Rebecca ed i suoi amici licantropi conoscono molti dei cani residenti in città. Cani piccoli, medi e grossi; differenti caratteri, ma una comune dedizione ai loro padroni. Il cane, come è noto, accetta quasi sempre di essere gregario di un umano, o di una famiglia umana. Il gatto, viceversa, adotta gli umani, senza sentire veri obblighi. I cani cittadini sanno che in città ci sono dei lupi che camminano come gli uomini. Non capiscono come avvenga, ma sono sicuri che sia così; quando si incontrano, nei giardinetti, i cani si scambiano informazioni sussurrate su questi strani esseri. I branchi dei lupi sono guidati da un alpha, che è un lupo, non un uomo. I cani cittadini vorrebbero difendere gli umani dai licantropi, ma sanno che difficilmente sarebbero in grado di farlo. Rebecca, Sonia, David e Pedro vengono fiutati a distanza da cagnolini e cagnoloni, ma anche i secondi ne hanno paura. Se c’è uno in grado di mediare tra licantropi e cani, quello è Cyberdog. Lui i giovani licantropi li frequenta tutti i giorni; ecco perché decide di presentarli ad un gruppetto di ardimentosi suoi simili canini. L’appuntamento è fissato per una sera, in uno dei giardinetti cittadini. Cinque o sei cani hanno garantito a Cyberdog che ci saranno. Si fanno accompagnare dai loro padroni umani, che nulla sospettano in merito. Confluiscono tutti assieme, ma con discrezione, in una zona del giardinetto, non visibile dall’esterno. Lì incontrano i giovani licantropi e Cyberdog. Il cagnolino cibernetico parla cogli uni e cogli altri. In breve, i quadrupedi si rendono conto delle buone intenzioni di quegli strani bipedi mutaforma. E si fidano addirittura a raccontare loro di strani incidenti, che avvengono proprio in quell'isola di verde cittadina. Rebecca ed i suoi amici capiscono che i cani raccontano di qualcuno, che si diverte ad ucciderli, con bocconi avvelenati. Promettono il loro aiuto, sebbene non si tratti di combattere un super-criminale. Tuttavia, nei giorni successivi, i giovani eroi, pur aggirandosi sovente da quelle parti, non riescono a cogliere il delinquente nell’atto di deporre i bocconi avvelenati. I cani cercano di diffondere la notizia del rischio mortale, legato all’ingestione di cibi apparentemente commestibili, ma il criminale continua a mietere vittime. Esistesse una pista olfattiva, i giovani licantropi potrebbero facilmente abbattere il sordido individuo, ma non è così. Monitorati a distanza dal dottor Occulto, i giovani licantropi incontrano in sogno la Navigatrice, i cui super-poteri sono invece in grado di seguire qualsiasi traccia. Rebecca, Sonia, David e Pedro si affidano alla giovane mutante, chiedendole però di partecipare alla ricerca. Navigatrice, per farli contenti, si accorda con loro per la notte successiva. Così avviene che i loro sogni diventino uno solo, ed in esso la Navigatrice li conduca alla ricerca del cattivo di turno. I quattro indomiti giovani licantropi svolazzano, come fantasmi, sopra la città, fino ad arrivare al giardinetto dei misfatti. C’è solo un tizio con il suo cane, tenuto al guinzaglio. Ad un certo punto, il quadrupede solleva in muso da quel che stava annusando, come se avesse visto i quattro ectoplasmi che aleggiano sopra di lui. Rebecca, Sonia, David e Pedro non possono resistere alla tentazione di iniziare la trasformazione, ululando alla luna che peraltro è coperta dalle nuvole. L’umano chiama all’ordine il suo cane, per evitare che si metta ad abbaiare a notte fonda. I due si allontanano. L’uomo si stringe gli abiti addosso, per il freddo, ma il cane si volta indietro, ancora agitato. Navigatrice ha rapito i corpi astrali dei quattro giovani mutaforma, con la loro collaborazione, ma anche grazie ai poteri della collega