lunedì 29 ottobre 2012

LA FORTEZZA E LA BATTAGLIA_episodio 212°

La fortezza che presidia il fiume si presta ottimamente a bombardare, da posizione vantaggiosa, il cacciatorpediniere di Evolution. Il super-gruppo prende letteralmente il volo, con i craft antigravitazionali. Attacca la fortezza, viaggiando sopra la linea di tiro dei cannoni della Vae Victis. L’azione è ben congegnata: Dragonfire guida l’assalto, scendendo dal cielo, mentre i grossi proiettili costringono i difensori della fortezza a mettersi al riparo. Il drago ed i mutanti atterrano in una specie di piazza d’armi, circondata da alti e tetri edifici. I loro craft, guidati dai computer di bordo, tornano alla nave, in attesa di essere richiamati. Dragonfire, Kong, Ferox, Fulminatore, Maga, accompagnati da Drexx e Farie, sono subito circondati da una moltitudine di nemici. C’è di tutto: grossi cinghiali, ragni e scorpioni di dimensioni altrettanto preoccupanti, troll alti cinque metri, cavalieri corazzati, pterodattili ed un essere che assomiglia molto ad un tirannosauro. La missione di Evolution in quella dimensione sconosciuta è finora stata condotta da quella che sembra essere una casualità, ma forse non è così. Il dottor Occulto, che si trova a bordo della Vae Victis, sospetta infatti che forze misteriose tramino nell’ombra. Lui peraltro sa che il gruppo di super-eroi che ha fondato non si tirerà indietro di fronte ad alcuna avversità. Non è il momento della diplomazia, che peraltro di solito è un noioso impiego di sciocche chiacchiere. È viceversa ora di distribuire mazzate! Una saetta rossastra avvolge uno scorpione, lanciato all’assalto. L’animale si blocca di colpo, si impenna, frigge ed infine crolla sulla schiena, agitandosi ancora un po’. Kong, l’uomo bestia di Evolution, atterra dopo un salto in alto di quattro metri sulla groppa di un maxi ragno, che incassa malamente a botta. Kong balza alla ricerca di un nuovo bersaglio, lasciando il posto a Ferox, che affonda i suoi artigli nella schiena dell’aracnide stordito. La Maga mira ad un troll brutto e puzzolente, armato di un albero. Prima che il mostro abbatta la mazza, la lama mentale della mutante psionica individua il suo minuscolo cervello. Non intende perdere tempo a leggere i pensieri di quel bruto. Il suo intento è di bloccargli i movimenti, ed è quello che fa. Uno o due passi ancora, poi il troll crolla su un cinghiale, stordendolo. Drexx, la velocissima mutante della K-Force, corre attorno ad uno dei cavalieri, come se fosse fermo. Lui cerca di colpirla con la lancia e con la spada, ma non la sfiora neppure. Drexx salta in groppa al cavallo, dietro al cavaliere, sbilanciandolo. Il tizio cade al suolo, dove viene calpestato da un suo compare che lo seguiva da vicino. La fata Farie levita, per intercettare uno pterodattilo. Lui (o lei) apre una bocca smisurata, piena di denti forse più grandi di quelli di uno squalo tigre. Lo pterodattilo pensa sia ora di colazione, ma si sbaglia. Non è facile trovare qualcosa che uno pterodattilo non possa mangiare: mammiferi, rettili, insetti, molluschi; nulla o quasi gli suscita il voltastomaco. Nulla o quasi, eccetto il potere della fata Farie. Lo pterodattilo è colto da conati di vomito, che non ha mai provato nella sua vita. Cerca di rimanere in volo, ma desiste ed atterra per completare l’evacuazione di tutto quello che gli è rimasto nello stomaco. Una scena penosa! Il tirannosauro agita la sua coda, spazzando via i suoi stessi alleati. Dragonfire lo affronta, fermo come una roccia, ma molto più solido. Il tirannosauro prova a mangiarlo in un solo boccone, sebbene l’alieno verde non sia certo un animaletto indifeso. Un pugno di Dragonfire impatta però contro l’immensa mandibola, facendo saltare quattro o cinque denti lunghi mezzo metro. Il tirannosauro ruggisce di dolore. La battaglia si ferma per un istante, mentre tutti volgono la loro attenzione al combattimento tra i più forti delle due squadre. Il rettile più grosso non è comunque un drago; è fortissimo, molto aggressivo, ma non emette fiamme dalle fauci. La sua coda è capace di spezzare la spina dorsale a bufali ed altri animali massicci. Dragonfire conosce tuttavia molto bene l’efficacia di un attacco portato con una coda lunga e scattante. L’alieno di Evolution schiva il colpo del mostro, saltando in alto. Poi tocca a lui sparare una codata al tirannosauro. L’impatto contro una delle sue enormi zampe trasmette al rettile un dolore formidabile. Un cinghiale interrompe la tregua non dichiarata, caricando Dragonfire. Il drago di Evolution è alto tre metri, e pesa settecento chili; per cui è il cinghiale a farsi male. Kong coglie l’occasione per stenderlo del tutto, con un possente pugno sulla testa durissima. Fulminatore emette tre saette contemporaneamente, che stordiscono due ragni ed uno scorpione. Ferox prende di mira il troll, ammorbidito dalla scarica mentale della Maga. La donna leopardo è troppo veloce per lui, che cerca di afferrare l’albero da usare come mazza. Ferox non lo uccide, anche perché il suo nemico ha la pelle molto spessa, ma i suoi artigli lo lacerano a sufficienza da costringerlo alla fuga. Drexx, la velocista della K-Force, afferra una spranga di metallo, con la quale percuote cavalieri, cavalli e cinghiali. I nemici si stanno assottigliando, di fronte ai mutanti ed al drago, provenienti dalla Terra e da Akros. Dragonfire è ancora alle prese con il tirannosauro; lo considera un valido nemico, per quanto di certo non irresistibile. Entra nella guardia dell’enorme nemico, per colpirlo con un formidabile pugno in quello che per gli umani sarebbe il plesso solare. Anche il tirannosauro ha evidentemente una concentrazione di nervi in quell’area del gigantesco petto; per cui il pugno del drago lo abbatte senza pietà. I difensori rimasti sono pochi, ma non si arrendono. Ferox, Kong, Fulminatore, Maga, Drexx e Farie completano l’opera di Dragonfire. Nel giro di pochi minuti, cinghiali, cavalieri, ragni, scorpioni, troll, pterodattili ed il tirannosauro sono fuori combattimento. Mentre loro combattevano all’interno, la Vae Victis continuava a martellare le mura della fortezza, producendo grandi falle. Il cacciatorpediniere si è allontanato parecchio; adesso spara all’indietro, ma quasi nessuno risponde al fuoco. I super-eroi decollano dal campo di battaglia, lasciando nemici tartassati, ma nessun morto. I loro craft antigravitazionali li trasportano agevolmente sul ponte della Vae Victis. Poi il viaggio riprende. In un momento di relativa pace, gli eroi di Evolution pensano alla Terra. Ferox, che ha un rapporto simbiotico con la detective umana Lucrezia, cerca di visualizzarla. Il collegamento funziona nei due sensi; per cui contemporaneamente Lucrezia si chiede quali avventure mirabolanti stia vivendo Ferox. Lei deve viceversa occuparsi di nemici più ordinari, ma non meno insidiosi. Oggi deve stanare una setta di pazzi, che minaccia un suicidio di massa. La polizia li lascerebbe fare, se nella casa non fossero presenti anche dei bambini. I delinquenti sono pronti a sparare, in caso di irruzione; per cui sarebbe il caso di adoperare una strategia meno aggressiva. Lucrezia, fingendosi un’assistente sociale, convince il capo dei criminali a farla entrare. Sopporta le vessazioni dei pazzi, solo per valutare il numero delle vittime. Nel frattempo, pianifica quello che farà a quella marmaglia appena ne avrà la possibilità. I suoi artigli sono quasi potenti come quelli di Ferox; quindi sono più che sufficienti a sbranare qualsiasi umano. Lucrezia capisce che i fanatici religiosi hanno in mente di fare una gita premio dal loro dio, ricorrendo ad una grande quantità di esplosivo. I bambini iniziano a lamentarsi, percependo l’atmosfera pesante. Le mamme, quasi tutte complici del pazzo capo banda, hanno difficoltà a calmare i piccoli innocenti. La detective ritiene sia il momento di gettare la maschera. Uno degli sgherri si volta verso la poliziotta, come se presagisse la sua vera natura. Non è però un degno avversario dei riflessi e della ferocia felina della simbionte di Ferox. Artigli sbucano all’improvviso da mani apparentemente normali. Lucrezia asseconda una parziale trasformazione del suo volto, mentre anche i denti si allungano. La sua mandibola pare disarticolarsi, per permetterle di azzannare il collo del nemico più vicino. Prima che gli altri terroristi possano puntare le pistole, la detective abbandona la sua preda sanguinante, che scivola a terra. Lucrezia deve agire con grande velocità, stando in mezzo ai nemici, che non sparano per non colpirsi a vicenda. La poliziotta ne ferisce profondamente due, prima di decidere di defilarsi a grande velocità. A questo punto, sebbene in ritardo, i criminali rimasti le sparano addosso, senza però colpirla. Il combattimento cruento ha suscitato un moto di ribellione nei pochi adulti contrari alla pazzia del capo banda. Tuttavia, essendo in minoranza, vengono messi a tacere, e sono imprigionati in una stanza chiusa a chiave. La detective felina intanto ha trovato un nascondiglio, dal quale studia la mossa successiva. Ciò che lei non sa è che il capo