martedì 10 aprile 2012

RITORNO A CASA_182° episodio

La grande civiltà dei consumi ha abituato gli uomini e le donne occidentali ad un consumo smodato dell'energia elettrica. Purtroppo per loro, quando il caldo e la notte incombono sulle grandi città, i condizionatori ed i dispositivi di illuminazione entrano in conflitto per accaparrarsi la corrente disponibile. Come fare, si sono chiesti i pensatori tra gli umani. La soluzione è quella di blackout out preventivati, che anticipano i sovraccarichi della rete. Spengono prima che salti tutto. La cittadinanza tutta è avvertita dell'inizio e della fine del blackout out; in questo modo potrà regolarsi meglio. La donna arriva a casa durante uno di questi spegnimenti programmati. Entra in casa, senza pensare di non aver dovuto disinserire il dispositivo anti-intrusione, che, per effetto del black out non funziona. Quello che non ha ancora compreso, ma capirà tra poco, è che un criminale ha sfruttato l'assenza di difese per introdursi nella sua casa; ed ora la sta aspettando. Non si tratta di un rapinatore, bensì di un maledetto pazzo. Con il rapinatore si contratta: si introduce nelle case altrui per rubare, non per finire in galera per omicidio. I pazzi seriali invece non aggrediscono il prossimo per i soldi, bensì per affermare il lato oscuro della loro natura. La donna incontra un depravato che uccide da anni, secondo un rituale che solo lui capisce. Inutile cercare di razionalizzare la reazione ideale quando un simile individuo minaccia una vittima inerme. C'è chi afferma che convenga assecondarli, e chi invece sostiene che li si debba trattare con fermezza. La verità è che questi pazzi uccidono a prescindere dai comportamenti delle vittime. La donna si trova improvvisamente un coltello puntato alla gola, e precipita nella disperazione. Chi potrà aiutarla, specie in pieno black out? La sola buona notizia è che per ora il criminale non vuole ucciderla. Intende piuttosto trasportarla nella sua tana. Per fare ciò, la costringe a salire sul suo pick up. Tocca a lei guidare, mentre il delinquente la tiene sotto tiro con la sua pistola. L'incubo prosegue, mentre il veicolo si muove attraverso una città oscurata. I fari fanno il possibile per forare le tenebre, che paiono non volersi fare da parte. Sysform la serpentessa solleva la sua testa, per osservare i due umani che si trovano nell'abitacolo del pick up. L'aliena Sysform possiede doti telepatiche che le evidenziano lo stato di disagio della donna rapita. Sente anche la confusione e la malvagità che riempiono il cervello di quel topo di fogna. La serpentoide scopre che il killer seriale agisce da molto tempo, e si vanta di non essere mai stato individuato e fermato. Questa notte però Sysform farà un piacere all'umanità. Abbassa la testa, avvolgendosi nelle sue spire, decide di attendere che il veicolo si fermi. Poi agirà. Il viaggio del pick up dura quasi un'ora; la donna segue le indicazioni del pazzo, puntando a sopravvivere. La tana del pazzo è pronta ad accoglierlo, con tutte le attrezzature che lui ha predisposto per torturare le sue vittime. Quando Sysform colpisce, il delinquente non la sente arrivare. Lei non sta disputando alcuna gara con quella feccia umana; lo colpisce una sola volta, spezzandogli la colonna vertebrale. La testa crestata della serpentoide è molto più dura delle ossa umane, che si sbriciolano nell'impatto. Paralizzato istantaneamente dalla vita in giù, lo psicopatico crolla a terra. Potrebbe però ancora produrre danni, giacché ha mantenuto la presa sulla pistola. Il suo dolore è grande, ma anche la pazzia che lo permea. Poi Sysform lo guarda negli occhi, da pochi centimetri di distanza, e lui capisce