mercoledì 16 gennaio 2013
RAPITO NEL NIFLHEIM_224° episodio
Dragonfire ha riportato sulla Terra Lupo Nero e Braxcat, ma il vichingo Wulfgar, incontrato nel Niflheim, è rimasto indietro. Il suo corpo fisico è caduto in animazione sospesa, ed è esposto alle intemperie, nonché al rischio di essere divorato da qualche animale. Il malvagio Elifas decide però di porre rimedio a questo inconveniente, trasportando in quell'inferno il corpo del prode guerriero. Adesso Wulfgar è completamente prigioniero di un Aldilà che i vichinghi hanno sempre ritenuto indegno di loro. Lo spettrale stregone minaccia Wulfgar di punizioni che spaventerebbero anche un morto, ma il vichingo, sebbene sia stato trasportato al suo cospetto, è ancora vivo. Elifas si vanta di poter manifestare grandi poteri, ma è limitato nell'attuazione delle sue minacce proprio dal fatto che Wulfgar non dovrebbe trovarsi nel Niflheim. In realtà il suo stato dell'esistenza lo reclama anche adesso, e lo stregone non potrà trattenerlo per troppo. Elifas promette la liberazione a Wulfgar, se porterà a termine per lui una missione sulla Terra. Il vichingo finge di accettare, puntando sul fatto che gli eroi della cui esistenza è appena stato informato possano aiutarlo a sfuggire al malvagio mestatore. Kong, l’uomo bestia di Evolution, ha costruito e programmato il super-computer Galadriel. Il livello di efficienza raggiunto non è tuttavia suo merito esclusivo, poiché la macchina senziente ha provveduto in proprio a migliorarsi, rispetto alle impostazioni iniziali. Nel giro di pochi mesi, Galadriel si è aggiornata non meno di dieci volte. Adesso ha sviluppato una personalità acuta, spiritosa ed impertinente, come potrebbe esserlo una bambina dotata di un’intelligenza impareggiabile. Considera Kong come suo padre e creatore. I due, il mutante ed il computer, collaborano a livelli concettuali al di là dell’umana comprensione. I casi criminali più intricati ed apparentemente irrisolvibili stimolano i due “cervelloni”. Il caso di oggi. C’è un soggetto ignoto che sopprime le sue vittime investendole con l’auto. Inizialmente si pensava che i suoi obiettivi fossero solo donne; poi però il delinquente ha iniziato a prendersela anche con gli uomini. Due donne ed un uomo. Una faceva jogging, l’altra era scesa dalla sua auto in panne; la terza vittima, l’uomo, si trovava in un parcheggio. Pochissimi dati conosciuti, ma Kong e Galadriel individuano il legame tra i tre casi: sono stati investiti dalla stessa auto. Quindi il criminale non si è accorto o ha sottovalutato il fatto di avere lasciato le impronte dei battistrada sui luoghi del delitto. Galadriel individua la marca del copertone, la dimensione e la tipologia di auto. Escluse le automobili normali, data l’impronta larga e tassellata, rimangono i fuoristrada. Nel tempo richiesto ad una partita a scacchi, il caso inizia a chiarirsi, anche perché i luoghi del delitto sono collocati di solito in maniera da consentire una rapida fuga. La provenienza dell’assassino di deduce quindi dalla classificazione e dalla scorrevolezza delle strade. Il super-computer incrocia quindi una enorme quantità di dati: il traffico nelle ore in cui sono avvenuti i delitti, gli avvistamenti di veicoli fuoristrada, le schede psicologiche di decine di migliaia di residenti. Galadriel attinge a piene mani dai social network, che hanno già schedato meglio della polizia centinaia di milioni di persone. L’abitudine sempre più diffusa di navigare con gli smartphone, per verificare le previsioni del tempo, per leggere la posta elettronica o per cercare il significato di un termine, determina una fitta ma non inestricabile ragnatela degli spostamenti di gran parte della popolazione mondiale. Non ha più senso parlare di alibi, quando i satelliti possono scorgere ognuno di noi, quando siamo fuori casa. In breve, Galadriel comunica a Kong che una persona pienamente identificata è indiziata al 90% percento di avere commesso tutti e tre i delitti. L’uomo bestia di Evolution è sempre più orgoglioso della sua creazione super-tecnologica, che però lascia a lui la cattura del criminale, perché a Galadriel non interessa il lavoro prettamente poliziesco. Lo scarica volentieri alla manovalanza; in questo caso Kong decide di sostituirsi al personale di pattuglia, per sgranchirsi i muscoli. Per farlo al meglio, rinuncia a spostarsi in auto o con il suo craft antigravitazionale. Vuole confermare di meritare il soprannome di “uomo-bestia”. Peccato che gli alberi non siano abbastanza alti