Subito dopo il secondo grande conflitto mondiale, i terrestri si lanciarono verso la “conquista dello Spazio”. Forse la fantascienza influenzò in maniera importante la convinzione diffusa che, entro una cinquantina d’anni, i pianeti del nostro sistema solare sarebbero stati tutti esplorati e conquistati. La colonizzazione del pianeta Terra era stata completata da tempo. La civiltà occidentale si era imposta su quelle dell’emisfero sud e dell’oriente. La corsa allo Spazio richiese grandi risorse, e chi le deteneva non aveva alcuna intenzione di accontentarsi dell’esplorazione fine a se stessa. Gli scrittori di fantascienza di quel periodo storico erano fin troppo ottimisti sulle motivazioni che spingono gli esseri umani. Poi, con il passar del tempo, scrittori più giovani e meno idealisti compresero che esplorare senza colonizzare era un’utopia. Chi diede impulso ai primi programmi spaziali bramava i metalli preziosi, da estrarre da miniere su pianeti ed asteroidi, e trasportare sulla Terra. I militari programmavano di collocare, nell’orbita terrestre e su altri pianeti, postazioni irte di super-armi. Dopo la seconda guerra mondiale, c’era ancora una folle rincorsa alle super-armi, in grado di massacrare innumerevoli nemici in un colpo solo. E ci sembrava giusto pensare e lavorare in tal senso. I tremendi bombardamenti convenzionali e nucleari sui civili non ci avevano insegnato alcunché. Milioni di persone erano morte invano; la stupidità di fondo della razza umana non era stata rimossa. Non andò come previsto, perché la scienza missilistica umana rimase vincolata ai carburanti fossili. Grandissimi missili consumavano quantità spaventose di carburante, per portare in orbita qualche tonnellata di materiale, compreso il carico umano. Un po’ alla volta, tutti (o quasi) sulla Terra capirono che non avremmo conquistato lo Spazio. Almeno non entro l’inizio del terzo millennio (secondo la cronologia della cultura occidentale). Oggi, invece di viaggiare verso Marte, andata e ritorno nel week end, ci accontentiamo pertanto di mandare in orbita dei velivoli parzialmente riutilizzabili, invece di quei razzi usa e getta del secondo dopoguerra. Col senno del poi, ci rendiamo conto di essere stati fregati dalla nostra stessa euforia post bellica. Su quali basi tecnologiche e scientifiche ci siamo illusi di superare agevolmente distanze di milioni e miliardi di chilometri? Non abbiamo mai avuto motivi seri per credere che, in una cinquantina d’anni, saremo arrivati oltre la Luna. Forse, essendo sopravvissuti alla nostra stessa mania autodistruttiva, avevamo erroneamente dedotto di avere acquisito un bonus illimitato nei confronti dell’Universo e del Destino. Una palese idiozia. Lo shuttle che decolla oggi, destinazione base orbitale internazionale, è giunto alla fine della sua carriera. Non decolla da solo, bensì agganciato ad un aereo più grosso, che lo porta più in alto che può. Questi shuttle sono per metà dei razzi, che consumano quasi tutto il carburante per fare l’ultimo tratto di strada. Poi tornano planando. Forse la gente comune non si rende conto della pochezza della nostra tecnologia “spaziale”. Gli shuttle escono dall’orbita, e, nel rientro, prendono quasi fuoco, non avendo energia sufficiente a frenare. Quando l’extraterrestre Dragonfire giunse sul nostro pianeta, si trovava a bordo di una navicella costruita dalla sua razza di draghi. In quell’astronave individuale c’era molta più tecnologia che in tutti i programmi spaziali terrestri. Ovviamente i militari e gli scienziati umani cercarono di comprendere i segreti del volo spaziale, mettendo le mani sulla navicella di Dragonfire, ma ciò che videro sfuggì alla loro comprensione. Poi, una volta cresciuto, Dragonfire prese sotto braccio la sua piccola astronave, e la portò al sicuro nella base di Evolution. Non si può escludere che il genio mutante conosciuto come Kong abbia appreso alcune nozioni scientificamente importantissime da quella navetta. Evolution non intende in alcun modo rendere noto il segreto dell’anti-gravità, nonostante i governi esercitino grandi pressioni in tal senso. I craft impiegati da Evolution e Dragonfire generano un campo di anti-gravità, traendo forza dalle energie dei mutanti e del drago. Il popolo