di essere praticamente morto. La serpentessa lo addenta al collo, nutrendosi di tutta la sua vita residua. La donna è terrorizzata, ma Sysform ha ormai portato a termine la sua missione, visto che anche lei è una hunter killer, come i serpentoidi della squadra di Stritolatore. Loro hanno appena concluso la missione di evitare che un orso alieno divorasse un ragazzo terrestre. Chiarito che l'orso in questione era stato soggiogato, non resta che riportarlo a casa sua. Solo uno degli eroi di Evolution è abbastanza forte da tenere sotto controllo, senza ucciderlo, l'orso proveniente da una dimensione dove il freddo la fa da padrone. Solo Dragonfire può sopravvivere ai rigori estremi del mondo di provenienza del grosso plantigrado. Un portale di teletrasporto apre quindi uno wormhole, che collega il nostro stato dell'esistenza a quello dell'orso, che qualcuno ha soprannominato Blizzard. Si è meritato di tornare tra i suoi simili, ed il drago di Evolution lo accompagna. Un mondo dove la temperatura è perennemente sotto lo zero, di decine di gradi. Un cielo pieno di nuvole o forse di nebbia gelida e bagnata. Un uomo resisterebbe pochissimo da quelle parti, ma Dragonfire dispone di un'armatura naturale che lo ha protetto anche dal freddo della superficie lunare. L'orso chiaramente non soffre il freddo, grazie allo spesso strato di grasso sottocutaneo, coadiuvato da una folta pelliccia. L'orso, adesso che Nancy ha esorcizzato l'intruso che gli offuscava la mente, è felice di essere accompagnato da Dragonfire. La coppia di giganti si muove in un ambiente privo di punti di riferimento, ma il plantigrado conduce il drago lungo una rotta che solo lui vede. Le colline coperte di neve si prestano bene ad un agguato. Una decina di orsi sbuca all'improvviso a breve distanza da Dragonfire e Blizzard. Con ogni probabilità appartengono ad una differente tribù, o sono semplicemente banditi locali. Non sono grossi come Blizzard, ma hanno il vantaggio del numero. Non hanno tuttavia mai visto un drago, quindi ignorano la sua capacità di scatenare fiamme decisamente pericolose. Dragonfire però decide di affrontare i nuovi arrivati esclusivamente con la forza dei suoi muscoli, che sulla Terra è leggendaria. Il primo orso che balza addosso al drago viene accolto da un possente manrovescio, che lo solleva da terra, scagliandolo a metri di distanza. Blizzard non è altrettanto forte, però colpisce gli avversari con tutte le sue forze. In breve, Dragonfire viene circondato dalla maggioranza degli orsi, mentre di Blizzard se ne occupano solo due. Il drago si diverte per un po' a distribuire pugni a quelle montagne di pelo, ma ha cose più importanti da fare. Per cui solleva agevolmente sopra la testa uno degli aggressori, per poi scagliarlo senza particolare sforzo contro tre plantigradi che hanno commesso l'errore di trovarsi troppo vicini tra loro. In pochi secondi, il gruppo d'attacco degli orsi è dimezzato. Blizzard sfrutta la distrazione dei suoi simili per abbatterne uno nella neve. Ancora alcuni minuti di combattimento a senso unico e gli orsi si allontanano prudentemente dal colosso verde, giunto da un altro mondo. Adesso Dragonfire ed il suo accompagnatore possono riprendere la loro marcia, in mezzo alla neve eterna. Dopo alcune ore, i due giungono al villaggio di Blizzard, la cui popolazione è sicuramente stata preavvisata del loro arrivo. Gli orsi della tribù di Blizzard hanno scavato le loro dimore nella dura roccia. Maglio vivere nelle caverne che realizzare capanne di ghiaccio di dubbia funzionalità. Dragonfire e Blizzard avanzano tra due ali di folla alquanto minacciosa, fino a giungere alla caverna più grossa ed alta. Il capo della tribù si rivolge a Blizzard, per chiedergli per quale motivo si sia fatto accompagnare da quel colosso alieno. L'orso narra ai presenti di essere stato posseduto da una forma di vita proveniente dal mondo ove vivono le loro divinità. Blizzard invita il capo e l'intera tribù a riconsiderare la cieca obbedienza a quegli esseri malvagi. Dragonfire osserva il comportamento degli orsi, e, pur non capendo il significato delle parole, avverte che l'ostilità nei suoi confronti aumenta invece di diminuire. Peggio per loro, pensa il drago. Circondato da un centinaio di orsi alti dai due ai tre metri, Dragonfire è pronto a chiarire il suo punto di vista nel modo più doloroso, per loro ovviamente. Blizzard prova ad aiutarlo, ma i suoi ex amici lo sottomettono abbastanza agevolmente con il sovrannumero. La battaglia che inizia nella grande caverna potrebbe sembrare senza speranza per il drago di Evolution, ma solo a chi non conosca i suoi poteri. I suoi pugni sono formidabili anche conto esseri grandi più o meno come lui. La sua forza è incommensurabilmente più grande. Ogni pugno e calcio frantuma ossa ed abbatte i grossi nemici. Dragonfire non ha bisogno di colpire alcun avversario più di una volta: il pavimento roccioso si riempie presto di orsi doloranti, ma solo perché Dragonfire non ha ancora colpito per uccidere. Anche i suoi colpi di coda sono in qualche modo frenati. Uno o due orsi riescono a portare a segno pugni o calci, ma le zampe e gli artigli scivolano sull'armatura invincibile del possente extraterrestre. Quando Blizzard grida, per avvisare il drago che la guardia personale del capo sta puntandogli addosso armi particolarmente letali, il drago nel pieno della battaglia non lo sente, ma non può ignorare le granate che gli esplodono accanto. La seconda scarica esplosiva investe in pieno Dragonfire. Ancora una volta la sua armatura naturale viene messa alla prova e regge. Prova dolore, ma il suo fattore di guarigione, tipico dei rettili, interviene sollecitamente. Dragonfire si erge quindi in mezzo ad orsi uccisi dalle loro stesse armi. Con un solo balzo di numerosi metri, il possente alieno si scaglia contro gli aggressori armati. Adesso non intende frenare la sua furia. Le armi vengono sbriciolate, assieme alle ossa ed ai crani. La guardia del capo tribù combatte ferocemente, ma la coda di Dragonfire distrugge e frantuma. Alla fine, il combattimento coinvolge il capo tribù stesso, che coraggiosamente attacca Dragonfire con una specie di clava. Il drago con un solo pugno spezza la clava e le braccia che la reggevano. Poi solleva il nemico, e lo lancia contro la parete rocciosa. L'impatto avviene ad una velocità sufficiente a produrre un crollo parziale del tetto, che seppellisce il grande orso. Per alcuni minuti, nulla si muove nell'enorme sala. Poi Blizzard, liberatosi dei suoi aggressori, si avvicina a Dragonfire. Alcuni dei componenti della tribù sono sopravvissuti alla battaglia perché si sono dissociati dal capo. Adesso sono schierati con Blizzard, che ha subito l'onta di essere stato trasportato sulla Terra come carne da cannone, al servizio delle divinità della dimensione del ghiaccio e dell'entropia. Prima Blizzard era, come tutti i suoi simili orsi, un fervente religioso, pronto alla guerra santa ed al martirio; adesso però una briciola di consapevolezza si è risvegliata in lui. Si chiede cosa abbiano fatto gli Dei del freddo estremo di buono per lui e per i suoi simili. La battaglia tra Dragonfire e gli orsi non poteva passare inosservata, da chi ha interesse che nulla cambi in quel mondo sottomesso. Un ammasso di ghiaccio e neve, che vive in un modo del tutto differente da come vivono gli esseri della Terra. Acqua