banda ha deciso sia giunto il momento di ammazzare se stesso e tutti gli altri nella casa. Mancano pochi minuti all’esplosione, quando il rumore di passi molto pesanti giunge alle orecchie ipersensibili della simbionte di Ferox. Chiunque stia arrivando, si muove allo scoperto, senza paura che gli sparino addosso. Chiunque sia, la sua massa considerevole testimonia che non è umano. I criminali nella casa non odono il rumore dei passi, ma solo quello del pugno possente che distrugge la porta d’ingresso come fosse fatta di legno di balsa. Poi Black Dragon entra nella casa, ergendosi in tutta la sua statura di tre metri. Simile a Dragonfire, eccetto che per il colore nero, l’automa senziente scaglia via i terroristi che trova sul suo cammino come fossero fuscelli. La sua missione è di rendere innocuo l’ordigno esplosivo; lo cerca e lo individua subito, grazie ai suoi sensi high tech. L’unico che cerca di opporsi a lui è il capo della banda, che stringe al petto la bomba. Black Dragon non perde tempo: afferra il cretino, con una sola zampa, e lo scaglia fuori dalla casa. Il pazzo grida, perché capisce che, quando l’ordigno esploderà, lui sarà il solo a morire. Questione di secondi; poi un norme fragore annuncia la dispersione in una vasta area di frammenti di ossa, carne, liquidi organici e frattaglie assortite. I fedeli del pazzo appena defunto estraggono le armi, da fuoco e da taglio. Si scagliano contro il colosso, cercando di ucciderlo con l’acciaio ed il piombo. Black Dragon li lascia fare, perché per lui sono innocui; o forse aspetta che arrivino tutti a portata di zampa. I bambini, segregati nella casa, riescono a fuggire dal retro. La detective Lucrezia assiste alla scena, vigilando che nessuno interferisca coll’evacuazione. Nella casa, rimangono solo cinque stupidi teppisti, che Black Dragon non ha ancora abbattuto. Lucrezia arriva giusto in tempo per assistere alla resa dei conti: il possente automa agguanta due dei criminali, stracciando abiti, pelle e muscoli. Poi li utilizza come armi, per fracassare le ossa degli altri. Non tutti quei delinquenti riescono a annunciare con urla agghiaccianti il loro dolore incommensurabile, ma muoiono in silenzio. La detective osserva attentamente il possente drago, simile a Dragonfire, eppure dotato di una sua originalità. Brack Dragon le sorride, con le sue fauci d’acciaio; poi abbandona la scena del massacro, e scompare in un silenzio irreale. Lucrezia vorrebbe tornarsene a casa, felice di aver contribuito alla risoluzione del problema. Pensa all’intervento provvidenziale di Black Dragon, chiedendosi quanto sia stato casuale il suo arrivo. Purtroppo per lei, arriva invece la segnalazione del ritrovamento di una ragazza morta, sulle rive di un lago. La detective di solito si occupa di situazioni paranormali, quindi non capisce come mai la chiamino per indagare su un omicidio. Lo scopre di persona, quando verifica che la ragazza non risulta ferita in maniera visibile, e presumibilmente non è annegata. Come è stata uccisa? Quando Lucrezia scorge, nei pressi del corpo, alcuni disegni realizzati con qualcosa di rosso, comprende perché i suoi superiori l’abbiano coinvolta. Il primo ad accorgersi del mutamento in atto è ovviamente il dottor Occulto, mago e telepate senza pari sulla Terra. Subito dopo, lo sentono anche la fata Farie e le allieve di Occulto: Maga, Navigatrice e Guaritrice. La nebbia sorta dalle acque, o forse filtrata da ciò che si trova tra le dimensioni, avvolge la Vae Victis. Subito i rumori si fanno più ovattati, mentre tutti coloro che si trovano sul cacciatorpediniere perdono contatto con la realtà che li circonda. Sul ponte della nave da guerra, tutti si stringono a Dragonfire, che rimane saldo come una roccia nella tempesta. La transizione astrae dal tempo, giacché la Vae Victis ha ripreso il suo viaggio tra i mondi. Poi, in silenzio come era iniziato, il viaggio si conclude, e la nave torna ad arrestarsi nelle sabbie del deserto. Lo zombie Pierre, una sorta di mascotte di Evolution, osserva immobile il materializzarsi del vascello guerriero. Lo zombie saluta a suo modo, con un impercettibile sorriso, il ritorno sulla Terra di Evolution. La detective Lucrezia non lo sa, ma nella sua nuova indagine verrà in suo aiuto una mutante di Evolution, giacché Evolution è nuovamente sulla Terra. I disegni realizzati forse con il sangue, accanto alla ragazza uccisa, potrebbero essere una macabra rappresentazione di stupidi festaioli assassini, o qualcosa di più e di peggio.

lunedì 22 ottobre 2012

SERPENTI DELL’INCUBO_211°episodio

Clara sta ancora sognando. Decide di uscire da quel vasto locale sotterraneo, anche perché la giornata sta finendo, e vuole tornare a casa. Si avvia quindi verso la rampa in terra battuta, che la conduce all’aperto. Non ha difficoltà a salire, e neppure a passare attraverso un piccolo varco nella muratura. Una volta fuori, osserva con una certa apprensione le profondità dalla quale è appena emersa. Adesso le sembra oscura e minacciosa. Meglio camminare velocemente per il sentiero che attraversa i campi ed il bosco. Mentre il cielo si tinge di rosso, Clara raggiunge i primi alberi. Adesso spera che dietro ai tronchi non si nasconda qualche mostro spaventoso. Clara ha dimenticato di possedere i poteri che le derivano dal suo simbionte Tecnoragno. Lui non può ricordarglielo dato che è rimasto nella nostra realtà a vigilare il corpo addormentato della ragazzina. I quattro giovani licantropi non perdono tempo, ma corrono velocemente nel bosco, senza farsi vedere da lei. Il gatto demoniaco Braxcat ed il cane cibernetico Cyberdog la seguono nascosti nei fossi che costeggiano il sentiero. In pratica la coprono, nel caso in cui dai sotterranei appena abbandonati sbucasse qualche nuova minaccia. Braxcat lo spera vivamente, perché si diverte moltissimo a sbrindellare i fantasmi, come fossero semplici lenzuola svolazzanti. Gli amici di Clara sono contenti di essere entrati in questo suo sogno, anche se diventa sempre più simile ad un incubo. Poi l’attacco giunge inatteso: una specie di vipera nerastra scatta in alto, per mordere Clara. Una vipera normale non salta in quel modo, ma questa non è la realtà che conosciamo. I più vicini a Clara sono Cyberdog e Braxcat, che si precipitano come due furie sull’aggressore. La vipera, che ha inoculato il suo veleno in un braccio della ragazzina, spalanca una bocca enorme, pronta a mordere anche i due nuovi arrivati. Ma Braxcat pare essere dotato del potere del volo, o forse del teletrasporto. In una frazione di secondo raggiunge il serpente, per poi sezionarlo con le sue unghie sottilissime, ma più forti dell’acciaio. Il rettile nerastro si rifiuta di morire, ma ecco che Cyberdog, che nonhamai scordato di essere tutt’uno con il Transformatron, centra la vipera con due tentacoli di metallo lucente. La scarica elettrica, che investe il serpente, lo trasforma in una pozzanghera nerastra e puzzolente. I quattro giovani licantropi accorrono, e si accorgono che il veleno ha creato gravi danni a Clara. Sulla Terra, il Tecnoragno si accorge che l’avvelenamento è filtrato anche nel nostro stato dell’esistenza. Gli esploratori dei sogni si svegliano sul tetto del palazzo, dal quale è iniziata la loro avventura. I giovani licantropi sanno che la partita non è però conclusa. Sarà necessario l’intervento di un potere che nessuno di loro possiede; neppure Braxcat, né Cyberdog. Devono contattare il dottor Occulto, sperando che la sua sapienza sia in grado di guarire Clara. Il dottor Occulto, i mutanti di Evolution ed il drago si trovano sulla Vae Victis, in una dimensione senza nome. Assieme a loro, ci sono la fata Farie e la velocissima Drexx, entrambe componenti della K-Force di Akros. Il cacciatorpediniere, a suo modo senziente, continua a navigare sul corso d’acqua, che si inoltra nell’isola che stanno esplorando. In lontananza, si scorge una fortificazione massiccia, dalla quale si sporgono figure, che, a quanto pare, si preparano alla battaglia. Le torrette della Vae Victis ruotano autonomamente. I cannoni si caricano, come se invisibili serventi avessero trasportato i proiettili su dalla stiva. Quindi la nave da guerra apre il fuoco per prima, come se avesse imparato la lezione dagli scontri recenti. La fortificazione, colpita da quella forza dirompente, si frantuma in vari punti, ma solo superficialmente. Forse è iniziato lo scontro finale. La nave aumenta la sua velocità, mentre i suoi ospiti e le alleate si preparano ad affrontare i nemici rimasti. Uno di essi emerge dalle acque ribollenti, ergendosi a prua della Vae Victis. Un vero mostro, alto non meno di dieci metri. Un ammasso di roccia, che però mantiene la capacità di muoversi, sebbene in maniera difficoltosa. La Vae Victis lo colpisce con due cannonate, riuscendo solo a rallentare la sua avanzata. È necessario un potere più grande: quello di Dragonfire. Sulla Terra, i giovani licantropi, Cyberdog e Braxcat penetrano nottetempo nella camera di Clara. La loro amica sta effettivamente male, come se fosse stata morsicata da una vera vipera. Cercando di non farsi sentire dagli