internazionale. Dopo essersi scornate per alcuni anni, le cosiddette “superpotenze” vincitrici si misero d’accordo per costruire un base orbitale. Meglio trovare un’intesa, si dissero; dopo aver constatato l’impossibilità di invadere il Cosmo. Fu un bagno d’umiltà necessario e saggio; un ripiego utile. Lo shuttle si avvicina a velocità non impressionante a quell’insieme di capsule orbitali agganciate in qualche modo l’una all’altra. Il coraggio degli astronauti a bordo dello shuttle e della base orbitale è confermato dal fatto che vivano e lavorino in una specie di trabiccolo poco fantascientifico. Un secondo shuttle è decollato, anch’esso con destinazione base orbitale internazionale. Lo guida Kong, l’uomo bestia di Evolution. Lo scienziato mutante ha ottenuto di poter modificare il velivolo, per ospitare Dragonfire, Ferox, Fulminatore e Maga. Il secondo shuttle lascia la Terra con i propri motori, senza alcun bisogno di essere accompagnato in orbita. La tecnologia che Kong ha applicato al velivolo renderebbe entusiasti i militari ed i capitalisti di tutto il pianeta; ma il dottor Occulto, capo del super gruppo, sa di non potersi fidare degli umani. Quell’applicazione tratta dalla navicella di Dragonfire non finirà nelle mani di chi la impiegherebbe per fini bellici. Il primo shuttle, con a bordo gli astronauti umani, attracca alla base orbitale. Le procedure di sbarco sono molto complesse. I colleghi, che già abitano quello spazio esiguo, sono felici di poter scambiare parole ed informazioni con i nuovi arrivati. Trascorrono alcune ore, durante le quali base Terra avverte di un cambio di programma. L’arrivo di un secondo velivolo non è previsto, per cui tutti gli astronauti accorrono agli oblò per assistere all’avvicinamento. Evolution non intende sbarcare; tanto più che Dragonfire occuperebbe da solo gran parte dello spazio vitale. Dalla Terra giunge infine la conferma di una modifica dei piani; i due equipaggi, umani ed Evolution, voleranno assieme verso il nostro solo ed unico satellite naturale. Tutti a bordo dello shuttle modificato da Kong; con un’abitabilità sorprendentemente ampia. Gli astronauti che rimangono nella base orbitale internazionale assistono al miracolo tecnologico di uno shuttle che riparte ad una velocità mai vista. Dalla Terra alla Luna, un fotone impiega un secondo circa. Anche essendo in grado di fare altrettanto, non potremmo raggiungere il sistema solare più vicino al nostro in meno di un anno terrestre. Lo shuttle modificato viaggia a velocità sub-luce, ma perviene nell’orbita lunare in tre ore circa. All’interno della navetta, gli astronauti che ritenevano di dover stazionare nell’orbita terrestre assorbono con estrema cautela e professionalità tutti quegli eventi mirabolanti. Sono in presenza di quattro super-eroi mutanti, e di Dragonfire, che con i suoi tre metri e settecento chili, riempie metà dell’orizzonte. Gli astronauti si chiedono cosa faranno, una volta arrivati sulla Luna. Ovviamente allunare è il sogno di ognuno di loro; ricordano benissimo il filmato che riprese il primo uomo che mise piede sulla Luna. Nell’ambiente degli astronauti si parlò parecchio dell’ipotesi che quell’allunaggio fosse stato una bufala; una finzione da studio televisivo. Trattandosi di uomini e donne dotati di grande spirito di sacrificio, ne soffrirebbero molto qualora si smentisse quella nostra simbolica conquista della Luna. Oggi però gli scienziati terrestri scenderanno di certo sulla Luna, che sia la prima o l’ennesima volta. Kong guida con estrema perizia lo shuttle, che scende verso il suolo lunare. Il velivolo non si limita a planare, ma rallenta per effetto di una forza di repulsione anti-gravitazionale. Ferox, la donna leopardo, indossa una tuta protettiva ed un casco con respiratore. Prova un certo nervosismo, giacché lei dà il meglio di sé in mezzo agli alberi; e lì di alberi non ce ne sono. Fulminatore e la Maga, anch’essi protetti da tuta e casco, sono curiosi di vedere quale effetto avrà sui loro poteri il contesto lunare. Lo shuttle vola vicinissimo al suolo, puntando in direzione di una formazione rocciosa. Man mano che ci si avvicina, appare però evidente che si tratta di una costruzione e non di rocce. Un’apertura nella struttura diventa sempre più grande; è evidente che sta attirando lo shuttle al suo interno. Kong lascia i comandi al pilota automatico, che provvede alle manovre di parcheggio. Il portale si richiude ed il gigantesco hangar si illumina a giorno. Dragonfire, apparso fin dall’inizio il passeggero più a suo agio, si sgranchisce ed esce per primo. Non indossa alcuna protezione, neppure un respiratore. I mutanti di Evolution lo seguono, guardandosi attorno con circospezione. Kong è il primo a levarsi il casco, dopo aver accertato che l’atmosfera nell’hangar è respirabile. Anche temperatura ed umidità sono state adeguate alle necessità dei terrestri. Un colossale drago nero sbuca all’improvviso da un’apertura dissimulata nella parete. Si avvicina con passo pesante ad Evolution ed a Dragonfire. I terrestri si allontanano il più possibile, temendo che ne scaturisca una battaglia senza esclusione di colpi. Il drago nero sembra una copia di Dragonfire, quindi uno scontro tra due simili titani potrebbe significare il crollo dell’intero hangar. Specie se il nuovo arrivato dispone di una fiamma anche solo vagamente paragonabile alla fiamma cosmica dell’alieno di Evolution. Dalle fauci del drago nero fuoriesce in effetti un