La detective Lucrezia viene sempre più frequentemente incaricata di indagare su casi che il dipartimento di polizia ritiene “strani”. Lucrezia sospetta che il capo di Evolution, il dottor Occulto, ci abbia messo lo zampino. Non ha tutti i torti, dimostrando di essere una brava investigatrice. In effetti, Occulto preferisce che talune situazioni, diciamo paranormali, siano indagate da una persona di fiducia. Da una persona, come Lucrezia, che con il paranormale ci convive, almeno da quando è entrata in simbiosi con la mutante Ferox. Lucrezia riesce a simulare i poteri felini di Ferox, che in cambio ha ottenuto la capacità di assumere una sembianza più umana. Tutto ciò grazie allo scettro di Uglux, che ha fornito i poteri magici necessari ad attivare la simbiosi. Uglux, mutaforma e mago, non era d’accordo a rendere disponibile il suo scettro, ma Evolution e Dragonfire lo hanno convinto a modo loro. Adesso Lucrezia sta cercando di trovare un nesso tra le dichiarazioni rilasciate da un barbone e quelle di un’infermiera. Il primo potrebbe essere liquidabile con la constatazione che l’etilismo non lo renda un testimone attendibile. L’infermiera, con le sue dichiarazioni circostanziate, costringe viceversa la polizia a prendere sul serio il caso. Quando la serpentessa extraterrestre ha trasportato un bambino in ospedale, l’infermiera era di turno, ed ha guardato Sysform negli occhi; quindi la mammifera terrestre e la femmina serpentoide si trovavano decisamente vicine. Alle domande, l’infermiera risponde escludendo di aver subito un’allucinazione. Come mai quando non si riescono a spiegare alcuni fenomeni ricorriamo alla scusa delle allucinazioni? Non è affatto simpatico accettare l’idea che la nostra mente falsifichi la realtà in maniera tanto dettagliata. Uno che in un’allucinazione veda un serpentone lungo oltre tre metri, con un bambino tra le fauci, dovrebbe preoccuparsi non poco della propria salute mentale. Specie se il bambino si rivela estremamente reale. L’infermiera è tuttavia grata a quella strana e terribile creatura, che ha salvato il bambino da una sicura morte, giacché i suoi stupidi genitori lo avevano abbandonato in un’auto sotto il sole. Lucrezia, da quando ha incontrato Evolution, è stata costretta ad aprire la sua mente alla molteplicità delle forme di vita, su questo ed altri mondi. Per cui adesso non le resta che trovare la creatura in questione, sperando che il loro primo incontro non sia anche l’ultimo. La serpentoide ha trovato la strada per l’ospedale, grazie a Navigatrice, quindi sa di essere stata tracciata da una telepate. La sua missione è comunque troppo importante, per cancellarla o rinviarla. Il suo obiettivo era e rimane la base di Evolution; le resta ancora il vantaggio di non dover incontrare i mutanti ed il drago, che sono sulla Luna. Sysform prosegue il suo veloce sgusciare serpentesco, prevalentemente attraverso le fogne della città. Nella base di Evolution, Nancy osserva i molti monitor della sala computer. Essendo nata nel medio evo, prova ancora una sensazione strana: come se assistesse ad una crescente manifestazione di una magia mai vista e mai immaginata prima. La sua giovane età però l’aiuta molto ad accettare i fatti per quel che sono, senza scervellarsi per capire come funzionino realmente quelle macchine. In fondo, la stragrande maggioranza degli umani condivide la sua ignoranza di fondo; chi di noi, nati nell’era tecnologica, sarebbe in grado di costruire un computer? Il grosso lupo nero, che ha giurato fedeltà a Nancy, reagisce ai computer come i cani ed i gatti fanno di fronte alla tv: la guardano, ma non impazziscono dalla gioia. Una persona nata nel medio evo si deve abituare alle automobili, ai telefoni, agli aerei ed ai computer; ma se noi fossimo trasportati nel medio evo, probabilmente non riusciremmo neppure a procurarci da mangiare. I sensori molto sofisticati, concepiti dalla mente scientifica di Kong, avvisano Nancy dell’approssimarsi di un intruso. Il computer centrale comunica a Nancy ed al lupo nero che si tratta di una specie di serpente, lungo oltre tre metri. Sysform esce dalle fogne nei pressi del palazzo ove si trova la sede di Evolution; è felice di avere interrotto il suo sguazzare nei liquami degli umani. I condotti dell’aria condizionata si prestano ad una veloce penetrazione nell’edificio, ma solo se non si è ostacolati da braccia e gambe. La serpentessa rileva ancora una volta la pessima abitudine umana di realizzare percorsi pieni di angoli retti. Questi condotti dell’aria condizionata hanno una sezione quadrata, e Sysform deve fare attenzione a non ferirsi con le troppe sporgenze taglienti. I poteri telepatici della spia extraterrestre la guidano verso Nancy, che possiede doti analoghe, seppure di livello superiore. Non si aspetta di coglierla di sorpresa, ma neppure di venire accolta da un grosso lupo nero, con le fauci spalancate. Sysform è più un’esploratrice che una guerriera, ma il suo popolo ha preso il controllo del pianeta di origine combattendo fisicamente contro forme di vita anche più grosse di quel lupo. Il lupo demone, che è già formidabile a vedersi, è in realtà ancora più forte di quel che sembra. La serpentessa gli scivola velocemente sotto le zampe, ma il lupo è già fuori tiro. Non sarà facile morderlo, per inoculargli il veleno paralizzante che i serpentoidi secernono dalle zanne cave. Sysform cambia velocemente direzione, spalanca le fauci, e scatta ancora una volta verso il pelosissimo avversario. A questo punto però, Nancy la colpisce con una scarica mentale quasi potente come quella della Maga. Se non fosse lei stessa una telepate, la serpentessa perderebbe conoscenza. La salva la barriera mentale che aveva eretto per non essere più seguita nei suoi spostamenti. Sysform si raccoglie su se stessa, sapendo di non poter resistere a lungo contro attacchi di quel tipo. Il lupo nero allora scatta in avanti, ma non morde l’intrusa; si accontenta di colpirla con una poderosa zampata. L’aliena comprende che avrebbe fatto meglio a tentare un approccio meno aggressivo, giacché le sta prendendo. Tuttavia i guai per lei non sono terminati. Infatti la detective Lucrezia irrompe nella vasta sala, intimando a Sysform di non muoversi. Il rettile extraterrestre non comprende la lingua, ma capisce il senso dell’intimazione. Osservando meglio la nuova arrivata, però ritiene che il suo arrivo possa consentirle di capovolgere gli esiti dello scontro. Velocissima, Sysform si porta alle spalle di Lucrezia, accennando a volerla mordere. Pensa che così facendo potrà allontanarsi da Nancy e dal lupo nero, che brontola come se avesse una gran fame di carne di serpente. Nancy trattiene l’animalone, per evitare che la serpentessa affondi le sue zanne letali nel corpo inerme della nuova arrivata. Ciò che Nancy non sa è che Lucrezia possiede abilità quasi simili a quelle della donna leopardo, Ferox. Ovviamente neppure la serpentessa ne è a conoscenza, ma sta per scoprirlo in malo modo. La magia dello scettro di Uglux rende possibile alla detective di estroflettere pericolosi artigli, che, in una frazione di secondo, lacerano la pelle coriacea di Sysform. La spia dei serpentoidi sibila per il dolore. Vorrebbe emettere un fischio di morte, e stritolare quella donnina, ma si rende conto che quella di fronte a lei non è un’essere umano. Non più almeno. Se ne accorge dalla fluidità dei movimenti, e dalla pericolosità dei suoi artigli acuminati. Lucrezia ora esterna il suo stato d’animo, come farebbe Ferox, e soffia come farebbe una gatta di cinquanta chili. Il lupo nero è perplesso, perché ora avverte in Lucrezia l’imprinting della donna leopardo. Nancy accoglie la novità con interesse, deducendo che ora il fronte sia composto da lei, il lupo e la donna felina, contro quel serpentone, che si guarda attorno alla ricerca di un buco nel quale infilarsi per scappare. Su Base Luna, Claudia e Ferox si apprestano ad una missione congiunta. Anche la mutante è costretta ad indossare una tuta spaziale, ma Kong ha alleggerito la