senziente e primordiale, in grado di assumere qualunque forma. Lui, adorato come un Dio, è convinto di esserlo, perché esiste da miliardi di anni. Non ha alcun motivo di computare il trascorrere del tempo, dato che il suo stato dell'esistenza non è un pianeta che ruota attorno ad una stella. È viceversa una specie di pianura infinita, abitata da entità che non hanno alcun bisogno di luce e di calore. Uno di questi Dei decide proprio ora di scivolare attraverso le barriere dimensionali, per punire il drago verde, che a lui pare un insetto. Alcuni umani, nella preistoria, si confrontarono con gli effetti marginali del passaggio degli Dei del gelo sulla Terra. Nacque allora una mitologia. Il gigante primigenio del gelo si chiamava Ymir. In assenza di altri nomi, sarà così che chiameremo la montagna di ghiaccio che invade l'intera immensa caverna degli orsi. Il freddo mostruoso penetra anche la pelliccia dei nativi, che fuggono all'esterno. Dragonfire li segue, preparandosi allo scontro con l'immenso nemico. Come una valanga di lava, il mostro cresce a dismisura entro e fuori dalla caverna. Dragonfire lo attende a piè fermo. Non è il primo sedicente Dio del ghiaccio che prova ad ucciderlo, ed anche lui scoprirà l'enorme difficoltà di concretizzare il suo desiderio. Ymir è alto almeno cento metri, con una massa inimmaginabile. Impugna una clava grande come il più grande dei campanili. Con essa percuote il drago di Evolution, o almeno ci prova. La clava colpisce il punto in cui il drago si trovava, giacché lui ha eluso il rozzo attacco. Una voragine si spalanca, accompagnata da un rumore di tuono. Dragonfire ride, così come sogghignano i draghi. La super-fiamma dentro di lui si anima spontaneamente, come un vulcano primordiale. È ormai evidente che lo scontro tra Ymir e Dragonfire è la contrapposizione tra il fuoco ed il gelo, ma anche tra il calore e l'entropia. Blizzard e gli orsi sopravvissuti si allontanano da quello scontro epico, sapendo di non poter in alcun modo interferire con le immense forze in gioco. Dragonfire afferra una roccia affiorante, che pesa numerose tonnellate; la strappa dal terreno, sollevando ghiaccio e neve. Poi la solleva sopra la sua testa, e la lancia verso il suo nemico. Quel proiettile mortale ruota su se stesso, mentre vola, lacerando l'atmosfera di quel mondo. Ymir sottovaluta quella piccola cosa, che però gli si conficca profondamente nel corpo. Pur non disponendo di organi interni, come gli esseri biologici, il colosso di ghiaccio risente del corpo estraneo. Ymir traballa sulle torreggianti gambe. La sua reazione è rabbiosa; la sua è una carica inimmaginabile, che produce un vero terremoto. Lui è un Dio, e non si farà sottomettere da un piccolo drago. In questo si sbaglia, dato che Dragonfire è ormai pronto a somministrargli tutta la sua super-fiamma. Fuoco e ghiaccio si scontrano, come avvenne sulla terra miliardi di anni or sono. Il risultato fu che il ghiaccio estremo fu esiliato quasi completamente, ed il fuoco fu costretto a rifugiarsi nelle profondità del pianeta. Adesso, nella dimensione degli orsi, il plasma alieno aggredisce e divora Ymir, che però non può morire. La sua natura primordiale lo pone oltre la morte; ecco perché implode, creando un vortice tra i mondi. Terminato il turbine, Dragonfire si materializza sulla Terra, nei pressi della base di Evolution; i suoi colleghi mutanti escono dal cacciatorpediniere per corrergli incontro. Analogamente, Ymir torna al mondo dell'entropia, dove medita sul potere immenso del drago di fuoco. Blizzard si chiede che fine abbia fatto Dragonfire, ma è quasi certo che si incontreranno di nuovo.

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