lunedì 29 ottobre 2012
LA FORTEZZA E LA BATTAGLIA_episodio 212°
La fortezza che presidia il fiume si presta ottimamente a bombardare, da posizione vantaggiosa, il cacciatorpediniere di Evolution. Il super-gruppo prende letteralmente il volo, con i craft antigravitazionali. Attacca la fortezza, viaggiando sopra la linea di tiro dei cannoni della Vae Victis. L’azione è ben congegnata: Dragonfire guida l’assalto, scendendo dal cielo, mentre i grossi proiettili costringono i difensori della fortezza a mettersi al riparo. Il drago ed i mutanti atterrano in una specie di piazza d’armi, circondata da alti e tetri edifici. I loro craft, guidati dai computer di bordo, tornano alla nave, in attesa di essere richiamati. Dragonfire, Kong, Ferox, Fulminatore, Maga, accompagnati da Drexx e Farie, sono subito circondati da una moltitudine di nemici. C’è di tutto: grossi cinghiali, ragni e scorpioni di dimensioni altrettanto preoccupanti, troll alti cinque metri, cavalieri corazzati, pterodattili ed un essere che assomiglia molto ad un tirannosauro. La missione di Evolution in quella dimensione sconosciuta è finora stata condotta da quella che sembra essere una casualità, ma forse non è così. Il dottor Occulto, che si trova a bordo della Vae Victis, sospetta infatti che forze misteriose tramino nell’ombra. Lui peraltro sa che il gruppo di super-eroi che ha fondato non si tirerà indietro di fronte ad alcuna avversità. Non è il momento della diplomazia, che peraltro di solito è un noioso impiego di sciocche chiacchiere. È viceversa ora di distribuire mazzate! Una saetta rossastra avvolge uno scorpione, lanciato all’assalto. L’animale si blocca di colpo, si impenna, frigge ed infine crolla sulla schiena, agitandosi ancora un po’. Kong, l’uomo bestia di Evolution, atterra dopo un salto in alto di quattro metri sulla groppa di un maxi ragno, che incassa malamente a botta. Kong balza alla ricerca di un nuovo bersaglio, lasciando il posto a Ferox, che affonda i suoi artigli nella schiena dell’aracnide stordito. La Maga mira ad un troll brutto e puzzolente, armato di un albero. Prima che il mostro abbatta la mazza, la lama mentale della mutante psionica individua il suo minuscolo cervello. Non intende perdere tempo a leggere i pensieri di quel bruto. Il suo intento è di bloccargli i movimenti, ed è quello che fa. Uno o due passi ancora, poi il troll crolla su un cinghiale, stordendolo. Drexx, la velocissima mutante della K-Force, corre attorno ad uno dei cavalieri, come se fosse fermo. Lui cerca di colpirla con la lancia e con la spada, ma non la sfiora neppure. Drexx salta in groppa al cavallo, dietro al cavaliere, sbilanciandolo. Il tizio cade al suolo, dove viene calpestato da un suo compare che lo seguiva da vicino. La fata Farie levita, per intercettare uno pterodattilo. Lui (o lei) apre una bocca smisurata, piena di denti forse più grandi di quelli di uno squalo tigre. Lo pterodattilo pensa sia ora di colazione, ma si sbaglia. Non è facile trovare qualcosa che uno pterodattilo non possa mangiare: mammiferi, rettili, insetti, molluschi; nulla o quasi gli suscita il voltastomaco. Nulla o quasi, eccetto il potere della fata Farie. Lo pterodattilo è colto da conati di vomito, che non ha mai provato nella sua vita. Cerca di rimanere in volo, ma desiste ed atterra per completare l’evacuazione di tutto quello che gli è rimasto nello stomaco. Una scena penosa! Il tirannosauro agita la sua coda, spazzando via i suoi stessi alleati. Dragonfire lo affronta, fermo come una roccia, ma molto più solido. Il tirannosauro prova a mangiarlo in un solo boccone, sebbene l’alieno verde non sia certo un animaletto indifeso. Un pugno di Dragonfire impatta però contro l’immensa mandibola, facendo saltare quattro o cinque denti lunghi mezzo metro. Il tirannosauro ruggisce di dolore. La battaglia si ferma per un istante, mentre tutti volgono la loro attenzione al combattimento tra i più forti delle due squadre. Il rettile più grosso non è comunque un drago; è fortissimo, molto aggressivo, ma non emette fiamme dalle fauci. La sua coda è capace di spezzare la spina dorsale a bufali ed altri animali massicci. Dragonfire conosce tuttavia molto bene l’efficacia di un attacco portato con una coda lunga e scattante. L’alieno di Evolution schiva il colpo del mostro, saltando in alto. Poi tocca a lui sparare una codata al tirannosauro. L’impatto contro una delle sue enormi zampe trasmette al rettile un dolore formidabile. Un cinghiale interrompe la tregua non dichiarata, caricando Dragonfire. Il drago di Evolution è alto