Quattro umani, quattro mutanti, quattro draghi si aggirano nelle sale di Base Luna. I mutanti, Ferox, Kong, Fulminatore e Maga, sono abituati a frequentazioni super-umane, essendo super-umani loro stessi. Il loro drago, Dragonfire, è un extraterrestre che ha deciso di difendere gli umani da loro stessi. Con la sua forza immane e la fiamma cosmica potrebbe distruggere cose e persone, ed imporre la sua volontà ed i suoi disegni, ma ha deciso di perseguire la via dell’eroe. Drago Nero è un robot completamente senziente; nulla a che spartire con quei robot rigidi nei movimenti e nel pensiero che popolavano la vecchia fantascienza. Gli altri due draghi, Brak e Ssax, sono reptoid, una tra le tante razze di rettili che popolano con successo e gioia di vivere il Cosmo. Gli umani, uomini e donne, appartengono a popoli diversi, non completamente amici; ma, data la situazione, sono costretti a fare fronte comune. Partiti dalla Terra, diretti alla base orbitale, gli umani sono stati trasportati a sorpresa sulla Luna. Essendo prima di tutto scienziati, gli astronauti iniziano a chiedersi chi abbia costruito Base Luna. Escludono si tratti di opera delle genti che popolano il nostro mondo. Grandi sale scavate nella roccia avrebbero richiesto energie incommensurabili, che sfortunatamente i terrestri non sanno mettere in campo. Come accade sovente, in presenza di edificazioni antichissime, gli uomini si rendono conto della propria inadeguatezza. Noi non saremmo di certo in grado di costruire piramidi complesse come quelle egiziane, ma neppure gli altri immensi ed antichissimi edifici in pietra, sparsi sul pianeta. Base Luna, scavata nella roccia del nostro satellite naturale, ricorda ai quattro terrestri che ciò che si costruisce oggi non è fatto per durare. Non siamo capaci di usare la pietra; ecco perché gli eventi naturali ci sconvolgono più oggi di quando abitavamo le caverne. Dragonfire, Drago Nero, Brak e Ssax si muovono agevolmente in quei grandi spazi, non rischiando di urtare il soffitto con la testa, come accadrebbe in gran parte degli edifici umani. Tra i mutanti di Evolution, il più interessato all’aspetto architettonico è Kong. Sebbene si occupi prevalentemente di meccanica ed informatica, trova infatti stimolante riflettere sugli autori degli scavi e delle edificazioni che permettono ai terrestri di affermare di essere davvero arrivati sulla Luna. I reptoid, disponendo di una tecnologia superiore, attivano un traduttore simultaneo, che sfrutta i simboli mentali precursori di ogni linguaggio. Umani, mutanti e draghi adesso si capiscono perfettamente. Non parlano questa o quella lingua specifica, ma ognuno continua ad esprimersi adoperando la propria. Kong aveva ipotizzato che quella fosse una base dei reptoid, ma ora i due rettili spaziali chiariscono di averla trovata, non realizzata. La deduzione del brillante mutante è che una differente razza extraterrestre stia osservando o spiando l’umanità da parecchio tempo. Le sale della Base Luna presentano originali unioni tra una pietra antica miliardi di anni e manufatti tecnologici decisamente più recenti, che l’uomo bestia di Evolution inizierebbe a studiare anche subito. Anche Evolution ha i suoi metodi per trasmettere i pensieri e le informazioni. La Maga ha appena stabilito un ponte mentale con il dottor Occulto, che si trova sulla Terra. I due mutanti, il capo e fondatore di Evolution e la sua allieva telepate, stanno dimostrando che le onde pensiero viaggiano in un loro spazio, differente da quello materiale. Ciò che la Maga riferisce al dottor Occulto non percorre i più di trecentocinquantamila chilometri tra la Terra e la Luna, perché sul piano astrale lo spazio è differente; come del resto lo è il tempo. I dodici protagonisti di questa avventura ripartiscono tra loro i compiti, tenendo presenti le rispettive competenze e capacità. I draghi costituiscono