venerdì 29 luglio 2011

IL PAZZO CORAZZATO_4° libro_145° episodio

Seduto sopra un trono di ossa umane, Maschera di Ferro medita su ciò che è. Il vasto salone è quasi completamente immerso nelle tenebre, rischiarate solo da candele rosso sangue. Zombie si aggirano strascicando i piedi, o ciò che ne rimane. Topi di fogna corrono molto più veloci, strappando loro, mentre passano, brani di carne marcia. Il pazzo corazzato, immerso in un dormiveglia drogato, rammenta le passate sconfitte, subite ad opera di Dragonfire ed Evolution. Dalle viscere del sacerdote del vudù sgorga un suono gorgogliante, che cresce fino a diventare un urlo. Gli zombie girano appena il capo, poi proseguono nel loro strascicare apparentemente insensato. In realtà, gli zombie, come gli squali, devono muoversi di continuo. Gli squali lo fanno per assecondare il loro sistema respiratorio. Gli zombie si muovono per evitare di precipitare nella putrefazione più completa. Oltre ai topi, ci sono anche dei serpenti che seguono gli zombie, sperando che si fermino il tempo sufficiente per consentire loro di intrufolarsi in quelle viscere succose. Maschera di Ferro smette di gridare, e dopo un po' cessa anche l'eco. Il sotterraneo è stato scavato nelle viscere di una collina, utilizzata per secoli come tumulo mortuario. Ecco perché il trono del pazzo corazzato è costruito d'ossa: è il materiale più a buon mercato che si trovi nei paraggi. Maschera di Ferro non si priva mai dell'armatura, dato che l'armatura si è fusa con le sue carni e forse anche con le sue ossa. Quel metallo stregato ha un proprio schema di pensiero, che deve convivere con la natura sociopatica e psicopatica del criminale che avvolge. La pazzia del cervello umano raggiunge profondità e perversioni, che suscitano ribrezzo finanche ad alcune forme di vita non materiale, non esattamente votate al bene dell'umanità. Maschera di Ferro decide di sfuggire al gorgo canceroso dei suoi pensieri degenerati, alzandosi dal suo ridicolo trono. Inutile fingersi un signore del male, quando le cronache riportano solo le sue sconfitte. Il pazzo corazzato afferra uno zombie che gli passa accanto; lo prende per il collo, stritolandoglielo. Il quasi completamente morto semovente non respira, quindi non può soffocare. Tuttavia la pressione di quelle zampacce coperte di metallo stanno dislocando le vertebre dell'innocuo zombie, che agita convulsamente braccia e gambe. Maschera di Ferro gli ride in faccia, poi gli stacca del tutto la testa dal collo. Una specie di liquor putrescente sgorga dal corpo decollato, come fosse una piccola fontana di pus. Lo zombie riesce però a prendere al volo la propria testa, con la quale si allontana dall'aggressore. Un morto vivente dovrebbe essere in grado di camminare tenendosi la testa recisa tra le mani, o no? Nella vasta tana, che condivide con il mago mutaforma Uglux, Maschera di Ferro trova uno specchio nero. Stava appunto cercandolo, per scandagliare lo spazio ed il tempo, grazie alla magia necromantica. Però, essendo un folle bastardo, Maschera di Ferro cede all'impulso irresistibile di colpire lo specchio con un possente pugno corazzato. Mentre lo fa, si rende conto di essere un idiota, ma è troppo tardi. Lo specchio, però, invece di rompersi in mille frantumi, si comporta come fosse fatto d'olio o di mercurio. La zampa del pazzo penetra, ma non spezza. Adesso però deve pagare il prezzo per la sua avventatezza: lo specchio artiglia la coscienza del demente criminale, trascinandola con sé. Maschera di Ferro cerca di nuotare in un mare infinito di olio infuocato, poi sprofonda per migliaia di metri, mentre la pressione stritola la sua armatura, che grida. Qualcosa giunge dagli abissi, a velocità assurda, muovendo onde subacquee che sballottano il sedicente signore del male come fosse un fuscello. L'impatto è indescrivibile, con un rumore che si sente attraverso le ossa e la pelle. Maschera di Ferro diventa sordo, a causa delle sue stesse urla. Viene proiettato in aria, emergendo come un missile dal mare d'olio bollente. La confusione in quella mente assurda è totale. La paura cerca di farsi strada, per riconquistare un minimo di normalità. Uno pterodonte di pietra, che in teoria non potrebbe volare, serra il suo becco lungo dieci metri addosso a Maschera di Ferro. Il metallo stride, raschia, cigola ed infine piange lacrime di sangue. Uglux, vedendo che il suo socio si è fatto sequestrare la mano ed il cervello dallo specchio nero, sferra il suo attacco. Lungi da lui voler danneggiare il preziosissimo oggetto mistico, il mago prende a calci lo sciocco Maschera di Ferro, perché è quel che merita. Il pazzo corazzato si risveglia dal suo viaggio terrificante, aspettandosi di trovare le proprio viscere sparse per chilometri, assieme a litri di sangue. Invece no: tutto è avvenuto nella sua mente, e lo specchio gli ride in faccia. Ricordandosi del motivo che lo aveva spinto ad interrogare il mistico oggetto, Maschera di Ferro si avvede di avere già ottenuto la risposta alla sua domanda inespressa. Stritolatore potrebbe risultare utile alla causa della diffusione del caos in Terra. Meglio della incontrollabile serpentessa Sysform. Stritolatore è più grosso e più malvagio. Maschera di Ferro decide di cercarlo, per convincerlo o costringerlo ad abbracciare la religione della morte vivente. Intanto, a migliaia di chilometri di distanza, un umano sta per realizzare una grande strage. Dopo avere postato su internet numerosi messaggi farneticanti, l'aspirante assassino di massa si accinge a concretizzare il suo insano disegno. Neppure il più grande telepate del pianeta può scandagliare i pensieri di miliardi di abitanti; quindi neppure il dottor Occulto è al corrente del pericolo. Volendo credere al destino, c'è però da annotare che la Maga partecipa ad un grande raduno, accompagnando una sua amica. Alla Maga viene quindi offerta la possibilità di intervenire per porre rimedio al male incombente, giacché, proprio in occasione di quel raduno, quell'umano degenerato scatenerà la sua follia criminale. Ci stupiamo di madri che seppelliscono vivi i figlioletti, ma loro adducono come motivo che li ritenevano morti, dopo averli sbattuti più volte contro il pavimento. Dovremmo indignarci di più per quei cretini che cercano di giustificare quelle madri, che si sono comportate peggio della peggiore bestia. Organizzare una festa, tutta gioventù, canti, balli e sesso fuori controllo, può riempire il cuore dei cosiddetti benpensanti. L'aspirante criminale seriale però non è arrivato lì per ballare e cantare, e neppure per fare sesso gratis. Lui si è intrufolato in mezzo a ballerini e canterini, recando con sé un fucile di precisione e proiettili sufficienti a sterminare una mandria di bisonti. Chi è l'idiota che ha deciso che una sola guardia armata potesse bastare a garantire l'ordine e l'incolumità a migliaia di giovani? Non un idiota solo, bensì una grossa fetta di quella società illusa che il male non esista più. Non disturbato da alcuno, confondendo la realtà con un video games sanguinario, il tizio monta il suo fucilone, e lo carica. Nessuno lancia l'allarme; che quei giovani illusi siano già tutti “fatti”, già prima che inizino a circolare le droghe pesanti? Il grosso prato è pieno di vittime sacrificali. I proiettili a frammentazione sono già nel caricatore. Il massacro può iniziare. Per quanto si sia idioti, il suono di una fucilata fa nascere il sospetto che esistano luoghi migliori ove sostare. Un colpo, un centro. Proiettili ad alta velocità distruggono le carni come fossero formaggio molle. Il foro d'uscita dei proiettili è decisamente più grosso di quello d'entrata. L'impatto stacca i corpi umani da terra; poi il proiettile passa distruggendo anche le ossa, ed erutta dall'altra parte, ancora desideroso di uccidere. Finalmente l'unica guardia decide di dare segni di vita, ed accorre a riscuotere la sua pallottola in fronte. La sua testa esplode, e non per modo di dire. La Maga si trova a centinaia di metri dall'epicentro del disastro. Sebbene la distanza sia proibitiva, prova a rispondere al fuoco impiegando le sue scariche psicocinetiche. Il fuggi fuggi della folla però la travolge, salvando la vita al delinquente, che continua a sparare. Possibile che, tra tutte quelle migliaia di mammiferi, nessuno si sia portato una pistola, o magari un coltello da caccia? Una morìa spaventosa, che non distingue tra credo religioso, ceto sociale e colore della pelle. Un sedicente super-criminale come Maschera di Ferro gradirebbe trovarsi al centro di una bolgia di sangue e di morte; ma neppure lui avrebbe osato tanto. Un insospettabile bamboccione sta battendo tutti i record mondiali di strage premeditata. La Maga è costretta a consumare molta della sua energia mutante per levasi in volo, levitando. Non ha tempo di richiamare a sé il craft, che le consentirebbe un'azione molto più incisiva. Il pazzo criminale smette un attimo di sparare agli inermi giovani; vede la Maga volare, e punta su di lei il suo strumento di morte. Ma quel fucile ha smesso si vomitare proiettili, perché il potere della mutante di Evolution ha disaggregato i suoi meccanismi interni. Il pazzo grida dalla frustrazione, ma il grido successivo è merito della residua energia psionica della Maga, che gli piove addosso come un fiume di lava. Quello della mutante è un colpo per uccidere, ma l'energia a sua disposizione non è fatale. Il cervello bacato non frigge come dovrebbe; non esplode e non si trasforma in liquame. Il dolore è immenso, tanto che l'assassino plurimo preferirebbe morire; ma non muore e non cade neppure in coma. Quando finalmente intervengono le forze dell'ordine, iniziano a contare i morti in maniera approssimativa, ma nessuno di loro coglie l'occasione per sparare in testa al maiale. Per quel che gli resta da vivere, soffrirà sempre di vertigini e di colossali emicranie, oltre ad improvvise perdite di sangue dal naso e dalle orecchie. La Maga ammette di avere fallito; questo significa che la giustizia di quel debole popolo potrà condannare il sordido soggetto ad una detenzione di alcuni decenni, non alla pena di morte. Il ninja grigio ha i suoi metodi per sapere ciò che gli serve, per agire nella sua missione peculiare. La sua spada nera agogna di divorare la perfida anima di quel maiale umano. Prima che il sole torni a splendere sulla cella di detenzione, ciò avverrà. Questo promette il ninja grigio alle divinità infere alle quali l'anima laida è ormai promessa. Maschera di Ferro ha trovato Stritolatore, ma non intende sfidarlo a singolar tenzone. Il serpentoide cibernetico subisce un attacco da parte di energie quasi demoniache, che tentano di possedere e dissestare le sue parti organiche. Stritolatore dovrebbe dire grazie a Ferox se le sue componenti biologiche sono meno di quelle che erano alla nascita. Se la donna leopardo non lo avesse massacrato, lui adesso si rotolerebbe dal dolore. Invece accade che l'esoscheletro e gli altri supporti metallici rendono quasi nullo il potente assalto del pazzo corazzato. Stritolatore gira la mostruosa testa verso l'aggressore; spalanca le fauci terrificanti, mentre i suoi denti veleniferi agognano di riversargli in corpo fiumi di veleno micidiale. L'armatura di Maschera di Ferro è in grado di proiettare scariche energetiche di diverso tipo, ma tutte pericolose per la salute di chi se ne lasci colpire. Stritolatore adotta la strategia dell'attacco veloce; aiutato dal suo esoscheletro tecnologico, anticipa le traiettorie percorse da quelle energie letali. Intanto si avvicina sempre più al suo bersaglio, intenzionato a fargli molto male. Se Maschera di Ferro avesse adottato un approccio meno demenziale, forse sarebbe riuscito ad iniziare una trattativa con Stritolatore. Ora deve scontrarsi per la vita. Il serpentoide si avvinghia attorno alle gambe del pazzo, per farlo cadere. I giroscopi dell'armatura comunicano al computer di bordo la perdita di stabilità; il computer, in una frazione di secondo, aziona i razzi d'emergenza. Stritolatore molla la presa, per evitare di essere trascinato in aria da Maschera di Ferro. Per effetto del legame mistico voluto dalle divinità vudù, alcuni zombie si muovono in difesa del criminale corazzato. Stritolatore parte all'attacco dei lentissimi avversari, sfondando con una testata la gabbia toracica ad uno di essi. Poi sibila e striscia, forte e veloce verso gli altri zombie, lesionando le loro gambe peraltro già in pessime condizioni. Maschera di Ferro spara una rosa estesa di pallettoni di piombo. Investe in pieno due o tre morti viventi, che non se ne curano, e ferisce di striscio Stritolatore. Il serpentoide ha capito di essere in svantaggio, e si ritira velocemente, infilandosi in una crepa nella muratura. Maschera di Ferro può dire di avere vinto la battaglia, sebbene sia stato aiutato dagli zombie. Stritolatore, aggredito senza motivo, si ripromette a vendicare l'affronto. L'ego del pazzo corazzato è al settimo cielo, ma, cercando un alleato, ha trovato un nemico implacabile. Torniamo sulla scena della strage, realizzata da quel pazzo umano, che non ha avuto alcun problema a circolare con un grosso fucile, con tanto di munizioni da caccia grossa. Con molta calma, finalmente le cosiddette forze dell'ordine conducono nella loro caserma il sordido soggetto. I poliziotti sono stupiti che il fucile si sia inceppato, e che il tizio, pur non evidenziando ferite visibili, soffra come se fosse stato percosso in maniera intensa e prolungata. La Maga, seguendo le direttive del dottor Occulto, abbandona la zona del massacro. La Maga sa che qualcuno concluderà il suo lavoro; questo qualcuno è il ninja grigio, che segue la sua preda, senza essere visto da occhio umano. In quel paese troppo civilizzato, le carceri sono provviste di tv con schermo piatto, sala musica e percorso per il jogging. Una pacchia: ammazzi decine di innocenti, e ti trattano come un ospite di riguardo. Qualcuno, tra la folla, forse avrebbe provato a linciare il delinquente di massa, ma la polizia lo ha protetto come se lui fosse il buono e gli aspiranti linciatori fossero i cattivi. Quella notte però il ninja grigio ristabilisce l'equilibrio, ribadendo che la spada nera ha il potere, quindi il diritto, di separare il bene dal male. Uscito dalle tenebre, all'interno della lussuosa cella di detenzione, il ninja grigio somministra il castigo di una morte violenta, a chi ne meriterebbe molte. La spada nera guizza, affonda, aspira l'anima infame, per poi precipitarla negli inferi di competenza. Il delinquente dismette l'odioso sguardo di supponenza, sostituendolo con l'incredulità, e poi con il gelo estremo. Il corpo privo di vita scivola al suolo, immerso nei suoi stessi liquami. Il ninja grigio solleva ancora una volta la lama incantata, in posizione di guardia; poi entrambi rientrano in un banco d'oscurità, che non dovrebbe esistere in una cella così illuminata.

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