da permettergli di balzare di ramo in ramo. Correndo, o più che altro saltando, Kong arriva all’abitazione del probabile serial killer. Molto educatamente il mutante suona il campanello; è ovviamente pronto a scansarsi da una eventuale linea di tiro, qualora il tizio intendesse sparargli addosso. Invece accade che sia il vichingo Wulfgar ad aprirgli la porta, con la sua pericolosissima ascia in mano. E la battaglia inizia subito, mentre l’atterrito criminale, responsabile degli omicidi sulle strade, corre a rifugiarsi in cantina. Wulfgar, dopo avere soggiornato nel Niflheim, non si impressiona trovandosi di fronte un non umano. Sbaglia, perché Kong è veloce, forte ed intelligente; non è un lento morto vivente. L’uomo bestia di Evolution schiva con facilità la tremenda ascia, che colpisce il pavimento di pietra, producendo schegge e scintille. Wulfgar non desiste, e si lancia ancora all’attacco, questa volta con un colpo in orizzontale. Niente da fare neppure questa volta. Kong è al corrente del recente intervento di Dragonfire per recuperare il Lupo Nero e Braxcat, ma non ha elementi per identificare questo scalmanato con il vichingo rimasto indietro. Adesso deve evitare di farsi colpire da quell’ascia decisamente pericolosa. Sistemato questo avversario, potrà mettere le zampe sul serial killer nascosto in casa. Quando arriva il terzo colpo d’ascia, Kong la lascia passare, per afferrarla al volo subito dopo. Wulfgar è sbilanciato dalla sua stessa forza, che è stata praticamente annullata dai muscoli del potente mutante. L’uomo bestia strappa l’arma al frastornato vichingo, e subito dopo lo colpisce con un calcio frontale che lo coglie in pieno petto. L’uomo perde quasi subito conoscenza, ma dovrebbe ringraziare Kong di non averlo colpito in faccia. Adesso tocca al serial killer. Nascosto in cantina, cerca stupidamente di sparare a Kong. Il mutante però lo ha fiutato, e prima di scendere toglie la corrente alla casa. Il criminale aveva progettato di bersagliarlo appena si fosse stagliato sulla porta d’accesso in cima alle scale. Adesso spara a casaccio, in preda alla paura. Kong non ha fretta, ritenendo che il suo avversario non possa più sfuggirgli. In realtà, la cantina ha una seconda uscita, attraverso la quale il serial killer scivola fuori. Armato e pericoloso, decide di scappare a bordo della sua auto. Poi vede il vichingo, che si è appena ripreso dalla botta di Kong. I cretini ed i benpensanti sostengono che i criminali siano vittime della società; nella loro condivisa stupidità non si rendono conto che viceversa i criminali godono nel recare danno al prossimo. Potrebbe salire in auto e tentare la fuga, ma prima decide di sparare a quel tizio, che per inciso non lo sta neppure minacciando. La prima pallottola ferisce di striscio Wulfgar, che, pur non sapendo di cosa si tratti, risponde lanciando la sua ascia. La pesante arma d’acciaio sibila tagliando l’aria; ma quando colpisce il suo bersaglio taglia ben altro. Wulfgar è velocissimo anche a recuperare la sua ascia, cosicché quando Kong esce dalla casa trova solo il criminale con la testa spaccata come un melone. Elifas ha seguito nel suo calderone l’evolversi della vicenda. Ha notato come il vichingo abbia tentato di colpire Kong, senza riuscirci. Lo stregone osserva però con scarso favore l’atteggiamento di Wulfgar. Può darsi stia cercando un approccio differente, ma al momento non rispetta i termini dell’accordo. In effetti, il guerriero non si è allontanato troppo dal mutante; lo vorrebbe studiare, dato che un attacco diretto avrebbe le stesse probabilità di successo del precedente. Wulfgar è un guerriero sanguinario, perché il suo popolo ha sempre evitato di concedere e chiedere pietà. Riflettendo sull’uomo bestia, è tuttavia certo che si tratti di un essere che difende gli inermi contro i malvagi. Proteggere i deboli urta l’etica sanguinaria del vichingo, ma non è una cosa completamente sbagliata. È felice di avere ucciso quello che sicuramente era un sordido individuo; è il suo istinto a dirgli che così stanno le cose. Il ragionamento del nordico è che sarebbe disonorevole cercare di abbattere a tutti i costi Kong. La sua liberazione dal Niflheim non vale un comportamento disonorevole. La titubanza del prode guerriero irrita a tal punto lo stregone mestatore che decide di richiamarlo in quell’inferno. Intende somministrargli una esemplare punizione, per dimostrargli chi comanda veramente. L’incantesimo che avvolge Wulfgar gli provoca dolore, ed il vichingo