evidentemente la prima linea del fronte, in caso di scontro. Ferox, Fulminatore, Kong e Maga rimarranno prevalentemente all’interno della base, dove potranno sfruttare al meglio la loro agilità, senza dover indossare pesanti scafandri. Tre dei quattro draghi non hanno problemi a trattenere il fiato a lungo; Drago Nero, essendo un robot, non respira. I quattro umani resistono alla tentazione di sentirsi schiacciati dalla super-potenza degli alleati. Lo shuttle contiene strumentazioni che sanno usare al meglio, ma sfortunatamente non armi. La Maga, che come lettrice di pensiero è seconda solo al dottor Occulto, coinvolge Ferox e Fulminatore nella ricerca di qualche aggeggio che possa adattarsi alla situazione. Kong invece segue Dragonfire, per tentare di comprendere il funzionamento di alcuni tra i molti mirabolanti apparati elettronici che luccicano e ronzano un po’ dappertutto all’interno della base. Nel giro di qualche ora, la donna leopardo, accompagnata da Maga e Fulminatore, si presenta dagli astronauti terrestri. Ferox comprende molto bene la necessità di impugnare armi in grado di nuocere. Lei ha già i suoi artigli letali, Fulminatore le sue scariche elettriche, e la Maga i poteri psionici; gli umani ora dispongono di quattro grossi fucili a raggi. Nonostante le armi siano veramente massicce, i loro progettisti non umani hanno di certo impiegato materiali ben più leggeri dell’alluminio. I mitragliatori fabbricati sulla Terra tengono conto della forma delle nostre braccia e delle nostre mani. Quei fucili extraterrestri dimostrano che forse “loro” non sono troppo differenti da noi. Per quello che concerne l’emissione delle energie, in luogo dello sparo di proiettili, Kong riesce a formulare alcune deduzioni che si dimostrano corrette. Lui stesso prova uno dei fucili alieni contro una lontana parete rocciosa: l’arma emette un raggio simile ad un laser, che provoca una scalfittura visibile. Non è chiaro quanta energia sia disponibile, né per quanti colpi; per ora è sicuro che le armi funzionano, ed è un passo avanti. La parete rocciosa, colpita dal laser, si ripara nel giro di alcuni secondi. L’ennesima dimostrazione di una tecnologia superiore non sfugge ai presenti. Gli umani, i mutanti ed i draghi non hanno problemi a trovarsi locali adatti a risiedere e riposare. I quattro astronauti scelgono camere spaziose, ma comunicanti, e stabiliscono turni di guardia. Sanno che presto dovranno affrontare ignoti pericoli, e non si tireranno indietro; in fondo sono tutti dei militari addestrati a pensare e reagire in fretta. O almeno così credono. Claudia, maggiore dell’aeronautica ed astrofisica, monta la guardia nel corridoio della zona dove gli altri suoi colleghi riposano. Adesso sarebbe notte, se fossero sulla Terra e non dentro una caverna immensa sulla Luna. Il corridoio è molto ampio e lungo; l’illuminazione è garantita da una fonte non ancora identificata, che percepisce i bisogni degli esseri viventi, assecondandoli. Nelle camere, Base Luna ha realizzato una penombra che si presta ottimamente al bisogno degli occupanti di dormire per recuperare energie. Claudia è molto attenta a dove punta il suo nuovo fucilone spaziale; non vorrebbe per sbaglio sparare addosso ad uno dei suoi formidabili alleati disumani. Base Luna ha molte entrate, di differenti dimensioni, collocate nel vari punti della montagna che la ospita. Evolution ha rinunciato a mappare tutte le possibili vie di accesso alla base. Kong e Dragonfire più degli altri hanno capito che la postazione non è semplicemente una serie di scavi arditi e profondi. Intuiscono che Base Luna potrà decidere, per motivi suoi, di lasciare entrare qualcun altro oltre a loro, che sono evidentemente ospiti bene accetti. Il perlustratore serpentoide ha trovato un comodo accesso in un punto lontano da dove lo shuttle è entrato nella base. La sua forma muscolosa