giovedì 10 gennaio 2013
ELIFAS IL MESTATORE_223° episodio
Un luogo immerso nelle nebbie, non riportato sulle carte, né sui database digitali di alcun navigatore. Luci pulsanti che sorgono dalle paludi; salgono lentamente verso il cielo e si dissolvono. Voci lontane, che sospirano e parlano lingue sconosciute. Qualcosa nuota nelle acque limacciose, che si suppone esistano sotto le nebbie. Serpenti? Pesci assassini? Odori di zolfo e di altre cose incendiate. Una figura incappucciata, vicina ad un calderone. Mescola un intruglio non meglio identificato. Il mestolo è un lungo bastone, che agita il liquame maleodorante. All'interno del calderone, cose che si agitano cercando di respirare; poi si inabissano. Sotto il cappuccio, un volto coperto d'ombra, al punto che sembra ombra esso stesso. Braccia e mani scheletriche, coperte da una pelle squamosa come quella di un rettile. Il fattucchiere (o forse una fattucchiera) scruta nel pentolone. In esso vede cose che avvengono in posti vicini e lontani. Fatti e situazioni che la figura incappucciata analizza contemporaneamente. Vede l'uomo che ha aggredito la detective Lucrezia. Lei, per sopravvivere, gli ha strappato il fegato. Lui adesso agonizza, o forse è già morto; ma non importa: era solo carne da cannone. Due altri inviati sono stati abbattuti dai giovani licantropi, che si sono dimostrati troppo forti per quei due pseudo-zombie. L'ultimo aggressore della serie dei tre è stato appena ammazzato dal Lupo Nero. Persino il tristo mestatore prova un brivido, alla vista delle zanne e degli occhi del lupo demone. Sulla Terra, la detective Lucrezia si rivolge al super-computer Galadriel, che, dotato di una curiosità insolita per una macchina, assorbe avidamente tutti i particolari. Esiste un legame molto ben definito tra le tre aggressioni. L’uomo che ha aggredito Sonia non ha fatto in tempo a dire alcunché prima di morire; altrimenti anche lui probabilmente avrebbe detto “Niflheim”, che è il nome dell’inferno degli antichi scandinavi. Il cadavere lasciato sul selciato dal Lupo Nero sembra quello di un uomo normale, ma era almeno forte quanto la giovane licantropa che stava cercando di rapire. L’esame autoptico non rivela però alcun particolare anatomico che possa spiegare quell’energia inumana. In un deserto molto lontano, il dottor Occulto, fondatore e capo di Evolution, ha registrato un’attività anomala tra le dimensioni confinanti con il nostro stato dell’esistenza. Qualcosa ha indebolito i portali, che normalmente sono chiusi. Il più potente telepate della Terra prova a sondare il mistero, ma l’incappucciato mescola le acque che ribollono nel suo calderone. Così facendo cancella quasi completamente le tracce del suo operato. È stato in effetti proprio lui a manipolare quattro menti umane particolarmente deboli, incaricandole di assalire e rapire. Non a caso l’attacco si è svolto ai danni di amici del super-gruppo mutante Evolution. Il mestatore intendeva colpire i difensori della Terra nel loro punto più debole. Tuttavia, sia la detective che i giovani licantropi si sono difesi ed hanno aggredito a loro volta. Il mestatore, immerso nelle nebbie e nei fuochi fatui del suo inferno, apprezza la sfida. Il suo sogghigno ricorda quello di un antichissimo teschio. Il Lupo Nero un tempo accompagnava la guaritrice Nancy. Poi vennero entrambi catapultati attraverso il tempo, ed ora che Nancy vive a bordo della Vae Victis, il Lupo Nero addestra e supporta i giovani licantropi. Solitamente preferisce vivere nei boschi, traendo la sua forza dal contatto diretto con la Natura. Inoltre i suoi amici licantropi gli hanno suggerito di non farsi vedere in giro dagli umani, che sui lupi neri hanno elaborato parecchie leggende. I boschi sono molto diversi da quel che erano nel medioevo; li ricorda molto bene, dato che è da quel contesto temporale che sono pervenuti lui e Nancy. Lupo Nero evita di fare da bersaglio ai cacciatori, anche per salvaguardare la loro stessa incolumità. Non è una belva malvagia; gli scoiattoli del bosco lo sanno, ma evitano lo stesso di avvicinarsi troppo alle sue fauci possenti. Chi non teme le sue mascelle micidiali probabilmente vuole morire, o forse è già morto. Diversi dagli zombie, ma assimilabili a loro per lo sprezzo della loro incolumità, quattro umanoidi si avvicinano cautamente al Lupo Nero. È però molto difficile ingannare un essere dotato della sua capacità olfattiva. Per cui, con un movimento fluido e possente si volta per affrontarli. Lupo Nero riconosce