tre metri, e pesa settecento chili; per cui è il cinghiale a farsi male. Kong coglie l’occasione per stenderlo del tutto, con un possente pugno sulla testa durissima. Fulminatore emette tre saette contemporaneamente, che stordiscono due ragni ed uno scorpione. Ferox prende di mira il troll, ammorbidito dalla scarica mentale della Maga. La donna leopardo è troppo veloce per lui, che cerca di afferrare l’albero da usare come mazza. Ferox non lo uccide, anche perché il suo nemico ha la pelle molto spessa, ma i suoi artigli lo lacerano a sufficienza da costringerlo alla fuga. Drexx, la velocista della K-Force, afferra una spranga di metallo, con la quale percuote cavalieri, cavalli e cinghiali. I nemici si stanno assottigliando, di fronte ai mutanti ed al drago, provenienti dalla Terra e da Akros. Dragonfire è ancora alle prese con il tirannosauro; lo considera un valido nemico, per quanto di certo non irresistibile. Entra nella guardia dell’enorme nemico, per colpirlo con un formidabile pugno in quello che per gli umani sarebbe il plesso solare. Anche il tirannosauro ha evidentemente una concentrazione di nervi in quell’area del gigantesco petto; per cui il pugno del drago lo abbatte senza pietà. I difensori rimasti sono pochi, ma non si arrendono. Ferox, Kong, Fulminatore, Maga, Drexx e Farie completano l’opera di Dragonfire. Nel giro di pochi minuti, cinghiali, cavalieri, ragni, scorpioni, troll, pterodattili ed il tirannosauro sono fuori combattimento. Mentre loro combattevano all’interno, la Vae Victis continuava a martellare le mura della fortezza, producendo grandi falle. Il cacciatorpediniere si è allontanato parecchio; adesso spara all’indietro, ma quasi nessuno risponde al fuoco. I super-eroi decollano dal campo di battaglia, lasciando nemici tartassati, ma nessun morto. I loro craft antigravitazionali li trasportano agevolmente sul ponte della Vae Victis. Poi il viaggio riprende. In un momento di relativa pace, gli eroi di Evolution pensano alla Terra. Ferox, che ha un rapporto simbiotico con la detective umana Lucrezia, cerca di visualizzarla. Il collegamento funziona nei due sensi; per cui contemporaneamente Lucrezia si chiede quali avventure mirabolanti stia vivendo Ferox. Lei deve viceversa occuparsi di nemici più ordinari, ma non meno insidiosi. Oggi deve stanare una setta di pazzi, che minaccia un suicidio di massa. La polizia li lascerebbe fare, se nella casa non fossero presenti anche dei bambini. I delinquenti sono pronti a sparare, in caso di irruzione; per cui sarebbe il caso di adoperare una strategia meno aggressiva. Lucrezia, fingendosi un’assistente sociale, convince il capo dei criminali a farla entrare. Sopporta le vessazioni dei pazzi, solo per valutare il numero delle vittime. Nel frattempo, pianifica quello che farà a quella marmaglia appena ne avrà la possibilità. I suoi artigli sono quasi potenti come quelli di Ferox; quindi sono più che sufficienti a sbranare qualsiasi umano. Lucrezia capisce che i fanatici religiosi hanno in mente di fare una gita premio dal loro dio, ricorrendo ad una grande quantità di esplosivo. I bambini iniziano a lamentarsi, percependo l’atmosfera pesante. Le mamme, quasi tutte complici del pazzo capo banda, hanno difficoltà a calmare i piccoli innocenti. La detective ritiene sia il momento di gettare la maschera. Uno degli sgherri si volta verso la poliziotta, come se presagisse la sua vera natura. Non è però un degno avversario dei riflessi e della ferocia felina della simbionte di Ferox. Artigli sbucano all’improvviso da mani apparentemente normali. Lucrezia asseconda una parziale trasformazione del suo volto, mentre anche i denti si allungano. La sua mandibola pare disarticolarsi, per permetterle di azzannare il collo del nemico più vicino. Prima che gli altri terroristi possano puntare le pistole, la detective abbandona la sua preda sanguinante, che scivola a terra. Lucrezia deve agire con grande velocità, stando in mezzo ai nemici, che non sparano per non colpirsi a vicenda. La poliziotta ne ferisce profondamente due, prima di decidere di defilarsi a grande velocità. A questo punto, sebbene in ritardo, i criminali rimasti le sparano addosso, senza però colpirla. Il combattimento cruento ha suscitato un moto di ribellione nei pochi adulti contrari alla pazzia del capo banda. Tuttavia, essendo in minoranza, vengono messi a tacere, e sono imprigionati in una stanza chiusa a chiave. La detective felina intanto ha trovato un nascondiglio, dal quale studia la mossa successiva. Ciò che lei non sa è che il capo banda