domenica 22 maggio 2011

SYSFORM LA SERPENTESSA_4° libro_135° episodio

Un umano maschio che pesi una cinquantina di chili, viene considerato un peso leggero. Se è una donna, rientra nella norma. Se a pesare cinquanta chili è un serpente, siamo in presenza di un pericolo ambulante. I serpentoidi non sono provvisti di enormi masse corporee, come i draghi, ma i loro corpi sono agilissimi e veloci. Noi pensiamo che gli arti siano indispensabili; loro no. Sysform, serpentessa proveniente dallo Spazio, cerca di studiare la Terra ed i terrestri, per capire cosa fare con noi e di noi. Lunga più di tre metri, sarebbe probabilmente in grado di stritolare qualunque essere umano, se le capitasse di doverlo fare. Potrebbe quasi certamente inghiottire un uomo o una donna di peso pari al suo. Poi però, come i serpenti costrictor, dovrebbe restare in una sorta di letargo per mesi, mentre digerisce. Ecco perché Sysform preferirebbe mangiare un braccio o una gamba, piuttosto che l’intero umano. Gironzola per la campagna, sfruttando il potere di mimetizzarsi. I cani forse non la vedono, ma, sentendone l’odore, si mettono ad abbaiare. Sysform divorerebbe facilmente cani di media taglia, ma decide di non attaccarli se sono accompagnati da umani. Non cerca complicazioni, almeno per adesso. Un povero coniglio si attarda troppo a lungo, a rimirare quegli occhi ipnotici, e la serpentessa gli balza addosso, uccidendolo all’istante. Un lavoro pulito, senza alcuna malvagità. Inutile e stupido somministrare sofferenze inutili. Lei deve nutrirsi come tutti, ma decide di farlo in maniera veloce e relativamente indolore. Percepisce l’odore di animali diversi dai cani, e, all’interno di una brutta costruzione piena di angoli retti, scopre un allevamento di maiali. I serpentoidi odiano gli angoli retti, perché interferiscono con il loro corretto strisciare. I maiali sono animali tutto sommato di buon carattere, molto forti, ma poco furbi. Sysform scivola accanto alle celle di detenzione, avvertendo la sofferenza emessa da quelle bestie sensibili, eternamente preda della fame. Quando sente avvicinarsi qualcuno, la serpentessa extraterrestre si raccoglie su se stessa, mimetizzandosi con una tinta color fango. L’umano che entra non la vede e non la sente. Sysform lo osserva da vicino, ma non gli pare che quell’essere promani una particolare aura d’intelligenza. Questi deboli bipedi rappresenterebbero il più alto livello raggiunto dall’evoluzione sul pianeta? Il tizio, senza alcun motivo apparente, inizia a colpire gli inermi maiali con un bastone. Le povere bestie emettono grida di dolore, e l’umano pare goderne. Sysform non è scesa sulla Terra per aiutare i maiali, ma quello stupido bipede la indispone. Così decide di avvicinarsi a lui, giungendogli alle spalle. Poi spalanca al massimo le sue fauci, emettendo nel contempo un fortissimo sibilo. Gli umani temono istintivamente i serpenti, anche quelli piccoli. Di fronte ad una bestia lunga tre metri, il piccolo uomo schizza letteralmente via, gridando parole incomprensibili. La serpentessa allora chiude le fauci, guarda i maiali, e sorride. Loro, che non hanno mai visto un essere simile, l’annusano, non palesando alcun timore. Poi Sysform scivola via, perché la sua missione è un’altra. Nel corso della loro evoluzione, i serpentoidi hanno sviluppato poteri mentali, che consentono loro di fare a meno delle mani, ed anche di alcune apparecchiature elettroniche. Noi pensiamo che lo sviluppo tecnologico non possa prescindere dall’elettronica. I serpentoidi comunicano senza telefonini, ed i loro computer sono più senzienti dei nostri. Sysform si concentra, per contattare il suo capo, Red Snake. Lui le comunica degli scontri avvenuti su Base Luna, tra la squadra d’assalto dei serpentoidi ed alcuni umanoidi super-potenti, e quattro draghi! La missione di Sysform è di rintracciare il luogo d’origine dei mutanti, perché sovente la guerra si vince attaccando le retrovie. La serpentessa ode un feroce sferragliare, e si volta per assistere al passaggio di un treno. Un simile mezzo di trasporto, a