dall’odore la provenienza del nuovi arrivati: puzzano come l’aggressore di Sonia. Quello a cui il Lupo Nero ha, poche ore fa, spezzato il collo. Ringhia per avvisarli di non avanzare oltre, ma i quattro continuano a venire avanti, traballando. Che siano drogati, ubriachi o posseduti, al Lupo Nero non interessa. Scatta ad addentare le gambe del primo che gli capita a tiro. Il ginocchio si spezza quasi subito. Il nemico cade, ma continua a muoversi, strisciando sulla pancia. Dovrebbe provare un dolore esagerato; invece sbava e sogghigna. Il secondo nemico viene investito dalle zampe anteriori del possente lupo demone. Le costole cedono, il tizio cade rovinosamente sulla schiena, ma afferra il pelo del Lupo Nero, che in risposta gli addenta la faccia. Vivo o morto vivente, avrà grosse difficoltà a fare qualsiasi cosa che non sia attendere che qualche animale spazzino lo faccia a pezzi. Gli ultimi due pseudo zombie tuttavia si aggrappano ognuno ad una zampa posteriore del loro possente avversario. Lui si agita come un cavallo recalcitrante, preparandosi a farli a pezzi. In questo momento scatta l’incantesimo di trasferimento, reso possibile dalla relativa immobilità del Lupo Nero, che viene condotto in un piano dell’esistenza, che è quello dal quale il tetro incappucciato ha ordito le aggressioni contro i giovani licantropi e Lucrezia. L’ambiente è ostile, nebbioso, infido, ma il prode lupo demone ulula la sua sfida al cielo grigio. Non visto ma vicinissimo, il mestatore continua la sua opera. Il Lupo Nero non sa di essere stato trasportato nel Niflheim, ma chi lo ha rapito forse non si rende conto di avere messo in moto eventi imprevedibili. Il Niflheim è un inferno che affaccia su diversi tempi contemporaneamente. Il defunto stregone Elifas si dedica al suo calderone, mediante il quale mantiene attiva la sua forza. La sua maledizione è di dover continuare a rimestare, per evitare che quelle teste affioranti schizzino fuori e lo addentino. Qualcuno potrebbe pensare che un morto non debba avere paura di essere addentato, ma evidentemente quel qualcuno non conosce il Niflheim. Elifas non è il padrone di quell’inferno, ma le sue trame non sono ostacolate da chi sta sopra di lui. Creare degli zombie sulla Terra, possedendo menti già bacate, finora ha ottenuto solo il risultato di rapire il Lupo Nero. Elifas intende però andare oltre. Per cui apre una finestra su un altro tempo. È in corso una battaglia tra guerrieri vichinghi ed altri barbari. Si scambiano violenti colpi di spada, lancia ed ascia, ma nessuno si tira indietro. I guerrieri di ambedue gli schieramenti usano poco lo scudo, o ne sono addirittura sprovvisti. Nessuna delle due fazioni intende cedere, sebbene in palio ci sia solo un’isoletta rocciosa. Gli uomini hanno sempre lottato tra loro, prima di tutto per il gusto di farlo. Un vichingo ed un celta, nella foga della lotta, si sono allontanati dagli altri. Camminano ed inciampano su una vegetazione testardamente aggrappata alla roccia. Non si rendono tuttavia conto di essere entrati in un’area dove in passato avvenivano le sepolture del vicino villaggio. Al comando del mestatore, che si trova nel Niflheim, un corpo non ancora decomposto viene rianimato da una parodia di vita. Non accoglie molto bene la novità, dovendo tornare al freddo, all’umido ed al dolore, dopo la sospensione della morte. Il morto senza nome però obbedisce allo stregone, ed afferra il vichingo. Il celta potrebbe approfittarne o difendere il nemico, che in fondo è un uomo aggredito da un cadavere. Invece scappa ululando, soverchiato dal timore superstizioso. Avrà qualcosa da raccontare ai suoi figli ed ai suoi nipoti, seduti attorno al fuoco. Il vichingo invece lotta contro quelle mani decomposte, che però hanno una grande forza. Si prepara ad impiegare il ferro, che sicuramente distrugge la carne e le ossa, ed esorcizza il male. Non ci riesce solo perché l’incantesimo di Elifas in quel momento rapisce il suo spirito, trasportandolo nell’inferno dei morti dannati. Non si sarebbe indignato se le valchirie lo avessero portato nel Walhalla, ma il Niflheim è estremamente disonorevole per un prode guerriero quale lui è. Impugna la sua ascia, desideroso di sbranare qualcuno; ma ecco uscire dalle nebbie un grosso lupo nero. Il vichingo pensa che, se lo ucciderà, avrà modo di guadagnarsi il Walhalla. Parte quindi all’attacco. Il Lupo Nero non comprende cosa voglia quel pazzo, ma i suoi denti sono pronti a spiegargli chi è il più forte. Non visto dai due