domenica 10 febbraio 2013

COMBATTIMENTI E MASSACRI_228° episodio

Uno sbirro ossessionato. Quanti ne abbiamo visti al cinema di poliziotti che si impegnano anima e corpo per vendicarsi. Si potrebbe obiettare che la collettività di certo preferirebbe non pagare stipendi a personaggi, che usano la copertura della polizia per farsi gli affari loro. Nei film, il nemico del poliziotto ossessionato è di solito un vero pazzo criminale; in questo modo, i conti tornano anche dal punto di vista del comune sentire. La detective Lucrezia è indubbiamente affascinata da questo cliché, visto che da anni sta cercando di mettere le grinfie su un misterioso ordinatore di omicidi. Questa volta è sicura di averlo incastrato. Arriva in auto nel parcheggio di un edificio d'uffici, in una giornata festiva. Poi sale sul tetto, accompagnata da uno dei suoi agenti. Peccato che il killer colpisca quest'ultimo con una randellata, prima di darsi alla fuga. Lucrezia lo insegue, ma il tizio si rivela ancora una volta più furbo di lei. La disarma ed inizia a malmenarla a calci ed a pugni. Se Lucrezia si fosse fatta seguire a distanza da altri poliziotti, adesso interverrebbero in suo favore. Ma l'ossessione le ottenebra il cervello. Nei film e nei telefilm si vedono giovani poliziotte che atterrano a mani nude avversari molto più grossi di loro. Si tratta di fiction nelle quali la fantasia si impone sulla realtà. Per abbattere un avversario più massiccio bisogna disporre di una tecnica superiore ed essere in grado di portare a segno colpi dirompenti. Altrimenti la maggiore massa sancisce il sopravvento del cattivo. Lucrezia, nonostante abbia studiato le arti marziali, ha di fronte un avversario che ostenta tecniche di assalto militare. Forse si tratta di un ex delle forze speciali, addestrate molto meglio degli agenti di polizia. Il criminale le ride in faccia, ed impone il suo peso, riuscendo a farla quasi cadere dal tetto. A questo punto, gli spettatori accolgono con sollievo l'arrivo di un amico o un collega che impedisce all'eroina di spiaccicarsi in strada. Lucrezia invece deve sbrogliarsela da sola, ma lei non è una sprovveduta. Il suo sangue è solo per metà umano. L'altra metà è stata mutata dalla simbiosi con la donna leopardo Ferox. Ecco perché, invece di strillare, mugola come dieci gatti arrabbiati. Ecco perché si tira su facilmente, grazie alla sua forza non umana. Ecco perché compie un balzo di cinque metri, atterrando un esterrefatto e dolorante killer. Si deve sforzare per non cedere alla tentazione di strappargli lo scalpo, ma qualche bella unghiata nella schiena non gliela leva nessuno! Wulfgar il vichingo si è unito alla battaglia di Evolution contro un esercito di guerrieri armati di lance, spade e frecce. Non sa chi siano quelli che attaccano Kong ed i suoi amici, ma lui non ha problemi a decidere da che parte stare. Deve compensare con l’impeto la mancanza di super-poteri, ma ha evidenti difficoltà a tenere il passo dei mutanti. La donna leopardo evita con facilità le armi che vorrebbero strapparle la pelle di dosso. Tocca terra con grazia, poi salta sopra la testa degli avversari, che si ritrovano pugnalati dai suoi artigli senza capire come abbia fatto. Kong ha un tipo diverso di agilità nello schivare le cariche dei nemici più massicci, che peraltro non sono grossi come lui. Ingannati dalla sua massa, lo credono lento come un umano di quella stazza. L’uomo bestia invece afferra le lance che vorrebbero trafiggerlo, e con una semplice rotazione del busto proietta lontano i guerrieri che a quelle lance erano saldamente aggrappati. Il vichingo non ha idea di cosa sia la corrente elettrica, per cui ritiene che Fulminatore sia un mago, e se ne tiene superstiziosamente a distanza. E cosa dire di quella donna, apparentemente normale, che abbatte due o tre nemici alla volta con un solo gesto della mano? Di sicuro anche lei è una maga, ed in questo caso Wulfgar ha ragione. Il drago verde ovviamente merita un discorso a parte. Nella mitologia dei vichinghi, come in tutte le mitologie, i draghi sono esseri possenti e pericolosi. Il fatto di poter lottare assieme, e non contro, un essere di tale potenza sconvolgente significa molto per Wulfgar. Un uomo, per quanto forte sia, deve propendere per una strategia diversa dallo scontro diretto, se vuole essere d’aiuto ad Evolution. Loro non hanno bisogno dei suoi muscoli e neppure della sua ascia. Decide quindi di mettere in funzione il cervello. Si guarda attorno finché scorge, su una collinetta, un manipolo di nemici intenti a lavorare su un’arma insolita e pericolosa. Kong perde di vista il