urla. L’uomo bestia di Evolution ode quel suono ed interviene. Cosa ci faccia un vichingo nel tempo che chiamiamo presente è un mistero che merita un’indagine approfondita. Nota che l’uomo muscoloso, armato di ascia, viene avvolto da strane fiamme. Rischiando la sua stessa incolumità, Kong lo afferra, per sottrarlo se possibile al supplizio che sta provando. Ciò che Kong ottiene è tuttavia di essere lui stesso teletrasportato attraverso le barriere dimensionali. La transizione avviene in uno spazio gelido e minaccioso, ma una volta arrivati il Niflheim si dimostra anche peggio. Una serie di ossuti cadaveri semoventi sorge dal terreno. Mani scheletriche si fanno strada tra le zolle, come fossero piante che cercano la luce solare. Invece artigliano l’aria, come se potessero aggrapparsi ad essa per uscire dalla fossa. Kong ne percuote uno, non ancora libero dalla costrizione della tomba. Lo stregone Elifas ha concesso a questi morti di tornare ad una parvenza di movimento e di vita. Li prende in giro, giacché neppure lui ha il potere di donare loro un aldilà che non hanno meritato. Quelli del Walhalla sono morti, ma vivono nel paradiso dei guerrieri. Cantano, bevono, urlano, lottano come e più di quando erano sulla Terra. Nel Niflheim, ci sono quelli non si sono distinti: la massa, che può al massimo ambire all’oblio. Il calcio dell’uomo bestia di Evolution impatta contro il teschio ed il petto di un cadavere che vorrebbe fuggire da una prigionia senza fine. Le ossa cedono, si frantumano, schizzano in tutte le direzioni. Il morto però era già morto, quindi ciò che rimane di lui continua ad arrancare. Wulfgar colpisce con la sua ascia, dall’alto verso il basso, sbriciolando un altro scheletro coperto di muschio. Kong indica al suo alleato vichingo lo stregone mestatore, che evidentemente è il fautore di quell’attacco continuo ma poco efficace. Wulfgar prova con un lancio difficile, con la sua arma micidiale che vola nell’atmosfera nebbiosa e satura di vapori di zolfo. Lo stregone è colto di sorpresa, ma riesce ad evitare di subire un colpo in pieno petto. L’ascia lo ferisce tuttavia ad una spalla. L’essere immondo ha quasi perso il braccio, e sente un grande dolore. Da molti secoli non subiva attacchi fisici, ma l’acciaio danneggia anche i demoni. Nel momento in cui cessa di rimestare nel calderone, la schiera dei cadaveri attaccanti scivola al suolo, con un sospiro di liberazione. Kong non perde tempo, e, con un grande balzo è addosso a Elifas. Adesso il mutante ed il guerriero lo costringeranno a spiegare da che parte si esce dal Niflheim. Lo stregone Elifas non è portato per gli scontri fisici, e non vuole rischiare di provare il taglio della lama del vichingo, ma neppure le possenti zampe dell’uomo bestia di Evolution. Non potendo contare sui morti rivitalizzati, che, ridotti a mal partito, si sono già rintanati sotto le zolle, cerca di agire con astuzia. I tre iniziano così a camminare su quello strano piano dell’esistenza, che per alcuni tratti ricorda il mondo dei sogni. La differenza è che nel Niflheim di norma ci si finisce dopo la morte, e non c’è modo di risvegliarsi dall’incubo. Elifas, che è qualcosa di diverso dai defunti e scontenti abitatori di quel luogo, è l’unica speranza per Kong e Wulfgar di non rimanerci per l’eternità. Si aspettano che provi ad ingannarli, per cui lo controllano con estrema attenzione. La loro avanzata non viene disturbata da spettri o altre presenze tenebrose, che rimangono ai limiti del campo visivo dei due viventi. Probabilmente temono il potere dell’acciaio dell’ascia del vichingo. Il sentiero si snoda attraverso boscaglie di alberi provvisti di occhi e facce; come se avesse avuto luogo una innaturale commistione tra carne e legno. Rovine si ergono in mezzo alla nebbia, ma lentamente tornano a sprofondare nella palude che pare essere ovunque. Quando la visibilità torna accettabile, Kong, Wulfgar ed Elifas si trovano davanti un imponente e tetro edificio. Con un frontale munito di altissime colonne. Fuochi fatui si accendono a si spengono, scaturendo anche dalla pietra, per ricordare che quello è il regno della morte. Sulla Terra, il dottor Occulto utilizza i suoi poteri mentali per supportare Dragonfire, che così può indirizzare verso il Niflheim una frazione del suo incommensurabile potere. Una fiammella si accende tra le nebbie di quella dimensione senza speranza. In quella fiamma c’è l’essenza del drago a cui nessuno può dire di no.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento