venerdì 4 gennaio 2013

AGGUATI MORTALI_222° episodio

Evolution, i giovani licantropi, gli altri esploratori dei sogni, i serpentoidi, il Ninja Grigio, la detective Lucrezia e la sua squadra hanno combattuto contro le scolopendre-scorpioni, sconfiggendole. Dragonfire ha disintegrato con la sua fiamma quattro ordigni nucleari ed un manipolo di mostri. I terroristi, che avevano assemblato le bombe con materiale radioattivo trafugato negli studi dentistici, sono stati affidati alle patrie galere. La giornata della presunta fine del mondo si è conclusa nel migliore dei modi: con la conferma che i maya avevano preso un abbaglio. Il super-computer Galadriel, che aveva localizzato le cinque bombe atomiche, si è dimostrato più che all'altezza della sua grande fama. Il dottor Occulto sa che l'apparente calma, dopo la battaglia, è solo il preludio ad un nuovo conflitto. Lucrezia saluta la sua squadra, e si reca verso casa. Un tizio, nascosto nell'ombra, la vede passare e la segue. La poliziotta lo nota subito, giacché come pedinatore vale proprio poco. Inoltre cammina in un tale modo ondeggiante da essere notato da chiunque lo incroci sul marciapiede. La detective svolta un angolo e si ferma, in attesa che il dilettante la raggiunga. Quando il tizio arriva, con quel suo strano incedere, la detective gli punta la pistola nella pancia. La reazione dell'uomo è di addossarsi al muro, tremante di paura. Lucrezia pretende che le dica per quale motivo stava seguendola. Tra un farfugliamento e l'altro, quel personaggio si rivela più pericoloso per sé che per gli altri. Però potrebbe fingere; quindi Lucrezia non accantona l'idea di sparargli qualche pallottola nello stomaco. Il tizio asserisce di voler chiedere un consiglio e l'intervento della polizia. In sostanza, dice lui, non aveva alcuna intenzione malevola; anzi, avrebbe delle rivelazioni da fare. Questa parte è piuttosto confusa, giacché il tizio sembra avere difficoltà a parlare nella sua stessa lingua. Si direbbe sotto sedativi; di sicuro non è una volpe. Lucrezia decide di assecondarlo, giusto per scrupolo, e lo accompagna verso l'indirizzo civico dove lui asserisce di abitare. Il fatto che lui sia un suo vicino di casa la incuriosisce, dato che non si era mai resa conto di essere osservata con tanta attenzione morbosa. Vuole vedere dove abita, sentire ciò che ha da dire, e trarne le conclusioni. Non ha ancora rimesso la sicura alla pistola, ma si è parzialmente rilassata. Capita quasi tutti i giorni che i poliziotti abbiano a che fare anche con gente che avrebbe bisogno di una visita psichiatrica. Ai detective capita un po' meno, ma Lucrezia fiuta il pericolo e ci si tuffa a capofitto, forse anche per merito della sua simbiosi con Ferox, la donna leopardo di Evolution. Mentre la parte più umana della detective le consiglia di sbrigarsela in fretta, e di andare a casa, la parte felina si sente sfidata a scoprire cosa ci sia sotto. Il tizio abita in un appartamento per single come tanti altri in periferia: due camere, finestre chiuse, disordine e non eccessiva pulizia. Lucrezia è ancora più decisa ad abbreviare quella squallida visita. Il suo interlocutore estrae un raccoglitore di fotografie, alcune delle quali dovrebbero a suo dire suggerire una soluzione ad alcuni crimini commessi in città. La scusa è buona, giacché fa perno sulla professionalità della poliziotta; ma mentre lei si china ad osservare le foto, l'uomo apparentemente inoffensivo che le siede accanto si trasfigura. Le sue mani scattano veloci, ad afferrare il collo apparentemente esile ed indifeso di Lucrezia. L'attacco del criminale funzionerebbe, se lei non fosse dotata di un'agilità felina, quasi pari a quella di Ferox. Schiva facilmente, e scivola via sotto le grinfie dell'aggressore; poi è subito in guardia, con gli artigli snudati. Un uomo comune indietreggerebbe a quella vista, temendo di perdere tutti e due gli occhi già al primo assalto. Il fatto che chi la fronteggia stia a sua volta soffiando come un gatto malato evidenzia che non si tratta solo di un fuori di testa. Lucrezia fiuta qualcosa di soprannaturale in quella figura, che adesso sembra animata da una pericolosa energia. Il corpo dell'insospettabile omiciattolo è divenuto ricettacolo di una forza che trasuda odore di morte e disperazione. Ciò induce quasi alla pazzia omicida la detective, sebbene di umano sia rimasto poco nel suo nemico. A distanza di migliaia di chilometri, Ferox sente che l’amica poliziotta è in pericolo, e si concentra per aiutarla con la sua grande forza. L'uomo attacca con un pugno violento, che, nonostante Lucrezia sia in guardia, la coglie di striscio. La detective accompagna l'impatto, accentuandolo. Rotola, rimbalza, poi balza con gli artigli pronti a strappare le carni. Il suo nemico si muove come un animale affamato, ma i poteri felini di Lucrezia la rendono molto più veloce ed agile. Non lo colpisce, inducendolo però ad abbassarsi; così, mentre gli passa sopra, gli molla una tremenda unghiata sulla testa. Il cuoio cappelluto si distacca dalle ossa craniche, ed il sangue sgorga copioso. Si tratta certamente di un uomo posseduto, giacché riesce ad ignorare un grande dolore ed anche il sangue che lo acceca. Borbotta qualcosa, come se il suo cervello ridotto in pappa fosse in grado di comunicare in maniera sensata. Solleva una sedia e la scaglia verso la sua feroce nemica. Lo spazio nella stanza è ridotto, per cui la detective distrugge in volo l'insolito proiettile con un calcio fortissimo. La mente di Lucrezia in questo momento è più felina che umana, anche perché la sua simbionte Ferox vive con lei la battaglia. Lo spicchio di umanità residuo ricorda la pratica nelle arti marziali, che è al momento giusto è emersa in maniera efficace. La detective ha tuttavia commesso l'errore di farsi chiudere in un angolo da uno che pesa il doppio di lei. Quella specie di animale ansimante e puzzolente riesce infine a metterle le mani attorno alla gola, e stringe. Gli occhi della donna si annebbiano, dato che il sangue giunge più lentamente al cervello. Potrebbe morire strangolata e schiacciata da una feccia d'uomo. Non da un pericoloso super-criminale, un vampiro o un altro mostro. Lucrezia non aveva alcuna intenzione di arrendersi, specie adesso che pensa alla brutta figura che farebbe: terminata da un fuori di testa che dovrebbe stare sotto sedativi, o in una cella di contenimento. La mano sinistra della detective si muove da sola, o forse è pilotata dalla donna leopardo, che sente ciò che accade a migliaia di chilometri di distanza. Gli artigli di Lucrezia affondano nelle carni dell'uomo, strappando tutto ciò che incontrano. Poi, con un solo gesto, gli strappa tutto il fegato, accompagnato da una fatale fuoriuscita di sangue. Posseduto o meno, nessuno può ignorare una tale lacerazione. Grida atrocemente, tornato ad essere una fragile creatura fin troppo mortale. Annaspa, sbava, lacrima, mentre la vita lo abbandona. Lucrezia telefona al più vicino ospedale, sperando che il soccorso d'urgenza possa salvarlo, ma ne dubita. L'unica cosa che può fare è chiedergli il motivo della sua aggressione. Lui, prima di perdere conoscenza, riesce a pronunciare una sola parola, e lei gli promette che sarà vendicato. La parola è "Niflheim”. In un'altra parte della città, la giovane licantropa di nome Rebecca si reca a far visita alla mamma. La ragazzina venne privata degli affetti familiari anni fa, e crebbe assieme alla locale tribù dei lupi mannari. I poteri mutanti di Rebecca convertirono quella costrizione in un'occasione per sviluppare dei talenti assimilabili a quelli dei giovani licantropi, che adesso sono suoi inseparabili compagni d'avventura. Sua madre l'ha rivista recentemente grazie ad Evolution, alla quale è immensamente grata. Adesso Rebecca percorre i sentieri dei sogni, assieme al suo gruppo, ma non ha dimenticato le sue origini umane. Ecco perché appena può vuole incontrare la persona più cara al mondo. Assieme madre e figlia si scambiano racconti di vita; Rebecca ha imparato che in questi incontri può esprimersi liberamente, sentendosi compresa ed amata. Sfortunatamente per lei ci sono forze che cospirano contro la sua felicità, e contro quella di tantissime altre persone. Come è accaduto poche ore or sono alla detective Lucrezia, anche la giovane licantropa è seguita da un losco figuro. Si tratta di uno sbandato e drogato, che normalmente non avrebbe alcuna possibilità contro gli artigli della giovane mutante. Se lei si fosse accorta di essere seguita, noterebbe il passo strascicato, ma anche un'energia strana ed insolita in quel soggetto. Il drogato non è solo; un altro come lui si unisce alla caccia, camminando dall'altra parte della strada. I due sbandati non si guardano, ma evidentemente sanno uno dell'altro; o forse qualcuno tira i fili ad entrambe le marionette. Il segnale dell'attacco giunge quando Rebecca attraversa camminando un tratto di via poco illuminato. Come belve, gli inseguitori partono all'attacco, ma la giovane licantropa, avvisata dalla sua sensibilità