altri abitanti della casa, gli amici della ragazzina vegliano su di lei. Il gatto demone si trova bene con questi umani, ed anche con quello strano cane. Braxcat possiede doti che non comprende, o forse Braxal, che gli ha ridato la vita, lo sta aiutando anche adesso. Il gatto vorrebbe esternare il suo stato d’animo con uno dei suoi miagolii, ma sveglierebbe chiunque, e non sarebbe una soluzione. Invece quello che fa è di lanciare una richiesta di aiuto oltre le barriere dimensionali. Il gattino, sebbene sia parzialmente demoniaco, ha un’anima semplice. Soffre per l’incidente occorso a Clara, e la sua sincera voglia di riportare in vita la ragazzina spazia libera, fino a raggiungere il dottor Occulto. Mentre Dragonfire si prepara ad accettare la sfida del mostro roccioso, il fondatore di Evolution si concentra, per amplificare il segnale che gli perviene dalla Terra. Il potente telepate e mago individua quasi istantaneamente chi, sulla nave, potrà aiutare i suoi alleati: Nancy, la guaritrice. La cosa più semplice da fare è di inviare l’essenza di Nancy nella dimensione dei sogni, per avviare la guarigione da dove è partita la malattia. Sul ponte della nave, parecchi metri più in alto rispetto ai locali occupati dal dottor Occulto e dalle sue aiutanti Navigatrice e Nancy, Dragonfire prende il volo. Il dragoncraft trae energia dal corpo possente dell’alieno verde; così Dragonfire raggiunge in fretta una velocità impressionante. Il suo nemico roccioso pesa un numero incalcolabile di tonnellate, e non si riesce a capire quanto sia enorme, essendo quasi del tutto immerso nel fiume. La velocità del drago tuttavia lo sorprende, prima che possa alzare la guardia. Un pugno di enorme potenza apre le ostilità: Dragonfire colpisce quello che dovrebbe essere il volto del mostro. Il rumore è impressionante, e ne scaturisce un’esplosione di frantumi di pietra. Il gigante però non cade: oscilla avanti ed indietro, ma regge bene all’impatto che avrebbe sfondato anche un muro portante di un palazzo. Subito dopo è il mostro a contrattaccare, con un movimento di una delle braccia smisurate. Lo spostamento d’aria arriva anche a bordo della Vae Victis, ma è la mano chiusa a pugno del gigante roccioso che impatta contro Dragonfire. L’alieno di Evolution viene scagliato verso il ponte della nave, dove atterra in un fragore di metallo. Il cacciatorpediniere si lamenta per il trattamento, ma non ha dubbi su chi sia il nemico. Fulminatore potrebbe scaricare le sue saette contro l’aggressore, però è sicuro che Dragonfire non abbia bisogno dell’aiuto di alcuno. La vibrazione prodotta dal decollo del drago si ripercuote per tutta la nave. Il dottor Occulto, grazie ai suoi poteri mentali, segue lo scontro, ma non può distrarsi più di tanto. Aiutato dalla Navigatrice, sta infatti inviando l’essenza della Guaritrice Nancy in aiuto di Clara. Dragonfire prima di saltare verso il suo nemico, ha lasciato sul ponte il dispositivo di volo danneggiato. I muscoli del drago lo proiettano quasi altrettanto bene del dragoncraft. Non può però correggere la rotta una volta partito, ma non ne ha bisogno. Dragonfire piomba contro la grande massa di roccia senziente, ed inizia a colpirla con grandi pugni dirompenti. Adesso il gigante di pietra conosce il dolore ed anche la paura. Reagisce stringendo l’alieno di Evolution con braccia che potrebbero stritolarlo, se lui non fosse quello che è. La densità del corpo di Dragonfire è infatti più grande di quella della roccia stessa, e lui inizia a frantumare il petto del colosso. Questo sistema è però troppo macchinoso, per cui Dragonfire prepara la sua super-fiamma. Occorrono alcuni minuti, ma quando il plasma super caldo erompe dalle fauci del drago, la pietra si trasforma in lava. Al centro di quella specie di eruzione vulcanica, il possente rettile extraterrestre ricorda a tutti quelli che osservano il motivo per cui i draghi sono da sempre temuti e riveriti da tutte le culture. Il cacciatorpediniere, base itinerante di Evolution decide, spontaneamente ed opportunamente, di invertire la spinta delle sue eliche. Così facendo si allontana dalla pericolosissima emissione di energia, che costringe all’ebollizione l’acqua del fiume. Poi, il mostro di roccia non riesce più a mantenere la sua integrità strutturale, ed esplode in una moltitudine di pezzi. Dragonfire torna alla nave, nuotando nella poca acqua rimasta. La Vae Victis deve peraltro attendere che il livello del fiume si rialzi, prima di riprendere il viaggio. Intanto, nella stiva, la Navigatrice indirizza il corpo astrale di Nancy verso la dimensione dei sogni, che in qualche modo è contigua a quel piano dell’esistenza, oltre che a quello della Terra. Questa volta Braxcat non partecipa alla missione, per vegliare personalmente su Clara. I quattro giovani licantropi e Cyberdog, invece, nel silenzio della stanza della ragazzina, si abbandonano nuovamente al trance, che li conduce al rendez vous con Nancy. Dovremmo entrare nei pensieri di ognuno dei componenti di questo singolare super-gruppo, ma è meglio seguirli in azione. Non hanno alcuna garanzia di trovare Nancy o la stessa Clara, dato che la dimensione dei sogni è influenzata da innumerevoli soggettività. Sonia, Rebecca, Pedro e David rimangono uniti nella transizione grazie al potere del Transformatron, che nella nostra dimensione ha toccato le menti fisiche dei giovani licantropi, interrelandole. Dall’altra parte, Cyberdog, che è un cagnolino apparentemente normale, guida un quartetto di formidabili mutanti lupeschi. Il simbionte di Clara è in un certo senso figlio del simbionte del cagnolino cibernetico. Questo loro legame permette a Cyberdog di guidare i suoi amici dove si trova Clara. Anche in questo mondo, la ragazzina è priva di conoscenza. Anche nella dimensione dei sogni rischia la vita, a causa del veleno inoculatole da una vipera ormai defunta. Clara giace su una specie di altare, costituito da una grande pietra bianca, a forma di parellelepipedo. Adesso manca solo la Guaritrice, la cui essenza giunge da molto lontano, ammesso che abbia senso parlare in termini terrestri di dislocazioni tra i piani dell’esistenza. Sulla Vae Victis, troviamo la Navigatrice, che ha il potere di scorgere il percorso migliore, per raggiungere luoghi o persone. Sotto la guida del suo maestro, il dottor Occulto, la mutante trova i giovani licantropi e Cyberdog. Nancy deve muoversi con velocità e decisione, prima che quella dimensione fin troppo fluida confonda il potere della stessa Navigatrice. La Guaritrice scopre di poter volare. Decide di farsi spuntare le ali, e vola. Grandi ali da angelo, che ha sempre desiderato. Nella dimensione del sogno tutti noi potremmo fare cose bellissime, se conservassimo una sufficiente lucidità mentale. La giornata è bellissima, l’erba è verdissima, i fiori sono gialli, arancioni e di altre tinte appariscenti. Questo è il sogno di Clara, che cerca in questo modo di aiutare chi vuole salvarle la vita. Nel cielo terso, appaiono due grandi ali, che si avvicinano velocemente. In un batter d’occhio, Nancy atterra, suscitando l’invidia di tutti i bipedi presenti. Invece Cyberdog si limita a farle le feste. Il Transformatron ed il Tecnoragno esultano per il successo della prima parte della missione di salvataggio. La Guaritrice saluta tutti, e si accinge ad impiegare il suo potere. Con la repentinità tipica dei sogni, però la giornata di sole diventa una giornata nuvolosa. Soffia il vento, inizia a piovigginare acqua gelida, poi, come se non bastasse, arrivano i lupi. Un branco di attaccabrighe, che sbuca tra gli alberi, che ora sembrano essi stessi mostri in agguato. I giovani licantropi non si fanno pregare; anche questa volta, preferiscono la loro forma transizionale. I veri lupi sono più piccoli, ma sono più numerosi. La battaglia inizia, tra ringhi, unghiate, morsi, ma anche tecniche di combattimento che mettono in difficoltà gli aggressori. Cyberdog fa la sua parte, sconvolgendo i lupi con l’agilità ed i poteri che gli derivano dalla simbiosi con l’alieno tecnomeccanico Transformatron. I quattro giovani licantropi ed il cagnolino cibernetico fanno scudo alla Guaritrice, che trasfonde tutto il suo potere in Clara. Nancy si sta stancando, ed anche i suoi riflessi rallentano. Non sarebbe in grado di opporre resistenza all’attacco di un singolo lupo. Ma per questo ci sono i suoi amici, che combattono come forsennati, e riescono anche a divertirsi. Ogni volta che stendono uno dei lupi, ululano, e così facendo innervosiscono ancora di più gli attaccanti. Trascorrono i minuti e le ore, in quella dimensione quasi senza tempo. Poi finalmente l’avvelenamento retrocede; Clara si sforza di aprire gli occhi, e lotta anche lei, con tutte le sue forze. Sulla Terra, il suo simbionte Tecnoragno agisce sul corpo fisico della ragazzina, rendendolo più forte. Nella dimensione del sogno, finalmente una sorta di fantasma nero abbandona Clara, scivola al suolo e prende fuoco. Compiuta la sua missione in trasferta, la Guaritrice rigenera le sue ali angeliche, per tornare da Evolution e dalle nuove avventure che li attendono.

