mercoledì 28 dicembre 2011

SOMMOSSA CARCERARIA_5°libro_167° episodio

Il criminale penetra abbastanza facilmente in casa; abitare al piano terra non è il massimo della sicurezza, a meno che alle finestre ci siano solide inferriate. Questa villetta, che sembra tratta dalle stupide pubblicità televisive, però non è stata concepita per tenere fuori gli intrusi, ed il delinquente entra tranquillamente da una finestra, affacciata sul giardino. In casa c’è un bambino e sua madre; così il criminale non ha alcun problema a prenderli in ostaggio. Poi attende che l’altro figlio della donna torni a casa da scuola. Evidentemente l’intento del losco individuo è di sequestrare l’intero nucleo familiare; per fare ciò, ha preventivamente studiato i loro movimenti. Il bambino ignaro entra in casa, ma madre e fratello non osano avvisarlo, essendo sotto tiro della pistola del criminale. Quindi, senza che nessun altro se ne sia accorto, il rapitore è riuscito nel suo intento. Il giorno successivo, la detective Lucrezia riceve una lettera, nella quale un soggetto ignoto sfida la polizia. Capita a volte che dei pazzi pericolosi rivelino in anticipo i loro intenti delittuosi; le loro vittime rischiano comunque la vita, trattandosi di individui estremamente pericolosi. Lucrezia, specie da quando è in simbiosi con la mutante Ferox, ritiene che taluni soggetti, dannosi per la società, non debbano arrivare vivi nelle aule dei tribunali. La poliziotta deve mantenere una facciata di correttezza istituzionale, ma si ripromette di stanare quello che le ha scritto la lettera, per spazzarlo via dalla faccia della Terra. Molti film esaltano gli psicopatici, come fossero eroi, e denigrano i poliziotti, come fossero tutti degli scemi, che si divertono a correre in auto, ed a giocare con le palette. La prima traccia, che il criminale offre a Lucrezia, è il cognome della famiglia che ha sequestrato. La pista è molteplice, trattandosi di un cognome abbastanza diffuso. Ma c’è una seconda traccia, che conduce al nome della scuola di uno dei bambini. Nei pressi di quella scuola, c’è una sola famiglia che porta quel cognome. Evitando la solita scena delle auto della polizia, che attraversano la città a sirene spiegate, la detective raggiunge la casa, con grande discrezione. Il rapitore non sembra intenzionato ad affrontare il fuoco degli sbirri, e si nasconde dietro la donna, minacciandola con la sua pistola. Lucrezia entra senza fare irruzione, perché intende mettere a disagio il pazzo, che avrebbe preferito interpretare una scena più cinematografica. Lui decide allora di scoprire un’altra delle sue carte: i due bambini non sono più nell’appartamento. Viene quindi condotto in centrale di polizia, dove lo sottopongono ad un lungo interrogatorio. Questa mossa purtroppo asseconda la megalomania del soggetto, che gode nel mettere in difficoltà i suoi nemici. Può ricattarli, dato che i piccoli sono reclusi in un posto che lui solo conosce. Potrebbero essere sprovvisti di acqua e cibo; potrebbero altresì trovarsi in pericolo. Lucrezia sospetta che il sordido soggetto abbia un complice, ma il problema è dove si rintani, e come tratti i bambini. Mettere certa gente in cella non significa necessariamente collocarli in una condizione di disagio: pare infatti che il rapitore lì si trovi incredibilmente bene. Forse è una predisposizione karmica. Il suo ego spaventoso gongola, rivelando piccoli frammenti di verità, frammisti a molte menzogne. Si rende conto di avere il coltello dalla parte del manico. Potrebbe addirittura patteggiare la sua liberazione, come contropartita per la vita dei due bambini. Ride, sghignazza, si atteggia a genio del male; anche lui ha visto troppi film, nei quali lo psicopatico di turno è il vero divo. Non ha però calcolato che, durante la notte, il ninja grigio si rechi a fargli visita. Nascosto nelle ombre, entra nella cella senza bisogno di aprire la porta. I poliziotti non lo vedono passare, e neppure i carcerati. Il rapitore, che è il bersaglio