mutante Maga. Il tempo trascorre in maniera diversa, quando si dorme e si sogna. Questo vale anche per i quattro lupacchiotti, che non risentono della temperatura rigida, dell’umidità, e neppure della stanchezza dell’appostamento. Poco prima dell’alba, ecco arrivare un tizio, che si guarda nervosamente attorno. Chiaramente intende fare qualcosa, che non riuscirebbe altrettanto bene in presenza di passanti. Il delinquente, perché di questo si tratta, colloca sul terreno alcune polpette, apparentemente di carne. Rebecca, Sonia, David e Pedro sanno di avere trovato l’avvelenatore dei cani del giardinetto. Però, nella loro forma disincarnata, non possono nuocergli. Devono attendere che vada a dormire, per invadere il suo sogno, e punirlo come merita. Lo seguono fino a casa, sentendolo vantarsi tra sé della sua campagna di morte. I giovani licantropi non amano particolarmente i cani, ma questo umano merita tutto il loro biasimo. Il tizio si addormenta tranquillo, come se avesse compiuto una buona azione e non commesso un crimine. Lo attendevano al varco, e lui è finalmente arrivato. Ringraziano le loro amiche mutanti, per aver concesso loro di maltrattare il pessimo soggetto. Lui, che sogna di camminare tranquillamente per la città, in un giorno di primavera, sente avvicinarsi alcune presenze, che gli comunicano un terrore mai provato prima. Il sole si ammanta di nubi, un vento freddo inizia a soffiare; poi, di colpo, la città scompare. In una vasta radura, priva di alberi e con pochi cespugli, l’avvelenatore scorge in lontananza quattro esseri pelosi, che si avvicinano a balzi. Sembrano cani, ma sono molto più grossi. Sono lupi enormi, che emettono latrati paurosi, mostrando zanne bavose. Il tizio scappa, ma i lupi sono arrivati, chissà come, anche davanti a lui: è circondato. Vigliacco per natura, crolla al suolo, mentre i quattro colossi zannuti lo annusano come fosse roba da mangiare. Vorrebbe svegliarsi, ma il sogno non lo molla. Navigatrice e la Maga agiscono dal piano astrale, guidando l’evolversi della narrazione onirica. Poi però accade un imprevisto: la Maga perde di vista l’amica, ma prosegue comunque nella sua operazione. Rebecca, una lupa bianca, addenta il pessimo soggetto alla gamba destra; lui grida per il dolore causato dai denti acuminati, che penetrano in profondità. Sonia, una lupa dal pelo fulvo, addenta la gamba sinistra, suscitando un incremento della sofferenza, che il tizio non riteneva possibile. Il vantaggio di morsicare un umano nel sogno è che si possono strappargli grossi brani di cane, senza ucciderlo. David e Pedro, due lupi un po’ più grossi, con il pelame tendente al nero, addentano l’avvelenatore di cani al petto ed al collo. Il sangue sgorga, il suo cuore aumenta le pulsazioni, gli fiato manca, gli occhi paiono uscire dalle orbite; poi finalmente riesce a scappare dall’incubo che lo sta uccidendo. Si sveglia immerso nel suo sudore, sorpreso di non essere immerso nel sangue. Impossibile dimenticare l’incubo; come è impossibile credere che ci sia stato qualcosa di normale in esso. Il suo subconscio afferra un messaggio non detto e neppure ululato: giù le mani dai nostri amici, perché la prossima volta potrebbe andarti ancora peggio. I quattro scalmanati lupacchiotti sono felici del risultato ottenuto, ma non sanno che nel frattempo della Navigatrice si sono perse le tracce. Nella base di Evolution, la Maga osserva allarmata il corpo fisico dell’amica, che non si è ancora risvegliata. Neppure il dottor Occulto riesce ad individuare dove sia finita l’anima della mutante, che è evidentemente stata rapita in un reame sconosciuto. Per raggiungerla e liberarla, Evolution può tentare con il portale degli wormhole. Significherebbe