vichingo, ma non ha tempo di pensare ad altro che a respingere i pericolosi e tenaci guerrieri che perseverano nel loro attacco. Nella prigione occupata, il team dei serpentoidi abbandona ogni maschera di correttezza. Nel clamore della battaglia, Stritolatore morde uno dei criminali, infilandogli i denti lunghi e spessi direttamente nel cranio. Il corpo di quell'umano scattante e tonico diventa istantaneamente carne morta. Pitone spezza una colonna vertebrale con la sua stretta micidiale, vendicando decine di giovani vittime di quel serial killer. Nell’aria si sentono voci, come di spiriti che ringraziano i serpentoidi di averli vendicati. Boa, chiuso in un angolo da tre carcerati armati di spranghe, sembra destinato a fare una brutta fine. Incuranti di ciò che è successo ai loro compari di sventura, i delinquenti pregustano di ridurre quel mostro in una poltiglia sanguinolenta. Agitano le spranghe di ferro arrugginito. Farebbero morire dalla paura qualunque sventurato passante, finito per sbaglio in un vicolo solitario. Poi però Boa spalanca le fauci, esibendo i suoi denti veleniferi. Il grosso serpentoide ha preso tempo proprio per inviare alle sue zanne il veleno veleno da somministrare ai tre cretini che gli stanno di fronte. Loro gradirebbero scappare, per ripiegare su un nemico meno terrificante, ma Boa è già scattato in avanti. Nel giro di un secondo o meno ancora, il membro degli Hunter Killer impatta con le creste ossee che sporgono dal suo cranio contro il torace di un teppista, rapinatore di banche e di coppiette appartate. Come se fosse stato colpito da un ariete, lo sterno cede, trascinando nella sua rovina le costole. Di lì a un secondo, il sangue sgorga dalla bocca e dalle orecchie del rapinatore, che rovescia gli occhi all’indietro e consegna l’anima al diavolo. Il secondo degli avversari del serpentoide inciampa nelle spire dell'alieno; questo lascia il tempo a Boa di iniettargli il suo veleno. Non tutto, perché l’ultimo galeotto non si è ancora rialzato, e merita la sua parte di attenzione e di morte. In meno di dieci secondi, i tre delinquenti che avrebbero voluto massacrare Boa sono spirati o lo stanno facendo in una maniera decisamente dolorosa. L’esercito che sta combattendo contro Evolution non è privo di strategia, come potrebbe sembrare. I loro attacchi feroci e sostanzialmente autolesionistici servono a distrarre l’attenzione dall’iniziativa bellica che dovrebbe capovolgere l’esito dello scontro. Il manipolo di guerrieri, che Wulfgar ha adocchiato sulla collinetta, è infatti pronto a scagliare contro il drago ed i mutanti proiettili contenenti lava vulcanica. Dragonfire probabilmente sopravvivrebbe anche ad un colpo diretto, ma i suoi movimenti ne verrebbero penalizzati. Per quel che riguarda Ferox, Kong, Fulminatore e Maga, i nemici sono certi che la lava ad altissima temperatura possa ucciderli o ferirli a morte. In una veste per lui insolita, il vichingo si avvicina di soppiatto, senza gridare a squarciagola con l’ascia sollevata. La discrezione lo favorisce, perché quelli che stanno caricando l’arma micidiale non si lasciano distrarre da ciò che avviene attorno a loro, ed è un errore. Giunto a pochi metri da quella specie di grossa catapulta, Wulfgar si lancia all’assalto. Lo scorgono quando è ormai a pochi metri dal bersaglio. Il vichingo evita due tentativi di sventrarlo, con spada e lancia. Poi un fragore di legname frantumato segnala che la sua arma micidiale si è abbattuta sulla catapulta. Sebbene si tratti di una macchina da guerra che sulla Terra definiremmo medievale, sarebbe comunque in grado di lanciare i suoi proiettili mortali sui bersagli sottostanti. Ora però l’acciaio temprato della lama di Wulfgar penetra ripetutamente ed in profondità nella struttura lignea. La reazione dei nemici è ovviamente quella di balzare addosso in massa all’aggressore, per ridurlo in pezzi. Il vichingo però combatte con la furia guerriera che rendeva il suo popolo pressoché irresistibile nei combattimenti corpo a corpo. Viene colpito di striscio, ma le ferite dei suoi avversari sono più profonde. Non potrebbe comunque resistere per più di alcuni minuti, se Kong non giungesse in suo aiuto. Il grosso mutante combatte schiena contro schiena con Wulfgar, ed assieme mettono in fuga, uccidono e feriscono gravemente tutti i guerrieri addetti all’arma da guerra. Un cigolio sinistro annuncia che la macchina sta collassando sotto i colpi ricevuti. Però, come volesse vendicarsi di chi l’ha quasi completamente distrutta, la catapulta lancia il suo primo ed unico proiettile verso il cielo. Poi il braccio della