terrestre ha avuto conferma dell’esistenza degli extraterrestri, quando Dragonfire si rivelò al mondo. Il cittadino medio della Terra però non ha ancora metabolizzato il fatto che gli extraterrestri che sono giunti sulla Terra sono di certo molto più evoluti di noi, almeno dal punto di vista scientifico. Forse l’umano medio crede che Dragonfire sia una specie di leggenda, come il Babbo Natale che grazie alla magia scende dai camini per portare i doni ai bambini buoni. Invece Dragonfire è molto più concreto di qualsiasi leggenda, e dai camini proprio non ci passerebbe. Il drago di Evolution è la dimostrazione evidente della inadeguatezza della nostra tecnologia. Uno di “loro” è venuto da noi, ma noi non siamo in grado di andare da “loro”. Meno male che c’è la fantascienza a consolarci; ma neppure essa è ottimistica come lo era agli inizi. In una postazione quasi segreta dell’esercito, sono custoditi i resti di altri extraterrestri e di altre astronavi. Questa consapevolezza risolleva il morale degli umani, convinti che li abbiamo abbattuti noi. Quando quegli extraterrestri (che hanno ispirato ET) iniziarono a farsi vedere in giro, dei caccia militari ad elica li inseguirono, ma non fu di certo un Mustang, uno Spitfire o uno Zero ad abbattere un’astronave in grado di resistere all’impatto con le meteoriti. Lo shuttle finalmente decolla per il suo ultimo volo, o meglio decolla l’aereo che solleva da terra lo shuttle. Nessuna partenza ad ipervelocità; solo una serie di cigolii e velocità decisamente inferiori a quella del suono. A bordo dell’aggeggio, alcuni astronauti terricoli. Occorre un bel po’ di tempo per arrivare a quota di sgancio; e parecchio di più per raggiungere l’orbita terrestre. Ma finalmente ecco l’obiettivo: la base orbitale internazionale. Dopo essersi scornate per alcuni anni, le cosiddette “superpotenze” vincitrici si misero d’accordo per costruire un base orbitale. Meglio trovare un’intesa, si dissero; dopo aver constatato l’impossibilità di invadere il Cosmo. Fu un bagno d’umiltà necessario e saggio; un ripiego utile. Lo shuttle si avvicina a velocità non impressionante a quell’insieme di capsule orbitali agganciate in qualche modo l’una all’altra. Il coraggio degli astronauti a bordo dello shuttle e della base orbitale è confermato dal fatto che vivano e lavorino in una specie di trabiccolo poco fantascientifico. Un secondo shuttle è decollato, anch’esso con destinazione base orbitale internazionale. Lo guida Kong, l’uomo bestia di Evolution. Lo scienziato mutante ha ottenuto di poter modificare il velivolo, per ospitare Dragonfire, Ferox, Fulminatore e Maga. Il secondo shuttle lascia la Terra con i propri motori, senza alcun bisogno di essere accompagnato in orbita. La tecnologia che Kong ha applicato al velivolo renderebbe entusiasti i militari ed i capitalisti di tutto il pianeta; ma il dottor Occulto, capo del super gruppo, sa di non potersi fidare degli umani. Quell’applicazione tratta dalla navicella di Dragonfire non finirà nelle mani di chi la impiegherebbe per fini bellici. Il primo shuttle, con a bordo gli astronauti umani, attracca alla base orbitale. Le procedure di sbarco sono molto complesse. I colleghi, che già abitano quello spazio esiguo, sono felici di poter scambiare parole ed informazioni con i nuovi arrivati. Trascorrono alcune ore, durante le quali base Terra avverte di un cambio di programma. L’arrivo di un secondo velivolo non è previsto, per cui tutti gli astronauti accorrono agli oblò per assistere all’avvicinamento. Evolution non intende sbarcare; tanto più che Dragonfire occuperebbe da solo gran parte dello spazio vitale. Dalla Terra giunge infine la conferma di una modifica dei piani; i due equipaggi, umani ed Evolution, voleranno assieme verso il nostro solo ed unico satellite naturale. Tutti a bordo dello shuttle modificato da Kong; con un’abitabilità sorprendentemente ampia. Gli astronauti che rimangono nella base orbitale internazionale assistono al miracolo tecnologico di uno shuttle che riparte ad una velocità mai vista. Dalla Terra alla Luna, un fotone impiega un secondo circa. Anche essendo in grado di fare altrettanto, non potremmo raggiungere il sistema solare più vicino al nostro in meno di un anno terrestre. Lo shuttle