trazione elettrica, conferma come i terrestri siano molto distanti dallo scoprire ed applicare l’antigravità. Ecco perché una enorme massa sicuramente molto aggressiva di bipedi è rimasta relegata al pianeta d’origine. Se gli umani scoprissero le applicazioni dell’antigravità, potrebbero se non altro infestare il loro sistema solare. Sysform decide di prendere un treno, per raggiungere la destinazione che Red Snake le ha indicato con precisione. Ovviamente non intende recarsi in stazione, ad acquistare un biglietto. Non saprebbe come pagare, non saprebbe come parlare la lingua dei nativi, ed alla fine sarebbe costretta a morderne e stritolarne almeno una decina. La serpentessa extraterrestre attende che passi un treno merci, nel quale sia più facile entrare e camuffarsi. Quando un vagone, con un portellone aperto, le passa accanto, Sysform scatta verso l’alto. Penetra all’interno del vagone, e subito ritrae la coda. Poi si raccoglie in posizione di combattimento, perché il suo olfatto molto potente ha rilevato un effluvio ancora più pesante di quello registrato nell’allevamento dei maiali. Il barbone è semplicemente atterrito: un serpente lungo più di tre metri è appena volato dentro al “suo” vagone. L’altra brutta notizia è che il serpente lo sta fissando negli occhi, con uno sguardo che comunica mal di testa e voglia di dormire. Ma come si fa a dormire con un serpente di più di tre metri che ti fissa come se fossi la sua merendina? A Sysform passa subito la fame. In fondo lei è una spia e una scienziata, che non mangerebbe mai una cosa tanto puzzolente. Il barbone si butterebbe dal treno in corsa, ma Sysform la pensa diversamente. Scivola a grande velocità, ponendosi tra il barbone e l’unica via di fuga. Lui si appoggia alla parete del vagone, atterrito a dir poco, poi semplicemente inizia a dormire. Crolla su se stesso, non potendo reggere alla pressione mentale della serpentessa extraterrestre. Non lo mangerà, ma, durante il viaggio, scruterà quel cervello avvizzito, per ottenere informazioni che potrebbero rivelarsi utili. Sulla Luna, Dragonfire sta portando a spasso i quattro astronauti. Il drago ritiene che gli umani debbano perfezionare parecchio il controllo sui propri fisici. Sono sicuramente dei “cervelloni”, secondo i parametri umani, ma nel combattimento diretto si sono dimostrati a dir poco carenti. Dragonfire reca con sé un piccolo respiratore; gli umani sono coperti integralmente da tute blindate. All’interno di Base Luna, la gravità è molto simile a quella terrestre; un gentile dono della Base, che è chiaramente ben più di una semplice struttura inerte. Base Luna è senziente, ma all’esterno non è in grado di venire incontro alle esigenze dei suoi ospiti. Dragonfire deve controllare la colossale forza dei muscoli delle sue gambe, per evitare di saltare troppo in alto. Anche gli umani saltellano, ma continuano a muoversi goffamente. Dovessero nuovamente incontrare i serpentoidi, lo scontro finirebbe fin troppo in fretta, e gli umani perderebbero di sicuro. Dragonfire, la cui corazza lo rende praticamente invulnerabile, si offre come bersaglio ai suoi allievi. Consentirà loro di cacciarlo, perché, se li attaccasse, loro non avrebbero speranza. I quattro umani iniziano così quella specie di gioco a nascondino, sulla Luna. Il drago si nasconde dietro una formazione rocciosa, immobilizzandosi come se ne facesse parte. Purtroppo gli astronauti non lo vedono, ma sono anche totalmente sprovvisti di quell’istinto che permette a tutti gli animali di guardarsi in giro, prima di muovere in una direzione o nell’altra. Dragonfire si chiede come mai gli esploratori di una razza violenta siano così lenti di riflessi. Poi, veloce come il rettile che è, il drago attacca! Con un solo balzo, atterra in mezzo ai quattro astronauti; l’impatto con il terreno provoca un terremoto sufficiente a farli cadere a terra. Sono frastornati: ci mettono troppo tempo a capire cosa sia accaduto. Dragonfire non saprebbe proprio come impiegarli; di sicuro non in combattimento, forse nelle cucine. Come se avesse sentito i