macchina si spezza nel punto che il vichingo aveva più volte intaccato con la sua ascia. Un grosso contenitore simile a pietra, contenente lava caldissima, si lascia dietro un fumo di zolfo. Disegna una scia nell’aria che attraversa, prima di abbattersi molto vicino a Dragonfire. Quelli che lo stavano assediando muoiono quasi istantaneamente bruciati, tra atroci urla di dolore. Le fiamme si levano alte, carbonizzando i corpi umanoidi e la terra stessa. Il drago di Evolution è sommerso da quel fuoco che ucciderebbe qualunque forma di vita nata su questo pianeta. Dragonfire però è un vero alieno, che detiene il potere della fiamma. L’evocazione di questa contenuta manifestazione dell’elemento fuoco non lo impensierisce in alcun modo, anzi lo fortifica. Emergendo da quel disastro, sogghigna in faccia ai suoi atterriti nemici, che a questo punto sono consapevoli di essere spacciati. Contemporaneamente ad Evolution, gli Hunter Killer combattono per la loro vita, o per meglio dire per la morte di chi li fronteggia. I serpentoidi hanno un contratto con i governi umani più importanti: possono cacciare ed uccidere liberamente i criminali, lasciando in pace i cittadini, che dei criminali sono le vittime. I carcerati ancora in vita hanno visto quel che i serpentoidi sanno fare molto bene: stritolare, addentare e divorare le carni ancora pulsanti di vita. La teppaglia umana, che della violenza ha fatto una ragione di vita, si trova a dover lottare con extraterrestri per i quali tutti gli umani sono poco più che topolini da divorare. Sysform, l’unica femmina del gruppo, striscia lentamente, come se avesse subito delle ferite. Alcuni tra i delinquenti si sono nascosti, per evitare di essere coinvolti negli scontri mortali con Stritolatore, Pitone e Boa. Questi criminali sono infidi e vigliacchi; quando erano liberi attaccavano in branco, e preferivano prendersela con anziani, donne e bambini. La palesata sofferenza di Sysform attira quindi la loro attenzione: un serpentoide più piccolo degli altri, per di più ferito. Le carogne umane impugnano i loro coltelli, pronti a trafiggere Sysform, possibilmente aggredendola di sorpresa. Il vantaggio numerico è dalla loro parte: sono almeno una decina. Quando la serpentessa li nota, prova ad accelerare, ma evidentemente sta troppo male per poter scappare velocemente o combattere efficacemente. Non le rimane che rifugiarsi in uno scantinato, sperando che gli umani non la notino. Lei non parla, ma il suo comportamento viene interpretato in tal modo dai suoi inseguitori, che ormai sono una ventina. Stupratori, attaccabrighe da bar, rapinatori di drogherie, automobilisti arrestati per guida pericolosa, spacciatori e magnaccia. Irrompono come un sol uomo nello scantinato, decisi a fare a fette quel mostro ferito. Non si sono però chiesti come mai la loro vittima non si sia lasciata dietro alcuna traccia di sangue. Non si rendono ancora conto di essere caduti in una trappola, finché Anaconda li assale alle spalle, uccidendone due e spingendo gli altri all’interno del locale senza vie di fuga. Sysform sibila, ergendosi come un cobra di tre metri. Lo scontro tra due serpentoidi ed un numero molto superiore di umani inizia con un velocissimo morso della serpentessa, che evidentemente fingeva di star male. Dragonfire ha sopportato molto bene il peggior attacco dell’esercito che si è contrapposto ad Evolution. Kong, Ferox, Fulminatore e la Maga si uniscono al drago, nella resa finale dei conti. È una battaglia per super-uomini ed alieni corazzati. Wulfgar ha chiesto ed ottenuto di combattere con i mutanti ed il drago. Ha fatto la sua parte; non può però evitare di essere ferito da una lancia, che lo colpisce alle spalle. Mentre il combattimento diventa massacro, il vichingo sente che la vita lo abbandona. In questo frangente inevitabilmente triste, sorprendentemente un sorriso si delinea sul suo volto, perché dal cielo giungono le valchirie che lo porteranno nel Walhalla. Annientati gli avversari, Dragonfire ed i quattro mutanti scorgono il corpo del vichingo, morto gloriosamente, come avrebbe voluto. Un uomo coraggioso è sempre una perdita per l’umanità, che di coraggio non ne ha mai abbastanza. Tuttavia la Maga vede, grazie alla sua percezione per il trascendentale, che lo spirito di Wulfgar si sta avviando verso i cancelli del paradiso della sua etnia, accompagnato dalle valchirie. Il drago decide quindi di salutarlo con un’emissione del suo plasma caldissimo volta verso il cielo, e la fiamma di Dragonfire è un faro, visibile anche dal Walhalla.

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