modificato viaggia a velocità sub-luce, ma perviene nell’orbita lunare in tre ore circa. All’interno della navetta, gli astronauti che ritenevano di dover stazionare nell’orbita terrestre assorbono con estrema cautela e professionalità tutti quegli eventi mirabolanti. Sono in presenza di quattro super-eroi mutanti, e di Dragonfire, che con i suoi tre metri e settecento chili, riempie metà dell’orizzonte. Gli astronauti si chiedono cosa faranno, una volta arrivati sulla Luna. Ovviamente allunare è il sogno di ognuno di loro; ricordano benissimo il filmato che riprese il primo uomo che mise piede sulla Luna. Nell’ambiente degli astronauti si parlò parecchio dell’ipotesi che quell’allunaggio fosse stato una bufala; una finzione da studio televisivo. Trattandosi di uomini e donne dotati di grande spirito di sacrificio, ne soffrirebbero molto qualora si smentisse quella nostra simbolica conquista della Luna. Oggi però gli scienziati terrestri scenderanno di certo sulla Luna, che sia la prima o l’ennesima volta. Kong guida con estrema perizia lo shuttle, che scende verso il suolo lunare. Il velivolo non si limita a planare, ma rallenta per effetto di una forza di repulsione anti-gravitazionale. Ferox, la donna leopardo, indossa una tuta protettiva ed un casco con respiratore. Prova un certo nervosismo, giacché lei dà il meglio di sé in mezzo agli alberi; e lì di alberi non ce ne sono. Fulminatore e la Maga, anch’essi protetti da tuta e casco, sono curiosi di vedere quale effetto avrà sui loro poteri il contesto lunare. Lo shuttle vola vicinissimo al suolo, puntando in direzione di una formazione rocciosa. Man mano che ci si avvicina, appare però evidente che si tratta di una costruzione e non di rocce. Un’apertura nella struttura diventa sempre più grande; è evidente che sta attirando lo shuttle al suo interno. Kong lascia i comandi al pilota automatico, che provvede alle manovre di parcheggio. Il portale si richiude ed il gigantesco hangar si illumina a giorno. Dragonfire, apparso fin dall’inizio il passeggero più a suo agio, si sgranchisce ed esce per primo. Non indossa alcuna protezione, neppure un respiratore. I mutanti di Evolution lo seguono, guardandosi attorno con circospezione. Kong è il primo a levarsi il casco, dopo aver accertato che l’atmosfera nell’hangar è respirabile. Anche temperatura ed umidità sono state adeguate alle necessità dei terrestri. Un colossale drago nero sbuca all’improvviso da un’apertura dissimulata nella parete. Si avvicina con passo pesante ad Evolution ed a Dragonfire. I terrestri si allontanano il più possibile, temendo che ne scaturisca una battaglia senza esclusione di colpi. Il drago nero sembra una copia di Dragonfire, quindi uno scontro tra due simili titani potrebbe significare il crollo dell’intero hangar. Specie se il nuovo arrivato dispone di una fiamma anche solo vagamente paragonabile alla fiamma cosmica dell’alieno di Evolution. Dalle fauci del drago nero fuoriesce in effetti un allarmante vapore caldissimo. Dragonfire non dovrebbe però aver problemi a sistemare il tizio, tanto più che è spalleggiato da quattro formidabili mutanti, dotati di poteri elettrici, telecinetici, artigli e muscoli possenti. Prima che il drago nero raggiunga Dragonfire, ecco che altri due colossi decidono di unirsi alla festa. I nuovi arrivati sono leggermente più piccoli, ma stiamo parlando comunque di stature e masse decisamente super-umane. Forse da qualche parte sulla Terra ci sono terrificanti orsi bianchi grossi così; ma gli astronauti riflettono preoccupati che nessun orso dispone di scaglie e code come quelle. Il drago nero pare attendere i due colleghi; poi tutti e tre si contrappongono a Dragonfire ed Evolution. Sembra una scena dei fumetti, studiata per indurre il lettore a provare esaltazione, e girare in fretta la pagina per vedere cosa succede. Tre draghi da una parte; dall’altra c’è Dragonfire ed i mutanti di Evolution, che si sono liberati delle tute spaziali, per potersi muovere meglio. Ferox sembra pregustare la rissa, estraendo i suoi formidabili artigli. Le mani di Fulminatore brillano di energia, pronta all’uso. Poi, invece di prendersi a pugni e codate, Dragonfire e Drago Nero si abbracciano come vecchi amici. I reptoid Brak e Ssax stringono