domenica 14 ottobre 2012

ESPLORATORI DEI SOGNI_210° episodio

I giovani licantropi questa notte se ne stanno calmi e rilassati, sul tetto di un edificio, sufficientemente alto da consentire loro di spaziare con lo sguardo in lontananza. Questa notte non hanno voglia di correre a perdifiato nei boschi, forse perché non c'è la luna piena. I conigli, gli scoiattoli a gli altri piccoli animali sono felici di ciò. I giovani licantropi sfruttano il loro olfatto per fiutare qualcosa che vada oltre il semplice odore. Cessata quasi completamente la circolazione dei rumorosi e puzzolenti veicoli a combustione interna, il vento conduce, a chi abbia la capacità di percepirle, le emissioni vitali degli alberi. Grazie ai loro nasi, particolarmente sviluppati, anche quando non sono completamente trasformati in lupi, i giovani licantropi riconoscono i pollini, le resine e tutto quello che di volatile c'è nel regno vegetale. Questa notte i nostri amici guerrieri ululanti dormirebbero volentieri sotto le stelle, ma gli eventi si stanno muovendo per negare loro il riposo notturno, che invece pare sia concesso a quasi tutti gli altri abitanti della città. Che bello quando gli umani non urlano, non corrono e finanche non parlano! Peccato che la notte duri solo poche ore. Rebecca, Sonia, David e Pedro: questi i nomi dei quattro licantropi adolescenti, che stanno per essere raggiunti dal loro amico Cyberdog. Il cagnolino cibernetico scala tranquillamente la parete del palazzo. Il suo simbionte, l’alieno tecnomeccanico Transformatron, estroflette artigli di metallo duro come il titanio, che perfora i mattoni. Cyberdog sapeva di trovare i suoi amici licantropi sul tetto, ma non si aspettava che stessero lì calmi a guardare le stelle. Altri protagonisti della nostra storia, i serpentoidi, trascorrono la notte nel loro covo, arredato secondo uno stile a dir poco alieno. Difficile dire se stiano dormendo, dato che hanno gli occhi aperti, ma sono assolutamente immobili. Nel covo degli Hunter Killer, c’è un grosso televisore che trasmette i notiziari 24 ore su 24. Sysform, l’unica femmina del gruppo, rientra nel covo proprio mentre in tv c’è un servizio su un laboratorio di ricerca. La serpentessa presta particolare attenzione al filmato, specie dove si dice che, nel laboratorio di ricerca sui danni prodotti dal fumo delle sigarette, i cani, le scimmie, i conigli ed altri animali sono costretti a respirare nicotina per gran parte del tempo. Sysform riesce ancora a provare sconcerto per le bassezze della razza umana. I serpentoidi divorano i cani, le scimmie ed i conigli, ma lo fanno in ossequio alla loro natura di predatori. Non li torturano con manifestazioni di sadismo, camuffate da scienza. Non avendo contratti di cattura da portare a termine, la serpentessa propone quindi ai suoi colleghi di sgranchirsi le spire in qualche altro modo. Cyberdog ed i quattro giovani licantropi intanto stanno continuando a godersi il fresco della notte. Il Transformatron non ha poteri psionici, ma è incuriosito dalle applicazioni dell’olfatto dei lupacchiotti. Loro invece vorrebbero tanto entrare nei sogni degli umani, che dormono sotto ed intorno a loro. Nei paraggi c’è però un essere che ha questo potere: il gatto demone, araldo di Braxal. Un animale, che è molto più di un animale, come del resto lo è Cyberdog. Se il gatto demone ha un difetto è quello di non essere particolarmente discreto nei suoi miagolii agghiaccianti. Uno dei suoi gorgheggi strappa i giovani licantropi e Cyberdog dalle loro riflessioni. Si affacciano verso la strada, e lui, il gatto demone, avverte in loro una particolare vibrazione, che li identifica come alleati. Così l’ex gattino morente, trasformato dal potere di Braxal in una piccola belva demoniaca, schizza verso di loro, risalendo le pareti lisce, come poco prima aveva fatto il cagnolino cibernetico. Essendo un gatto demone educato, appena incontra i nuovi amici li saluta con uno dei suoi stridenti miagolii, che svegliano centinaia di persone nei paraggi. Data l’ora però gli umani si convincono di aver avuto un incubo, e si riaddormentano, ripromettendosi di non mangiare più roba di difficile digestione prima di mettersi a letto. Il gatto demone, che in realtà è un gattino più piccolo del già minuto Cyberdog, saltella in mezzo ai quatto licantropi, che intuiscono a naso la peculiarità demoniaca del nuovo arrivato. I licantropi sono più vicini ad essere dei mutanti, che ad essere soprannaturali. Il gattino, invece, è stato quasi riportato in vita da Braxal, che non è un piccolo demone. Il Transformatron, che vive in simbiosi con il cagnolino cibernetico, decide di risolvere il problema della comunicazione tra i licantropi e l’arando di Braxal. Isole metalliche, dissimulate sul corpo di Cyberdog, emettono lunghi tentacoli, sottili, luccicanti e metallici. Cinque tentacoli, per la precisione, che raggiungono le fronti di Rebecca, Sonia, Pedro e David, mettendoli in contatto mentale con il miagolatore demoniaco, che d’ora in avanti chiameremo Braxcat. Lui ha già dimostrato un’attitudine a seguire le tracce dei sogni altrui: è un esploratore nato. I licantropi e Cyberdog comprendono, grazie alla connessione mentale, quanto sia immenso il terreno nel quale potranno tuffarsi, grazie alla guida di Braxcat, per giocare, correre e magari anche azzannare qualcuno o qualcosa. Frattanto i cinque serpentoidi, conosciuti come Hunter Killer, si sono inoltrati nelle campagne, contando solo sulle loro possenti spire. Hanno lasciato a casa l’automobile, perché di notte preferiscono muoversi come i rettili cacciatori che sono. Gli scoiattoli si sono rintanati tutti sugli alberi, dove dormono nelle fessure dei tronchi. Quelli di loro che fanno la guardia, si immobilizzano, vedendo passare quegli esseri non terrestri. Boa, lo sciamano del gruppo, solleva la grande testa crestata, perché si è accorto di essere osservato. Ma questa notte i serpentoidi non sono a caccia di scoiattoli, e neppure di lepri. Anche gli uccelli rapaci si tengono alla larga da quella banda singolare e pericolosa. Producendo pochissimo rumore, nonostante la sua grande massa, Stritolatore, leader del gruppo, guida i suoi verso un centro di sperimentazione scientifica, dove gli animali vengono torturati da umani che sostengono di voler fare del bene. Dato che è notte, gran parte degli addetti è assente. Ci sono tuttavia alcuni guardiani ed un tizio che si è trattenuto in laboratorio, per concludere un esperimento. È talmente preso dalle iniezioni, che sta somministrando ad alcuni conigli, che non nota l’arrivo di Anaconda e Pitone. I due enormi alieni serpentoidi gli strisciano alle spalle; poi si ergono ad almeno due metri da terra, grazie ai loro muscoli possenti. Anaconda avvicina la sua testa alla nuca del ricercatore, ed emette un forte sibilo. L’effetto è dirompente, nel silenzio della notte: l’umano schizza dalla sedia, facendo cadere le siringhe. Quindi si volta, già terrorizzato da ciò che lo aspetta. In quei brevi istanti, il suo inconscio proietta