animale, si è già trasformata. Li attende e schiva i loro goffi tentativi di sottometterla. Li graffia senza pietà, provocando in quelle carni ferite che indurrebbero quasi chiunque ad arretrare. Questi invece insistono, come se a sanguinare fosse qualcun altro. La giovane non lo sa, ma sta rivivendo ciò che è appena successo a Lucrezia. Con la differenza che gli aggressori sono due, e che l'attacco è avvenuto all'aperto. Purtroppo i nemici la stanno spingendo verso un vicolo. Rebecca non capisce come mai non siano ancora caduti, con tutto il sangue che hanno perso. Sembrano quasi zombie. Poi qualcuno interviene in aiuto della guerriera solitaria. Con un ululato improvviso, David aggredisce i due aspiranti morti viventi alle spalle, sbattendoli a terra. Né lui, né Rebecca si aspettano però che ci rimangano, e si preparano a proseguire la lotta per la vita. Adesso sono due contro due. Due giovani licantropi, agili e flessibili, contro due umani che non hanno capito quando sarebbe ora di smetterla. David e Rebecca si sono allenati assieme agli altri due lupacchiotti; una delle strategie che hanno provato è di attaccare assieme uno degli avversari. David si lancia in presa sulle gambe del nemico che li fronteggia alla loro sinistra. Rebecca quasi contemporaneamente lo aggredisce con una presa al collo. Il tizio ovviamente cade rovinosamente, incassando un gran numero di graffi e di morsi. L’azione dei due ragazzi è velocissima, per anticipare la reazione dell’altro posseduto. Nel giro di mezzo minuto, quello che è a terra prova ancora a muoversi, ma è ridotto troppo male per riuscirci. Con l’ottusità di chi non tiene in alcun conto la sua incolumità, l’aggressore rimasto avanza, ma un calcio di Rebecca ed un pugno di David lo stendono accanto al suo socio. Poi gli balzano addosso per finirlo. Quei rumori di botte, cadute, carni strappate, ululati e versi vari allarmano le persone che abitano nella zona. Ragion per cui i due giovani licantropi smettono di accanirsi sugli agonizzanti ed insanguinati nemici, e se la danno a gambe prima dell’arrivo della polizia. Lo scenario che si presenta agli occhi dei tutori dell’ordine è a dir poco un incubo: due uomini ridotti a brandelli, ma sorprendentemente ancora vivi, e nessuna traccia di chi li abbia ridotti così. Trattandosi di un caso “strano”, la centrale di polizia convoca Lucrezia. I suoi superiori si sentono spiritosi a scaricarle certe gatte da pelare, ma in realtà le fanno un piacere. La prima cosa da fare è di trasportare al pronto soccorso i moribondi; per gli interrogatori bisognerà aspettare. Questa è la teoria; in realtà la disinvolta detective li raggiunge in ospedale. Entra nella stanza dove sono stati ricoverati, esercitando la sua autorità sui poliziotti di guardia alla porta. Solo uno dei due aggressori di Rebecca pare in grado di parlare, mentre l’altro probabilmente non lo farà più. Lucrezia gli chiede chi li abbia mandati, ben sapendo che potrebbe rifiutarsi per puro dispetto. Invece il morituro pronuncia la parola "Niflheim”, che è la stessa parola pronunciata nelle medesime condizioni esiziali dall’uomo che aggredì lei. Il tizio parla, poi strabuzza gli occhi e muore sogghignando. Il terzo ed ultimo attacco si verifica nei confronti di Sonia, l’altra ragazza del quartetto dei giovani licantropi. Stava camminando tranquillamente, quando due mani adunche sbucano da una finestrella posta quasi a livello del suolo. La giovane si sente afferrare ambedue le gambe, con una stretta molto forte. Sonia resiste puntando i piedi contro il muro. Non vede il volto del suo aggressore, ma è decisa a non farsi trascinare nel locale sotterraneo. Non le resta che trasformarsi in un licantropo, per contrapporre la sua ferocia all’energia non umana del nemico. Non riesce tuttavia a spezzare la presa di quelle mani, magre ma nodose. Con uno sforzo formidabile, Sonia capovolge la situazione, sollevando di peso l’aggressore. Lo trascina sul marciapiede, dove però, data l’ora e la zona, nessuno accorre in suo aiuto. Il biascicante criminale però sbaglia a cantare vittoria, giacché il Lupo Nero, tutore dei giovani licantropi, esercita un controllo quasi telepatico sui suoi protetti. Come una furia, piomba sull’uomo all’apparenza normale, che continua a stringere con forza le gambe di Sonia. La furia del Lupo Nero è immensa. Addenta la nuca del nemico di Sonia, con i suoi denti grandi ed acuminati. Poi, senza sforzo apparente, gli spezza il collo.

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