è molto veloce e silenziosa. Fiuta una presenza umana, ma anche diverse piste: draghi! Il serpentoide non è lì per attaccar briga con colossi corazzati, con il vizio di sputare fiamme dalle fauci. Gli umani viceversa si prestano a diversi impieghi; non ultimo quello commestibile. Arriva alle spalle di Claudia, cogliendola di sorpresa; poi scatta su di lei, con i denti veleniferi pronti ad inocularle una dose per paralizzarla o ucciderla. La scienziata umana non si accorge del grosso serpente dietro di lei, ma abbassa il grosso fucile, avendo scorto un movimento sospetto. Ferox si avvede forse in quel frangente dei vantaggi della gravità artificiale. Non riuscirebbe a saltare come salta di solito, se pesasse un sesto di quello che pesa sulla Terra. Arriverebbe più lontano, però non è questo il suo scopo. La donna leopardo di Evolution colpisce il fucile di Claudia, disarmandola. Poi, con movenze che stupiscono il pur velocissimo serpentoide, lo colpisce con i suoi artigli, abbastanza a fondo da convincerlo a ritirarsi. L’animale alieno sanguina roba gialla e verde dal muso, ma non intende darsi per vinto. Si avvolge in spire, pronto ad uccidere. Ferox lo aspetta, pronta a farlo a fette. Ma arriva Fulminatore, che pensa sia il caso di sperimentare sul nuovo venuto una sua scarica a media potenza. Il coso strisciante, fin troppo concentrato su Ferox, viene istantaneamente percorso da una potenza che gli farebbe rizzare tutti i peli, se ne avesse. Un’occhiata ai nemici gli consiglia una ritirata molto sollecita: una umana armata passi, ma gli altri due hanno un odore decisamente diverso e pericoloso. I due mutanti potrebbero inseguirlo, ma sono certi che presto l’azione verrà a cercare loro. Ferox è sicura che quel grosso e strano serpentone sia molto veloce nella corsa ad ostacoli, e le piacerebbe sfidarlo prima o poi. All’esterno di Base Luna, immerso nell’ombra, quindi praticamente invisibile, Drago Nero scruta il cielo. L’assenza di atmosfera, impedisce colorazioni azzurre o di altri colori, ma le stelle si stagliano molto più definite su uno sfondo di oscurità totale. Una di dette stelle si sta muovendo in maniera insolita, quindi esclude si tratti di una cometa. Drago Nero, che essendo un robot non respira, contatta i suoi alleati draghi, avvisandoli dell’arrivo di visitatori non invitati. Dragonfire, prima di uscire dalla base, si munisce di un respiratore leggero. I due reptoid optano per tute che vincerebbero il primo premio ad un concorso di moda per astronauti. In grado di deflettere la luce, le tute dei reptoid possono renderli invisibili; oltre a ciò contengono un gran numero di aggeggi che farebbero schiattare di invidia qualsiasi scienziato terrestre. Dragonfire, Brak e Ssax raggiungono Drago Nero, che indica il cielo e la navicella in arrivo. I due reptoid attivano i loro dispositivi di volo e di invisibilità, per potersi avvicinare velocemente ed inosservati al luogo dell’atterraggio. Dragonfire, che non ha dimenticato a casa il suo dragoncraft, dà un passaggio a Drago Nero, e li segue. L’aggeggio che alluna davanti ai loro occhi dragheschi non espelle alcun tizio in tuta spaziale, ma si trasforma in una specie di insetto pieno di zampacce ed antenne. Drago Nero, che riconosce gli altri automi a prima vista, comunica ai colleghi che quella navetta è un robot. L’insettone metallico pare indeciso sula forma da assumere: si allunga, estroflette altre quattro o sei zampe, drizza la testa come se annusasse. Ovviamente c’è poco da annusare, non essendoci aria in grado di trasportare gli odori. L’aggeggio però pare seguire una pista precisa, e prende a zampettare in direzione della Base Luna. Giunto a pochi metri dal grosso portone metallico a tenuta stagna, l’insetto spaziale espelle dalla parte frontale delle grosse lamine. Le sue intenzioni sono chiare e poco amichevoli. Dragonfire ritiene