del ninja grigio, si accorge all’improvviso del suo arrivo: un attimo prima non c’era, adesso c’è. Accenna a gridare, per richiamare le guardie, ma la katana del guerriero mascherato guizza fino ad un millimetro di distanza dalla sua gola. Il pazzo sente distintamente l’acciaio quasi a contatto con la sua pelle. Sebbene il ninja grigio non parli, è evidente che pretende il silenzio in cambio della vita del delinquente. Troppo veloce perché gli occhi umani percepiscano l’inizio del suo movimento, la spada del ninja grigio sibila e taglia la pelle del sordido individuo. Lui, appena avverte di essere stato violato da quell’acciaio affilatissimo, si convince di essere destinato a morire per dissanguamento, e si dispera. Ma non è questo l’intento del guerriero delle ombre; la ferita è infatti superficiale, sebbene sia lunga una ventina di centimetri. Il sangue che ne esce è poca cosa, rispetto a quello che la società dovrebbe pretendere da chi minaccia e rapisce degli innocenti. Il sangue che rimane sulla katana serve in realtà a svelare ciò che gli investigatori non sono riusciti a scoprire. Concentrandosi sul sangue, che è intimamente collegato all’anima dell’individuo, il ninja grigio ottiene le informazioni che cerca. Per adesso non ucciderà il criminale, perché il suo obiettivo primario è recarsi dove i due bambini sono prigionieri di un complice del maiale sanguinante. Il ninja grigio si appresta a scomparire, così come è arrivato, grazie alle facoltà quasi magiche che gli derivano dalla katana e dalla disciplina antichissima della sua setta misteriosa. È insolito per lui venire colto di sorpresa, ed in effetti neppure questa volta accade, ma la detective Lucrezia si avvicina parecchio ad ottenere questo risultato. I poteri che le derivano dalla simbiosi con Ferox le forniscono una fluidità di movimenti che quasi inganna il ninja grigio; lui capisce immediatamente di non avere a che fare con una semplice poliziotta umana. Anche lei è riuscita ad annebbiare tutti i detenuti delle celle davanti alle quali è transitata. Senza bisogno di parlare, il guerriero mascherato comprende che la detective lo accompagnerà nella sua missione di salvataggio. A questo punto, il pazzo incarcerato può gridare liberamente, perché, con la partenza del ninja grigio, l’incantesimo che lo costringeva al silenzio è stato sollevato. I due bambini rapiti si trovano in una casa qualunque, per cui sarebbe impossibile trovarli senza possedere facoltà super-umane. Nell’ombra, Lucrezia ed il guerriero mascherato scrutano l’interno della casa. Vedono i due bambini, ed individuano anche che il loro sequestratore, armato di coltello. Nessuna possibilità di tentare un’irruzione poliziesca, con tanto di intimazione ad arrendersi. La detective estroflette artigli, terribili quasi come quelli della donna leopardo di Evolution. Poi il ninja grigio, trovati i cavi di alimentazione elettrica, li taglia con la sua spada. Facendo questo, non riceve alcuna scarica elettrica, perché la sua katana non è semplice acciaio. La sua katana pretende però di bere la forza vitale del tizio che sta minacciando i due bambini. La detective Lucrezia ci vede benissimo al buio, ed evidentemente anche il ninja grigio. Non può dire altrettanto il criminale, che, appena cala il buio, inizia ad agitare pericolosamente il coltello. Potrebbe ferire i due bambini, ed i due eroi non lo possono permettere. Una micidiale unghiata gli strappa tutti gli abiti, ferendolo dolorosamente al petto. Non ha però ancora mollato la sua arma; ecco perché la katana del ninja grigio si abbatte fluida, tranciando di netto la mano e mezzo avambraccio del criminale. Poi la luce torna nella casa, rivelando un tizio che si rotola a terra, perdendo quantità impressionati di sangue dalla tremenda ferita. Lucrezia libera i due bambini, ponendo fine alla loro brutta avventura. Il ninja grigio è già scomparso, e la sua spada per il momento si accontenterà con quel poco che è riuscita a bere della vitalità del