ha deciso sia giunto il momento di ammazzare se stesso e tutti gli altri nella casa. Mancano pochi minuti all’esplosione, quando il rumore di passi molto pesanti giunge alle orecchie ipersensibili della simbionte di Ferox. Chiunque stia arrivando, si muove allo scoperto, senza paura che gli sparino addosso. Chiunque sia, la sua massa considerevole testimonia che non è umano. I criminali nella casa non odono il rumore dei passi, ma solo quello del pugno possente che distrugge la porta d’ingresso come fosse fatta di legno di balsa. Poi Black Dragon entra nella casa, ergendosi in tutta la sua statura di tre metri. Simile a Dragonfire, eccetto che per il colore nero, l’automa senziente scaglia via i terroristi che trova sul suo cammino come fossero fuscelli. La sua missione è di rendere innocuo l’ordigno esplosivo; lo cerca e lo individua subito, grazie ai suoi sensi high tech. L’unico che cerca di opporsi a lui è il capo della banda, che stringe al petto la bomba. Black Dragon non perde tempo: afferra il cretino, con una sola zampa, e lo scaglia fuori dalla casa. Il pazzo grida, perché capisce che, quando l’ordigno esploderà, lui sarà il solo a morire. Questione di secondi; poi un norme fragore annuncia la dispersione in una vasta area di frammenti di ossa, carne, liquidi organici e frattaglie assortite. I fedeli del pazzo appena defunto estraggono le armi, da fuoco e da taglio. Si scagliano contro il colosso, cercando di ucciderlo con l’acciaio ed il piombo. Black Dragon li lascia fare, perché per lui sono innocui; o forse aspetta che arrivino tutti a portata di zampa. I bambini, segregati nella casa, riescono a fuggire dal retro. La detective Lucrezia assiste alla scena, vigilando che nessuno interferisca coll’evacuazione. Nella casa, rimangono solo cinque stupidi teppisti, che Black Dragon non ha ancora abbattuto. Lucrezia arriva giusto in tempo per assistere alla resa dei conti: il possente automa agguanta due dei criminali, stracciando abiti, pelle e muscoli. Poi li utilizza come armi, per fracassare le ossa degli altri. Non tutti quei delinquenti riescono a annunciare con urla agghiaccianti il loro dolore incommensurabile, ma muoiono in silenzio. La detective osserva attentamente il possente drago, simile a Dragonfire, eppure dotato di una sua originalità. Brack Dragon le sorride, con le sue fauci d’acciaio; poi abbandona la scena del massacro, e scompare in un silenzio irreale. Lucrezia vorrebbe tornarsene a casa, felice di aver contribuito alla risoluzione del problema. Pensa all’intervento provvidenziale di Black Dragon, chiedendosi quanto sia stato casuale il suo arrivo. Purtroppo per lei, arriva invece la segnalazione del ritrovamento di una ragazza morta, sulle rive di un lago. La detective di solito si occupa di situazioni paranormali, quindi non capisce come mai la chiamino per indagare su un omicidio. Lo scopre di persona, quando verifica che la ragazza non risulta ferita in maniera visibile, e presumibilmente non è annegata. Come è stata uccisa? Quando Lucrezia scorge, nei pressi del corpo, alcuni disegni realizzati con qualcosa di rosso, comprende perché i suoi superiori l’abbiano coinvolta. Il primo ad accorgersi del mutamento in atto è ovviamente il dottor Occulto, mago e telepate senza pari sulla Terra. Subito dopo, lo sentono anche la fata Farie e le allieve di Occulto: Maga, Navigatrice e Guaritrice. La nebbia sorta dalle acque, o forse filtrata da ciò che si trova tra le dimensioni, avvolge la Vae Victis. Subito i rumori si fanno più ovattati, mentre tutti coloro che si trovano sul cacciatorpediniere perdono contatto con la realtà che li circonda. Sul ponte della nave da guerra, tutti si stringono a Dragonfire, che rimane saldo come una roccia nella tempesta. La transizione astrae dal tempo, giacché la Vae Victis ha ripreso il suo viaggio tra i mondi. Poi, in silenzio come era iniziato, il viaggio si conclude, e la nave torna ad arrestarsi nelle sabbie del deserto. Lo zombie Pierre, una sorta di mascotte di Evolution, osserva immobile il materializzarsi del vascello guerriero. Lo zombie saluta a suo modo, con un impercettibile sorriso, il ritorno sulla Terra di Evolution. La detective Lucrezia non lo sa, ma nella sua nuova indagine verrà in suo aiuto una mutante di Evolution, giacché Evolution è nuovamente sulla Terra. I disegni realizzati forse con il sangue, accanto alla ragazza uccisa, potrebbero essere una macabra rappresentazione di stupidi festaioli assassini, o qualcosa di più e di peggio.
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