contendenti, il malefico mestatore sogghigna con le sue scheletriche mascelle. Lupo Nero non poteva però scomparire senza allarmare i suoi amici e colleghi. I giovani licantropi si rivolgono ad Evolution, che, grazie ai poteri della Navigatrice, inizia la ricerca. Il dottor Occulto e la Maga l’aiutano con le loro energie psioniche. Il Lupo Nero è connotato da una precisa impronta mentale rintracciabile da chi abbia un potere assimilabile a quello della Navigatrice; ma pare proprio che il lupo demone non si trovi più sulla faccia della Terra. Cyberdog utilizza la tecnologia aliena del suo simbionte, il Transformatron. Le antenne del cagnolino cibernetico frugano l’etere elettromagnetico; ma anche lui deve riconoscere l’insuccesso. Tra gli Esploratori dei Sogni c’è però un altro essere, che detiene poteri di diverso tipo. Braxcat era un gattino conciato male, prima che Braxal lo trasformasse nel suo araldo. Il demone Braxal vive in un suo particolare inferno, che nulla ha e che vedere con gli inferi delle mitologie terrestri. Braxcat ha sviluppato propri schemi di pensiero, differenti da quelli dei gatti comuni, ma anche dalla consapevolezza umana comune. Non ha difficoltà a varcare la barriera dimensionale tra il nostro stato dell’esistenza e quello del suo quasi creatore. Braxal considera con apprezzamento l’intento del suo allievo, e gli offre la possibilità di accedere al mondo dove è stato trasportato il Lupo Nero. Braxal deduce che nel Niflheim ci sia qualcuno che sta ordendo qualche manovra malvagia e devastante, verso i popoli della Terra. Lupo Nero ed il vichingo hanno già iniziato a scambiarsi colpi d’ascia e morsi micidiali. Continuerebbero per parecchio tempo, se Braxcat non li bloccasse con uno dei suoi lamenti acutissimi. Lupo Nero, conosciuto come un terribile animale sanguinario, quasi scodinzola alla vista del collega. Può attendersi che lo riconduca alla Terra ed ai suoi amici. Il vichingo ferma la sua furia e la sua ascia. Si trova in un posto strano, dove non vorrebbe stare. In fondo non ha alcun bisogno di lottare contro quello strano enorme lupo, che adesso si direbbe stia confabulando con quel gattino, che non può essere tenero come sembra. Di conseguenza, lo strano terzetto inizia a camminare lungo una strada che fino a poco fa non c’era. Braxcat, che è l’unico dei tre ad avere un buon rapporto con la magia, ha perso di vista il portale che lo ha condotto nel Niflheim. Non scomparso del tutto, però. Così il vichingo ed il Lupo Nero seguono il gattino araldo di Braxal in una landa nebbiosa, desolata ed apparentemente senza fine. Il perfido Elifas non è tipo da affrontare direttamente il Lupo Nero, Braxcat ed il vichingo di nome Wulfgar. Invia però ad ostacolare il loro cammino una serie di cose semi-morte, che in quell’inferno abbondano. Non è tuttavia in grado di evocare guerrieri e neppure i loro destrieri, che si trovano nel Walhalla. Gli eroi sono quindi assaliti da una moltitudine di spettri di contadini, pescivendole, bottegai, cani e muli. Nulla di eroico nel loro incedere, ma sono parecchi. Il Lupo Nero si scaglia come una furia in mezzo agli spettri, frantumando ossa con i suoi denti e le sue zampe. Il vichingo lo segue entusiasta, brandendo l’ascia bipenne. Distrugge braccia, gambe, clavicole e costole. Il più piccolo del gruppo, Braxcat compie balzi altissimi, estroflette artigli inimmaginabili, emette suoni terrificanti ed alla fine scatena sui nemici una fiamma quasi draghesca. Il risultato è una fuga di quei morti, che già in vita non dimostrarono particolare ardimento nei conflitti armati. Lupo Nero, Braxcat e Wulfgar accelerano il passo, giacché altre scheletriche presenze li seguono da vicino. Il portale con la Terra è pressoché chiuso, ma il dottor Occulto ha comunicato al possente drago verde di Evolution dove applicare la sua potenza. Dragonfire sta addirittura forzando lo spazio-tempo con le sue zampe. Il portale scricchiola, come se fosse acciaio lacerato. Poi si apre, e da esso Dragonfire entra nel Niflheim. Wulfgar, che non lo conosce, teme che il nuovo venuto sia il nemico finale: il drago sputafuoco di mille leggende. Non sa dell'esistenza di mondi extraterrestri; anzi, crede addirittura che la Terra sia piatta! La sua titubanza gli costa cara, giacché non riesce a tenere il passo del Lupo Nero e dell’araldo di Braxal. Così, mentre loro due attraversano il portale, seguiti da Dragonfire, il portale medesimo si chiude.
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