lunedì 4 febbraio 2013

BATTAGLIE GLORIOSE_227° episodio

Il drago di Evolution ruggisce, mentre attacca. Investe con la sua massa quasi irresistibile un enorme numero di umanoidi in armatura. Le lance si spezzano come fuscelli contro le scaglie di Dragonfire, che con le zampe possenti scaglia lontano decine di nemici alla volta. Alcuni tra i più ardimentosi si spingono fino ad afferrargli la coda, credendo forse di avere a che fare con un gattino o una lucertola. Il drago se ne libera con estrema facilità. Nel giro di pochi secondi, attorno a lui giacciono corpi più o meno spezzati. Carne, ossa e metallo mischiati in uno sfacelo irrisolvibile. Non dovevano attaccarlo con le lance, come se fosse una belva della giungla. Nessuna belva conosciuta è invulnerabile come Dragonfire. Eppure, dopo la prima ondata ne arriva una seconda. Questi però si fanno precedere da un serrato lancio di frecce, alcune delle quali incendiarie. Il drago sogghigna, perché vogliono sconfiggere proprio lui con il fuoco. L'alieno verde decolla letteralmente, propulso verso l'alto dai suoi muscoli impareggiabili. Arrivato ad una decina di metri d'altezza, ricade sulla terra trascinato dalla gravità. L'impatto è tale che nei paraggi pare si sia scatenato un terremoto. I nemici traballano, strabuzzano gli occhi, ma fedeli alla causa ripartono contro Dragonfire, con le spade sguainate. Come possono pensare che le spade possano riuscire dove non sono riuscite le lance e le frecce? Umanoidi muscolosi, temprati da lunghe battaglie; gente tenace, che non teme le botte e le ferite. Guerrieri coperti di cicatrici, che testimoniano di squarci dai quali il sangue è sgorgato abbondante. Elmi ammaccati, ma lucidati con cura. Spade intaccate dall’uso, ma riaffilate dopo ogni battaglia. Scudi tondi e rettangolari, per proteggere un fianco, ma anche in grado di fermare numerose frecce in una volta sola. Eroi a modo loro, o forse mercenari senza patria. Lanciati di corsa contro il colossale drago verde, apparentemente inviolabile, sentono il loro cuore attraversato dalla paura di non uscirne vivi. Questa volta non stanno affrontando fragili creature di carne e sangue. Quello che li aspetta immobile come una statua non è un mammifero terrestre, bensì un rettile giunto da un altro pianeta. Nei suoi occhi leggono l’assenza di pietà, e non per modo di dire. La razza di Dragonfire non ha probabilmente mai dovuto avere a che fare con i sentimenti che costantemente spingono e contemporaneamente frenano i mammiferi. Tutte le culture riportano leggende sui draghi. Si narra di draghi uccisi da guerrieri e santoni, ma erano innocue bisce in confronto all’alieno di Evolution. La torma si lancia addosso a Dragonfire, sperando che la sua immobilità significhi qualcosa di buono per loro. In cento e più si accaniscono contro quelle scaglie invincibili. Le lame delle spade si piegano, si spezzano e scivolano innocue contro l’armatura naturale del drago. Lui li guarda dall’alto dei suoi tre metri, come fossero formiche fastidiose, desiderose di farsi schiacciare. Dragonfire non prova alcuna solidarietà nei confronti degli sciocchi, e quelli che lo assalgono, senza alcun rispetto per la loro stessa vita, sono più che sciocchi. Ancora una volta, con un manrovescio del braccio sinistro allontana decine di umanoidi, frantumando ossa e metallo con la stessa facilità. Il manrovescio con il braccio destro produce analogo disastro dall’altra parte. Le urla di battaglia diventano strepiti di dolore. Arti strappati dal corpo, penzolano in maniera ridicola, appesi solo a pochi lembi di pelle ed ai tendini residui. Sguardi rivolti verso il cielo, osservano l’incedere del possente alieno, che stritola ogni cosa gli capiti sotto le zampe, con la sua massa di settecento chili. Avvoltoi e corvi vorrebbero iniziare il banchetto, con i vivi ed i morti, ma la presenza del drago li convince a rimanere a debita distanza. Meglio resistere ai morsi della fame che unirsi alle membra morte e moribonde, sparse sul campo di battaglia. Non lontano da Dragonfire, la donna leopardo di Evolution prepara i suoi artigli, già coperti di sangue, per un nuovo affondo. Ferox soffia come una decina di gatti infuriati. I suoi avversari frenano il loro impeto, nonostante siano protetti da elmi ed armature. Poi si guardano in faccia, a titolo di rassicurazione reciproca. Ululano per farsi coraggio, correndo verso di lei. Le spade pronte a tagliare quelle membra sottili. La mutante, a differenza del drago, non è coperta da scaglie verdi. Non è alta tre metri e non pesa settecento chili. Gli armigeri quindi si illudono di poterla fare a pezzi con relativa facilità. Strano che non abbiano notato quanti di loro siano già stati fatti a pezzi da Ferox. Per lei, gli umanoidi che le agitano sotto il naso pericolose armi da taglio si muovono molto lentamente. Così, con una grazia quasi soprannaturale, balza verso l’alto irridendo l’acciaio che cerca di versare il suo sangue. La prima fila di aggressori, cinque tizi con elmi metallici e coprispalle di pelliccia, perde improvvisamente di vista la donna leopardo. Poi lei ricade su di loro come un velo di morte. Le unghie retrattili di Ferox intaccano facilmente l’acciaio forgiato per resistere alle frecce ed alle spade. Sotto il metallo, la donna leopardo trova la carne e le ossa. Gli umanoidi gridano il loro dolore al cielo, ed il sangue inizia a sgorgare dalle profonde ferite inflitte loro dalla formidabile mutante. Ferox colpisce tutti i suoi nemici nel giro di pochi secondi. Loro si rendono improvvisamente conto di fronteggiare una creatura velocissima, che, nel combattimento ravvicinato, li può massacrare facilmente. I cinque non sono in grado di contrattaccare giacché stanno ancora cercando di capire di quale entità siano le loro ferite. Una seconda ondata di nemici attacca Ferox. Uno di essi le scaglia contro una pesante lancia, ma lei la devia in volo. L’arma penetra profondamente nella schiena di uno di feriti, uccidendolo. La donna leopardo solleva da terra una spada, con la quale sferra colpi micidiali alle braccia ed alle gambe degli sconcertati assalitori. Lei non è stata ancora neppure sfiorata dalle armi nemiche, ma ha già somministrato punizioni quasi pari a quelle distribuite dal suo alleato Dragonfire, che continua a spazzare via la sua parte di assalitori. Dragonfire e Ferox si scambiano sguardi d’intesa, immersi nella battaglia che amano. Una micidiale arma da lancio sibila tagliando l’aria. Una stella metallica grande come una mano; acciaio affilato, in grado di pugnalare un essere vivente con una o due punte. Scagliata da una decina di metri, compie una parabola di morte diretta verso Ferox. Il lanciatore prova a coglierla di sorpresa, ma la donna leopardo dispone di super-sensi difficili da ingannare anche con armi più veloci. La mutante è pronta a schivare la stella d’acciaio, ma Fulminatore non vuole correre rischi. Ecco perché una sua scarica azzurrognola, veloce come la luce, colpisce l’aggeggio volante, bloccandolo. L’energia pura del mutante elettrico azzera l’inerzia della stella da lancio, che cade al suolo, incandescente. Intanto Ferox ha già raggiunto il punto più alto del suo secondo balzo, ed incombe sul lanciatore. L’azione della donna leopardo è talmente veloce che il suo aggressore si accorge solo adesso di essere a sua volta aggredito. Forse è possibile controbattere l’attacco di Ferox, ma quel guerriero provvisto di un’armatura che gli servirà a poco non lo può fare. La battaglia continua, quindi la mutante felina non gioca con lui come il gatto con il topo. Si limita ad ucciderlo, con un colpo relativamente indolore che lo raggiunge al collo. Fulminatore abbatte tre avversari alla volta, con saette che cortocircuitano i sistemi nervosi. Sopravvivranno se il loro sistema di rigenerazione si mostrerà adeguato; altrimenti, se non si riprenderanno in tempo, diverranno anche loro cibo per gli avvoltoi e gli sciacalli. Dragonfire, Ferox e Fulminatore continuano a combattere apparentemente instancabili, usando la forza bruta, gli artigli e le scariche elettriche. Wulfgar il vichingo, intrappolato nel regno dei sogni, diventa in quel momento consapevole di quella battaglia. Osserva attraverso il velo interdimensionale, ma non può intervenire. Sulla Terra, gli Hunter Killer si stanno avvicinando ad un carcere di massima sicurezza. Sono stati avvisati di una sommossa in atto. Criminali tra i peggiori, totalmente irrecuperabili, mantenuti vivi dalla sciocchezza umana. I serpentoidi sul loro pianeta eliminano quelli che commettono reati; non li mantengono vivi in una detenzione improduttiva. I profiler della polizia parlottano amabilmente con i pluriomicidi, cercando di capirli, per scrivere inutili libri e rilasciare inutili lauree. Tremendi delinquenti possono insorgere, sequestrare guardie carcerarie, torturarle ed ucciderle. Stritolatore, Boa, Anaconda, Pitone e Sysform aspettano con calma il calare della notte, per realizzare al meglio il loro mandato di cattura: vivi o preferibilmente morti. Braxcat, componente e guida degli Esploratori dei Sogni, si