immagini di mostri atavici. Però la realtà come sempre supera la fantasia, e vedere incombere su di sé Pitone ed Anaconda induce il ricercatore a riversare ogni energia residua nelle gambe. Scappa, inciampando, cadendo, rialzandosi, gridando. Poco prima dell’irruzione dei serpentoidi, un gruppetto di ecologisti militanti si stava preparando a fare altrettanto. Nel buio si sono solo accorti che qualcuno li stava anticipando. Gli ecologisti non hanno visto gli Hunter Killer, perché altrimenti non sarebbero entrati nel laboratorio. Così, mentre Anaconda e Pitone esplorano un’altra ala della costruzione, gli ecologisti entrano a loro volta, per liberare gli innocenti animali. Nel giro di pochi minuti, l’aria è pervasa da suoni emessi da una moltitudine di bestiole. Boa trova per primo il direttore delle ricerche, che per sua sfortuna quella notte non aveva sonno. Sta somministrando fumo di sigarette ad alcune scimmie, per cronometrare quanto tempo ci mettono a morire. Arrivano anche Stritolatore e Sysform. Il capo degli Hunter Killer, che è un guerriero sanguinario, scruta attentamente quello strano umano e le sue ancor più strane azioni. Non intende ucciderlo per difendere animaletti che per i serpentoidi sono cibo, ma il pazzo è armato. Il direttore del laboratorio si trova in una piccola stanza, poco illuminata. Questo è forse il motivo per cui spara contro i serpentoidi, invece di scappare come ha già fatto il suo sottoposto. Stritolatore non lo avrebbe ucciso, dato che per lui è un animale fragile e puzzolente. Non lo avrebbe colpito al petto con la sua testa crestata, se non gli avesse sparato contro. Quell’uomo è un vero stupido. Gente che studia per anni, senza metabolizzare i fondamentali della sopravvivenza. Quando gli ecologisti arrivano, a liberare le scimmie fumatrici, trovano quindi il direttore morto. Sysform gli ha risparmiato l’agonia di essere schiacciato a morte da Stritolatore. La serpentessa lo ha azzannato sul collo, inoculandogli un veleno letale. Intanto, in un altro stato dell’esistenza, i mutanti di Evolution, Dragonfire, Farie e Drexx continuano la loro navigazione a bordo della Vae Victis. Il corso d’acqua, che stanno risalendo, li porta sempre più all’interno dell’isola che hanno trovato. Che non siano benvenuti è stato dimostrato dal recente attacco degli esseri scimmioidi, muniti di quattro braccia. La nuova aggressione proviene questa volta dalla vegetazione stessa, che spinge viticci sempre più grossi lungo la rotta della nave da guerra. La Vae Victis conferma di poter adoperare i suoi cannoni anche senza addetti al tiro. Le torrette ruotano, prendono la mira e colpiscono i grossi alberi dai quali provengono quei tentacoli vegetali. Ferox, Kong e Drexx impugnano dei machete e con essi colpiscono ferocemente le liane rampicanti, che cedono sotto i colpi. Lasciano sul ponte della nave una strana linfa, che ricorda il sangue. I super eroi della Terra e di Akros non perdono tempo a stupirsi, giacché si trovano in una dimensione per loro aliena, e “strano” è un termine che tende ad essere abusato. Fulminatore calibra le sue emissioni energetiche, in modo di bruciare gli aggressori, senza folgorare tutti quelli che camminano sul ponte metallico del cacciatorpediniere. Dragonfire aspetta che i viticci davanti alla nave si accumulino come una selva sempre più inviolabile. Poi scatena la sua super-fiamma, che non si limita ad incenerire i tentacoli verdi che colpisce, ma si estende velocemente verso gli alberi dei quali sono emissari. La Vae Victis rallenta, per non infilarsi nel turbine infuocato prodotto dall’alieno di Evolution. Quando infine la fiamma famelica raggiunte il suo acme, le piante urlano il loro dolore immenso, prima di morire incenerite. Sulla Terra, Braxcat, il gatto demone, ha appena convinto i giovani licantropi e Cyberdog ad assecondare il suo ed il loro desiderio di visitare i sogni altrui. È però prima necessario che tutti i presenti cadano in trance, per liberare i loro corpi astrali. In piena notte, con le strade silenziosissime, mentre gli umani entrano nella fase più profonda del sonno, Braxcat ed i suoi compagni di avventura lasciano momentaneamente i loro corpi fisici. Rimane a far la guardia il Transformatron, che è tutt’uno con il corpo di Cyberdog, che è solo apparentemente addormentato. Braxcat decide di fare una sorpresa ai giovani licantropi ed al cagnolino cibernetico, entrando nei sogni della loro alleata Clara, il corpo della quale è analogamente presidiato dal simbionte Tecnoragno. Lui individua i nuovi venuti, sebbene siano fantasmi, ma il Transformatron lo ha avvisato pochi minuti fa della missione in corso. Così i due extraterrestri tecnomeccanici studiano con attenzione le gesta di questi esploratori dei sogni. Clara sogna di trovarsi in una specie di sotterraneo, parzialmente illuminato dalla luce solare di una bella giornata estiva o primaverile. Cammina in mezzo alle macerie, probabilmente provenienti da un crollo parziale del soffitto. Clara però non ha paura che mattoni o altro le cadano in testa. Passa in un locale adiacente, dal quale sembra sia possibile uscire all’aperto, scalando una rampa di terra. In questo sogno, Clara trae piacere dagli odori dei fiori e delle erbe. Non mancano neppure i colori, e la ragazzina è felice di aver trovato questo rifugio. Dietro di lei, si materializzano i giovani licantropi, Cyberdog ed il gatto demoniaco. Decidono di non farsi vedere, o meglio: è Braxcat che dirige il gioco. Rebecca e Sonia vorrebbero correre incontro all’amica, e sono certe che lei le accoglierebbe a braccia aperte. Ma il gatto demoniaco fiuta il pericolo; il pelo gli si rizza sulla schiena, e lui sembra già più grande e pericoloso. Mentre Clara si allontana, camminando tranquillamente, ecco arrivare i mostriciattoli che hanno messo in allarme il gatto, araldo di Braxal. Evidentemente il suo padrone gli ha donato delle sensibilità uniche. I licantropi seguono l’esempio di Braxcat, rizzando anch’essi il pelo sulla schiena, mentre si trasformano nella loro versione transizionale. Il sogno ha delle regole tutte sue, e Clara non ode i versacci che gli attaccanti emettono prima di scontrarsi con i giovani licantropi, che, a proposito di rumorosità non abbisognano di lezioni. I mostriciattoli non hanno una forma definita: sono neri, pelosi, grossi come mastini, ma dotati di zampe e tentacoli. Sonia, Rebecca, Pedro e David attaccano subito briga, infliggendo più unghiate e morsi di quanti ne subiscano. Cyberdog, fortificato dal Transformatron, estroflette artigli metallici lunghi e pericolosi; poi si unisce alla festa. Braxcat però sembra avere anticipato tutti, perché da solo sta facendo una strage, tra miagolii terrificanti e soffi che farebbero invidia a Ferox. I mostriciattoli vengono respinti nel giro di pochi minuti. Raccolgono i loro pezzi e si allontanano a balzi, lamentandosi. Così, quando Clara ritorna in quella stanza, la trova deserta. La sola cosa che le appare stonata è lo strano odore di pelame di cane bagnato.