pensieri di Dragonfire, una delle due astronaute solleva il fucilone a raggi, e spara addosso al colosso verde. La ragazza vuole dimostrare di non essere un peso morto; una rabbiosa volontà di rivincita la anima, mentre desidera colpire per fare del male. Il raggio colpisce in pieno petto Dragonfire, danneggiando il supporto per la respirazione, null’altro. Il drago volta l’enorme testa, mentre assume la posizione di combattimento. I suoi occhi sono imperscrutabili, e gli umani pensano che nessuno saprà mai della loro ingloriosa fine per mano di un drago scatenato. Ma Dragonfire apre le fauci solo per ridere; una risata che, nel vuoto, nessuno sente, ma sudori freddi scendono lungo le schiene dei quattro astronauti, felici di poter tornare agli accoglienti locali di Base Luna. Sysform scende dal treno, velocemente come era salita. Un addetto alla verifica del convoglio vede da lontano uno strano movimento fluido, ma pensa di avere le traveggole: sulla Terra non esistono cose simili. Quando si sveglia, il barbone subisce l’interrogatorio della polizia ferroviaria; si tratta di una operazione rituale, che però fornisce rivelazioni insolite. I poliziotti si guardano, scuotendo il capo. Quel maledetto ubriacone sta cercando di far credere loro di essere stato ipnotizzato da un gigantesco serpente. Il barbone non sa per quale motivo il serpentone non lo abbia addentato e divorato, ed i poliziotti si convincono di perdere il loro tempo a parlare con lui. Tuttavia sono costretti a stendere un verbale, che finisce nel server delle forze dell’ordine. Il primo avvistamento terrestre di Sysform finirebbe nel dimenticatoio se la detective Lucrezia non venisse messa sul chi vive dal capo di Evolution: il dottor Occulto. La serpentessa nel frattempo si avvicina sempre più alla base del super-gruppo mutante. I centri abitati dagli umani sono, a parere di Sysform, una manifestazione della loro confusione mentale diffusa e radicata. Macchine puzzolenti e pesanti, che producono surriscaldamento e combustione di liquidi fossili. Tutto in nome di una mobilità urbana inibita dall’enorme numero di mezzi in circolazione. Il mezzo di trasporto dovrebbe pesare ed ingombrare meno di ciò, o di chi, trasporta. Gente che gira in automobile a tutte le ore del giorno e della notte, senza meta apparente; solo per sporcare ulteriormente l’aria. Sysform preferisce muoversi nelle fogne; sono piene dei liquami prodotti dai pessimi bipedi, ma non corre il rischio di essere investita da quegli accidenti metallici su ruote. La serpentessa è un essere intellettualmente evoluto, ma i rettili non smettono mai di essere delle bestie adattabili, anche a sguazzare nelle deiezioni altrui. Ovviamente Sysform spera di fare in fretta; per cui sfrutta al massimo i suoi poteri per individuare la tana del nemico. Nelle fogne, i topi di tutte le dimensioni schizzano via appena la serpentessa si avvicina; un fuggi fuggi generale, che dà origine a nuove leggende metropolitane, tramandate dai topi medesimi. Lungo il tragitto, Sysform rallenta, perché uno strano suono raggiunge le sue delicatissime orecchie: si direbbe un’emissione sonora proveniente da corde vocali umane, non ancora sviluppate. L’emissaria dei serpentoidi si guarda in giro, mentre tutti i suoi sensi scandagliano l’ambiente alla ricerca di un varco verso l’esterno. Quando lo trova, i topi tirano un sospiro di sollievo. Sysform sguscia all’esterno, e si trova in un appezzamento di terreno pieno di erbacce. Il fetore della città umana si sostituisce a quello delle fogne. Lo strano rumore proviene da un piccolo essere umano, inspiegabilmente prigioniero di una di quelle orribili automobili. Se non fosse un serpente femmina probabilmente lascerebbe perdere. A chi importa se gli umani lasciano i loro cuccioli prigionieri di lamiere surriscaldate dal sole? Forse gli umani cercano in tal modo di contenere la loro espansione demografica. Se prima si riproducono e poi ammazzano i loro piccoli, gli umani sono più pazzi del previsto. Ma Sysform è una serpentessa, e quel cucciolo pare sollecitare un