allarmante vapore caldissimo. Dragonfire non dovrebbe però aver problemi a sistemare il tizio, tanto più che è spalleggiato da quattro formidabili mutanti, dotati di poteri elettrici, telecinetici, artigli e muscoli possenti. Prima che il drago nero raggiunga Dragonfire, ecco che altri due colossi decidono di unirsi alla festa. I nuovi arrivati sono leggermente più piccoli, ma stiamo parlando comunque di stature e masse decisamente super-umane. Forse da qualche parte sulla Terra ci sono terrificanti orsi bianchi grossi così; ma gli astronauti riflettono preoccupati che nessun orso dispone di scaglie e code come quelle. Il drago nero pare attendere i due colleghi; poi tutti e tre si contrappongono a Dragonfire ed Evolution. Sembra una scena dei fumetti, studiata per indurre il lettore a provare esaltazione, e girare in fretta la pagina per vedere cosa succede. Tre draghi da una parte; dall’altra c’è Dragonfire ed i mutanti di Evolution, che si sono liberati delle tute spaziali, per potersi muovere meglio. Ferox sembra pregustare la rissa, estraendo i suoi formidabili artigli. Le mani di Fulminatore brillano di energia, pronta all’uso. Poi, invece di prendersi a pugni e codate, Dragonfire e Drago Nero si abbracciano come vecchi amici. I reptoid Brak e Ssax stringono le mani di Ferox e Kong; poi tutti fraternizzano, con sollievo degli astronauti terrestri. Loro lo scopriranno più tardi, ma il punto è che Drago Nero, Brak e Ssax lavorano da tempo nella base lunare, predisponendola all’arrivo di esseri umani. I due reptoid, membri di una razza di rettili cosmici lontanamente imparentata con quella di Dragonfire, si sono prestati con entusiasmo a quell’esperimento di collaborazione. Drago Nero è un robot, che in passato si scontrò con Evolution. Successivamente si chiarì che quello non era lo scopo della sua vita, ma era stato manipolato. Il criminale Maschera di Ferro si era vantato di aver costruito Drago Nero, ma mentiva. Adesso Drago Nero, che può muoversi agevolmente anche in assenza di atmosfera, sente di aver trovato un lavoro degno dei suoi poteri. Gli astronauti sono felici che non sia scoppiata una guerra lunare in loro presenza, ma, riflettendo, si chiedono quali pericoli in arrivo richiedano un simile schieramento di super-poteri. Sulla Terra, la base di Evolution è silenziosa. I computer presidiano tutti gli accessi, in attesa di ordini da parte del dottor Occulto. Navigatrice ha spostato la sua attenzione lontano dalla base di Evolution. Forse anche lei è in attesa di nuovi arrivi dallo Spazio. Due mercenari, coinvolti marginalmente nello scontro tra loro colleghi ed Evolution, stanno monitorando da tempo il palazzo dove i super-eroi vivono e lavorano. Di solito, da quelle finestre entra ed esce gente, volando o saltando. Ma sono parecchie ore che tutto tace. I due si guardano in faccia, e decidono di agire. Per formazione mentale, i mercenari non sono riflessivi. prima eseguono un lavoro, prima incassano il pattuito. Le pareti del palazzo sono facilmente scalabili, per chi sia in possesso dell’attrezzatura adeguata, e sia allenato a farlo. La notte avvolge la città, ed i due mercenari sono ovviamente vestiti di nero. Nel giro di pochi minuti, raggiungono una finestra a pochi metri dal piano stradale. Aprirla è relativamente facile; nessun allarme squarcia il silenzio della notte. I due entrano senza far rumore. Sono armati fino ai denti, ma sperano di non incontrare i mutanti ed il drago. Vorrebbero trafugare apparecchiature di valore; non che se ne intendano di tecnologia ultra-moderna, ma i loro committenti hanno fornito loro alcune indicazioni. Nel silenzio spettrale, che avvolge l’intero palazzo, i mercenari salgono in ascensore fino agli ultimi piani, dove Evolution ha stabilito la sua base. Riescono finanche ad entrare nei locali fiocamente illuminati. Strano, pensano, che anche le ultime porte si siano aperte quasi da sole. I mercenari non sono dei grandi pensatori; riescono meglio come sparatori. Di conseguenza, ritenendosi presi in giro, estraggono le mitragliette. Minacciano le ombre, che però non rispondono. Infine i due si calmano, e procedono verso una postazione di computer che, smontata e venduta, farebbe di sicuro la loro fortuna. Sono abituati a prestare orecchio a qualsiasi suono, ma non si accorgono di quel grosso lupo nero che si è come materializzato alle loro spalle. Il lupo demone emette un sospiro, che farebbe schizzare in aria dalla paura qualunque ladro intento al suo lavoro. Gli occhi del lupo sembrano braci nel buio, ed i mercenari non sanno se faranno in tempo a sparargli addosso; è troppo vicino e troppo grosso. Fortuna che c’è Nancy, che come sempre accompagna il suo grosso e peloso amico. I mercenari vedono l’adolescente, e quasi si rilassano: a quella possono sparare a colpo sicuro. Mossa sbagliata, perché la mutante nata nel medioevo è dotata di poteri psionici che l’avrebbero fatta processare per stregoneria. Nancy, che sta apprendendo nuove tecniche dalla Maga, afferra ambedue le menti, come se le sue mani si fossero protese per alcuni metri. Tentacoli psionici entrano in quei due cervelli, bloccando ogni movimento cosciente. I due mercenari strabuzzano gli occhi, temendo che adesso il lupo farà di loro due soli bocconi. Il lupo in effetti lo farebbe, ma Nancy ha avuto precise disposizioni di non sporcare in giro. Così, con una lieve pressione mentale, li precipita ambedue in un sonno profondo. Buona notte, mercenari.