tuffa agilmente nella dimensione onirica, grazie ai poteri che gli provengono dal demone Braxal. Su richiesta di Kong, l’uomo bestia di Evolution, sta cercando il vichingo Wulfgar. Braxcat non entra in un sogno specifico, bensì in una corrente collettiva, ed in essa si muove risalendola come il più veloce tra i pesci. I nemici di Evolution sembrano illimitati, ma poco alla volta la prima impressione si ridimensiona. Fulminatore non ha bisogno di entrare in contatto con gli avversari per abbatterli. Lo stesso si può dire della Maga, che infligge invisibili lame mentali negli indifesi cervelli degli umanoidi che hanno ingaggiato quello scontro suicida. La Maga può spegnere i cervelli, oppure trasmettere una sofferenza tale da indurre i suoi nemici ad agitarsi in preda a crisi spaventose. Di solito ricorre alla prima opzione, non essendo una sadica. Kong completa il quintetto dei super-eroi. Salta come farebbe una piccola scimmia agilissima, ma con più forza di un gorilla. Unisce le doti scimmiesche ad una personale tecnica di combattimento. Zampe possenti e la capacità di sferrare pugni e calci terrificanti. Sarebbe bellissimo portare in visita premio, nel carcere occupato, quei cretini che sostengono che i detenuti siano vittime del sistema. Ai serpentoidi non interessa quanto siano stupidi gli umani; in quanto rettili, amano molto poco le sfumature di grigio. L’assassino stupratore si vanta di avere assassinato intere famiglie, dopo averle terrorizzate ed illuse. Adesso sta percuotendo una guardia sottopagata e depressa. Le persone cosiddette “civili” trattano meglio i reclusi di chi lavora onestamente. Ad Anaconda non interessa che la guardia viva o muoia. Oggi vivrà, solo perché il serpentoide incombe sull’uomo che ha ucciso molti suoi simili. La cattiveria del delinquente è poco o nulla di fronte alla genuina ferocia di Anaconda. L’assassino però afferra il grosso corpo alieno, come se potesse recargli danno con le sue piccole mani. Il serpentoide avanza senza sforzo alcuno; appena inizia ad appoggiargli addosso le sue spire, l’umano collassa, come se fosse soggetto ad un improvviso incremento di gravità. Il criminale urla, ma subito gli manca il fiato. L’attacco di Anaconda è veloce e letale; avvolge, stringe, sbriciola. Le ossa scricchiolano, i polmoni esplodono, il sangue sgorga dalle orecchie, poi finalmente la morte e l’inferno lo portano via. Avendo tempo, il serpentoide si nutre, e non è un bello spettacolo per il guardiano che assiste atterrito. Nella dimensione onirica, Braxcat salta burroni che si aprono all’improvviso davanti a lui. Si arrampica su muri apparentemente lisci, schiva attacchi di mostri in agguato, morde e graffia le mani che cercano di afferrarlo. I suoi poteri demoniaci sono al massimo, anche perché gli altri Esploratori dei Sogni gli hanno prestato la loro forza. Sulla Terra, in una camera della grande casa dei licantropi, Rebecca, Sonia, Pedro e David dormono, ma non hanno inviato nella dimensione dei sogni i loro corpi astrali. Clara e Cyberdog fanno lo stesso, favoriti dal sodalizio tra i loro simbionti alieni, Tecnoragno e Transformatron. Lupo Nero partecipa a questa missione; questa volta però dorme anche lui, per poter trasmettere a Braxcat una massiccia ondata di energia vitale. Così il gattino demone schizza più veloce, feroce e forte che mai alla ricerca del vichingo Wulfgar. Nel carcere ove ha luogo la sommossa, i serpentoidi attaccano tutti e cinque assieme centinaia di tagliagole umane. Stritolatore è ovviamente in prima fila, essendo il leader degli Hunter Killer. Boa e Pitone gli coprono i fianchi; nella retroguardia c’è Sysform la serpentessa, che astutamente lascia che siano i grossi maschi ad assorbire l’impatto principale. Lei colpisce con un’agilità superiore, spezzando i colli degli umani grossi e piccoli con torsioni eleganti e letali. Coll’arrivo di Anaconda, il fronte dei serpentoidi si rafforza ulteriormente, in una battaglia senza esclusione di colpi. Quando Braxcat trova il vichingo Wulfgar gli reca il dono di poter partecipare ad una grande battaglia di Evolution, accanto a Kong, che ha conosciuto nel Niflheim. Braxcat stabilisce un ponte tra la dimensione onirica ed il campo di battaglia. Il vichingo capisce al volo, e si tuffa nel suo elemento, con l’ascia che subito si arrossa di sangue. Completata la sua missione, il gattino demone torna dai suoi amici Esploratori dei Sogni, che possono svegliarsi e riprendere il controllo delle loro energie vitali.

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