viaggiare con i corpi fisici, con tutti i poteri a disposizione, in vista di uno scontro con nemici particolarmente insidiosi. Occulto crede che chiunque abbia rapito la Navigatrice ignori la piena estensione delle sue facoltà. Grazie alla sua conoscenza dell’allieva, ritiene abbia volutamente lasciato in giro tracce rilevabili da chi ne abbia la facoltà; cioè da lui. Meglio ancora se la ricerca viene effettuata assieme alla Maga ed a Nancy. Ferox, Fulminatore, Kong e Dragonfire attendono con ansia, ma in silenzio, per non turbare la concentrazione del capo e delle colleghe. Navigatrice è colei che trova le tracce; adesso però, a ritroso, partendo dalle tracce si arriverà a lei. Le piste trovate sono però tre, corrispondenti a coordinate spazio-temporali non terrestri. Occulto stabilisce che Ferox e Fulminatore viaggino assieme, verso regioni immerse nelle tenebre e nella nebbia. Dragonfire è viceversa il più indicato per viaggiare verso pianure dove la temperatura è molto al di sopra della capacità di sopportazione umana. A Kong spetta invece una foresta arboricola; ma non andrà solo, visto che il lupo nero arde dalla voglia di combattere assieme agli amici di Evolution. Fulminatore è particolarmente ansioso di trovare Navigatrice, perché è sua sorella; ma anche gli altri eroi non intendono lasciare alcunché di intentato. Il portale trasporta i super-eroi alle loro destinazioni, e la ricerca inizia. Ferox ovviamente non ha alcun problema a destreggiarsi nel mondo tenebroso, dove lei e Fulminatore sono giunti. Dragonfire si trova da solo in una landa che potrebbe collocarsi su Mercurio. Il sole percuote ferocemente la sabbia, ed ha asciugato da tempo ogni traccia di umidità superficiale. La scelta del dottor Occulto è quanto mai azzeccata, giacché il drago si nutre di energia solare. In quel contesto è più forte che mai; peccato che il deserto sia a dir poco desolato. Nessun nemico all’orizzonte, ma Dragonfire sa aspettare, come tutti i rettili. La foresta arboricola che accoglie Kong ed il lupo nero suggerisce ai due di dividersi nella perlustrazione, pur non perdendosi di vista. Kong sale sugli alberi, muovendosi a suo agio tra i rami. Il lupo nero invece percorre il sottobosco, con l’olfatto e le lunghe orecchie. La vista felina di Ferox guida Fulminatore, le cui scariche elettriche potrebbero essere molto utili in uno scontro con i nemici che certamente si manifesteranno quanto prima. Dragonfire ha trasportato con sé il suo dispositivo di volo, detto dragoncraft, che trasforma la super-forza dell’alieno di Evolution in sostentamento antigravitazionale e propulsione. Per cui il drago prende subito il volo, guadagnando in pochi secondi una quota di centinaia di metri. Il dottor Occulto, la Maga e Nancy mantengono il contatto con i super-eroi, indicando loro una direzione plausibile. Ci fosse la Navigatrice, non ci sussisterebbero problemi di rotta, ma oggi è proprio lei ad essersi smarrita. Gli occhi del drago avvistano, dopo ore di viaggio ad alta velocità, una costruzione nera, che ricorda un castello. Dragonfire sospetta che là troverà la Navigatrice, o qualcuno da sottomettere, per indurlo a rivelare dove sia tenuta prigioniera. Nel mondo delle ombre, nemici quasi invisibili attaccano Ferox e Fulminatore. Lui, si tiene pronto, sapendo che la collega indirizzerà le sue mani, indicandogli quando emettere i suoi fulmini. Kong, sebbene sia salito molto in alto sugli alberi, non vede altro che rami. Invece, più in basso, il lupo nero ulula ferocemente, per far capire all’uomo bestia di Evolution di aver trovato una traccia. Il demone naturale, proveniente assieme a Nancy dal medioevo, corre come una vera belva dei boschi. Kong, sebbene non sia un quadrupede, impiega