domenica 7 ottobre 2012

PROTOAMALGAMA_209° episodio

Le protobestie, quando impersonano Ferox o uno degli altri mutanti di Evolution, dispongono di uno scheletro adeguato. Quando, come adesso, si fondono assieme, le loro ossa assumono una consistenza semi-fluida, prima di ricompattarsi. La protobestia Kong era la più grossa del gruppo, emulando perfettamente la massa corporea dell'uomo-bestia di Evolution. I suoi circa duecento chili si amalgamano con gli altrettanti chili di materia vivente, provenienti dagli altri tre. Ne risulta un drago necessariamente più piccolo di Dragonfire, ma ugualmente in grado di emettere fiamme caldissime. Il suo scheletro è ovviamente quasi infrangibile. La protobestia Drago si riveste di scaglie cornee verdastre, che difficilmente si dimostreranno all'altezza di quelle dell'originale rettile alieno. Il cervello della protobestia Drago è un'amalgama funzionale dei quattro cervelli originari. Le protobestie agiscono come individui, ma danno il massimo quando tornano ad essere una sola cosa, perché quella è la loro forma primigenia. La protobestia Drago attacca Krom, ruggendo. La sua carica è impressionante per i pochi umani che non si siano ancora allontanati dal luogo dello scontro. Krom però impugna la sua grande spada, ed aspetta saldo come una roccia. Il gigante guerriero della K-Force sa che quello non è Dragonfire, ma solo una copia di categoria inferiore. Appena la protobestia Drago giunge a distanza utile, azzarda una codata micidiale contro il nemico. Krom non eccepisce sulla forza bruta del mostro che lo attacca, ma ritiene fin da subito che difetti di strategia. Il gigante super-umano usa i possenti muscoli delle gambe per saltare, sollevandosi da terra di almeno due metri. La coda del protodrago passa sibilando sotto di lui, senza neppure sfiorarlo. Poi, prima di atterrare, Krom e la sua spada portano un attacco proprio contro quella coda che avrebbe voluto spezzargli le ossa. La lama taglia con relativa facilità un tratto terminale della coda del protodrago, che sibila dal dolore. Mentre la battaglia prosegue, la parte amputata inizia a sciogliersi, tornando ad essere una massa biancastra. Mentre Krom schiva abilmente una grossa pietra, scagliatagli contro dall’indomabile nemico, il pezzo di coda sviluppa alcune zampette, e si muove verso la protobestia Drago. Il gigante della K-Force, scatta in avanti, tentando di amputare una zampa superiore al mostro, che però indietreggia, evitando nuovi danni. In quel frangente, il protodrago riassorbe la parte di sostanza corporea che Krom gli aveva asportato. In un altro stato dell’esistenza, il super-gruppo mutante Evolution, assieme a Drexx e Farie proseguono la loro navigazione sul cacciatorpediniere Vae Victis. Dragonfire ha scoperto di poter controllare la rotta della nave da guerra, agendo sulla ruota del timone. Lui solo a bordo dispone della forza necessaria a controbattere l’esuberanza del vascello. Il drago manovra in base alle sue percezioni, deciso a trovare la terra ferma; se non altro per rompere la monotonia di quell’interminabile viaggio per mare. I suoi alleati si lasciano volentieri condurre da Dragonfire, convinti che le sue sensibilità aliene siano molto utili in un contesto distorto come quello attuale. Trascorre un tempo difficilmente misurabile, giacché il cielo è sempre coperto da nubi. Poi di prua finalmente compare un’isola. Quella visione risolleva gli animi degli eroi e delle eroine presenti sulla nave, che preferiscono l’esplorazione e la battaglia ad un viaggio fin troppo calmo. La Vae Victis, che di solito si muove secondo propri schemi imperscrutabili, smette di opporre qualunque resistenza alle formidabili zampe di Dragonfire. La navigazione si sviluppa senza incontrare ostacoli, fino a breve distanza dalla costa. Il cacciatorpediniere costeggia l’isola, fino ad incontrare un fiume, che si spinge all’interno. Il drago aspetta che i suoi colleghi ed amici esprimano il loro parere sulla perlustrazione. Tutti confermano la loro fiducia in lui, suscitando nel drago orgoglio e gratificazione. Il corso d’acqua è sufficientemente largo e profondo da consentire alla nave da guerra di transitare a velocità ridotta. Alberi rigogliosi popolano le rive. Trattandosi di una dimensione differente da quella della Terra ed anche di Akros, i colori e le forme vegetali appaiono ovviamente aliene. In corrispondenza di una strettoia del fiume, alte grida annunciano l’attacco da parte di esseri scimmioidi, con sei arti ed una dentatura da carnivori. Su Akros, Krom e la protobestia Drago si scontrano in un corpo a corpo. Krom colpisce per primo, con un pugno potentissimo. Il suo nemico, colto completamente di sorpresa, subisce un impatto doloroso, che lo scaglia indietro di alcuni metri. Il protodrago non cade solo perché la sua potente coda lo stabilizza. Krom approfitta del vantaggio, ed, impugnando la grande spada, si appresta ad assestare un colpo decisivo sulla testa del mostro. Quando le protobestie hanno deciso di emulare Dragonfire, lo hanno fatto considerando il suo grande potere di emettere fiamme micidiali. Il protodrago scaglia quindi verso il suo nemico tutto il suo potere, ma, fortunatamente per il colosso della K-Force, la fiamma non ha raggiunto il massimo della temperatura. Krom prova comunque dolore, ed esce quasi subito dalla traiettoria del fuoco. Il gigante super-umano sta già guarendo dalle ustioni, ma il mostro si prepara ad un altro attacco. Arrivano però sulla scena della battaglia Aroo, l’uomo lupo, e Dardo Assassino. Il primo assale l’enorme protobestia, affondando i suoi denti acuminati in una spalla. Poi, quando il mostro allunga una zampa per afferrarlo, balza lontano. È la volta di Dardo Assassino e delle sue frecce semisenzienti. La protobestia viene colpita quasi contemporaneamente ad entrambe le zampe posteriori, ma i proiettili di legno non affondano per più di pochi centimetri in quella sua carne durissima. Poi il mostro si volta e fronteggia i tre super-eroi. La spada di Krom adesso è pronta ad affondare nel cuore del protodrago, ammesso che ne abbia uno, ovunque si trovi. Sulla Vae Victis, nella dimensione delle nebbie, i primi due scimmiotti carnivori, piovuti dai rami degli alberi a volta, assaggiano gli artigli della donna leopardo, che mugola felice di vedere il colore del loro sangue. Non sembrano particolarmente svegli, come se con il numero potessero vincere tutte le battaglie. Neppure Kong usa i guanti con chi li attacca senza alcun motivo apparente. I suoi pugni sballottano gli stupidi, con tutte le loro quattro braccia mulinanti a vuoto. Fulminatore limita la sua reazione a scariche relativamente deboli, che però causano folgorazioni ed odore di pelo bruciato. La Maga si tiene in disparte, giacché i suoi amici non hanno certo bisogno di lei, per pestare quelle centinaia di sprovveduti intrusi pelosi. La mutante telepatica vuole penetrare in quei piccoli cervelli, prima che svengano tutti per effetto delle botte che stanno incassando. Farie, la fata della K-Force non ritiene che gli scimmiotti siano degni della sua attenzione, ma commette l’errore di distrarsi. Accade così che uno di loro la morsichi di striscio, suscitando la sua immediata ira. Disintegrerebbe lo scimmiotto, però pensa che sia il caso di tenerlo in vita, nell’eventualità che le abbia inoculato un agente virale o batterico tipo la rabbia. Lo scimmiotto non capisce cosa lo abbia colpito, ma l’incantesimo di Farie lo addormenta profondamente, nel giro di due secondi. Drexx, il cui super-potere è la velocità, surclassa i pur agili aggressori, che non riescono quasi a vederla; ma lei li vede molto bene, e li percuote ferocemente. Dragonfire osserva la battaglia, fermo sul ponte della Vae Victis come una statua di pietra verde. Di certo gli scimmiotti avevano sviluppato questa convinzione, dato che, appena si rendono conto che Dragonfire è vivo, si danno precipitosamente alla fuga. Cercano di trascinare via anche i loro caduti, ma il prigioniero di Farie è oltre le loro possibilità d’intervento. Aroo, l’uomo lupo della K-Force, ha la tendenza ad assecondare fin troppo la sua naturale aggressività. Quindi, mentre Dardo Assassino cerca di capire come ferire veramente il protodrago, lancia un ululato e scatta all’attacco. Il mostro, amalgama di ben quattro protobestie, si ricorda di lui, e lo lascia fare. Aroo ha la possibilità di aprire enormemente la sua bocca, per addentare meglio. Si lancia verso una della enormi braccia del mostro, e lo morde con forza. Potrebbe sbriciolare un femore umano, ma il suo avversario avverte solo fastidio. Sorprendendo l’uomo lupo con la sua velocità, la protobestia Drago lo afferra per la collottola; poi arretra il braccio e lo scaglia lontano. Krom reagisce con la velocità del pensiero. Corre, o meglio salta, per intercettare il collega. Lo afferra a tre metri da terra, mentre vola ad una velocità che lo