sia loro dovere salvaguardare l’integrità di quella struttura senziente, che ha accettano di ospitarli senza chiedere alcunché in cambio. Ma non è lui il primo a prendere a codate il mostruoso automa; Brak e Ssax escono infatti dalla loro invisibilità, comparendo dietro all’aggeggio. Subito affettano due delle zampacce, come per strapparle dalla loro sede. Tale è la forza dei reptoid che quasi riescono nel loro intento. L’insettone, allarmato, ruota su se stesso, scaricando una specie di brodaglia liquida e fumosa addosso agli attaccanti. Le tute spaziali degli extraterrestri in forma draghesca segnalano numerose avarie, lampeggiando ed emettendo allarmi di vario tipo. Ai reptoid non resta che allontanarsi in fretta, lasciando a Dragonfire e Drago Nero l’onere del combattimento. Il robot insettoide ha zampe lunghe almeno cinque metri, che fuoriescono da un corpo lungo almeno il doppio. Dragonfire non è in alcun modo impressionato, e lo dimostra colpendo uno dei grossi arti con un pugno formidabile, rendendolo pressoché inservibile. Peccato che sulla Luna i suoni non si propaghino, perché questo avrebbe meritato una registrazione da conservare in archivio. I quattro mutanti di Evolution, Ferox, Fulminatore, Maga e Kong, osservano sui monitor lo scontro tra il loro drago ed il ben più grosso intruso metallico. Anche gli astronauti si fanno trascinare dall’euforia, ed accettano di scommettere su chi vincerà il combattimento. I quattro di Evolution si guardano negli occhi e sogghignano, perché gli umani non conoscono bene il drago verde. Gli umani ritengono che Drago Nero e Dragonfire riusciranno a scacciare l’insettoide robot, ma non credono che l’invasore cederà facilmente. Drago Nero tenta una tecnica diversa: prova a sintonizzarsi con il processore che guida l’aggeggio maledetto. In pratica, Drago Nero cerca di leggergli la mente, ma si espone al rischio che l’altro faccia lo stesso con lui, o che gli trasmetta un virus informatico. Drago Nero non può essere stato costruito da terrestri, giacché non solo è senziente, ma è anche in grado di concepire ed attuare sofisticati attacchi di questo tipo. Sotto gli occhi di Dragonfire, l’insettoide inizia a traballare, come se cercasse di imparare a ballare. Poi però Drago Nero si porta le zampe alla testa, manifestando un dolore improvviso. Nietzsche aveva detto che, se guardi troppo nell’abisso, l’abisso guarderà in te. è ciò che sta accadendo a Drago Nero. Con i due reptoid alle prese con quella robaccia acida che cerca di mangiare le loro tute, tocca a Dragonfire risolvere la disputa. I quattro astronauti capiscono di avere perso la scommessa quando il drago di Evolution investe con la sua fiamma cosmica il colossale nemico metallico. Lui cessa subito l’attacco contro Drago Nero, ed emette un suono acuto, che trasmette, su quel mondo senza aria, una sensazione di grande dolore. L’insettoide si alza sulle quattro zampe posteriori, e si impenna come un cavallo con le altre quattro. Fuma e sfrigola, sottoposto ad uno stress superiore a tutti quelli calcolati dai suoi progettisti. Sta per soccombere, quando Dragonfire blocca improvvisamente l’emissione del suo plasma caldissimo e micidiale. Il drago di Evolution sta ascoltando le parole del dottor Occulto, che gli parla dal piano astrale. Acconsente a non distruggere il nemico, perché ormai è sconfitto e non può più nuocere a Base Luna. L’insettoide pare stupito di essere ancora vivo, perché in fondo lui vive nella sua roboticità, come lo stesso Drago Nero. Il drago robotico e l’insettoide alieno mettono allora in campo la loro versione del “guardarsi negli occhi, e capirsi senza bisogno di parlare”. Poi, un po’ traballante, il secondo aggressore alieno della giornata si allontana sulla desolata superficie del nostro satellite naturale.
domenica 8 maggio 2011
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