suo intervento. Non dovrebbe farsi vedere dagli umani, ma non può lasciarlo morire. Una volta estratto quel piccolo umano dalla macchina surriscaldata potrebbe mangiarselo; Sysform sa benissimo di mentire a se stessa. Poi decide di agire, e la durissima cresta ossea triangolare che costituisce la sua fronte distrugge con facilità il cristallo posteriore della vettura. Come un fulmine di muscoli ed ossa flessibilissime il rettile spaziale penetra in quella camera di tortura, afferra il bambino con le sue mascelle possenti, ed esce da dove era entrata tre secondi prima. Ha ritirato le zanne velenifere, per non uccidere chi vuole salvare. Ora però deve capire dove portare la piccola creatura, affinché qualcuno se ne faccia carico. I passanti gridano e scappano, vedendo una colossale bestia strisciare attraverso la città con un bambino in bocca. Sapendo di rischiare la pelle, la serpentessa scappa nelle fogne. I topi, che pensavano di essersi liberati di lei, emettono suoni di disapprovazione. Navigatrice, mutante sorella di Fulminatore, finalmente aggancia la presenza aliena, ed avvisa il dottor Occulto. Un veloce scanner telepatico da parte del potente mutante svela la delicatezza della situazione. Il potere di Navigatrice può servire ad aiutare quello strano alieno a salvare una piccola vita umana. In maniera molto sottile, la mutante insinua nella mente di Sysform le informazioni necessarie ad emergere all’interno di un ospedale. La serpentessa accoglie con soddisfazione quell’intervento, rinviando ulteriori riflessioni; inizia quindi a muoversi con maggiore velocità e sicurezza entro i condotti fognari. Il bambino, nelle fauci della serpentessa, esce dal torpore causato dal calore dell’abitacolo dell’automobile. Potrebbe urlare, ma, nella sua genuinità, sente che quel coso strisciante non vuole recargli danno. Ovviamente il piccolo non sa che, se Sysform non fosse emersa dalle fogne, il suo stupido padre sarebbe stato accusato di omicidio. Aveva tanto da fare che si è dimenticato il figlio in auto! Le infermiere gridano a loro modo, anche più rumorosamente dei topi. La serpentessa non ha tempo da perdere, e ricorre ancora una volta al suo potere ipnotico. Una delle donnine urlanti si ferma contro la sua volontà. Si volta perché Sysform le ordina di farlo. Vorrebbe scappare a grande velocità, invece si avvicina a quell’orrore verde smeraldo. Neppure lei peraltro appare particolarmente bella agli occhi dell’aliena. La serpentessa apre le fauci, consegnando all’infermiera il bambino. Rumori crescenti indicano l’arrivo di numerosi umani, per cui la serpentoide si allontana con un unico movimento fluido e velocissimo. L’infermiera si risveglia dall’ipnosi; vorrebbe gridare, ma il senso del dovere le suggerisce di prestare le prime cure al piccolo. Anche questo episodio finisce nei verbali della polizia, e nel server. Lucrezia avrà altre informazioni su cui riflettere. Sulla Luna, Dragonfire assiste al rientro nella base dei quattro astronauti. Crede che forse, lavorandoci su, ci sia la possibilità di insegnare loro a sopravvivere. Dietro di lui, silenzioso come la morte, giunge un piccolo caccia robot. I serpentoidi non vogliono perdere questa occasione di provare a danneggiare o uccidere il colosso verde. Tuttavia, all’interno di Base Luna, la Maga osserva la scena sul monitor. Il suo pensiero si muove ad una velocità che trascende lo spazio ed il tempo; Dragonfire riceve il messaggio, e si sposta fulmineo. Una scarica energetica scava un altro cratere sulla crosta del satellite della Terra. L’astronave madre dei serpentoidi ordina il rientro immediato del caccia robot, ma il drago non è d’accordo. Sfruttando la bassa gravità, Dragonfire si volta e decolla letteralmente verso l’aggressore. L’azione dell’alieno dura pochissimi secondi: giunto al vertice del suo balzo incredibile, colpisce l’aggeggio metallico con un solo terribile pugno. Il caccia robot non può fare altro che esplodere in mille frammenti, che nulla possono contro le possenti scaglie del drago verde.

Nessun commento:

Posta un commento