condurrebbe ad un impatto molto pericoloso. La grande massa di Krom assorbe gran parte dell’inerzia di Aroo; poi tutti e due si schiantano contro un muro di mattoni. Il muro si sfonda, mentre Krom ed Aroo scompaiono alla vista di Dardo Assassino. Il protodrago gli ride in faccia, come a voler sottolineare che lui pesa quattrocento chili, e potrebbe incenerirlo con relativa facilità. Ed in effetti ci prova, spalancando le fauci, dalle quali già iniziano ad erompere fiamme micidiali. Dardo Assassino aspettava proprio che il suo nemico spalancasse la boccaccia, per infilarci una delle sue frecce. La caratteristica principale delle protobestie è di essere pressoché fluide, anche quando sembrano solide. Questa caratteristica evita che il proiettile di durissimo legno, guidato dal potere mutante di Dardo Assassino, gli danneggi la colonna vertebrale. La protoamalgama registra l’aggressione, ma solo per riassemblarsi velocemente. In pratica, la freccia colpisce una vertebra, però subito dopo viene circondata da cellule pulsanti, che la espellono come fosse un piccolo ed insignificante corpo estraneo. Dardo Assassino però non demorde, e richiama la freccia, per non lasciare che il protodrago la distrugga. Un grande fragore di mattoni spezzati e polverizzati annuncia il ritorno in campo del gigantesco Krom. Aroo è stordito, ma ancora in grado di nuocere. La battaglia riprende con un macigno che vola verso il nemico della K-Force. Krom ha mirato bene, ed il protodrago subisce un potente impatto sulla testa. Il macigno si scheggia e rimbalza, senza ferirlo. Occorre molto di più: ad esempio la spada di Krom! Il protodrago carica come un bufalo, deciso a schiacciare i nemici con la forza bruta o con la fiamma. Dardo Assassino ha affrontato avversari anche più grandi, ma prudentemente si pone fuori dalla portata della coda del mostro. Frattanto carica il suo arco, deciso ad infilare qualche altra freccia in bocca all’enorme protobestia. Krom invece mantiene la sua posizione, lui e la sua spada assetata di sangue e di forza vitale. Quando infilza il protodrago nelle viscere, il mostro avverte un grande dolore, accompagnato dallo sconcerto di chi si credeva invulnerabile, ma ha appena scoperto di non esserlo affatto. A questo punto, inizia una lotta serrata tra le quattro probestie, che cercano di dissolvere il loro legame, e la spada di Krom, che aspira la loro forza. Il protodrago ruggisce, prima di cambiare forma; quindi torna ad essere un enorme amorfo mucchio di protoplasma. Estroflette tentacoli, che avvolgono Krom, ma il super-eroe della K-Force non molla la presa sulla spada a due tagli. Aroo si prende la rivincita sul mostro, staccando a morsi alcuni tentacoli, che continuano a muoversi anche dopo essere caduti a terra. Krom ed il protodrago sembrano due statue scolpite in ricordo di uno scontro primordiale. Il cervello della proamalgama inizia a dissolversi, rifluendo nei quattro cervelli originari; ma prima di perdere ogni controllo sui quattrocento chili di materia ribollente, la protoamalgama decide di esplodere. Sfrutta la fiamma magmatica, che aveva ospitato al suo interno. Pochi secondi prima della deflagrazione, Krom estrae la spada dalle viscere del nemico, e si getta a terra. Dardo Assassino ed Aroo lo hanno già preceduto. Con un grande spostamento d’aria, pezzi più o meno grandi del defunto protodrago volano in tutte le direzioni. Questo significherebbe la morte per ogni forma di vita classificata dagli umani come “naturale”. Ma le protobestie trascendono la comprensione umana, e le loro cellule continuano a vivere, anche sparpagliate come sono adesso. Sulla Vae Victis, il cacciatorpediniere di Evolution, la Maga e Farie analizzano la mente dell’essere scimmiesco che, assieme ad una torma di suoi simili, si è lanciato in un attacco quasi suicida. Come previsto, non risulta possedere un’intelligenza apprezzabile. Un ruggito enorme attira l’attenzione dei super-eroi. Un gigante con quattro braccia e due zampe atterra sul ponte della nave. Decisamente più grande di quelli che lo hanno preceduto, commette l’errore di proiettarsi verso l’avversario più massiccio. Kong, Ferox e Fulminatore, che erano pronti ad intervenire, lasciano che sia Dragonfire a scagliarlo a decine di metri di distanza, con un solo formidabile pugno. Lo scimmione atterra nel fiume; poi, semistordito, si allontana lentamente a nuoto. L’attacco è durato pochi secondi, ed stato presumibilmente suggerito dall’insensatezza che la telepate mutante e la fata riscontrano anche nel cervello dello scimmiotto preso prigioniero.

lunedì 1 ottobre 2012

SPADE VENDICATRICI_208° episodio

Le protobestie hanno la facoltà di emulare chiunque, specie i super-eroi di Evolution. La Maga, Ferox, Fulminatore e Kong però hanno sempre sconfitto le protobestie, grazie all’esperienza, alla strategia e forse all’anima. Che le protobestie siano prive di quella cosa che gli umani chiamano “anima”? A loro non importa; le protobestie sono predatori nati, comunque siano state generate o prodotte. Dopo il recente scontro con la K-Force ed Evolution, le protobestie hanno preso nota dei loro deficit strategici. Un’analisi spassionata, come se fossero dei computer viventi. Senza alcuna passione, eccetto la volontà di vincere. Adesso le protobestie si mettono in caccia; il loro obiettivo è Krom: il quinto componente della K-Force. Il colosso alto due metri e mezzo, armato di una formidabile spada a due tagli, sta combattendo contro una banda di terroristi. La K-Force è, su Akros, ciò che Evolution è sulla Terra. Due mondi paralleli, quasi simili; due gruppi di super-eroi, che lottano contro minacce superiori alle capacità umane. Uno dei terroristi dirige la sua auto contro Krom. Il gigante solleva la sua grande spada, che brilla di energia. Il terrorista accelera, convinto che le quasi due tonnellate di metallo possano sottomettere Krom. La velocità del veicolo cresce, mentre il motore raggiunge il massimo numero di giri. L’impatto pare inevitabile, ma Krom non accenna a muoversi. Il terrorista perde improvvisamente tutta la sua euforia assassina, quando la spada micidiale cala fulminea sul cofano dell’auto. L’impatto è estremamente rumoroso. La spada seziona il pesante motore, come se fosse formaggio molle. L’inerzia dovrebbe comunque spingere avanti ciò che resta dell’auto, ma la spada brilla ancora di più, quando assorbe anche quell’energia. Intanto, a bordo della Vae Victis, Dragonfire, Farie, Drexx, Ferox, Kong, Fulminatore e la Maga scorgono in lontananza il profilo di una grossa nave da guerra, in avvicinamento. A quanto pare, i danni alla Lancia di Odino sono stati riparati, ed i suoi uomini cercano la rivincita contro il cacciatorpediniere che ha vinto il primo round. Su Akros, Dardo Assassino ha trovato e soccorso Aroo, l’uomo lupo della K-Force, che era stato avvelenato dagli artigli della protobestia-Ferox. Suppongono che i loro quattro nemici non si trovino troppo distante, ma non sanno che le protobestie stanno assistendo alla battaglia tra Krom ed i terroristi. Sulla Terra, i serpentoidi Hunter Killer non sono gli unici giustizieri a caccia di gloria. Il Ninja Grigio, contattato dalla detective Lucrezia, segue la pista di un rapitore di bambine. Il fatto è avvenuto parecchi anni fa, ed adesso è scomparsa anche la mamma. Il Ninja Grigio non chiede al super-computer Galadriel indicazioni sull’identità del criminale. Preferisce usare le sue percezioni sottili, che si attivano quando medita nella profondità della sua tana. Riceve immagini che sono simboli da interpetare. Suoni, odori e sapori che deve decodificare. La pista poco a poco si delinea. I suoi occhi si aprono all’improvviso, mentre la nera katana inizia a brillare di una luce ultraterrena. Su Akros, il gigante della K-Force conosciuto come Krom solleva velocemente la sua enorme lama a due tagli. Essa si muove liberamente nelle sue grandi mani, per intercettare le pallottole che i terroristi gli stanno sparando addosso senza risparmio. Le pallottole viaggiano più o meno alla velocità del suono, quindi non possiamo contare sull’udito per evitarle. La vista potrebbe servire, ma i riflessi umani non sono così veloci. Krom è un super-umano, ma la sua spada è decisamente incantata. Percepisce la rotta che le pallottole seguiranno, prima ancora che scaturiscano dalle armi. E le pallottole si comportano come se per loro fosse inevitabile collidere contro quel metallo incredibilmente denso. Quando Krom mette le mani addosso ai primi due terroristi, gli altri capiscono di essere spacciati. Nulla possono i calci ed i pugni degli umani, per quanto forti ed addestrati, contro la possanza dell’eroe della K-Force. I terroristi, quando si riprenderanno dalla batosta subita, dovranno ringraziare Krom di essere ancora vivi, sebbene con numerose ossa rotte. Sulla Terra, il Ninja Grigio si muove attraverso la città come un fantasma. Le tenebre lo