le mani di Ferox e Kong; poi tutti fraternizzano, con sollievo degli astronauti terrestri. Loro lo scopriranno più tardi, ma il punto è che Drago Nero, Brak e Ssax lavorano da tempo nella base lunare, predisponendola all’arrivo di esseri umani. I due reptoid, membri di una razza di rettili cosmici lontanamente imparentata con quella di Dragonfire, si sono prestati con entusiasmo a quell’esperimento di collaborazione. Drago Nero è un robot, che in passato si scontrò con Evolution. Successivamente si chiarì che quello non era lo scopo della sua vita, ma era stato manipolato. Il criminale Maschera di Ferro si era vantato di aver costruito Drago Nero, ma mentiva. Adesso Drago Nero, che può muoversi agevolmente anche in assenza di atmosfera, sente di aver trovato un lavoro degno dei suoi poteri. Gli astronauti sono felici che non sia scoppiata una guerra lunare in loro presenza, ma, riflettendo, si chiedono quali pericoli in arrivo richiedano un simile schieramento di super-poteri. Sulla Terra, la base di Evolution è silenziosa. I computer presidiano tutti gli accessi, in attesa di ordini da parte del dottor Occulto. Navigatrice ha spostato la sua attenzione lontano dalla base di Evolution. Forse anche lei è in attesa di nuovi arrivi dallo Spazio. Due mercenari, coinvolti marginalmente nello scontro tra loro colleghi ed Evolution, stanno monitorando da tempo il palazzo dove i super-eroi vivono e lavorano. Di solito, da quelle finestre entra ed esce gente, volando o saltando. Ma sono parecchie ore che tutto tace. I due si guardano in faccia, e decidono di agire. Per formazione mentale, i mercenari non sono riflessivi. prima eseguono un lavoro, prima incassano il pattuito. Le pareti del palazzo sono facilmente scalabili, per chi sia in possesso dell’attrezzatura adeguata, e sia allenato a farlo. La notte avvolge la città, ed i due mercenari sono ovviamente vestiti di nero. Nel giro di pochi minuti, raggiungono una finestra a pochi metri dal piano stradale. Aprirla è relativamente facile; nessun allarme squarcia il silenzio della notte. I due entrano senza far rumore. Sono armati fino ai denti, ma sperano di non incontrare i mutanti ed il drago. Vorrebbero trafugare apparecchiature di valore; non che se ne intendano di tecnologia ultra-moderna, ma i loro committenti hanno fornito loro alcune indicazioni. Nel silenzio spettrale, che avvolge l’intero palazzo, i mercenari salgono in ascensore fino agli ultimi piani, dove Evolution ha stabilito la sua base. Riescono finanche ad entrare nei locali fiocamente illuminati. Strano, pensano, che anche le ultime porte si siano aperte quasi da sole. I mercenari non sono dei grandi pensatori; riescono meglio come sparatori. Di conseguenza, ritenendosi presi in giro, estraggono le mitragliette. Minacciano le ombre, che però non rispondono. Infine i due si calmano, e procedono verso una postazione di computer che, smontata e venduta, farebbe di sicuro la loro fortuna. Sono abituati a prestare orecchio a qualsiasi suono, ma non si accorgono di quel grosso lupo nero che si è come materializzato alle loro spalle. Il lupo demone emette un sospiro, che farebbe schizzare in aria dalla paura qualunque ladro intento al suo lavoro. Gli occhi del lupo sembrano braci nel buio, ed i mercenari non sanno se faranno in tempo a sparargli addosso; è troppo vicino e troppo grosso. Fortuna che c’è Nancy, che come sempre accompagna il suo grosso e peloso amico. I mercenari vedono l’adolescente, e quasi si rilassano: a quella possono sparare a colpo sicuro. Mossa sbagliata, perché la mutante nata nel medioevo è dotata di poteri psionici che l’avrebbero fatta processare per stregoneria. Nancy, che sta apprendendo nuove tecniche dalla Maga, afferra ambedue le menti, come se le sue mani si fossero protese per alcuni metri. Tentacoli psionici entrano in quei due cervelli, bloccando ogni movimento cosciente. I due mercenari strabuzzano gli occhi, temendo che adesso il lupo farà di loro due soli bocconi. Il lupo in effetti lo farebbe, ma Nancy ha avuto precise disposizioni di non sporcare in giro. Così, con una lieve pressione mentale, li precipita ambedue in un sonno profondo. Buona notte, mercenari.
domenica 1 maggio 2011
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