maiale umano. La detective chiama i suoi uomini, ai quali ovviamente non racconta di avere inferto quel micidiale colpo di artigli, né di avere accompagnato in questa missione un guerriero stregone, vestito di grigio. I rapitori erano quindi due, ma il secondo era solo manovalanza; purtroppo per lui, finora è stato quello che ha pagato il prezzo più caro. Il primo, sebbene sia scampato alla morte, si ritrova viceversa a fare i conti con un orgoglio ferito, che lo induce a giurare vendetta contro il mondo intero. Inizia quindi a progettare una rivolta carceraria, che, in un modo o nell’altro, finirà nel sangue. Una scelta nichilista, in linea con l'atteggiamento esistenziale del soggetto. Sfruttando situazioni di disagio reale, il sobillatore convince quindi la marmaglia carceraria della necessità di attuare una protesta esemplare. L’opinione pubblica è divisa sull’opzione di concedere ciclici sconti di pena, per alleggerire il carico nelle carceri. Molti sono convinti che i criminali debbano provare disagio, e non siano in galera per essere trattati con i guanti. Altri invece provano sentimenti contrastanti, nei confronti dei carcerati, come se fossero loro le vittime della società, e non i carnefici. In questo contesto, si muovono alcuni parlamentari alla perenne ricerca di visibilità. Si recano proprio nel carcere dove si trova il malvagio, protagonista di questa storia. Gli stupidi chiacchieroni però capiranno presto la differenza tra sedere in uno studio televisivo, ed essere ostaggi di una torma di teppisti assetati di sangue. Il piano dell’astuto criminale scatta con grande precisione: le guardie carcerarie vengono disarmate ed immobilizzate. Poi è la volta dei parlamentari, che, a calci e schiaffi, iniziano la loro full immersion nelle realtà del crimine. Abituati a spadroneggiare, impiegano un po’ a capire che le regole del gioco sono cambiate drasticamente. Vengono infine condotti al cospetto dell’organizzatore della sommossa e del loro rapimento. Il tizio è felice di se stesso, per il salto di qualità ed anche di quantità, giacché adesso tiene prigioniere ben quattro persone, che potrebbero rendergli ben più della donna e dei due figli, rapiti qualche giorno prima. Ferox, la cui simbiosi con Lucrezia è anche mentale, comprende subito che questo criminale è lo stesso che la sua amica ha catturato. La donna leopardo non vede quindi l’ora di dire la sua in merito. Dovendo affrontare una torma di tagliagole, Ferox si fa accompagnare da Kong, che desidera sgranchirsi le zampe. Gli altri super-eroi di Evolution potranno facilmente unirsi alle danze, tramite il portale degli wormholes, presente sul cacciatorpediniere che è la base del gruppo mutante. I quattro sciocchi parlamentari comprendono finalmente di avere a che fare con gente per la quale sarebbe difficile immaginare una regolare convivenza civile. Anche il deviante meno pericoloso manifesta infatti un'aggressività tale da giustificare la sua segregazione. Minacciare di violenza e morte i quattro, che si sono recati in carcere per narrare all'opinione pubblica, i disagi della detenzione, non richiede alcuno sforzo a quella marmaglia. Sanno di non avere alcuna possibilità di passarla liscia, ma, se fossero intelligenti, non si troverebbero in carcere. Le mura esterne del massiccio edificio presentano sufficienti irregolarità da permettere alla donna leopardo di scalarle, grazie ai suoi artigli. Giunge in tal modo fino ad una delle finestre, dalla quale osserva i quattro sequestrati ed alcuni dei loro aguzzini. Ferox conosce il volto del capo della rivolta, grazie al contatto telepatico con Lucrezia, e accerta che non si trova in quella stanza. La mutante felina prosegue quindi la ricerca, sempre aggrappata al muro esterno della prigione. Kong, che vola grazie al suo craft antigravitazionale, sostituisce Ferox. I due super-eroi sono d'accordo nell'irrompere assieme, per liberare gli ostaggi, e catturare i loro sequestratori. La ricerca del capo della rivolta