ammantano, rendendolo invisibile anche a pochi passi di distanza. Nonostante i lampioni si sforzino di rischiarare la notte, la tenebra si comporta come avesse vita propria, e scivola sfidando impunemente ciò che gli umani hanno costruito per combattere il terrore del buio. Nella tenebra, il Ninja Grigio procede a grande velocità, correndo, saltando o forse addirittura levitando. Il suo bersaglio ha approfittato del dolore della madre di una bambina rapita per condurla nel suo covo. La madre si illude che la piccola viva ancora. Subisce le angherie del maniaco, piagnucolando; questo lo rende più forte e convinto nella sua opera malvagia. Il Ninja Grigio non ha mai dubitato di voler uccidere il sordido criminale, ma, giunto nel covo di quella feccia umana, attende di sapere se per caso la bimba rapita anni prima sia viva. È altamente improbabile, e si dimostra l’ennesima illusione, fatta apposta per spezzare l’anima della povera, ma sciocca donna. Neppure adesso, che tutti i dubbi sulla sopravvivenza della piccola sono svaniti, la donna si decide ad assalire il maniaco con le unghie ed i denti. Anzi, è talmente rinunciataria che preferirebbe morire. Adesso, che l’ego dell’ignobile predatore ha raggiunto il massimo dell’autostima, il Ninja Grigio si materializza in mezzo alla stanza. L’impressione che suscita è proprio quella di essere sorto dal pavimento, o filtrato dal soffitto o dalle pareti. Il suo nemico ha la prontezza di riflessi di cercare protezione dietro la donna, minacciando di sgozzarla con un grosso coltello. Lei ormai è quasi impazzita, eppure avverte nel Ninja Grigio una forza ed una presenza che si pone oltre le possibilità di qualsiasi criminale umano. La donna sacrificherebbe volentieri la sua vita, per agevolare l’azione del guerriero delle ombre, ma non è necessario. La spada compare come per incanto nelle sue mani. Una katana, differente nella fattura dalla spada di Krom, eppure simile negli intenti e nei poteri. Una spada che trafigge le anime malvage, più ancora dei loro corpi. Il Ninja Grigio è velocissimo ad estrarre la katana, ed a colpire più veloce di un serpente. Se avesse voluto decapitarlo, la spada sarebbe già tornata nel fodero, e la testa del maiale rotolerebbe sul pavimento. La katana però vuole nutrirsi. Infissa nella fronte della sua vittima, gli somministra un dolore immane, ma non lo lascia morire. La sordida anima del maniaco viene succhiata lentamente, come fa il ragno con gli insetti caduti nella sua rete. Poi, alla fine, la spada tiene per sé l’energia, e sputa ciò che resta della sordida anima semi-disintegrata. Da adesso in avanti, quello che fu un rapitore ed un uccisore di innocenti scoprirà se esiste l’inferno. Nell’oceano delle nebbie naviga la Vae Victis, che è nuovamente sotto attacco da parte della corazzata conosciuta come la Lancia di Odino. Questa volta, la nave più grossa sfrutta meglio la distanza a proprio vantaggio, sparando con i grossi calibri. Le difese antiaeree del cacciatorpediniere entrano autonomamente in azione, ma potrebbero non essere sufficienti. La Maga e Farie non hanno ancora recuperato le energie impiegate per teletrasportare i loro colleghi su Akros. Dragonfire invece è assolutamente pronto alla battaglia, e prende il volo con il suo dragoncraft. Si colloca in posizione ideale per intercettare i giganteschi proiettili in arrivo. Lo assiste in questo difficile compito la Navigatrice, il cui potere mutante è appunto quello di calcolare e di prevedere le rotte degli esseri viventi, ma anche degli altri oggetti in movimento. Il possente drago brucia con il suo plasma caldissimo proiettili massicci, pieni di esplosivo micidiale. Il cielo si riempie quindi di deflagrazioni. Ferox, Kong e Drexx non hanno modo di impiegare i loro poteri, contro avversari tanto lontani, e se ne rammaricano. Fulminatore, invece, aiutato anche lui dalla sorella Navigatrice, scaglia possenti lampi, in difesa della nave che è la base e la casa di Evolution. L’unico che potrebbe assalire la Lancia di Odino è ancora una volta Dragonfire, ma se si discostasse dalla sua posizione difensiva quasi sicuramente la Vae Victis subirebbe danni seri. Kong nell’infuriare della battaglia non abbandona mai il suo sangue freddo, ed il suo intelletto lavora a pieno regime. Il teletrasportatore di bordo, che consente di sfruttare i worm holes, è probabilmente in grado di agganciare la nave nemica. Kong decide di tentare. Ovviamente Ferox insiste per partecipare all’incursione. Drexx, di conseguenza, rimane sulla Vae Victis, a manovrare e presidiare il teletrasportatore. Del resto la sua ultra-velocità non sarebbe impiegabile al meglio sul ponte affollato di una nave da guerra. In una frazione di secondo, Kong e Ferox si materializzano in mezzo ai nemici, cogliendoli di sorpresa. Durante lo scontro precedente, fu Dragonfire a massacrare mezzo equipaggio della corazzata. Quelli che adesso impugnano le armi contro Ferox e Kong riuscirono ad evitare di farsi spezzare le gambe, la testa e la schiena dal drago. I due mutanti sono decisamente meno appariscenti dell’alieno verde, e non sono altrettanto potenti, ma solo perché la forza di Dragonfire è incalcolabile. Avrebbe potuto incendiare la Lancia di Odino, ma non lo fece, forse in ossequio al coraggio dagli uomini che osarono contrastarlo. Le riflessioni cessano di botto, perché Ferox si è già lanciata nella mischia, artigli snudati, a squarciare ed infilzare. Subito dopo, arriva l’uomo bestia di Evolution, i cui pugni producono lesioni quasi pari a quelle che derivarono dalle codate di Dragonfire. I due mutanti di Evolution combattono con agilità contro avversari recidivi, spostandosi in maniera tale da sconsigliare ai nemici di sparare, perché correrebbero il rischio di colpirsi tra di loro. La battaglia sul ponte della Lancia di Odino rallenta anche gli addetti ai cannoni, che diminuiscono la frequenza dei tiri. Ferox e Kong si dirigono proprio verso le torrette, per neutralizzare gli artiglieri. Fulmini che colpiscono dall’alto l’equipaggio della corazzata, annunciano l’arrivo di Fulminatore, che vola grazie al suo craft antigravitazionale. Il capitano della Lancia di Odino ordina ai suoi di intensificare l’attacco, temendo che anche il drago torni a distruggerli con le sue fiamme terrificanti. La situazione si sblocca in maniera imprevista, quando il veliero fantasma del capitano Barbanera emerge da un banco di nebbia, distante poche centinaia di metri dalla corazzata. I fantasmi, che non troppo tempo fa si sono scontrati con Evolution, si comportano come alleati. Alcune torrette ruotano ed aprono il fuoco verso il veliero fantasma, con risultati pressoché nulli. I proiettili non incontrano alcun ostacolo; per cui si inabissano innocui. Barbanera ordina quindi l’arrembaggio. La sua nave, molto più piccola, normalmente non affonda la chiglia nell’acqua del mare, ma galleggia nell’aria sovrastante. Obbedendo a Barbanera, il vascello fantasma levita ancora più in alto, cosicché i pirati defunti ma non vinti possano comodamente attaccare briga con i marinai ancora vivi. Costoro, dopo i primi tentativi, smettono di cercare di uccidere i fantasmi a fucilate. Gli aggressori peraltro non possono uccidere i marinai della Lancia di Odino, neppure con le loro spade ectoplasmatiche. Barbanera comunica telepaticamente con Kong, Ferox e Fulminatore, promettendo di continuare la battaglia anche a nome di Evolution. I super-eroi terrestri acconsentono, visto che ormai gli addetti ai cannoni sono stati quasi tutti abbattuti, feriti più o meno gravemente. Fulminatore ha condotto con sé i craft antigravitazionali di Kong e di Ferox, ed i due se ne servono per tornare sulla Vae Victis. Su Akros, la più intraprendente tra le protobestie, la pseudo Ferox, schizza verso il gigantesco Krom, senza attendere i suoi tre alleati. Così facendo, la protobestia rischia di farsi sezionare dalla enorme spada a doppio taglio. Disponendo di un’agilità quasi pari a quella dell’originale donna leopardo, la protobestia Ferox, si contorce durante il salto, riportando solo una leggera ferita. Krom non è in alcun modo impressionato da quella creatura che assomiglia alla super-eroina terrestre, sua alleata. Agita la spada micidiale, facendola fischiare nell’aria, con fendenti che spezzerebbero ben altro che le ossa della protobestia. Lei però riflette, invece di ributtarsi in un attacco insensato. Poi, con circospezione, retrocede. Non vuole dare l’impressione di scappare, ma le è chiaro di non avere alcuna possibilità contro Krom; non da sola. Quando le quattro protobestie si incontrano, concordano istintivamente di passare al piano B. Rinunciano pertanto alla singolarità, per diventare un’amalgama. Non sono più le protoforme di Ferox, Kong, Fulminatore e Maga, bensì un tentativo di emulare il formidabile Dragonfire. Neppure sommate sono grandi e forti come lui, ma contro Krom ritengono di potercela fare.