struttura, per permettere all’amica e collega di esercitare al meglio le sue doti letali. Claudia ha già visto in azione Ferox, e prova una grande ammirazione per la sua abilità guerriera. Tuttavia sulla superficie del nostro satellite naturale potrebbero incontrare nemici molto pericolosi. L’umana e la mutante escono all’aperto, e subito constatano la calata a picco della gravità. Ora pesano una decina di chili; saltellare viene spontaneo, ma una caduta potrebbe danneggiare la tuta spaziale, e fare uscire l’atmosfera artificiale in essa contenuta. Ferox inizia a ricalibrare suoi super-sensi, lottando contro lo scafandro. Le due donne si aggirano attentamente tra crateri più o meno grossi e profondi. Ferox si sente come un bersaglio lento e pesante, e per lei è una sensazione frustrante. Al termine della loro perlustrazione, nemici non meglio identificati sparano loro addosso. La donna leopardo cerca di capire da dove giungano i colpi, per poter trovare un riparo adeguato. Mentre Claudia inizia a provare un comprensibile panico, la mutante di Evolution le si precipita addosso, salvandole la vita. Una salva di proiettili scheggia le rocce vicine, mancando per un pelo i bersagli. Ferox è riuscita ad individuare dove si trovino gli sparatori, e salta verso di loro. Per la prima volta nella sua carriera, il balzo non è adeguato; in realtà la donna leopardo vola molto oltre la postazione degli attaccanti, tradita dalla bassa gravità. Costoro, aggeggi robotici dotati di quattro zampe motrici e due braccia, subiscono l’effetto sorpresa, e non le sparano mentre passa sopra di loro. Claudia invece imbraccia il suo fucile a raggi, sparando una raffica contro la postazione nemica. Non li colpisce, ma li induce a distogliere la loro attenzione da Ferox. Dragonfire, uscito a sua volta per una perlustrazione, giunge velocemente dove si trova la donna leopardo. Capisce quanto soffra la sua collega, perché non può mettere le zampe addosso a quei robot. Per il drago c’è una sola cosa da fare: solleva Ferox, come se fosse un fuscello, per scagliarla addosso agli aggeggi attaccabrighe. La donna leopardo comprende istantaneamente la strategia di Dragonfire. Il suo volo dura uno o due secondi al massimo; prima di giungere sui bersagli, i suoi artigli micidiali brillano della luce riflessa dalla Terra. Poi i due robot provano una furia assoluta, alla quale non possono porre rimedio o riparo. Non riescono a capire da dove giungano i colpi di Ferox, ma pezzi di metallo schizzano via. Cavi per la conduzione di energia vengono tranciati, come fossero vene ed arterie. I robot non sanguinano, ma perdono liquido lubrificante, fuoriuscito in goccioline che cadono lentamente verso il suolo roccioso. Gli aggressori iniziano ad andare in avaria già dai primi colpi di Ferox; poi inevitabilmente collassano, emettendo suoni di ferraglia, che non si trasmettono per l’assenza di atmosfera. Dagonfire e Ferox tornano verso Base Luna, assieme a Claudia, soddisfatti dall’esito della loro passeggiata. I serpentoidi incrementano la loro massa e la loro dimensione con l’età. Sulla superficie del nostro satellite naturale, nei pressi di Base Luna, si aggira un esemplare che potremmo definire mostruoso. Lungo come un grosso pitone terrestre, ma con un diametro decisamente superiore, decide di tentare la sorte con Drago Nero. Il suo nome significa “Stritolatore”, e così lo chiameremo. Normalmente i sensi di Drago Nero sono molto acuti, ma il vuoto privo di atmosfera e la gravità ridotta costringono il suo cervello elettronico a continui aggiornamenti. Quando questo accade, Drago Nero funziona con riflessi ridotti, e minore energia disponibile. Che Stritolatore lo sappia o lo auspichi, poco cambia; lui è una bestia istintiva: un gladiatore che agisce in maniera essenziale ed efficace in qualsiasi contesto. Stritolatore colpisce Drago Nero con una potentissima craniata. La cresta cornea, che nei serpentoidi inizia sopra gli occhi, e prosegue lungo tutta la linea mediana della testa, impatta contro il