potrebbe protrarsi a lungo, se non intervenisse la Navigatrice, con i suoi poteri mentali in grado di seguire qualsiasi pista. Pur trovandosi a migliaia di chilometri di distanza, la sorella di Fulminatore non ha problemi ad aiutare l'amica mutante. Ferox trova così relativamente in fretta la sua preda. In contatto radio con Kong, decide di attaccare, e lo stesso fa l'uomo bestia di Evolution, che impiega la sua super-forza per strappare le inferriate. I detenuti, divenuti carcerieri, si immobilizzano, vedendo irrompere quel gigante muscoloso e peloso. La loro titubanza dura però pochi secondi, trascorsi i quali i teppisti aggrediscono Kong, o almeno ci provano. Sennonché non affrontano una vecchietta da scippare della pensione, bensì un mutante forte ed agile come un gorilla, ma decisamente più intelligente. Un manrovescio di Kong manda nel mondo dei sogni due dei galeotti; poi il mutante volge la sua attenzione sui rimanenti tre. Accertata la loro non disponibilità ad una resa onorevole, li investe con una doppia spallata da football americano, lasciandoli storditi e doloranti a terra. Prima di liberare i parlamentari, sbarra la porta, per evitare intrusioni. Ferox può aggrapparsi alle asperità dei muri, grazie ai suoi artigli, ma non è in grado di strappare le inferriate, come ha appena fatto Kong. Per cui, cerca una finestra aperta, priva di ostacoli fisici. Ne trova una piccola e stretta; chiunque l'abbia progettata non pensava che qualcuno potesse accedervi dall'esterno. L'ossatura della mutante è molto flessibile, come quella dei gatti, e così filtra in quella fessura ristretta. Poi si mette alla ricerca della sua preda. Il capo della rivolta è accompagnato da due sgherri, che nulla possono contro Ferox. Lei però non li uccide, limitandosi a stordirli. Si rivolge quindi al sordido elemento, che sogghigna. Strano, pensa la mutante felina, che uno sia talmente pazzo da ridere in faccia alla morte. Poi sente, dietro di sé, una presenza non avvertita in precedenza. Allora capisce che il folle criminale non sta ridendo per lei, ma per l'ironia della sorte, giacché pare proprio che il ninja grigio sia venuto a riscuotere quanto gli è dovuto. Ferox è a conoscenza dei fatti, quindi concede al guerriero mascherato il diritto di concludere degnamente la vicenda. Il sogghigno della feccia umana è quindi solo una maschera, dietro la quale si nasconde la paura della morte. Ovviamente non sa che la spada del guerriero mascherato gli carpirà la forza vitale e l'anima. Adesso però lo scopre, tra atroci sofferenze: la katana vampiro però di quell'anima non sa cosa farsene, e la sputa via. Subito si apre, per quell'essenza maledetta, l'accesso precipitato ad un inferno di sofferenze, giacché i demoni degli abissi sanno sempre come divertirsi. Rimane però il problema del carcere in mano ai rivoltosi, e delle guardie carcerarie che rischiano la loro incolumità. Nel cortile centrale, si agita una bolgia di pazzi sanguinari, che paiono sfidare chiunque a porre fine alla loro follia. Ma ecco che un globo di luce annuncia l'apertura di un portale di wormhole, perché i rinforzi sono finalmente arrivati. Kong e Ferox esultano quando Dragonfire si materializza in mezzo a centinaia di umani, predatori e parassiti della collettività. Con i suoi tre metri d'altezza ed i settecento chili, il drago verde scruta dall'alto quella massa, come fossero vermi scaturiti dal fango, dopo una pioggia. Dragonfire stringe i giganteschi pugni, agitando la coda colossale. Il suo sguardo fa presagire il peggio, ed impiegherebbe pochi minuti a frantumare tutte quelle fragili ossa. Però i rivoltosi arretrano sempre più velocemente, per poi darsi alla fuga disordinata. Le guardie carcerarie non hanno quindi problemi a rinchiuderli nelle loro tane di espiazione. A conclusione dell'avventura, i parlamentari liberati da Evolution, intervistati dai media, rimangono senza parole, per la gioia del pubblico televisivo.

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