al meglio la sua agilità scimmiesca per assecondare la velocità del lupo nero. La strana coppia induce molti animaletti di quel bosco alieno a rifugiarsi nelle loro tane. Altri abitatori di quel mondo arboricolo, di dimensioni maggiori, si chiedono quali intenzioni abbiano i formidabili nuovi arrivati. Non sanno che il loro scopo è di trovare la collega Navigatrice, non di insidiare le leadership della catena alimentare locale. Ferox sferra un possente colpo, con i suoi artigli micidiali, infliggendo una ferita ad un essere d’ombra, che subito si ritrae. La donna leopardo sente di non aver versato sangue, perché il suo aggressore ne è sprovvisto. Sa però altrettanto bene di averlo comunque ferito; qualunque sia la sostanza che adesso sgorga dalle sue ferite. I nemici indietreggiano; così Ferox può prestare attenzione a Fulminatore, che desidera fare la sua parte. Guida le sue mani, come fossero un’arma; poi lo invita a sparare i suoi lampi. Il mutante elettrico aderisce con soddisfazione alla richiesta di Ferox, illuminando quella strana oscurità. Ovviamente la sua scarica di energia non si limita a quello; colpisce infatti un gruppo di nemici, che avvertono un grande dolore fisico. Ferox e Fulminatore avanzano nella loro direzione, inducendo gli aggressori che non sono stati feriti a spostarsi sollecitamente. I due mutanti non hanno tempo di osservare e studiare i nemici abbattuti. Meglio sfruttare il vantaggio, e sganciarsi da quella situazione; meglio trovare un riparo, per poi proseguire la ricerca di Navigatrice. Dragonfire giunge nei pressi di un enorme castello nero, di fattura non umana. Sembra che il suo progettista abbia utilizzato una geometria molto differente da quella umana. Il castello muta addirittura forma, mentre il drago si prepara a scendere a terra. Ma ecco che si leva in volo un essere munito di grandissime ali, che emette suoni acutissimi. Forse dovrebbe terrorizzare le sue vittime, ma è difficile pensare a Dragonfire come a qualcuno che subisca l’aggressione da parte di chiunque e di qualunque cosa. Il drago non perde tempo, e investe il mostro, che è molto più grande di lui, con la sua super-fiamma. L’essere alato vorrebbe ritrarsi e schivare il colpo, ma il plasma caldissimo pare quasi seguirlo. Forse è proprio così, almeno su quel mondo dove la temperatura è pressoché infernale. Mentre Dragonfire atterra, il suo nemico precipita senza un grido; per sua fortuna, nei pressi del castello, si trova una strana palude oleosa, che lo accoglie. Il plasma del drago accetta di spegnersi, risparmiando la vita al mostro alato, che comunque non tornerà a volare per parecchio tempo. La porta del maniero è alta dieci metri, Dragonfire “solo” tre; ma non c’è dubbio su chi sferrerà un pugno micidiale, e su chi cadrà a pezzi. Tale è la forza del drago di Evolution, che il suono prodotto dal suo pugno giunge in ogni recesso di quella costruzione da incubo. Il lupo nero arriva finalmente in vista della sua preda, e spicca un balzo altissimo. Kong gli è subito dietro; cadendo secondo una ben precisa traiettoria d'intercettazione, si chiede cosa ci faccia da quelle parti il fastidioso Maschera di Ferro. Poi il lupo nero abbatte il criminale terrestre; per non perdere tempo, gli porta i denti acuminati alla gola corazzata, pronto a sfruttare la leva per strappargli la testa dal collo. Navigatrice, che si trova nell’oscuro maniero, viene fatta evacuare in fretta e furia, a bordo di una barca volante, trainata da coleotteri grandi come elicotteri. Ma, mentre si allontana, utilizza il suo potere come fosse un faro; così adesso il drago sa di essere sulla pista giusta.
giovedì 15 dicembre 2011
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