metallo del robot. Drago Nero è più stupito che ferito; la sua reazione non si fa attendere, mentre interrompe tutte le procedure di settaggio. Drago Nero afferra Stritolatore, lo solleva, e, con una rotazione formidabile, lo scaglia ad una distanza di oltre cento metri. Stritolatore è un pazzo che si diverte un mondo a combattere, per il gusto di farlo. La sua pellaccia è coperta di cicatrici vecchie e meno vecchie. Ognuna di dette cicatrici corrisponde a nemici che quasi sempre hanno fatto una brutta fine. Il grosso serpentoide ora ha una cicatrice in più, e riparte felice all’attacco; striscia sulle rocce lunari, producendo polvere e schegge rocciose. Drago Nero non è in alcun modo impressionato, mentre lo aspetta per somministrargli una sonora lezione. Il duello viene però interrotto dall’arrivo di alcune sonde robotiche, simili a quelle che sono appena state distrutte dagli artigli di Ferox. Muovendosi disinvoltamente in quel deserto di sassi, due di quei robot aprono il fuoco contro Drago Nero; la sua armatura regge, nonostante non sia all’altezza di quella naturale di Dragonfire, ma rileva una piccola perdita d’energia. Stritolatore, convinto che la vittoria sia bella comunque la si ottenga, coglie l’occasione per aggredirlo di sorpresa. Drago Nero adesso non ha più la possibilità di friggerlo con la sua fiamma. I robot con quattro zampe motrici avanzano, sparando addosso al drago ed al suo aggressore. I serpentoidi hanno programmato quegli aggeggi per distruggere il nemico di turno, senza preoccuparsi del rischio di colpire anche gli amici. Stritolatore peraltro corre questo rischio, senza curarsene. Finora, Brak e Ssax sono rimasti avvolti dal loro manto dell’invisibilità; potrebbe sembrare magia, ma si tratta di tecnologia reptoid. Resisi conto che i robot attaccabrighe sono distratti con il loro spara spara, Brak e Ssax ne aggrediscono uno a testa. Essendo intenzionati a finirla, senza correre il rischio di incassare a loro volta proiettili e scariche letali, i draghi danno grande prova di forza bruta. Investono i robot con tutta la loro massa, colpendoli con pugni pesantissimi, che abbattono al suolo i nemici. Poi, prima che gli aggeggi riescano a rialzarsi sulle loro quattro zampe, Brak e Ssax estraggono i loro lanciaraggi, e li friggono dove si trovano. Rimane da sistemare solo Stritolatore, che, in ossequio al proprio nome di battaglia, si affanna di soffocare Drago Nero. Trattandosi di un automa, Drago Nero non ha bisogno di respirare; ma trova comunque fastidioso che quel serpentoide lo avvolga in quella maniera. Per cui lo afferra con le sue potentissime zampe, e se lo strappa di dosso. Stritolatore è molto forte, ma Drago Nero lo è di più; per cui il serpentoide deve mollare la presa. Questa volta però il drago robot non lo scaglia lontano, ma lo sbatte con grande forza sulle rocce. Stritolatore vede le stelle, non cogli occhi ma nella testa, ed inizia a preoccuparsi. Adocchiati i due reptoid in avvicinamento, il serpentoide ordina al suo piccolo computer, posizionato in quello che sembra un collare metallico, di emettere contromisure che gli consentano la fuga. Sulla Terra, Sysform agisce allo stesso modo, quasi nello stesso momento. I servo-computer dei serpentoidi a volte si collocano in versione casco, ma non quando corrono il rischio di essere danneggiati dalla sfrenata passione di quei rettili per le testate. Nancy, il lupo nero e Lucrezia si ritrovano con un gran mal di testa; nel frattempo la serpentessa sguscia via, rinviando l’incontro a tempi migliori, per lei. Sulla Luna, Brak e Ssax subiscono gli effetti dell’attacco, giacché avevano gli schermi protettivi abbassati. Drago Nero invece non fa una piega, dato che quell’arma funziona solo sugli organismi biologici. Il calcio che molla a Stritolatore serve a ricordargli con chi ha a che fare. Il serpentoide capisce l’antifona, e si ritira a meditare sulle sue prossime strategie d’attacco.
domenica 29 maggio 2011
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